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Occupiamo le Reti Sociali con il caso dei Cinque cubani

Aylin Labanino

Aylin Labanino

Intervento di Aylin Labañino, figlia maggiore di Ramon Labañino (uno dei Cinque cubani incarcerati negli USA), nello stage “I mezzi alternativi e le reti sociali, nuovi scenari della comunicazione politica nell’ambito digitale “, celebrato il 29 e 30 novembre 2011 nel Palazzo delle Convenzioni, de L’Avana.

“Comincio ringraziando a nome di mio papà, i miei quattro zii ed i famigliari per aver avuto l’opportunità di questo spazio. Spazio che consideriamo come uno dei più importanti, perché il maggiore ostacolo di questa campagna per il ritorno dei Cinque è stata la censura del tema da parte dei mass media. Tutti i cubani stiamo combattendo questo ostacolo, più di 2000 associazioni di amicizia con Cuba in 152 paesi, 343 comitati di solidarietà coi Cinque in 113 paesi ed alcune personalità che si sono pronunciate al riguardo.

In questi 13 anni e 2 mesi si sono realizzati molti eventi e lavori coi mass media. Dei quali molti non si pubblicheranno mai.  E d’altra parte bisogna ringraziare per la solidarietà che ha raccolto 45 mila dollari per potere pubblicare un articolo nel 2005 sul New York Times. Oggi si sta riscuotendo un’altra quantità per arrivare alla cifra di 62 mila dollari per pubblicare un altro articolo sul tema nel Washington Post.

Esempio che si possono rompere certi muri mediatici è stato quando Gerardo Hernandez condannato a due vite e 15 anni, è stato messo nel buco senza giustificazione alcuna. Abbiamo fatto un appello internazionale attraverso gli e-mail, ed arrivarono migliaia di messaggi all’Ufficio delle Prigioni degli Stati Uniti. E’ stato restituito quasi immediatamente alla popolazione penale. Ma… è ancora in carcere! Allora…. È sufficiente quello che facciamo con le nuove tecnologie? La stiamo approfittando al massimo?

Abbiamo una quantità di pagine web che parlano del tema di Cuba, la lotta contro il bloqueo ed i Cinque. Esempio di ciò antiterrorista.cu e Free the Five. Ci siamo proposti di alzare la voce all’unisono il giorno 5 di ogni mese realizzando diverse attività e questo si convoca attraverso gli e-mail, pagine web ed altri mass media.

L’Istituto Superiore Josè Antonio Echeverria, conosciuta questa Università come la CUJAE, ha “La Rete dei Cinque”, il cui lavoro è inviare agli e-mail di un gruppo notizie aggiornate del caso, informare sugli eventi realizzati o che si pianifichino nella campagna per i Cinque. Queste ed altre iniziative si realizzano ma non è sufficiente.

Ora!!! Dove sono i Cinque? Stiamo arrivando all’udito del popolo nordamericano?

Questo popolo che conobbe l’ingiustizia commessa col bambino Elian e si unì ai cubani ed altri solidali per il ritorno del piccolo a casa sua.

Ma sarebbe ridicolo per l’amministrazione del paese che dice che “lotta contro il terrorismo” pubblicare sul caso dei Cinque antiterroristi malgrado il giudizio sia uno dei più lunghi nella storia giudiziale nordamericana fino ad oggi, dal 2001.

Per ciò come possiamo arrivare a questo popolo? Come possiamo arrivare a più persone nel mondo col caso di mio papà e dei miei zii?

A metà del 2010 uno studio arrivò alla seguente conclusione: internet ha 1 730 milioni di utenti nel mondo; esistono 126 milioni di utenti di blog, dei quali l’84% sono donne che sicuramente si sensibilizzerebbero con la campagna per i visti di Olga ed Adriana per visitare rispettivamente i loro mariti Renè e Gerardo; si conoscono 27,3 milioni di tweet al giorno, dei quali il 57% degli utenti sono degli USA; 350 milioni utenti di Facebook ed il 50% si collega tutti i giorni.

Quanti pensiamo verrebbero a sapere del caso attraverso le reti sociali? È ora una sfida lavorare in base a ciò. Sarebbe interessante dibattere con voi alcune delle vostre esperienze che potrebbero estendersi ed applicarsi in questo caso.

preso da www.cubadebate.cu

traduzione di Ida Garberi

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