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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Sud Africa</title>
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		<title>Il secolo di Madiba</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jul 2018 22:56:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelson Mandela era finalmente tra noi come lo era sempre stato nella memoria solidale. Quando lo presentò quel giorno, il suo ospite, il comandante in capo Fidel Castro, lo descrisse con le parole che tutti avremmo voluto pronunciare: «… assolutamente integro, incommensurabilmente risoluto, coraggioso, eroico, sereno, intelligente, capace (...) E non lo penso dopo per averlo conosciuto, lo penso da molti anni». È per questo che lo abbiamo considerato - e lo facciamo tuttora - un essere umano infrangibile ed esemplare, che aveva resistito a tutti i tentativi di infrangere la sua volontà e annientare le sue idee da parte di un regime brutale, e dalla solitudine della sua prigionia era cresciuto come leader indiscusso del suo popolo nella lotta contro l'apartheid.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10580" alt="MadibaFidel" src="/files/2018/07/MadibaFidel.jpg" width="580" height="290" />Era l&#8217;immagine viva dell&#8217;ottimismo, della volontà di carattere. Il prolungato martirio a cui era stato ingiustamente sottoposto per più di cinquant&#8217;anni non scalfì il suo volto. Più esile e ingrigito rispetto alle foto che per anni sono circolate in tutto il mondo per chiedere la sua liberazione, ma con il sorriso come specchio della sicurezza nella vittoria, lo abbiamo visto quel 26 luglio 1991 a Matanzas, condividendo la celebrazione ‘moncadista’ con milioni di cubani.</strong></p>
<p>Nelson Mandela era finalmente tra noi come lo era sempre stato nella memoria solidale. Quando lo presentò quel giorno, il suo ospite, il comandante in capo Fidel Castro, lo descrisse con le parole che tutti avremmo voluto pronunciare: «… assolutamente integro, incommensurabilmente risoluto, coraggioso, eroico, sereno, intelligente, capace (&#8230;) E non lo penso dopo per averlo conosciuto, lo penso da molti anni». È per questo che lo abbiamo considerato &#8211; e lo facciamo tuttora &#8211; un essere umano infrangibile ed esemplare, che aveva resistito a tutti i tentativi di infrangere la sua volontà e annientare le sue idee da parte di un regime brutale, e dalla solitudine della sua prigionia era cresciuto come leader indiscusso del suo popolo nella lotta contro l&#8217;apartheid.</p>
<p>Ai razzisti sudafricani non restò altra scelta che liberarlo. Madiba, come i suoi compatrioti chiamavano Mandela, sapeva che questa era solo una tappa sulla strada del trionfo delle sue convinzioni. Quello stesso 1991, tra gennaio e giugno, oltre 2.000 neri e meticci si unirono alle vittime mortali della repressione e dell&#8217;odio, stimate in 10.000 dal 1984 ad oggi.</p>
<p>Ma era lì, inarrestabile, a forgiare la strategia che lo avrebbe portato a vivere il sogno di un nuovo Sudafrica. Ed era a Cuba, come un fratello.</p>
<p>II</p>
<p>Per Mandela e i suoi più stretti collaboratori dell’African National Congress (ANC), la rivoluzione cubana era un punto di riferimento a partire dai primi anni &#8217;60. Mac Maharaj, un membro di spicco dell&#8217;ANC e prigioniero politico con Mandela, raccontò come già prima che buona parte della dirigenza fosse giudicata e imprigionata, venivano commentati i successi di quest’isola delle Antille.</p>
<p>«Richiamava la nostra attenzione &#8211; scrisse &#8211; il fatto che un piccolo paese si stava facendo conoscere dal mondo per la sua dignità, nonostante a questo popolo si opponessero forze poderose. Io stesso in più di un’occasione parlai con Madiba dei guerriglieri di Fidel Castro che erano riusciti a rilanciare l’insurrezione popolare dopo aver sofferto un’iniziale sconfitta nell’assalto a una caserma. Se i cubani avevano vinto, anche noi potevamo vincere».</p>
<p>Mandela aveva avuto notizia del disinteressato aiuto internazionalista dei cubani al popolo angolano. Una delle migliori notizie ricevute in carcere è stata la vittoria delle forze combinate di angolani e cubani a Cuito Cuanavale, che avrebbe segnato un punto di svolta definitiva nel respingere l&#8217;invasione dei razzisti alla patria di Agostino Neto e nel collasso del regime dell’apartheid. Quel giorno, Madiba era certo che presto sarebbe stato nelle strade del suo paese per guidare nuove battaglie.</p>
<p>III</p>
<p>In ogni caso a Mandela pretendono di mistificarlo. I media dell’industria egemonica dell’informazione e la destra lo presentano come un uomo conciliatore. Divenuto icona delle battaglie contro il regime dell’apartheid, primo presidente nero sudafricano eletto nelle inedite elezioni multietniche del paese, oggetto di venerazione e rispetto a livello mondiale.<br />
A lungo però ignorato e discreditato da politici e mezzi di comunicazione in nazioni che oggi lo riveriscono.</p>
<p>Le amministrazioni nordamericane per decenni hanno sostenuto il regime dell’apartheid &#8211; la storia razzista degli Stati Uniti è ben nota &#8211; e solo quando la debacle del sistema era imminente, dopo la sconfitta subita dall’esercito sudafricano per mano delle truppe cubane e angolane a Cuito Cuanavale, accettarono l’evidenza e si pronunciarono per lo smantellamento dell’obbrobrio.</p>
<p>La Gran Bretagna della Thatcher definì Mandela terrorista, per la sua leadership nell’African National Congress e la difesa della lotta armata come mezzo di emancipazione. E’ noto che in occasione del concerto per la libertà di Mandela tenuto a Wembley nel 1988 e al quale parteciparono artisti come Sting, Simple Minds, Dire Straits, George Michael, Eurythmics, Eric Clapton, Whitney Houston e Stevie Wonder, gli organizzatori chiesero che non ci fossero manifestazioni politiche durante la serata, che tutto fosse ridotto all’esposizione di un «caso umanitario», divieto coraggiosamente violato da Harry Belafonte.</p>
<p>Questa visione asettica e riduzionista dell&#8217;eredità di Mandela non smette di avere espressioni ricorrenti nella narrazione dei media egemonici dell&#8217;Occidente.</p>
<p>Sarà necessario ricordare la ferrea vocazione di Mandela nell’articolare giustizia e libertà, riassunta nelle seguenti parole:</p>
<p>«La pace non è semplicemente l&#8217;assenza di conflitto; la pace è la creazione di un ambiente in cui tutti possiamo prosperare, indipendentemente da razza, colore, credo, religione, sesso, classe, casta o qualsiasi altra caratteristica sociale che ci distingue. (&#8230;) Perché lasciarli diventare causa di divisione e violenza? Staremmo degradando la nostra comune umanità, se permettiamo che ciò accada».</p>
<p>IV</p>
<p>Il 18 luglio 1918, Mandela nacque in una città nel Transkei. Nel 1944 entra a far parte l&#8217;ANC e dai loro ranghi, in collaborazione con il Partito Comunista Sudafricano e altre forze progressiste, ha combattuto contro la recrudescenza della discriminazione politica e la repressione della minoranza bianca contro la maggioranza nera nel suo paese, anche attarevrso la lotta armata. Fu arrestato nell&#8217;agosto del 1962, processato senza garanzie e imprigionato per 27 anni. L&#8217;11 febbraio 1990 fu liberato.</p>
<p>Grazie alla sua forza morale e leadership politica, è riuscito a raggiungere con i suoi repressori il 4 Maggio 1990 un accordo per la risoluzione del conflitto politico, il negoziato di pace, il ritorno degli esiliati, il rilascio dei prigionieri politici e l’abolizione dell’emergenza. Un anno dopo firmò l&#8217;accordo nazionale di pace, che rese possibile una nuova Costituzione per il Sudafrica.</p>
<p>Votato in modo schiacciante dal popolo, divenne il 10 maggio 1994 il primo presidente eletto democraticamente nel paese meridionale.</p>
<p>Nella sua autobiografia Long Walk to Freedom (1994), scrisse: &#8220;La verità è che non siamo liberi, abbiamo raggiunto solo la libertà di essere liberi, il diritto a non essere oppressi. Non abbiamo fatto l&#8217;ultimo passo, ma il primo su un percorso ancora più lungo e più difficile».</p>
<p>di Pedro de la Hoz- Granma</p>
<p>(Traduzione dallo spagnolo per l&#8217;AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)</p>
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		<title>Michael Lapsley qualifica come esemplare la traiettoria dei Cinque cubani</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2014 23:46:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinque cubani]]></category>
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		<description><![CDATA[Il vicepresidente del Consiglio delle Chiese del Sudafrica, il padre Michael Lapsley, ha considerato che i Cinque cubani incarcerati negli Stati Uniti dal 1998 costituiscono fonti di ispirazione per la loro traiettoria esemplare. Michael Lapsley è fondatore dell'Associazione di Amicizia con Cuba e presidente della Filiale delle Società Amici di Cuba (FOCUS), in Città del Capo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8090" alt="" src="/files/2014/09/cuba-jornada-cinco-3.jpg" width="580" height="403" />Il vicepresidente del Consiglio delle Chiese del Sudafrica, il padre Michael Lapsley, ha considerato che i Cinque cubani incarcerati negli Stati Uniti dal 1998 costituiscono fonti di ispirazione per la loro traiettoria esemplare.  </strong></p>
<p>Michael Lapsley è fondatore dell&#8217;Associazione di Amicizia con Cuba e presidente della Filiale delle Società Amici di Cuba (FOCUS), in Città del Capo.</p>
<p>È stato un gran difensore per la libertà dei Cinque cubani dall&#8217;inizio della Campagna per i Cinque ed ha visitato in sette occasioni a Gerardo, dal suo primo incontro nel 2003.</p>
<p>Lapsley è nato in Nuova Zelanda. Si è ordinato come ministro anglicano in Australia. E&#8217; arrivato in Sud Africa e nella decade degli anni 70, è stato uno dei pochi uomini bianchi che è stato a favore della lotta contro l&#8217;apartheid. E&#8217; stato espulso dal paese.</p>
<p>Ha sofferto un attentato nel quale ha perso entrambe le mani e gli ha causato danni irreparabili in un occhio. Nel 1992 è tornato in Sud Africa, che continua a considerare il suo paese, per assistere l&#8217;arcivescovo Desmond Tutu nella Commissione della Verità e Riconciliazione.</p>
<p>In un incontro nella sede dell&#8217;Istituto Cubano di Amicizia coi Popoli (ICAP) Lapsley ha rettificato la sua solidarietà con questa causa; il padre è a Cuba per partecipare al X Colloquio per la Libertà dei Cinque cubani e contro al terrorismo, che si svolgerà a L’Avana l’11 ed il 12 settembre e che è parte della XVI Giornata Mondiale di Solidarietà con i Cinque.</p>
<p>Nel dialogo sono stati presenti i già liberati Renè Gonzalez e Fernando Gonzalez, questo ultimo vicepresidente dell&#8217;ICAP, la sposa di Renè, Olga Salanueva, la sposa di Labañino, Elizabeth Palmeiro e la madre di Tony Guerrero, Mirta Rodriguez.</p>
<p>Lapsley, al riferirsi a Gerardo Hernandez, su chi pesa la maggiore punizione, l’ha qualificato come un gigante, mentre ha ammirato la sua condizione di uomo sacrificato.</p>
<p>Hernandez compie ingiustamente una severa sanzione, ha detto Lapsley, che ha manifestato molte preoccupazioni per il luogo dove è recluso, una prigione occupata da imputati di alta pericolosità.</p>
<p>Gerardo Hernandez, Ramon Labañino ed Antonio Guerrero che formano parte del gruppo dei Cinque, compiono una prolungata ed ingiusta condanna in prigione per delitti che non hanno commesso e che non sono mai stati provati, come hanno testimoniato molti giuristi internazionali.</p>
<p>I precetti della Costituzione nordamericana, riferiti ad un giudizio giusto ed imparziale, in questo caso sono stati calpestati in modo flagrante.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>foto di Ladyrene Perez</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8092" alt="" src="/files/2014/09/cuba-jornada-cinco-1.jpg" width="580" height="400" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8091" alt="" src="/files/2014/09/cuba-jornada-cinco-2.jpg" width="580" height="382" /></p>
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