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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; vittoria elettorale</title>
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		<title>Evo Morales è rieletto presidente di Bolivia: ottiene il 46,8% dei voti</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 00:56:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente di Bolivia, Evo Morales, è stato rieletto per la quarta volta nelle elezioni di questa domenica, insieme al suo compagno di formula il vicepresidente Alvaro Garcia Linera. D’accordo coi risultati ufficiali, Morales (candidato del Movimento Al Socialismo), ha ottenuto i voti sufficienti per vincere la presidenza nel primo turno elettorale: 46,8%, di fronte al 36,7% di Carlos Mesa, cioè, un margine di 10 punti percentuali.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11160" alt="evo-morales.jpg_1718483347-580x327" src="/files/2019/10/evo-morales.jpg_1718483347-580x327.jpg" width="580" height="327" />Il presidente di Bolivia, Evo Morales, è stato rieletto per la quarta volta nelle elezioni di questa domenica, insieme al suo compagno di formula il vicepresidente Alvaro Garcia Linera.  </strong></p>
<p>D’accordo coi risultati ufficiali, Morales (candidato del Movimento Al Socialismo), ha ottenuto i voti sufficienti per vincere la presidenza nel primo turno elettorale: 46,8%, di fronte al 36,7% di Carlos Mesa, cioè, un margine di 10 punti percentuali.</p>
<p>“Ogni giorno incominciamo a lavorare prima delle 5 del mattino e finiamo dopo mezzanotte. Tutti i giorni consegniamo opere in tre e perfino cinque dipartimenti. Non voglio essere il migliore Presidente della storia della Bolivia, voglio essere il Presidente della migliore Bolivia della storia”, ha detto recentemente il mandatario indigeno su un&#8217;eventuale rielezione.</p>
<p>Morales aspira a mantenere la nazione come leader della crescita economica dell&#8217;America Latina ed esempio in quanto alla distribuzione delle ricchezze.</p>
<p>Frattanto, la giornata elettorale della domenica si è svolta con totale normalità, d’accordo con le notizie del Tribunale Supremo Elettorale (TSE). Inoltre, la votazione è stata accompagnata da 200 osservatori di organizzazioni internazionali.</p>
<p>Più di 7,3 milioni di boliviani erano abilitati per votare questa domenica, e rinnovare gli incarichi di presidente, vicepresidente e legislatori per il periodo (2020-2025), camminando verso la celebrazione del Bicentenario in omaggio alla fondazione di Bolivia.</p>
<p>con informazioni di TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Reuters</p>
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		<title>Venezuela: i compiti immediati</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 01:44:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’opposizione venezuelana ha sperperato, questa domenica, una possibilità unica di misurare le forze con il governo di Nicolás Maduro. Se, come dicono i suoi portavoce, dentro e fuori il Venezuela, gli oppositori contano sul favore della stragrande maggioranza della popolazione, perché non hanno presentato una candidatura unica che, forse, avrebbe potuto aprirgli la porta del Palacio de Miraflores e raggiungere, con mezzi istituzionali, la tanta anelata “uscita” del presidente Maduro?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10099" alt="Maduro-Chávez" src="/files/2017/07/Maduro-Chávez.jpg" width="580" height="424" />L’opposizione venezuelana ha sperperato, questa domenica, una possibilità unica di misurare le forze con il governo di Nicolás Maduro. Se, come dicono i suoi portavoce, dentro e fuori il Venezuela, gli oppositori contano sul favore della stragrande maggioranza della popolazione, perché non hanno presentato una candidatura unica che, forse, avrebbe potuto aprirgli la porta del Palacio de Miraflores e raggiungere, con mezzi istituzionali, la tanta anelata “uscita” del presidente Maduro?</strong></p>
<p>Non l’hanno fatto, e la scusa era che non c’erano garanzie di onestà e trasparenza nel processo elettorale. Hanno dimenticato, o hanno preferito dimenticare, il giudizio dell’ex presidente USA Jimmy Carter -un critico del chavismo- quando, nel 2012, ha detto, nel discorso annuale al Carter Center, che “delle 92 elezioni che abbiamo monitorato, direi che il processo elettorale in Venezuela è il migliore del mondo&#8221;.</p>
<p>Come se ciò non bastasse nei 23 processi elettorali che hanno avuto luogo, da quando Hugo Chávez assunse la presidenza nel 1999, mai si sono presentate prove concrete di frode al Consiglio Nazionale Elettorale. Tutto si è ridotto ad irate dichiarazioni ed accuse infondate, false come le stiamo ascoltando in questi giorni e che sono raccolte e riprodotte all’infinito da quella cloaca puzzolente di ciò che una volta fu il giornalismo: i grandi media egemonici in America Latina, incaricati di disinformare, meticolosamente, l’opinione pubblica.</p>
<p>Perché hanno disertato le elzioni, perché non hanno raccolto il guanto che gli ha lanciato Maduro?</p>
<p>Facile: perché neppure loro credevano alle proprie spacconate. Sapevano che non era vero che la maggioranza dell’elettorato avrebbe sostenuto l’opposizione; erano coscienti che per più proteste e lamentele che suscita la crisi economica e le poco efficaci risposte del governo il popolo venezuelano sa molto bene che gli oppositori sono l’oligarchia, superficialmente aggiornata, che per secoli lo ha oppresso e disprezzato. Così, invece di andare alle urne si sono dedicati a denunciare, in anticipo, che le elezioni sarebbero state fraudolente, un pretesto per evitare che la loro inferiorità numerica rimanesse registrata per sempre. Al posto di ciò hanno scommesso sull’astensione e sulla “via breve” per rovesciare Maduro con mezzi violenti e facendo affidamento sull’efficacia distruttiva delle pressioni internazionali. È la strategia del “cambio di regime” che gli USA promuovono da decenni. In linea con questa, la Casa Bianca si è posta a capo di questa offensiva ed ha ordinato alle sue pedine latinoamericane di lanciare un attacco frontale contro Caracas.</p>
<p>Per sfortuna dell’opposizione, l’astensione è rimasta molto lontana dalla soglia che stava aspettando per, in questo modo, delegittimare il trionfo di Maduro. In realtà questa è quasi identica a quella che si è verificato in Cile nel primo turno delle elezioni presidenziali del 2017, dove il tasso di affluenza alle urne è stato anche del 46%, e non abbiamo sentito alcun pubblicista de impiegato della destra, che sostengono essere giornalisti, strapparsi per questo le vesti e mettere in discussione il trionfo di Sebastián Piñera. Ma una cosa è il Venezuela e un’altra è il Cile; il primo ha la principale riserva petrolifera del mondo, il Cile no.</p>
<p>Un indice comparativo della rappresentatività presidenziale, necessario per calmare le ansie delle anime buone democratiche, lo fornisce il rapporto tra i voti ottenuti da diversi presidenti e la popolazione elettorale. Sebastián Piñera è stato eletto presidente del Cile con il sostegno del 26,5% dell’elettorato; Juan M. Santos con meno ancora, 23,7%; Mauricio Macri, con il 26,8%; Donald Trump con il 27,3% e Nicolás Maduro, domenica scorsa, con il 31,7%. In altre parole, che si parla dell’oltraggio alla democrazia in Venezuela, come lo fa il Cartello di Lima, dovrebbe prima guardare un pò queste cifre e capire cosa esse significano.</p>
<p>Ma la Casa Bianca non sussulta davanti a nulla. Fedele a ciò che una volta disse a un giornalista del New York Times il signor Karl Rove (nel 2003, quando era il principale consigliere di George W. Bush) “noi ora siamo un impero, e quando agiamo, creiamo la realtà”, il governo USA ha creato la “realtà” di una dittatura per un governo che ha convocato 23 elezioni in 20 anni e che nelle due occasioni in cui fu sconfitto riconobbe immediatamente il verdetto delle urne. L’opposizione “democratica” non ha mai riconosciuto le sue sconfitte e ha immerso il paese nel caos e nella violenza di strada nel 2013 e 2017.</p>
<p>Ma gli USA hanno creato tale “realtà” ed i suoi impresentabili lacché di Lima si sono inmediatamente mobilitati per molestare il governo bolivariano e approfondire la crisi in Venezuela.</p>
<p>Non smette di essere una penosa tragicommedia che personaggi screditati come i membri di quella banda pretendono dare lezioni di democrazia al Venezuela bolivariano.</p>
<p>Il governo argentino, guidato da un demagogo che ha promesso mare e monti nella sua campagna per poi non adempiere tutte le sue promesse e che inoltre presiede un governo i cui protagonisti sono milionari che non rimpatriano le loro fortune, convenientemente alloggiate in paradisi fiscali, perché non si fidano nella sicurezza legale … che offre il loro stesso governo! oltre ad aver spazzato via la libertà di stampa e lo stato di diritto; il governo del Messico che, nei 6 anni di Peña Nieto, ha contato 40  giornalisti assassinati, fino a gennaio di quest’anno, e con un processo politico elettorale corrotto sino al midollo dal narcotraffico e dal paramilitarismo, con migliaia di morti e dispersi e dove 43 giovani di Ayotzinapa sono la piccola punta di un gigantesco iceberg di 170000 morti e oltre 35000 dispersi, negli ultimi dieci anni, senza che l’iperattivo segretario generale dell’OSA prendesse nota di quello che per lui è, sicuramente, una sciocchezza; quello della Colombia, un altro governo penetrato dal narco con un presidente che ha sabotato il processo di pace ed ha assistito, impassibile, alla incessante uccisione di leader sociali, a parte della sua provata partecipazione -come Ministro della Difesa- negli omicidi di massa all’epoca di Uribe, i “falsi positivi” e le fosse comuni che continuano ad apparire in tutta la Colombia; il governo del Brasile, presieduto da un conclamato corrotto che ha  progettato un colpo di stato e usurpato la presidenza di quel paese, e che conta sulla rachitica approvazione del solo 3% della popolazione e dello 0,9% delle intenzioni di voto.</p>
<p>Questi sono i personaggi che hanno l’audacia di vituperare il governo di Maduro qualificandoli come una dittatura. Non penso che nessun democratico nel mondo dovrebbe preoccuparsi dell’opinione che possono emettere soggetti con tante dubbie credenziali democratiche.</p>
<p>Pensando al futuro: con la ri-elezione di Maduro assicurata, con l’Assemblea Nazionale Costituente a favore del governo, quasi tutti i governatori e comuni non può esserci alcuna scusa per evitare di lanciare una lotta senza quartiere contro la guerra economica decretata dall’impero ed attaccare a fondo la corruzione (non solo quella praticata dalle grandi società, ma anche quella che purtroppo è radicata in alcuni settori della pubblica amministrazione) e combattere con forza le manovre speculative ed il contrabbando dei grandi agenti economici locali, pedine della strategia indigente progettata da Washington.</p>
<p>Sarebbe suicidal ignorare che le penurie che la popolazione venezuelana sta soffrendo hanno un limite. La bassa affluenza alle urne, questa domenica, è stato un segnale precoce di tale malcontento ed un pericoloso approccio a quel limite.</p>
<p>Il governo, con il potere che accumula nelle sue mani, deve agire, senza indugio, su due fronti: il politico, per resistere a una nuova ed imminente assalto dell’impero, che può giungere ad essere violento e che per farlo fallire sarà necessario approfondire l’organizzazione e coscienza del campo popolare. Ed il fronte economico, per risolvere i problemi della carenza, della scarsità, del circolante ed inflazione. In una parola: è necessario correggere la rotta e migliorare la qualità della gestione della politica economica per evitare che le penurie del popolo si convertano in delusione e questa, in assenza di una soluzione ai problemi, nella nausea che apre le porte alla rabbia de alla violenza. E, per favore, evitare per ora di impigliarsi in sterili discussioni sul cambio della matrice produttiva della rendita petrolifera e su tutto ciò che lo circonda. Questo è un programma di cambio strutturale che, con un pò di fortuna, per concretizzarsi richiede quindici o venti anni di continuità politica.</p>
<p>Pertanto, bisogna concentrarsi sui compiti immediati, almeno per ora. I problemi economici che colpiscono la popolazione e che il governo deve risolvere sono a brevissimo termine, oggi e domani, di una settimana al massimo. Se questi sforzi fallissero il futuro del governo di Nicolas Maduro potrebbe essere seriamente indebolito e la sua stabilità entrerebbe in una zona di pericolo imminente.</p>
<p>di Atilio Boron, dal suo blog</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Il parlamentare russo Yushchenko spiega che in Venezuela «il popolo ancora una volta ha vinto la partita contro la CIA»</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2018 01:14:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alexander Yushchenko è un parlamentare del Partito Comunista delle Federazione Russa, vicepresidente della Commissione per la politica dell'informazione della Duma russa. Secondo la sua opinione, il risultato delle presidenziali in Venezuela, dimostra che «il popolo ancora una volta ha vinto la partita contro la CIA, che lavora in Venezuela. I venezuelani sostengono il percorso avviato da Hugo Chavez, nonostante il fatto che i cosiddetti "esperti" statunitensi nel “regime change” stiano portando avanti la loro propaganda». ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10530" alt="MaduroVittoria" src="/files/2018/05/MaduroVittoria.jpg" width="580" height="290" />Alexander Yushchenko è un parlamentare del Partito Comunista delle Federazione Russa, vicepresidente della Commissione per la politica dell&#8217;informazione della Duma russa. Secondo la sua opinione, il risultato delle presidenziali in Venezuela, dimostra che «il popolo ancora una volta ha vinto la partita contro la CIA, che lavora in Venezuela. I venezuelani sostengono il percorso avviato da Hugo Chavez, nonostante il fatto che i cosiddetti &#8220;esperti&#8221; statunitensi nel “regime change” stiano portando avanti la loro propaganda».</strong></p>
<p>Yushchenko ha richiamato l&#8217;attenzione sugli svariati tentativi perpetrati dalla Central Intelligence Agency (CIA), al fine di fine di rovesciare il governo guidato dal presidente Nicolás Maduro. Secondo il parlamentare comunista quest’attività potrebbe aumentare d’intensità perché adesso l’unico obiettivo è quello di rovesciare il governo rivoluzionario.</p>
<p>In diverse occasioni, il governo del Venezuela ha denunciato i tentativi di diversi governi stranieri di bloccare le elezioni presidenziali in attraverso richieste di boicottaggio.</p>
<p>Nonostante tutto, però, Nicolás Maduro è stato rieletto presidente con 6 milioni 190mila 612 voti, mentre il suo rivale più vicino, il candidato Henri Falcón, ottenuto 1 milione 909 mila 172 voti.</p>
<p>Numeri che mostrano come il chavismo sia forza viva nel seno della società venezuelana.</p>
<p>da teleSUR</p>
<p>traduzione de L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Le sfide di una vittoria</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2014 00:43:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono cambiamenti interessanti nella politica colombiana e la rielezione di Juan Manuel Santos è stata una dimostrazione visibile di queste trasformazioni, delle quali, senza dubbio, lo stesso mandatario è stato uno dei propulsori. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7900" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7900" alt="Juan Manuel Santos" src="/files/2014/06/juan-manuel-santos-paz.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Juan Manuel Santos</p></div>
<p><strong>Ci sono cambiamenti interessanti nella politica colombiana e la rielezione di Juan Manuel Santos è stata una dimostrazione visibile di queste trasformazioni, delle quali, senza dubbio, lo stesso mandatario è stato uno dei propulsori.</strong></p>
<p>A che cosa mi riferisco? La vittoria si spiega, in parte, al fatto che si è ottenuta un&#8217;alleanza che alcuni anni fa era impensabile, i verdi ed il Polo Democratico hanno stretto la mano all&#8217;attuale presidente, in altre parole, che forze politiche nemiche hanno trovato nel processo di pace un punto di incontro che si è materializzato in questo secondo turno elettorale, ed uniti hanno ottenuto un altro miracolo: proporzionare la prima sconfitta all&#8217;uribismo in 12 anni. Il senatore dell&#8217;Alleanza Verde, Antonio Navarro, ha detto qualcosa di molto interessante: Santos nel 2010 l’ha scelto la destra, nel 2014 è stato rieletto dalla sinistra.</p>
<p>Ma c&#8217;è qui un altro elemento molto importante. Come saranno a partire da oggi le relazioni di Santos con la sinistra? L&#8217;unico punto comunicante sarà l&#8217;appoggio ai dialoghi di pace con le FARC-EP e l&#8217;ELN? Il governo deve essere intelligente in questo senso, perché Alvaro Uribe, il reale e gran nemico di Santos e di tutto il processo di pace, ha nelle sue mani il 20% del Senato ed alcuni appoggi importanti nella Camera, e per affrontarlo è necessario portare questa alleanza elettorale verso un&#8217;alleanza politica nel potere legislativo.</p>
<p>C&#8217;è un proposito comune: la pace, e deve esserci un nemico comune: Alvaro Uribe, che farà senza dubbio un’opposizione ferrea e seguirà come una spada pendente sulla testa del presidente Santos, nell&#8217;attesa del primo errore o caduta per colpirlo di fronte all&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Come si spiega il trionfo? Come Santos ha potuto capovolgere la tendenza? Quale sono state le chiavi? Oltre all&#8217;appoggio della sinistra, la stampa colombiana offre altri dettagli, in primo luogo, si parla di un&#8217;alleanza tra Santos ed i settori dominanti nella Costa dei Caraibi, dove ha anche vinto nel primo turno, ed ha ottenuto una maggiore quantità di voti nella seconda giornata. Secondo analisti locali, è stato un patto che si è concretato con molta attenzione nelle ultime tre settimane; in Colombia, come in molti paesi, ci sono poteri locali che valgono molto a livello nazionale.</p>
<p>In secondo luogo, Santos brillò meglio nell&#8217;ultimo dibattito televisivo, una gran parte dell&#8217;elettorato colombiano non ha un’ideologia propria e decide il suo voto in questo tipo di presentazioni pubbliche, ed in terzo luogo, gli analisti assicurano che Zuluaga, lo sconfitto, ha commesso errori seri nella sua campagna, è stato aggressivo e senza proposte, più centrato nello squalificare Santos che in presentare idee proprie.</p>
<p>Dopo le elezioni di questa domenica, Colombia vive uno dei momenti più ottimisti della sua storia, perché non solo c&#8217;è una volontà seria de entrambe le parti in conflitto di giungere ad un accordo, ma ora questa volontà ha un vero appoggio popolare. Santos ha ottenuto che gli elettori non si sentissero di fronte a due candidati, bensì di fronte a due opzioni: guerra o pace, ed hanno optato per la pace, ma questo trionfo rappresenta anche un compromesso per il mandatario e le FARC-EP. Bisogna raggiungere un accordo di pace vantaggioso per tutti, l&#8217;elettorato dà voti di fiducia, ma anche voti di punizione, e questo progetto di pace non può fallire, per il bene dei colombiani e di tutta l&#8217;America Latina.</p>
<p>di Oliver Zamora Oria</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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