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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Unione Europea</title>
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		<title>Maduro: lezione di dignità all&#8217;Unione Europea</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 01:53:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha dato all’ambasciatrice dell’Unione Europea (UE), Isabel Brilhante, 72 ore per abbandonare il paese (ordine ora sospeso ndt). “Ora basta con il colonialismo europeo e l’interventismo contro il Venezuela”, ha ammonito. L’espulsione è arrivata in risposta alla decisione della UE di imporre divieti d’ingresso e di congelare i beni ed i conti di undici funzionari nel paese. La lista nera ora ammonta a 36 funzionari, accusati di “crimini contro la democrazia e lo stato di diritto”. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10109" alt="nicolas-maduros-sanciones-580x326" src="/files/2017/07/nicolas-maduros-sanciones-580x326.jpg" width="580" height="326" />Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha dato all’ambasciatrice dell’Unione Europea (UE), Isabel Brilhante, 72 ore per abbandonare il paese (ordine ora sospeso ndt). “Ora basta con il colonialismo europeo e l’interventismo contro il Venezuela”, ha ammonito. L’espulsione è arrivata in risposta alla decisione della UE di imporre divieti d’ingresso e di congelare i beni ed i conti di undici funzionari nel paese. La lista nera ora ammonta a 36 funzionari, accusati di “crimini contro la democrazia e lo stato di diritto”.</p>
<p>La misura risponde anche al grossolano atteggiamento interventista dell’entità europea in Venezuela, dal 2013, dove, sebbene finga di promuovere il dialogo, agisce come una pedina della politica USA di punire coloro che sostengono una soluzione politico-elettorale, con elezioni organizzate in modo reciprocamente soddisfacente, sia per il governo che per l’opposizione legata alla causa democratica ed istituzionale, come è stato concordato al Tavolo di Dialogo (TdD).</p>
<p>Maduro ha anche annunciato che si riservava le azioni diplomatiche corrispondenti contro l’ambasciatore spagnolo, Jesús Silva, nella cui residenza, dove è esiliato il golpista e terrorista Leopoldo López, questi ha pianificato, per settimane, la sconfitta Operazione Gedeon, secondo quanto informa una lunga nota sul giornale USA Wall Street Journal. Come si ricorderà, i membri del piano hanno cercato di invadere il Venezuela via mare, dalla Colombia, in un nuovo tentativo di rovesciamento ed assassinio di Maduro.</p>
<p>Al di là ci sono i partiti del cosiddetto G4, i golpisti di professione, amanti delle invasioni e del sangue, obbedienti alla linea dell’impero, arricchiti con i fondi per la sovversione ed i beni rubati allo Stato dalle “sanzioni”, sebbene nessuna più di Guaidó, convertito in  miliardario. Opposti a qualsiasi soluzione negoziata, come ha potuto comprovare l’ex presidente spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, il paziente facilitatore ed intermediario dell’accordo che doveva essere firmato nella Repubblica Dominicana tra il governo e l’opposizione, nel febbraio 2018, interrotto per ordine di Washington, sebbene questo provenisse da Bogotá. Allora l’ex mandatario peninsulare ha dichiarato: “Questo è un momento decisivo, questo è il tempo, l’altrimenti è pericoloso. Ecco perché appello alla comprensione … l’essenziale è lì, l’accordo sulla data elettorale, l’osservazione, le regole del gioco, le garanzie elettorali”… un’alternativa all’accordo sarebbe “estremamente negativo”.</p>
<p>In linea con il seguito dato alla politica di Washington, negli ultimi giorni la UE ha squalificato senza valide argomentazioni, il nuovo Consiglio Nazionale Eelettorale (CNE), designato dal Tribunale Supremo di Giustizia in uso delle sue facoltà costituzionali, a causa di un’omissione parlamentare, in virtù del fatto che l’Assemblea Nazionale (AN) in disprezzo non disponeva dei voti necessari ed una parte di essa mancava della volontà politica di nominare i nuovi rettori dell’organismo. Giorni dopo, la UE ha annunciato le “sanzioni” adottate contro i funzionari venezuelani. Tra questi, Luis Parra, presidente oppositore dell’AN ed i suoi due vicepresidenti, membri della frazione che ha sostituito Juan Guaidó alla dirigenza parlamentare, dopo essere eletti, il 5 gennaio di quest’anno, al non presentarsi l’allora presidente dell’organo nella sede della sessione.</p>
<p>Guaidó non ha partecipato perché sapeva che la ribellione incubata contro di lui dai deputati dell’opposizione delle regioni rendeva impossibile che raccogliesse i voti necessari per essere rieletto. Quindi, come è sua abitudine, ha allestito, fuori dall’edificio legislativo, uno show con un gruppo fake di deputati per simulare un’elezione, senza rispettare i regolamenti parlamentari. Quindi l’unica dirigenza legittima ed eletta democraticamente dell’AN è quella presieduta da Parra.</p>
<p>Data la nulla capacità, di Guaidó, di convocazione della piazza, i suoi tesi rapporti con altri dirigenti dell’opposizione, la situazione critica nel suo stesso partito, che sembra lascerà, la sua virtuale scomparsa dall’arena politica, è molto probabile che Washington abbia fatto pressione su Bruxelles per ossigenarlo mediante la censura degli accordi del TdD tra il governo ed il settore dell’opposizione che parteciperà elettoralmente alle elezioni parlamentari, alla fine dell’anno, ed esprime la non accettazione di sanzioni né dell’ingerenza straniera.</p>
<p>Ciò che sostiene attualmente Guaidó è il dito di Trump e la mendace cantilena mediatica che è riconosciuto da oltre 50 paesi.</p>
<p>Ma è evidente la accelerata perdita di prestigio e leadership del sistema USA nel mondo e la sua profonda crisi interna.</p>
<p>La leggera e criminale attuazione di Trump di fronte alla pandemia e di fronte al grande movimento di massa multirazziale che si è articolato attorno all’omicidio di George Floyd sono sintomi di quella crisi.</p>
<p>La UE non rimane indietro. E’ stata incapace di implementare un piano solidale per affrontare il covid-19 e qualcosa di simile può accadere al suo piano di ripresa economica, forse soffocato da nuove sanzioni del suo ‘alleato’ USA.</p>
<p>di Angel Guerra Cabrera</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>L’Unione Europea è contraria alle misure unilaterali degli USA contro Cuba</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 22:51:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle informazioni più discusse in questi giorni in Europa dal punto di vista economico è quella che le autorità del vecchio continente sono contrarie alla riattivazione della Legge Helms-Burton contro Cuba. Varie fonti segnalano che l'Unione Europea (UE) respinge tale decisione che si applica a partire dal 2 maggio 2019. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10971" alt="mogherini" src="/files/2019/05/mogherini.jpg" width="580" height="386" />Una delle informazioni più discusse in questi giorni in Europa dal punto di vista economico è quella che le autorità del vecchio continente sono contrarie alla riattivazione della Legge Helms-Burton contro Cuba.  </strong></p>
<p>Varie fonti segnalano che l&#8217;Unione Europea (UE) respinge tale decisione che si applica a partire dal 2 maggio 2019.</p>
<p>Si tenta di imporre sanzioni ad aziende di tutto il mondo che facciano commerci coi beni confiscati dalle autorità cubane dopo la Rivoluzione del 1959, commentano i mass media.</p>
<p>Al rispetto, l&#8217;Alta Rappresentante di politica estera e di Sicurezza Comune dell&#8217;UE, Federica Mogherini, ha segnalato che tale misura suppone una violazione degli impegni assunti negli accordi UE-Stati Uniti del 1997 e del 1998.</p>
<p>Entrambe le parti, in quel momento, si sono impegnate a rispettare senza interruzione gli accordi firmati.</p>
<p>Mogherini in un comunicato previamente deciso coi 28 paesi dell&#8217;Unione, riflette la critica profonda alle misure di Washington contro L&#8217;Avana.</p>
<p>Ha segnalato che il blocco lascia chiaro che “l&#8217;applicazione extraterritoriale di misure restrittive unilaterali contravviene il Diritto Internazionale”.</p>
<p>Inoltre, avvisa l&#8217;amministrazione di Donald Trump che la decisione di attivare il Titolo III della Legge Helms-Burton, “originerà frizioni non necessarie e debiliterà la fiducia e la prevedibilità dell&#8217;associazione transatlantica”.</p>
<p>L&#8217;UE “ricorrerà a tutte le misure adeguate per abbordare le conseguenze della sua applicazione, compresi i suoi diritti nell&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e l&#8217;uso dello statuto del blocco”, clausola creata nel 1996 per proteggere gli interessi europei dalle sanzioni economiche.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;Unione Europea continuerà a lavorare coi suoi soci internazionali che anche “hanno manifestato la loro preoccupazione” per le misure di Washington, insiste il documento.</p>
<p>Tale decisione di Trump incrudisce le restrizioni economiche, commerciali e finanziarie degli Stati Uniti contro Cuba stabilite da quasi 60 anni e che respingono la maggioranza dei governi.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Dalla Grande guerra ad oggi: la sinistra socialista e comunista tra errori e analogie al cospetto del &#8220;sovranismo piccolo borghese&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Nov 2018 18:23:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cento anni fa aveva termine la Prima guerra mondiale. L’Italia ne uscì vittoriosa. Tuttavia, per assecondare le mire imperialiste del grande capitale industriale, pagò un prezzo molto superiore persino a quello della Seconda guerra mondiale: oltre 650mila caduti, centinaia di migliaia di feriti e mutilati e più di mezzo milione di vittime civili. Inoltre, la guerra provocò una crescita repentina ma squilibrata dell’industria, e, grazie agli enormi profitti e alle sovvenzioni statali, una fortissima centralizzazione del potere economico.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10719" alt="borghesi" src="/files/2018/11/borghesi.jpg" width="580" height="338" />Cento anni fa aveva termine la Prima guerra mondiale. L’Italia ne uscì vittoriosa. Tuttavia, per assecondare le mire imperialiste del grande capitale industriale, pagò un prezzo molto superiore persino a quello della Seconda guerra mondiale: oltre 650mila caduti, centinaia di migliaia di feriti e mutilati e più di mezzo milione di vittime civili. Inoltre, la guerra provocò una crescita repentina ma squilibrata dell’industria, e, grazie agli enormi profitti e alle sovvenzioni statali, una fortissima centralizzazione del potere economico.</strong></p>
<p>I quattro milioni di ex combattenti, dopo quattro anni di morte e sofferenza nelle trincee, ritornarono alle loro case ma non trovarono lavoro. Nelle città era difficilissimo riconvertire a scopi civili la ridondante industria bellica. Nelle campagne i proprietari avevano sostituito la forza lavoro partita per la guerra con moderni macchinari e non volevano espandere la produzione a causa della riduzione della domanda interna.</p>
<p>La guerra aveva scavato un solco tra le élite e le masse e l’Italia era attraversata da contraddizioni profonde che svilupparono ampie lotte sociali e democratiche. Il Partito socialista vinse le elezioni del 1919 con il 32,28% dei voti, seguito dai Popolari al 20,3% e dai Liberali al 15,9%. Inoltre, tra 1919 e 1920 il Paese fu attraversato da un imponente movimento di occupazione delle fabbriche. Eppure, nel giro di pochi anni la reazione capitalistica portò all’affermazione di una forza nuova, il fascismo, che la sinistra non riuscì a contrastare. Molti furono i fattori della vittoria fascista: le divisioni interne al Psi, il supporto degli apparati dello Stato, in particolare dello Stato maggiore dell’esercito e della monarchia. L’aspetto su cui crediamo valga la pena soffermarci è però un altro: l’incapacità dei socialisti e dei comunisti a entrare in contatto con i milioni di ex combattenti e con i settori intermedi della società, che finirono per diventare la massa di manovra del fascismo.</p>
<p>Contrariamente a quanto si può pensare, la massa gli ex combattenti era inizialmente tutt’altro che favorevole al fascismo[1], anzi molti ex combattenti saranno il nerbo della resistenza armata contro le squadre fasciste, come i pluridecorati Emilio Lussu e Ferruccio Parri, il quale successivamente sarà uno dei capi della Resistenza. Tuttavia, il partito socialista e poi il partito comunista fallirono nel compito di stabilire un rapporto con questo importantissimo settore della società dell’epoca, corteggiatissimo da Mussolini. Il partito comunista, guidato da Bordiga, rifiutò persino di collaborare con gli arditi del popolo. Una scelta criticata da Gramsci al Congresso di Lione del 1926: “Questa tattica [quella di Bordiga relativa agli arditi del popolo] (…) servì d’altra parte a squalificare un movimento di massa che partiva dal basso e che avrebbe potuto invece essere politicamente sfruttato da noi”[2]. Anche per queste ragioni i partiti operai non riuscirono a impedire la saldatura in un unico blocco sociale di piccola borghesia e grande capitale. Anni dopo, l’autocritica sarà molto severa. Così si esprime Palmiro Togliatti nelle famose Lezioni sul fascismo(1935).</p>
<p>“Nel periodo di sviluppo del fascismo italiano, prima della marcia su Roma, il partito ha ignorato questo importante problema: intralciare la conquista delle masse piccolo-borghesi malcontente da parte della grande borghesia. Questa massa era allora rappresentata dagli ex combattenti, da alcuni strati di contadini poveri in via di arricchimento, da tutta una massa di spostati creati dalla guerra. (…) Non abbiamo compreso che non si poteva semplicemente mandarli al diavolo. (…) Compito nostro era quello di conquistare una parte di questa massa, di neutralizzare l’altra parte onde impedire che diventasse una massa di manovra della borghesia. Questi compiti sono stati da noi ignorati.”[3]</p>
<p>Analogie con la critica al sovranismo piccolo-borghese</p>
<p>Ora, è possibile stabilire una qualche analogia tra la sinistra socialista e comunista di allora e quella di oggi? I periodi sono molto diversi. Come ho già spiegato altrove, non siamo davanti al fascismo, anche perché oggi sono altre le forme della neutralizzazione della democrazia rappresentativa[4]. Tuttavia, anche oggi, come allora, sebbene in modo apparentemente meno drammatico, l’Italia è attraversata da rivolgimenti economici e sociali non meno profondi di quelli che gli ex combattenti del 1918 si trovarono davanti. Di conseguenza, si è creata una spaccatura tra élite e masse, le une beneficiate e le altre impoverite allora dalla guerra mondiale, ora dalla mondializzazione e dalla integrazione economica e valutaria europea. Di fronte a questa situazione una parte consistente della sinistra (anche radicale e comunista) mostra una incomprensione del movimento sociale profondo, che conduce a una incomprensione del fenomeno sovranista e populista. Oggi come allora si regalano certi settori all’avversario politico e non ci si pone neanche il problema di neutralizzarli. Lascia, a questo proposito, un po’ perplessi sentir parlare di sovranismo piccolo-borghese[5]. Orrido, secondo il dizionario Treccani, significa “che mette nell’animo un senso di orrore, di ribrezzo e di spavento”. Insomma, un termine, mi pare, poco adatto a una oggettiva analisi sociale e politica. Inoltre, sembrerebbe esserci qualche confusione tra piccola borghesia &#8211; strato intermedio tra capitale e classe operaia (contenendo anche stipendiati e lavoratori autonomi senza o con qualche dipendente) &#8211; e il capitale vero e proprio. Infatti, il sovranismo, definito piccolo-borghese, viene però attribuito ai “capitali nazionali in affanno contro una devastante centralizzazione trainata dai capitali più forti e ramificati a livello globale”[6].</p>
<p>Ad ogni modo, a sinistra non pochi sembrano ritirarsi inorriditi dinanzi a un sovranismo giudicato con disprezzo espressione di un ceto bottegaio miserabile, evasore fiscale e fondamentalmente anticaglia del passato. Una visione che, in alcuni casi, si collega a una interpretazione deterministica del movimento del capitale, derivata da una lettura parziale e semplicistica di Marx. La centralizzazione dei capitali di cui Marx parla nel Capitale non significa che le classi intermedie spariscano d’incanto, togliendosi dalle scatole e semplificando, per farci un piacere, una realtà che semplice non è. Di certo, oltre cento anni di storia dimostrano che la centralizzazione non elimina le classi intermedie (anzi ne produce di altro tipo), né favorisce di per sé la presa del potere da parte del lavoro salariato, né tantomeno la sua ricomposizione economica o politica. Era, invece, questa la concezione meccanicistica di Rudolf Hilferding, autore del pur importante Il capitale finanziario, già ministro socialdemocratico della Repubblica di Weimar e convinto che la centralizzazione sarebbe andata avanti fino alla definitiva e automatica socializzazione di imprese e banche da parte di una disciplinata classe operaia unita nel partito socialdemocratico e nei suoi sindacati[7]. Sindacati la cui preziosa organizzazione andava preservata e non messa a rischio in uno sciopero generale contro Hitler, come ebbe a dire un Hilferding fiducioso nel sistema democratico, appena pochi giorni prima di darsi alla fuga braccato dalla Gestapo, dopo la vergognosa resa dei sindacati stessi[8].</p>
<p>L’importanza delle classi intermedie</p>
<p>La verità è che Marx in tutte le opere, dove analizza le formazioni economico-sociali concrete, segue attentamente il movimento di tutte le varie classi, comprese quelle intermedie fra capitale e lavoro salariato, indicando come strategica l’alleanza della classe operaia con i settori intermedi, a partire da quello allora principale, la classe contadina piccola proprietaria.[9] Lenin e dopo di lui Gramsci dedicarono molte energie alla teoria e alla pratica delle alleanze di classe, che per l’appunto presuppongono l’esistenza di una pluralità di classi subalterne. Del resto, la Rivoluzione d’Ottobre vinse anche grazie alla parola d’ordine, poco ortodossa secondo il metro di alcuni, della terra ai contadini. Anzi, per Lenin, che parla proprio a proposito della situazione creatasi nel primo dopo-guerra (1920):</p>
<p>“Il capitalismo non sarebbe capitalismo se il proletario non fosse circondato da una folla straordinariamente variopinta di tipi intermedi tra il proletariato e il semiproletario (colui che si procura da vivere solo a metà mediante la vendita della propria forza-lavoro), tra il semiproletario e il contadino (e il piccolo artigiano e il piccolo padrone in generale), tra il piccolo contadino e il contadino medio, ecc.; e se in seno la proletariato non vi fossero divisioni per regione, per mestiere, talvolta per religione, ecc. E da tutto ciò deriva la necessità, la necessità incondizionata, assoluta per l’avanguardia del proletariato, per la parte cosciente di esso, per il partito comunista di destreggiarsi, di stringere accordi, compromessi con i diversi gruppi di proletari, con i diversi partiti di operai e piccoli padroni. Tutto sta nel saper impiegare questa tattica allo scopo di elevare e non di abbassare il livello generale della coscienza proletaria, dello spirito rivoluzionario del proletariato, della sua capacità di lottare e vincere.”[10]</p>
<p>Gramsci, che indica come seconda forza motrice della rivoluzione italiana i contadini del Mezzogiorno e delle altre parti d’Italia [11], scrive:</p>
<p>“In nessun Paese il proletariato è in grado di conquistare il potere e di tenerlo con le sole sue forze: esso deve quindi procurarsi degli alleati, cioè deve condurre una tale politica che gli consenta di porsi a capo delle altre classi che hanno interessi anticapitalistici e guidarle nella lotta per l’abbattimento della società borghese.”[12]</p>
<p>Oggi, certamente i settori intermedi non sono quelli dell’epoca Marx e neanche di Lenin, ma esistono e sono particolarmente numerosi in Italia[13], così come la classe lavoratrice è divisa al suo interno per molti aspetti. La crisi e la concentrazione e centralizzazione dei capitali non li hanno eliminati, li hanno riempiti di paura e rabbia, allo stesso modo della classe operaia e del lavoro salariato tutto. Quello che viene definito sovranismo piccolo-borghese è l’espressione di questa paura e di questa rabbia. Definirlo “orrido”, di fronte alle conseguenze devastanti sulla società e sulle classi subalterne italiane ed europee prodotte dal trasferimento della sovranità sul bilancio pubblico e sulla valuta a organismi europei, acquista il sapore amaro della beffa. La mancata comprensione di questa situazione così come la sottovalutazione dei suddetti sentimenti di paura porta la sinistra (compresa in parte quella radicale e comunista) ad allontanarsi ancora di più dai settori popolari e a regalarli a chi sta costruendo il suo blocco sociale reazionario, come la Lega. Questa, ormai sempre più “nazionale”, sta mettendo insieme classe operaia del Nord, artigiani, lavoratori autonomi, partite iva, piccolissima, piccola e media impresa. Ma essa non parla solo a questi settori, parla anche a pezzi di capitale più importanti, grandi imprese e banche, con una forte base nazionale, ma non necessariamente non internazionalizzate, che nel mercato domestico sono state penalizzate dall’austerity europea e sui mercati europei e extraeuropei dalla concorrenza dei capitalismi francese e tedesco e dalla loro invadenza negli assetti proprietari delle imprese italiane. Bisogna, quindi, fare attenzione a individuare, tra tutte queste classi e settori, quelle che, per dirla con Gramsci, rappresentano la vera faccia della Lega. Insomma, anche se non siamo davanti al fascismo, siamo davanti alla stessa capacità di formare un blocco che metta insieme piccola borghesia con grande borghesia, più pezzi importanti di lavoro salariato e classe operaia. Quest’ultima è una delle differenze maggiori con gli anni ’20. Ed è per questo che la situazione richiede ancora maggiori capacità di fare politica.</p>
<p>Conclusioni</p>
<p>Certe affermazioni sul sovranismo, invece, portano al rifiuto della politica, intesa come terreno pratico della costruzione e della modifica dei rapporti di forza fra le classi e i settori di classe. Rifugiarsi in astratte formule ideologiche rafforza proprio quelle tendenze, soprattutto il tatticismo elettoralista, che si vorrebbero eliminare e che ci hanno fatto perdere consensi. Dovremmo avere ormai capito che in un Paese con la storia e la struttura di classe dell’Italia va quantomeno neutralizzato, per usare le parole di Togliatti, il possibile ruolo reazionario di certi settori e classi sociali. Bisogna evitare di sbagliare ed individuare, all’interno della piccola borghesia e del lavoro indipendente, i settori con i quali, per le loro condizioni oggettive, si possano stabilire delle interlocuzioni sociali e politiche in funzione anticapitalistica. Anche per queste ragioni non ci si può permettere di lasciare il tema della sovranità e della lotta contro la Commissione europea e la Bce alla Lega e al Movimento cinque stelle, né si può restare sul vago sul ruolo dell’integrazione economica e valutaria europea e sulla posizione da assumere al riguardo. Bisogna, al contrario, avere la capacità di entrare nel cuore della battaglia politica, che è rappresentato dall’Europa, declinando la sovranità nell’unico modo in cui abbia senso, cioè in termini di sovranità democratica e popolare, come del resto recita la Costituzione, e dal punto di vista della classe lavoratrice. Quindi, non si tratta di un recupero della sovranità (genericamente nazionale) per rafforzare le posizioni del capitale “italiano”, ma del recupero e dell’allargamento democratico della sovranità popolare per modificare i rapporti di forza a favore del lavoro salariato e delle classi subalterne, bloccate nella gabbia del “vincolo esterno”. Ciò richiede, evidentemente, una maggiore capacità di lettura della composizione di classe della società italiana, una proposta economica nuova e organica, e soprattutto la volontà politica di porre le basi per la ricomposizione della classe lavoratrice e per la costruzione di un nuovo blocco sociale di alternativa al capitalismo, cioè di alleanze sociali e politiche tra il lavoro salariato e tutti i settori subalterni al grande capitale. Oggi l’integrazione europea – cioè la compressione della democrazia, della spesa pubblica, e del salario – è l’elemento non unico ma certamente centrale per la costruzione di un tale blocco sociale.</p>
<p>di Domenico Moro- L&#8217;AntiDiplomatico<br />
&nbsp;</p>
<p>[1] Al primo congresso dei combattenti nel 1918 a Mussolini non fu neanche permesso di parlare.</p>
<p>[2] A. Gramsci, “Il Congresso di Lione”, in <em>La costruzione del partito comunista</em>, Einaudi, Torino 1971, p. 487.</p>
<p>[3] P. Togliatti, <em>Corso sugli avversari</em>, Einaudi, Torino 2010, pp. 8-9.</p>
<p>[4] D. Moro, “Quale antifascismo nell’epoca dell’euro e della democrazia oligarchica?”, <em>Sinistra in rete</em>, 26 settembre 2017. Vedi anche D. Moro, <em>La gabbia dell’euro. Perché uscire dall’euro è internazionalista e di sinistra</em>, Imprimatur, Reggio Emilia 2018.</p>
<p>[5] E. Brancaccio, “Classe (lotta di)”, in <em>l’Espresso</em>, 7 ottobre 2018.</p>
<p>[6] <em>Ibidem</em>.</p>
<p>[7] R. Hilferding, <em>Il capitale finanziario</em>, Mimesis edizioni, Milano 2011, p. 487.</p>
<p>[8] Episodio riferito all’economista Pietranera da un amico tedesco che parlò con Hilferding dopo la nomina di Hitler a cancelliere. Va ricordato che Hilferding pagò con la vita la sua militanza, morendo esule in Francia in circostanze ancora non chiarite. Sulla resa imbelle dei sindacati tedeschi e il rifiuto socialdemocratico di un fronte comune con i comunisti vedi F. Neumann, <em>Behemot. Struttura e pratica del nazionalsocialismo</em>, Bruno Mondadori, Milano 2000.</p>
<p>[9] K. Marx, <em>Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850</em>, Editori riuniti, Roma 1973. K. Marx, <em>Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte</em>, Editori riuniti, Roma 1977, pp. 212-216.</p>
<p>[10] Lenin, <em>L’estremismo malattia infantile del comunismo</em>, Editori Riuniti, Roma 1974, p. 115. Il corsivo è mio.</p>
<p>[11] Cfr. A. Gramsci, “Tesi di Lione”, in <em>La costruzione del partito comunista</em>, op. cit., p.499.</p>
<p>[12] A. Gramsci, “Il congresso di Lione”, in op. cit., p. 483.</p>
<p>[13] Senza considerare i settori superiori del lavoro “dipendente” (management, ecc.), solo i lavoratori autonomi o indipendenti (15-74 anni), sebbene fortemente diminuiti con la crisi, sono quasi 5 milioni, di cui quasi 3,6 senza dipendenti. In Germania, con forze di lavoro molto più numerose, i lavoratori autonomi sono quasi 4 milioni (Eurostat database, LFS main indicators). L’Istat considera anche i coadiuvanti e arriva a circa 5,4 milioni, ossia il 23,2% degli occupati contro il 15,7% della media Ue (Focus – I lavoratori indipendenti. II trimestre 2017, 5 novembre 2018). Bisogna tenere conto che si tratta di un universo molto differenziato dal punto di vista del reddito, di classe e del rapporto con il capitale. Gli imprenditori veri e propri sono 273mila, mentre i lavoratori in proprio e i professionisti con dipendenti sono 1,1 milioni. Rimangono quasi 4 milioni di autonomi senza dipendenti.</p>
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		<title>Sono d&#8217;accordo con Melenchon</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2018 01:50:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[condono fiscale]]></category>
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		<category><![CDATA[Jean-Luc Mélenchon]]></category>
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		<description><![CDATA[Il leader di France Insoumise Melenchon ha dichiarato che, pur non condividendo la manovra economica e le scelte di fondo del governo italiano, ritiene inaccettabile e da respingere l’intervento della Commissione UE. Questa la sostanza, al di là delle virgole sulle quali si soffermano le solite anime inquiete della sinistra persa. E questa sostanza io la condivido integralmente. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10697" alt="melenchon" src="/files/2018/10/melenchon.jpg" width="580" height="290" />Il leader di France Insoumise Melenchon ha dichiarato che, pur non condividendo la manovra economica e le scelte di fondo del governo italiano, ritiene inaccettabile e da respingere l’intervento della Commissione UE. Questa la sostanza, al di là delle virgole sulle quali si soffermano le solite anime inquiete della sinistra persa. E questa sostanza io la condivido integralmente.</strong></p>
<p>Io combatto questo governo per il decreto Salvini e per la pistola facile, per il condono fiscale e per quello alle case abusive di Ischia. Io contesto a questo governo gli annunci e le promesse di cambiamento &#8211; sul Jobsact, sulle pensioni, sul reddito di cittadinanza &#8211; rispetto alle quali, quando si dirada il fumo della propaganda, corrisponde poco o nulla. Io considero vergognoso che questo governo continui ad acquistare gli F35 e faccia il TAP in Puglia, mentre su tutte le altre Grandi Opere civili e militari tace o pasticcia. È un imbroglio che si spacci per cambiamento di politica economica una legge di bilancio che rispetta tutti i vincoli fondamentali delle politiche di austerità e che solo la follia del fiscal compact e di un rigorismo di bilancio idiota possono far giudicare come spendacciona. L’anno prossimo, come tutti i suoi predecessori da più di venti anni, il governo gialloverde varerà un bilancio con un forte attivo primario. Cioè i cittadini italiani pagheranno in tasse e contributi 25 miliardi in più di ciò che riceveranno in prestazioni dallo stato e da tutte le amministrazioni pubbliche. Quindi i tagli sociali continueranno e il paese continuerà ad impoverirsi per pagare gli interessi su un debito che, da quando Monti andò al governo nel nome del rigore, è cresciuto di 400 miliardi di euro.</p>
<p>Ma qualcuno sano di mente o di coscienza può davvero credere o far credere che siano queste le ragioni per cui la Commissione UE ha bocciato la manovra del governo italiano? Andiamo. Se Salvini e Di Maio avessero reso ancora più feroci le già feroci misure adottate contro i migranti, i poveri, gli occupanti di fabbriche e case, ma le avessero accompagnate ad una finanziaria lacrime e sangue, la UE li avrebbe portati ad esempio. Del resto il leader dei sovranisti reazionari europei, il capo del governo austriaco Kurtz che in questi sei mesi é anche a capo del governo politico della UE, è stato il primo a dire: “noi non pagheremo i debiti dell’Italia”. E l’altro alleato di Salvini, Orban, tace e acconsente. Per non parlare dei tedeschi, degli olandesi, di tutti gli altri sovranisti reazionari del nord Europa, tutti sovranisti a casa nostra.</p>
<p>Il fatto che le sole voci forti e chiare contro la Commissione UE vengano da leader della nuova sinistra europea non vuol dire, come afferma invece la sinistra dello spread, che questi si siano convertiti al sovranismo reazionario, ma al contrario che una sinistra che voglia stare con gli sfruttati e coi poveri deve combattere, non assecondare, il liberismo autoritario della UE.</p>
<p>Bisogna lottare contro la politica complessiva di questo governo, ma non stando a fianco della finanza e dei poteri della UE.</p>
<p>Moscovici ha parlato di fascismo, ma non si ferma il fascismo chiudendo gli ospedali. Le politiche di austerità sono la radice materiale dalla quale ha tratto linfa il risorgere di forze e sentimenti autoritari e razzisti in Italia ed in Europa.</p>
<p>La sinistra che ha sposato le politiche di austerità e di rigore ha fatto tra gli operai e i disoccupati la più efficace delle propagande a favore dei vari Salvini d’Europa.</p>
<p>Immaginiamo un governo davvero progressista, che decidesse di ripristinare l’articolo 18, di abolire davvero la legge Fornero e non semplicemente di ritoccarla, di far pagare, e non condonare, le tasse ai ricchi e alle multinazionali, di finanziare in deficit, sì in deficit, il risanamento idrogeologico del paese e le opere pubbliche che servono davvero, case scuole ospedali.</p>
<p>Pensiamo ad un governo che decidesse di controllare i movimenti di capitali e di usare le nazionalizzazioni e non le privatizzazioni come strumenti di politica economica. Pensiamo infine ad un governo che mettesse in discussione la NATO e i suoi vincoli davvero e non solo con ridicoli giri di valzer tra Trump e Putin.</p>
<p>Ecco, di fronte ad un governo di questo genere come credete che reagirebbe la UE di Maastricht e del Fiscal Compact? Io dico che le accuse a Salvini e Di Maio sembrerebbero al confronto semplici scambi di cortesie.<br />
Non basta essere in contrasto con la UE per stare nel campo dell’eguaglianza e della giustizia sociale, Salvini e Di Maio lo dimostrano. Ma se si sta con la UE dell’austerità quel campo lo si abbandona e basta. Come ha fatto la sinistra ufficiale che per questo è stata abbandonata dal suo stesso popolo. Grazie quindi a Melenchon e a tutte e tutti coloro che cercano di ricostruire in Europa quella sinistra sociale e del lavoro di cui c’è infinito bisogno, perché solo essa può battere in mezzo al popolo la destra reazionaria. E auguriamoci, e facciamo sì, che la sinistra dello spread raggiunga il prima possibile il posto che le spetta nella spazzatura della storia.</p>
<p>di Giorgio Cremaschi</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il governo del Brasile è costretto ad ammettere: il blocco economico impedisce il pagamento di 40 milioni di dollari al Venezuela</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Sep 2018 02:11:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venezuela è sottoposto a un vero e proprio assedio economico e finanziario. Aspetto costantemente occultato nelle tanto numerose quanto fallaci analisi che pretendono di sovvertire la realtà: ossia indicare come effetto di politiche sbagliate implementate dal governo bolivariano, quei problemi all’economia arrecati principalmente dagli effetti di questo embargo. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10624" alt="Venezuela" src="/files/2018/09/Venezuela.jpg" width="580" height="290" />Venezuela è sottoposto a un vero e proprio assedio economico e finanziario. Aspetto costantemente occultato nelle tanto numerose quanto fallaci analisi che pretendono di sovvertire la realtà: ossia indicare come effetto di politiche sbagliate implementate dal governo bolivariano, quei problemi all’economia arrecati principalmente dagli effetti di questo embargo.</strong></p>
<p>Qualcuno potrebbe avanzare dubbi e affermare che si tratta di giustificazioni avanzate per coprire il fallimento di politiche fallimentari, di segno socialista, ça va sans dire. Ma vi sono alcune circostanze incontrovertibili che mostrano come le sanzioni e il blocco finanziario imposto dagli Stati Uniti siano dannosi per l’economia di Caracas.</p>
<p>Dal 2001, grazie a un accordo con il governo allora guidato da Hugo Chavez, lo Stato brasiliano del Roraima importa energia elettrica dal Venezuela, proveniente dalla centrale idroelettrica Guri, attraverso una linea di trasmissione.</p>
<p>Il governo venezuelano vanta nei confronti del Roraima un credito di oltre 40 milioni di dollari. Un debito che il Brasile non riesce a saldare. Il governo brasiliano si è visto costretto infatti a riconoscere che non riesce a cancellare il debito a causa delle sanzioni che gli Stati Uniti e l’Unione Europea mantengono contro il Venezuela.</p>
<p>Il ministro degli Esteri brasiliano Aloysio Nunes ha dichiarato che il Brasile è in cerca di canali per cancellare il debito contratto e impedire a Corpoelec (compagnia elettrica nazionale del Venezuela) di interrompere la fornitura di energia elettrica.</p>
<p>Ha affermato che il Brasile vuole cancellare il debito ma non ha trovato «un modo finanziario» per provvedere all’estinzione di questo senza violare «le restrizioni e le sanzioni applicate dall&#8217;Europa e dagli Stati Uniti» contro il governo del presidente Nicolás Maduro.</p>
<p>L’omologo venezuelano, Jorge Arreaza, ha denunciato la vicenda attraverso il proprio account Twitter, evidenziano come si tratti dell’ennesima «irrefutabile dimostrazione dell’effetto perverso del blocco contro il Venezuela».</p>
<p>A colpire, anche in questa occasione, è il totale silenzio di quei media mainstream sempre pronti a fiondarsi sul Venezuela per propalare fake news a reti unificate.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>La logica di guerra delle ONG: soffocare il Venezuela per poi offrire &#8220;assistenza umanitaria&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jun 2018 00:47:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Adesso, il messaggio centrale sul Venezuela della Casa Bianca e l'Unione Europea, diffuso dai megafoni della propaganda mediatica, è che il Paese ha bisogno di “un’operazione umanitaria". Qualcosa di veramente cinico. Perché coloro che offrono questa presunta "assistenza umanitaria" sono gli stessi che impongono un blocco finanziario totale al paese.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5704" alt="usaid" src="/files/2012/09/usaid.jpg" width="300" height="250" />Adesso, il messaggio centrale sul Venezuela della Casa Bianca e l&#8217;Unione Europea, diffuso dai megafoni della propaganda mediatica, è che il Paese ha bisogno di “un’operazione umanitaria&#8221;.</strong></p>
<p>Qualcosa di veramente cinico. Perché coloro che offrono questa presunta &#8220;assistenza umanitaria&#8221; sono gli stessi che impongono un blocco finanziario totale al paese.</p>
<p>Lo scorso novembre, ad esempio, il consorzio bancario Euroclear congelava 450 milioni di dollari per l&#8217;acquisto di medicinali e alimenti da parte dello Stato venezuelano. Un importo che è ancora bloccato, come 1.200 milioni in obbligazioni della Repubblica. Solo questo importo è 27 volte maggiore rispetto al presunto &#8220;pacchetto di assistenza umanitaria” annunciato da Stati Uniti e Unione Europea del valore di 60 milioni.</p>
<p>Per questa politica di soffocamento, Washington ha nel governo della Colombia il suo cane da guardia. Da mesi, per esempio, Bogotá vieta al laboratorio BSN Medical la vendita di vaccini contro la malaria e il paludismo al governo di Caracas.</p>
<p>E nel maggio di quest&#8217;anno, bloccava l&#8217;ingresso in Venezuela di 15 container con 25 mila scatole CLAP destinate alla distribuzione sovvenzionata di prodotti per la popolazione venezuelana.</p>
<p>Allo stesso tempo, il governo di Juan Manuel Santos continua a permettere il vasto traffico al confine, e proteggere la speculazione sulla moneta venezuelana, elementi che sono alla radice dei fenomeni inflazionistici.</p>
<p>Questa strategia cinica e crudele degli Stati Uniti e dei suoi satelliti trova sostegno &#8220;civile&#8221; in varie ONG oppositrici in Venezuela, che la Casa Bianca finanzia attraverso le agenzie USAID e NED.</p>
<p>Queste ONG sono, precisamente, quelle che portano ai media internazionali l&#8217;idea di &#8220;assistenza umanitaria&#8221;, mentre restano in silenzio sulla situazione di blocco finanziario che affligge il paese.</p>
<p>È la presunta &#8220;società civile&#8221; al servizio della guerra imperiale.</p>
<p>da Cubainformacion</p>
<p>traduzione de L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Venezuela: Comunicato Ufficiale in risposta alla dichiarazione dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri Federica Mogherini</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2018/04/20/venezuela-comunicato-ufficiale-risposta-alla-dichiarazione-dellalto-rappresentante-dellunione-europea-per-gli-affari-esteri-federica-mogherini/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2018 01:34:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Mogherini]]></category>
		<category><![CDATA[sanzioni anti-Venezuela]]></category>
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		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge con forza la dichiarazione dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri Federica Mogherini, a nome dell’Unione Europea, cui è stata rilasciata il 19 aprile 2018, in chiara violazione dei principi più elementari del diritto internazionale e delle disposizioni riguardo il rispetto della sovranità, l’autodeterminazione dei popoli e la non ingerenza negli affari interni degli Stati, stabiliti nella Carta delle Nazioni Unite.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10478" alt="Comunicado-2" src="/files/2018/04/Comunicado-2.jpg" width="580" height="387" />Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge con forza la dichiarazione dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri Federica Mogherini, a nome dell’Unione Europea, cui è stata rilasciata il 19 aprile 2018, in chiara violazione dei principi più elementari del diritto internazionale e delle disposizioni riguardo il rispetto della sovranità, l’autodeterminazione dei popoli e la non ingerenza negli affari interni degli Stati, stabiliti nella Carta delle Nazioni Unite.</strong></p>
<p>Con questo tipo di posizione, l’Unione Europea e i suoi Stati membri danno un nuovo esempio della deplorevole subordinazione ai dettami del governo degli Stati Uniti d’America. Queste azioni costituiscono un’aggressione contro il popolo venezuelano e lo Stato venezuelano e le sue istituzioni legittime e sovrane.</p>
<p>È importante ricordare all’Alto Rappresentante che il sistema elettorale del Venezuela è uno dei maggiori punti di forza della nostra democrazia, è l’esempio del progresso del nostro popolo nel consolidare il loro diritto a scegliere in pace e senza l’ingerenza di alcuna nazione o potenza straniera. Il Potere Elettorale venezuelano è un pilastro fondamentale della patria venezuelana.</p>
<p>La sua efficienza e trasparenza sono state riconosciute in tutto il mondo ed è un punto di riferimento per molte nazioni democratiche, inclusi gli Stati dell’Unione Europea.</p>
<p>Il Potere Elettorale ha invitato, senza alcuna limitazione, degli osservatori internazionali, in particolare dell’Unione europea, in modo che possano attestare la trasparenza del processo elettorale che alcuni intendono mettere in discussione prima della sua realizzazione.</p>
<p>Nonostante le dichiarazioni dell’Alto Rappresentante, il Governo Bolivariano del Venezuela e le autorità elettorali ribadiscono l’invito che è stato presentato all’Alto Rappresentante a partecipare, in qualità di osservatore internazionale il prossimo 20 maggio, invito che è stato consegnato direttamente dal Ministro degli Affari Esteri Jorge Arreaza l’11 aprile a Bruxelles.</p>
<p>Allo stesso modo, il Ministro degli Esteri del Venezuela sollecita l’Alto Rappresentante a iniziare tutte le procedure, eque e appropriate, affinché le istituzioni finanziarie europee sblocchino i fondi e le operazioni dello Stato venezuelano, come segno di indipendenza di fronte la sottomissione dimostrata nei confronti delle misure unilaterali e illegali coercitive emesse dall’amministrazione di Donald Trump contro l’economia e il popolo del Venezuela.</p>
<p>ll Venezuela sarà sempre disposto a impegnarsi in un dialogo costruttivo con l’Unione Europea ei suoi Stati membri; un dialogo basato sul rispetto reciproco e sul trattamento tra uguali, come dimostrato nei giorni scorsi dal Presidente Nicolás Maduro, proponendo e realizzando la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con il Regno di Spagna.</p>
<p>Oggi 19 aprile, data in cui si commemora l’inizio della ferma decisione del popolo venezuelano di essere libero e indipendente, riaffermiamo le idee di Símon Bolívar, che nel suo messaggio ai delegati del Congresso Anfictionico di Panama, li esortava a resistere contro ogni ingerenza negli affari interni delle nazioni latinoamericane. Nessun vestigio imperiale, nazione, gruppo di paesi o organizzazioni di qualsiasi tipo, può intervenire o influenzare la nostra indipendenza e il nostro incrollabile corso verso la libertà, la pace e la convivenza democratica.</p>
<p>Caracas, 19 aprile 2018</p>
<p>da Cubainformazione</p>
<p>traduzione: Francesco Monterisi</p>
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		<title>Samir Amin su Catalogna, Spagna, Austria e UE: &#8220;Questa deriva della società in tutta Europa deve inquietarci&#8221;</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2017/12/28/samir-amin-su-catalogna-spagna-austria-e-ue-questa-deriva-della-societa-tutta-europa-deve-inquietarci/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2017/12/28/samir-amin-su-catalogna-spagna-austria-e-ue-questa-deriva-della-societa-tutta-europa-deve-inquietarci/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2017 20:20:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
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		<description><![CDATA[Il caos espresso in Catalogna dall’equa condivisione di opinioni tra “indipendentisti” e “unionisti” sfida la ragione. Perché ciascuno dei campi è a sua volta diviso tra destra neoliberista reazionaria dichiarata e sinistra più sensibile alle deplorevoli condizioni dei lavoratori. Certo, alcuni di questi partiti di sinistra sono favorevoli al liberismo (che di per sé è una contraddizione!); ma altri sono potenzialmente anticapitalisti, anche se condividono le illusioni – la maggioranza in Europa – della possibilità di “riformare le istituzioni dell’ Unione europea”, benché costruite in cemento armato per rendere ciò impossibile.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10321" alt="Catalogna" src="/files/2017/12/Catalogna.jpg" width="580" height="386" />1. Il caos espresso in Catalogna dall’equa condivisione di opinioni tra “indipendentisti” e “unionisti” sfida la ragione. Perché ciascuno dei campi è a sua volta diviso tra destra neoliberista reazionaria dichiarata e sinistra più sensibile alle deplorevoli condizioni dei lavoratori. Certo, alcuni di questi partiti di sinistra sono favorevoli al liberismo (che di per sé è una contraddizione!); ma altri sono potenzialmente anticapitalisti, anche se condividono le illusioni – la maggioranza in Europa – della possibilità di “riformare le istituzioni dell’ Unione europea”, benché costruite in cemento armato per rendere ciò impossibile.</p>
<p>Tuttavia, nonostante queste differenze, entrambi danno priorità alla loro scelta “nazionale” (o meglio ancora “nazionalitaria”). Sono persino disposti a governare insieme in una coalizione eterogenea “indipendentista” o “unionista”. Ho sentito soltanto un partecipante catalano a questi dibattiti – il rappresentante di Podemos – osar dire chiaramente che non darà il suo sostegno a nessuna coalizione diretta dalla destra.</p>
<p>L’ ideologia dominante ha così raggiunto il suo obiettivo: sostituire alla priorità della coscienza sociale (la lotta di classe) il primato di altre identità, in questo caso nazionali. È una deriva tragica.</p>
<p>2.<br />
Il dramma catalano è quello della Spagna. Quando Franco morì, sembrava possibile vedere coloro che avevano difeso la Repubblica durante la guerra civile, se non prendersi la rivincita con la violenza, almeno sradicare il franchismo. Ma in quell’occasione l’Europa ha mostrato il suo vero volto reazionario: bisognava salvare il franchismo dalla disfatta. L’Europa ha quindi imposto il re franchista, l’adesione della Spagna alla NATO e persino il divieto di ricordare i crimini del fascismo.<br />
È vero che, per convinzione di alcuni e per opportunismo di altri, quasi tutte le forze politiche spagnole hanno accettato queste condizioni vergognose.</p>
<p>Il franchismo è ancora vivo e domina la destra dichiarata. La quale continua a condividere con il franchismo il rifiuto di riconoscere la diversità delle componenti nazionali della società. Rajoy ha dato un buon esempio! Durante la guerra civile la maggioranza catalana aveva sostenuto con grande determinazione la Repubblica. Ma non fu l’unica a farlo: lo testimonia la Madrid repubblicana.</p>
<p>3.<br />
La pagina del fascismo non è stata quindi ancora girata, né in Spagna né altrove in Europa. Non si tratta di un “errore di giudizio eccezionale” da parte degli europei. La destra, che domina le istituzioni dell’Unione e l’ha costruita in cemento armato affinché il suo monopolio non possa essere messo in discussione, dimostra ogni giorno e ovunque “che preferisce il fascismo al fronte popolare”. L’ingresso sconvolgente dei fascisti nelle posizioni chiave del governo austriaco, a fianco di un miserabile giovane imbecille di destra scelto a tal fine, è un ottimo esempio. Non è l’unico. L’Europa sostiene i fascisti in Ucraina e negli Stati baltici. Marine le Pen è diventata un personaggio affidabile e così via.</p>
<p>Il potere nel capitalismo contemporaneo dei monopoli è diventato totalitario. Fondato sullo schiacciamento su posizioni liberiste della maggioranza delle sinistre storiche, questo totalitarismo si manifesta nell’emergere di un partito unico di fatto (il partito dei monopoli) che indossa maschere diverse ed esercita il suo potere di dominio totale ed esclusivo in tutti i settori: la gestione dell’economia, dei media e della politica. Questo totalitarismo ancora “morbido” è determinato a diventare duro se le lotte popolari riusciranno a sfidare il suo monopolio.</p>
<p>Questa deriva della società in tutta Europa deve inquietarci e interpella tutti coloro che ne sono consapevoli. Non promette nulla di buono.</p>
<p>di Samir Amin</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
<p>traduzione di Andrea Catone</p>
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		<title>Il golpista venezuelano, fuggiasco in Europa, ringrazia Tajani e Gentiloni</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Nov 2017 02:09:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Ringrazio il ruolo dell'Italia nel Consiglio dell'Onu in difesa dell'autonomia e voglio ringraziare Antonio Tajani perché ha rappresentato in modo dignitoso il popolo venezuelano». L'ex sindaco della Gran Caracas Antonio Ledezma, in fuga dal Venezuela, ha pronunciato queste parole durante una conferenza stampa tenuta a Madrid, durante la quale ha minacciato il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro: con l'arroganza propria di quei cani piccoli ma furenti che, per abbaiare ai grandi, si rifugiano dietro le gambe dei propri padroni. E leccano a destra e a manca, badando bene di non tralasciare i maggiordomi – in questo caso l'Italia. La borghesia, si sa, difende i suoi. E' la lotta di classe. E della lotta di classe fa parte anche la battaglia delle idee, condotta in questi tempi attraverso la guerra mediatica, che cerca di confondere gli oppressi affinché prendano le parti degli oppressori. Davvero conviene rileggere i testi di Frantz Fanon.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10262" alt="Ledezma" src="/files/2017/11/Ledezma.jpg" width="580" height="290" />«Ringrazio il ruolo dell&#8217;Italia nel Consiglio dell&#8217;Onu in difesa dell&#8217;autonomia e voglio ringraziare Antonio Tajani perché ha rappresentato in modo dignitoso il popolo venezuelano». L&#8217;ex sindaco della Gran Caracas Antonio Ledezma, in fuga dal Venezuela, ha pronunciato queste parole durante una conferenza stampa tenuta a Madrid, durante la quale ha minacciato il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro: con l&#8217;arroganza propria di quei cani piccoli ma furenti che, per abbaiare ai grandi, si rifugiano dietro le gambe dei propri padroni. E leccano a destra e a manca, badando bene di non tralasciare i maggiordomi – in questo caso l&#8217;Italia. La borghesia, si sa, difende i suoi. E&#8217; la lotta di classe. E della lotta di classe fa parte anche la battaglia delle idee, condotta in questi tempi attraverso la guerra mediatica, che cerca di confondere gli oppressi affinché prendano le parti degli oppressori. Davvero conviene rileggere i testi di Frantz Fanon&#8230; </strong></p>
<p>Ledezma vuole essere consacrato presidente “in esilio”: dal governo illegittimo e virtuale voluto da Almagro e dai poteri forti sul modello di quello tentato contro la Siria o, nel secolo scorso, contro l&#8217;ultima rivoluzione novecentesca, quella del Nicaragua Sandinista.</p>
<p>Davvero conviene rileggere quel brano del romanzo di Isabel Allende La casa de los espiritus in cui l&#8217;autrice descrive gli effetti del sabotaggio compiuto allora contro la primavera allendista. Un brano che sembra attagliarsi perfettamente alla situazione del Venezuela di oggi, non solo a quella del Cile del 1973. Il Venezuela, infatti, è la nuova trincea, la cui difesa riguarda tutte e tutti quelli che non vogliono farsi distruggere dall&#8217;arroganza del capitalismo. Dall&#8217;Europa all&#8217;America latina, per essere rappresentata, la “sinistra” deve pagare pegno dissociandosi dal socialismo. La democrazia borghese non consente veri spazi di agibilità e rappresentanza alle classi popolari, che infatti disertano in maggioranza alle urne. E per questo, i suoi “cani da guardia” sparano a zero su quanti si presentino con un programma di riforme strutturali a denunciare la subalternità dei governi nazionali ai diktat sovranazionali. Non a caso, in Cile, a guidare la coalizione del Frente Amplio c&#8217;è la giornalista Beatriz Sanchez, che considera Fidel Castro un dittatore e quella venezuelana “non proprio una democrazia”, e anche su Allende ha avuto da ridire.</p>
<p>L&#8217;Assemblea nazionale costituente che sta legiferando in Venezuela non le piace: però ha agitato il tema di uno stato plurinazionale e di un&#8217;assemblea nazionale costituente. L&#8217;involucro serve, ma senza il contenuto di classe. A celebrare la fuga di Ledezma, in Colombia, è stato prima di tutti l&#8217;ex presidente Alvaro Uribe, notoriamente un campione di democrazia&#8230; Uribe guida il fronte reazionario contro la soluzione politica in Colombia, e difende gli interessi della guerra e dei paramilitari. A un anno dalla firma del nuovo accordo di pace in Colombia, gli ex guerriglieri delle Farc ammazzati sono già 32. Sono stati uccisi 12 dei loro familiari, 9 uomini e 3 donne, e un altro risulta desaparecido dal 28 ottobre. Il 17 novembre, l&#8217;Acnur ha denunciato il preoccupante aumento degli assassinii e delle minacce ai difensori dei diritti umani e ai leader comunitari: 78 omicidi compiuti in un anno e oltre 1500 contadini espulsi con la forza dalle loro terre. Le Farc, che ora sono partito politico, hanno protestato per la recente sentenza della Corte costituzionale, che crea ulteriori ambiguità negli accordi di soluzione politica firmati all&#8217;Avana un anno fa. Il ricatto pende tutto sugli ex guerriglieri e non sui paramilitari e i loro sostenitori. Le Farc – che hanno aperto una sede del loro nuovo partito anche in Venezuela &#8211; hanno però manifestato grande fiducia nella volontà delle classi popolari di lottare per un cambiamento strutturale in Colombia. Un cammino che, in concreto, sta percorrendo anche la seconda guerriglia più importante, quella guevarista dell&#8217;Eln, imponendo la presenza delle organizzazioni popolari nei negoziati con il governo Santos. Il “modello bolivariano” &#8211; inteso come la messa al centro delle istanze organizzate del potere popolare – si sta facendo spazio anche in Italia.</p>
<p>L&#8217;orizzonte politico è quello delle prossime elezioni presidenziali in Colombia nel 2018. Ma nel mirino ci sono già da subito le comunali in Venezuela che si svolgeranno il 10 dicembre e le presidenziali del 2018: ovvero il governo delle risorse nel paese che custodisce le prime riserve di petrolio e di oro del mondo.</p>
<p>Il Segretario dell&#8217;Osa Luis Almagro e l&#8217;arco di forze reazionarie che insistono nel formare un governo parallelo all&#8217;estero contro Maduro, hanno già eletto come rappresentante Antonio Ledezma: il vampiro, come viene chiamato in Venezuela. La ministra degli Esteri colombiana, Holguin, ha incontrato il suo omologo statunitense, l&#8217;ex capo della Exxon Mobil Rex Tillerson: per “studiare la crisi venezuelana”&#8230; Intanto, i fondi avvoltoio attaccano l&#8217;economia venezuelana come hanno fatto con l&#8217;Argentina di Cristina Kirchner, mentre i media di guerra alimentano i rumori di default.</p>
<p>E intanto, si diffonde una notizia inquietante: l&#8217;Isis si sta radicando in America latina. Già all&#8217;inizio dell&#8217;anno, un rapporto dell&#8217;istituto di intelligence statunitense Soufan Group, che fornisce analisi a governi e istituzioni internazionali, ha avvertito che oltre 150 messicani hanno ingrossato le fila dell&#8217;organizzazione radicale islamista, e che il Latinoamerica è diventata area di reclutamento e base logistica per l&#8217;Isis: che segue la via del narcotraffico. Da anni, il cosiddetto Stato islamico fa riferimento al Messico nei suoi video. Secondo il governo di Trinidad e Tobago, circa 125 combattenti provengono da questa regione dei Caraibi. D&#8217;altronde, a giugno, anche la Russia ha lanciato l&#8217;allarme sulla possibilità che i paesi dell&#8217;America latina e dei Caraibi possano diventare zone di transito per l&#8217;Isis. Il rapporto fa riferimento anche all&#8217;arresto di 8 persone che avrebbero avuto intenzione di compiere attentati durante i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, nel 2016. Un episodio che è servito al golpista Temer per aumentare gli arresti preventivi contro l&#8217;opposizione sociale in Brasile. Già in altre occasioni, alcuni media internazionali hanno diffuso notizie circa il reclutamento dell&#8217;Isis in Argentina e in Brasile. Ora, la rivista Semana tratta in dettaglio una notizia diffusa dagli inquirenti svizzeri: in una recente retata contro una cellula di supporto all&#8217;Isis, arrestata in Svizzera, è stata arrestata anche una ventitreenne venezuelano-colombiana, reclutata – parrebbe – dal suo fidanzato bosniaco. Il ventisettenne bosniaco si sarebbe radicalizzato negli ultimi anni, divenendo a sua volta un reclutatore. La coppia avrebbe compiuto cinque viaggi in Colombia, tra il 2009 e il 2015.</p>
<p>Come leggere questa notizia? Intanto, vale ricordare chi si è servito e si serve dell&#8217;Isis e per quali reali obiettivi, oltre la cortina di fumo della cosiddetta lotta al terrorismo e al narcotraffico alzata dai paesi che più producono e gestiscono l&#8217;uno e l&#8217;altro: in primo luogo gli Stati uniti. Messico, Colombia, Argentina e Brasile sono i paesi in cui agiscono grandi interessi occulti, basi militari Usa e sofisticati sistemi di controllo di cui ha il monopolio Israele, com&#8217;è emerso durante lo scandalo delle intercettazioni illegali nei confronti della stampa messicana scomoda, che paga con la vita ogni tentativo di raccontare l&#8217;intreccio pervasivo di mafia e politica. Ma il dato da considerare è che, da mesi, gli Stati uniti stanno agitando lo spettro della lotta al terrorismo e al narcotraffico per attaccare il Venezuela bolivariano, definendolo un narco-stato che supporta “gruppi terroristi”. Chi invece, come il sindaco Ledezma o come Freddy Guevara (rifugiato nell&#8217;ambasciata del Cile) organizza piani destabilizzanti per sovvertire il governo legittimo del Venezuela, viene considerato un “combattente per la libertà”. Il “vampiro” Ledezma, ex golpista durante i governi di Chavez e Maduro, è stato un repressore durante i governi della IV Repubblica: che piacevano tanto all&#8217;Italia e all&#8217;Europa, anche se gli oppositori venivano buttati giù dagli aerei e nelle caserme militari si torturava a morte. Ledezma è stato accolto trionfalmente in Spagna e salutato con enfasi in Italia dal solito Pierferdinando Casini, ovviamente in nome della “democrazia” e dei “diritti umani”&#8230;</p>
<p>di Geraldina Colotti</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La sepoltura definitiva dell&#8217;infame Posizione Comune</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jul 2017 01:13:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervento nel Parlamento Europeo di Javier Couso, eurodeputato di Sinistra Unita, sull'Accordo di Dialogo Politico e di Cooperazione tra l'UE e Cuba: “Celebriamo la prossima firma dell'Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione tra l'Unione Europea e la Repubblica di Cuba, un accordo bilaterale costruito con un dialogo sincero, il rispetto tra le parti ed aperto su tutti i temi. Così intendiamo che debbano essere le relazioni internazionali".  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10075" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10075" alt="Javier Couso" src="/files/2017/07/javier-couso.jpg" width="580" height="387" /><p class="wp-caption-text">Javier Couso</p></div>
<p><strong>Intervento nel Parlamento Europeo di Javier Couso, eurodeputato di Sinistra Unita, sull&#8217;Accordo di Dialogo Politico e di Cooperazione tra l&#8217;UE e Cuba.</strong></p>
<p>“Celebriamo la prossima firma dell&#8217;Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione tra l&#8217;Unione Europea e la Repubblica di Cuba, un accordo bilaterale costruito con un dialogo sincero, il rispetto tra le parti ed aperto su tutti i temi. Così intendiamo che debbano essere le relazioni internazionali.</p>
<p>Inoltre siamo contenti di questo accordo, perché suppone la sepoltura definitiva dell&#8217;infame Posizione Comune, che promosse il figurante delle Isole Azzorre, tentando di emulare, come una brutta copia, la politica di aggressione che gli Stati Uniti hanno sostenuto contro Cuba per ottenere un governo sottomesso ai loro interessi. Voteremo a favore della raccomandazione che concede l&#8217;approvazione di questo accordo.</p>
<p>Al contrario, non faremo la stessa cosa con il Rapporto della Proposta di Risoluzione non Legislativa. Bisogna segnalare, ed è per giustizia, che nella prima versione che elaborò la conferenziera Sig.ra. Valenzano, era equilibrata, era ponderata, e tutti i gruppi avrebbero potuto sottoscriverla.  Ma dal momento che il diavolo è nei dettagli, determinati gruppi hanno convertito questo rapporto –che ha alcune cose positive–in qualcosa che perverte l&#8217;accordo, sembra una risoluzione che esamina Cuba, che pretende tutelarla per arrivare ad una transizione al gusto neoliberale.</p>
<p>Alcuni in questa camera dovrebbero imparare le lezioni della storia. Se per più di 50 anni la maggiore potenza non è riuscita a piegare un&#8217;isola con poca popolazione, ma grande in dignità e sovranità, potrà fare molto poco la versione del travestimento blando che beve nel fondo dell&#8217;estremismo di Miami”.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto da twitter di Reynier del Calvo</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://youtu.be/99zIfyGnqWw" >Video dell&#8217;intervenzione di Javier Couso</a></p>
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