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LE ARMI NUCLEARI E LA SOPRAVVIVENZA DELL’HOMO SAPIENS (SECONDA ED ULTIMA PARTE)

Ieri, giovedì, il professore emerito dell’Università di Ottawa, Michel Chossudovsky, è stato invitato al programma “Mesa Redonda” della televisione nazionale di Cuba, partecipando insieme ad Osvaldo Martínez, direttore del Centro Studi dell’Economia Mondiale.
 
Come è ovvio, ho ascoltato con particolare interesse i suoi interventi. Ha parlato in spagnolo ed ha dimostrato il dominio assoluto dei temi affrontati. È scrupoloso con il significato delle parole e per esprimere con esattezza una determinata idea, utilizza perfino frasi in inglese che non possiedono termini equivalenti in spagnolo.
 
Ha riferito che negli Stati Uniti si è formata una crisi sistemica da cui non è possibile fuggire. Pretendono di risolvere la crisi con misure che ne sono state le cause. Ha spiegato che in quel paese vi è un impoverimento di tutte le categorie sociali, che colpisce in maggior misura i lavoratori ed i ceti medi piuttosto che la classe ricca. Per fronteggiare la necessità di finanziare le spese militari e salvare le banche, il governo degli Stati Uniti esige misure d’austerità a livello planetario ed utilizza “medicine” e “ricette” che sono state la causa della crisi.
 
Ha confermato che la guerra contro l’Iran si sta preparando dal 2003 e questa minaccia anche la Russia, la Cina, la Corea del Nord, la Siria, il Libano ed altri paesi di quella vasta regione.
 
È stato energico nel criticare la giustificazione all’introduzione tra le armi nucleari tattiche delle cosiddette mini-niuk e della dottrina, intensamente divulgata, che ha preceduto la loro introduzione, cercando di fare credere che non avrebbero fatto male ai civili (safe for the surround civilian population, come ha spiegato in inglese). Con ironia, ha segnalato che tra le mini-niuk c’erano bombe che oscillano tra un terzo e sei volte il potere di quella che ha distrutto Hiroshima.
 
Proseguo immediatamente con la sintesi dell’intervento dell’accademico Chossudovsky, presentato agli studenti ed ai professori della Facoltà d’Economia dell’Università dell’Avana:
 
“…voglio menzionare una cosa che è molto importante [...] questa non è una guerra che crea posti di lavoro [...]. È vero che in Germania, sotto il regime nazista, la Seconda Guerra Mondiale creò posti di lavoro [...]. È semplicemente un’osservazione di fatto. [...] lo stesso accadde negli Stati Uniti all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, iniziata per loro nel 1941, dove si crearono nuovi posti di lavoro e questo permise d’uscire dalla grande depressione sotto la presidenza di Roosevelt. Questa guerra (si riferisce ad una Terza Guerra Mondiale) non è però dello stesso tipo, è una guerra con un’alta tecnologia, non è una guerra d’assemblaggio di materiale militare. La guerra del Vietnam creò posti di lavoro e lo stesso vale per quella in Corea. Questa è una guerra caratterizzata da un sistema d’armamenti molto sofisticato e che utilizza sempre più una manodopera soprattutto scientifica, come ingegneri e simili…”
 
“…qualsiasi studente del primo anno lo sa: se si impongono misure d’austerità a livello nazionale e mondiale, che è quanto è stato proposto nelle riunioni del G-20 ed anche sotto il patrocinio dalla banca internazionale Settlements, che rappresenta le banche centrali – esiste lì una specie di consenso che per risolvere la crisi bisogna disporre misure d’austerità -, queste misure non rappresentano una soluzione, bensì una causa della crisi e man mano che si continua a tagliare il bilancio, a tagliare la spesa, a tagliare il credito al settore della piccola e media impresa, aumenta contemporaneamente il livello di disoccupazione e s’appiattiscono i salari, come sta succedendo nella maggior parte dei paesi europei.”
 
“In Spagna ed in Portogallo hanno tassi di disoccupazione ufficiali superiori al 20% e lì la questione fondamentale è che la soluzione proposta, non solamente a livello nazionale, bensì in tutti i paesi del mondo, dettata da questo consenso neoliberale, è che bisogna disporre misure d’austerità…”
 
“…però la stagnazione dell’economia civile è dovuta, innanzitutto, al trasferimento di ricchezze, e non solamente negli ultimi anni, possiamo dire dai primi anni ottanta, quando è iniziata la cosiddetta epoca delle politiche neoliberali, che ha portato tra l’altro alla stagnazione dell’economia civile [...] Se parliamo degli Stati Uniti, sono misure adottate alla fine del governo di Bill Clinton [...] La Legge di modernizzazione dei servizi finanziari che ha creato un sistema finanziario non regolamentato e che è compromesso in attività, diciamo, semi-illegali. In una certa forma, è una criminalizzazione del sistema finanziario e questa parola non la sto usando io, sono infatti molti gli analisti, perfino del Wall Street Journal, che stanno parlando di criminalizzazione, poiché negli ultimi anni c’è stata una truffa finanziaria e gli autori adesso non li toccano.”
 
“… una crisi economica che, a mio giudizio, è la più grave della storia; non ci sono precedenti, nemmeno negli anni Trenta, che fu una crisi molto localizzata e come tale non fu una crisi globale, ma eravamo in presenza di una dinamica nei vari paesi e regioni del mondo.”
 
“… la guerra finanziaria è molto legata alla guerra in campo militare, esistono perfino dei legami tra la Banca Mondiale ed il Pentagono. [...] ex ministri della Difesa degli Stati Uniti diventati presidenti della Banca Mondiale [...] il nuovo ordine mondiale funziona grazie a meccanismi di manipolazione finanziaria [...] cambiamenti di regime, destabilizzazione di governi ed operazioni militari di vario tipo [...] il capitalismo ha istituzioni, sia in ambito civile come in quello militare, che operano congiuntamente; questo è molto importante, ed alle spalle ci sono gli intellettuali, i thinks tanks di Washington, ci sono i club segreti delle élite [...] questo processo di guerra che minaccia l’umanità è importante a tutti i livelli della società.”
 
“… la guerra è già classificata come un atto criminale, lo dice il trattato di Norimberga [...] È l’atto criminale supremo. La guerra è un crimine contro la pace. [...] abbiamo indicazioni che questa crisi economica ha portato in pochi anni ad una concentrazione della ricchezza e ad una centralizzazione del potere economico senza precedenti nella storia [...] questa crisi non è spontanea, come ce la rappresenta l’economia neoliberale, è il risultato di una manipolazione, di una pianificazione e al tempo stesso possiede una componente militare.”
 
Con queste parole Chossudovsky ha concluso il suo intervento ed ha espresso la sua disponibilità a rispondere alle domande: “… lascio la questione della resistenza e di come ribaltare questo processo al dibattito con voi”.
 
Le domande degli studenti sono state intelligenti e serie. Ne riassumiamo solo le idee essenziali.
 
“Moderatore. – Credo d’interpretare l’opinione di tutti i presenti, ringraziando il dottor Michel Chossudovsky per l’eccellente conferenza che ci ha offerto e che ci ha permesso di prendere ancora più coscienza delle cause e delle conseguenze dei reali pericoli che minacciano oggi l’umanità…”
 
“…iniziamo a rivolgere al nostro invitato le domande che l’auditorio consideri pertinenti.”
 
“Uno studente. -…vorremmo conoscere [...] la sua opinione sull’ottimismo con cui i mass media hanno presentato la situazione dell’attuale crisi in America Latina; qual’è la sua opinione sulle possibilità d’affrontare questa crisi nella regione…”
 
“Molte grazie”
 
“Michel Chossudovsky – La regione dei Caraibi è identificata come una regione incredibilmente ricca di petrolio e di gas, e non solo il Venezuela e la Colombia; è certo che esistono delle riserve che loro conoscono perché le imprese industrie petrolifere possiedono informazioni che non sono pubbliche; però è noto che questa regione è incredibilmente ricca.
 
“Anche la situazione ad Haiti è legata ad un progetto di conquista delle risorse [...] la situazione umanitaria esistente [...] permette al capitale l’accesso a risorse minerali ed a possibili risorse petrolifere di quella regione. [...] non dico che quella sia l’unica ragione per la militarizzazione della regione. L’altra è il narcotraffico.”
 
“… ci sono obiettivi geografici, geopolitici, delle risorse [...] però anche il narcotraffico, perché per il capitale rappresenta una fonte molto importante di guadagni.”
 
“… i due assi del commercio mondiale del narcotraffico sono da una parte l’Afghanistan ed il Pakistan, con il commercio dell’eroina, mentre l’altro è rappresentato dalla Colombia, dal Perù e dalla Bolivia. Il traffico passa per Haiti e per altri paesi dei Caraibi, verso il mercato nordamericano. [...] L’Afghanistan è un paese incredibilmente ricco; in base alle mie stime, crea delle entrate annuali di circa 200 miliardi di dollari, prodotto dell’esportazione dell’eroina; dall’entrata in Afghanistan dell’esercito degli Stati Uniti, la produzione d’eroina è aumentata di 30 volte. Bene, questa è una parentesi sulla questione.
 
“La militarizzazione di quella regione e le azioni effettuate in Ecuador, potenzia petrolifera, in Venezuela, potenzia petrolifera ed in Messico, anch’esso una potenza petrolifera. Sono tutti paesi che hanno una funzione strategica all’interno del quadro geopolitico ed economico degli Stati Uniti.”
 
“Uno studente. – Sono studente della Facoltà d’Economia…”
 
“La mia domanda è la seguente: la globalizzazione nel modo in cui è stata venduta, in cui è stata presentata dai cosiddetti paesi sviluppati, è attualmente percorribile o esistono delle alternative, come è il caso degli schemi di integrazione?
 
“Molte grazie.”
 
“Michel Chossudovsky – Certamente non è percorribile.
 
La globalizzazione, come è definita dai centri di potere, non è percorribile. Probabilmente è percorribile per un settore, una minoranza sociale che s’arricchisce, però conduce all’impoverimento, e l’abbiamo già documentato molto bene. È parte di un processo che ha colpito i paesi in via di sviluppo negli ultimi 30 anni e Lei può vedere le conseguenze nei paesi vicini, l’impoverimento che esiste in Brasile, in Messico, in Perù, prodotto di questo modello distruttivo. [...] Esistono molti paesi che hanno presentato un modello di sviluppo differente; è il caso della Iugoslavia.”
 
“…la Iugoslavia aveva un sistema socialista, un’economia di mercato, un’economia mista con un alto livello di vita, servizi sociali ed educativi, e che cosa è stato fatto? Nei primi anni Ottanta è stata distrutta completamente e frammentata in vari paesi, una mezza dozzina di paesi. Perché? Perché la Iugoslavia aveva un modello, un’alternativa che non conveniva.”
 
“…possiamo vedere le esperienze dell’America Latina: il Cile fu la formulazione di un’alternativa, ma fu motivo per un colpo di stato militare e per un processo di destabilizzazione realizzato dai servizi segreti degli Stati Uniti, con sabotaggi, embarghi, eccetera; ho vissuto quel golpe.
 
Ci sono molti esempi: in Africa, la Tanzania, l’Algeria, sono molti i paesi che hanno provato; l’Indonesia, negli anni sessanta, ha avuto anch’essa un processo molto importante [...] Nel 1965 ci fu un colpo di stato militare, sostenuto dalla CIA, di nuovo, in cui morirono oltre 500.000 persone con omicidi programmati e si impose un regime militare malleabile agli interessi degli Stati Uniti.”
 
“…bisogna creare un modello di società con un’alternativa economica al capitalismo mondiale, possiamo farlo; però tutte le alternative, compreso il modello cubano, sono oggetto di sabotaggi, d’embarghi, di misure di destabilizzazione, di omicidi. Questa è la verità.”
 
“…l’Iraq non è un paese socialista, ma è un paese che ha una certa autonomia, ha uno Stato che non vuole essere manipolato; quindi non è accettato nemmeno il capitalismo che non sia il loro. Questo è il mondo attuale, con paesi che sono capitalisti, ma che sono nemici degli Stati Uniti; in una certa forma, la Cina è capitalista, la Russia anche, però la loro forma di capitalismo non conviene e quindi si vuole, attraverso la via militare, destabilizzare o distruggere qualsiasi tentativo contro l’egemonia economica, geopolitica degli Stati Uniti ed i loro alleati.”
 
“Un professore. – Eccellente la sua presentazione, la sua conferenza. Prima avevo paura della guerra, ora, dopo averla ascoltata, ne ho realmente il terrore; però le domando questo:
 
“Oggi ci sono ancora statunitensi che non conoscono la guerra del Vietnam. Allora la domanda va nella seguente direzione: che cosa crede che si possa fare per creare una coscienza nel popolo nordamericano per evitare che accada un evento che avrebbe, se si scatenasse, una portata economica, politica e sociale realmente imprevedibile?”
 
“Michel Chossudovsky – Questa è la nostra principale preoccupazione. Nel nostro sito Global Research oltre la metà dei nostri lettori è degli Stati Uniti ed direi anche la maggioranza degli autori. La questione è che bisogna distruggere le menzogne dei mezzi di comunicazione, bisogna combattere le fonti delle menzogne; perché se il popolo degli Stati Uniti viene a sapere la verità, il potere e la legittimità dei suoi dirigenti cade da un giorno all’altro; è che negli Stati Uniti i mezzi di comunicazione, la televisione, come la stampa scritta ed anche Internet, trasmettono una visione incredibilmente deviata.”
 
“…però con quei discorsi inquisitori accettano la falsità, accettano la menzogna, ed una volta che la menzogna si trasforma in verità, una persona non può realmente riflettere ed il dibattito termina. È parte di una propaganda di guerra a tutti i livelli della società: il vero volto di questa guerra non dev’essere conosciuto. In base alle nostre stime, il numero di morti civili in Iraq è di 2 milioni; provengono da fonti molto note, come la Johns Hopkins School of Public Health. Dal 2003, quando sono entrati in guerra, sono morti 2 milioni di civili; ci sono 4 milioni di morti in Congo; durante la guerra di Corea, un quarto della popolazione morì sotto i bombardamenti. Sono realtà conosciute, ma non sono di dominio pubblico. [...] esiste una censura, e più che una censura, una manipolazione dell’informazione. [...] dobbiamo combattere i mezzi di comunicazione, questo è fondamentale; dobbiamo stabilire reti contro la guerra in tutti i comuni degli Stati Uniti, in Canada, nel mondo intero; dobbiamo organizzare dibattiti, far conoscere, perché abbiamo una popolazione intelligente, che si trova però sotto la persistente pressione del conformismo di un’autorità che le fornisce una verità, però quella verità è un menzogna.”
 
“…mi sforzerò di rispondere più brevemente, ma sono domande cruciali ed alle volte non è possibile.”
 
“Una studentessa. – Vorrei sapere se è percorribile, se è possibile ottenere un cambiamento tecnologico verso tecnologie pulite, capaci di frenare l’attuale crisi ecologica.”
 
“Michel Chossudovsky – Sì anche questa è una questione fondamentale delle nostre società, ma siamo in presenza di una distorsione delle realtà ambientali a favore degli interessi economici, che sono i principali responsabili della distruzione dell’ecosistema.”
 
“…il disastro della British Petroleum nel Golfo del Messico. C’è una complicità da parte dello Stato nordamericano, cioè Washington, nel nascondere la realtà di ciò che è successo. È una minaccia alla fauna, a l’intera vita marina di tutta la regione costiera degli Stati Uniti ed oltre. Quella realtà è stata nascosta.
 
“È inoltre significativo, per collegare quest’avvenimento, questa crisi ambientale, con la guerra, che la British Petroleum si trovi, per un verso, in Medio Oriente e nel progetto militare, mentre, per l’altro, è il responsabile della peggiore crisi ambientale della storia del continente.”
 
“Una professoressa. – Lei stava facendo un’analisi molto breve dell’economia degli Stati Uniti. [...] questa continua ad essere l’economia che definisce la dinamica dell’economia mondiale. [...] le rivolgo la mia domanda per sapere le sue considerazioni se continuerà ad essere quella che definisce la dinamica dell’economia internazionale [...] oppure se paesi come la Cina, o i cosiddetti emergenti, possono prendere il ruolo che oggi sostengono gli Stati Uniti.”
 
“Michel Chossudovsky – Guardi, la cosiddetta dinamica dell’economia, la leadership posseduta dagli Stati Uniti dal punto di vista economico, non si base sulla sua capacità produttiva [...] negli ultimi 30 anni sta chiudendo quasi tutta l’economia industriale, non c’è più assemblaggio, c’è poca produzione, è un’economia di servizi, esiste la questione del controllo della proprietà intellettuale; è un economia che si basa sulle alte rendite, è un’economia dove la maggior parte del consumo è prodotto in Cina.”
 
“…Gli Stati Uniti hanno un’economia maggiore di quella cinese; però non producono ed il PIL, come sappiamo perfettamente, è una misurazione del valore aggiunto, il fatto è che negli Stati Uniti una gran parte del PIL è dovuto all’importazione di provenienza cinese.
 
“Il meccanismo è molto semplice: importiamo per esempio una camicia – sto indicando prezzi che corrispondono più o meno alla realtà -, una dozzina di camicie di buona qualità valgono 36 dollari. Questi sono dati degli anni novanta, ora è meno. [...] una buona camicia costa in fabbrica tre dollari; arriva negli Stati Uniti e si vende a 30, 40, 50, e qual’è l’aumento del PIL degli Stati Uniti? È trenta meno tre, cioè 27 dollari che s’aggregano al PIL senza che ci sia produzione [...] La crescita può avvenire senza produzione, perché è la caratteristica di uno Stato, di un’economia imperiale che la produzione sia nelle sue colonie o nelle sue semi-colonie.”
 
“… la finzione di questa prima economia mondiale è basata sul potere militare [...] questo è il fatto principale. [...] Le forze produttive degli Stati Uniti sono incredibilmente deboli e possiamo osservarlo nelle bancarotte dell’imprese, nella disoccupazione, eccetera.”
 
“Uno studente. -… vorrei sottolineare la sua posizione; non è usuale per noi vedere qualcuno con le sue origini, criticare con tanta forza il sistema capitalista come ha fatto Lei; penso che sia qualcosa che vada implicitamente sottolineato.”
 
“Da una posizione marxista si crede che sia una crisi sistemica e non congiunturale.”
 
“Quale considera che sia la capacità reale dell’opinione pubblica mondiale, e della coscienza che si potrebbe creare nel popolo statunitense, nell’impedire un conflitto di carattere nucleare, considerando la forte pressione esercitata dai piccoli circoli di potere, di cui si è parlato negli ultimi tempi?”
 
“Michel Chossudovsky -… è una crisi sistemica, ma non può essere catalogata con i modelli stabiliti ne Il Capitale, la metodologia marxista serve per capirla, perché è basata sui conflitti di classe; però abbiamo un’architettura incredibilmente differente rispetto a quella esistente nella metà XIX del secolo [...] come economisti non possiamo rigidamente formalizzarla con un modello, dobbiamo vedere il carattere istituzionale, i legami tra le attività finanziarie e le operazioni segrete.”
 
“…La CIA è presente a Wall Street, è una delle principali entità; [...] possiede joint-venture con un numerose entità finanziarie. [...] siccome la CIA ha la capacità di prevedere gli avvenimenti, può operare nel mercato speculativo”…
 
“…la caratterizzazione di questa crisi sistemica è incredibilmente importante, ma dobbiamo formalizzare il funzionamento del capitalismo, il suo quadro istituzionale, le sue entità segrete, le operazioni nascoste, sia nei mercati finanziari che in campo geopolitico, la funzione dei militari, le decisioni nei thinks tanks di Washington, le entità statali ed identificarne anche gli attori.”
 
“La seconda domanda credo che sia un po’ sulla stessa linea delle domande precedenti: la necessità di cambiare l’opinione pubblica; però la mia risposta è che è necessario smantellare il consenso che sostiene quel sistema, che è una menzogna. [...] nei paesi capitalisti esistono differenti linee di condotta, militanti che sono soliti dire: ?Per favore, presidente Obama, le chiediamo d’interrompere la guerra in Afghanistan’ e lo mettono in Internet; ‘Per favore, firma, scriviamo una lettera al signor Obama, eccetera’; tutto ciò non serve, perché è un’accettazione del consenso, è un’accettazione del Presidente, che è uno dei fattori e bisogna smantellare quest’inquisizione.”
 
“…si parla dell’Inquisizione spagnola, che storicamente è stata una completa pazzia; però è ancora più pazzesco dire: ?Stiamo combattendo Bin Laden e ci devi sostenere perché altrimenti sei un terrorista.”
 
“Un paio di settimane fa, l’FBI fa ha arrestato dei militanti antimilitaristi e li ha accusati di lavorare per Bin Laden. Si trova sui giornali statunitensi; insomma è un po’ la dinamica di cambiare l’opinione pubblica, è una dialettica, bisogna cambiare e smontare il discorso che sostiene e legittima la guerra ed il progetto economico. E le menzogne, come quella per esempio di dire: ?La crisi è ormai finita.’”
 
“Sul Wall Street Journal, leggi: ?La crisi finirà già nel gennaio del 2011′, nessuno gli risponde, nemmeno gli economisti. Questo è il rituale dell’accettazione, perché non s’accetta per mancanza di conoscenza, s’accetta perché è una cosa che tutti fanno; è necessario quindi rompere questo rituale d’accettazione del consenso che proviene dal potere politico ed anche dai mercati finanziari.”
 
“Una studentessa. – Uno sviluppo sostenibile, che per me è completamente incompatibile con la guerra, perché non c’è nulla di più distruttivo delle ultime, non quella che potrebbe scatenarsi, bensì le ultime guerre portate a termine dagli Stati Uniti.”
 
“…insistono nel dire che ci deve essere uno sviluppo umano, che dobbiamo aumentare il protagonismo delle località, dei territori. Vorrei la sua valutazione su questo discorso, quanto è obbiettivo per i nostri paesi?”
 
“Michel Chossudovsky – Condivido l’obiettivo reale dello sviluppo sostenibile, però bisogna vedere un po’ il gioco di parole dietro quell’obiettivo. Quell’obiettivo è stato formulato da alcune organizzazioni ambientaliste, come Greenpeace, il WWF, [...] non sto criticando queste organizzazioni, ma se poi osservate i vari vertici ambientali che si sono svolti, come il Forum Sociale Mondiale, i vertici popolari del G-7 e del G-20, per esempio, non si parla quasi mai dell’impatto della guerra sull’ambiente; presentano i loro lavori sull’inquinamento delle città, il riscaldamento planetario, però in questi vertici le ONG occidentali non parlano della guerra e dell’impatto della guerra sull’ambiente, che è fondamentale.”
 
“Fino al 1999 sono stato ai Social Forum, ma da quando ho parlato della guerra in Iugoslavia non mi hanno più invitato. È possibile che si parli della guerra in un workshop, da qualche parte, ma la guerra non fa parte del dibattito su ‘Un altro mondo è possibile’; no, questo mondialismo che ha caratterizzato i movimenti sociali – non li sto criticando, credo che ci sia gente molto in gamba in questi gruppi – , ma è una dinamica ed inoltre c’è qualcosa al vertice di queste organizzazioni che non quadra. [...] non possiamo avere un movimento anti-globalizzazione focalizzando solamente certi aspetti, senza prendere in considerazione il quadro geopolitico [...] gli Stati Uniti ed i loro alleati… sono in guerra per buona parte di un’epoca che chiamiamo dopoguerra; l’ultimo mezzo secolo è quindi stato caratterizzato da operazioni militari, guerre, interventi da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati, e questo, nella mia esperienza, non è stato motivo di dibattito e interscambio nei vari forum mondiali in cui si sta presentando lo sviluppo sostenibile come una linea di condotta.”
 
Con queste parole ha finito il suo intervento presso l’Università dell’Avana, che è stato calorosamente applaudito dagli studenti della scuola di Economia, dai loro professori e dalle altre persone che gremivano quel giorno il teatro “Manuel Sanguily”.
 
Ancora prima del mio incontro con il professor Chossudovsky, vi era stata un’importante coincidenza, riguardante non solo i rischi di un conflitto che, inevitabilmente, si trasformerebbe in una guerra nucleare globale, ma anche la necessità di mobilitare l’opinione mondiale di fronte a quel drammatico pericolo.
 
Oltre alle armi nucleari, ci sono anche le armi cibernetiche. Un altro frutto della tecnologia che, trasferito nell’ambito militare, minaccia di trasformarsi in altro grave problema per il mondo.
 
Come ha informato la giornalista Rosa Miriam Elizalde sul sito web CubaDebate, le Forze Armate degli Stati Uniti possiedono circa 15 mila reti di comunicazione e sette milioni di computer.
 
Ha inoltre riferito che: “Keith Alexander – generale con quattro stellette – che ha paragonato gli attacchi cibernetici alle armi di distruzione di massa, ha assicurato che gli Stati Uniti prevedono l’applicazione offensiva di questo nuovo concetto di guerra, senza considerare l’opinione dei loro alleati nel mondo. Potrebbero addirittura attaccare le reti alleate senza avvertire, se solo considerano che da alcune di queste potrebbe scatenarsi o si è scatenato un attacco.”
 
Prego i lettori di scusarmi per l’estensione delle due parti di questa Riflessione. Non esisteva altro modo per renderle più brevi, senza sacrificarne il contenuto.
 
Permettetemi d’esprimere, non l’ho dimenticato, che oggi si compie il 43° anniversario della morte del Che, e due giorni fa, è stato il 34° del brutale omicidio yankee dei compatrioti cubani e degli altri passeggeri del nostro aeroplano civile alle Barbados.
 
Gloria eterna per loro!
 
 
Fidel Castro Ruz
8 Ottobre 2010
8 e 35 p.m.

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