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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Gaza</title>
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		<title>Al Nakba e la mattanza israeliana del popolo palestinese</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2018 02:14:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre scrivo le agenzie riportano 59 martiri a Gaza. Purtroppo, anche stamattina, mi compaiono solo i 43 nomi già scritti, più un altro. Leila al-Ghandour, 8 mesi, morta stanotte per eccessiva inalazione di gas lacrimogeni. Otto mesi, infanticidio. Erano 900 i feriti da inalazione. Ma ciò che conta e che in molti non sanno è che i lacrimogeni sparati dai cecchini israeliani, che si aprono all'impatto con il suolo o direttamente in aria, non contengono solo elementi urticanti, ma agenti altamente tossici che, se inalati per tempo più o meno prolungato, portano ad un arresto respiratorio. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10519" alt="strageGaza" src="/files/2018/05/strageGaza.jpg" width="580" height="377" />Mentre scrivo le agenzie riportano 59 martiri a Gaza. Purtroppo, anche stamattina, mi compaiono solo i 43 nomi già scritti, più un altro.</strong></p>
<p>Leila al-Ghandour, 8 mesi, morta stanotte per eccessiva inalazione di gas lacrimogeni. Otto mesi, infanticidio.</p>
<p>Erano 900 i feriti da inalazione. Ma ciò che conta e che in molti non sanno è che i lacrimogeni sparati dai cecchini israeliani, che si aprono all&#8217;impatto con il suolo o direttamente in aria, non contengono solo elementi urticanti, ma agenti altamente tossici che, se inalati per tempo più o meno prolungato, portano ad un arresto respiratorio. Per questo motivo, i villaggi della Cisgiordania, dove ogni venerdì si svolgono manifestazioni che vorrebbero essere pacifiche, ma che vengono disperse dall&#8217;uso delle armi israeliane, hanno sempre un&#8217;ambulanza dotata di attrezzi per la rianimazione. Il gas penetra nelle vie aeree ed in un primo momento brucia e chiude la gola. Mi direte, scappa, no? E no, perché bruciano e si chiudono anche gli occhi. E stavolta la fonte sono io.<br />
Naturalmente, Leila non poteva scappare. Forse nemmeno dare segno di sofferenza. Forse, quando i genitori se ne sono accorti, era troppo tardi. Sono ipotesi, ma non tropo azzardate.<br />
Ora, la domanda è : davvero Israele ha mirato i &#8220;terroristi&#8221;? O ha usato indiscriminatamente la sua forza armata?</p>
<p>Vi segnalo un altro caso, Fadi Abu Salmi. Nel 2008, durante Cast Lead aveva perso entrambe le gambe ma la sua menomazione fisica non ha mai domato la sua sete di giustizia. E così, per cinque venerdì si è recato al border, armato della sua piccola fionda. Dev&#8217;essere stato un duro affronto per i soldatini israeliani, la sfida di quest&#8217;uomo! Con che ardire si permetteva di sfidare loro, lui povero storpio?</p>
<p>E così ieri hanno fatto fuoco. Per uccidere. E con Fadi, chiunque abbia premuto il grilletto, ha perso la sua dignità e la sua umanità, posto ne fosse dotato. Adesso mi piacerebbe non leggere su Breaking the Silence, associazione israeliana che fa un lavoro pregevole, che il soldatino è pentito. Breaking the Silence è stata preziosa fonte di informazioni, almeno per me, durante Protective Edge, l&#8217;offensiva israeliana del 2014 contro la Striscia. Tramite i racconti dei soldati presenti all&#8217;invasione di terra, e non solo, è stato possibile sapere come erano indottrinati. Ma oggi no. Sei un soldato, presumibilmente nemmeno di leva? Il tuo superiore ti ordina ti sparare ad un handicappato che MAI potrà nuocere né a te né al tuo paese? Diserta, affronta il carcere, salva la faccia, non sporcarti le mani ancor più di quanto non ti facciano credere sia necessario. Non mi serve sapere che dopo aver ucciso Fadi a sangue freddo hai pianto, sei andato ad ubriacarti in uno dei lussuosi bar di Tel Aviv, hai abbracciato mammina e papino. E non serve alla famiglia di Fadi. E non ci fai più pena e rabbia, ma schifo.</p>
<p>Stessa sorte era toccata il 14 dicembre scorso ad Ibrahim Nayef Ibrahim Abu Thurayeh, 20 anni, gambe amputate e cieco. Ibrahim era al border a manifestare contro la decisione di Trump di spostare l&#8217;ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Anche in quel caso, un uomo senza gambe fu ritenuto un pericolo imminente per la salvezza dei cecchini che lo freddarono. L&#8217;Alto commissario ONU per i diritti umani, Zeid Raad Al Hussein, &#8220;scioccato&#8221; per il fatto, chiese un&#8217;inchiesta indipendente.</p>
<p>Ieri, Il Kuwait, piccolo Paese arabo del Golfo e membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, ha annunciato oggi che presenterà una richiesta per una riunione di emergenza dell&#8217;organismo esecutivo dell&#8217;Onu per i fatti a Gaza. Il Consiglio dovrebbe riunirsi oggi, dopo che Gli Stati Uniti hanno bloccato l&#8217;adozione di un comunicato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva un&#8217;inchiesta indipendente sugli scontri mortali nella Striscia di Gaza.</p>
<p>Nella bozza di testo che la France Presse è riuscita a ottenere, &#8220;il Consiglio di Sicurezza esprime indignazione e tristezza di fronte alla morte di civili palestinesi che esercitano il loro diritto a manifestare pacificamente&#8221;.</p>
<p>Il Consiglio &#8220;chiede un&#8217;inchiesta indipendente e trasparente su queste azioni per garantire&#8221; che sia fatta luce a riguardo, ha aggiunto il testo.</p>
<p>Intanto, il Sudafrica ha convocato il proprio ambasciatore, il ministro degli Esteri iraniano,  Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che  &#8220;Il regime israeliano massacra innumerevoli palestinesi a sangue freddo mentre protestano nella più grande prigione a cielo aperto del mondo e nel frattempo (il presidente Usa Donald) Trump celebra lo spostamento del&#8217;ambasciata illegale Usa. Un giorno di grande vergogna&#8221;.</p>
<p>Francia ed Italia condannano le violenze, ma oltre non vanno.</p>
<p>La Turchia ha invece accusato gli Stati Uniti di essere &#8220;complici&#8221; di Israele per il &#8220;massacro&#8221; a Gaza, dove oltre 50 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane mentre stavano protestando contro il trasferimento del ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. &#8220;Purtroppo, gli Stati Uniti si sono messi a fianco del governo israeliano nel massacro di civili e sono diventati complici di questo crimine contro l&#8217;umanità&#8221;, ha detto ai giornalisti il primo ministro turco Binali Yildirim ad Ankara. &#8220;Condanniamo fermamente questo vile massacro&#8221;. In precedenza, il portavoce del governo turco Bekir Bozdag ha dichiarato su Twitter che &#8220;l&#8217;amministrazione statunitense è responsabile quanto Israele per questo massacro&#8221;.<br />
Ed Abu Mazen? Il presidente palestinese si è limitato a  proclamare tre giorni di lutto e  ad affermare che &#8220;gli Stati Uniti non sono più un mediatore in Medio Oriente&#8221; e che la nuova ambasciata equivale a &#8220;un nuovo avamposto coloniale americano&#8221; a Gerusalemme.</p>
<p>Davvero di più non si poteva? Davvero una denuncia per crimini di guerra, dopo l&#8217;istruttoria presentata a L&#8217;Aia nel 2015, di cui io ho perso le tracce, non sarebbe stata più adeguata? Che ne è stato della I istruttoria? Congelata, ritirata o boicottata? Non sarebbe giusto che il mondo sapesse se gli eletti governano anche a L&#8217;Aia?</p>
<p>Intanto oggi ricorre anche il 70° anniversario della Nakba e sono attesi nuovi scontri, dal momento che nel febbraio 2010 la Knesset ha varato una legge che proibisce ai palestinesi in Palestina di manifestare pubblicamente lutto e dolore in questa data.</p>
<p>Al Nakba, la Catastrofe, è  il temine che sta a designare l&#8217;esodo forzoso della popolazione Palestinese costretta ad abbandonare le proprie terre e le proprie case, all&#8217;indomani della fine del mandato britannico in Palestina e della fondazione dello stato d&#8217;Israele, secondo quanto previsto dal Piano di Partizione della Palestina ( risoluzione 181 del 29 novembre 1947 ). Il 14 maggio 1948, alla scadenza del mandato britannico, David Ben Gurion autoproclamò lo Stato d&#8217;Israele.</p>
<p>Il 15 maggio del 1948 l’esercito sionista invase i territori palestinesi, impossessandosi delle terre, delle case e del futuro del popolo palestinese.<br />
L&#8217;Inghilterra facilitò la strada agli ebrei, arrivati da Europa, Russia e America, per creare il proprio stato su terreni altrui, per colonizzare lentamente Il territorio palestinese, a poco a poco e con ogni possibile mezzo e modo.</p>
<p>Se risulta vero che immigrazioni di ebrei in Palestina, si erano già registrate sin dagli inizi del 1900, è altrettanto vero che, con la Dichiarazione di Balfour, del 2 novembre 1917, esse si intensificarono. L&#8217;allora ministro degli esteri inglese, Arthur Balfour scriveva a Lord Rothschild, principale rappresentante della comunità ebraica inglese, e referente del movimento sionista, di guardare con favore alla creazione di un &#8220;focolare ebraico&#8221; in Palestina, in vista della colonizzazione ebraica del suo territorio. Tale posizione del governo emerse all&#8217;interno della riunione di gabinetto del 31 ottobre 1917.</p>
<p>Al Nakba è stato il giorno in cui il popolo Palestinese si è trasformato in una nazione di rifugiati, in cui almeno 750.000 persone, l&#8217;85% dei palestinesi, sono state espulse dalle loro case e costrette a vivere nei campi profughi, sono state cacciate dalla terra che divenne Israele. Molti di quelli che non sono riusciti a scappare, o si sono ribellati, o in qualche modo rappresentavano una minaccia per il progetto sionista, sono stati uccisi.</p>
<p>La comunità internazionale era al corrente di questa pulizia etnica, ma decise, soprattutto in occidente, di non scontrarsi con la comunità ebraica in Palestina dopo l’Olocausto. Le operazioni di pulizia etnica non consistono solo nell’annientare una popolazione e cacciarla dalla terra. Perché la pulizia etnica sia efficace è necessario cancellare quel popolo dalla storia e dalla memoria. Sulle rovine dei villaggi palestinesi gli israeliani costruiscono insediamenti per i coloni chiamandoli con nomi che richiamano quello precedente. Un monito ai palestinesi: ora il territorio è nelle nostre mani e non c’è possibilità di far tornare indietro l’orologio. Oppure costruiscono spazi ricreativi che sono l’opposto della commemorazione: vivere la vita, goderla nel divertimento e nel piacere. È un strumento formidabile per un atto di “memoricidio”.</p>
<p>Si conoscono più di 530 villaggi palestinesi che sono stati evacuati e distrutti completamente, con annesso il tentativo di cancellare addirittura l’esistenza di quegli agglomerati, eliminando foto dell’epoca, documenti e testimonianze di vita e cultura palestinese. Israele oggi continua ad impedire il ritorno a casa di circa otto milioni di rifugiati e continua ad espellere i palestinesi dalla loro terra, attraverso politiche razziste degne del peggiore apartheid. Il tutto sotto lo sguardo complice della &#8220;comunità internazionale&#8221;.</p>
<p>Queste operazioni assumono di volta in volta forme e nomi diversi, attualmente vengono chiamati “trasferimenti”. I rifugiati palestinesi sono fuggiti in diversi posti e la maggior parte di questi vive nel raggio di 100 miglia dai confini d’Israele, ospite negli stati arabi confinanti; alcuni sono fuggiti nei paesi limitrofi intorno alla Palestina, altri sono fuggiti all’interno della Palestina ed hanno vissuto nei campi profughi, costruiti appositamente per loro dalle agenzie ONU, e altri si sono dispersi in vari paesi del mondo.</p>
<p>Tutti i rifugiati hanno un sogno in comune: ritornare nelle loro case di origine, e questo sogno è sancito da una risoluzione ONU, la 194, una delle oltre 70 che Israele continua impunemente a violare.</p>
<p>di Paola Di Lullo</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Gaza, una notte con gli organizzatori della &#8220;grande marcia&#8221; alla viglia di un&#8217;altra giornata di lotta</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2018 01:24:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Attenti a quei popoli che non hanno più niente da perdere. O li sterminate dal primo all'ultimo o non vi daranno pace. Oppure, se davvero è la pace che volete, dovete  lasciare il campo alla giustizia. Questo potrebbe essere lo spassionato consiglio da dare a Israele dopo aver osservato dall'interno le dinamiche createsi a Gaza in questi decenni di sopraffazione e soprattutto dopo questi ultimi 11 anni di assedio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10455" alt="Gaza" src="/files/2018/04/Gaza.jpg" width="580" height="290" />Attenti a quei popoli che non hanno più niente da perdere. O li sterminate dal primo all&#8217;ultimo o non vi daranno pace. Oppure, se davvero è la pace che volete, dovete  lasciare il campo alla giustizia. Questo potrebbe essere lo spassionato consiglio da dare a Israele dopo aver osservato dall&#8217;interno le dinamiche createsi a Gaza in questi decenni di sopraffazione e soprattutto dopo questi ultimi 11 anni di assedio.</strong></p>
<p>La &#8220;<i>grande marcia del ritorno</i>&#8221; iniziata il 30 marzo con la giornata della terra è la risposta esasperata e forse definitiva allo strapotere israeliano che occupa la Cisgiordania e assedia Gaza. Secondo gli organizzatori la marcia non-violenta per ottenere i propri diritti andrà avanti fino al 15 maggio, giorno della Nakba, ma Israele, dall&#8217;alto del suo potere arbitrario e  senza antagonisti, ha già commesso una strage di innocenti venerdì scorso ed ha minacciato di commetterne una peggiore il prossimo venerdì per impedire che la marcia prosegua.</p>
<p>Davanti alla minaccia di un crimine le istituzioni preposte al rispetto del diritto internazionale dovrebbero intervenire Ma in questo caso non lo hanno fatto. Davanti all&#8217;esecuzione del crimine non potrebbero proprio non  intervenire. Ma non sono intervenute. Quindi Israele il prossimo venerdi commetterà una nuova strage come già minacciato, <b>forte dell&#8217;impunità e del tacito assenso ottenuto col silenzio o tutt&#8217;al più il balbettio di governi e Istituzioni internazionali</b>.</p>
<p>Questo lo sanno bene gli organizzatori della &#8220;grande marcia&#8221; eppure non demordono.</p>
<p>Siamo andati a passare una giornata con loro  per capire cosa li muove a sfidare la morte senza che sia visibile una vera e propria strategia vincente.</p>
<p>Siamo andati in uno dei punti caldi, a est di Khan Younis, dove venerdì scorso i cecchini israeliani hanno fatto tre vittime e un numero imprecisato di feriti, esattamente a  Khuza&#8217;a, cittadina già pesantemente colpita dall&#8217;aggressione israeliana del 2014, tanto che visitandola due anni dopo la sua distruzione si percepiva ancora l&#8217;accanimento feroce con cui Israele aveva voluto punire i suoi abitanti. Si percepiva, dalle ferite ancora aperte,  la volontà di sterminio che aveva guidato da terra e dal cielo quello che viene definito, per ossequio verso Israele, l&#8217;esercito più morale del mondo. Ma nonostante i suoi visibili sforzi e l&#8217;uso abbondante di armi, anche vietate,  contro gli abitanti di Khuza&#8217;a, l&#8217;Idf non era riuscito a eliminarli tutti e molti di loro, giovanissimi, con ferite nell&#8217;animo e a volte nel corpo che cicatrizzandosi hanno tolto loro la paura della morte, ieri sera erano là sul border, guardando disarmati &#8211; alla distanza imposta di 700 metri &#8211; il nemico armato al quale ripetono anche in questo modo la loro determinazione a resistere a costo della propria vita.<br />
Compatti, giovani e meno giovani, uomini e donne, attrezzati con tende per dormire, per preparare il cibo, per offrire soccorso medico e per comunicare col mondo attraverso canali radio e internet, sono qui a migliaia ed hanno organizzato anche una danza a chiusura della giornata.</p>
<p>Chi scrive arriva sul posto scortata da persone che rendono sicuro ogni suo passo perché -  anche se sembra quasi di stare in una festa di paese animata da un caos apparentemente allegro &#8211; sia gli amici che le autorità locali non vogliono che i pochissimi occidentali presenti nella Striscia corrano alcun rischio.<br />
Ci sono alcuni fotoreporter, nel concentramento di Khuzaa&#8217;a, che scattano foto e girano video che mostreranno al mondo la realtà, attività necessaria a far capire chi sia l&#8217;aggredito e chi l&#8217;aggressore, ma quelli che incontriamo sono tutti locali e l&#8217;occidente, si sa, subisce il &#8220;fascino&#8221; della narrazione israeliana anche quando stride violentemente con i fatti reali. E&#8217; probabilmente per questo che accolgono l&#8217;arrivo di una testimone occidentale con un&#8217;accoglienza ancor più calda di quella che questo popolo di solito riserva agli ospiti. Questa testimonianza non avrà la capacità di rompere il muro eretto col favore dei media main strem, ma sarà comunque qualcosa, in fondo questo è il senso della stampa realmente indipendente, cartacea o on line che sia e loro lo sanno molto bene.</p>
<p>La folla che ha risposto alla chiamata degli organizzatori è composta da un popolo variegato  le cui differenze politiche non sono percepibili, perché militanti e simpatizzanti di ogni fazione sono tutti sotto l&#8217;unica bandiera palestinese mettendo in pratica, dal basso, quella riconciliazione necessaria e vincente che i vertici delle diverse formazioni politiche non sono ancora riusciti a realizzare.</p>
<p>Hanno raccolto un buon numero di pneumatici che bruceranno venerdì prossimo per coprirsi dietro una cortina di fumo che renderà più difficile ai cecchini mirare ai loro corpi e uccidere puntando al cuore e alla testa  oppure invalidare mirando al bacino come hanno fatto con centinaia di manifestanti lo scorso venerdì.<br />
Passiamo qui alcune ore, fino a notte, intervistando in modo formale e informale uomini e donne, giovani e adulti, che con l&#8217;aiuto dell&#8217;interprete arabo parlano con noi in piena libertà e tutte e tutti ripetono che la paura ha lasciato il posto alla determinazione a ottenere il rispetto della legalità internazionale, quella stessa che viene regolarmente e impropriamente citata a difesa di Israele il quale non l&#8217;ha mai rispettata.<br />
Chi con indubbia competenza, chi ripetendo in modo ingenuo di aver diritto a tornare nella propria casa, tutti fanno riferimento al Diritto internazionale e alla Risoluzione Onu 194 che, a parole, garantisce il loro diritto regolarmente violato.</p>
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<div id="beacon_c1366d85bc"><img alt="" src="https://ads.tcsemotion.com/www/delivery/lg.php?bannerid=624&amp;campaignid=324&amp;zoneid=743&amp;loc=https%3A%2F%2Fwww.lantidiplomatico.it%2Fdettnews-gaza_una_notte_con_gli_organizzatori_della_grande_marcia_alla_viglia_di_unaltra_giornata_di_lotta%2F82_23595%2F&amp;referer=https%3A%2F%2Fwww.lantidiplomatico.it%2F&amp;cb=c1366d85bc" width="0" height="0" /></div>
</div>
<p>Qui nella Striscia di Gaza la maggioranza della popolazione infatti vive nei campi profughi allestiti  dopo la Naqba, cioè la catastrofe che, nello stesso anno in cui veniva emanata la Dichiarazione universale dei diritti umani, vedeva il nascente Stato di Israele violarli  a danno dei palestinesi cacciati a centinaia di migliaia dalle loro case.</p>
<p>Avanziamo il dubbio che questa grande iniziativa sia un po&#8217; la ripetizione di tante altre manifestazioni finite nel sangue e chiediamo cosa ci sia di diverso questa volta, a parte la durata programmata della grande marcia che dovrebbe chiudersi il 15 maggio.</p>
<p>Generalmente i palestinesi, quando li si intervista su questi temi, parlano di speranza ma questa volta al termine speranza hanno sostituito un avverbio: &#8220;kalas&#8221; cioè &#8220;basta&#8221;, e con una determinazione che qualche media filo-israeliano sicuramente definirà fanatismo o addirittura fanatismo antisemita, ripetono che la morte non li spaventa più e che preferiscono morire che seguitare a vivere senza libertà e senza diritti. Questo è il messaggio che vogliono mandare al mondo e che sono sicuri di riuscire a far arrivare. Diciamo ai nostri interlocutori che il mondo dei media e delle istituzioni segue la narrazione israeliana e ripete che questa grande iniziativa è organizzata e gestita da Hamas. La risposta è comune, sia da parte di chi appartiene alle fila si Hamas che da parte di tutti gli altri, ed in sintesi la risposta è &#8220;<i>siamo al di là delle divisioni politiche e vogliamo che il mondo riconosca i nostri diritti</i>&#8220;.</p>
<p>Tra gli attivisti  che intervistiamo c&#8217;è il giornalista free lance Walid Mahmoud, cittadino di Khuza&#8217;a, che ci rilascia una dichiarazione precisa e ci autorizza a pubblicarla , queste le sue parole tradotte dall&#8217;inglese:&#8221;<i>Sì, la morte non ci spaventa, perché siamo persone che hanno perso molto negli ultimi anni e oggi in questo marzo non abbiamo nulla da perdere&#8230; negli ultimi anni l&#8217;occupazione israeliana ha commesso troppi crimini contro di noi &#8230; e ora non ci arrenderemo e continueremo a marciare fino a quando non vedremo azioni sul terreno, perché il troppo è troppo. Oltre 10 anni di assedio e tre aggressioni fanno di Gaza una realtà  invivibile, e noi dobbiamo mantenere ciò che rimane da Gaza anche se ci costerà la vita. Vogliamo i nostri diritti come qualsiasi altra persona su questo pianeta, la decisione delle Nazioni Unite dice che i profughi palestinesi devono tornare nella loro terra occupata e noi questo vogliamo&#8230;. Sono fotoreporter e attivista freelance di Gaza e sto lavorando duramente per sensibilizzare il mondo su Gaza. Il mio obiettivo nella vita è di far capire alle persone che sostengono gli oppressori che sono dalla parte sbagliata e vorrei vedere il mondo svegliarsi e permettere ai palestinesi di avere giustizia.</i>&#8221;<br />
Mentre raccogliamo le nostre interviste, c&#8217;è chi ci porta il &#8220;qahwe&#8221; cioè il caffè palestinese al cardamomo, chi lo &#8220;shay&#8221; cioè il loro tè bollente alla salvia perché a quest&#8217;ora fa freddo, chi ci offre dolci o altro cibo, e nel caos di voci e musica ogni tanto si sente qualche colpo sordo, sono i soldati israeliani che sparano i tear gas il cui fumo si confonde con quello degli pneumatici bruciati.</p>
<p>Questa gente sa che venerdì prossimo Israele continuerà a offrire morte invece di accettare giustizia perché l&#8217;Onu non interverrà, ma loro resisteranno lo stesso e citano le parole di Arafat e di altri combattenti del mondo &#8220;p<i>referiamo morire in piedi che vivere in ginocchio</i>&#8220;  e intanto ci invitano ad assistere alla danza tradizionale che balleranno tutti insieme centinaia di uomini di ogni età. Non si tratta della dabka, ma della <b>dhiya</b> e la differenza non è piccola cosa perché la dhiya ha un preciso significato e forse qualche antropologo israeliano lo sa e farebbe bene a farlo sapere anche al suo governo. La dhiya è un&#8217;antica danza araba di origine  tribale che ha la funzione di sollevare gli animi, dare coraggio e creare entusiasmo collettivo prima di una battaglia. E&#8217; insomma una danza di guerra che non porta alla resa.<br />
Questo popolo, di fronte a un nemico tanto armato quanto spietato sta ballando a mani nude la dhiya. Questo significa che questo popolo non si arrenderà. Perché non ha più niente da perdere.<br />
Israele ha solo due alternative:  o sterminare ogni individuo di questo martoriato popolo, ma non ci riuscirà, o vivere con l&#8217;incubo che ci sarà sempre qualcuno a presentargli il conto dei suoi crimini.<br />
Se l&#8217;Onu, ormai screditata proprio dalla sua accondiscendenza verso i crimini israeliani riuscisse a prendere le giuste misure per condurre Israele nell&#8217;ambito della legalità la dhiya verrebbe danzata per festeggiare la vittoria della giustizia e non per prepararsi all&#8217;ultima battaglia.</p>
<p>Noi siamo solo osservatori e testimoni, quindi non ci resta che osservare e comunicare ciò che abbiamo visto e ciò che succederà nei prossimi giorni sperando, come umani e non solo come comunicatori, che dopo 70 anni possa esserci la sterzata giusta per interrompere questa mattanza di vite e di diritti.</p>
<p><em>Patrizia Cecconi<br />
Gaza 5 aprile 2018</em><br />
da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>In ricordo di Arrigoni</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2016 23:49:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Vittorio Arrigoni]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti che passano da Gaza si disperano perché toccano con mano cosa vuol dire essere palestinese. Palestinese ovunque: a Gaza, in Cisgiordania, come nei campi profughi di un qualsiasi paese arabo. Vittorio no, non si disperava mai, aveva capito fin dall’inizio dove stavano i torti e dove le ragioni e scelse da che parte stare, senza tentennamento alcuno.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9261" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9261" alt="Vittorio Arrigoni" src="/files/2016/04/VittorioArrigoni.jpg" width="580" height="387" /><p class="wp-caption-text">Vittorio Arrigoni</p></div>
<p><em>A 5 anni dalla sua morte, l’esempio di Vittorio Arrigoni, l’attivista che visse a Gaza.</em></p>
<p><em>«Illegale, irresponsabile e pericolosa». Con queste parole l’esercito israeliano descrisse Rachel Corrie dopo la sua uccisione.</em></p>
<p><em>Con queste o simili parole, beceri «giornalisti» descrissero Vittorio dopo la sua morte.</em></p>
<p><strong>Molti che passano da Gaza si disperano perché toccano con mano cosa vuol dire essere palestinese. Palestinese ovunque: a Gaza, in Cisgiordania, come nei campi profughi di un qualsiasi paese arabo. Vittorio no, non si disperava mai, aveva capito fin dall’inizio dove stavano i torti e dove le ragioni e scelse da che parte stare, senza tentennamento alcuno. Il sentirsi costantemente dentro una grande, percepita e visibile ingiustizia non lo ha mai fiaccato. I bombardamenti, gli omicidi mirati, le perquisizioni, i sequestri dei palestinesi, che fossero uomini, donne o bambini non modificavano mai il suo stile, ed il contenuto dello scrivere: sempre attento, preciso, direi minuzioso e miracolosamente quando leggevamo tutto scorreva come un ruscello, capivamo tutto, sentivamo l’occupazione, l’umiliazione di essere oppressi sulla propria terra.</strong></p>
<p>Tutto può essere distrutto in Palestina, gli oppressori non devono dimostrare nulla, non devono rispondere a nessuno, ci ricordava spesso Vittorio quante sono le Dichiarazioni dell’Onu cui Israele non ha mai nemmeno preso in considerazione. I loro strumenti di morte possono passare sopra ogni cosa in qualsiasi momento, nel silenzio dei potenti.</p>
<p>In quella metà d’aprile del 2011 la notizia della sua morte arriva e colpisce ognuno di noi, tra chi lo conosceva personalmente, tra chi aveva letto i suoi articoli su «il manifesto» o semplicemente tra chi si chiedeva perché tanta gente era attonita, senza parola, mentre stava appiccicata davanti ad uno schermo in contatto con chi si conosceva, con chi parlasse arabo o inglese per avere notizie, per sperare che arrivasse quella determinante: era salvo.</p>
<p>Ognuno di noi aveva già vissuto questi momenti perché ce ne hanno ammazzati tanti, da Carlo, 22 anni, a Dax 26 anni, ancora prima Rachel Corrie 23 anni, Thomas Hundall, 22 anni. E poi migliaia e miglia di palestinesi, di cui Vittorio aveva cura darci nomi ed età. Invece no: la morte di Vittorio sul momento ci fece perdere la speranza, ci colpì violentemente da farci quasi svenire, il mondo s’era capovolto.</p>
<p>Trovammo lucidità coi giorni, quando andammo a rileggere le sue testimonianze, a guardare le foto ed i filmati, quando chi ne aveva rovistava nei ricordi. Capimmo che la lotta continuava, che non potevamo farne a meno, anche se per caso si volesse.<br />
Nei giorni successivi la salma arrivò nella sua Bulciago e fummo in tante e tanti da nemmeno starci ai suoi funerali, quando ci recammo a toccare la sua bara credo che molte e molti avessero potuto dare un pezzetto di se per farlo tornare in vita, senza ombra di dubbio lo avrebbero fatto. In quei giorni anche la terra di Palestina si riempì del suo ricordo, di gratitudine del popolo palestinese per uno dei figli migliori. Come ulteriore regalo Vittorio ci lasciò tante cose, anche che in quella terra non si può restare equidistanti, che occorreva saper scegliere chi da molti, troppi decenni lotta per la propria terra, la propria dignità, il proprio futuro.</p>
<p>Vittorio scriveva sempre di restare umani, di non cedere a quelli che ci vorrebbero disumanizzare. Restare umani significa seguire l’esempio di donne e uomini come Rachel, Vittorio o Tom Hundall, che hanno scelto di mettere da parte un pochino della propria ragionevolezza per non sacrificare la propria umanità.</p>
<p>di Francesco Giordano</p>
<p>testo e foto da Il Manifesto</p>
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		<title>Londra ha venduto armi a Israele per 11 milioni di dollari prima dell’offensiva contro Gaza</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 23:49:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Governo del Regno Unito approvò la vendita di armi a Israele per un valore di quasi 11 milioni di dollari sei mesi prima dell’ultima aggressione di Israele contro la striscia di Gaza, rivela “The Independent”. Secondo rivelazioni del quotidiano ‘The Independent’, l’esercito israeliano utilizzò armi ed equipaggiamenti di fabbricazione britannica durante l’operazione Borde Protector]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8252" alt="" src="/files/2014/11/carriarmati.jpg" width="580" height="325" />Il Governo del Regno Unito approvò la vendita di armi a Israele per un valore di quasi 11 milioni di dollari sei mesi prima dell’ultima aggressione di Israele contro la striscia di Gaza, rivela “The Independent”.</strong></p>
<p>Secondo rivelazioni del quotidiano ‘The Independent’, l’esercito israeliano utilizzò armi ed equipaggiamenti di fabbricazione britannica durante l’operazione Borde Protector (‘Protective Edge’) contro Gaza, nella quale morirono migliaia di palestinesi.</p>
<p>Il Governo britannico fornì a Israele i componenti necessari per droni, aerei da guerra ed elicotteri, così come per fucili da franco tiratore. In totale, tra gennaio e giugno, Londra concesse 68 licenze di esportazioni di articoli di uso militare a Israele.</p>
<p>“Il rifiuto del Governo britannico di sospendere queste autorizzazioni ha causato divisione nella coalizione e ha provocato le dimissioni dell’ex-segretaria di Stato del Regno Unito Seyeeda Warsi che rinunciò dopo aver annunciato che il comportamento di Londra era ‘moralmente indifendibile’”, segnala il quotidiano.</p>
<p>Andrew Smith, della Campagna contro il Commercio di Armi, ha confermato al giornale britannico che appena prima dell’inizio dell’offensiva del regime israeliano contro Gaza, il Regno Unito sostenne Israele con licenze per equipaggiamenti britannici.</p>
<p>Secondo dati dell’ONU, l’offensiva israeliana di luglio e agosto scorso è costata la vita a 1.980 palestinesi e ha lasciato un saldo di 10.200 feriti. Circa 365.000 profughi palestinesi hanno trovato rifugio in tende d’emergenza installate dall’ONU e dal Governo palestinese. Dall’8 luglio, 16.800 case della striscia di Gaza sono state distrutte. Da lato israeliano, il saldo delle vittime mortali è di 64 soldati e due civili.</p>
<p>informazione di RT</p>
<p>traduzione di Vincenzo Basile</p>
<p>foto: REUTERS</p>
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		<title>Terribile: Attivisti registrano assassinio di giovane palestinese fatto da franco tiratore israeliano</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2014 21:33:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Momento terribile: un giovane palestinese è stato assassinato a colpi di fucile da un franco tiratore israeliano di fronte ad una squadra di videocamere appartenenti ad un gruppo di attivisti che stava aiutandolo a trovare la sua famiglia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Momento terribile: un giovane palestinese è stato assassinato a colpi di fucile da un franco tiratore israeliano di fronte ad una squadra di videocamere appartenenti ad un gruppo di attivisti che stava aiutandolo a trovare la sua famiglia.</strong></p>
<p>Le immagini sono state registrate da Muhammad Abdellah, un attivista del Movimento pro palestinese di Solidarietà Internazionale (MSI), nel quartiere Shijaiyah della città di Gaza. Abdellah ha affermato che insieme alla sua squadra del MSI hanno deciso di accompagnare il giovane palestinese che ha detto loro che stava cercando la sua famiglia. L’hanno seguito nel tentativo di aiutare a trovare i suoi parenti.</p>
<p>Mentre camminavano, hanno ascoltato due spari. Il secondo ha colpito il ragazzo che cercava i suoi parenti. “Gli ho chiesto se poteva muoversi, perché se poteva spostarsi magari avrebbe potuto trasferirsi verso un altro luogo più sicuro ma mi ha detto: no, non posso muovermi, sento che sto perdendo sangue da tutte le parti “, ha dichiarato Abdellah.</p>
<p>Ha detto inoltre che lui e gli altri volontari del MSI sono stati incapaci di avvicinarsi al giovane, per la paura di essere raggiunti anche loro da qualche proiettile, ed effettivamente hanno salvato la vita. Un minuto dopo, il palestinese ha ricevuto un altro sparo diretto alla testa, mentre giaceva ferito nel suolo.</p>
<p>Il nome o l&#8217;età del ragazzo non hanno potuto ancora essere precisate. Tutto è stato registrato nelle videocamere.</p>
<p>da Daily Mail</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=w0VB8P5PtzM" title="Video dell'assassinato"  target="_blank" rel="nofollow">Video</a></p>
<div id="attachment_7970" style="width: 450px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7970" alt="Giovane palestinese poco prima di essere assassinato" src="/files/2014/07/joven-palestino.jpg" width="450" height="580" /><p class="wp-caption-text">Giovane palestinese poco prima di essere assassinato</p></div>
<div id="attachment_7972" style="width: 470px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7972" alt="Il giovane cerca la sua famiglia tra le rovine" src="/files/2014/07/joven-palestino-busca-a-su-familia.jpg" width="470" height="523" /><p class="wp-caption-text">Il giovane cerca la sua famiglia tra le rovine</p></div>
<div id="attachment_7971" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7971" alt=" Il giovane è colpito dallo sparo di un franco tiratore israeliano" src="/files/2014/07/joven-palestino-asesinado-por-francotirador-israelí.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text"><br />Il giovane è colpito dallo sparo di un franco tiratore israeliano</p></div>
<div id="attachment_7969" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7969" alt="Un secondo sparo lo raggiunge alla testa. Tutto il fatto è stato registrato dalle videocamere degli attivisti arabi che l'accompagnavano." src="/files/2014/07/joven-palestino-asesinado-por-francotirador-israelí1.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Un secondo sparo lo raggiunge alla testa. Tutto il fatto è stato registrato dalle videocamere degli attivisti arabi che l&#8217;accompagnavano.</p></div>
<p><a href="http://it.cubadebate.cu/notizie/2014/07/23/terribile-attivisti-registrano-assassinio-di-giovane-palestinese-fatto-da-franco-tiratore-israeliano/"><em>Pinche aquí para ver el vídeo</em></a></p>
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		<title>Erdogan paragona il governo israeliano a Hitler dopo il massacro a Gaza</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2014 21:38:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo ministro della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha criticato duramente gli attacchi dell'esercito israeliano contro la Striscia di Gaza ed ha segnalato che le autorità del paese ebraico sono più assassine e selvagge dell'ex dittatore nazista tedesco, Adolf Hitler.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7965" style="width: 869px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7965" alt="Recep Tayyip Erdogan" src="/files/2014/07/recep-tayyip-erdogan2.jpg" width="869" height="580" /><p class="wp-caption-text">Recep Tayyip Erdogan</p></div>
<p><strong>Il primo ministro della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha criticato duramente gli attacchi dell&#8217;esercito israeliano contro la Striscia di Gaza ed ha segnalato che le autorità del paese ebraico sono più assassine e selvagge dell&#8217;ex dittatore nazista tedesco, Adolf Hitler.  </strong></p>
<p>“Gli israeliani non hanno coscienza, né onore, né orgoglio. Quelli che condannano Hitler giorno e notte l&#8217;hanno superato nelle atrocità”, ha detto Erdogan questo sabato in un meeting politico nella città di Ordu.</p>
<p>Erdogan, che si è pronunciato varie volte contro gli atti di Israele, si è anche scagliato contro gli Stati Uniti per difendere le tattiche “sproporzionate” di Israele rispetto a Gaza. Inoltre, si è dispiaciuto della mancanza di una posizione più forte da parte del mondo musulmano davanti alle atrocità che succedono nella Striscia di Gaza.</p>
<p>Ha anche sollecitato ai suoi compatrioti che non maltrattino gli ebrei che vivono in Turchia. Circa 17 mila ebrei risiedono nel paese euro-asiatico.</p>
<p>Cittadini turchi hanno organizzato venerdì scorso una manifestazione di fronte al consolato israeliano ad Istanbul, a nordest della Turchia, per protestare contro i crimini.</p>
<p>Un totale di 400 persone sono morte da quando è incominciata l&#8217;offensiva israeliana 13 giorni fa. L&#8217;Israele ha intrapreso una nuova fase della sua operazione terrestre nella Striscia di Gaza, che è incominciata giovedì scorso.</p>
<p>L&#8217;offensiva sionista dell&#8217;Amministrazione del primo ministro Benjamin Netanyahu ha causato la morte di centinaia di civili palestinesi, in maggioranza bambini ed adolescenti.</p>
<p>da Telesur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Israele lancia un&#8217;offensiva terrestre contro Gaza</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2014/07/17/israele-lancia-unoffensiva-terrestre-contro-gaza/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2014 22:58:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Israele ha scatenato oggi un'operazione terrestre contro Gaza, dopo dieci giorni di bombardamenti per mettere fine al lancio di missili da questa zona palestinese controllata dal movimento islamista Hamas, ha annunciato l'esercito in un comunicato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7961" alt="" src="/files/2014/07/niño-muerto.jpg" width="580" height="329" />Israele ha scatenato oggi un&#8217;operazione terrestre contro Gaza, dopo dieci giorni di bombardamenti per mettere fine al lancio di missili da questa zona palestinese controllata dal movimento islamista Hamas, ha annunciato l&#8217;esercito in un comunicato.</strong></p>
<p>“Dopo dieci giorni di attacchi di Hamas (…) e dopo rifiuti reiterati per frenare la scalata, la Forza di Difesa dell&#8217;Israele (forze armate) ha iniziato un&#8217;operazione per garantire che i residenti israeliani possano vivere tranquillamente, senza dover sentirsi sotto un terrore continuo, ed assestare un colpo significativo alla struttura terroristica di Hamas”, precisa.</p>
<p>L&#8217;invasione terrestre mobiliterà corpi di fanteria, di artiglieria e di intelligenza, con appoggio dell&#8217;aeronautica e della marina”, aggrega.</p>
<p>L&#8217;annuncio è stato dato mentre era in atto un intenso bombardamento aereo, marittimo e terrestre della Striscia di Gaza e di colpi dei carri armati concentrati sulla frontiera, ha indicato un giornalista dell&#8217;AFP che era sul posto.</p>
<p>Al meno 240 palestinesi, nella loro gran maggioranza civili e tra questi numerosi bambini, sono morti dall&#8217;inizio dei bombardamenti aerei israeliani l’8 luglio scorso, secondo dati delle organizzazioni non governative.</p>
<p>con informazioni di AFP</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Gaza: vi comunichiamo che la vostra casa sarà distrutta in brevi istanti</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2014/07/14/gaza-vi-comunichiamo-che-la-vostra-casa-sara-distrutta-brevi-istanti/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2014 23:25:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un proiettile di mortaio colpisce il tetto. La gente che vive nelle case vicine comincia a gridare. L'avviso!! Il tono è di paura o panico. In questione di minuti, quanti nessuno lo sa, si produce un'esplosione molto più grande. Se c'è qualcuno in casa, avrebbe dovuto rendersi conto, ma nessuno può dirlo. A volte, credono che l'esplosione sia stata in una casa vicina o decidono di nascondersi in cantina. Devono prendere rapidamente una decisione. 57 secondi dopo, arriva il missile e non provoca danni minori o solo nella parte superiore. La casa rimane completamente distrutta.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7950" alt="" src="/files/2014/07/gaza-misil-de-israel.jpg" width="550" height="325" />L&#8217;Esercito israeliano lo chiama ‘avviso nel tetto’. Afferma che è una forma per ridurre il numero dei civili morti. Suppone un riconoscimento molto poco implicito che in questa occasione stanno attaccando zone residenziali, case dove vive gente.  </strong></p>
<p>Un proiettile di mortaio colpisce il tetto. La gente che vive nelle case vicine comincia a gridare. L&#8217;avviso!! Il tono è di paura o panico. In questione di minuti, quanti nessuno lo sa, si produce un&#8217;esplosione molto più grande. Se c&#8217;è qualcuno in casa, avrebbe dovuto rendersi conto, ma nessuno può dirlo. A volte, credono che l&#8217;esplosione sia stata in una casa vicina o decidono di nascondersi in cantina. Devono prendere rapidamente una decisione. 57 secondi dopo, arriva il missile e non provoca danni minori o solo nella parte superiore. La casa rimane completamente distrutta.</p>
<p>Ci sono stati casi nei quali sono passati cinque minuti tra il primo proiettile e la distruzione totale, in altri quindici.</p>
<p>Ovviamente, ci sono casi senza avviso quando i militari volevano ammazzare tutte le persone che stavano in quel momento nell&#8217;obiettivo, o pretendevano ammazzare una sola persona, ma non gli importava  eliminare anche la sua famiglia. Nella notte del sabato, hanno attaccato l&#8217;edificio dove c’è la casa del capo della polizia di Gaza. Sono morte 18 persone, tutta la sua famiglia. L’altro giorno era stata data la notizia che il poliziotto era in stato critico, ma domenica si è saputo che è sopravvissuto.</p>
<p>Ci sono stati anche casi in cui l&#8217;avviso iniziale è consistito in un messaggio per SMS, ma in seguito l&#8217;attacco non ha avuto luogo. È un caso ovvio di guerra psicologica, come il lancio di volantini su una zona in cui ‘si raccomanda’ ai suoi abitanti che abbandonino un quartiere o, come è successo questo fine settimana, quasi tutto il nord di Gaza, davanti ad un possibile attacco via terra.</p>
<p>Netanyahu ha affermato che quello che noi consideriamo zone civili sono in realtà centri di comando di Hamas, luoghi da dove si coordinano e dirigono gli attacchi con missili su territorio israeliano. In questo caso, perché li avvisano con alcuni secondi o minuti di anticipo per dargli l&#8217;opportunità di scappare?</p>
<p>“In nessun modo si può considerare un avviso effettivo lanciare un missile su una casa abitata da civili. Abbiamo documentato casi di civili morti o feriti da questi missili in precedenti operazioni militari israeliane a Gaza”, ha detto Philip Luther, di Amnesty International.</p>
<p>L&#8217;agenzia Efe ha un&#8217;altra forma di definirlo: “Esercito israeliano insegna ai palestinesi come proteggersi dai missili di Gaza”. Così come lo raccontano, è un gesto educativo, quasi umanitario.</p>
<p>preso da Guerra Eterna</p>
<p>di Iñigo Saenz de Ugarte</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Obama appoggia offensiva israeliana contro Gaza</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2014/07/09/obama-appoggia-offensiva-israeliana-contro-gaza/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2014 23:36:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre l'Autorità palestinese sollecitava protezione internazionale per l'indiscriminato bombardamento contro Gaza, il governo di Obama ha espresso il suo appoggio all'operazione militare israeliana. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7934" alt="" src="/files/2014/07/gaza-bombardeo.jpeg" width="580" height="335" />Mentre l&#8217;Autorità palestinese sollecitava protezione internazionale per l&#8217;indiscriminato bombardamento contro Gaza, il governo di Obama ha espresso il suo appoggio all&#8217;operazione militare israeliana.  </strong></p>
<p>Il Segretario di Stampa della Casa Bianca Josh Earnest ha parlato con i giornalisti martedì.</p>
<p>Earnest ha dichiarato:</p>
<p>“Mi permetta di cominciare dicendo che condanniamo energicamente il continuo lancio di missili contro Israele e gli attacchi deliberati contro la popolazione civile da parte di organizzazioni terroriste di Gaza. Nessun paese può accettare il lancio di missili contro i civili ed appoggiamo il diritto di Israele a difendersi contro gli attacchi violenti.”</p>
<p>con informazioni di Democracy Now</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Pioggia di scarpe e pietre su Ban Ki-moon a Gaza</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:33:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, si dispiacque oggi della situazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri di Israele, dopo essere stato bersaglio di scarpe e pietre lanciate dagli abitanti della Striscia di Gaza. Il titolare dell'ONU realizza questo giovedì una visita a questo territorio, dopo avere avuto un colloquio ieri a Gerusalemme col presidente israeliano, Shimon Peres, ed il primo ministro, Benjamin Netanyahu. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2961" src="/files/2012/02/manifestantes-palestinos-co.jpg" alt="" width="300" height="225" />Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, si dispiacque oggi della situazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri di Israele, dopo essere stato bersaglio di scarpe e pietre lanciate dagli abitanti della Striscia di Gaza. </strong></p>
<p>Il titolare dell&#8217;ONU realizza questo giovedì una visita a questo territorio, dopo avere avuto un colloquio ieri a Gerusalemme col presidente israeliano, Shimon Peres, ed il primo ministro, Benjamin Netanyahu.</p>
<p>Una nota dell&#8217;ufficio del portavoce ufficiale dell&#8217;organizzazione mondiale indica che rappresentanti della società civile di Gaza cancellarono un incontro programmato col titolare dell&#8217;ONU per protestare contro la situazione dei prigionieri palestinesi in Israele.</p>
<p>Il segretario generale si dispiace della perdita di questa opportunità per un importante scambio con membri della società di Gaza, sottolinea il comunicato.</p>
<p>Espressa che Ban Ki-moon è preoccupato con il tema dei carcerati palestinesi e che ieri sera sostenne una riunione col ministro israeliano incaricato di questo tema, Issa Karake.</p>
<p>Il massimo responsabile dell&#8217;ONU e la sua comitiva riceverono oggi una pioggia di scarpe e pietre arrivando a Gaza da parte dei manifestanti che l&#8217;accusavano di essere parziale a beneficio di Israele.</p>
<p>Il funzionario finisce in questo territorio un viaggio che cominciò ad Addis Abeba, dove partecipò ad un Incontro dell&#8217;Unione Africana, e continuò verso la Giordania ed Israele.</p>
<p>In queste due ultime tappe ha insistito sulla necessità di riannodare le conversazioni di pace tra israeliani e palestinesi, paralizzate da due anni per l&#8217;intransigenza di Tel Aviv nel continuare la costruzione di insediamenti di coloni nelle terre occupate.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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