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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; videoconferenza</title>
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		<title>La pandemia non rispetta confini, né ideologie: dobbiamo unire gli sforzi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 02:45:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Discorso del Ministro di Relazioni Estere della Repubblica di Cuba, Bruno Rodriguez Parrilla, nella Videoconferenza–Prima Riunione Straordinaria dei Ministri degli Affari Esteri e della Sanità dell'Associazione degli Stati dei Caraibi su COVID-19]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11417" style="width: 512px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11417" alt="Bruno Rodriguez" src="/files/2020/03/BrunoRodriguez.jpg" width="512" height="448" /><p class="wp-caption-text">Bruno Rodriguez</p></div>
<p><strong>Discorso del Ministro di Relazioni Estere della Repubblica di Cuba, Bruno Rodriguez Parrilla, nella Videoconferenza–Prima Riunione Straordinaria dei Ministri degli Affari Esteri e della Sanità dell&#8217;Associazione degli Stati dei Caraibi (AEC) su COVID-19.</strong></p>
<p>“Eccellenze:</p>
<p>Permettetemi commentare che è per un ‘miracolo tecnico’ e per l&#8217;appoggio della Segreteria che risulta possibile per Cuba partecipare a questa videoconferenza. Succede che il sito che alloggia la piattaforma dell&#8217;Associazione, mediante il quale tutti i partecipanti si collegano a questa importante riunione, ha il suo accesso proibito per Cuba per motivi del bloqueo economico degli Stati Uniti contro il nostro paese.</p>
<p>Desidero, innanzitutto, congratularmi con Barbados come Presidente del Consiglio dei Ministri e della Segretaria Generale dell&#8217;Associazione degli Stati dei Caraibi per l&#8217;iniziativa di convocarci alla Prima Riunione Straordinaria dei Ministri degli Affari Esteri e della Sanità su COVID-19, al fine di scambiare opinioni sugli sforzi urgenti che reclama l&#8217;umanità davanti agli effetti del nuovo coronavirus (SARS CoV 2/COVID-19).</p>
<p>Stiamo qui perché affrontiamo una crisi che è più grande di noi e le cui conseguenze saranno gravi e durevoli.</p>
<p>La rapida propagazione della malattia ci obbliga ad unire le nostre volontà per sviluppare azioni congiunte di cooperazione, che permettano di affrontare la COVID-19, alle quali tutti gli esseri umani sono esposti.</p>
<p>Ma la responsabilità è maggiore. Dovremo affrontare anche, più avanti, devastatori e durevoli effetti nell&#8217;ambito economico e sociale una volta superata la pandemia. Sappiamo che andiamo verso una profonda recessione e depressione economica internazionale, e che i nostri paesi del Sud soffriranno le conseguenze più gravi, con un impatto severo.</p>
<p>Il momento richiede separare le differenze politiche per concentrarci su come affrontare l&#8217;emergenza e le sue gravi conseguenze nel futuro immediato.</p>
<p>Ogni paese può e deve apportare e contribuire con quello che è alla sua portata. La pandemia non rispetta confini, né ideologie. Per affrontare questa sfida così forte, dobbiamo unire gli sforzi ed appoggiarci mutuamente.</p>
<p>In maggioranza siamo Stati relativamente piccoli, molti con scarse risorse naturali. Tutti soffriamo la contrazione economica globale ed alcuni hanno l’aggravante del peso addizionale di misure economiche coercitive.</p>
<p>In mezzo a queste difficoltà, abbiamo la capacità di completarci gli uni agli altri. Soli, non possiamo quasi niente. Uniti, potremmo sopportare meglio il colpo, avere sollievo, proteggere i nostri rispettivi popoli ed avviare il difficile compito del recupero.</p>
<p>Ci sono paesi con migliori condizioni per combattere la pandemia e per calmare le sue ripercussioni economiche. Quelli in migliore situazione relativa, potrebbero appoggiare in primo luogo i paesi di meno risorse e che affronteranno le più complesse situazioni epidemiologiche ed economiche in seguito.</p>
<p>L&#8217;azione che ci aspettiamo dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Salute e dall&#8217;Organizzazione Panamericana della Salute per garantire un&#8217;attuazione collettiva, coordinata ed effettiva, deve trovare appoggio nelle iniziative che siamo capaci di generare insieme.</p>
<p>È imprescindibile condividere le rispettive esperienze, intensificare la comunicazione ed identificare le pratiche che hanno avuto dei risultati in altre parti del mondo.</p>
<p>Non dobbiamo sperare e meno confidare in che i paesi ricchi ed industrializzati verranno a salvare i nostri popoli. Poco aiuto o niente arriverà dal Nord. La responsabilità di assumere la sfida e di agire come meritano i nostri cittadini, è nostra. L&#8217;AEC può svolgere un ruolo determinante in questo impegno.</p>
<p>Permettetemi condividere brevemente l&#8217;esperienza di Cuba.</p>
<p>Abbiamo adottato misure di prevenzione, confronto e controllo, in una congiuntura in cui non esiste ancora trasmissione interna del virus. Sono stati chiave la coesione sociale e la solidarietà.</p>
<p>Contiamo su un&#8217;infrastruttura di attenzione primaria che garantisce il controllo epidemiologico.  Abbiamo uno sviluppo scientifico specializzato nelle malattie trasmissibili e contiamo su un&#8217;industria farmaceutica di alto livello tecnologico.</p>
<p>È stato disposto e si esegue nel paese un piano nazionale di controllo e confronto che da priorità alla salute del popolo e quella dei visitatori e stranieri residenti.</p>
<p>Nonostante la difficile situazione, Cuba può, modestamente, prestare una certa cooperazione. Stiamo affrontando con molto sforzo i solleciti di assistenza medica di vari dei paesi dalla regione, includendo cinque membri dell&#8217;Associazione che ci hanno sollecitato personale della salute.</p>
<p>A partire dall&#8217;esperienza provata in Cina, con l&#8217;applicazione di una medicina creata a Cuba, abbiamo ricevuto anche il sollecito di questa medicina che tentiamo di soddisfare d’accordo con le nostre possibilità. Si è avanzato con l&#8217;Organizzazione dei Caraibi Orientali in un accordo per garantire un minimo di fiale di Interferone Alfa B.</p>
<p>La nostra Organizzazione può aiutarci a socializzare le esperienze, a progettare un meccanismo istituzionale per avvicinare i nostri rispettivi esperti della medicina e della scienza, per imparare dalle messe a fuoco sociali e locali che hanno avuto alcuni successi; per identificare le modalità di cooperazione innovative.</p>
<p>Non si può sottovalutare il valore dello sforzo congiunto.</p>
<p>Per ciò, proponiamo che la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in coordinazione con la Segretaria Generale, organizzi nei prossimi giorni un simposio tecnico virtuale tra i nostri specialisti della salute, che faciliti stabilire vie di comunicazione per condividere esperienze e scambiare informazioni di interesse, che contribuiscano ad affrontare questa pandemia.</p>
<p>Cuba propone che a questo seminario si invitino altri paesi dell&#8217;emisfero, compresi Stati Uniti e Canada, che desiderino partecipare per ampliare la coordinazione e lo scambio.</p>
<p>Allo stesso modo ed in forma interattiva, potremmo creare, tra tutti, una guida od un questionario che aiuti ad identificare dati, statistiche, concetti e pratiche fondamentali, e che si nutra di quello che si è potuto imparare dalle esperienze di altri paesi e regioni.</p>
<p>Posso offrire la partecipazione dei nostri esperti nella progettazione di tale strumento.  È un&#8217;altra iniziativa che proponiamo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.</p>
<p>Ci motivano i valori solidali che caratterizzano Cuba, compresa la premessa di condividere quello che abbiamo, benché sia scarso. Più di 400 mila professionisti cubani hanno compiuto missioni in 164 paesi dell&#8217;Africa, dell’America Latina e dei Caraibi, del Medio Oriente e dell’Asia. La collaborazione medica cubana possiede più di mezzo secolo di esperienza.</p>
<p>Nel momento opportuno, dovremo meditare con cura come assumere le difficoltà economiche, commerciali e, conseguentemente sociali, per tutti i nostri paesi. Affronteremo uno scenario col turismo colpito, il trasporto ridotto, le linee commerciali depresse; con incertezza per le forniture e distorsione dei flussi mercantili.</p>
<p>Non possiamo pensare che il mercato darà una risposta a queste sfide. Si richiederà l&#8217;impegno dedicato dei nostri governi. Se uniamo gli sforzi, avremo migliori possibilità di risollevarci in tempo minore.</p>
<p>La realtà che affrontiamo richiede anteporre la volontà di agire e la solidarietà, all&#8217;inazione ed all&#8217;egoismo. L&#8217;umanità esige una soluzione effettiva. Insieme possiamo riuscirci.</p>
<p>Molte grazie”</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Fernando Gonzalez e Renè Gonzalez esigono una soluzione al caso dei Cinque cubani</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 23:35:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Renè Gonzalez e Fernando Gonzalez hanno ripetuto oggi a L’Avana l’esigenza improrogabile che il governo degli Stati Uniti metta fine all'ingiustizia contro i tre compagni che rimangono ancora nelle prigioni federali. Loro sono stati i partecipanti principali in un videoconferenza Washington-L’Avana, celebrata nella sede del Ministero delle Relazioni Estere, inserita tra le attività finali di una giornata di denuncia e solidarietà che si è celebrata dal passato 4 giugno, fino a questo martedì, nella capitale statunitense.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7891" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7891" alt="Fernando Gonzalez" src="/files/2014/06/FernandoVideoconferenza.jpg" width="580" height="742" /><p class="wp-caption-text">Fernando Gonzalez</p></div>
<p><strong>Renè Gonzalez e Fernando Gonzalez hanno ripetuto oggi a L’Avana l’esigenza improrogabile che il governo degli Stati Uniti metta fine all&#8217;ingiustizia contro i tre compagni che rimangono ancora nelle prigioni federali. </strong></p>
<p>Loro sono stati i partecipanti principali in un videoconferenza Washington-L’Avana, celebrata nella sede del Ministero delle Relazioni Estere, inserita tra le attività finali di una giornata di denuncia e solidarietà che si è celebrata dal passato 4 giugno, fino a questo martedì, nella capitale statunitense.</p>
<p>I due lottatori contro il terrorismo che hanno compiuto la totalità delle loro ingiuste condanne in prigione e si trovano adesso insieme alle loro famiglie sull&#8217;isola, hanno ribadito che non si sentiranno interamente liberi fino a che Gerardo Hernandez, Ramon Labañino ed Antonio Guerrero non ritornino al loro paese.</p>
<p>“Siamo qui adesso perché 16 anni fa qualcuno ha deciso di commettere un crimine”, ha segnalato Renè Gonzalez in riferimento al loro arresto il 12 settembre 1998 e tutta l&#8217;odissea che è venuta in seguito.</p>
<p>Ha ricordato che li hanno arrestati e li hanno sottomessi ad “un processo a Miami nel quale è stata punita Cuba nella persona di noi Cinque ed attualmente a dispetto di tanto sforzo non si è messa la parola fine a questa ingiustizia”.</p>
<p>Ad una domanda della stampa straniera, che chiedeva delucidazioni su una contrattazione concreta tra gli USA e Cuba per scambiare i tre dei Cinque con Alan Gross (impiegato dell’USAID condannato a Cuba), Renè ha chiarito che lo stato cubano ha manifestato più volte una seria volontà di negoziare al rispetto.</p>
<p>Fernando Gonzalez ha insistito da parte sua che questo potrebbe essere un momento particolarmente favorevole nella battaglia per i Cinque, ma la mancanza di volontà politica del governo degli Stati Uniti e l’assenza di coraggio politico del presidente Obama sono i due principali scogli contro una rapida conclusione pacifica.</p>
<p>In questo senso, l&#8217;avvocato Josè Pertierra, da Washington, ha osservato che nello scenario attuale il caso dei Cinque sta incominciando ad entrare nel radar dell&#8217;opinione pubblica statunitense ed è proprio per questo che deve aumentare ancora di più la pressione politica fino a che il presidente Barack Obama autorizzi una soluzione conclusiva.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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