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Annunciano in Congresso universitario campagna per i Cinque

Una nuova campagna diretta al presidente nordamericano Barack Obama, chiamata “Obama, Give me Five!” (Obama, dammi Cinque!), ha appena iniziato col proposito di accelerare la liberazione dei Cinque lottatori cubani prigionieri politici in quella nazione.

Graciela Ramirez, coordinatrice del Comitato Internazionale per la Libertà di questi eroi, annunciò questa crociata a L’Avana, intervenendo in un pannello diretto a gestire azioni che facilitino la loro liberazione che si è svolto questo martedì nel VII Congresso Internazionale Università 2012 che ha per sede il Palazzo delle Convenzioni.

La campagna consiste in una cartolina pronta per essere inviata alla Casa Bianca. “Vogliamo che da tutto il mondo si invii la petizione al presidente Barack Obama affinché li liberi”, disse Ramirez, che dettagliò il delicato momento che vive il caso dopo un lungo processo di appello che è terminato con pochi cambiamenti nelle condanne.

“Vogliamo che non continuino a ferire le mogli di Renè e Gerardo, rifiutando loro la possibilità di vederli. Questo è un diritto elementare di qualunque prigioniero”, argomentò.

Il presidente del Parlamento cubano, Ricardo Alarcon, ha affermato in varie opportunità che il mandatario nordamericano ha le facoltà per mettere fine a questa ingiustizia che ha mantenuto già questi uomini in prigione da più di 13 anni.

L’incontro fu moderato dalla giornalista Arleen Rodriguez Derivet, ed ha avuto tra i suoi membri Miguel Diaz-Canel, ministro di Educazione Superiore, Armando Hart Davalos, presidente dell’Ufficio del Programma Martiano, e l’intellettuale religioso brasiliano Frei Betto. I blogger Iroel Sanchez (La pupilla insonne) ed Enrique Ubieta (L’isola sconosciuta), completarono il tavolo principale.

Mirtha Rodriguez, madre dell’eroe Antonio Guerrero, ed il figlio di Tony, Gabriel Guerrero, insieme ad Adriana Perez O´Connor, moglie di Gerardo, parteciparono al pannello.

Durante quasi tre ore i presenti dibatterono sulle azioni che si portano a termine in tutto il pianeta nel processo di richiesta per l’immediata liberazione dei Cinque, e si proposero azioni congiunte per il futuro.

Iroel Sanchez sottolineò l’importanza delle Reti Sociali e dell’uso delle nuove tecnologie per sensibilizzare la popolazione degli Stati Uniti col caso, mentre risiedono in esse le principali speranze per ottenere la fine di un’ingiustizia che si estende già da più di 13 anni. “Dobbiamo ottenere che il popolo degli Stati Uniti sappia, perché fino al momento il silenzio dei grandi mezzi l’ostacola”, affermò.

Frei Betto considerò che per la causa dei Cinque devono svolgersi azioni politiche concrete che mobilitino effettivamente un gran numero di persone. “Questo diede risultato nel mio caso mentre stetti incarcerato durante la dittatura militare nel mio paese.”

“In Brasile abbiamo lavorato molto a beneficio dei Cinque. Recentemente si pubblicò un libro di Fernando Morais, intitolato “I Cinque ultimi soldati della guerra fredda”. È un’opera che contestualizza la situazione dei Cinque, e grazie a lui persone che non avevano conosciuto il caso, che neanche simpatizzavano con Cuba, si convincono che è una causa giusta e bisogna sommarsi alla battaglia per la loro liberazione.”

Precisamente l’arte, come forma di fare capire l’ingiustizia che l’Impero commette contro questi Cinque cubani, è una forma molto effettiva di presentare il caso, ha detto Enrique Ubieta.

“I Cinque, aggiunse, sono il simbolo di quello che vogliamo essere, degli uomini per i quali abbiamo lottato in questa Rivoluzione. Sono questo tipo di eroi che il paese ha dentro sé e che in un momento determinato compiono missioni straordinarie come lo  hanno fatto loro.

“Nel mondo c’è un oceano di blog che producono la falsa impressione di libertà e democrazia, dove ognuno è capace di creare il suo ‘mezzo di stampa di portata globale ‘, il quale è letto realmente da un gruppo ridotto di persone. I grandi mezzi di ‘disinformazione ‘ non hanno oramai propositi di informare, bensì di costruire notizie che portino ad obiettivi determinati. I Cinque non appaiono nella loro agenda. Loro sono persone comuni, come tutti noi, ma contemporaneamente sono straordinarie perché sono capaci di trasmettere un gran cumulo di idee positive. E non solo sono attori protagonisti in questa storia, ma molte volte sono più creativi di noi stessi nella battaglia per la loro difesa”, aggiunse.

“C’è un pubblico grande nel mondo che è disgustato della falsità dei grandi mezzi e sta ingrossando le file dei lettori dell’informazione alternativa. Risorse che oltrepassano tutte le barriere, come l’arte, aiutano a sensibilizzare quelli che non conoscono il caso”, disse Ubieta.

Jorge Jerez, studente di giornalismo autore del blog Jorgito X Cuba, spiegò che per lui difendere Cuba è difendere i Cinque, e per questo motivo dedica giornalmente tutte le sue forze per sviluppare un’azione a beneficio degli eroi cubani.

“Dobbiamo domandarci ogni notte, prima di mettere la testa sul cuscino, che cosa abbiamo fatto per i Cinque. Ed è che non sarà mai sufficiente quello che facciamo per la loro liberazione, perché quello che loro hanno fatto per tutto un popolo non ha prezzo”, delimitò.

Dopo, Julian Gutierrez, coordinatore della Rete dell’Università in Solidarietà coi Cinque, ha fatto un appello a tutti gli studenti universitari cubani e stranieri per unirsi alla rete in onore di riuscire ad estendere la conoscenza sugli Eroi, mentre il suo esempio deve essere paradigma per le nuove generazioni. “Dobbiamo sommare studenti statunitensi nella nostra causa, e solo così riusciremo a fortificare la rete”, disse.

In una chiusura emotiva, Yoerkis Sanchez Cuellar, direttore della rivista universitaria Alma Mater, dedicò alcune poesie per i Cinque, con la convinzione che finalmente la giustizia e la verità si imporranno.

preso da www.cubadebate.cu

 

traduzione di Ida Garberi

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