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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Twitter</title>
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		<title>Díaz-Canel su Twitter: &#8220;gli studi clinici sui vaccini cubani stanno andando bene&#8221;</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2021/02/10/diaz-canel-su-twitter-gli-studi-clinici-sui-vaccini-cubani-stanno-andando-bene/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 22:37:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Miguel Díaz-Canel, Presidente della Repubblica di Cuba, ha sottolineato oggi su Twitter che le sperimentazioni cliniche dei vaccini cubani anti-COVID-19 stanno andando bene. In un messaggio pubblicato sul suo account di quel social network, Diaz-Canel ha descritto come stimolante il recente incontro con gli scienziati cubani che lavorano sui quattro candidati vaccinali: Soberana 01, Soberana 02, Abdala e Mambisa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11873" alt="vacunas-cubanas-covid19-580x324" src="/files/2021/02/vacunas-cubanas-covid19-580x324.jpg" width="580" height="324" />Miguel Díaz-Canel, Presidente della Repubblica di Cuba, ha sottolineato oggi su Twitter che le sperimentazioni cliniche dei vaccini cubani anti-COVID-19 stanno andando bene.</strong></p>
<p>In un messaggio pubblicato sul suo account di quel social network, Diaz-Canel ha descritto come stimolante il recente incontro con gli scienziati cubani che lavorano sui quattro candidati vaccinali: Soberana 01, Soberana 02, Abdala e Mambisa.</p>
<p>&#8220;Le sperimentazioni cliniche dei vaccini cubani stanno andando bene. L&#8217;incontro con gli scienziati che lavorano con i quattro candidati vaccinali: Soberana 01, Soberana 02, Abdala e Mambisa, è stato molto stimolante. #CubaViva #CubaSalvaVidas #SomosCuba&#8221;, ha twittato il presidente.</p>
<p>Durante un incontro di questa settimana con scienziati ed esperti, sono stati presentati l&#8217;aggiornamento degli studi sul sequenziamento del virus SARS-CoV-2 e il processo dei candidati vaccini dell&#8217;Istituto Finlay dei Vaccini e del Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologia.</p>
<p>Durante l&#8217;incontro, la dott.ssa Ileana Morales, direttrice della scienza e dell&#8217;innovazione tecnologica del Ministero della Sanità Pubblica, ha riferito che stanno attualmente conducendo più di sei nuovi studi clinici per affrontare la COVID-19.</p>
<p>La dott.ssa María Guadalupe Guzmán Tirado ha fatto riferimento alla ricerca relativa alle nuove varianti di SARS-CoV-2, a cui partecipano una dozzina di istituzioni, e ha incluso le mutazioni trovate in 134 campioni studiati in un frammento del gene S.</p>
<p>Guzmán Tirado ha evidenziato che i risultati finora supportano l&#8217;ipotesi che l&#8217;aumento della trasmissione della COVID-19 nella fase attuale sia dovuto più al mancato rispetto delle misure di contenimento e isolamento che all&#8217;introduzione e circolazione di nuove varianti.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Trump si vanta di ricevere un presunto premio dei mercenari cubani sconfitti a Playa Giron</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 19:25:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Come un premio alla sconfitta” ha qualificato il cancelliere di Cuba, Bruno Rodriguez, l'onorificenza Baia dei Porci che si suppone sarebbe stata concessa al presidente statunitense, Donald Trump. “Qualunque onorificenza in #EEUU sulla Baia dei Porci è un premio alla sconfitta. Chi onora così il presidente, lo marca come un fallito”, ha sottolineato Rodriguez nel suo account di Twitter, in allusione all'orgoglio di Trump per questo premio, che rappresenta la fallita invasione mercenaria sull'isola in aprile del 1961. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11733" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11733" alt="Fidel Castro, Playa Larga, 17 aprile 1961" src="/files/2020/09/fidel_giron-580x330.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Fidel Castro, Playa Larga, 17 aprile 1961</p></div>
<p><strong>“Come un premio alla sconfitta” ha qualificato il cancelliere di Cuba, Bruno Rodriguez, l&#8217;onorificenza Baia dei Porci che si suppone sarebbe stata concessa al presidente statunitense, Donald Trump.  </strong></p>
<p>“Qualunque onorificenza in #EEUU sulla Baia dei Porci è un premio alla sconfitta. Chi onora così il presidente, lo marca come un fallito”, ha sottolineato Rodriguez nel suo account di Twitter, in allusione all&#8217;orgoglio di Trump per questo premio, che rappresenta la fallita invasione mercenaria sull&#8217;isola in aprile del 1961.</p>
<p>“Il macchinario politico anti-cubano del sud della Florida è corrotto e disonesto, consiglia malamente il presidente dirigendolo verso una rotta isolata e reietta”, ha aggiunto il capo della diplomazia dell’isola ribelle.</p>
<p>Conosciuta come la prima grande sconfitta dell&#8217;imperialismo in America Latina, l&#8217;invasione di Playa Giron (Baia dei Porci) è stata preceduta da bombardamenti simultanei a tre basi aeree militari cubane, il 15 aprile 1961.</p>
<p>Il presidente si è vantato questa domenica di avere ricevuto il premio dei mercenari cubani e l&#8217;usò per attaccare il suo rivale democratico nell&#8217;importante stato decisivo della Florida.</p>
<p>Tuttavia, vari mezzi di stampa hanno reso noto che il premio menzionato da Trump in realtà non esiste.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>Foto: Prensa Latina/ Sitio Fidel Soldado de las Ideas</p>
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		<title>Creano più di 4000 account in Twitter per legittimare il golpe di Stato contro Evo Morales</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 02:57:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I difensori del golpe di Stato in Bolivia hanno cercato di lavare il volto al nuovo regime nelle reti sociali. Come parte di una campagna che cerca di legittimare la destituzione del presidente Evo Morales, si è scoperto che, nell'ultimo paio di giorni, hanno creato più di 4000 account nuovi che, senza avere quasi nessun followers, hanno operato in Twitter per installare l’hashtag #BoliviaNoHayGolpe.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11201" alt="trollsbolivia-580x386" src="/files/2019/11/trollsbolivia-580x386.jpg" width="580" height="386" />I difensori del golpe di Stato in Bolivia hanno cercato di lavare il volto al nuovo regime nelle reti sociali. Come parte di una campagna che cerca di legittimare la destituzione del presidente Evo Morales, si è scoperto che, nell&#8217;ultimo paio di giorni, hanno creato più di 4000 account nuovi che, senza avere quasi nessun followers, hanno operato in Twitter per installare l’hashtag #BoliviaNoHayGolpe.  </strong></p>
<p>“C’è stata una chiara azione coordinata di apertura di account per dare volume a questa conversazione”, ha dichiarato a Pagina/12 Luciano Galup, specialista in comunicazione politica ed autore del libro “Big Data y Politica”.</p>
<p>Galup, direttore della consulente “Menta Comunicacion”, è stato chi ha denunciato ieri che c&#8217;erano migliaia di messaggi contro la figura di Evo provenienti da account che quasi non avevano followers.</p>
<p>Sono 3612 gli account che hanno condiviso #BoliviaNoHayGolpe ed hanno da zero ad un follower. Ed il fatto più scandaloso è che ci sono 4492 account che sono stati creati tra ieri ed oggi per condividere l’hashtag.</p>
<p>Sebbene abbia riconosciuto che molte di questi account potrebbero essere veri- prodotto di una società in effervescenza che, di fronte alla crisi, si apre un account per potere comunicare -, Galup ha assicurato che la maggioranza era stata creata per smentire a livello mondiale che ci fosse stata un’interruzione democratica in Bolivia.</p>
<p>Questo tipo di azioni coordinate non hanno molto impatto nella politica domestica. Un Trending Topic non ha effettività sulla gente che vive queste esperienze ed occupa questi territori. Ma a livello mondiale possono funzionare come propaganda, ha spiegato Galup.</p>
<p>Per l&#8217;analista, la campagna nelle reti contro Evo ha come obbiettivo di legittimare il golpe e lavare il volto al governo illegittimo entrante. Le dittature ed i golpe di Stato devono legittimarsi di fronte al concerto di nazioni perché possono avere sanzioni. Funziona come una politica estera, non una politica interna, ha messo in chiaro.</p>
<p>Evo annunciando la sua rinuncia per evitare una scalata di violenza, Fernando Camacho entrando al Palacio Quemado con un bibbia ed un rosario, incendi e saccheggi nelle case dei dirigenti del Movimento al Socialismo (MAS), mobilitazioni per le strade a favore e contro il golpe, la senatrice Jeanine Áñez esigendo alle forze armate che intervengano per ostacolare uno spargimento di sangue, Perù ostacolando che l&#8217;aeroplano che portava Evo in Messico sorvolasse il suo territorio, carcerati ammutinati nella prigione più importante di La Paz: la successione di immagini che illustra il golpe di Stato in Bolivia ha inondato i portali dei mezzi di comunicazione di tutto il mondo.</p>
<p>Quando i paesi acquisiscono rilevanza a partire dai loro conflitti, il loro significato si disputa a livello globale. Il caso boliviano è tipico, perché ha le caratteristiche di un golpe di Stato tradizionale, con le forze armate chiedendo ad un presidente che rinunci, e dal momento che si basa su una mancanza di legittimità all’origine, è obbligato a dovere difendere internazionalmente quello che sta succedendo, ha illustrato Galup.</p>
<p>Con hashtags come #EvoAsesino, #EvoDictador o #EvoEsFraude, i messaggi di questi account denunciano che Evo è un corrotto e l&#8217;accusano di aver rubato le elezioni di ottobre, così come celebrano la nomina di Jeanine Añez, presidenta autoproclamata, e dichiarano che il golpe ha portato, finalmente, la democrazia e la libertà al popolo boliviano.</p>
<p>di Maria Cafferata</p>
<p>testo e foto da Pagina 12</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Twitter continua a bloccare Cubadebate: di cosa hanno paura?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 01:03:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benché nelle ultime ore del pomeriggio di ieri la rete sociale Twitter ha restituito gradualmente gli account di importanti mezzi di comunicazione, riconosciuti giornalisti e personalità cubane -che sono stati slealmente bloccati mercoledì 11 settembre, poco prima di cominciare un importante intervento del Presidente cubano e di alcuni ministri del governo nella Mesa Redonda-, fino a questo momento, l’account ufficiale del Portale Digitale Cubadebate continua sospesa.   ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11128" alt="Twitter-bloquea-a-Cuba-580x290" src="/files/2019/09/Twitter-bloquea-a-Cuba-580x290.jpg" width="580" height="290" />Benché nelle ultime ore del pomeriggio di ieri la rete sociale Twitter ha restituito gradualmente gli account di importanti mezzi di comunicazione, riconosciuti giornalisti e personalità cubane -che sono stati slealmente bloccati mercoledì 11 settembre, poco prima di cominciare un importante intervento del Presidente cubano e di alcuni ministri del governo nella Mesa Redonda-, fino a questo momento, l’account ufficiale del Portale Digitale Cubadebate continua sospesa.   </strong></p>
<p>Cubadebate è il mezzo di comunicazione cubano con più seguitori nelle reti sociali, e nel caso di Twitter registrava fino al suo blocco quasi 300 mila seguitori. Possiede anche account in altre sette lingue (inglese, russo, tedesco, italiano, francese, arabo e portoghese) ed account tematici come quello delle Riflessioni di Fidel, che ha registrato più di 490 mila seguitori.</p>
<p>Tutti i nostri account in Twitter, quelli dei nostri dirigenti, quelli di tutti i nostri giornalisti, e perfino quelli di colleghi che hanno fatto parte del nostro collettivo editoriale in qualche momento, sono stati bloccati da Twitter; qualcosa di inedito dalla nostra presenza come mezzo di comunicazione in questa rete sociale da già più di dieci anni.</p>
<p>In altri momenti, Cubadebate ha sofferto blocchi di Twitter in momenti di urgenza informativa, adducendo attività inusuale; qualcosa di incredibile quando si tratta di avvenimenti come la caduta di un aeroplano nella capitale cubana che suscita l&#8217;interesse di molti ed un&#8217;avidità di informazione che possa fare chiarezza sull&#8217;evento.</p>
<p>Ma mai prima di adesso, avevano bloccato simultaneamente il nostro collettivo editoriale. Sembrerebbe che le squadre di intelligenza di Twitter hanno da tempo ben chiara la nostra struttura di lavoro, perché perfino a compagni che non sono oramai con noi, e perfino alcuni che stanno studiando all’estero od hanno contratti di lavoro fuori da Cuba o che sono collaboratori internazionali, sono stati raggiunti dalla mano dei censori  della sospensione dei loro account.</p>
<p>Risulta ridicolo e non comprensibile l&#8217;argomento espresso da un dirigente di Twitter sulla decisione di tagliare selettivamente numerosi account cubani. Il Direttore di Comunicazioni Globali di Twitter, Ian Plunkett, ha dichiarato che gli account sospesi avevano infranto le norme di Twitter amplificando artificialmente le conversazioni, usando vari account identici e con contenuto simile, e provocando l&#8217;interazione tra account con l&#8217;obiettivo di gonfiare o manipolare l&#8217;importanza dei messaggi.</p>
<p>Ha anche detto che avevano informato i titolari degli account sulle cause delle sospensioni. Tuttavia, nella notificazione di sospensione di @cubadebate né in quella degli altri account bloccati si dichiara la ragione specifica per la quale si inabilitò l’account.</p>
<p>La sfacciataggine dell&#8217;argomento usato per questa prova di blackout informativo agli account cubani in Twitter si rivela quando si constata che tra quelli bloccati ci sono perfino account dei nostri compagni che avevano inattivi i loro account da varie settimane o mesi, perché hanno preferito migrare verso altre reti come Telegram, ed altri che non avevano avuto nessuna interazione in quella rete mercoledì scorso.</p>
<p>È risaputo che, in varie occasioni, Twitter si è messo al servizio di operazioni di intelligenza e politica estera del governo degli Stati Uniti. Non ci sorprende che si tratti di ciò in questa occasione.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Di cosa hanno paura?</span></p>
<p>Come ha sottolineato nella sua dichiarazione, a proposito di questo blocco, l&#8217;Unione dei Giornalisti di Cuba non è la prima volta che utenti cubani di Twitter denunciano dei problemi per entrare ai loro account e ricevono messaggi che questi sono stati bloccati e devono seguire un complicato procedimento per recuperarli. Il fatto nuovo è che questo atto di guerra cibernetica è stato in massa, ovviamente pianificato, che cerca limitare la libertà di espressione di istituzioni e cittadini cubani e far tacere i leader della Rivoluzione.</p>
<p>Cubadebate è nato per affrontare il terrorismo mediatico, le menzogne e le aggressioni dell&#8217;impero contro Cuba ed il mondo. Niente ci farà indietreggiare dal nostro proposito fondatore, e molto meno gli spropositi della compagnia dell&#8217;uccello azzurro.</p>
<p>I nostri messaggi continueranno a diffondersi dal nostro Portale digitale, dalla loro replica in pubblicazioni amiche e da altre reti sociali. Le nostre armi sono le idee.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Diaz-Canel si congratula con Cubadebate nel suo 16º compleanno</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Aug 2019 01:51:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Auguri al collettivo di Cubadebate nel suo anniversario. Hanno costruito una piattaforma di comunicazione rivoluzionaria, moderna, attraente, robusta e seguita dai cubani”, ha scritto Diaz-Canel.
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11061" alt="Diaz-Canel-Cubadebate" src="/files/2019/08/Diaz-Canel-Cubadebate.jpg" width="580" height="1243" />Il presidente cubano Miguel Diaz &#8211; Canel Bermudez si è congratulato oggi con il collettivo di Cubadebate per il suo 16º compleanno. Attraverso il suo account nella rete sociale Twitter, il mandatario ha distaccato il sito web come una piattaforma di comunicazione rivoluzionaria.</strong></p>
<p>“Auguri al collettivo di Cubadebate nel suo anniversario. Hanno costruito una piattaforma di comunicazione rivoluzionaria, moderna, attraente, robusta e seguita dai cubani”, ha scritto Diaz-Canel.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Presidente del Venezuela ringrazia per appoggio del mondo contro decreto di Obama</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2015 00:28:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha ringraziato questo venerdì per l'appoggio nazionale ed internazionale alla campagna per #ObamaDerogaElDecretoYa, etichetta che si posiziona ora tra le prime in Twitter. “Grazie a tutti… che Viva La Pace e l'Indipendenza… Che Viva Venezuela…Thank you World.. #ObamaDerogaElDecretoYa”, ha scritto il mandatario in questa rete sociale.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8474" alt="" src="/files/2015/03/Nicolas-maduro-twitter.jpg" width="580" height="330" />Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha ringraziato questo venerdì per l&#8217;appoggio nazionale ed internazionale alla campagna per #ObamaDerogaElDecretoYa, etichetta che si posiziona ora tra le prime in Twitter.</strong></p>
<p>“Grazie a tutti… che Viva La Pace e l&#8217;Indipendenza… Che Viva Venezuela…Thank you World.. #ObamaDerogaElDecretoYa”, ha scritto il mandatario in questa rete sociale.</p>
<p>Con le etichette #ObamaDerogaYa e #ObamaRepealTheExecutiveOrder gli internauti manifestano il loro rifiuto all&#8217;ordine esecutivo di Washington, che segnala questo paese come una minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza e politica estera statunitensi.</p>
<p>Le due etichette #ObamaDerogaElDecretoYa e #ObamaRepealTheExecutiveOrder hanno ricevuto più di due milioni 632 mila menzioni, iniziativa lanciata dal Venezuela e replicata in diversi paesi del mondo per mezzo di Twitter, Facebook ed Instagram.</p>
<p>Mentre, nelle piazze Bolivar ubicate in tutto il Venezuela si raccolgono firme in appoggio alla petizione di Maduro a Barack Obama di revocare l&#8217;ordine esecutivo contro il Venezuela.</p>
<p>Sotto lo slogan “Obama deroga il decreto già” e “il Venezuela non è una minaccia, siamo speranza”, la campagna prosegue in questa giornata e si estende ora nel campo internazionale.</p>
<p>Si può firmare per la pace in Venezuela nella pagina wwww.obamaderogaeldecretoya.org.ve.</p>
<p>Il sindaco del municipio Libertador, a Caracas, Jorge Rodriguez, ha risaltato l&#8217;impatto internazionale della campagna mondiale in rifiuto alla dichiarazione del presidente degli Stati Uniti.<br />
Ora siamo in campagna contro l&#8217;infame decreto che attenta alla pace, alla stabilità ed alla tranquillità di tutto il popolo del Venezuela, ha affermato.</p>
<p>Noi non siamo una minaccia, minaccia è il governo statunitense e le sue invasioni a 92 paesi durante la sua storia imperiale, oltre a circa 40 interventi militari contro paesi dell&#8217;America, ha concluso.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Esigono nelle reti sociali l&#8217;abrogazione del decreto di Obama</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2015 00:25:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[#ObamaDerogaElDecretoYa]]></category>
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		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli utenti delle reti sociali esigono oggi all'amministrazione degli Stati Uniti di abrogare il decreto dello stato di emergenza e di revocare la dichiarazione di quel governo che considera il Venezuela una minaccia. Con le etichette #ObamaDerogaElDecretoYa e #TuFirmaXLaPatria, gli utenti di Internet esprimono la loro solidarietà con questo paese sudamericano ed esortano a sostenere un'iniziativa per raccogliere 10 milioni di firme che inizierà ufficialmente oggi alle 11:00 ora locale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8472" alt="" src="/files/2015/03/derogaya.jpg" width="400" height="400" />Gli utenti delle reti sociali esigono oggi all&#8217;amministrazione degli Stati Uniti di abrogare il decreto dello stato di emergenza e di revocare la dichiarazione di quel governo che considera il Venezuela una minaccia. </strong></p>
<p>Con le etichette #ObamaDerogaElDecretoYa e #TuFirmaXLaPatria, gli utenti di Internet esprimono la loro solidarietà con questo paese sudamericano ed esortano a sostenere un&#8217;iniziativa per raccogliere 10 milioni di firme che inizierà ufficialmente oggi alle 11:00 ora locale.</p>
<p>La firma del presidente venezuelano Nicolas Maduro è la prima nel documento che dovrebbero consegnare al presidente statunitense Barack Obama, durante il VII Vertice delle Americhe, che si terrà in Panama il 10 e l&#8217;11 aprile.</p>
<p>Per il processo di raccolta delle firme sono stati attivati 14 mila punti nelle piazze Bolivar di tutto il paese, e sul web le persone potranno partecipare accedendo al portale wwww.obamaderogaeldecretoya.org.ve.</p>
<p>Domani, gli utenti di Internet in tutto il mondo esigeranno l&#8217;abrogazione del decreto statunitense, attraverso due &#8220;twitazos&#8221; programmati alle 11:00 ed  alle 18:00 ora locale.</p>
<p>Quando ha lanciato la campagna, questo mercoledì, il sindaco del comune Libertador, Jorge Rodriguez, ha considerato la misura di Obama come la più grave minaccia contro il suo paese in 200 anni di storia repubblicana.</p>
<p>Ha fatto un appello al senso patriottico dell&#8217;opposizione venezuelana affinché sostenga la raccolta delle firme, perché, ha detto, il decreto esecutivo di Obama è un attacco ai quasi 28 milioni di bambini di questa nazione, senza distinzioni politiche.</p>
<p>Rodriguez conduce il comando di campagna integrato da altri funzionari bolivariani e lavoratori, giovani, studenti, contadini, artisti, atleti, movimenti sociali e rappresentanti del Grande Polo Patriottico.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Convocano a Gran Twitter Mondiale per la Libertà dei Cinque</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Sep 2014 00:07:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli organizzatori del X Colloquio per la Libertà dei Cinque e contro il Terrorismo, che si celebrerà a L'Avana i giorni 11 e 12 settembre, convocano al gran twitter mondiale il giorno 12 dalle 10:00 am, ora di Cuba, come parte della gran valanga di solidarietà con gli antiterroristi cubani incarcerati ingiustamente negli Stati Uniti, che da centinaia di paesi, in modo travolgente, si estende per il mondo dal giorno 4 settembre, in cui è cominciata la Giornata Mondiale di Solidarietà con i Cinque e Contro il Terrorismo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8105" alt="" src="/files/2014/09/twitter-logo-copia.jpg" width="300" height="250" />Gli organizzatori del X Colloquio per la Libertà dei Cinque e contro il Terrorismo, che si celebrerà a L&#8217;Avana i giorni 11 e 12 settembre, convocano al gran twitter mondiale il giorno 12 dalle 10:00 am, ora di Cuba, come parte della gran valanga di solidarietà con gli antiterroristi cubani incarcerati ingiustamente negli Stati Uniti, che da centinaia di paesi, in modo travolgente, si estende per il mondo dal giorno 4 settembre, in cui è cominciata la Giornata Mondiale di Solidarietà con i Cinque e Contro il Terrorismo.  </strong></p>
<p>Internauti di Cuba e del mondo hanno confermato la loro partecipazione nel grande twitter, gli hashtag (etichette) che utilizzeranno saranno #FreeTheFive, #Coloquio5Heroes.</p>
<p>Questo giorno 12 alle 12, centinaia di persone si manifesteranno a Washington di fronte alla Casa Bianca, esigendo la libertà dei lottatori antiterroristi.</p>
<p>Il X Colloquio ha la particolarità che conterà con la presenza di Fernando Gozalez Llort, che si trova in libertà insieme a Renè Gonzalez, dopo aver compiuto entrambi le loro ingiuste condanne.</p>
<p>Kenya Serrano, presidentessa dell&#8217;Istituto Cubano di Amicizia coi Popoli, ha spiegato che a partire dal passato giovedì si sono messe in moto più di un centinaio di azioni solidali nel mondo, che si estenderanno fino al 6 ottobre.</p>
<p>Tra le attività programmate sottolineano sit-in di fronte alle ambasciate nordamericane in differenti paesi, marce, invio di messaggi al presidente Barack Obama, ed altre azioni per denunciare l&#8217;ingiustizia commessa contro i Cinque Eroi cubani.</p>
<p>Varie istituzioni degli USA sono spazio di denuncia e richiamo per la libertà dei tre antiterroristi cubani, affinché il Presidente degli USA, Barack Obama, abbia la possibilità di permettere che ritornino immediatamente con le loro famiglie, chiediamogli che usi le sue prerogative costituzionali per liberarli.</p>
<p>Trasformiamo il Grande Twitter del giorno 12 nel vertice di una grande onda che porti il messaggio che unisca tutti gli individui ed organizzazioni amanti della giustizia, nel richiamo per la liberazione di Antonio Guerrero, Ramon Labañino e Gerardo Hernandez.</p>
<p>di Raul Antonio Capote</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Vocalist di Calle 13 diffonde lettera di artista palestinese sulla situazione in Gaza</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2014 22:37:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vocalist della banda portoricana Calle 13, Renè Perez Joglar, ha diffuso attraverso la rete sociale Twitter una lettera che gli ha mandato un artista palestinese, vittima delle attacchi israeliani che hanno lasciato più di 1400 morti nella Striscia di Gaza fino ad oggi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8008" alt="" src="/files/2014/08/bambinopalestino-580x361.jpg" width="580" height="361" />Il vocalist della banda portoricana Calle 13, Renè Perez Joglar, ha diffuso attraverso la rete sociale Twitter una lettera che gli ha mandato un artista palestinese, vittima delle attacchi israeliani che hanno lasciato più di 1400 morti nella Striscia di Gaza fino ad oggi.  </strong></p>
<p>Nella missiva, il palestinese chiamato Tariq Salsa racconta la situazione attuale della Striscia, ed enfatizza sul pericolo che corrono i bambini della Palestina, per chi l&#8217;artista chiede la sospensione della guerra e dell&#8217;offensiva del regime israeliano.</p>
<p>Perez ha scritto nel suo account @Calle13Oficial: “Voglio condividere con voi una lettera che mi ha mandato all&#8217;e-mail Tariq, un artista ed amico palestinese.”</p>
<p>Il testo dice:</p>
<p>“Non voglio parlare della patria, non voglio parlare di storia e neanche dell’identità. Voglio parlare della morte dei bambini palestinesi, la morte del futuro.</p>
<p>Loro sognavano…immaginavano un futuro…loro reclamavano…reclamavano i loro diritti umani…per questo sono morti.</p>
<p>Sono morti perché la società internazionale si interessa dei valori materialisti, del petrolio, dell’energia, dei territori, del denaro ed il mondo si è dimenticato che il tempo dell’occupazione è già finito da tempo, però la Palestina continua ad essere occupata.</p>
<p>I nostri bambini desiderano nuotare nel mare, sognano di giocare nelle case rubate ai loro nonni, di scalare le montagne di una Palestina occupata…potersi muovere nella loro terra senza blocchi e senza persecuzione, di andare in certi luoghi senza un permesso speciale.</p>
<p>I nostri bambini non hanno bisogno di essere mantenuti economicamente, non hanno bisogno di roba nuova e nemmeno di giocattoli, non hanno bisogno un hamburger, non hanno bisogno di sedie per le loro scuole e non hanno bisogno una pallone per giocare.</p>
<p>Loro quello che esigono è che finisca questa sofferenza che dura da più di 60 anni e ancora continua. C’è un’intera nazione che stanno estinguendo senza che interessi a nessuno, esistono persone che muoiono e si convertono solo in numeri, ci sono persone che sono state buttate fuori dalle loro case e stanno aspettando di ritornare da più di mezzo secolo, ci sono persone chiuse in una prigione da più di 30 anni, e lì nella prigione è dove esiste la morte dell’anima.</p>
<p>Il tempo ha rubato i nostri sogni, ha assassinato le nostre speranze, i nostri bambini solo chiedono che i tuoi bambini possano ascoltare, magari i tuoi figli un giorno si convertiranno in presidenti, siano di quelli che prendono le decisioni e che potranno agire con giustizia e libertà.</p>
<p>Tariq Salsa<br />
Betlemme, Palestina”</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi <img class="alignleft size-full wp-image-8009" alt="" src="/files/2014/08/Twitter-calle13.jpg" width="580" height="209" /><img class="alignleft size-full wp-image-8010" alt="" src="/files/2014/08/carta.jpg" width="585" height="606" /></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Renè Gonzalez in twitter: il dialogo è necessario, per tutte le vie possibili</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Feb 2014 00:43:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[René González]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>
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		<description><![CDATA[L'unico dei Cinque che ha ottenuto la libertà, dopo avere compiuto integralmente la sproporzionata ed ingiusta condanna che gli è stata imposta da un Tribunale di Miami, ha ora una cittadinanza virtuale: @rene4the5. Poche ore dopo essersi integrato a questa piattaforma delle reti sociali, Renè raggiungeva già circa mille seguaci ed aveva inviato, in spagnolo ed in inglese, una dozzina di commenti in cui si riconosceva in maniera inequivocabile la voce dell'uomo, la cui maggiore ossessione è il ritorno dei suoi compagni imprigionati.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_7571" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7571" src="/files/2014/02/rene-gonzalez-twitter-580x433.jpeg" alt="Renè Gonzalez. Foto: David Vazquez" width="580" height="433" /><p class="wp-caption-text">Renè Gonzalez. Foto: David Vazquez</p></div>
<p>Dalla mattina di lunedì scorso, Renè Gonzalez ha un account in twitter. </strong></p>
<p>L&#8217;unico dei Cinque che ha ottenuto la libertà, dopo avere compiuto integralmente la sproporzionata ed ingiusta condanna che gli è stata imposta da un Tribunale di Miami, ha ora una cittadinanza virtuale: @rene4the5. Poche ore dopo essersi integrato a questa piattaforma delle reti sociali, Renè raggiungeva già circa mille seguaci ed aveva inviato, in spagnolo ed in inglese, una dozzina di commenti in cui si riconosceva in maniera inequivocabile la voce dell&#8217;uomo, la cui maggiore ossessione è il ritorno dei suoi compagni imprigionati.</p>
<p>“Tra 17 giorni Fernando compierà la sua ingiusta condanna. Permetteremo che con Antonio e con Ramon succeda lo stesso? Che cosa succederà con Gerardo?”, si domandava l&#8217;Eroe della Repubblica di Cuba, che inoltre salutava gli altri utenti di twitter con l’energia di un utente con maggior esperienza nell&#8217;universo virtuale. Cubadebate ha potuto comprovare che, essendo un immigrante digitale -quelli che sono nati prima che si popolarizzasse la cultura in rete -, Renè si è applicato durante vari giorni per poter essere promosso in questo esame ed inter-attuare con i cibernauti nel modo più naturale e vicino possibile.</p>
<p>-Renè, perché in twitter?</p>
<p>-L’entrata in twitter è un&#8217;audacia. Ho osservato che nella lotta per i Cinque abbiamo lasciato un po&#8217; questo spazio al nemico, e da quando sono ritornato, sto pensando sempre come aiutare affinché tocchi a noi occupare questo posto nelle reti. Ho cominciato ad imparare un po&#8217; questo tema con alcuni giovani, alcuni studenti della Facoltà di Comunicazione, e tutti coincidono in che è un imperativo integrarsi a twitter, in maniera personale. Mi suggerivano fondamentalmente twitter. Ed ho deciso di cedere il passo, un po&#8217; vacillante perché uno non si sente molto sicuro in questo mezzo. Io sono pilota, non specialista nelle reti sociali. Tuttavia, credo che potrò riuscirci, che vale la pena tentarlo perché è un mezzo di comunicazione molto popolare negli Stati Uniti, un attrezzo idoneo per avvicinarci al pubblico nordamericano. Poi dovrò continuare a profilare il messaggio, la forma, il contenuto. L&#8217;obiettivo è questo: arrivare al pubblico nordamericano per questa via, senza scartare nessuna delle altre reti sociali nelle quali, più avanti, potremmo anche tentare l&#8217;incursione.</p>
<p>-Queste piattaforme sono uno spazio per scambiare delle opinioni con altre persone che possono stare molto lontano fisicamente, ma molto vicino a noi nello spazio virtuale, alla distanza di un clic. In twitter, il 34% dell&#8217;udienza parla inglese e più dell’80% dei nordamericani che stanno in Internet sono utenti attivi di qualche rete sociale. Che cosa ti interessa dialogare con qualcuno tanto lontano e tanto vicino contemporaneamente?</p>
<p>-Voglio parlare personalmente del Caso dei Cinque, non disprezzare nessuna via per parlare al pubblico nordamericano ed ottenere il suo interesse. Lì è dove dovremo profilare il messaggio ed essere creativi. Il nordamericano non conosce il Caso dei Cinque. Nelle statistiche che tu menzioni, presumo che una buona parte è universitaria, accademica, leader di opinione che nutrono i carri armati pensanti della politica di Washington, e c&#8217;interessa soprattutto che loro conoscano la nostra storia. Si sono fatti dei passi, io direi che con molto lavoro si è aperta una piccola breccia–lì c’è, per esempio, la presentazione del libro di Stephen Kimber (What Lies Across the Water: The Reale Story of the Cuban Five) nelle università nordamericane -. Le reti sociali sono degli altri strumenti di cui disponiamo per continuare ad aprire questa breccia, li abbiamo qui nella mano e non rappresentano un gran costo economico, come sì lo è pubblicare annunci su giornali importanti.</p>
<p>-Le reti sociali sono uno spazio molto inutilizzato dai movimenti che accompagnano la causa dei Cinque, che sembrano preferire le forme tradizionali di mobilitazione ed espressione politiche. Ti rendi conto di tutto ciò?</p>
<p>-A me interessa il dialogo. Ho avuto una buona esperienza con i blogger de La Joven Cuba, in un paio di occasioni nella quale ho collaborato con loro, quando mi trovavo in libertà vigilata a Miami. Il dialogo è necessario e non ci rinuncio, per tutte le vie che posso. Incominceremo con twitter e dopo continueremo a sommare altre forme di comunicazione. È molto importante che le persone che stanno lì, i nordamericani, ascoltino particolarmente direttamente uno dei Cinque e quando venga Fernando, saremo due.</p>
<p>-Prossimamente avranno un incontro a Londra…</p>
<p>-Ci sono due attività fondamentali quest’anno: l&#8217;incontro a Londra, in marzo, e la Giornata dei Cinque a Washington, più avanti, in giugno. Due proposte fondamentali saranno quelle dell&#8217;incontro a Londra: attrarre parlamentari di tutto il mondo affinché conformino una commissione internazionale di investigazione sul caso dei Cinque. Il risultato dell’analisi avrà il patrocinio di personalità mondiali riconosciute. Un altro proposito dell&#8217;incontro è riscuotere fondi per appoggiare le attività a Washington.</p>
<p>-Il 27 febbraio finisce la condanna di Fernando Gonzalez Llort, e deve uscire in libertà. Lui non è cittadino nordamericano, non deve passare per l&#8217;altro calvario della “libertà vigilata” che ha pesato contro di te.</p>
<p>-Normalmente il prigioniero, una volta che finisce la sentenza, ha già abbastanza avanzato il processo di deportazione al suo paese di origine e quasi sempre questo si produce in maniera rapida. Sento un gran sollievo che ora saranno solo tre quelli che staranno nel carcere. Sento lo stesso sollievo che il resto che sta in prigione: l&#8217;allegria che uno in più di noi possa stare con la sua famiglia, ma sento anche il dispiacere che un altro in più ha compiuto integralmente la sua sentenza. E ricordiamo sempre che se Antonio compie tutta la sua sentenza, nessuno sa se potrà vedere qui a Cuba sua madre viva. E che se Ramon compie la sua sentenza, non verrà fino al 2024 e che per Gerardo significherebbe morire nel carcere. Per questo motivo dobbiamo intensificare tutte le azioni e, soprattutto, non perdere nessuna opportunità di fare qualcosa per il Caso dei Cinque.</p>
<p>-In twitter ed in altre reti il fatto principale è comunicare sentimenti, e bisogna combattere con la tecnologia e non stancarsi. Potrà René?</p>
<p>-E’ quello che spero.</p>
<p>di Rosa Miriam Elizalde, per Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7573" src="/files/2014/02/rene-tw-580x228.png" alt="" width="580" height="228" /></p>
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