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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; storia</title>
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		<title>Il Gabo e Cuba: “La prima impressione è stata quella di una commedia”</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2020 01:36:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Prima della Rivoluzione non ho mai avuto la curiosità di conoscere Cuba. I latinoamericani della mia generazione concepivamo L&#8217;Avana come un scandaloso bordello di gringo dove la pornografia aveva raggiunto la sua più alta categoria di spettacolo pubblico prima che diventasse di moda nel resto del mondo cristiano.” Gabriel García Márquez È stato nel 1955]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">“Prima della Rivoluzione non ho mai avuto la curiosità di conoscere Cuba. I latinoamericani della mia generazione concepivamo L&#8217;Avana come un scandaloso bordello di gringo dove la pornografia aveva raggiunto la sua più alta categoria di spettacolo pubblico prima che diventasse di moda nel resto del mondo cristiano.”</p>
<p>Gabriel García Márquez</p>
<p style="text-align: left"><strong>È stato nel 1955 a Parigi quando il Gabo ha ascoltato per la prima volta il nome di Fidel Castro, dalla voce del poeta Nicolas Guillen. Ma solo17 giorni dopo il trionfo rivoluzionario lo scrittore colombiano ha viaggiato a L&#8217;Avana. Per quel gennaio del 1959 Garcia Marquez era redattore del Venezuela Grafico e viveva con sua moglie, Mercedes Barcha, nel quartiere di San Bernardino, a Caracas.   </strong></p>
<p>Il primo viaggio del Gabo a L&#8217;Avana non solo arrivò presto, ma lo lasciò acchiappato in questa Isola per sempre. Da quella traversata uscì come fondatore e corrispondente a Bogotà e dopo a New York dell&#8217;agenzia di notizie cubana Prensa Latina.</p>
<p>Agganciato dalla cultura cubana, alla fine del 1986 il premio Nobel e Fidel Castro hanno fondato la Scuola Internazionale del Cinema di San Antonio de los Baños. Il Gabo presiederebbe l&#8217;istituzione fino alla sua morte, impartendo anche classi e stage.</p>
<p>Inoltre, in varie occasioni, Garcia Marquez ha lavorato da emissario diplomatico de L&#8217;Avana.</p>
<p>Perfino Bogotà arrivò a qualificarlo come un suo “ambasciatore senza titolo” nell&#8217;Isola.</p>
<div id="attachment_11368" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11368" alt="foto: Steemit" src="/files/2020/03/gabo-6-580x330.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">foto: Steemit</p></div>
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<p>Una libreria al pianterreno del Palazzo del Secondo Cabo, a L&#8217;Avana Vecchia, ha chiamato l&#8217;attenzione di Gabriel Garcia Marquez in alcuni dei suoi tanti viaggi a Cuba. Entrando, un custode riconosce il poeta colombiano: “C&#8217;onora la sua visita, signore Garcia Marquez”. Il Gabo rispose all’istante al saluto: “Mi chiami Gabriel, per piacere, quello di signore non fa per me.”</p>
<p>Quando si allontanò, un altro custode domandò al suo compagno chi era “quel vecchio tanto gentile”. “È un gran scrittore cubano che vive in Colombia.”</p>
<p>Varie furono gli aneddoti che il Gabo ricorda dei lettori cubani sui suoi libri. Tra questi ricordò sempre quella di un contadino di Cienfuegos che gli scrisse per dirgli che lui aveva una nonna uguale all’Ursula Iguaran di Cento anni di solitudine; ed un operaio di Nicaro che si è avvicinato a lui in un incontro per commentargli che la storia di sua madre e suo padre aveva molte cose in comune con quella di Florentino Ariza e Fermina Daza in L&#8217;amore ai tempi del colera.</p>
<p>La presenza dello scrittore nel Festival Internazionale di Cinema Latinoamericano de L&#8217;Avana e negli incontri convocati da Casa de las Americhe, nelle decadi del 60 e del 70 era frequente.</p>
<div id="attachment_11369" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11369" alt="foto: Cultura Inquieta" src="/files/2020/03/gabo-1-580x580.jpg" width="580" height="580" /><p class="wp-caption-text">foto: Cultura Inquieta</p></div>
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<p>In marzo del 2007, Garcia Marquez si riunì con Fidel durante varie ore, e la foto di quell&#8217;incontro girò il mondo.<br />
Il giorno dopo, Fidel pubblicò un articolo raccontando il suo incontro:</p>
<p>“Ho passato le ore più gradevoli da quando mi sono ammalato, quasi due anni fa”, ha detto.</p>
<p>“Finirono le ferie e l&#8217;anonimato”, commentò Gabo il giorno dopo. “Uno viene qui fuori stagione e si trasforma nella stessa stagione.”</p>
<p>Quel giorno ricordarono aneddoti trascorsi insieme. Tra loro, quello del pomeriggio quando Gabo gli “salvò la vita” durante il IV Vertice dei Presidenti Ibero-americani di Cartagena de Indias, nel 1994. C&#8217;era una passeggiata in un carrozza scoperta e la squadra di sicurezza di Fidel si aspettava un attentato.</p>
<p>“Fidel mi chiamò e mi disse, se tuo vieni con me non ci spareranno. Ed io salii sulla carrozza”.</p>
<p>di Thalía Fuentes Puebla e Dinella García Acosta</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Studiare Fidel: bilancio ancora da fare</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Aug 2019 01:24:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz (1926-2016), è nato un 13 agosto, nella proprietà Biran, appartenente all'antica provincia di Oriente, oggi nella provincia di Holguin. Il nuovo anniversario di questo avvenimento felice trova Cuba in un momento trascendente di rottura e negazione dialettica. Già il Comandante non è con noi per offrirci le sue soluzioni di fronte alle nuove sfide. Questo, adesso, è un compito di tutti e tutte. Avanza un nuovo modello di socialismo –e sappiamo che Fidel ha aiutato a scriverlo - che abilmente sottolinea e realizza nella pratica la continuità di principi ed opere.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10128" alt="Fidel-pinturas-580x435" src="/files/2017/08/Fidel-pinturas-580x435.jpg" width="580" height="435" />Il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz (1926-2016), è nato un 13 agosto, nella proprietà Biran, appartenente all&#8217;antica provincia di Oriente, oggi nella provincia di Holguin. Il nuovo anniversario di questo avvenimento felice trova Cuba in un momento trascendente di rottura e negazione dialettica. Già il Comandante non è con noi per offrirci le sue soluzioni di fronte alle nuove sfide. Questo, adesso, è un compito di tutti e tutte. Avanza un nuovo modello di socialismo –e sappiamo che Fidel ha aiutato a scriverlo &#8211; che abilmente sottolinea e realizza nella pratica la continuità di principi ed opere.</strong></p>
<p>Fidel non ha voluto che lo ricordassimo con targhe e monumenti, né che nominassimo in suo onore istituzioni, strade e piazze, ed una Legge della Repubblica vidima la sua volontà. Fidel ci ha lasciato ben esplicito il compito di pensarlo e di attuare in conseguenza. In tale apprendistato e prassi collettiva, dobbiamo trovarci nella missione ed incontrare i mezzi, attuando con precisione in quello che ogni rivoluzionario cubano deve e può fare.</p>
<p>La Rivoluzione Cubana, ha insistito nel segnalare con molta ragione il Comandante in Capo, è opera di milioni di patrioti, della volontà, audacia ed intelligenza di un popolo con una storia di più di 150 anni di lotta. A questa innegabile verità ricorreva una ed un&#8217;altra volta, il leader della Rivoluzione Cubana, quando si trattava di valutare il suo ruolo nella storia. E fino a poco tempo fa, gli storiografi ed i sociologi cubani, siamo stati molto intimiditi dall&#8217;argomento della modestia di Fidel, tanto obiettivamente reale, come la stessa realtà soggettiva di sentire il Comandante di tutti i cubani patrioti, come qualcosa tanto nostro e contemporaneamente tanto intimo che ogni tentativo di “studio” ci paralizzava, col timore–come direbbe Julio Antonio Mella (1903-1929) nelle sue “Glosas al Heroe Nacional José Martí Pérez” (1853-1995) &#8211; di non compiere con quello che impongono la sua straordinaria opera e la necessità della lotta.</p>
<p>Oggi siamo più preparati per capire che la verità dell&#8217;individuo collettivo, coesiste con un’altra che, nonostante sia singolare, non dobbiamo considerarla meno obiettiva: realmente il protagonismo personale di Fidel è la più significativa peculiarità della Rivoluzione Cubana. È stato catalogato come “forza tellurica”, con le certezze della realtà e della poesia.</p>
<p>Studiare Fidel nel suo pensiero ed opera, svelare ed assumere il grosso e la finezza del lascito castrista, risulta una sfida che apre un appassionante campo di lavoro per i sociologi contemporanei e le generazioni rivoluzionarie, presenti e future. Ora che c&#8217;addentriamo nello studio della sua figura e pensiero, abbiamo la responsabilità di essere fedeli alla sua volontà di modestia, e stare attenti più che mai, di non commettere l&#8217;equivoco di trasformarlo in un’icona, in un culto ed in una teleologia.</p>
<p>di Felipe de J. Pérez Cruz</p>
<p>estratto dell&#8217;articolo pubblicato in Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Emil Sader: &#8220;Per imporre i loro fallimenti, la destra latinoamericana cerca di riscrivere la storia&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2018 01:02:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo l'euforia della proposta neoliberista, che avrebbe risolto tutti i problemi dei nostri paesi, riducendo la Stato alla sua dimensione minima, promuovendo il dinamismo del mercato, è arrivata la depressione dovuta all'esaurimento prematuro del modello. Non è possibile contestare il successo dei governi anti-neoliberisti, ragion per cui si cerca di cancellare questa parte della storia, di squalificare le sue personalità e fare finta che non siano esistite. Di modo che la storia (o meglio, la fine della storia) segua il suo corso, affinché il pensiero unico cerchi di imporre nuovamente le sue incontestabili verità e perché il Consenso di Washington rafforzi il suo carattere consensuale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10480" alt="Terrorismo Venezuela" src="/files/2018/04/Terrorismo-Venezuela.jpg" width="600" height="340" />Quando non riesci a cancellare la storia, devi cercare di riscriverla, dandole un senso radicalmente opposto a ciò che era nella realtà. Questo cerca di fare la destra latinoamericana rispetto ai governi progressisti di questo secolo nel continente.</strong></p>
<p>Dopo l&#8217;euforia della proposta neoliberista, che avrebbe risolto tutti i problemi dei nostri paesi, riducendo la Stato alla sua dimensione minima, promuovendo il dinamismo del mercato, è arrivata la depressione dovuta all&#8217;esaurimento prematuro del modello. Non è possibile contestare il successo dei governi anti-neoliberisti, ragion per cui si cerca di cancellare questa parte della storia, di squalificare le sue personalità e fare finta che non siano esistite. Di modo che la storia (o meglio, la fine della storia) segua il suo corso, affinché il pensiero unico cerchi di imporre nuovamente le sue incontestabili verità e perché il Consenso di Washington rafforzi il suo carattere consensuale.</p>
<p>Affnché i governi possano nuovamente applicare gli stessi schemi falliti, diversi anni dopo, come se nulla fosse avvenuto. Dando la colpa del proprio nuovo fallimento ai governi precedenti, che avrebbero solo deviato l&#8217;economia dalla retta via.</p>
<p>La storia sarebbe già arrivata alla fine. E&#8217; stata solo l&#8217;insistenza di alcuni leaders a tentare di riaprirla, cercando strade impossibili, controcorrente. Cercando di distribuire il reddito, quando si tratterebbe invece di concentrarlo. Espandendo il mercato interno di consumo popolare, invece di costringere a essere subordinati. Recuperando il ruolo attivo dello Stato, invece di ridurlo alla sua dimensione minima.</p>
<p>Nel complesso, ciò che è accaduto in questo secolo in vari paesi dell&#8217;America Latina sarebbe stato semplicemente un malinteso, una parentesi di equivoci nel percorso inesorabile dell&#8217;economia globale. Ciò che si deve fare, allora, è non solo riprendere la retta via, ma anche eliminare ogni elemento di questi tentativi, di modo che più nessuno sia ingannato e cerchi di contraddire il Consenso di Washington e violare il pensiero unico.<br />
Non è successo nulla nel Venezuela di Hugo Chávez. Sarebbe stato solo l&#8217;uso esorbitante dell&#8217;elevato prezzo del petrolio ad arricchire funzionari di governo e a conquistare alleati esterni in cambio di petrolio. Non è successo nulla in Brasile, salvo lo spreco delle risorse pubbliche per distribuire il reddito contromano rispetto alla ricerca di competitività. Non è successo nulla in Argentina, salvo qualcosa di simile al Brasile. La Bolivia sarebbe la stessa dell&#8217;epoca di Sánchez de Losada nell&#8217;epoca di Evo Morales, eccetto la propaganda governativa. L&#8217;Ecuador è lo stesso di sempre, nonostante il governo di Rafael Correa.</p>
<p>Non si discute sulla natura di questi governi, non li si confronta ad altri, perché la discussione sarebbe molto scomoda. Si tratta allora di squalificare i leaders che hanno diretto questi governi. Tutti populisti, irresponsabili verso l&#8217;equilibrio dei conti pubblici, corrotti. Questo è sufficiente per cancellare i loro governi, le loro politiche sociali redistributive, il prestigio delle loro politiche estere sovrane, l&#8217;appoggio popolare che hanno ottenuto. Non si tratta di un dibattito storico, politico, economico, sociale, delle idee, ma solamente di incaricare il Potere Giudiziario, la polizia, i media, di distruggere reputazioni, accumulando sospetti, seppur mai provati. Lula, Cristina Kirchner, Hugo Chávez, Evo Morales, Rafael Correa, Pepe Mujica, sono squalificati, si tenta di distruggere la loro immagine tra il popolo dei loro paesi, per nascondere il fatto che le vittime del consenso neoliberista sono attribuibili alle destre latinoamericane, che non riescono a costruire alternative di governo che non siano il ritorno al modello sconfitto in America Latina e in tutto il mondo.</p>
<p>Per questo devono riscrivere la storia, cancellare periodi, leaders e governi, per riaffermare l&#8217;idea che non esiste alternativa ai loro fallimenti, che hanno prodotto le peggiori catastrofi ovunque governino.</p>
<p>di Emil Sader</p>
<p>traduzione di Marx21.it</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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