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Eduardo Galeano: questa Casa ci ha aiutati a scoprire l’America

“Errata corrige. Dove dice: 12 ottobre 1492, si deve dire: 28 aprile 1959.
In questo giorno di aprile è stata fondata, a Cuba, la Casa che più ci ha aiutati a scoprire l’America e le molte Americhe che l’America contiene.

L’altra data, quella di ottobre, rende omaggio ai suoi presunti scopritori, quelli che la storia ufficiale applaude, ma loro furono più ricopritori che scopritori: iniziarono il saccheggio coloniale mentendo sulla realtà americana e negando la sua abbagliante diversità e le sue più profonde radici.

Invece, la Casa de Las Americas, nata dalla Rivoluzione Cubana, da mezzo secolo ci aiuta a vederci coi nostri propri occhi, dal basso e da dentro, e non con gli sguardi che da sopra e da fuori ci hanno umiliati sempre.

Questa Casa è la mia casa, la nostra casa. E perché così la sento, e così la conosco, sono stato e continuerò ad essere il suo amico di sempre, d’accordo con quella definizione dell’amicizia che ci ha trasmesso Carlos Fonseca Amador, il fondatore del Fronte Sandinista: Il vero amico è quello che critica di fronte ed elogia alle spalle.

Ma a volte non è sbagliato elogiare di fronte, quando non è per dovere di cortesia, né per ipocrita adulazione, né per paura della verità.

Ed allora uno può dire, facciamo un esempio: grazie, grazie mille alla Casa de Las Americas, per tutto quello che ha fatto e fa per la rivelazione delle nostre energie creative, mille volte assassinate e mille volte resuscitate. E grazie, grazie mille, perché quelle testarde voci rinate che ci parlano dal passato più remoto e dal più vicino presente, hanno trovato nella Casa uno spazio di incontro ed una scatola di risonanza che fino ad allora non esistevano.

Grazie, dunque, mille grazie, per questo alimento di vitamina D, D di dignità che tanto c’aiuta a credere che il dovere di obbedienza, imposto dai poderosi del mondo è, può essere, la nostra penitenza ma non lo è, né deve essere il nostro destino”.

Parole di Eduardo Galeano nell’inaugurazione del Premio Casa de las Americas 2012

preso da www.cubadebate.cu

traduzione di Ida Garberi

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