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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Tripoli</title>
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		<title>I “diritti umani” nella nuova Libia: assassinano presentatrice di televisione a favore di Gheddafi</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 22:54:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hala Misrati, la presentatrice della televisione libica che saltò alla fama per la sua entusiasta propaganda a beneficio di Muamar El Gheddafi e per la sua difesa radicale del suo regime davanti alle telecamere, è stata assassinata in un carcere della Libia. Il suo nome si unisce a quello di molte altre vittime della violenza commessa dalle milizie che, dopo la caduta e morte di Gheddafi, dominano il paese davanti all'impotenza del governo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3196" src="/files/2012/02/libia-presentadora-tr.jpg" alt="" width="300" height="250" />Hala Misrati, la presentatrice della televisione libica che saltò alla fama per la sua entusiasta propaganda a beneficio di Muamar El Gheddafi e per la sua difesa radicale del suo regime davanti alle telecamere, è stata assassinata in un carcere della Libia. Il suo nome si unisce a quello di molte altre vittime della violenza commessa dalle milizie che, dopo la caduta e morte di Gheddafi, dominano il paese davanti all&#8217;impotenza del governo. </strong></p>
<p>Come informano mezzi locali, l&#8217;assassinio di Misrati, di 31 anni, ha avuto luogo il 17 febbraio, giorno del primo anniversario del sollevamento contro Gheddafi. Nonostante, le autorità non hanno commentato niente al riguardo.</p>
<p>Hala Misrati apparve per l’ultima volta davanti alle camere il 30 dicembre dell&#8217;anno scorso. Nella sequenza la si vedeva in silenzio, tenendo in mano un foglio con la data indicata, e col viso pieno di lividi. Gli spettatori hanno supposto che le avevano tagliato la lingua. Dopo questo fatto nessuno seppe più niente di lei fino a che informarono sul suo assassinio.</p>
<p>Il passato mese di agosto, quando i ribelli combattevano a Tripoli, Misrati diede il “do di petto” nel suo programma quando, brandendo una pistola e con lo sguardo provocatorio inchiodato nella telecamera ha affermato: “con questa arma oggi morrò o ammazzerò… non vi impadronirete del controllo del canale, né quello di Tripoli, né con quello della Libia. Proteggerò i miei compagni e ci trasformeremo in martiri.”</p>
<p>Quando i ribelli fermarono la giornalista, la sua cattura è stata celebrata dalla popolazione come se si trattasse di un parente del dittatore. Relazioni non confermate diffuse dai sostenitori di Gheddafi assicurano che la giornalista è stata violentata ripetutamente in prigione dai soldati ribelli.</p>
<p>Il Consiglio Nazionale Transitorio (CNT) non annunciò mai ufficialmente quali erano le accuse contro lei né incominciò un processo giudiziario. L&#8217;organizzazione pro-diritti umani Amnesty International sottolinea che il nuovo governo è incapace di promuovere la democrazia e controllare le milizie che mantengono a oltre 8000 persone in centri di detenzione dove sono sottomessi a torture.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Angelo Del Boca, storico del colonialismo e biografo di Gheddafi: «Decisivi i ribelli del Gebel»</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 05:31:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo storico Angelo Del Boca: «Dopo il caos di Bengasi, la svolta militare grazie ai rivoltosi della montagna. E ora l'Italia non avrà più i vantaggi di prima». Abbiamo rivolto alcune domande sul precipitare del regime libico ad Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano e biografo di Gheddafi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1708" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-1708" src="/files/2011/08/Angelo-Del-Boca.jpg" alt="Angelo Del Boca, storico del colonialismo e biografo di Gheddafi" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Angelo Del Boca, storico del colonialismo e biografo di Gheddafi</p></div>
<p>INTERVISTA <strong>di Tommaso Di Francesco</strong></p>
<p>Lo storico Angelo Del Boca: «Dopo il caos di Bengasi, la svolta militare grazie ai rivoltosi della montagna. E ora l&#8217;Italia non avrà più i vantaggi di prima»</p>
<div>
<div>
<p>Abbiamo rivolto alcune domande sul precipitare del regime libico ad Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano e biografo di Gheddafi.</p>
<p><strong>Tutta la capacità di resistenza delle forze di Gheddafi si è dissipata in meno di due settimane. Che cosa è accaduto e quanto è stata decisiva la battaglia nel Gebel Nefusa?<br />
</strong>È stata davvero decisiva. Come ho più volte ricordato nel Gebel Nefusa ci sono arabi e berberi, storicamente in contrasto fra di loro mentre stavolta si sono uniti. Non va dimenticato che i berberi in Libia sono sempre stati dalla parte del potere. All&#8217;epoca della presenza italiana erano con gli italiani contro i resistenti. Questo è stato un elemento decisivo. Lo confermano le informazioni dirette che mi vengono dal dissidente Anwar Fekini che ha partecipato alla resistenza nel Gebel, che da giorni sottolineava quanto la situazione fosse avanzata dal punto di vista militare. Pur in mancanza di armi pesanti i ribelli del Gebel erano ormai arrivati a 50-60km da Tripoli. In questi ultimi giorni poi hanno potuto catturare carri armati, armi pesanti in modo da potersi avvicinare ed entrare nella capitale libica. Le ribellioni sono sempre partite da Gebel, anche all&#8217;epoca della presenza italiana quando gli italiani sono sbarcati a Tripoli nell&#8217;ottobre del 1911: non erano i turchi a fare resistenza contro gli italiani, ma i montanari del Gebel che sono calati a cavallo dalla montagna, sono arrivati a Tripoli e hanno fatto quel po&#8217; po&#8217; di massacro di 550 soldati italiani a Sciara Sciat. I giovani ribelli di oggi appartengono alle stesse famiglie dei rivoltosi di cento anni fa. Da questo punto di vista, con l&#8217;operazione finale della caduta di Tripoli gli insorti di Bengasi, ancora alle prese con una profonda divisione al loro interno, non c&#8217;entrano nulla.</p>
<p><strong>L&#8217;addio di Gheddafi e del suo regime è sanguinoso, lui combatte ancora e sfugge alla cattura. La situazione non è finita. Che farà Gheddafi?<br />
</strong>Gheddafi aveva tre possibilità: la fuga, ma non è nel suo carattere, le trattative ma abbiamo visto sono cominciate e si sono interrotte in fretta, anche se il presidente sudafricano Zuma è venuto due o tre volte a Tripoli e a Bengasi per cercare una soluzione politica sempre avversata dai bombardamenti della Nato che, per il leader libico, sono stati fino ad un certo punto un palliativo che lo ha perfino rafforzato. Perché aveva almeno la scusa di dire: vedete, ci stanno i bombardamenti ed è una cosa terrificante. Come dargli torto, se non sbaglio siamo arrivati a seimila azioni di bombardamento e qunto silenzio sulle stragi di civili sotto i raid. Alla fine senza questa devastazione i ribelli non ce l&#8217;avrebbero fatta. Poi sapremo anche i costi di questi bombardamenti, oltre tutto c&#8217;è di mezzo anche l&#8217;Italia. La terza possibilità per Gheddafi era invece che lui combattesse fino alla fine e nella sua strategia, nella sua leggenda, finisse così per morire. È questa la possibilità che ormai non escluderei. Per molti ormai è impossibile per lui trovare una fuga decorosa. Io credo che l&#8217;uomo per non fallire, per non tradire la sua leggenda andrà fino alla fine. Anche se da Tunisi, Amwar Fekini mi dice di augurarsi di catturarlo vivo.</p>
<p><strong>Che accadrà ora? Al-Jazeera divide la Libia in tre aree, gran parte della Tripolitania e la Cirenaica, Sirte e la regione adiacente in mano alle forze di Gheddafi, un vasta area del deserto ancora contesa&#8230;<br />
</strong>È caduta gran parte di Tripoli, non è poco. Ma certo a Sirte sono concentrati gli ultimi mezzi bellici di Gheddafi perché lì aveva accantonato una enormità di forze, compresi i famosi Scud, vecchi e non molto precisi, però ci sono e credo che ne abbia qualcosa come 4mila. Insomma, anche se Tripoli cade la situazione resta indecisa. A meno che non si arrivi ad una mediazione. Ma è stato fatto prigioniero Seif Al Islam, il figlio di Gheddafi, che fin dall&#8217;inizio aveva parlato di trattative, di elezioni, cioè parlava di un futuro della Libia, futuro che io in questo momento non vedo.</p>
<p><strong>Il Consiglio transitorio di Bengasi è in grado secondo te di pacificare la Libia, di sanare i conflitti feroci al suo interno, emersi con l&#8217;uccisione del capo di stato maggiore degli insorti Abdul fatah Younes, ma anche le spaccature tra le comunità tribali che con questa crisi si sono apertamente fatte la guerra?<br />
</strong>È una dicotomia molto forte. Non credo che siano in grado. E devo dire la verità che c&#8217;è non solo caos a Bengasi ma c&#8217;è anche il pericolo dell&#8217;islamismo estremo e radicale che tra l&#8217;altro Gheddafi aveva denunciato fin dall&#8217;inizio. Non dimentichiamo che l&#8217;occidente lo aveva premiato proprio perché era stato un baluardo contro l&#8217;islamismo radicale. Questo baluardo mi pare che si sia infranto proprio a Bengasi.</p>
<p><strong>Quindi il basso profilo di Obama che, diversamente da Sarkozy e Cameron, non grida al trionfo mostra secondo te la preoccupazione che emerga una «Somalia» sulle sponde del Mediterraneo? In un contesto perdipiù nel quale si riaccende il conflitto tra Egitto ed Israele&#8230;<br />
</strong>Il pericolo è reale. E il nuovo contesto non aiuta la soluzione. Anche perché non riesco a vedere anche dopo la caduta, la morte o la fuga di Gheddafi, che fine faranno quelle decine di migliaia di persone legate a Gheddafi e che da lui traevano grandi vantaggi, denaro, potere, gerarchie. Come potranno conciliarsi con quelli di Bengasi perché tutto sommato avevano in mano un potere enorme. Non so come possano dividerlo questo potere perché neanche è accettabile che consegnino tutto quello che hanno avuto. È nel futuro della Libia il punto più difficile. E il conflitto è certo.</p>
<p><strong>Fra un mese sono 100 anni dall&#8217;occupazione italiana della Libia. Il governo Berlusconi, compromesso con Gheddafi, ha poi appoggiato gli insorti ma li ha anche coinvolti nella firma di un trattato contro gli immigrati in fuga dall&#8217;Africa, fotocopia di quello firmato due anni fa con il leader libico. Ora corre trafelata per gli affari al seguito dei «vincitori», Sarkozy e Cameron. E prepara la carta Abdessalem Jalloud&#8230;<br />
</strong>È grave quello che è stato sancito contro gli immigrati che, anche per il Cnt di Bengasi, dovranno finire dentro un campo di concentramento per impedire che arrivino in Italia e in Europa. Ma ora il governo italiano s&#8217;illude che con la fine del regime di Gheddafi troverà sull&#8217;altra sponda del Mediterraneo gli stessi sbocchi e vantaggi che aveva prima. È impensabile che Sarkozy &#8211; ma anche Cameron &#8211; abbia inventato questa guerra per nulla. L&#8217;ha fatta per il petrolio, forse il migliore del mondo, anche perché la Francia in Libia non c&#8217;era. Quanto all&#8217;«oppositore» Jalloud non è un&#8217;alternativa proponibile, è troppo compromesso con il regime, anche se è stato il numero due solo negli anni Ottanta, poi è uscito di scena. L&#8217;ho incontrato che era agli arresti domiciliari «dorati» nel &#8217;92 nella sua villa presso la piazza Verde. È solo il capo, screditato, di una tribù numerosa non il «nostro uomo» a Tripoli.</p>
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		<title>Una «vittoria» timbrata dagli aerei Nato</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 05:55:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una foto pubblicata dal New York Times racconta, più di tante parole, ciò che sta avvenendo in Libia: mostra il corpo carbonizzato di un soldato dell'esercito governativo, accanto ai resti di un veicolo bruciato, con attorno tre giovani ribelli che lo guardano incuriositi. Sono loro a testimoniare che il soldato è stato ucciso da un raid Nato. 
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1705" src="/files/2011/08/libia07.jpg" alt="" width="300" height="250" />Una foto pubblicata dal New York Times racconta, più di tante parole, ciò che sta avvenendo in Libia: mostra il corpo carbonizzato di un soldato dell&#8217;esercito governativo, accanto ai resti di un veicolo bruciato, con attorno tre giovani ribelli che lo guardano incuriositi. Sono loro a testimoniare che il soldato è stato ucciso da un raid Nato.</p>
<div>
<div>In meno di cinque mesi, documenta il Comando congiunto alleato di Napoli, la Nato ha effettuato oltre 20mila raid aerei, di cui circa 8mila di attacco con bombe e missili. Questa azione, dichiarano al New York Times alti funzionari Usa e Nato, è stata decisiva per stringere il cerchio attorno a Tripoli. Senza questa «pressione» quotidiana su obiettivi fissi, forze in mobimento, colonne di automezzi di incerta identificazione, i «bengasiani» non sarebbero mai arrivati in Tripolitania.</div>
<div>
Gli attacchi sono divenuti sempre più precisi, distruggendo le infrastrutture libiche e impedendo così al comando di Tripoli di controllare e rifornire le proprie forze. Ai cacciabombardieri che sganciano bombe a guida laser da una tonnellata, le cui testate penetranti a uranio impoverito e tungsteno possono distruggere edifici rinforzati, si sono uniti gli elicotteri da attacco, dotati dei più moderni armamenti. Tra questi il missile a guida laser Hellfire, che viene lanciato a 8 km dall&#8217;obiettivo, impiegato in Libia anche dagli aerei telecomandati Usa Predator/Reaper.</div>
<div>
Gli obiettivi vengono individuati non solo dagli aerei radar Awacs, che decollano da Trapani, e dai Predator italiani che decollano da Amendola (Foggia), volteggiando sulla Libia ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro. Essi vengono segnalati &#8211; riferiscono al New York Times i funzionari Nato &#8211; anche dai ribelli.</div>
<div>
Pur essendo «mal addestrati e organizzati», sono in grado, «per mezzo delle tecnologie fornite da singoli paesi Nato», di trasmettere importanti informazioni al «team Nato in Itatia che sceglie gli obiettivi da colpire». Per di più, riferiscono i funzionari, «Gran Bretagna, Francia e altri paesi hanno dispiegato forze speciali sul terreno in Libia». Ufficialmente per addestrare e armare i ribelli, in realtà soprattutto per compiti operativi.</div>
<div>
Emerge così il quadro reale. Se i ribelli sono arrivati a Tripoli, ciò è dovuto non alla loro capacità di combattimento, ma al fatto che i cacciabombardieri, gli elicotteri e i Predator della Nato spianano loro la strada, facendo terra bruciata. Nel senso letterale della parola, come dimostra il corpo del soldato libico carbonizzato dal raid Nato.</div>
<div>
In altre parole, si è creata ad uso dei media l&#8217;immagine di una «resistenza» con una forza tale da battere un esercito professionale. Anche se ovviamente muoiono dei ribelli negli scontri, non sono loro che stanno espugnando Tripoli.</div>
<div>
È la Nato che, forte di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu, sta demolendo uno stato con la motivazione di difendere i civili. Evidentemente, da quando un secolo fa le truppe italiane sbarcarono a Tripoli, ha fatto grandi passi in avanti l&#8217;arte della guerra coloniale.</div>
</div>
<p><strong>Il Manifesto</strong></p>
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		<title>Libia: sui rossobruni e sulla sinistra acritica su Gheddafi, ottimi articoli di Mazzetta e Moscato</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 20:26:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mia mattinata juarense è stata rallegrata da due articoli che vorrei aver scritto di persona firmati il primo da Mazzetta e il secondo da Antonio Moscato e che invito a leggere. Li completo col manifesto di un gruppo neofascista nell’immagine, e totalmente inventato nella citazione, pubblicato nell’articolo di Mazzetta, che è assolutamente funzionale a comprendere l’attuale situazione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1695" src="/files/2011/08/libia1.jpg" alt="" width="300" height="250" />La  mia mattinata juarense è stata rallegrata da due articoli che vorrei  aver scritto di persona firmati il primo da Mazzetta e il secondo da  Antonio Moscato e che invito a leggere.</p>
<p>Li completo col manifesto di un gruppo neofascista nell’immagine, e <span style="text-decoration: underline">totalmente inventato nella citazione</span>, pubblicato nell’articolo di Mazzetta, che è assolutamente funzionale a comprendere l’attuale situazione.</p>
<p>Nel <a href="http://mazzetta.splinder.com/post/25473331/quei-rossobruni-che-difendono-gheddafi" rel="nofollow"  target="_blank">primo</a> articolo,  quello di Mazzetta, si fa il punto sui rossobruni più propriamente  provenienti dalla destra estrema e di come a questi riesca sempre più  facile cooptare beoti di sinistra, alcuni anche molto noti. Neofascisti a  volte saltati al comunismo più dogmatico, a volte semplicemente  ridipingendo i vecchi simboli, riescono a tessere reti con spezzoni  purtroppo non marginali della sinistra radicale, magari con sinergie  (post)ideologiche e convergenze oggettive  sull’interpretazione di una  realtà per loro troppo complessa.</p>
<p>L’ultima volta che sono  stati così ingenti queste contaminazioni tra destra e sinistra è stato  alla vigilia della prima guerra mondiale, quando anche spezzoni  importanti del movimento operaio vedevano nella guerra (che poi avrebbe  gestato i fascismi) il “lavacro purificatore” rispetto alle pochezze  dell’Italietta liberale e il grimaldello verso la rivoluzione  proletaria, come in effetti successe, ma solo in Russia. Il più famoso  tra loro, nel frattempo saltato del tutto dall’altra parte, fu il  direttore dell’Avanti, Benito Mussolini. Oggi, nel mondo globalizzato, e  senza rivoluzioni alle porte in Occidente, la storia si ripete in farsa  e via Internet sposano seduta stante la tesi di qualunque complotto gli  si presenti davanti, in genere attribuibile ai perfidi giudei deicidi.  Così non sorprende che fino a qualche tempo fa un sito cult della  sinistra radicale, Comedonchisciotte, permetteva di scaricare l’edizione  completa dei Protocolli dei Savi di Sion. Nel nostro tempo nulla accade  perché accade ma sempre e solo perché esseri considerano evidentemente  superiori (i marziani posadisti, il Mossad o gli amerikani) hanno  complottato che così fosse. Siccome in Ucraina o in Georgia ci sono  state le rivoluzioni colorate finanziate da Freedom House allora ogni  singolo movimento deve per forza essere eterodiretto e quindi: viva  Assad, viva Gheddafi, viva Ahmedinejad novelli Marx, Lenin e Mao o in  alternativa nuovi Hitler, Mussolini e Franco. Incapace di interpretare  l’esistente, l’estrema (destra e sinistra in questo caso si toccano)  tende a leggere sempre una sorta di piano segreto e mai un’evoluzione  naturale di politiche economiche predatorie, quelle neoliberali,  sfuggite agli apprendisti stregoni.</p>
<p>Pertanto l’11 settembre non  sarebbe mai avvenuto se non come autoattentati. Bin Laden era della CIA  e non è mai morto. Il povero Vittorio Arrigoni sarebbe stato –senza uno  straccio di indizio- ammazzato dal Mossad perché Hamas, in quanto  nemica del mio nemico, è intrinsecamente buona. Gli islamici a casa loro  sono l’eroico muro contro il sionismo, a casa nostra… viva Borghezio.  L’ultimo esempio è proprio la Libia. <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16333-libia-il-nemico-del-mio-nemico-non-mio-amico/" rel="nofollow"  target="_blank">Gheddafi diviene un fulgido esempio di antimperialismo</a> da  difendere dal complotto giudaico-statunitense. Come si vede è l’estrema  destra a condurre le danze ma all’estrema sinistra non repelle  accodarsi. La <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16337-nel-mirino/" rel="nofollow"  target="_blank">cartina tornasole</a> del  rossobrunismo è proprio il disprezzo razzista per i migranti: cosa  importa se Gheddafi li massacrava per conto di Maroni, lui è il nostro  campione contro l’Amerika.</p>
<p>In questo aiuta a districarsi il <a href="http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=566:libia-chi-ha-vinto&amp;catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&amp;Itemid=31" rel="nofollow"  target="_blank">punto di vista</a> di  Antonio Moscato che ricorda quanto dovrebbero essere considerate con  trasporto le rivoluzioni arabe e quanto invece da sinistra siano  trattate con pregiudizi di varia natura, da quello sulla frammentazione  del paese, a quello sul fondamentalismo islamico alla presunta assenza  di opposizione a Tripoli per finire con l’eterodirezione occidentale di  tutto visto che Gheddafi –improvvisamente- aveva smesso di essere il  “campione delle libertà”. Inoltre Moscato ricorda dettagli non  trascurabili come la marginalità dell’impegno NATO in Libia (il che non  vuol dire non criticarlo). Insomma: per la prima volta in decenni una  rivoluzione in un’intera regione del mondo sta avvenendo sotto i nostri  occhi, pur nelle estreme difficoltà che tale processo comporta, e le  sinistre, moderate e radicali preferiscono spaccare il capello in  quattro, pregiudizialmente convinte che dalla riva sud del Mediterraneo  possano venire solo grane.</p>
<p>Uno degli schematici  argomenti dei difensori di Gheddafi è la posizione dell’America latina e  in particolare di Hugo Chávez. Su tale schematismo ho <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/15096-gheddafi-la-primavera-dei-popoli-mediorientale-e-il-punto-di-vista-latinoamericano/" rel="nofollow"  target="_blank">ampiamente scritto lo scorso febbraio in un articolo</a> che  ebbe ampia diffusione ed al quale rimando. Il prisma delle migliaia di  chilometri di distanza e alcune considerazioni propagandistiche  impediscono perfino di leggere Francia al posto di Stati Uniti come  paese che ha imposto l’intervento.</p>
<p>E qui torniamo al manifesto  del gruppuscolo rossobruno dell’immagine di apertura pubblicata da  Mazzetta. La citazione per la quale Chávez si ispirerebbe a Mussolini è  falsa, totalmente falsa e ovviamente diffamatoria. Nel pantheon degli  ispiratori di Hugo Chávez c’è semmai Antonio Gramsci –ripubblicato  continuamente in questi anni in Venezuela e citato ripetutamente dal  presidente- e non certo Benito Mussolini. La destra eversiva venezuelana  –questa sì parafascista e golpista ma che si autodefinisce democratica  per succhiare milioni da USAID- ha comparato spesso in questi anni  Chávez a Mussolini, spesso a uso e consumo dei media occidentali. Un  neonazista e antisemita dichiarato come <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/1000-alejandro-pena-esclusa-lorenzo-cesa-il-cardinal-martino-pedine-neocons-preparando-il-dopo-chavez/" rel="nofollow"  target="_blank">Alejandro Peña Esclusa</a> nel 2007 venne addirittura accolto in Vaticano spacciandosi per “capo dell’opposizione moderata”.</p>
<p>Strano meccanismo: gruppi  di estrema destra eversiva venezuelani regalano a gruppi di estrema  destra italiana Hugo Chávez come campione del mussolinismo  antiplutocratico redivivo. Ovviamente chi conosce il caos creativo della  rivoluzione bolivariana non può che farsi grasse risate rispetto al  presunto totalitarismo chavista. Allora il Chávez che in questi anni ha  fatto da parafulmine alla fase terminale dell’era del “Washington  consensus”, sconfiggendo un golpe, lavorando con gli altri paesi della  regione al rifiuto dell’ALCA e che continua incessantemente a lavorare  per un mondo multipolare e per l’integrazione latinoamericana e che  ovviamente mai potrebbe appoggiare interventi stranieri come quello in  Libia, tanto meno della NATO, diviene una sorta di maglietta del Che,  buona per tutte le stagioni. Perfino per quelle più nere.</p>
<p>(<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/" rel="nofollow"  target="_blank"><strong>Genaro Carotenuto</strong></a>)</p>
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		<title>La sconsiderata offensiva della NATO in Libia</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 15:30:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono stati così tante in questi giorni le operazioni di propaganda della NATO e del suo codazzo di mezzi di "informazione" nella sua guerra in Libia (che, secondo l'ONU, non sarebbe dovuta entrare nel conflitto) che si è ignorato un fatto gravissimo: la madre di tutte le bugie, l'invisibile verità che risplende e che con un sol colpo smentisce tutte le false intenzioni democratiche delle potenze capitaliste della NATO e dei suoi pochi sodali non africani, selezionati tra i più retrogradi, reazionari e medievali del Medio Oriente.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Marcos Ávila</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><img class="alignleft size-full wp-image-1673" src="/files/2011/08/Lybia.jpg" alt="" width="300" height="244" />Sono  stati così tante in questi giorni le operazioni di propaganda della NATO  e del suo codazzo di mezzi di &#8220;informazione&#8221; nella sua guerra in Libia (che, secondo l&#8217;ONU, non  sarebbe dovuta entrare nel conflitto) che si è ignorato un fatto  gravissimo: la madre di tutte le bugie, l&#8217;invisibile verità che  risplende e che con un sol colpo smentisce tutte le false intenzioni  democratiche delle potenze capitaliste della NATO e dei suoi pochi  sodali non africani,  selezionati tra i più retrogradi, reazionari e medievali del Medio  Oriente.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Quello che va  evidenziato è che questa offensiva del NATO è un&#8217;azione disperata. È  stata decisa dell&#8217;ultima riunione dei sodali di questo progetto per  l’espropriazione della Libia, del cosiddetto Gruppo di Contatto,  sostenuta in qualche cittadella mediorientale, dove è assai probabile  che governi una fosca monarchia  medievale di quelle che le potenze capitaliste, ovviamente, proteggono  dalle false imputazioni di torture sistematiche o di metodi  antidemocratici</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">L&#8217;attuale  offensiva, sorretta dalle  bombe e dalla informazione, attuata dagli  aeroplani e gli elicotteri da  una parte, e dai media più importanti &#8211; e anche da molti dei minori &#8211;  dall&#8217;altra, è stata utilizzata anche per un fatto di pubblico dominio,  ma che ora viene occultato e al quale mi riferirò più avanti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Perché,  per incominciare, perché  si sono alzati al mattino tanto pressati dalla necessità di un gesto  così rapido come l’assalto di Tripoli”? Analizzando tutto il contesto  nel quale bisogna diagnosticare questa agonizzante energia germogliata  nella NATO e nei suoi alleati nel Ramadan, la fonte di questo impulso  febbrile sta nel fatto che i governi avvoltoi sono, a porte chiuse,  veramente esausti. La loro alleanza titubante ha le ore contate perché  stanno per accendersi nuovamente tutti gli allarmi, i fischi e le luci  rosse. O ci siamo già dimenticati che meno di un mese sono esplosi  sintomi di dissenso tra gli abbrutiti governi capitalisti? (E pensano  di abbrutirsi ancora di più, perfino contro la propria gente, nella fuga  isterica dalla crisi profonda, scattando in avanti, verso un abisso che  mascheri la caduta in picchiata delle proprie economie.) Quelle  che hanno meno scherzato sul compito a loro assegnato sono stati le  esemplari monarchie medievali come l’Arabia Saudita, il Qatar o gli  altri paradisi democratici nei quali l’Occidente capitalista si specchia   e deposita tutta la fiducia che ripone nel Medio Oriente, Israele a  parte, la figlia prediletta, anche quando uccide in pubblico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Non  ricordo dove venne svolta l&#8217;ultima di queste riunioni del Gruppo di  Contatto, sempre convocate dalla Clinton per alimentare la sua guerra in  Libia. Forse è stata a Istanbul, o forse ce n’è stata un’altra. Fu  preceduta, questo sì, da un uragano di minacce, o per meglio dire, di  nevrosi avanzate di molti  dei suoi agonizzanti sodali (tra cui  l’Italia) che minacciavano di sganciarsi dalla gigantesca voragine che  questa guerra eterna continua  a provocare alle loro malconce economie.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Si sa  tutto questo, è prevedibile,  solo che ora non lo danno a vedere. Ci fu &#8211; non si può mettere in   dubbio – un forte appello al silenzio in quell&#8217;ultimo summit dei soci  tenuto per mangiarsi la torta libica. L&#8217;ordine fu quello di lavare i  panni sporchi in casa. Non lo dicono, l’Italia, la Spagna e molti altri  nella stessa situazione. Non lo dicono, ma lo pensano e non possono  smettere di pensarlo, perché le spese crescono astronomicamente e le  notizie ottimiste non riducono il buco nel bilancio. Ogni nuovo giorno  che passa qualcuno deve pensarci con più urgenza, anche se sono  imbavagliati da un patto di silenzio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">E tanto  scialo &#8220;democratico&#8221; si verifica in un clima cronico di turbolenze  ricorrenti nelle loro economie unificate, atrofizzate, pericolanti. I  guerrieri &#8220;per la libertà&#8221; della NATO attaccano e dissipano miliardi in  spese militari, mentre, simultaneamente, danno la colpa al sistema  sociale dei governi che li hanno preceduti, o dei quali facevano loro  stessi parte, forse per disattenzione, perché si dicevano socialisti,  per i passivi di bilancio diventati ingestibili. Tutto questo coro  demente di avvoltoi al governo e di mezzi di disinformazione non meno  rapaci sostiene la necessità di ridurre le spese sociali, mentre allo  stesso tempo approva lo sperpero delle risorse impegnate in questa  guerra demente, questa nuova bocca insaziabile che si divora tutti i  fondi, inclusi quelli dei decenni futuri. Quello che perseguono i  governi e i <em>media</em> rapaci imprenditoriali, con la falsa  informazione, tutti in coro con i loro ideali democratici furiosi e  pragmatici, è stato già rivelato da una fuga di notizie pubblicata  alcuni giorni fa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Il  progetto era stato progettato minuziosamente, fu pianificato e scritto  molto prima dell’attuale complotto golpista della NATO in Libia.  Pertanto signori, qui non si improvvisa: esisteva già un piano per la  &#8220;liberalizzazione&#8221; della Libia, un progetto capitalista di  colonizzazione di questo paese, protetto dalla  sempre presente e  immancabilmente storpia zampaccia creola che appare sempre e apparirà  nelle avventure coloniali. La liberalizzazione senza attenuanti della  libertà di iniziativa dei ricchi, per schiavizzare quelli che non lo  sono.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">L&#8217;attuale  guerra in Libia – come  si fa a non vederlo? &#8211; è una guerra della NATO che utilizza a tempo  determinato gli alleati libici (per lo meno questo è quello che  dichiarano  questi ultimi in pubblico) come una scusa perfetta per poter violentare  impunemente il testo, già venefico, della risoluzione 1973. Questa  è la risoluzione, ricordiamolo, che l&#8217;ONU ha approvato ingenuamente,  se si parla della maggioranza dei suoi membri o, malevolmente, come  nel caso delle potenze che hanno spinto in modo contorto questa  risoluzione umanitaria, per poi dedicarsi a bombardare la Libia senza  mai metterci piede, questo sì, ma dagli elicotteri è tutta un’altra  storia –  si dicono, cinicamente &#8211; e massacrano migliaia di vittime, tra loro  centinaia di bambini e, di passaggio, anche le infrastrutture civili  di un paese sovrano in via di sviluppo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Ma la  scusa della NATO e degli stati  avvoltoi &#8211; che si sono messi in disparte dai ruoli da protagonista di  questa canagliata, ma che in realtà dirigono e sostengono essenzialmente  con gli attacchi aerei &#8211; non regge per via delle sopravvalutate  operazioni terrestri dei suoi alleati &#8220;libici&#8221; perché, come sta  diventando sempre più palese, fanno parte di questo esercito di terra &#8211; a  cui la NATO si affida &#8211; mercenari europei pagati dalle potenze  capitaliste (Blackwater, e altri marchi di fabbrica), oltre a guerrieri  di <em>Al Qaeda</em> provenienti dell&#8217;Afghanistan e da altri paesi del  mondo musulmano. Tra la documentazione che prova la presenza di questi  mercenari stranieri occidentali e non, che combattono nell&#8217;esercito  &#8220;ribelle&#8221; e &#8220;libico&#8221; sotto mandato della NATO, si può evidenziare, ad  esempio, questa piccola lista di fatti incontrovertibili.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><a href="http://leonorenlibia.blogspot.com/2011/08/mercenarios-y-asesores-militares.html" rel="nofollow"  target="_blank"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">http://leonorenlibia.blogspot.com/2011/08/mercenarios-y-asesores-militares.html</span></a></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Questa  guerra, ricordiamolo, senza  una copertura della NATO e  con l’opposizione totale del resto  dell&#8217;Africa, assicura un massacro indiscriminato, di donne, di bambini e  civili con un&#8217;impunità mediatica mai prima vista. Gli stati avvoltoi  capitalistici transatlantici, con i loro aerei, con i traffici di armi e  il denaro rubato (non a Gheddafi ma a fondi appartenenti allo stato  libico), pestano sull&#8217;acceleratore disperatamente e spingono, o  piuttosto dirigono, l’esercito di terra verso una nuovamente illusoria e  rapida conclusione, grazie a un &#8220;assalto finale&#8221; a Tripoli. Il fatto  scandaloso che viene ignorato è quello che è avvenuto dopo l&#8217;assassinio  di Younes, il massimo dirigente militare dei ribelli, fermato dagli  emissari del CNT, con la morte già decisa in anticipo e giustiziato con  perfidia. La cosa scandalosa si è verificata quando non hanno potuto  dare la colpa a Gheddafi. E così c’è stato un secondo colpo di stato  dentro il primo, dentro quello che era stato aizzato dalla NATO. Quel  paravento del Consiglio Nazionale di Transizione sul quale si appoggia  questa nuova invasione straniera era formato alla lettera, se non  ricordo male, da trenta o da trentatre persone. A parte i nomi noti, che  sono ex ministri del governo di Gheddafi con forti intrecci di  formazione e di pensiero col liberalismo più selvaggio (perché Gheddafi  gli ha fatto lasciare il paese, è qualcosa che mi chiedo spesso), la  maggioranza di questo &#8220;consiglio&#8221; è formata poi da avvocati e  imprenditori, che sono sempre rimasti nell’ombra, nell&#8217;anonimato, per la  propria sicurezza, così dicevano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Ora  Mustafa Abdul Jalil, il losco personaggio che guidava questo consiglio  &#8220;comunitario&#8221; dopo essere stato il ministro di Gheddafi per poi passare  al colpo di stato, ha annunciato la morte del suo alleato Younes e dei  due colonnelli che lo accompagnavano, versando tre lacrime di  coccodrillo mentre cercava di attribuire la colpa, di rimbalzo,  all’esercito di Gheddafi. Alla fine, con un gesto che ha preceduto  esattamente questa offensiva, ha finito per sfruttare il movimento  prodotto da questa perfida morte, portando a sé il resto del &#8220;consiglio&#8221;  e assumendo personalmente tutto il potere,  riuscendo a gettare una cortina di fumo sulle indagini di questo crimine   orripilante.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Di tutto questo i <em>media</em>,  niente. Giustamente, penseranno, se il resto di questo Consiglio  Nazionale di Transizione era anonimo, non si possono certo rendere conto  se sono stati fuori da un colpo di stato. Un colpo di stato dentro un  altro colpo di stato. Ora sappiamo che questo Consiglio Nazionale di  Transizione non è un &#8220;consiglio&#8221;. Ne ha assunto la direzione la NATO.  Il sequestro di Younes e il seguente assassinio, con il corpo bruciato,  erano stati già annunciati, ed è avvenuto di fronte agli occhi di tutto  il mondo. È stato giustiziato da un comando innominato che rimane  e rimarrà impunito.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Questo  vuoto di potere che incarna  l&#8217;ascensione al potere assoluto di questo uomo della NATO, che ha tolto  di mezzo con una manata, tra le altre, la tribù di Younes, non potrebbe  essere , oltre alle urgenze per i bilanci già analizzate, il fatto  scatenante di questo insensata offensiva &#8220;lampo&#8221; che si è prodotta quasi  per nascondere questo ultimo colpo di stato?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">La  seconda parola che si confà  a questo marchio infame del CNT della Libia, che le potenze  colonizzatrici  si sono affrettate a riconoscere, è, giustamente, &#8220;nazionale&#8221;. È  un&#8217;altra parola che bisogna mettere in dubbio. Già lo sappiamo, le  avventure colonialiste hanno bisogno di una patria da sbandierare,  sostenuta da oppositori senza patria disposti a consegnare le risorse  del proprie paese in cambio di un accordo che convenga agli invasori.  Questi &#8220;nazionalisti&#8221; della Libia, questi &#8220;ribelli&#8221; senza patria, appena  sono riusciti, in modo malfermo, ad attaccare la loro bandiera a un  palo, hanno chiesto che gli eserciti delle potenze imperialiste  attaccassero la Libia, il proprio paese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">In terzo  luogo, se, ci sarà sicuramente una transizione – l’unica cosa certa del  marchio del CNT libico &#8211; non sarà davvero facile, e magari, forse, in  una direzione diversa  dai propositi della NATO.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">(Tra  parentesi, per concludere, se  c&#8217;è qualcosa che dimostra l’impunità in cui sguazzano attualmente i  mezzi di comunicazione è che oramai non fanno più rettifiche. La  bugia è continuata e i <em>media</em> evitano anche l&#8217;antica tecnica  della smentita in caratteri minuscoli, in contesti quasi invisibili.  Oggi i <em>media</em> pascolano in un territorio dove sanno che la  clientela risponderà alle consegne emotive con cui manipolano la guerra  di informazione una volta che si è appropriatamente demonizzato  l’obbiettivo. Quelli che si sono già schierati non chiedono rettifiche  una volta che venga provato che, nuovamente, gli avvoltoi, mi ripeto, e  tra loro i governi, gli imprenditori e i <em>media</em>, avevano iniziato  una nuova guerra con un&#8217;informazione putrida. Quello che ha preso  partito contro Gheddafi e, come sembra, contro la gran parte del popolo  libico che appoggia un governo incalzato dall&#8217;esercito più potente al  mondo, non cerca la verità. La verità è nascosta al centro di una folle  sfera di  menzogne che si dirige verso il precipizio del cinismo: costituisce  la verità essenziale del modo di vivere, di pensare e di agire dalla  ricca classe imprenditoriale, speculatrice, padrona delle azioni  quanto dei governi e dei mezzi di comunicazione.)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Fonte: <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=8840" rel="nofollow"  target="_blank"><strong>Come Don Chisciotte</strong></a><br />
</span></span></p>
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		<title>Muoiono 13 ribelli libici abbattuti dalla NATO</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 15:49:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al meno 13 ribelli sono morti oggi vicino a Brega abbattuti dagli aeroplani della NATO, confermarono poco dopo fonti insorte che i suoi leader reclamarono a questa coalizione di intensificare i bombardamenti per debilitare l'Esercito libico. Una notizia attribuita agli insorti segnalò che gli aeroplani dell'alleanza atlantica spararono per apparente errore contro carri armati vicino alla città petrolifera di Brega ed ammazzarono per lo meno a 13 irregolari, oltre a causare ferite ad una decina.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1563" src="/files/2011/04/rebeldes-libios.jpg" alt="" width="300" height="250" />Al meno 13 ribelli sono morti oggi vicino a Brega abbattuti dagli aeroplani della NATO, confermarono poco dopo fonti insorte che i suoi leader reclamarono a questa coalizione di intensificare i bombardamenti per debilitare l&#8217;Esercito libico. Una notizia attribuita agli insorti segnalò che gli aeroplani dell&#8217;alleanza atlantica spararono per apparente errore contro carri armati vicino alla città petrolifera di Brega ed ammazzarono per lo meno a 13 irregolari, oltre a causare ferite ad una decina.</p>
<p>I dati di fonti mediche e giornalistiche in questa regione differiscono tra cinque e 13 morti, benché la gravità di alcuni feriti fa temere che aumenti la cifra dei decessi.</p>
<p>L&#8217;azione militare è stata la seconda in meno di una settimana nella quale per presunto errore la NATO annichilisce gli insorti che appoggia, e li obbligò ad abbandonare le loro posizioni ed a rifugiarsi a Ajdabiya, situata nella rotta di Bengasi.</p>
<p>Gli oppositori al leader libico, Muamar El Gheddafi, si dispiacquero della mancanza di coordinazione tra l&#8217;artiglieria degli aggressori occidentali ed alcuni gridarono “abbasso la NATO”, mentre i loro veicoli si allontanavano dal fronte di combattimento in direzione di Ajdabiya, hanno detto le fonti.</p>
<p>Paradossalmente, l&#8217;incidente è accaduto a meno di 24 ore dopo che il capo militare dell&#8217;oppositore Consiglio Nazionale di Transizione (CNT), Abdel Fattah Younes, criticò l&#8217;efficacia della NATO e stimò i bombardamenti insufficienti perché “non ci danno quello che necessitiamo”.</p>
<p>Ieri sera, il vice capo del CNT, Abdel-Hafidh Ghoga, arrivò a considerare inefficace l&#8217;attuazione degli alleati per essere incapaci di ostacolare le perdite della ribellione davanti alle truppe leali a Tripoli.</p>
<p>La NATO, diretta dagli Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, lanciò una serie di bombardamenti contro la Libia in compimento della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU per imporre una zona di esclusione aerea e suppostamente proteggere i civili.</p>
<p>Frattanto, la televisione statale libica informò di forti esplosioni questo giovedì vicino a Tripoli, mentre gli irregolari assicurarono che un attacco dell&#8217;Esercito contro le loro posizioni a Misratah ha causato cinque morti e 25 feriti tra le sue file.</p>
<p><strong>(Prensa Latina)</strong></p>
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