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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Yoani Sanchez</title>
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		<title>Traduttore ufficiale di Yoani Sánchez in italiano: “Lei pensa solo ai soldi”</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2014/05/12/traduttore-ufficiale-di-yoani-sanchez-italiano-lei-pensa-solo-ai-soldi/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2014 22:00:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Yoani Sánchez ha disdetto il contratto con La Stampa e ha fatto di me un uomo libero, ché fino a ieri non potevo dire quel che pensavo, visto che la traducevo. (…)Ho avuto il torto di credere nella lotta di Yoani Sánchez (…), una lotta che partiva dal basso per colpire il potere (…). Mi sono dovuto rendere conto – a suon di cocenti delusioni – che l’opposizione di Yoani era lettera morta (…), mi sono reso conto di avere a che fare con una persona che mette al primo posto interessi per niente idealistici. Una blogger che conduce la sua vita tranquilla, che a Cuba nessuno conosce e che nessuno infastidisce, che non viene minacciata, imprigionata, zittita, che non ha problemi a entrare e uscire dal suo paese.”]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7821" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7821" alt="Yoani Sanchez e Gordiano Lupi" src="/files/2014/05/yoani-sanchez-luppi-traductor-italiano-580x435.jpeg" width="580" height="435" /><p class="wp-caption-text">Yoani Sanchez e Gordiano Lupi</p></div>
<p><i>“Yoani Sánchez ha disdetto il contratto con </i><em>La Stampa</em><i> </i><i>e ha fatto di me un uomo libero, ché fino a ieri non potevo dire quel che pensavo, visto che la traducevo. (…)Ho avuto il torto di credere nella lotta di Yoani Sánchez (…), una lotta che partiva dal basso per colpire il potere (…). Mi sono dovuto rendere conto – a suon di cocenti delusioni – che l’opposizione di Yoani era lettera morta (…), mi sono reso conto di avere a che fare con una persona che mette al primo posto interessi per niente idealistici. Una blogger che conduce la sua vita tranquilla, che a Cuba nessuno conosce e che nessuno infastidisce, che non viene minacciata, imprigionata, zittita, che non ha problemi a entrare e uscire dal suo paese.”</i></p>
<p><strong>Con queste parole, lo scorso 9 maggio, il giornalista, scrittore e traduttore italiano </strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gordiano_Lupi"  target="_blank" rel="nofollow">Gordiano Lupi</a><strong> iniziava una </strong><a href="http://www.tellusfolio.it/index.php?cmd=v&amp;id=17330"  target="_blank" rel="nofollow">lettera aperta</a><strong> diretta alla famosa blogger cubana Yoani Sánchez. </strong></p>
<p><strong>Lupi, che durante gli ultimi sei anni ha tradotto – per il quotidiano italiano </strong><a href="http://www.lastampa.it/Blogs/generacion-y"  target="_blank" rel="nofollow"><i>La Stampa</i></a><strong><i> </i></strong><strong>– il blog della mediatica controrivoluzionaria cubana, si lanciava in un veemente sfogo contro Yoani Sánchez e mostrava la sua frustrazione e la sua delusione per aver scoperto il vero volto di una donna che in passato gli aveva suscitato ambizioni idealistiche e sogni democratici, corretti o incorretti che si considerino.</strong></p>
<p><strong>La delusione di Lupi era ben evidente in altri frammenti della sua lettera aperta che sembrava un più o meno velato <i>mea culpa </i>per aver considerato la blogger come una compagna di una lotta nella quale il giornalista italiano sembrava – e sembra – credere autenticamente.</strong></p>
<p><i>“Per la sua bella faccia mi sono preso offese e minacce di castristi e comunisti italiani, per aver condiviso una lotta inesistente, un sogno di libertà sperato da molti, ma non certo da lei, che pensava solo al denaro proveniente da premi e contratti. (…) Ho creduto in una lotta ideale che non esisteva. In realtà lo scopo di Yoani Sánchez è sempre stato quello di diventare </i><em>ricca e famosa</em><i>. Adesso l’ha raggiunto. (…) Adesso Yoani Sánchez aprirà un periodico </i><em>farlocco</em><i>, come li chiamiamo qui in Italia, (…) insieme ai suoi amichetti, che a Cuba non leggerà nessuno (…). Ma a Yoani cosa importa? A lei basta che qualcuno lo finanzi, che si legga a Miami, tanto in Spagna, che la comunità cubana continui a illudersi per una paladina inesistente. (…) Fin qui abbiamo viaggiato insieme, cara Yoani. Adesso basta. Il mio viaggio prosegue da solo, lontano dalle tue mire. (…) L’ha detto anche Fidel Castro che sarà la storia a decidere. Vediamo chi assolverà.”</i></p>
<p>Certamente bisogna considerare lodevole un gesto di tale onestà intellettuale da parte di una persona che dimostra di credere veramente nella sua causa e di avere l’umiltà di riconoscere i suoi errori. Tuttavia, tale onestà, per risultare completamente autentica, richiederebbe di essere accompagnata da almeno altre due lettere aperte; una diretta a tutti i lettori italiani, a tutte quelle persone le cui opinioni, negli ultimi sei anni, sono state forgiate – e manipolate – con notizie assolutiste che ora risultano essere state il frutto di un errore di valutazione del giornalista e imposte da vincoli contrattuali ed editoriali; e un’altra diretta a tutti coloro che in questi anni hanno infruttuosamente tentato di interloquire con il signor Gordiano Lupi circa le contraddizioni della blogger e che hanno solamente ricevuto – e leggendo le sue parole, continuano a ricevere – l’anacronistica e riduttiva etichetta di pro-castristi.</p>
<p>di Vincenzo Basile</p>
<p>Preso dal blog <a href="http://desdeminsulacuba.com/"  target="_blank" rel="nofollow">Desde mi Ínsula</a></p>
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		<title>Una lettera aperta a Yoani Sanchez</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2013/04/30/una-lettera-aperta-yoani-sanchez/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 00:06:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
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		<category><![CDATA[Yoani Sanchez]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono un'attivista ispanico-siriana dedicata da anni alla difesa della libertà di espressione, centrata soprattutto nella regione del Medio Oriente. Poiché non sono informata sulla realtà cubana, sono molto ricettiva ad ascoltare voci che mi avvicinino ad un contesto che mi è risultato sempre difficile comprendere attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali. Ho saputo recentemente che cominciavi una visita in Spagna per impartire conferenze e mantenere diversi incontri con rappresentanti politici ed ho seguito molto da vicino le tue impressioni attraverso i mezzi di comunicazione e le reti sociali.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_6627" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-6627" src="/files/2013/04/yoani_sanchez.jpg" alt="Yoani Sanchez a Madrid. Foto: AP" width="580" height="387" /></strong><p class="wp-caption-text">Yoani Sanchez a Madrid. Foto: AP</p></div>
<p>Sono un&#8217;attivista ispanico-siriana dedicata da anni alla difesa della libertà di espressione, centrata soprattutto nella regione del Medio Oriente. Poiché non sono informata sulla realtà cubana, sono molto ricettiva ad ascoltare voci che mi avvicinino ad un contesto che mi è risultato sempre difficile comprendere attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali. </strong>Ho saputo recentemente che cominciavi una visita in Spagna per impartire conferenze e mantenere diversi incontri con rappresentanti politici ed ho seguito molto da vicino le tue impressioni attraverso i mezzi di comunicazione e le reti sociali.</p>
<p>Mi ha sorpreso l&#8217;ammirazione che dimostri verso le politiche ed istituzioni di questo paese. Non nego che magari possa considerare aspetti che possano, a quelli che viviamo qui, passare inosservati, ma la cosa certa è che la nostra realtà è molto lontana da essere uno specchio in cui volere mirarsi. Credo che siamo distanti da potere essere segnalato come esempio da seguire e come formula da imitare.</p>
<p>Questo paese fa male. Questo paese si rovina sotto il peso degli sfratti, disuguaglianze ed ingiustizie. Gli spagnoli vediamo come ci vengono strappati quotidianamente i diritti che sono costati decadi conquistare. Vediamo come la sanità pubblica della quale c&#8217;inorgoglivamo sparisce e come l&#8217;educazione universale alla quale aspiravamo rimane sempre più lontana.</p>
<p>Il diritto alla casa che cita la nostra Costituzione è stato ignorato dal partito che governa attualmente ed anche dall&#8217;anteriore. La cifra di sfratti della prima casa è arrivata a superare i 500 al giorno ed ora è in 115. Questo significa che migliaia, centinaia di migliaia di famiglie rimangono senza tetto, senza casa e senza possibilità di protezione per i loro figli. Il numero aumenta, mentre il nostro Governo si rifiuta di cambiare una legge ingiusta ed abusiva che obbliga a quelli che perdono la loro casa a continuare a pagarla.</p>
<p>Tutta questa sofferenza non è conseguenza di un disastro naturale. Non è una disgrazia che è sopravvenuta, caduta sulla cittadinanza spagnola. È il prodotto di una pianificazione metodica svolta da quei rappresentanti politici dei quali ti circondi. Quelli che ti invitano al Congresso e quelli che chiacchierano con te sui diritti umani nel tuo paese dopo avere promosso l&#8217;invasione di quello degli altri, rovinando il futuro di varie generazioni di iracheni.</p>
<p>E sì, è certo che la Spagna è una democrazia, e che questi politici che ti appoggiano nella tua visita hanno vinto le elezioni. Ma è una democrazia con una legge elettorale chirurgicamente progettata per sostenere un sistema bipartitico che ci permette di scegliere tra la stessa cosa e la stessa cosa? Una democrazia che permette di votare ogni quattro anni, ma che restringe e limita sempre di più qualunque altro tipo di partecipazione cittadina. Per questo motivo, per cambiare un sistema che ci emargina nella presa delle decisioni, siamo scesi in strada il 15 maggio 2011, sfidando minacce legali del Governo e ricevendo multe e colpi dagli stessi poliziotti incaricati di proteggerci.  Per questo motivo seguiamo e continueremo ad uscire sulle strade.</p>
<p>Ci rallegra che stimi i nostri risultati come paese, ma frequentando la nostra elite politica, legittimi un sistema che gran parte della cittadinanza lotta per cambiare per costruirne uno più giusto.</p>
<p>Se qualcosa ho imparato in tutti questi anni lavorando per la libertà ed i diritti umani, è che i nemici dei nostri nemici non sono necessariamente i nostri amici. Oggi mi piacerebbe domandarti se ti sei fermata ad analizzare le agende politiche di quelli che si avvicinano alla tua causa, se credi che può essere un garante chi dice difendere i diritti in paesi stranieri, mentre fa tutto il possibile per strangolarli nel suo. Mi piacerebbe domandarti, infine, se basta affermarsi nel lato contrario a quello del regime cubano per stare dalla tua parte.</p>
<p>di Leila Nachawati</p>
<p>preso da Zona Critica</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Chi c’è dietro Yoani Sanchez?</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 23:37:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La supposta popolarità della blogger cubana Yoani Sanchez in Twitter è discussa dal quotidiano messicano La Jornada, poiché la quarta parte dei suoi seguaci nella rete sociale sono account inattivi. D’accordo con l'articolo “Chi c’è dietro Yoani Sanchez?”, del giornalista Salim Lamrani, circa 50 mila seguaci della Sanchez sono in realtà account fantasma, che creano l'illusione che la blogger goda di una grande notorietà nelle reti sociali.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_3293" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-medium wp-image-3293" src="/files/2012/02/yoani-sanchez-2-300x220.jpg" alt="Yoani Sanchez" width="300" height="220" /><p class="wp-caption-text">Yoani Sanchez</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>La supposta popolarità della blogger cubana Yoani Sanchez in Twitter è discussa dal quotidiano messicano La Jornada, poiché la quarta parte dei suoi seguaci nella rete sociale sono account inattivi. </strong></p>
<p>D’accordo con l&#8217;articolo “Chi c’è dietro Yoani Sanchez?”, del giornalista Salim Lamrani, circa 50 mila seguaci della Sanchez sono in realtà account fantasma, che creano l&#8217;illusione che la blogger goda di una grande notorietà nelle reti sociali.</p>
<p>Dei 214 mila 63 profili del suo account, 27 mila 12 sono vuoti (senza foto) e 20 mila rivestono le caratteristiche di account fantasmi con un&#8217;attività inesistente nella rete (da zero a tre messaggi mandati dalla creazione dell’account), afferma Lamrani.</p>
<p>Tra gli account fantasma, aggrega, tre mila 363 non hanno nessun seguace e due mila 897 seguono solo l’account della blogger, mentre alcuni presentano caratteristiche abbastanza strane, non avendo seguaci, e seguendo solo Sanchez ed avere emesso più di due mila messaggi.</p>
<p>Ricorda che la popolarità in questa rete sociale dipende dal numero di seguaci, perché quanto più numerosi sono, maggiore è l&#8217;esposizione dell’account, insieme ad esistere una forte correlazione tra il numero di persone seguite e la visibilità.</p>
<p>Secondo Lamrani, l&#8217;operazione destinata a creare una popolarità fittizia via Twitter è impossibile da realizzare senza accesso ad Internet, oltre a precisare appoggio tecnologico ed un presupposto conseguente.</p>
<p>Per un esercito di 25 mila seguaci inventati in Twitter si pagano fino a due mila dollari, e per 500 profili utilizzati da 50 persone possono spendersi tra 12 mila e 15 mila dollari, cita Lamrani in uno studio realizzato dal quotidiano.</p>
<p>L&#8217;articolo qualifica inoltre come difficilmente credibile la versione della blogger che twittea via sms senza accesso alla web, è un fatto assolutamente impossibile seguire a oltre 80 mila persone, solo per sms od a partire da una connessione settimanale da un hotel.</p>
<p>Secondo Lamrani, la blogger emette una media di 9,3 messaggi al giorno, mentre nel 2011 pubblicò circa 400 messaggi al mese, per quello che, considerando che il prezzo di un messaggio in Cuba è di un peso convertibile (CUC), rappresenta un totale di 400 CUC mensili in quell&#8217;attività.</p>
<p>Sanchez spende in Cuba una somma che corrisponde, se fosse francese, a 25 mila euro mensili in Twitter, cioè 300 mila euro annuali. Da dove procedono le risorse necessarie a queste attività?, discute il giornalista.</p>
<p>Quante persone seguono realmente le attività dell&#8217;oppositrice cubana nella rete sociale? Chi finanzia la creazione di account fittizi? Con quale obiettivo? Quali sono gli interessi che si nascondono dietro la figura da Yoani Sanchez?, sono altre dei punti interrogativi che espone Lamrani.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>La traduzione come frode: come si fabbrica il mito Yoani Sanchez?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 22:02:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[Come previsto, Bloomberg e Reuters hanno sfumato la loro informazione sulla recente visita a Cuba della presidentessa brasiliana Dilma Rousseff con allusioni alla campagna di Yoani Sanchez su Twitter, in cui ha cercato di far pressione su Rousseff perché convinca il governo cubano a concedergli un visto d'uscita che le permetta di assistere ad un atto di propaganda a Salvador de Bahia (Brasile).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3029" src="/files/2012/02/yoani-dinero-yanky.jpg" alt="" width="300" height="250" />Come previsto, Bloomberg e Reuters hanno sfumato la loro informazione sulla recente visita a Cuba della presidentessa brasiliana Dilma Rousseff con allusioni alla campagna di Yoani Sanchez su Twitter, in cui ha cercato di far pressione su Rousseff perché convinca il governo cubano a concedergli un visto d&#8217;uscita che le permetta di assistere ad un atto di propaganda a Salvador de Bahia (Brasile).</strong></p>
<p>Nulla ci sorprende. Per iniziare, Sanchez ha l&#8217;egoistica sfacciataggine di insistere che tutto il mondo si occupi di lei quando, in parallelo, per oltre un decennio gli Stati Uniti hanno negato la concessione dei visti di entrata alle sue compatriote Olga Salanueva e Adriana Pérez O&#8217;Connor perché potessero visitare i loro mariti (René González e Gerardo Hernández, due dei Cinque Eroi cubani), che sono ingiustamente imprigionati. Ma che colpa ha lei se le basta scrivere un tweet perché i media accorrano sbavando e le diano lo stesso valore delle dichiarazioni di Rousseff contro il gulag di Guantanamo? In ultima analisi, queste cose formano parte di un piano di marketing che conta con la complicità dei media.</p>
<p>Tuttavia, la cosa interessante di questo tweet è che la stampa in lingua inglese non si é limitata a fare una semplice traduzione ed a diffonderla, ma ha mentito con premeditazione e slealtà. E&#8217;difficile indovinare dove ha avuto origine la frode, poiché sia Bloomberg che Reuters hanno usato parole quasi identiche.</p>
<p>Matthew Bristow e Cris Valerio hanno informato per Bloomberg nella seguente maniera:<br />
Sanchez, 36 anni, che si oppone al governo di Castro sul suo blog Generazione Y, ha alluso alla persecuzione della Rousseff da parte della dittatura brasiliana (1964-1985) all&#8217;esigere che le concedano un visto per assistere alla proiezione in Salvador di un documentario in cui lei appare. Negli ultimi quattro anni alla Sanchez è stato negato viaggiare all&#8217;estero.</p>
<p>&#8220;Ho visto una foto della giovane Dilma, seduta su una panca con gli occhi bendati davanti agli uomini che l&#8217;accusavano&#8221; ha scritto Sanchez su Twitter il 24 gennaio. &#8220;Così mi sento io ora.&#8221; [“I saw a photo of young Dilma, sitting on a bench blindfolded as men accused her,” Sanchez wrote Jan. 24 on Twitter. “I feel that way right now.”]<br />
Nel frattempo Jeff Franks della Reuters scriveva:</p>
<p>La scorsa settimana, Sanchez ha annunciato su Twitter che aveva visto una fotografia della &#8220;giovane Dilma, seduta su una panca con gli occhi bendati davanti agli uomini che l&#8217;accusavano. Così mi sento io ora.&#8221; [Last week, Sanchez wrote on Twitter that she had seen a photograph of “young Dilma, sitting on a bench blindfolded as men accused her. I feel that way now.” "]</p>
<p>Senza dubbio si tratta di un&#8217;immagine irresistibile: una giovane donna con gli occhi bendati, vessata da uomini urlanti. Si, è molto commovente, tranne per il fatto che questa foto non esiste.</p>
<p>Questo è esattamente ciò che Sanchez ha detto su Twitter:<br />
&#8220;#cuba ho visto di @Dilmabr giovane seduta sul banco degli accusati e giudicata da uomini con il volto coperto. Così mi sento io ora.&#8221;</p>
<p>La traduzione fraudolenta di Bloomberg e Reuters alterò il verbo &#8216;coprire&#8217; con &#8216;bendare&#8217;, che non è un errore innocente date le circostanze di un processo militare. Ma va ben oltre l&#8217;alterazione del significato, poiché in inglese non sono i giudici accusatori che &#8220;si coprono il volto&#8221;, ma Rousseff che &#8220;ha gli occhi bendati&#8221;.</p>
<p>Menzione speciale merita la poverissima scrittura di Yoani Sanchez, che grida per alcune lezioni di grammatica. La stampa in spagnolo non ha potuto resistere a ritoccare il suo tweet. Il quotidiano argentino La Nacion lo ha migliorato così:</p>
<p>&#8220;Ho visto la foto di Dilma seduta sul banco degli accusati e sotto processo da uomini che si coprono il volto. Così mi sento io ora.&#8221;<br />
(Si noti che la versione de La Nacion ha 129 caratteri, spazi inclusi, ancora sotto la soglia dei 140 che permette Twitter)</p>
<p>E qui sotto c&#8217;è la foto. Dilma non ha gli occhi bendati. Due uomini in uniforme militare nascondono la loro faccia alla macchina fotografica con le mani.</p>
<div id="attachment_3030" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-medium wp-image-3030" src="/files/2012/02/dilma-rousseff-300x411.jpg" alt="Dilma Rousseff" width="300" height="411" /><p class="wp-caption-text">Dilma Rousseff</p></div>
<p>Grazie a Wikileaks, da qualche tempo, sappiamo che la finta intervista di Yoani Sanchez a Barack Obama fu in realtà un prodotto fabbricato dalla Sezione di Interessi degli Stati Uniti a L&#8217;Avana, non da lei. Come é possibile che una blogger cubana possa contare sull&#8217;aiuto di un team di quel calibro; il personale diplomatico di una superpotenza messo a sua disposizione e una stampa corporativa che altera e affina i suoi tweets?</p>
<p>Chi ha cercato la foto di Rousseff negli archivi e non ha esitato a equiparare il Dipartimento per l&#8217;Immigrazione di Cuba con la dittatura militare del Brasile, con una falsa traduzione, concepita per disinformare e convertire il giorno per giorno di Yoani Sanchez in qualcosa di tragico e struggente?</p>
<p>Il marketing ha imparato, molto tempo fa, la vecchia legge psicologica della contiguità, secondo la quale gli esseri umani tendono ad associare idee o immagini con idee o immagini che immediatamente le precedono e, quindi, il martirio che evoca la fabulazione di Dilma Rousseff di fronte, con gli occhi bendati, ai latrati dei militari brasiliani non è lì per caso, ma bensì per creare nel lettore l&#8217;effetto di realtà che Yoani Sanchez è la nuova martire della nostra epoca, perché non dobbiamo dimenticare che quasi tutto il mondo suole far per buona la versione offerta dai media e che quasi nessuno avrà preso la briga di cercare la foto.</p>
<p>Allora chi c&#8217;è dietro questo inganno? Si accettano scommesse.</p>
<p>scritto da Manuel Talens e Machetera (Tratto da Tlaxcala)</p>
<p>preso da resistenciasiempre.blogspot.com</p>
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		<title>Obama non rispose mai all’intervista della blogger cubana Yoani Sanchez</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2011/09/06/obama-non-rispose-mai-allintervista-della-blogger-cubana-yoani-sanchez/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 16:53:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>
		<category><![CDATA[Yoani Sanchez]]></category>

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		<description><![CDATA[Una nota rivelata dal sito Wikileaks prova che il presidente statunitense, Barack Obama, non ha risposto mai ad un'intervista della blogger cubana Yoani Sanchez nel 2009, ha sottolineato oggi il telegiornale nazionale di Cuba. Il questionario con una brutta copia delle risposte è stato inviato dall'Ufficio di Interessi degli Stati Uniti a L'Avana (SINA) il 28 agosto 2009 e sono passati quasi quattro mesi per restituirlo, secondo la fonte.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1741" src="/files/2011/09/yoani-obama-dolares.jpg" alt="" width="300" height="250" />Una nota rivelata dal sito Wikileaks prova che il presidente statunitense, Barack Obama, non ha risposto mai ad un&#8217;intervista della blogger cubana Yoani Sanchez nel 2009, ha sottolineato oggi il telegiornale nazionale di Cuba.</p>
<p>Il questionario con una brutta copia delle risposte è stato inviato dall&#8217;Ufficio di Interessi degli Stati Uniti a L&#8217;Avana (SINA) il 28 agosto 2009 e sono passati quasi quattro mesi per restituirlo, secondo la fonte.</p>
<p>La devoluzione ritornò quasi esattamente con un alto percento di coincidenza con la versione originale, compresa la stessa introduzione nella quale Obama si congratula con la Sanchez per il premio Maria Moors Cabot dell&#8217;Università della Columbia.</p>
<p>I cambiamenti, come nel resto dell&#8217;intervista, sono stati minimi, ha sottolineato il giornalista riferendosi alla nota del capo della SINA, Jonathan Farrar.</p>
<p>Inoltre, il documento di Farrar portava le domande che la Sanchez avrebbe inviato al presidente cubano, Raul Castro, e che lei stessa rivelò non aver mai inviato.</p>
<p>Yoani Sanchez non aspettava una risposta di Raul Castro, perché lei stessa confessò che non aveva inviato le domande al presidente cubano, ha scritto il diplomatico nordamericano al Dipartimento di Stato.</p>
<p>Che cosa faceva un questionario diretto al presidente Raul Castro in una nota della rappresentazione diplomatica degli Stati Uniti a L&#8217;Avana?, si domandò il telegiornale.</p>
<p><strong>(Prensa Latina)</strong></p>
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