Articoli su ecosistema

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Fidel e l’incendio nell’Amazzonia

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Il discorso di Fidel Castro nel Vertice della Terra (Rio de Janeiro, 1992), quando enumerò le cause e vaticinò i disastri che produrrebbe la grave alterazione del clima, ha riempito negli ultimi giorni le reti digitali. Costernati davanti all’Amazzonia, in pasto alle fiamme, in grave rischio di sparire, e dal neofascista presidente Bolsonaro, che si nega a muovere un dito per fermare gli incendi, molti alla ricerca dell’origine della catastrofe hanno scoperto ora con stupore la certezza con cui Fidel predisse il collasso climatico e le azioni che dovevano intraprendersi col fine di evitarlo.

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Il disastro della Exxon Valdez, 30 anni dopo

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Il 24 marzo del 1989 la Exxon Valdez, una petroliera appartenente alla statunitense Exxon, si incagliò nella baia Principe Guglielmo, in Alaska e disperse in mare 37.000 tonnellate di petrolio, secondo la International Tanker Owners Pollution Federation (ITOPF). La Exxon Valdez trasportava 1.260.000 barili di petrolio. E’ stato forse il disastro ambientale di maggior risonanza nel 1989 per l’impatto che la macchia nera ha causato spargendosi nelle acque cristalline dell’Alaska, però, 30 anni dopo il disastro dell’Exxon Valdez è appena una statistica, e non il più grande, per le tonnellate di petrolio riversate fino ad allora e da quel momento in poi.

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Il Brasile di Bolsonaro è una minaccia per l’Amazzonia

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Il Brasile è in mano a Jair Bolsonaro. Ora a rischio c’è l’Amazzonia e a catena il pianeta. Almeno se il neo eletto Capo di Stato vorrà mantenere fede alle promesse sventolate nella sua vincente corsa al palazzo presidenziale. Dove e quando ha incitato: la creazione di un asse di penetrazione stradale tra le verdi e incontaminate foreste, la cancellazione della legislazione vigente e lo smantellamento del Ministero dell’Ambiente, l’apertura al mercato libero dei taglialegna.