Fidel riflessioni »

GLI STIVALI DELLE SETTE LEGHE (PARTE 1)

L’ho imparato da Aristotele, il più famoso filosofo della storia dell’uomo.
 
L’essere umano è capace delle azioni meravigliose o delle peggiori iniquità.
 
La sua sorprendente intelligenza è atta a servirsi delle leggi inalterabili della natura per fare sia il bene sia il male.
 
Contado con molto meno esperienza di quella che ho oggi, nei giorni della nostra lotta armata nelle montagne di Cuba, nella gran nazione messicana – dove qualunque cubano ha trovato sempre qualcosa di proprio -  abbiamo vissuto un fugace ma indimenticabile periodo in cui tutte le meraviglie si congiungevano in un angolo della Terra.
 
Non avrebbe forma né parole per descrivere le mie impressioni come l’ha fatto un messicano che, non invano, è la persona più autorevole per parlare della tragedia di quel Paese, poiché egli è stato eletto governatore dell’importante distretto elettorale di Città del Messico, Capitale della Repubblica, e nelle elezioni del 2006 è stato il candidato della “Coalición por el bien de todos.”
 
Egli si è presentato alle elezioni e ha ottenuto la maggioranza dei voti di fronte al candidato del PAN. Tuttavia, l’impero non gli ha permesso di assumere il comando.
 
Io conoscevo, così come altri dirigenti politici, come Washington aveva messo a punto le idee del “neoliberalismo” che ha venduto ai Paesi dell’America latina e dei Paesi del Terzo Mondo come la quintessenza della democrazia politica e dello sviluppo economico, però non avevo mai avuto un’idea tanto nitida della forma in cui l’impero utilizzava quella dottrina per spezzare e divorare le ricchezze di un importante Paese, ricco in risorse naturali e dimora di un popolo eroico che ebbe cultura propria prima dell’era precristiana, più di due mila anni fa.
 
Andrés Manuel López Obrador, una persona con la quale non ho mai parlato né ho rapporti di amicizia è l’autore di un piccolo volume  appena pubblicato, a chi ringrazio la geniale esposizione di quello che sta succedendo in quel fratello Paese. Il libro è intitolato: “La mafia que se adueñó de México…  y el 2012.”
 
Esso è arrivato alle mie mani quattro giorni fa, il 7 agosto, in ore del pomeriggio, al mio ritorno dall’incontro con i deputati dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba. L’ho letto con enorme interesse. Descrive la forma in cui gli Stati Uniti divorano a morsi un Paese fratello di questo emisfero, al che già una volta ha strappato più del 50 percento del suo territorio, le maggiori miniere d’oro con alta legge, e la ricchezza petrolifera sfruttata intensamente per più di un secolo, dalla quale si estraggono ancora circa tre milioni di barili al giorno. Ometto il riferimento all’enorme estrazione di gas, per ignorare i dati.
Al capitolo 1 spiega lo strano fenomeno   relativo alla di sparizione della ferrovia nel Messico, che si creò all’epoca di Benito Juárez, in occasione della costruzione del primo tratto da Città del Messico a Veracruz.
 
Durante il mandato di Porfirio Díaz essa raggiunse più di 20 mila chilometri, sforzo che successivamente la Rivoluzione Messicana ampliò in modo significativo.
 
Oggi esiste una ferrovia che “va da Chihuahua, Chihuahua a Los Mochis, Sinaloa. In un batter di occhi, i tecnocrati posero termine all’illusione dei liberali del XIX secolo che vedevano nel trasporto ferroviario la via idonea per fare progredire il Messico” – racconta il libro d’Obrador.
 
“L’arrivo di Fox alla Presidenza della Repubblica servì solo per ricomporre il vecchio regime e continuare con la stessa corruzione. Infatti, si trattava del sessennale del gattopardismo, quella manovra dove, in apparenza, tutto cambia purché tutto resti lo stesso. Fox, prima d’accedere alla presidenza, si sottomise agli organismi finanziari internazionali e, ovviamente, continuò servendo ai potentati del Paese. Anzi, non solo mantenne inalterabile la politica economica, ma si appoggiò sullo stesso gruppo di tecnocrati risalenti all’epoca di Salina.”
 
Più avanti, l’autore segnala “… oggi, pressoché tutte le istituzioni bancarie appartengono a stranieri, non concedono crediti per fomentare lo sviluppo del Paese, investono in valori governativi, riscuotono i tassi d’interesse più alti del mondo, ottengono favolosi proventi e sono fonte fondamentale di trasferimento di risorse alle loro casa madre in Spagna, Stati Uniti ed Inghilterra.”
 
“Con Fox continuò la consegna dei beni del popolo e della nazione ai privati, nazionali e stranieri [...] con Fox si estese senza limiti la consegna del territorio nazionale per lo sfruttamento dell’oro, l’argento ed il rame [...] si modificò la Legge Mineraria, per concedere concessioni uniche in esplorazione e sfruttamento valide fino a 50 anni e con la possibilità di proroga [...] fino a dicembre 2008, si erano consegnate in concessione 24 milioni 816 mila 396 ettari, 12 percento del territorio nazionale, equivalente all’estensione dello stato di Chihuahua, il più grande del Paese.”
 
Qualcosa davvero incredibile che sorprende perfino chi hanno la peggiore opinione del neoliberalismo, sono i dati forniti da López Obrador alla fine del capitolo 1 del suo libro.
 
Durante il Governo di Fox, afferma:  “… nel 2005, durante il Foxismo, si è modificata ancora una volta la Legge d’imposta sul reddito, per riconcedere 100 percento dei benefici alle grandi corporazioni. Per capire meglio quello che ciò significa, dobbiamo tenere conto che, nel 2008, secondo le cifre ufficiali, 400 grandi monopoli che hanno avuto entrate pari a cinque mila miliardi di peso ? secondo le cifre ufficiali -  più della metà del prodotto interno lordo di quel anno, pagarono solo 1,7 percento dell’imposta sul reddito e dell’imposta imprenditoriale a tasso unico (IETU).
 
“Inoltre, durante il Governo di Fox, avvennero la maggior quantità di devoluzioni di imposte a beneficio dei cosiddetti grandi contribuenti e, ovviamente, sia i governi del PRI che quelli del PAN, hanno voluto giustificare questo canonicato fiscale con la fallacia dello stimolo all’investimento. E solo con questo, negli ultimi 27 anni avremmo avuto una crescita economica e la paralisi che ha prevalso. Inoltre si può dimostrare che le devoluzioni di imposte sono superiori all’incremento dell’investimento privato;  solo nel periodo 2001-2005, mentre l’investimento privato s’incrementò in   279 miliardi di peso, le devoluzioni di imposte raggiunsero 604 miliardi, cioè, più del doppio. È tanta la corruzione nella cupola del potere che l’Istituto Federale d’Accesso all’Informazione Pubblica (IFAI) ha deciso mantenere in gran segreto per 12 anni – fino al 2019 -  i nomi delle imprese che nel 2005 sono state beneficate dal Servizio di Amministrazione Tributaria, SAT, con la devoluzione miliardaria delle imposte.”
 
Quelle sono state le parole esatte pronunciate da Carlos Ahumada, quando l’abbiamo fermato a Cuba per violazione delle nostre leggi. López Obrador le conosce perché abbiamo inviato i verbali assieme al deportato Carlos Ahumada, il 28 aprile 2004.
Il fatto è stato, senza dubbio, la truffa politica più grande della storia dell’America. Ci sono altri punti  che poi preciserò.
 
Nel proprio capitolo 1, sotto il titolo ” I padroni del Messico”, López Obrador scrive:  “Per il tempo che sono stato Capo di Governo di Città del Messico (2000-2005) ho conosciuto quasi tutti i membri di questa elite”…
 
Condivido anche l’opinione di López Obrador su Carlos Slim Anche io l’ho conosciuto. Mi visitò ogni volta che ero in Messico ed anche una volta a Cuba. Mi regalò un televisore – la cosa più moderna allora-   che conservai nella mia casa fino ad appena un anno fa. Non lo fece con intenzione di subornarmi. Non gli chiesi mai neppure un favore. Anche se era il più ricco di tutti, con una fortuna di oltre 60 miliardi di dollari, è un uomo intelligente che conosce tutti i segreti delle borse ed i meccanismi del sistema capitalistico.  
Ci sarebbero miliardari, con Salinas e senza Salinas, con Fox o senza Fox, ma non tanto come all’epoca in cui la mafia s’impadronì del Messico.  López Obrador li va includendo nel suo libro ed identificando il potere della mafia che s’impadronì del Paese.
 
Il Capitolo 2 l’intitola “Abbandono, corruzione e povertà.” Segnala il PIL dei Paesi nel periodo 1982-2009;  con ammirazione si riferisce a quello della Cina:  10,1.Anzi, dice a parte in paragrafo il PIL nel 2009. Segnala che “come se non bastasse ? quel anno -  Il Messico occupò, in questa materia, l’ultimo posto tra tutti i Paesi del continente americano e, benché sembri incredibile, stemmo al di sotto dell’Haiti.”
 
“I tecnocrati hanno agito da fondamentalisti. Non rispettarono l’ortodossia degli organismi finanziari internazionali, ma trasformarono in ideologia le sue raccomandazioni.”
 
“Il Messico rurale è stato il più colpito dalle cosiddette politiche neoliberali. L’abbandono del campo è drammatico. Ancora oggi ricordo che Pedro Aspe, segretario del Fisco durante il mandato di Salinas, si vantava dicendo che non era importante incoraggiare le attività produttive del settore agropastorale perché in un mondo globalizzato è più economico comprare all’estero quello che  consumiamo.”
 
“Tutte le politiche neoliberali applicate sul campo hanno cagionato un grave ritardo produttivo nel settore agropastorale nei confronti della crescita della popolazione. Dal triennio 1980-1982 a quello di 2007-2009, il PIL agropastorale, forestale e peschereccio per abitante si è ridotto del 15.2 percento. In altre parole, mentre la produzione totale di generi alimentari progrediva ad un ritmo annuale del 1.5 percento, la popolazione del Paese cresceva, nel periodo di riferimento, ad un tasso del 1.7 percento annuale.”
 
“Dal 1996, la produzione di petrolio continuò in aumento fino ad arrivare nel 2004 alla cifra record di un miliardo e 231 milioni 145 mila barili. Tra 1996 e 2004, le esportazioni di greggio passarono da 563 a 683 milioni di barili l’anno. Questo incremento coincise con lo sfruttamento eccessivo del complesso Cantarell che tra il 2000 e il 2004 incrementò la sua produzione da 47 a 61 percento della produzione nazionale, trasformandosi nel campo petrolifero di maggiore rendimento nella storia del mondo.”
 
“Mentre l’estrazione di petrolio andava in aumento, le riserve provate registrarono una straordinaria diminuzione:  nel 1982 esse erano di 48 mila 300 milioni di barili;  tuttavia, nel 2009 caddero a 10 miliardi. Solo durante il governo di Fox si consumò un terzo delle riserve provate.”
 
“Questa assurda politica tecnocratica produsse anche stragi nella raffinazione, il gas e le petrolchimiche. Le imprese collegate a queste attività  furono private dalle risorse per la loro espansione e modernizzazione. Da 1979 non si costruisce una nuova raffineria nel Paese. Di recente, per il nostro movimento, Calderón è stato costretto di dire che ne farebbe una;  tuttavia, dopo due anni del suddetto annuncio non hanno ancora messo un mattone.”
 
“E contemporaneamente si stabilì come prezzo di riferimento quello degli Stati Uniti che è il più caro del mondo. Per tale motivo, ci siamo trasformati in importatori di gas.”
 
“Nel caso delle petrolchimiche, davanti alla mancanza d’investimento e l’abbandono, l’unica cosa   fatta è stata quella di ridurre ‘le perdite’ dei complessi petrolchimici mediante la sospensione di linee di produzione.”
 
“… le grandi corporazioni imprenditoriali e finanziarie, hanno deciso di confiscare a Pemex tutte le sue entrate. Dal 2000 al 2009, questa impresa ha avuto vendite accumulate pari agli otto bilioni 841 miliardi di peso e ha pagato imposti pari ai sei bilioni 185 miliardi di peso, cioè, l’equivalente al 70 percento delle sue vendite. [...] l’investimento pubblico diretto in Pemex (senza includere debito) è stato di 437 miliardi di peso, cifra che rappresenta cinque percento delle sue vendite complessive.”
 
“Naturalmente, dall’adozione della politica neoliberale, si legò strettamente al settore energetico con gli interessi esteri. In questo periodo si è allontanata di più la possibilità d’integrarla e d’utilizzarla come leva dello sviluppo nazionale, e tutti i governi neoliberali hanno mantenuto l’idea ed il proposito di privatizzare sia l’industria elettrica che l’industria petrolifera.”
 
“Non accettiamo nessun’occupazione al nostro territorio. Il Messico deve continuare ad essere un Paese libero, indipendente e sovrano. Non vogliamo trasformarci in colonia.”
 
“… in quella occasione ho finito ricordando loro quello che una volta il Generale Lázaro Cárdenas del Río disse:  ‘Governo o individuo che consegna le risorse nazionali ad imprese straniere tradisce la Patria.’ Tuttavia, oggi, purtroppo, è più forte la corruzione del patriottismo.”      
 
“Uno degli affari più sugosi a profitto dei funzionari ed appaltatori è stato l’acquisto di gas ad imprese straniere. Quindi, ai tecnocrati non ha mai importato né estrarre il gas né evitare il suo spreco. Il Messico è il Paese petrolifero che disperde più gas bruciato nell’atmosfera.”
 
“In questi giorni quello che inquieta di più è la mancanza di lavoro. La disoccupazione è preoccupante. Il ritardo non cessa di aumentare. Si stima che ogni anno si aggiunge al mercato di lavoro un milione di giovani ed i nuovi posti creatisi nell’economia formale non soddisfanno neanche il 25 percento della domanda.”
 
“Ancora quelli che hanno potuto conservare il loro impiego hanno entrate che non gli permettono neanche pagarsi il più indispensabile. Secondo la ricerca fatta nel gennaio 2010 dal Centro di Analisi Specialistico della Facoltà d’Economia dell’UNAM  17 milioni 776 mila persone che ricevono meno di due salari minimi e rappresentano 41 percento della popolazione economicamente attiva, percepiscono entrate che non permettono loro d’acquisire il necessario, considerando aspetti nutritivi, culturali ed economici.”
 
“In quanto all’istruzione, il ritardo è impressionante:  la popolazione di 15 anni o più che non ha concluso gli studi all’elementare rappresenta il 34 percento e l’analfabetismo è del 9.46 percento, ma in stati con maggiore grado di marginalità come Oaxaca, Guerrero e Chiapas arriva perfino al 23 percento.”
 
“Nel Messico, solo due giovani su 10 hanno accesso all’educazione superiore, cioè il 20 percento. L’Unesco ha stabilito come parametro di riferimento per questo livello tra 40 e 50 percento.”
 
“Nel febbraio 2010, il dottore José Narro Robles, rettore dell’UNAM,  ha fatto conoscere che dei 115 mila 736 studenti che hanno dato l’esame d’ammissione, solo 10 mila 350 sono stati scelti: cioè  8.9 percento.
 
“Nell’arco degli ultimi 20 anni, come conseguenza dell’abbandono dell’educazione superiore da parte dello Stato, l’iscrizione nelle scuole private passò da 16 a 37 percento.”
 
Nel capitolo 3 López Obrador riafferma:  “. L’oligarchia, la mafia del potere, si sentì minacciata e non gli importò distruggere quel poco che si era costruito per stabilire la democrazia nel Messico.”
 
“Il tempo e la realtà hanno dimostrato che la frode ha cagionato un danno immenso:  ha ferito i sentimenti di milioni di messicani, minato le istituzioni, svilito interamente la cosiddetta società politica.”
 
“Oggi, 9 marzo di 2009, qui, a Tamazula, Durango, dove nacque il primo presidente del Messico, Guadalupe Victoria, finisco il percorso per i due mila 38 comuni di regime di partito che esistono nel Paese. Adesso, mi mancano solo i 418 comuni indigeni di usi e costumi dello stato di Oaxaca che visiterò nell’ultimo quadrimestre di questo anno.”
 
“Per 430 giorni transitiamo per 148 mila 173 chilometri di strade pavimentate e di terrazzamento, per arrivare ai villaggi più distanti del Messico.”
 
“È notoria la mancanza di infrastrutture e servizi basilari nei comuni. Dei due mila 38 che ho visitato, 108 non hanno strade pavimentate verso i capoluoghi. Lo stato più arretrato in questo aspetto è Oaxaca;  dei 152 comuni di regime di partito, ci sono 36 senza pavimento. Poi viene Puebla con 15;  ivi e nella regione della montagna di Guerrero, ho costatato non solo il cattivo stato delle strade, ho visto che le nuove, quelle che stanno costruendo, sono di pessima qualità e quindi, massimo nell’arco di in un anno ritorneranno ad essere terrazzamento.”
 
“È illogico l’eccessivo consumo di Coca Cola o del suo equivalente…”
 
“Credo che questo consumo di bibita, calcolato in un milione di litri al giorno, si deve fondamentalmente alla pubblicità ed è arrivato ad essere, in certe regioni, qualcosa che dà status.”
 
“È indispensabile eliminare l’attuale politica economica che neppure in termini quantitativi ha dato risultato. Il Messico è uno dei Paesi del mondo che meno è cresciuto negli ultimi anni.”  
 
“Occorre cambiare la forma di fare politica. Questo nobile mestiere si è pervertito completamente. Oggi la politica è sinonimica d’inganno, conciliazione della cupola e corruzione. I legislatori, leader e funzionari pubblici sono lontani dai sentimenti del popolo;  prevale ancora l’idea che la politica spetta solo ai politici e non a tutti.”
 
“La trasformazione di cui ha bisogno il Paese non deve avere come unico proposito la crescita economica, la democrazia, lo sviluppo ed il benessere. Implica anche e soprattutto, cristallizzare una nuova corrente di pensiero sostentata sulla cultura del nostro popolo, la sua vocazione di lavoro e la sua immensa bontà;  aggiungendo altri valori come la tolleranza, il rispetto alla diversità e la protezione dell’ecosistema.”             
 
“NeI mese di marzo 2009 ho finito il mio percorso per i due mila 38 comuni di regime di partito del Paese, con quel motivo ho messo a punto un testo intitolato ‘Il paese dalla base: annotazioni della mia gita per il Messico.’ Il 20 novembre ho finito la visita dei 418 comuni indigeni, di usi e costumi dello stato d’Oaxaca.”
 
“Il popolo d’Oaxaca è potuto sopravvivere a quella cultura. Da essa emanano la sua mistica di lavoro, il suo talento e le sue forti rapporti familiari e comunitari. Gli aiuta il suo rapporto con la terra nel mantenere un’economia di autosufficienza sostentata sulla produzione di mais, fagiolo ed animali da cortile, nonché la coltivazione del caffé, l’utilizzazione dei boschi, il tessuto della stuoia e del cappello, l’artigianato ed altre attività. Nelle città del Paese, nei campi agricoli del nord ed all’estero, è molto apprezzata la sua creatività e forza di lavoro. Negli Stati Uniti i mixteco sono conosciuti come i migliori operai del mondo.”
 
“Per l’abbandono del governo, Oaxaca è lo stato  più povero e emarginato del Paese. Ed in questi tempi stanno deteriorandolo più. Partiamo dal fatto che la gente ha tre fonti fondamentali per il sostentamento:  l’economia d’autosufficienza, gli aiuti governativi ed il denaro proveniente dalla migrazione. Nel primo caso, la cosa principale è la coltivazione del mais. Questa santa pianta è quella assicura i generi alimenti di base, tra cui, la tortilla, che si completa con fagiolo, peperoncino, fico d’India e permette di calmare la fame. Tuttavia, nel 2009, per il ritardo delle piogge, si sono persi i raccolti e dunque hanno dovuto comprare il mais.”
 
“Infine, la terza fonte di entrate sono gli invii che nel 2009 hanno diminuito circa 18 percento, dovuto alla crisi economica negli Stati Uniti e nel nostro Paese.  Nel 2008 a questo titolo arrivarono ad Oaxaca 456 miliardi di dollari e nel 2009 si stima che  si sono ottenuti appena un miliardo e 194 milioni di dollari.”
 
Mi ha spezzato il cuore vedere uomini che piangevano quando mi raccontavano la difficile situazione che soffrono e l’abbandono in cui si trovano.”
 
“In materia di salute la costante è anche l’abbandono. Ci sono comuni senza medico e benché nei capoluoghi ci sono cliniche di primo livello, i medici lavorano solo da lunedì a venerdì e c’e penuria di farmaci dappertutto.”
 
“In quanto all’istruzione, nonostante lo sforzo di alunni e maestri, è notevole il ritardo. Le scuole sono abbandonate, i soffitti sono in cattive condizioni, mancano le lavagne e i tavoli, ci sono sale da classi costruite con materiali precari. E la cosa più deplorevole è che molti bambini ed adolescenti camminano perfino due ore per andare alla scuola e quasi tutti lo fanno senza fare colazione.”
 
“Personalmente sono stato qualificato da messianico e pazzo. Qui faccio una parentesi per raccontare che poco fa ho partecipato ad un ciclo di conferenze alla Scuola del Messico e lo storico Lorenzo Meyer mi ha chiesto se avevo pensato a fare qualcosa per resistere gli attacchi contro di me, perché se nel 2006 mi avevano associato a Chávez a chi nemmeno conosco, non era assurdo pensare che, mirando l’elezione presidenziale del 2012, arrivassero a paragonarmi con Osama Bin Laden.”
 
” La campagna contro di noi è arrivata ad un punto che molti hanno ritenute buone i rumori che ho abbastanza denaro e lussuose residenze nel Paese ed all’estero. Alcuni, offuscati dal loro destrismo, ed altri, intermente manipolati, non possono accettare che non sono corrotto e che lotto per ideali e principi, che per me sono il più importante della mia vita.”
 
“Tuttavia, è motivo d’orgoglio che, anche se hanno voluto distruggerci, non sono riusciti né  riusciranno. Non solo perché abbiamo autorità morale, bensì perché le donne e gli uomini che partecipiamo a questa lotta, amiamo il prossimo e, oltre le perfidie e di fronte ad ogni tipo di contrarietà, manteniamo la ferma convinzione di costruire una società più giusta, più umana e più ugualitaria.”
 
In quel capitolo finale López Obrador segnala 10 obiettivi come sintesi del suo pensiero politico:
 
” 1. Ricuperare lo stato e metterlo al servizio del popolo e della Nazione.
” 2. Democratizzare i media.
” 3. Creare una nuova economia.
” 4. Combattere le pratiche monopolistiche.
” 5. Abolire i privilegi fiscali.
” 6. Esercitare la politica come imperativo etico e applicare l’austerità repubblicana.
” 7. Rafforzare il settore energetico.
” 8. Raggiungere la sovranità alimentaria.
” 9. Stabilire lo stato di benessere.
” 10. Promuovere una nuova corrente di pensiero.”
 
Si domanda:  “Che cosa facciamo con la mafia?
 
“… la nostra domanda su che cosa facciamo con la mafia, o piuttosto, che cosa faremo con gli oligarchi, va in un altro senso e parte dalla nostra concezione che il principale problema del Messico è, proprio, il predominio di un pugno di persone che detengono il potere e sono responsabili dell’attuale tragedia nazionale. E naturalmente, se vogliamo stabilire la democrazia e trasformare il Paese, è miglio conoscere da adesso cosa faremmo con gli oligarchi al trionfo della nostra causa.”
 
“… purtroppo, nel Paese prevale l’avidità ed il fare denaro ad ogni costa, senza nessuno scrupolo morale. Cioè, prevale la cultura dell’agandalle e l’adagio ‘chi non cede non va avanti’.
 
Termina alla pagina 205, con le seguenti parole:
 
“È in marcia, dunque, la rivoluzione delle coscienze per costruire la nuova Repubblica. Il compito è sublime, niente nel terreno pubblico può essere più importante di riuscire la rinascita del Messico. Nessuna altra attività produce più soddisfazione di quella di lottare per il benessere degli altri. È un campanello d’orgoglio vivere con coraggio ed inoltre avere la fortuna di fare storia.”
 
Il suo libro è una denuncia coraggiosa ed irrefutabile contro la mafia che s’impadronì del Messico.
1.Non si parla del fatto che negli Stati Uniti si è creato un colossale mercato di droghe e la loro industria militare fornisce le più sofisticate armi che hanno fatto del Messico la prima vittima di una sanguinante guerra nella muoiono ogni anno più di 5 mila giovani messicani. Benché capisco che un uomo che percorre continuamente i comuni più distanti del Paese, non potrebbe affrontare quel tema. Ciononostante, sono doveroso di ricordare al popolo messicano che questo problema si aggiunge ai fatti indicati nella coraggiosa denuncia di López Obrador.
 
2.Non si menziona neanche il fatto che il cambiamento climatico è diventato un colossale pericolo per la sopravvivenza della specie che, in realtà, sta creando gravi problemi come quello che soffre attualmente la Russia, dove il numero di vittime del caldo ed il fumo degli incendi che provoca nei boschi e nella torba, hanno più che duplicato il numero di persone che richiedono i servizi funerali in Mosca ed altre città. Il Messico è, proprio, il Paese dove si terrà il futuro Vertice sul Cambiamento Climatico e molte altre attività connesse.
 
3.Si omette ogni riferimento all’imminente rischio di una guerra nucleare che potrebbe fare sparire la nostra specie. Tuttavia, giova segnalare che il 24 maggio 2010, quando López Obrador terminò il suo libro, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non aveva adottato la Risoluzione di 9  giugno 2010 n,1929, dove ordina l’ispezione delle navi commerciali iraniane e crea una situazione dalla quale non potrebbe ormai scappare.
 
Tuttavia, López Obrador sarà la persona più autorevole moralmente  e politicamente del Messico quando il sistema precipiterà e, con lui, l’impero. Il suo contributo alla lotta per evitare che il Presidente Obama scateni quella guerra sarà di gran valore.
Il seguito domani.
 
Fidel Castro Ruz
11 Agosto 2010
21: 53

Deja un comentario

Tu dirección de correo electrónico no será publicada. Los campos necesarios están marcados *

*