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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; torture</title>
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		<title>Cile: arrestati durante il coprifuoco sono stati “crocifissi” all&#8217;antenna di un commissariato</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2019 01:27:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
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		<description><![CDATA[L'Istituto Nazionale dei Diritti Umani ha denunciato che un gruppo di detenuti sono stati “crocifissi” ad un'antenna del 23ª Commissariato dei Carabinieri, a Peñalolen, dopo essere stati fermati durante il coprifuoco. L'organismo ha presentato una denuncia per torture ed in questa si indica, secondo La Terza, che le vittime sono state tre adulti ed un minorenne arrestati attorno alla 01:00 di mattina del lunedì 21 ottobre.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11165" alt="Carabineros-tortura3" src="/files/2019/10/Carabineros-tortura3.jpg" width="580" height="389" />L&#8217;Istituto Nazionale dei Diritti Umani ha denunciato che un gruppo di detenuti sono stati “crocifissi” ad un&#8217;antenna del 23ª Commissariato dei Carabinieri, a Peñalolen, dopo essere stati fermati durante il coprifuoco.  </strong></p>
<p>L&#8217;organismo ha presentato una denuncia per torture ed in questa si indica, secondo La Terza, che le vittime sono state tre adulti ed un minorenne arrestati attorno alla 01:00 di mattina del lunedì 21 ottobre.</p>
<p>“I carabinieri, secondo la denuncia dell&#8217;INDH, li hanno accusati di rubare, nonostante due degli adulti dicessero che camminavano verso la casa della nonna del minorenne per andare a prenderlo. Mentre erano trasferiti fino alla 23ª Commissariato di Peñalolén la polizia ha arrestato un quarto individuo. In questo commissariato, dice la denuncia, tutti i detenuti, compreso l&#8217;adolescente di 14 anni, sono stati sottomessi a torture”, segnala il quotidiano.</p>
<p><span style="color: #ff0000">“Appesi con le manette”</span></p>
<p>L&#8217;azione legale interposta dall&#8217;INDH si riferisce, in questo punto, al fatto che “i detenuti sono stati crocifissi alla struttura metallica dell&#8217;antenna del Commissariato, appendendoli con le manette”, per poi colpirli e spruzzarli con gas al peperoncino.</p>
<p>L&#8217;Istituto ha informato in Twitter che, davanti alla denuncia per torture, il 13º Tribunale di Garanzia di Santiago ha dettato una “proibizione di avvicinamento” per i funzionari del 23ª Commissariato di Peñalolén rispetto ai detenuti.</p>
<p>Questi, rimarca, sono stati “detenuti ed ammanettati ad una struttura metallica di un’antenna del recinto della polizia, lasciandoli appesi con le manette, all&#8217;alba del 21 ottobre 2019.”</p>
<p>Inoltre l&#8217;INDH ha denunciato, attraverso il suo sito web, che in un altro commissariato del comune, “in specifico nel 43º Commissariato dei Carabinieri di Peñalolén, due procuratori dei diritti umani sono stati aggrediti fisicamente e verbalmente, per intimorirli e spaventarli.”</p>
<p>L&#8217;Istituto ha disponibile nel suo sito web un formulario affinché le persone che hanno sofferto trattamenti illegittimi da parte degli agenti dello stato durante le attuali proteste sociali realizzino le loro denunce in modo formale.</p>
<p>da Cooperativa</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Ho perso la speranza stando a Guantanamo?</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Aug 2013 21:25:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Guantanamo]]></category>
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		<description><![CDATA[“Mi chiamo Shaker. Sono anche conosciuto come Sawad Al-Madany perché nacqui nella città sacra della Medina. Per favore, puoi ricordare questi nomi per me? Perché io quasi, non ne posso più. Qui mi chiamano 239. In realtà, io chiamo a me stesso 239. È tanto raro essere testimone di come il mio nome vola fuori di me. Non posso fare niente per questo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-6905" src="/files/2013/08/Guantanamo.jpg" alt="" width="300" height="219" />“Mi chiamo Shaker. Sono anche conosciuto come Sawad Al-Madany perché nacqui nella città sacra della Medina. Per favore, puoi ricordare questi nomi per me? Perché io quasi, non ne posso più. </strong></p>
<p>Qui mi chiamano 239. In realtà, io chiamo a me stesso 239. È tanto raro essere testimone di come il mio nome vola fuori di me. Non posso fare niente per questo.</p>
<p>Mi domando quanto tempo tarderemo, quelli che siamo qui a Guantanamo, a sparire dalla memoria del mondo.</p>
<p>Non ho perso la speranza. No, non l&#8217;ho fatto! O sì? Non sono sicuro. Ma ancora sto scrivendo: non è questo un segno di speranza?</p>
<p>Sì, qui abbiamo perso anni delle nostre vite–ed alcuni (un numero tre volte più grande di quelli che sono stati condannati) sono morti.</p>
<p>Abbiamo perso la saggezza, la nostra salute, la nostra umanità e la nostra dignità. Sì, sembra che abbiamo perso tutto.</p>
<p>Ma credo che stiamo scoprendo poco a poco la speranza e, con la speranza, ricollocheremo nel suo luogo le nostre vite e tutto quello che è importante.</p>
<p>Nel frattempo, i nostri boia stanno perdendo tutto e, quanto più perdono, più ci tormentano. Non posso descrivere quello che stanno facendo. Il mondo deve affrettarsi nell’obbligare il Governo degli USA a risolvere questo dilemma, prima che sia troppo tardi. Le candele non possono ardere per sempre”.</p>
<p>Shaker ha letto questo articolo al suo avvocato, Clive Stafford Smith, in una chiamata telefonica non classificata.</p>
<p>preso da Rebelion</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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