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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; tornado</title>
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		<title>La gente chiedeva soprattutto affetto umano, solidarietà, vicinanza umana</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2019 02:38:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[disastrati]]></category>
		<category><![CDATA[Manuel Calviño]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi, dopo aver registrato il programma televisivo “Vale la pena”, la stessa notte di mercoledì, con un messaggio umano, di solidarietà con quelli che sono oggi i più necessitati, in compagnia di altri colleghi psicologi, siamo stati nelle zone del disastro. Nessuno lo ha chiesto, neanche abbiamo chiesto autorizzazione, perché la solidarietà umana e professionale, non può essere burocratizzata.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10821" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10821" alt="Foto: Yosvani Montano Garrido/ Facebook." src="/files/2019/01/jovenes-ayudan-en-la-recuperacion-de-la-habana-tras-el-tornado-01-580x441.jpg" width="580" height="441" /><p class="wp-caption-text">Foto: Yosvani Montano Garrido/ Facebook.</p></div>
<p><strong>Lettera aperta alle mie compagne ed ai miei compagni di Psicologia</strong></p>
<p>“Compagne e compagni psicologi e psicologhe,</p>
<p>Oggi, dopo aver registrato il programma televisivo “Vale la pena”, la stessa notte di mercoledì, con un messaggio umano, di solidarietà con quelli che sono oggi i più necessitati, in compagnia di altri colleghi, siamo stati nelle zone del disastro.</p>
<p>Nessuno lo ha chiesto, neanche abbiamo chiesto autorizzazione, perché la solidarietà umana e professionale, non può essere burocratizzata.</p>
<p>Semplicemente, come persone, come cittadini di questo paese, e chiaro, come psicologi che siamo, siamo andati a dare appoggio e accompagnamento alle persone che stanno soffrendo gli effetti del passaggio del tornado.</p>
<p>Siamo stati in 10 de Octubre, in Luyanò, zona tremendamente colpita, ed a Regla.</p>
<p>Un dovere umano, cittadino, e professionale ci ha spinto fino a lì.</p>
<p>Nulla di quello che abbiano visto nelle foto, né le forti immagini della televisione, è paragonabile con quello che abbiamo visto lì.</p>
<p>Una catastrofe!</p>
<p>Ma la nostra sensibilità professionale ci ha fatto capire e sentire il dramma umano che lì si vive.</p>
<p>Le persone ancora in shock, soffrendo, ci narravano che la morte era andata a cercarli, che le famiglie si abbracciavano “per scomparire insieme”, che i bambini piangevano e gridavano sconsolati e gli adulti non potevano fare niente, non sapevano che cosa fare.</p>
<p>Le narrazioni ci hanno fatto male, ci hanno spaventato. Le immagini associate a quello che hanno vissuto queste persone sono cariche di emozioni forti.</p>
<p>Ma siamo andati perché eravamo convinti che l&#8217;essenza della nostra professione è il benessere umano, non solo quello che investighiamo e teorizziamo, bensì soprattutto quello che le persone hanno o no, coltivano o soffrono per la sua assenza, quello che perdono irrimediabilmente in situazioni come quelle che hanno vissuto gli abitanti di queste zone, l&#8217;incertezza del futuro…. Troppe cose!</p>
<p>E possiamo, professionalmente, fare molto. L&#8217;abbiamo fatto, lo facciamo, molte volte, lo facciamo sempre. Dominiamo tecniche, procedimenti, sistemi di attuazione psicosociale, infine, siamo scientifici e lottatori professionali per il benessere e la felicità degli esseri umani. È stato emozionante vedere una nostra studentessa, per fare solo un esempio, tirare fuori dalla sua borsetta alcuni burattini, e lì, coi bambini, improvvisare un momento di allegria, di felicità, e contemporaneamente di gestione delle tensioni.</p>
<p>Così devono essere i nostri studenti, così dobbiamo educarli… Questo è il vero lavoro educativo.</p>
<p>Ma quando eravamo lì, soprattutto quello che ci chiedevano era affetto, ci chiedevano un abbraccio, ci ringraziavano per il solo fatto di stare lì, vicino a loro, ascoltandoli, condividendo alcuni momenti.</p>
<p>Soprattutto la gente chiedeva affetto umano, solidarietà umana, vicinanza umana.</p>
<p>Abbiamo camminato molto, zigzagando tra i rottami, siamo saliti e scesi da colline a Regla.</p>
<p>Non so come le mie ginocchia abbiano potuto sopportarlo… o magari loro non l’hanno sopportato, sono io che le ho ordinato di sopportare sotto il peso della mia convinzione professionale, personale, umana che dovevamo stare lì.</p>
<p>Dobbiamo stare lì… non sono necessarie citazioni ufficiali, è necessario aprire il cuore e fare valere il senso stesso della nostra professione.</p>
<p>La sola presenza è risanatrice, il condividere, lo stare lì, è un atto di riedificazione del benessere, quello di cui tanto si parla.</p>
<p>Ritorneremo, e quello che più vorrei è trovarmi con molti psicologi e psicologhe estendendo la loro mano, aprendo il loro cuore.</p>
<p>So che possiamo, che vogliamo e che lo faremo.</p>
<p>Un abbraccio grande,</p>
<p>Calviño”.</p>
<p>di Manuel Calviño, da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il tornado è passato attraverso il quartiere di Regla come una palla di fuoco</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2019 00:30:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[danni]]></category>
		<category><![CDATA[quartiere di Regla]]></category>
		<category><![CDATA[tornado]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi, Victoria de la Caridad Infante non ha più nulla. Le rimane un televisore che suo figlio ha salvato tra i rottami e sapere di avere avuto la fortuna di vivere per “poter raccontare quel momento”. Non ha potuto dormire in tutta la notte ed è uscita questa mattina dalla sua casa sommersa “nel peggiore degli incubi”. Regla è irriconoscibile.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10811" alt="tornado-regla-6-580x435" src="/files/2019/01/tornado-regla-6-580x435.jpg" width="580" height="435" />Oggi, Victoria de la Caridad Infante non ha più nulla. Le rimane un televisore che suo figlio ha salvato tra i rottami e sapere di avere avuto la fortuna di vivere per “poter raccontare quel momento”. Non ha potuto dormire in tutta la notte ed è uscita questa mattina dalla sua casa sommersa “nel peggiore degli incubi”. Regla è irriconoscibile.  </strong></p>
<p>“Qui la situazione meteorologica è cominciata mentre terminavano le previsioni del tempo, al telegiornale. Sono uscita nel portico ed ho sentito un rumore tremendo che si avvicinava ed ho cominciato a vedere dei scintillii. Sono entrata subito in casa; mio marito credeva che fossero dei lampi, ma io gli ho detto di no. Quello di cui sono sicura è che era una palla rossa, per un momento ho pensato che era la fiammata della raffineria, ma mi sono accorta subito che si muoveva”, ha descritto.</p>
<p>Aprirsi il passo oggi in questo municipio è quasi impossibile. La gente cammina, fa delle foto, raccoglie alcune cose dalle strade, hanno gli sguardi persi. Una signora ha perso un&#8217;amica e prega perché gli altri vicini escano vivi dall&#8217;ospedale.</p>
<p>“Qui vivono varie persone con sua figlia, ma sono tutti all&#8217;ospedale. Il soffitto della casa è crollato e fino alle tre della mattina non hanno potuto tirarli fuori tutti. Sappiamo che ci sono degli altri feriti nella zona”, ha detto Maritza Rodriguez, dottoressa dell&#8217;ambulatorio più vicino.</p>
<p>Le automobili completamente distrutte non lasciano dubbio alcuno sull&#8217;intensità dei venti. Gli edifici non hanno potuto sostenere i loro tetti, quelli che vivono all&#8217;ultimo piano guardano con spavento tutto intorno.</p>
<p>“Sembrava come una squadriglia di aeroplani che arrivavano volando basso. Io credo che la forza del vento qui è stata più di 200 km/h. Nessuno era addestrato per tutto ciò; non è come un ciclone che uno si prepara e crea condizioni favorevoli”, racconta Ventura Gutierrez.</p>
<p>In un’altra strada, una nonna sgrida i suoi nipoti. “Non è un giorno per giocare”, dice per evitare che si inciampino coi cavi elettrici, ora nel suolo.</p>
<p>“Tutto si è svolto in questione di secondi, se durava di più credo che adesso eravamo tutti morti. Mi ha strappato la porta della casa e mi ha tirato contro la parete del fondo. Un tondino di ferro del tetto ha attraversato il sofà. È caduto il tetto. I vicini dall’altro lato della strada sono rimasti senza casa”, ha raccontato Francisco Sotolongo.</p>
<p>Testo e foto di Oscar Figueredo</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-10812" alt="tornado-regla-2-580x435" src="/files/2019/01/tornado-regla-2-580x435.jpg" width="580" height="435" /><img class="alignleft size-full wp-image-10813" alt="tornado-regla-4-580x435" src="/files/2019/01/tornado-regla-4-580x435.jpg" width="580" height="435" /><img class="alignleft size-full wp-image-10814" alt="tornado-regla-10-580x435" src="/files/2019/01/tornado-regla-10-580x435.jpg" width="580" height="435" /><img class="alignleft size-full wp-image-10815" alt="tornado-regla-14-580x435" src="/files/2019/01/tornado-regla-14-580x435.jpg" width="580" height="435" /></p>
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