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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; storia di Cuba</title>
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		<title>Quinta de los Molinos: il luogo perfetto per ricordare Maximo Gomez</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 01:41:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ha raccontato il Dottore Honoris Causa Eusebio Leal, alla fine della guerra di Indipendenza, lo stesso 24 febbraio, ma del 1899, fa la sua entrata a L'Avana Maximo Gomez, proveniente della regione centrale del paese. Il sindaco della città, Perfecto Lacoste, ha deciso che il quartiere generale dell'Esercito Liberatore e del suo Generale in Capo si stabilissero nella Quinta de los Molinos, dovuto alla gran estensione del terreno.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11348" alt="museo-maximo-gomez-10-580x435" src="/files/2020/02/museo-maximo-gomez-10-580x435.jpg" width="580" height="435" />Il giorno del 125º anniversario del nuovo inizio delle Lotte per l&#8217;Indipendenza, 24 febbraio, lunedì scorso, è stato scelto per inaugurare la restaurazione del Museo Maximo Gomez nella Quinta de los Molinos, luogo in cui ha vissuto il Generalissimo una volta finita la Guerra Necessaria.</strong></p>
<p>Si trovavano sul posto, che è anche Monumento Nazionale, ospitato negli antichi giardini dell&#8217;Università de L&#8217;Avana ed utilizzato come residenza dei Capitani Generali durante l&#8217;epoca coloniale, Eusebio Leal Splenger, storiografo della città, Luis Antonio Torres Iribar, primo segretario del Partito a L&#8217;Avana, Alpidio Alonso Grau, ministro di Cultura e Reinaldo Garcia Zapata, governatore de L&#8217;Avana.</p>
<p>Come ha raccontato il Dottore Honoris Causa di varie università dell&#8217;America Latina e dell’Europa, alla fine della guerra di Indipendenza, lo stesso 24 febbraio, ma del 1899, fa la sua entrata a L&#8217;Avana Maximo Gomez, proveniente della regione centrale del paese. Il sindaco della città, Perfecto Lacoste, ha deciso che il quartiere generale dell&#8217;Esercito Liberatore e del suo Generale in Capo si stabilissero nella Quinta de los Molinos, dovuto alla gran estensione del terreno.</p>
<p>In questo luogo, Maximo Gomez è stato ricevuto da una popolazione con uno smisurato entusiasmo e che continuava ad acclamarlo al suo passaggio.</p>
<p>Oggi, grazie allo sforzo dell&#8217;Ufficio dello Storiografo della Città (OHC) de L&#8217;Avana, è stato nuovamente inaugurato l&#8217;immobile, che conta con foto della famiglia Gomez &#8211; Toro, lettere di Panchito, Bernarda e dello stesso Generalissimo, oggetti personali, oltre ad istantanee di visite di leader della Rivoluzione al Museo.</p>
<p>Così finisce una delle principali fasi di restaurazione della Quinta de los Molinos, uno dei maggiori impegni dell&#8217;OHC, che ha cominciato nel 2006 i lavori di rivitalizzazione per restituirla ai cittadini come quello che è oggi, un attraente parco ecologico dedicato all&#8217;educazione ambientale.</p>
<p>Nel primo piano di questo Museo si lavorerà con bambini con necessità educative speciali dove, durante tutto il giorno, potranno realizzare differenti attività. Nel piano superiore c’è un salone per conferenze, una videoteca ed una biblioteca.</p>
<p>Nelle parole di apertura, Eusebio Leal ha raccontato brevemente come è stato il tragitto di Maximo Gomez nella Guerra Necessaria e come ha vissuto i suoi ultimi anni di vita nella capitale.</p>
<p>“Sono esseri umani, uomini e donne, quelli che fanno la storia. La Rivoluzione, inarrestabile, è iniziata come un processo armato. Oggi 24 febbraio si inaugura questo luogo dove è conservato gelosamente il patrimonio di questa famiglia cubana, nata in Repubblica Dominicana.”</p>
<p>Come ha esclamato Fidel Castro di Gomez: “Combattente internazionalista, uomo che quando è arrivato a Cuba, a questa isola minuscola, ha creduto di farlo per l&#8217;umanità. Questo grande senso di umanità abitava nel suo cuore.”</p>
<p>Leal ha ringraziato i lavoratori della Quinta de los Molinos, l&#8217;Ufficio dei Temi Storici, l&#8217;Istituto di Storia di Cuba, l&#8217;Unione degli Storiografi, architetti, restauratori e tutti quelli che hanno donato documenti o materiale vario.</p>
<p>“Vi invito a venire alla Casa. Qui c’è la storia di una famiglia”, ha concluso Leal.</p>
<p>di Thalia Fuentes Puebla, testo e foto</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11349" alt="museo-maximo-gomez-4-580x448" src="/files/2020/02/museo-maximo-gomez-4-580x448.jpg" width="580" height="448" /></p>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-11350" alt="museo-maximo-gomez-7-580x1067" src="/files/2020/02/museo-maximo-gomez-7-580x1067.jpg" width="580" height="1067" /></p>
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		<title>Ernesto Che Guevara: “L&#8217;Esercito Ribelle viene ai bambini della nostra isola per consegnar loro le antiche caserme”</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2020 23:43:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E perché può la Rivoluzione Cubana realizzare questi atti in momenti in cui è attaccata ed offesa da assassini e mercenari internazionali e dalla reazione dei paesi più forti del Continente? Semplicemente perché, consegnando una caserma, non si sta debilitando la forza dell'Esercito Ribelle, perché il nostro Esercito non conta solamente sugli uomini in uniforme, che costituiscono la sua avanguardia nel caso di dovere difendere con le armi la nostra sovranità. Il nostro Esercito è costituito da tutto il popolo di Cuba. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11346" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11346" alt="Inaugurazione della scuola Oscar Lucero in Holguin, convertita da caserma in scuola per bambini, 1960. Foto: cheguevaralibros.com " src="/files/2020/02/che-guevara-y-fidel-castro-580x448.jpg" width="580" height="448" /><p class="wp-caption-text">Inaugurazione della scuola Oscar Lucero in Holguin, convertita da caserma in scuola per bambini, 1960. Foto: cheguevaralibros.com</p></div>
<p><strong>Discorso per la consegna del Centro Scolastico “Oscar Lucero” il 24 febbraio 1960</strong></p>
<p>“Cari compagni:</p>
<p>Sono stato scelto, dal Ministero delle Forze Armate, per consegnare a nome dell&#8217;Esercito Ribelle queste costruzioni che sono state, fino al 1° gennaio 1959, l’immagine dell&#8217;obbrobrio, della forza bruta e della spoliazione che incombeva sul popolo di Cuba.</p>
<p>Non è la prima volta che l&#8217;Esercito Ribelle viene ai bambini della nostra isola per consegnar loro delle antiche caserme. Già prima le caserme di Camagüey e Santiago di Cuba erano passate, anche, ad essere fortezze dell&#8217;infanzia. Ma ogni volta che succede questo, ogni volta che si trasforma un antico bastione della dittatura in una scuola, in un&#8217;istituzione destinata a forgiare i nuovi cittadini della Cuba liberata, l&#8217;Esercito Ribelle sfoggia questo fatto con orgoglio, annuncia che non sarà l&#8217;ultimo, che continueranno ancora nuove e nuove consegne di caserme all&#8217;infanzia cubana, fino a trasformarle tutte in scuole.</p>
<p>E perché può la Rivoluzione Cubana realizzare questi atti in momenti in cui è attaccata ed offesa da assassini e mercenari internazionali e dalla reazione dei paesi più forti del Continente? Semplicemente perché, consegnando una caserma, non si sta debilitando la forza dell&#8217;Esercito Ribelle, perché il nostro Esercito non conta solamente sugli uomini in uniforme, che costituiscono la sua avanguardia nel caso di dovere difendere con le armi la nostra sovranità. Il nostro Esercito è costituito da tutto il popolo di Cuba.</p>
<p>Consegnando una caserma e trasformarla in scuola non facciamo un&#8217;altra cosa che trasformare questo antico simbolo dell&#8217;obbrobrio in un recinto dove si inventeranno i cittadini di Cuba, che saranno i suoi futuri soldati, se nel giorno di domani si avrà bisogno di quella forza per difendere la nostra isola.</p>
<p>Per questo motivo con tutto il nostro orgoglio di Esercito Popolare, veniamo oggi davanti a voi in questo città martire che ha conosciuto le amarezze della guerra e degli assassini crudeli, a consegnare all&#8217;infanzia di Holguin la sua caserma più forte per il domani.</p>
<p>Questa scuola, a nome del nostro Esercito, è consegnata oggi a tutto questo magnifico popolo”.</p>
<p>di Ernesto Che Guevara- cheguevaralibros.com</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Martì con me, con noi</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2020 00:35:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho letto con piacere le decine di messaggi scritti nel sito della Presidenza, a proposito della convocazione di gennaio per rendere un giusto omaggio al più universale dei cubani. Alcuni sono tanto belli che vorrei riprodurli come grafiti. Benché scrivano solo nomi o pseudonimi, nessun lavoro e nemmeno l’età, è molto riconfortante notare che, oltre a numerosi “martiani” conosciuti, sono in maggioranza gli educatori ed i giovani interessati a rendere pubblici i loro sentimenti verso Martì.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11342" alt="marti-diaz-canel-e1582571179280-580x319" src="/files/2020/02/marti-diaz-canel-e1582571179280-580x319.jpg" width="580" height="319" />Ho letto con piacere le decine di messaggi scritti nel sito della Presidenza, a proposito della convocazione di gennaio per rendere un giusto omaggio al più universale dei cubani. Alcuni sono tanto belli che vorrei riprodurli come grafiti.</strong></p>
<p>Benché scrivano solo nomi o pseudonimi, nessun lavoro e nemmeno l’età, è molto riconfortante notare che, oltre a numerosi “martiani” conosciuti, sono in maggioranza gli educatori ed i giovani interessati a rendere pubblici i loro sentimenti verso Martì.</p>
<p>Ela, maestra di asilo, ha scritto che si è molto emozionata quando ha parlato di Martì a bambini con 5 anni, perché in quel momento loro, spontaneamente, sono corsi ad abbracciare e baciare il busto vicino al quale mettono ogni mattina i loro fiori.</p>
<p>Enrique, giovane professionista, racconta orgoglioso che, essendo un bambino, ha interpretato l&#8217;Apostolo in un’attività martiana nel suo paese natale, Placetas e che laureandosi all&#8217;Università portò la bandiera cubana su fino al Pico Turquino, per rendergli omaggio.</p>
<p>Come afferma Yamaris Pedraza “ogni cubano ha dentro un Martì, tutti abbiamo letto ed interpretato le sue opere, i suoi pensieri.”</p>
<p>E sono molti i pensieri di Martì illuminandoci! Ho amici con buona memoria che lo citano costantemente per provare che ha parlato di tutto che ha toccato tutti i temi e che nei suoi scritti possiamo trovare risposte alle domande più difficili. Le nostre scuole potrebbero organizzare concorsi per trovare sentenze martiane utili alla crescita umana. Vedranno come saranno inondati da una sorgente di valori etici.</p>
<p>A Pedro Pablo Rodriguez, direttore dell&#8217;edizione critica delle sue Opere Complete, l&#8217;ascoltai una volta dire che quell&#8217;uomo che visse solo 42 anni, lasciò un’eredità realmente infinita. Abbastanza spesso e costantemente appaiono novità relazionate con Martì, e sembra quasi che il suo lavoro non finisca mai.</p>
<p>La sua opera e quella che ha generato il suo studio a Cuba ed in tutto il mondo, si trova già nelle reti sociali, dove ci sono ragazzi che lo condividono e capiscono, finalmente, che c&#8217;è molto Martì da conoscere sotto la prosa e sotto il verso che li affascinano. Scoprono emozionati che non è un uomo del secolo scorso bensì di tutti i secoli.</p>
<p>Ma quello è di Martí? domandano molti, attoniti dalla straordinaria validità delle sue affermazioni e dell&#8217;universalità dei temi che ha abbordato.</p>
<p>Quando i più nuovi –siano bambini o giovani &#8211; scoprono che l&#8217;uomo dell&#8217;Età dell’Oro ha anche scritto cose importanti per adulti sull&#8217;ordine universale ed i pericoli che ci spiano ancora, risulta loro già impossibile staccarsi dalla necessità di cercarlo. Se lo trovano ed entrano nelle sue essenze, già nulla potrà separarli dall&#8217;incantesimo della sua parola. E diventano invincibili.</p>
<p>Ma, come diceva lo stesso Martì nel manifesto del Partito Rivoluzionario Cubano (PRC) a Cuba: “La patria è sacra, e quelli che l&#8217;amano senza interesse né stanchezza, gli devono tutta la verità.”</p>
<p>Non voglio né posso esagerare. Martì non è entrato come vorremmo e come sarebbe necessario, per finire di ricamare l&#8217;anima dei nostri figli e dei figli dei nostri figli. Seguiamo e continueremo ad avere bisogno di Martì, sempre. Ed è la nostra responsabilità insegnarlo, saggiamente ed amorevolmente, come solo i buoni genitori ed i buoni maestri sanno fare.</p>
<p>Un colpo uscito dalle viscere dell&#8217;odio ci scosse poco tempo fa la coscienza in relazione con la perniciosa routine che ci ha già fatto dimenticare l&#8217;attenzione ai busti martiani. E non parlo del pezzo materiale che c&#8217;accompagna fin dall&#8217;infanzia, ma bensì la sua integrità, il simbolo che rinchiude.</p>
<p>I fatti posteriori vennero a provare quanto significa stare vicino a Martì, nel bando di quelli che lo amano e fondano. O contro Martì, nel bando di quelli che lo odiano e distruggono.</p>
<p>Oggi è il 24 febbraio. Sono passati 125 anni dall&#8217;inizio della più nobile delle guerre. Quella che ha organizzato e diretto Martì, definendola come “guerra intera ed umanitaria in cui si unisce ancora di più il popolo di Cuba, invincibile ed indivisibile.”</p>
<p>È scritto nel Manifesto di Montecristi, dove lui e Gomez hanno invocato “come guida ed aiuto del nostro popolo, i magnanimi fondatori, il cui lavoro rinnova il paese grato, e l&#8217;onore, che deve impedire ai cubani, di ferire a voce o con i fatti, quelli che sono morti per loro.”</p>
<p>È stato il 25 marzo 1895, in vigilia del lungo viaggio che li avrebbe portati alla Patria, dove combattevano già per l&#8217;indipendenza i patrioti veterani e “los pinos nuevos” (i giovani) che solo Martì ha potuto svegliare ed unire con la sua enorme fede “nel miglioramento umano e nell&#8217;utilità della virtù”. Quella fede sostiene la nostra leggendaria resistenza. Dobbiamo averne cura tutti, addentrandoci in Martì.</p>
<p>di Miguel Diaz Canel- sito della Presidenza</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il cammino è difficile, bisogna stare sempre all&#8217;erta e non lasciare che l&#8217;entusiasmo muoia: Fidel assumendo l’incarico di Primo Ministro</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Feb 2020 02:12:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[61 anni fa il leader della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro, assumeva l’incarico di primo ministro della Repubblica di Cuba. Erano trascorse solo sei settimane dal Trionfo della Rivoluzione Cubana e si apprezzavano situazioni critiche nel Governo Rivoluzionario. Nel suo discorso di presa di possesso dell’incarico, il Comandante in Capo ha detto:  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11331" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11331" alt="Fidel Castro legge i verbali della presa di possesso dell’incarico di primo ministro nel Palazzo Presidenziale. Foto: Giornale Trabajadores/Sito Fidel Soldato delle Idee" src="/files/2020/02/fidel_primer_ministro_-580x330.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Fidel Castro legge i verbali della presa di possesso dell’incarico di primo ministro nel Palazzo Presidenziale. Foto: Giornale Trabajadores/Sito Fidel Soldato delle Idee</p></div>
<p><strong>61 anni fa il leader della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro, assumeva l’incarico di primo ministro della Repubblica di Cuba. Erano trascorse solo sei settimane dal Trionfo della Rivoluzione Cubana e si apprezzavano situazioni critiche nel Governo Rivoluzionario. Nel suo discorso di presa di possesso dell’incarico, il Comandante in Capo ha detto:</strong></p>
<p>“Abbiamo tanti compiti davanti, abbiamo tanto lavoro e tanta lotta davanti che sono sufficienti per esaurire non una sola, bensì due generazioni di rivoluzionari!”</p>
<p>“Gli incarichi, come incarichi, non mi importano; gli onori, come onori, non mi importano. Qui, da questa posizione, continuo ad essere lo stesso cittadino che sono sempre stato. Come cittadino, non mi differenzio in nulla da qualunque altro cittadino. Sono come qualunque altro modesto ed umile cubano, solo un cubano con le stesse facoltà che un altro cubano chiunque, a chi però è stato assegnato un grande e difficile compito.”</p>
<p>“Il popolo deve essere molto cosciente che il cammino è difficile, che la strada è lunga, che la strada è faticosa, che dobbiamo sudare molto la camicia, lottando. E che non solamente bisogna avere quell&#8217;idea presente, ma bisogna stare sempre all&#8217;erta e non lasciare che l&#8217;entusiasmo muoia. Perché questa opera grande che si è imposta il popolo di Cuba non è un’opera di popoli meschini, ma di popoli grandi, come il nostro.”</p>
<p>Se vuole sapere quello che è accaduto il 16 febbraio 1959, Cubadebate ed il sito <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.fidelcastro.cu/es/inicio" >Fidel Soldato delle Idee</a> condividono oggi frammenti del libro della Casa Editoriale Verde Olivo “Fidel: Nell&#8217;anno della Liberazione” (Tomo I) degli autori Eugenio Suarez Perez ed Acela A. Caner Roman.</p>
<p>La crisi interna nel Governo Rivoluzionario si intensifica senza che si scorga una soluzione. C’è bisogno una direzione di vero prestigio e che goda dell’appoggio popolare. L&#8217;ala più rivoluzionaria del consiglio dei Ministri giunge alla conclusione che Fidel Castro è la figura indicata per farsi carico del governo, come primo ministro.</p>
<p>La mezzanotte del 12 febbraio, Enrique Oltuski, ministro di Comunicazione, guarda il suo orologio.</p>
<p>[...] Eravamo riuniti dalle due del pomeriggio. Come il giorno anteriore. Come i giorni anteriori. Discussioni interminabili. Risultati: scarsi.</p>
<p>Sono tornato a guardare l&#8217;orologio: l&#8217;una dell&#8217;alba. Fortunatamente il Consiglio stava terminando. Mentre raccoglievamo i nostri fogli, ci siamo guardati in volto, i nostri occhi hanno riflesso l&#8217;intendimento.</p>
<p>Erano quasi le due dell&#8217;alba quando localizziamo Fidel in uno dei corridoi dell’hotel.</p>
<p>(…) Sebbene il governo che era al potere era nominalmente quello di Urrutia, e Fidel era il capo delle forze armate, non si poteva fare una chiara distinzione tra il governo ed il Movimento 26 Luglio. Nel Consiglio si mettevano a sedere ministri che provenivano dalle nostre file. Tutto il mondo sapeva che il potere era dove stava Fidel e continuamente a lui si dirigevano alla ricerca di orientazione, a volte di decisioni, collocandolo in una situazione complessa, nella quale da una parte si trattava di un governo che non era il suo, e da un’altra, qualunque decisione colpiva la Rivoluzione, che sì era sua. Il cuore ed il cervello della Rivoluzione erano qui e non nel Palazzo Presidenziale. Fidel non conosceva il riposo.</p>
<p>–Ma che cosa fate voi qui? –ci ha chiesto vedendoci.</p>
<p>–Vogliamo parlare con te –ha detto Faustino.</p>
<p>–Che cosa succede? –ha insistito Fidel.</p>
<p>–Non ne possiamo più –è ritornato a parlare Faustino–. Il consiglio dei Ministri non funziona. L’unica cosa che facciamo è parlare per ore interminabili. Giocano molti interessi e non c&#8217;è autorità. Devi assumere la direzione del governo!</p>
<p>–Così che voi volete che mi faccia carico del governo, però, vediamo in primo luogo di che governo stiamo parlando –ha detto, introducendo la mano nella tasca sinistra della camicia da dove ha tirato fuori un piccolo quaderno azzurro. Ha fissato gli occhi su tutti i presenti.</p>
<p>–Per primo parliamo della riforma agraria.</p>
<p>Fece una lunga, dettagliata e profonda esposizione della sua concezione della riforma agraria, tutti ascoltavamo con gran attenzione. Non c’è stato bisogno di discutere molto, tutti abbiamo condiviso i criteri espressi da Fidel.</p>
<p>Si è messo ha ripassare i fogli del piccolo quaderno: gli alti affitti, la mancanza di abitazioni che soffriva la popolazione, le tariffe elettriche, l&#8217;educazione e la salute, le fonti di lavoro. La lotta contro la povertà, la corruzione, la prostituzione. Lo sviluppo economico. L&#8217;Esercito Ribelle. La politica estera.</p>
<p>Era già l’alba, la luce entrava dalle finestre. Nessuno aveva sonno, malgrado fossero già passate 24 ore senza chiudere occhio. Alcuni erano seduti nelle poltrone della sala, altri nei gradini della scala, c&#8217;era gente sdraiata nel pavimento. Fidel aveva poco spazio per muoversi. Quando si è zittito, tutti volevamo che continuasse a parlare.</p>
<p>–È questo il governo che vogliamo? – ha chiesto.</p>
<p>–Sì, Fidel, sì –abbiamo detto tutti.</p>
<p>–Allora&#8230; accetto!</p>
<p>di Squadra Editoriale Fidel Soldato delle Idee</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><a href="https://youtu.be/yzJJd2-uR-Y"  target="_blank" rel="nofollow">per vedere il video clikka qui</a></p>
<div id="attachment_11332" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11332" alt="Fidel Castro firmando i verbali della presa di possesso dell’incarico di primo ministro nel Palazzo Presidenziale. Foto: Giornale Trabajadores/Sito Fidel Soldato delle Idee  " src="/files/2020/02/fidel_primer_ministro-580x353.png" width="580" height="353" /><p class="wp-caption-text">Fidel Castro firmando i verbali della presa di possesso dell’incarico di primo ministro nel Palazzo Presidenziale. Foto: Giornale Trabajadores/Sito Fidel Soldato delle Idee</p></div>
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