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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; violenza di genere</title>
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		<title>Violenza di genere, la sfida di saper visibilizzare</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2020 00:05:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Carmen ha 32 anni, una figlia, un lavoro che le piace ed una relazione stabile. Non l'hanno mai picchiata o violentata, ma soffre tutti i giorni gli effetti della violenza di genere dentro la sua stessa casa. Oltre ad assumere tutti i lavori domestici e di attenzioni della piccola, non ha voce né voto nella gestione economica della casa, suo marito controlla le sue uscite con amici e perfino, suggerisce che smetta di lavorare. Discutono spesso, lui grida, le ricorda “quanto indesiderabile è rimasto il tuo corpo dopo il parto” o le dice che “sei troppo ignorante per occuparti di qualcos’altro.”  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11696" alt="violencia-de-genero-580x330" src="/files/2020/07/violencia-de-genero-580x330.jpg" width="580" height="330" />Carmen ha 32 anni, una figlia, un lavoro che le piace ed una relazione stabile. Non l&#8217;hanno mai picchiata o violentata, ma soffre tutti i giorni gli effetti della violenza di genere dentro la sua stessa casa. Oltre ad assumere tutti i lavori domestici e di attenzioni della piccola, non ha voce né voto nella gestione economica della casa, suo marito controlla le sue uscite con amici e perfino, suggerisce che smetta di lavorare. Discutono spesso, lui grida, le ricorda “quanto indesiderabile è rimasto il tuo corpo dopo il parto” o le dice che “sei troppo ignorante per occuparti di qualcos’altro.”  </strong></p>
<p>Dal momento che non l’ha mai picchiata ed è molto buono con la bambina, non si è proposta seriamente di terminare la relazione. Inoltre, teme le trasformazioni della vita di madre single. Pensa alla mancanza di una casa, nell&#8217;appoggio economico, nella supposta stabilità. Non è sempre cosciente che la violentano; però, soffre, e molto.</p>
<p>Carmen non si chiama Carmen, ma vive a Cuba, la sua storia è reale. Purtroppo non è un caso isolato, neanche il peggiore. In altre famiglie, molte volte le liti finiscono in botte. Nel nostro paese che nessuno lo dubiti, le violenze maschiliste sono un problema in sospeso anche fuori dalla famiglia. Indipendentemente dal livello educativo o economico, il luogo dove si vive, la razza, l&#8217;orientazione e l’identità sessuale, si registrano in tutte le loro varianti, fisiche, sessuali, economiche, psicologiche.</p>
<p>Le statistiche lo confermano. Secondo l&#8217;Inchiesta Nazionale su Uguaglianza di Genere (ENIG-2016), realizzata dall&#8217;Ufficio Nazionale di Statistiche ed Informazione (ONEI) e la FMC, il 39,6% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito violenza in qualche momento delle loro vite, nel contesto delle loro relazioni di coppia. D&#8217;altra parte, nel 2019, la relazione nazionale cubana di compimento dell&#8217;Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ha riportato un tasso di femminicidi di 0,99 per ogni 100.000 donne di 15 anni o più nell&#8217;anno 2016.</p>
<p>Le cubane, inoltre, combattono con il bullismo per le strade ed in alcuni centri lavorativi, con espressioni diverse di controllo, con la sottovalutazione delle loro capacità e la discriminazione in più di una professione, tra gli altri molti esempi che, grazie alle reti sociali ed ad Internet, si cominciano a notare.</p>
<p>Tuttavia, rimane ancora molto da fare per visibilizzare questi conflitti dentro la realtà nazionale. Soprattutto, se teniamo in conto che in mezzi di comunicazione e prodotti comunicativi diversi normalmente appare anche, in forma simbolica, la violenza maschilista. Molte volte i conflitti di genere non sono in questi spazi. Altre volte, si distribuiscono messaggi riproduttori di stereotipi e pregiudizi che contribuiscono alla discriminazione delle donne.</p>
<p>La televisione non esula dalla sfida. Secondo la giornalista Lirians Gordillo, specialista in temi di genere, nella produzione audiovisiva, salvo alcune eccezioni, persiste una rappresentazione patriarcale delle donne. I conflitti ed interessi abituali per loro continuano ad essere i tradizionali: la famiglia, le relazioni di coppia, l&#8217;invecchiamento. Perfino quando possiedono una vita pubblica e da professionista attiva, i problemi di genere non mancano.</p>
<p>Ha spiegato a Cubadebate che, pertanto, urge disimparare molti stereotipi, molte rappresentazioni e molti codici maschilisti per realizzare prodotti più equi ed inclusivi. Registi, artisti e professionisti della comunicazione devono combinare la preparazione personale con l&#8217;uso di consulenti e specialisti al momento di costruire opere che si avvicinino a questi temi. In definitiva, visibilizzare queste sfide è il primo passo per incominciare a trovare le soluzioni.</p>
<p>di Ania Terrero</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>illustrazione: Isabel Gómez Guizar / Domestika</p>
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		<title>Berta Caceres sempre presente</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2017 01:42:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La voce di Berta Caceres, simbolo oggi della resistenza dei diseredati in Honduras e nel resto dell'America Latina, risuona a L'Avana attraverso le sue figlie, portatrici di un'eredità che trascende i confini. “Vogliamo continuare col lascito di nostra madre, la guerriera convertita in stendardo della lotta cittadina ed indigena, fatto che provocò che si consumasse il suo assassinio nel marzo scorso dopo varie minacce”, dichiarò a Prensa Latina Laura Zuñiga Caceres, nella sede del Centro Nazionale di Educazione Sessuale (Cenesex).  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9708" alt="Mariela" src="/files/2017/01/Mariela.jpg" width="580" height="435" />La voce di Berta Caceres, simbolo oggi della resistenza dei diseredati in Honduras e nel resto dell&#8217;America Latina, risuona a L&#8217;Avana attraverso le sue figlie, portatrici di un&#8217;eredità che trascende i confini.</strong></p>
<p>“Vogliamo continuare col lascito di nostra madre, la guerriera convertita in stendardo della lotta cittadina ed indigena, fatto che provocò che si consumasse il suo assassinio nel marzo scorso dopo varie minacce”, dichiarò a Prensa Latina Laura Zuñiga Caceres, nella sede del Centro Nazionale di Educazione Sessuale (Cenesex).<br />
Tuttavia, Zuñiga ha sottolineato che questo fatto dimostra la strada da seguire, ed insegna quello che si può ottenere quando i popoli difendono la loro sovranità.</p>
<p>“Noi siamo qui come parte di questo abbraccio internazionale, per camminare con i popoli e portare il messaggio di insorgenza e giustizia per nostra madre, una donna, una leader che non temeva di dire le cose e molestava le classi poderose”, emerse la giovane attivista sociale.</p>
<p>“Siamo molto contente di essere a Cuba essendo portatrici di questo clamore di coscienza”, disse da parte sua Berta Zuñiga Caceres che ha fatto un appello per continuare a credere nei popoli.</p>
<p>“Dobbiamo mantenere la speranza che i nostri popoli non dimenticheranno la figura di Berta Caceres, che soffrì sul suo proprio corpo tutta la violenza del sistema capitalista che ha arraffato nel nostro territorio, del sistema razzista che attacca le comunità indigene e del sistema patriarcale che continua minimizzando la donna”, dichiarò.</p>
<p>Laura e Berta Zuñiga Caceres partecipano a L&#8217;Avana nelle attività della Giornata per la Non Violenza verso le Donne e le Bambine che culminerà con il II Simposio Internazionale su Violenza di Genere, Prostituzione, Turismo Sessuale e Tratta di Persone “Berta Caceres in memoriam”, che si svolgerà dal 23 al 25 gennaio.</p>
<p>Berta Isabel Caceres Flores fu una leader indigena lenca, femminista ed attivista per la protezione dell&#8217;ecosistema honduregno, assassinata il 2 marzo 2016, dopo anni di  minacce multiple contro la sua vita.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Radio Rebelde</p>
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		<title>Sviluppano a L&#8217;Avana un flashmob per la Non violenza di Genere</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2015 01:29:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[25 novembre]]></category>
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		<description><![CDATA[Con motivo della celebrazione il 25 novembre del Giorno Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne e le Bambine, artisti cubani membri della Rete “UNETE” hanno convocato ad una danza di massa, quello che si conosce anche come flashmob o folla lampo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9023" alt="" src="/files/2015/11/unete-violencia-genero.jpg" width="500" height="289" />Con motivo della celebrazione il 25 novembre del Giorno Internazionale per l&#8217;Eliminazione della Violenza contro le Donne e le Bambine, artisti cubani membri della Rete “UNETE” hanno convocato ad una danza di massa, quello che si conosce anche come flashmob o folla lampo.  </strong></p>
<p>Questa iniziativa della cantante Rochy Ameneiro, leader del progetto “Todas contracorriente”, si è realizzato alle sei del pomeriggio nella piazza di 15 e 16, nel Vedado.</p>
<p>L&#8217;incontro è stato allietato con musica di X Alfonso e la partecipazione della Compagnia “Paso a Paso”, ed i partecipanti, su suggerimento di Rochy Ameneiro indossavano almeno un capo d&#8217;abbigliamento arancione, colore che rappresenta la speranza, l’energia, l’allegria ed il cambiamento.</p>
<p>Dalia Acosta, specialista dell&#8217;Ufficio del Coordinatore Residente del Sistema delle Nazioni Unite a Cuba, ha commentato che gli obbiettivi del flashmob sono stati quelli di sensibilizzare a partire da un&#8217;azione allegra e partecipativa.</p>
<p>Questa azione cubana per la Non violenza è stata registrata per la produzione di un audiovisivo, e fa parte delle attività per il 70°anniversario delle Nazioni Unite.</p>
<p>La Campagna “UNETE”, convocata da Ban Ki-moon, segretario generale dell&#8217;ONU, ha come meta quella di promuovere azioni a beneficio della cultura di pace, per società più giuste ed eque, con uguaglianza di opportunità e possibilità per donne ed uomini.</p>
<p>A partire dal 25 novembre e fino al 10 dicembre, Giorno Internazionale dei diritti umani, il mondo celebra i 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, ed in Cuba si prevedono altre attività a favore di un establishment femminile.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Le sorelle Mirabal sono considerate il simbolo globale contro la violenza contro la donna</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2014 00:37:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Se mi ammazzano, tirerò fuori le braccia dalla tomba e sarò più forte”. Con questa frase, l'attivista dominicana Minerva Mirabal rispondeva agli inizi della decade degli anni 60 a chi le faceva notare quello che allora sembrava un segreto di Pulcinella: il regime del presidente Rafael Leonidas Trujillo (1930-1961) l’avrebbe ammazzata.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8270" alt="" src="/files/2014/11/hermanasMirabal.jpg" width="580" height="326" />“Se mi ammazzano, tirerò fuori le braccia dalla tomba e sarò più forte”.</strong> Con questa frase, l&#8217;attivista dominicana Minerva Mirabal rispondeva agli inizi della decade degli anni 60 a chi le faceva notare quello che allora sembrava un segreto di Pulcinella: il regime del presidente Rafael Leonidas Trujillo (1930-1961) l’avrebbe ammazzata.</p>
<p>Il 25 novembre 1960, il suo corpo apparve brutalmente colpito in fondo ad un burrone, all&#8217;interno di una jeep insieme a due delle sue sorelle, Patria e Maria Teresa, e l&#8217;autista del veicolo, Rufino de la Cruz.</p>
<p>Più di mezzo secolo dopo, la promessa di Minerva ci sembra che si sia compiuta: la sua morte e quella delle sue sorelle per colpa della polizia segreta dominicana, è considerata da molti uno dei principali fattori che portò alla sconfitta del regime di Trujillo.</p>
<p>Ed il nome delle Mirabal si è trasformato nel simbolo mondiale della lotta della donna.</p>
<p>Questo martedì, come ogni 25 novembre, la forza di Minerva, Patria e Maria Teresa si farà sentire specialmente con motivo del Giorno Internazionale per Eliminare la Violenza contro la Donna che è stato dichiarato dall&#8217;ONU in onore delle sorelle dominicane nel 1999.</p>
<p>da BBC</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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