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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; vittoria</title>
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		<title>Fidel: oggi è un giorno glorioso che nulla o nessuno potrà cancellare dalla storia</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 19:20:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fatto che Playa Girón ritornasse nelle nostre mani, 66 ore dopo che gli esploratori della forza invaditrice calpestassero le coste della nostra patria, dimostra il vigore del fulminante contrattacco con cui gli invasori furono costretti a scontrarsi. Si lottò incessantemente giorno e notte senza un solo minuto di tregua. A 3 miglia, dalla costa, una ben allestita squadra statunitense, che includeva una portaerei e truppe di marines pronti a intervenire, osservava gli sviluppi della controfensiva rivoluzionaria ed il susseguersi dei fatti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-12059" alt="Fidel-Castro-Bahia-Cochinos-Giron_EDIIMA20161126_0201_19-580x395" src="/files/2021/04/Fidel-Castro-Bahia-Cochinos-Giron_EDIIMA20161126_0201_19-580x395.jpg" width="580" height="395" />DISCORSO PRONUNCIATO DAL COMANDANTE IN CAPO FIDEL CASTRO RUZ, PRESIDENTE DEI CONSIGLI DI STATO E DEI MINISTRI DELLA REPUBBLICA DI CUBA, IN OCCASIONE DEL 40 ANNIVERSARIO DEI COMBATTIMENTI DI GIRON E DELLA PRIMA GRAN SCONFITTA DELL’IMPERIALISMO IN AMERICA, EFFETTUATO A PLAYA GIRON, IL 19 APRILE 2001</strong></p>
<p>Familiari dei caduti;</p>
<p>Combattenti di Playa Girón;</p>
<p>Compatrioti:</p>
<p>Tre giorni fa abbiamo commemorato la proclamazione del carattere socialista della Rivoluzione, e abbiamo reso omaggio ai giovani artiglieri caduti in combattimento mentre respingevano il vile e improvviso attacco degli aerei appartenenti al governo degli Stati Uniti, mascherati con i colori dell’aviazione cubana. Oggi ricordiamo due avvenimenti importanti: la schiacciante vittoria delle forze rivoluzionarie e la prima sconfitta dell’imperialismo in America.</p>
<p>Il fatto che Playa Girón ritornasse nelle nostre mani, 66 ore dopo che gli esploratori della forza invaditrice calpestassero le coste della nostra patria, dimostra il vigore del fulminante contrattacco con cui gli invasori furono costretti a scontrarsi. Si lottò incessantemente giorno e notte senza un solo minuto di tregua. A 3 miglia, dalla costa, una ben allestita squadra nordamericana, che includeva una portaerei e truppe di marines pronti a intervenire, osservava gli sviluppi della controfensiva rivoluzionaria ed il susseguersi dei fatti, ad un ritmo tale che, se avesse avuto l’ordine di attaccare, non avrebbe trovato né forza invaditrice da appoggiare né pista sicura dove un governo fantoccio potesse atterrare.</p>
<p>Non serve entrare nei dettagli. Nella recente conferenza intitolata &#8220;Girón: 40 anni dopo&#8221;, si è fatta una descrizione abbastanza particolareggiata degli eventi, che venne trasmessa a tutto il popolo, per nove giorni, negli spazi delle Tavole Rotonde. Si sono scritti nuovi libri, ed altri si scriveranno. Due generazioni di cubani avevano bisogno di conoscere, nella forma più viva e più realistica possibile, avvenimenti di grande importanza a cui parteciparono personalmente, i loro padri e i loro nonni o li vissero da molto vicino.</p>
<p>Dopo questa conferenza, e nel momento esatto dell’anniversario di Girón, questa sete di sapere è notevolmente cresciuta. Senza dubbio, conoscere attraverso coloro che ancora possono narrare la storia con i loro ricordi ancora freschi e i documenti necessari, non è lo stesso che ricevere notizie attraverso i freddi racconti e relazioni su quanto accadde, per esempio, quando gli inglesi presero l’Avana, o sulla sconfitta di Napoleone a Waterloo.</p>
<p>Dopo il trionfo della Rivoluzione nel 1959, nessun fatto ha segnato tanto il destino ed il futuro del nostro popolo quanto la battaglia di Girón.</p>
<p>Lunedì parlavamo di ciò che ha significato il socialismo per la nostra patria come processo rivoluzionario, che ci ha collocato al vertice della storia odierna delle nazioni latinoamericane e caraibiche. In questo momento sento una necessità speciale di ricordare ed invocare José Martí. Quando scrisse la sua famosa lettera, che non potè concludere, confessò che tutto quello che aveva fatto fino a quel giorno, e che avrebbe fatto in seguito, lo aveva fatto per evitare, con l’indipenza di Cuba che gli Stati Uniti si gettassero con più forza sulle nostre terre d’America. In quel momento non poteva sapere che, poche ore dopo, sarebbe morto. E morì fisicamente, per rinascere trasformato in idee e per continuare a fare ciò che aveva detto che avrebbe fatto: non solo per impedire in tempo che Cuba diventasse parte di una forza che sarebbe caduta sopra i popoli d’America, ma perché la stessa si trasformasse in trincea di idee ed in inespugnabile fortezza di fronte al nemico dei popoli latinoamericani, e i cui figli, nel momento di servire la loro altra patria, che egli chiamava umanità, serviranno anche alla causa di molti altri popoli del mondo (Esclamazioni ed applausi).</p>
<p>La sua Rivoluzione, ricominciata lo stesso anno del suo centenario2 da noi che abbiamo avuto il privilegio di ricevere la luce inspiratrice del suo infinito patriottismo, riuscendo, volta per volta, a superare pesanti insuccessi e montagne di ostacoli che sembravano insormontabili, entrò vittoriosa nel nuovo millennio.</p>
<p>Resistendo 42 anni al blocco ed alla guerra economica, imposti da quella potenza che non ha potuto appropriarsi di Cuba; sopportando imperturbabili, senza cedere di un passo dai nostri principi, non solo sabotaggi, terrorismo, tentativi di assassinio nei confronti dei suoi dirigenti, aggressioni biologiche, includendo i rischi di una guerra nucleare; soffrendo 10 anni terribilmente duri di periodo speciale, nel momento in cui altri smisero di compiere i sacri doveri che, come un grande privilegio, aveva concesso loro la storia dell’umanità; senza vacillare e seguendo avanti quando si vide sola di fronte all’impero che Martí aveva predetto, trasformato ora in una superpotenza egemonica, che impiegò contro essa tutto il suo potere politico, ideologico ed economico per isolare il suo popolo, asfissiarlo e farlo arrendere per fame e malattie; Cuba non è stata vinta dal potente impero (Applausi ed esclamazioni dI: &#8220;E non lo sarà mai!&#8221;).</p>
<p>Il giorno che entrammo nel terzo millennio, il primo gennaio del 2001, all’ ora esatta in cui inizia ogni nuovo anno, carico di incancellabili ricordi e ricco di un simbolismo insuperabile per la Rivoluzione Cubana, davanti agli occhi dell’America e del mondo, abbiamo assestato all’imperialismo la sua seconda grande sconfitta (Applausi).</p>
<p>Per la storia e per sempre, Patria e Umanità si sono unite inseparabilmente, nella mente e nel cuore del popolo cubano (Applausi).</p>
<p>Martí, le tue idee, che si sono innestate in noi con quelle di colui che, come ci dicesti, meritava onore per essersi messo dal lato dei poveri, e quelle dell’altro gigante che studiò a fondo e descrisse con prove inconfutabili ciò che tu scopristi per primo e chiamasti imperialismo, nel suo senso più moderno del concetto, hanno dimostrato essere più forti di tutto il potere del più grande impero che sia mai esistito. A te consacriamo questo 40 anniversario della prima vittoria! (Esclamazioni). Davanti a te giuriamo di lottare fino all’ultima goccia di sangue per la patria e per l’umanità. Davanti a te giuriamo che i sacrifici di coloro che caddero da La Demajagua a Girón, e di coloro che diedero le loro vite giovani, generose e nobili combattendo in pianure, montagne e in città di qualunque angolo della piccola patria, o in altre terre del mondo che chiedevano il concorso dei loro modesti sforzi, in angoli lontani della grande patria, non furono né saranno invano. (Esclamazioni di: &#8220;Giuriamo&#8221;!). Nemmeno furono né saranno mai invano il sudore ed il sacrificio di milioni di eroi ignoti che con il loro lavoro ed il loro sforzo sono stati capaci di costruire e preservare la splendida Cuba di oggi, e di legare alle generazioni future la Cuba ancora più splendente di domani (Esclamazioni).</p>
<p>Oggi riceveranno le onorevoli distinzioni quali Eroi della Repubblica di Cuba, 11 compagni che hanno servito la Rivoluzione, la Patria ed il Socialismo per più di 40 anni, combattenti o meno di Girón, perché ognuno di loro porta con sé alcuni o molti pezzi della nostra storia lunga quasi mezzo secolo, dall’assalto alla caserma Moncada il 26 luglio del 1953, fino a oggi 19 aprile del 2001. Non lo hanno mai chiesto, forse mai lo hanno pensato, nessuno di loro sa che riceveranno un onore così grande, però vogliamo insignirli qui, in questo 40 anniversario della gran vittoria, come tributo a tutti coloro che, in quei giorni decisivi, seppero lottare e seppero morire per la vita e per il destino degli 11 milioni di cubani che oggi popolano la nostra isola, per i cento milioni di latinoamericani e caraibici, per le migliaia di milioni di esseri umani, oggi saccheggiati e sfruttati, di paesi che ieri furono colonie fornitrici di schiavi, di materia prima e di oro, ed oggi forniscono mano d’opera a basso costo e risorse materiali non rinnovabili sotto il peso insoportabile del giogo imperialista.</p>
<p>Avevamo promesso di parlare di cose interessanti riferite alla vittoria di &#8220;Pirro&#8221; o, se preferiamo, alla sconfitta morale degli Stati Uniti a Ginevra. Il nostro popolo ha ricevuto ieri le prime notizie. Venerdì comincerà l’analisi più approfondita. L’impero e i suoi alleati, dovranno ascoltare molte cose.</p>
<p>Oggi è un giorno di gloria che niente e nessuno potrà cancellare dalla storia. Ricordando le gesta, ricordando i caduti, ricordando i figli umili del popolo che assestarono, all’orgoglio e alla prepotenza dell’impero, un colpo demolitore, in questo luogo sacro e pieno di simbolismo, non diremo questa volta &#8220;Patria o Morte&#8221; &#8220;Socialismo o Morte&#8221;; diremo, dal più profondo dei nostri cuori:</p>
<p>Evviva la Patria! (Esclamazioni di: &#8220;Evviva!&#8221;)</p>
<p>Evvira il Socialismo! (Esclamazioni di: &#8220;Evviva!&#8221;)</p>
<p>Evviva la vittoria! (Esclamazioni di: &#8220;Evviva!&#8221;)</p>
<p>Esclamazioni di: &#8220;Evviva Fidel!&#8221;.</p>
<p>Versioni Stenografiche del Consiglio di Stato</p>
<p>da Fidel Soldato delle Idee</p>
<p>foto: Granma</p>
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		<title>Il difficile cammino per recuperare Bolivia</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 20:31:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Movimento al Socialismo ed il suo candidato, Luis Arce, hanno ottenuto il risultato di cui avevano bisogno per sfuggire alla tempesta che minacciava il loro trionfo. I sondaggi hanno sempre riflesso il loro netto vantaggio sul resto degli avversari, ma la possibilità di un secondo turno o di una vittoria finale di pochi punti sarebbero stati sufficienti per l'estrema destra per attuare i suoi piani, che includevano, dalla frode elettorale allo scoppio della violenza. Circa 21 punti percentuali di vittoria hanno ostacolato l'ordine del giorno. Al di là della gioia della sinistra boliviana, rimarrà nella storia anche il twitter di Jeanine Añez, che accetta la pillola amara o le lacrime di Camacho; entrambe, i volti del golpe di stato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11772" alt="luis-arce-y-evo-morales-580x325" src="/files/2020/10/luis-arce-y-evo-morales-580x325.jpg" width="580" height="325" />Il Movimento al Socialismo ed il suo candidato, Luis Arce, hanno ottenuto il risultato di cui avevano bisogno per sfuggire alla tempesta che minacciava il loro trionfo. I sondaggi hanno sempre riflesso il loro netto vantaggio sul resto degli avversari, ma la possibilità di un secondo turno o di una vittoria finale di pochi punti sarebbero stati sufficienti per l&#8217;estrema destra per attuare i suoi piani, che includevano, dalla frode elettorale allo scoppio della violenza. Circa 21 punti percentuali di vittoria hanno ostacolato l&#8217;ordine del giorno. Al di là della gioia della sinistra boliviana, rimarrà nella storia anche il twitter di Jeanine Añez, che accetta la pillola amara o le lacrime di Camacho; entrambe, i volti del golpe di stato.</strong></p>
<p>Ora solo ci resta addentrarsi nel terreno incerto degli scenari. Il MAS e Luis Arce sono riusciti a mettersi sul cammino del governo e davanti c&#8217;è una strada piena di ostacoli e pericoli. Potremmo iniziare con l&#8217;economia, uno dei punti di forza del prossimo presidente, considerato l&#8217;artefice del sostenuto boom economico della Bolivia durante il governo di Evo Morales. Tre dati sono sufficienti per dimostrare il cambio di volto che aveva dato la nazione sudamericana: il PIL annuale è passato da 9.500 milioni di dollari a 40.800 milioni, la povertà è stata ridotta dal 60 al 37% e la crescita media è rimasta al di sopra del 4%.</p>
<p>Indubbiamente, sono buone lettere di presentazione per Luis Arce, ma oggi il terreno è forse più paludoso rispetto al 2005. Il paese ha sofferto quasi un anno per la gestione disastrosa di un governo golpista che ha parzialmente smantellato il modello di successo stabilito durante l&#8217;amministrazione di Evo Morales. Secondo le stime, il PIL boliviano potrebbe scendere tra i 6 e gli 8 punti quest&#8217;anno, c&#8217;è un forte deficit fiscale e la pandemia ha avuto un impatto negativo su questioni come l&#8217;occupazione od il prezzo di alcuni prodotti nel mercato internazionale.</p>
<p>Il nuovo presidente ha un piano tecnicamente corretto, include l&#8217;iniezione di 8 miliardi di dollari nell&#8217;economia, negoziare il non pagamento temporaneo del debito, le tasse sulle grandi fortune e la sostituzione delle importazioni, avere comunque la capacità di attuare queste idee, od in altre parole, raccogliere i fondi necessari, richiederà decisioni molto coraggiose e rischiose per il nuovo esecutivo.</p>
<p>Dobbiamo tenere in conto del fatto che, sebbene il golpe di stato si sia materializzato nel 2019, il progetto golpe nella sua interezza non è stato eseguito. Quindi &#8230; i suoi protagonisti resteranno a braccia conserte? Questa è la domanda più importante da un punto di vista politico. Un&#8217;estrema destra senza scelte elettorali, con grandi interessi economici, sostegno straniero ed un&#8217;innata vocazione alla violenza, può riservare qualche spiacevole sorpresa in futuro. Le persone coinvolte nel golpe si lasceranno portare davanti alla giustizia? Jeanine Añez e il suo entourage si lasceranno perseguire per i numerosi casi di corruzione e irregolarità? In questo senso, un altro elemento è la crisi istituzionale che sta affrontando il Paese, con una Corte Suprema piena di farsanti e forze militari golpiste, con le mani macchiate di sangue, che rimangono al loro posto.</p>
<p>Durante le manovre, il MAS, Luis Arce e il suo team di governo dovranno tenere in conto di tutti questi elementi. Le formule per affrontarli sono tanto note quanto difficili, da un lato raggiungere una leadership unica e ben definita, e dall&#8217;altro l&#8217;unità e il consenso tra le basi sociali, la sinistra ed i settori progressisti, una questione storicamente complessa in Bolivia.</p>
<p>Ma le sfide, per quanto difficili, non devono essere scoraggianti. In tutto questo panorama ci sono motivi sufficienti per essere ottimisti o per riporre una notevole dose di fiducia. Il MAS ha un ampio sostegno in una popolazione che ha già appreso il costo di perdere ciò che ha guadagnato. È una formazione politica che ha dimostrato di avere l&#8217;esperienza e l&#8217;astuzia necessarie per manovrare con successo, basti ricordare che ha superato un golpe di stato, ha evitato di essere messa fuorilegge ed è riuscita a mantenere i suoi candidati; ha inoltre una lunga esperienza nella gestione di crisi economiche e politiche. Insomma, è l&#8217;unica vera opzione oggi per restituire democrazia e dignità istituzionale alla Bolivia.</p>
<p>di Oliver Zamora</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Reuters</p>
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		<title>Nicolas Maduro sottolinea la vittoria del Venezuela all&#8217;OSA</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Mar 2017 01:51:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Abbiamo ottenuto una gran vittoria, né si approvò la Carta Democratica Interamericana, né si approvò il comunicato infame della coalizione di paesi con un governo di destra, abbiamo sconfitto la cancelleria messicana e la destra venezuelana”, affermò oggi il presidente venezuelano, Nicolas Maduro. Il mandatario assicurò che quanto accaduto questo martedì nella sede dell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA) è stata una gran vittoria del Venezuela contro le pretese interventiste promosse dal segretario generale di questa organizzazione continentale, Luis Almagro, gli Stati Uniti e vari governi di destra latinoamericani. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6786" style="width: 644px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-6786" alt="Nicolas Maduro" src="/files/2013/06/MADURO.jpg" width="644" height="362" /><p class="wp-caption-text">Nicolas Maduro</p></div>
<p><strong>“Abbiamo ottenuto una gran vittoria, né si approvò la Carta Democratica Interamericana, né si approvò il comunicato infame della coalizione di paesi con un governo di destra, abbiamo sconfitto la cancelleria messicana e la destra venezuelana”, affermò oggi il presidente venezuelano, Nicolas Maduro. </strong></p>
<p>Il mandatario assicurò che quanto accaduto questo martedì nella sede dell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani (OEA) è stata una gran vittoria del Venezuela contro le pretese interventiste promosse dal segretario generale di questa organizzazione continentale, Luis Almagro, gli Stati Uniti e vari governi di destra latinoamericani.</p>
<p>Maduro si è complimentato per il lavoro della cancelliera venezuelana, Delcy Rodriguez, “in difesa della sovranità e dell’indipendenza del Venezuela, davanti ai costanti assalti interventisti”.</p>
<p>A sua volta, il capo di Stato riaffermò la solidarietà del Venezuela coi governi del Salvador, Repubblica Dominicana ed Haiti, che dopo le minacce formulate dal senatore statunitense Marco Rubio, continuarono ad appoggiare la nazione sud-americana.</p>
<p>“Oggi, Salvador, Repubblica Dominica e Haiti hanno fatto dei discorsi storici di appoggio al diritto alla pace, all&#8217;indipendenza e di ripudio contro qualunque golpe di stato contro Venezuela. Lì c’è la risposta della dignità”, sottolineò il Primo Mandatario venezuelano.</p>
<p>Confermò anche che il governo bolivariano intraprenderà azioni giudiziali contro Almagro, per le sue campagne diffamatorie contro autorità nazionali, tra cui il vicepresidente esecutivo, Tareck El Aissami.</p>
<p>Denunciò inoltre il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, di preparare una coalizione internazionale per aggredire Venezuela.</p>
<p>“Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti armò una coalizione di governi conservatori per preparare un piano di aggressione e di intervento in Venezuela”, disse Maduro.</p>
<p>Anche se la Rivoluzione Bolivariana ottenne un trionfo all&#8217;OSA, il presidente Maduro esortò il popolo venezuelano a mantenersi mobilitato davanti ai costanti attacchi interventisti, promossi dagli assi imperiali.</p>
<p>“Il popolo ha parlato. Che cosa bisogna fare? Stare sulla strada, mobilitarsi, combattere, questo è quello che bisogna fare. Per vincere questa battaglia, questo è quello che bisogna fare. Non vogliono accettare che il “chavismo” è una realtà di questo paese (…) Noi, quelli che stiamo in lotta permanente abbiamo la morale, la Costituzione, il potere della parola dalla nostra parte”, ha concluso.</p>
<p>da AVN</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Fidel si congratula con Tsipras per la “brillante vittoria politica”</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2015 00:34:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il suo paese, specialmente la sua prodezza nella congiuntura attuale, sveglia l’ammirazione tra i popoli latinoamericani e caraibici di questo emisfero vedendo come la Grecia, davanti ad aggressioni estere, difende la sua identità e la sua cultura. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8768" alt="" src="/files/2015/07/grecia-referendo5-580x421.jpg" width="580" height="421" />“Excmo. Sig.. Alexis Tsipras, Primo Ministro della Grecia:</p>
<p>mi congratulo calorosamente per la sua brillante vittoria politica i cui dettagli ho seguito da vicino nel canale TeleSur.</p>
<p>La Grecia è molto familiare per i cubani. Ella c&#8217;insegnò Filosofia, Arte e Scienze dell&#8217;antichità quando studiavamo a scuola e, con queste, la più complessa di tutte le attività umane: l&#8217;arte e la scienza della politica.</p>
<p>Il suo paese, specialmente la sua prodezza nella congiuntura attuale, sveglia l’ammirazione tra i popoli latinoamericani e caraibici di questo emisfero vedendo come la Grecia, davanti ad aggressioni estere, difende la sua identità e la sua cultura. Non ho neanche dimenticato che un anno dopo l&#8217;attacco di Hitler alla Polonia, Mussolini ordinò alle sue truppe di invadere la Grecia, e questo paese coraggioso ha respinto l&#8217;aggressione ed ha fatto retrocedere gli invasori, fatto che obbligò lo spiegamento di unità blindate tedesche in direzione della Grecia, deviandole dall&#8217;obiettivo iniziale.</p>
<p>Cuba conosce il valore e la capacità combattiva delle truppe russe che unite alle forze del suo poderoso alleato la Repubblica Popolare Cina, ed altre nazioni del Medio Oriente ed Asia, tenteranno sempre di evitare la guerra, ma non permetteranno mai nessuna aggressione militare senza risposta contundente e devastatrice.</p>
<p>Nell&#8217;attuale situazione politica del pianeta, quando la pace e la sopravvivenza della nostra specie pendono da un filo, ogni decisione, più che mai, deve essere elaborata accuratamente ed applicata, in modo che nessuno possa dubitare dell&#8217;onestà e della serietà con la quale molti dei dirigenti più responsabili e seri lottano oggi per affrontare le calamità che minacciano il mondo.</p>
<p>Le auguriamo, stimato compagno Alexis Tsipras, il più grande dei successi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fraternamente,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fidel Castro Ruz</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>5 luglio 2015</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>8: 12 p.m”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AP</p>
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		<title>Grecia, un NO che significa SI’</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2015 00:22:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica 28 giugno 2015: Il governo greco di Syriza, diretto da Alexis Tsipras, decreta un controllo dei capitali e la chiusura delle banche per una settimana, con l'impossibilità di tirare fuori più di 60 euro giornalieri dai bancomat. Domenica 5 luglio, una settimana dopo: Nonostante la campagna mediatica contro il governo e la manipolazione sulle possibili conseguenze del controllo dei capitali, il NO nel referendum greco è travolgente, si impone in tutte le regioni della Grecia con più del 61% dei voti.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right"><em><img class="alignleft size-full wp-image-8741" alt="" src="/files/2015/06/tsipras-entrevista.jpg" width="600" height="400" />“Con maggiore abbondanza, l&#8217;incremento del debito pubblico interessava direttamente la frazione borghese che governava e legiferava attraverso le Camere. Il deficit dello Stato era precisamente il vero oggetto delle sue speculazioni e la fonte principale del suo arricchimento. Ogni anno, un nuovo deficit. Ogni quattro o cinque anni, un nuovo prestito pubblico. Ed ogni nuovo prestito pubblico offriva all&#8217;aristocrazia finanziaria una nuova occasione di truffare artificialmente uno Stato mantenuto sull&#8217;orlo della bancarotta; questo non aveva nessuna soluzione se non trattare con i banchieri nelle condizioni più sfavorevoli”. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: right"><em>Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 (Karl Marx)</em></p>
<p><strong>Domenica 28 giugno 2015: Il governo greco di Syriza, diretto da Alexis Tsipras, decreta un controllo dei capitali e la chiusura delle banche per una settimana, con l&#8217;impossibilità di tirare fuori più di 60 euro giornalieri dai bancomat. </strong></p>
<p>Domenica 5 luglio, una settimana dopo: Nonostante la campagna mediatica contro il governo e la manipolazione sulle possibili conseguenze del controllo dei capitali, il NO nel referendum greco è travolgente, si impone in tutte le regioni della Grecia con più del 61% dei voti.</p>
<p>Dopo il terrorismo mediatico esercitato contro il governo di Syriza per 7 giorni, e della scommessa per il SI’ dei principali leader politici europei, qualcuno dovrebbe domandarsi perché il popolo greco in maniera maggioritaria ha votato per il NO, che ha ottenuto una vittoria molto superiore a quella ottenuta da Synaspismos Rizospastikis Aristeras (Coalizione della Sinistra Radicale) nelle elezioni parlamentari di gennaio dove è stato il partito più votato; mentre la destra di Nuova Democrazia, la socialdemocrazia del PASOK ed i liberali di To Potami, le tre grandi ideologie che hanno collocato l&#8217;Europa nel luogo che si trova, erano uniti chiedendo il voto contrario, per il SI’.</p>
<p>Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. Con questo risultato, il popolo greco ostacola la continuazione della farsa in cui si era trasformata la tragedia greca e dà un NO rotondo alle politiche di austerità spinte da quella Europa a due velocità che configurò un asse del Sud da poter continuare a sfruttare per mantenere i tassi di guadagni nel Nord. Un NO all’istituzione conosciuta come Troika ed un NO definitivo, ad un modello neoliberale di un saccheggio selvaggio dei beni comuni e dei diritti sociali, che impone un terrorismo economico contro tutto un popolo senza importargli le conseguenze sulle maggioranze sociali.</p>
<p>Ma in realtà, questo risultato, benché sembri un ossimoro, è un NO che significa SI’. Sì ad un&#8217;altra Grecia possibile, lontana dai dettami di alcune elite politiche ed economiche in Germania; Sì a Syriza; Sì ad Alexis Tsipras e Yannis Varoufakis; Sì, in definitiva, ad una Europa sociale e dei popoli, dove non si ritaglino le pensioni od i salari.</p>
<p>La prima conseguenza del referendum è stata la dimissione di Antonis Samaras, principale difensore del SI’ e firmatario del memorandum di intendimento con la Troica per il secondo riscatto che soffrì la Grecia per 230.000 milioni di euro. Ma mentre in Grecia la destra affronta il fatto di avere perso, non ci saranno dimissioni in Germania, Francia, Italia, la Banca Centrale Europea o il Fondo Monetario Internazionale.</p>
<p>A partire da qui, il governo greco ha un mandato forte. Sapendo chiaramente che il trionfo del NO non implica una decisione di rottura con l&#8217;Europa, bensì contro le misure di austerità, la scommessa continua ad essere di negoziare con le istituzioni europee da una posizione di un po&#8217; più di forza, ma sapendo che continuano ad essere necessarie alcune riforme se vogliono ottenere una ristrutturazione del debito ed un condono parziale della stesso.</p>
<p>I progetti futuri della Troika non sono tanto chiari. Sembra che, dopo che Washington costringesse la pubblicazione della relazione nella quale l’FMI riconosce che il debito pubblico greco del 177% del PIL è insostenibile, si potrebbe avere, questa settimana, un avvicinamento sulla ristrutturazione del debito in cambio di riforme. L&#8217;altra opzione, quella del Grexit, con la quale magari hanno sognato alcuni leader europei negli ultimi giorni, sembra che si allontani, per quanto i mezzi di comunicazione vogliano disegnarci un&#8217;altra realtà, a meno che la Banca Centrale Europea (su istruzione della Germania), decida di tagliare il flusso di liquidità alle banche greche questa stessa settimana, col quale si creerebbe una spirale pericolosa per la Grecia, ma soprattutto per il concetto di Unione Europea.</p>
<p>Quello che è chiaro è che la Grecia ha detto NO al concetto neoliberale di privatizzare i guadagni e socializzare le perdite, e questo risultato è un forte appoggio per il primo governo di sinistra reale in Europa dopo molte decadi (smettiamo di considerare sinistra la socialdemocrazia neoliberale o la sinistra light), oltre a segnare una possibilità del principio di un cambiamento di epoca per l&#8217;Europa.</p>
<p>Il risultato del referendum greco dimostra che la storia la fanno i popoli, ed è un avvertimento per le elite politiche ed economiche europee. Non ci sono molte ragioni per grandi celebrazioni, la strada che rimane al popolo greco da percorrere è ancora sinuosa e piagata di ostacoli; vengono tempi duri e difficili, ma contemporaneamente tempi di speranza. Ed almeno per questa settimana, la parole Democrazia, Sovranità e Dignità si iscrivono con G della Grecia, S di Syriza e T di Tsipras.</p>
<p>di Katu Arkonada</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>America del Sud si congratula con Chavez per il suo trionfo e la lezione di democrazia</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Oct 2012 23:28:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[congratulazioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Hugo Chávez]]></category>
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		<description><![CDATA[Storico, semplice esercizio democratico, di massa, trasparente, festa di popolo ed una vittoria dell&#039;America latina, sono alcune frasi e qualificativi che emanano da tutto il continente per caratterizzare le elezioni in Venezuela, dove ha trionfato il presidente Hugo Chavez.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5816" src="/files/2012/10/Chavez.jpg" alt="" width="300" height="225" />Storico, semplice esercizio democratico, di massa, trasparente, festa di popolo ed una vittoria dell&#8221;America latina, sono alcune frasi e qualificativi che emanano da tutto il continente per caratterizzare le elezioni in Venezuela, dove ha trionfato il presidente Hugo Chavez. </strong></p>
<p>Allo stesso modo, i capi di Stato, diplomatici, leader indigeni, politologi, studenti ed un&#8221;infinità di attori della società latinoamericana esprimono la loro gioia per la vittoria di Chavez di fronte al rappresentante dell&#8221;opposizione Henrique Capriles.</p>
<p>“La tua vittoria è anche la nostra. Quella dell&#8221;America del Sud e dei Caraibi. Forza Hugo! Forza Venezuela! Forza MERCOSUR ed UNASUR”, ha scritto la mandataria argentina nel suo account personale della rete sociale Twitter.</p>
<p>Anche, il dignitario dell&#8221;Ecuador, Rafael Correa, ha esaltato la vittoria del candidato per il Partito Socialista Unito del Venezuela alle urne con il 54,85% dei voti validi, contate il 94% delle schede con più di sette milioni 444 mila a suo favore.</p>
<p>“Chavez ha vinto con 10 punti di differenza. Viva Venezuela, Evviva la Patria Grande, Evviva la Rivoluzione Bolivariana!”, ha scritto in Twitter il mandatario ecuadoriano.</p>
<p>“Con questo trionfo, ha assicurato Correa, nuovamente si distruggono le bugie dei soliti mercenari”, alludendo alle campagne mediatiche che hanno tentato di oscurare il processo di cambiamento che vivono However, for those who feel more comfortable with a professional  <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://free-credits-report.com/about-credit-loans/credit-repair" >credit repair</a>  agent, keep in mind these signs of a scam, according to the Federal Trade Commission (FTC):Credit repair companies are subject to the Credit Repair Organizations Act (CROA), which protects consumers against unfair or deceptive advertising claims. i venezuelani.</p>
<p>Per il presidente della Bolivia, Evo Morales, questo successo significa il trionfo della democrazia.</p>
<p>A queste congratulazioni si è sommato il governo colombiano che ha augurato successi a Chavez, nel suo nuovo periodo di mandato ed ha scommesso sul rinvigorimento delle relazioni tra i due paesi.</p>
<p>Inoltre, secondo il cancelliere del Brasile, Antonio Patriota, che si è congratulato con Chavez ed il suo popolo, “i comizi in Venezuela sono stati un momento di celebrazione della democrazia”.</p>
<p>Da tutte parti del continente fluiscono lodi per il presidente nuovamente eletto ed il popolo venezuelano.</p>
<p>Tuttavia, il governo degli Stati Uniti, senza congratularsi con il trionfante candidato, gli ha fatto un appello a tenere in conto il parere di quelli che hanno votato contro di lui, benché si congratulasse con il popolo venezuelano per l&#8221;alta partecipazione alle urne; mentre il Canada ha preso nota della vittoria di Chavez, ma neanche lui lo ha congratulato.</p>
<p>In questi 14 anni del suo mandato, secondo lo stesso governante, è cresciuta la cultura civica in questa nazione sudamericana, una regione dove l&#8221;astensionismo è stato un elemento distintivo di molti processi elettorali.</p>
<p>Il governante nuovamente eletto, dal suo trionfo nel 1998, ha sottomesso all&#8221;opinione del suo paese qualunque cambiamento necessario nel contesto della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>La sua prima prova l’ha vinta con il 56% dei voti di fronte al 40% di Henrique Salas Romer, il suo più vicino concorrente.</p>
<p>A partire da lì, una catena di trionfi, con crescente partecipazione cittadina l&#8221;asseconda ed ha vinto, in maniera vivace, 14 comizi, tra presidenziali, regionali, referendum, in soli 14 anni.</p>
<p>Unicamente, il referendum del 2007, per riformare la Costituzione ed approfondire il suo progetto socialista è stato respinto, ma per un margine molto stretto.</p>
<p>Tale approvazione popolare gli ha permesso di fare cambiamenti sociali, con riconosciuti risultati dentro e fuori del paese, in tutti i settori come educazione, salute, sport, energia, cultura o economia.</p>
<p>Dalla democrazia &#8211; come potremmo parafrasare lo scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) &#8211; Chavez fa la sua rivoluzione in Venezuela, un processo che irradia verso tutta l&#8221;America Latina.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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