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L’esempio della Grecia

Il governo tedesco di Angela Merkel è spietato. Tratta la Grecia come Hitler trattò la Polonia, con sommo disprezzo.

I nazisti invasero la Polonia ed ora Merkel agisce con la Grecia come chi asfissia un animale malato. Il paese ha un debito equivalente al 177 percento del suo PIL, e la disoccupazione raggiunge il 25,6% della forza lavoro.

Il mondo è mosso dal denaro. Germania, la Banca Centrale Europea ed il FMI esigono che la Grecia paghi il suo debito estero. Il paese non sa come farlo. È in banca rotta e sotto pressione delle potenze europee. Aumento di imposte, ritaglio delle spese ed una riforma profonda del sistema delle pensioni.

Alexis Tsipras, primo ministro greco, ricorda il fatto che il suo paese è la culla della democrazia. Coerente con le sue radici, decise di consultare il popolo. Accettiamo o no le imposizioni dei creditori? Il paese si inclinò per il NO domenica 5 luglio. Nelle urne il 61% degli elettori votò per il NO.

La consultazione democratica non piacque alla Merkel e molto meno il risultato. Sa che ora deve cercare un’uscita per evitare il peggio: che la Grecia si ritiri dalla zona dell’euro, che potrebbe significare il principio della fine dell’Unione Europea. Niente ostacola che domani il suo esempio sia seguito da altri paesi, come Spagna e Portogallo che stanno con l’acqua alla gola ed accantonati dall’avidità tedesca.

Fa’ quello che dico e non quello che faccio. Questo adagio riassume l’atteggiamento tedesco. La Germania non pagò mai i debiti contratti dopo le due Grandi Guerre, dalle quali uscì sconfitta e sconquassata. Per sopravvivere contrasse debiti. E si trasformò nel paese più ricco dell’Europa.

L’Accordo di Londra del 1953 annullò più del 60% del debito tedesco. Nel 1945 questo equivaleva oltre al 200% del PIL del paese. Dieci anni dopo scese a meno del 20% del PIL.

La Germania non avrebbe mai ottenuto una tanto significativa riduzione se avesse adottato il sistema che oggi pretende imporre alla Grecia come aggiustamento fiscale.

Merkel si rifiuta di accettare che Grecia, per uscire dal buco, adotti la stessa ricetta che salvò il suo paese: imposte sulle grandi fortune e condono di una parte significativa del debito.

Il governo greco ha chiesto ai suoi creditori di ampliare il programma di aiuti al paese, fatto che permetterebbe alla Grecia di ottenere altri 70 mila milioni di euro ed acquisire le condizioni per pagare il debito di 16 mila milioni col FMI. Ma la sua richiesta è stata respinta.

Ora, nelle negoziazioni di Bruxelles, i greci cercano di ottenere l’approvazione di una seconda proposta: avere accesso al programma europeo di aiuti, lanciato nel 2012.

Se non si giunge all’accordo, i greci potrebbero abbandonare l’euro per ritornare alla dracma e rimanere fuori dall’Unione Europea. E questo esempio potrebbe essere seguito perfino dall’Italia, frustrando così il sogno di un’Europa unita… almeno rispetto all’uso di una moneta unica.

Se la crisi greca si estende per l’Europa, della quale dipende il 20% delle esportazioni brasiliane, il Brasile ne soffrirà gli effetti.

di Frei Betto

traduzione di Ida Garberi

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