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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; socialismo</title>
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		<title>Socialismo non è più una parolaccia negli Stati Uniti e per alcuni è terrificante</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Aug 2018 02:11:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecco un gioco divertente da fare con uno statunitense di destra: pronuncia la parola "socialismo" e conta il numero di secondi necessari per fargli gridare "VENEZUELA" in risposta. Non è chiaro quanti statunitensi conservatori riuscirebbero identificare il Venezuela su una mappa ma, ragazzo, sembrano tutti ansiosi di informarti che il paese assediato è un brillante esempio del perché il socialismo non funzionerà mai, certamente non negli Stati Uniti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10588" alt="socialismo" src="/files/2018/07/socialismo.jpg" width="580" height="435" />Ecco un gioco divertente da fare con uno statunitense di destra: pronuncia la parola &#8220;socialismo&#8221; e conta il numero di secondi necessari per fargli gridare &#8220;VENEZUELA&#8221; in risposta. Non è chiaro quanti statunitensi conservatori riuscirebbero identificare il Venezuela su una mappa ma, ragazzo, sembrano tutti ansiosi di informarti che il paese assediato è un brillante esempio del perché il socialismo non funzionerà mai, certamente non negli Stati Uniti.</strong></p>
<p>Per un recente esempio di come i repubblicani pensino immediatamente a Caracas alla semplice menzione della parola S, per favore vedi Meghan McCain, la figlia del candidato presidenziale nel 2008 John McCain. La scorsa settimana, Meghan McCain ha avuto un tracollo nel talk show televisivo di The View, quando è apparsa Alexandria Ocasio-Cortez, la socialista democratica di 28 anni che recentemente ha disarcionato un deputato di New York che manteneva il seggio da dieci anni.</p>
<p>Joy Behar, co-conduttrice di The View, ha affermato che la piattaforma di Ocasio-Cortez, che include proposte stravaganti come il congedo per malattia e l&#8217;assistenza sanitaria per tutti, sembrava un&#8217;idea abbastanza buona. A quel punto McCain, altra co-conduttrice (una posizione che ha chiaramente ottenuto per le sue abilità oratorie e non per il suo famoso cognome) ha gridato a tutti che questo tipo di atteggiamento le fa &#8220;scoppiare la testa”. Ci sono voluti per la McCain, i cui genitori possiedono più di 200 milioni di dollari, una fortuna in gran parte ereditata, 20 secondi per portare il Venezuela come esempio del perché il socialismo è cattivo e il capitalismo è buono. Per sostenere la sua argomentazione, ha citato Margaret Thatcher, dicendo: &#8220;Ad un certo punto, finisci per spendere i soldi di altre persone”. McCain, che ha beneficiato della ricchezza non acquisita per tutta la vita, ha concluso la sua protesta affermando: “Resto basita dal fatto che [il socialismo] viene normalizzato! Molti di noi non vogliono che il socialismo sia normalizzato in questo paese&#8221;.</p>
<p>McCain ha ragione. Molte persone, così ricche da dimenticare quante case posseggono (come una volta John McCain), non accettano l&#8217;idea che la ricchezza debba essere distribuita ai molti, non ai pochi, per normalizzarsi negli iper-individualistici, Stati Uniti sempre più ineguali.<br />
Sfortunatamente per loro, tuttavia, c&#8217;è stato un cambiamento epocale negli atteggiamenti verso il socialismo in America; un paese che, per lungo tempo, si è distinto dalle altre democrazie industrializzate per non aver sviluppato un movimento socialista di rilievo. Il socialismo non è più una parolaccia negli Stati Uniti, certamente non tra i millennial, comunque, che affrontano un futuro economico molto più cupo rispetto alle generazioni precedenti. Non sorprende che un certo numero di sondaggi recenti mostrano come i millennial siano sempre più attratti dal socialismo e diffidenti nei confronti del capitalismo.</p>
<p>La diffusione di quello che è stato definito da alcuni come “millennial socialism” negli Stati Uniti è iniziata probabilmente con il movimento Occupy Wall Street nel 2011. La campagna presidenziale di Bernie Sanders ha dato ulteriore slancio, e la recente vittoria di Ocasio-Cortez ha aggiunto più carburante al fuoco. Potete vedere questa traiettoria riflessa nell&#8217;appartenenza ai Democratic Socialist of America (DSA). Fondati nel 1982, hanno potuto contare su circa 6.000 membri per la maggior parte della loro storia. Poco dopo le elezioni del 2016, l&#8217;organizzazione ha visto un boom di adesioni, raggiungendo 11.000 membri iscritti nel dicembre 2016. Da quando Trump ha preso il potere, l&#8217;interesse per la DSA è cresciuto esponenzialmente. Un portavoce ha dichiarato che hanno toccato quota 47.000 membri la scorsa settimana, e che questa è “la crescita più rapida della nostra storia dopo la vittoria di Ocasio-Cortez&#8221;.</p>
<p>Forse la cosa più significativa dell&#8217;ascesa del millennial socialism negli Stati Uniti è che sta costringendo i conservatori ad esprimere con chiarezza ciò che vi sarebbe di così tremendo in un sistema più equo &#8211; spesso con risultati che vanno oltre la parodia. Uno scrittore per il sito ultra-conservatore Daily Caller, ad esempio, ha recentemente partecipato a una manifestazione di Ocasio-Cortez e ha riferito, serio: &#8220;Ho visto qualcosa di davvero terrificante. Ho visto quanto sarebbe stato facile&#8230; come genitore, accettare l&#8217;idea che i miei figli meritassero assistenza sanitaria e istruzione&#8221;. Bambini che meritano assistenza sanitaria, immaginatelo! È un pendio scivoloso, lo è davvero. Si inizia con l&#8217;assistenza sanitaria accessibile e molto presto si finisce proprio come il Venezuela.</p>
<p>di Arwa Mahdawi &#8211; The Guardian</p>
<p>(Traduzione dall’inglese per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)</p>
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		<title>Maduro: «Con la classe operaia e il socialismo vinceremo la guerra»</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2015 22:26:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nicolas Maduro]]></category>
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		<description><![CDATA[Il dirigente bolivariano è deciso a porre fine alla guerra economica e alle destabilizzazioni interne ed esterne che minacciano la pace nel paese di Bolivar e Chavez.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8580" alt="" src="/files/2015/04/contacto-con-maduro-nc3bamero-19.jpg" width="300" height="195" />Il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, ha ribadito ancora una volta la ferma volontà di sconfiggere entro quest’anno la guerra economica con cui la destra, coadiuvata da Washington, cerca di destabilizzare il paese.</strong></p>
<p align="left">In diretta dal Campo di Carabobo, luogo simbolico dove fu sancita l’indipendenza del Venezuela nel 1821, dove è stato realizzato il programma ‘En contacto con Maduro, il Presidente ha affermato di fare affidamento sull’unità e l’organizzazione della classe operaia per sconfiggere i piani di destabilizzazione e completare la transizione al socialismo.</p>
<p align="left">«Oggi – ha dichiarato Maduro secondo quanto riportato dall’agenzia AVN – la nostra grande battaglia di Carabobo è quella economica. Vincendola apriremo le porte ai decenni a venire. La nostra grande battaglia e la nostra grande vittoria, nel 2015, sarà quella contro la borghesia parassitaria, perché il nostro popolo ha diritto alla stabilità economica, alla tranquillità. Non permettermo che continuino a speculare sulla pelle delle persone».</p>
<p align="left">Un ruolo chiave in questa lotta spetterà alla classe operaia venezuelana: «Ho massima fiducia nei lavoratori e nelle lavoratrici. Sapranno portare avanti la Patria. Con la classe operaia, proseguendo nella costruzione del socialismo, vinceremo la guerra economica che la destra ha scatenato contro il popolo».</p>
<p align="left">Riguardo alla costruzione del socialismo, Maduro ha poi spiegato: «È l’unica strada che abbiamo. Il socialismo produttivo ed efficiente è superiore a qualsiasi forma di capitalismo, in ogni ambito, da quello umano all’etico, dalla sfera politica a quella economica».</p>
<p align="left">Una visione condivisa dalla stessa classe operaia venezuelana che ha recentemente presentato al capo dello stato un documento dove sono indicate delle misure da intraprendere per difendere la nazione dalle ingerenze interne ed esterne, oltre a ulteriori misure volte a fortificare l’economia venezuelana.</p>
<p align="left">Il Venezuela, continuanado sul percorso tracciato da Bolivar e Chavez, vuole tornare a essere una potenza, ma di «pace, integrazione, solidarietà, giustizia e socialismo».</p>
<p align="left">Maduro ha infine invitato il popolo venezuelano a continuare la battaglia affinché il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ritiri il decreto dove il Venezuela viene indicato come una «minaccia inusuale» per la sicurezza nazionale del suo paese. Una campagna che portato in Venezuela un’incredibile ondata di solidarietà proveniente da ogni angolo del globo terrestre. Per Barack Obama si è trattato di una mossa volta evidentemente a destabilizzare il Venezuela, tramutatasi però in un boomerang capace di mostrare quanto gli Stati Uniti siano isolati nel continente americano.</p>
<p align="left">di Fabrizio Verde</p>
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		<title>Il nuovo modello cubano continua ad essere socialista</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2013/10/04/il-nuovo-modello-cubano-continua-ad-essere-socialista/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Oct 2013 23:12:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[L'aggiornamento del modello economico cubano suscita critiche e controversie. Per alcuni, Cuba abbandonerebbe la via del socialismo. In realtà, lontano da rinunciare al suo modello di società, l'Isola preserva le sue conquiste e perfeziona il suo funzionamento. Dal 2011 Cuba procede all’ “aggiornamento del suo modello economico”. Il progetto iniziale, elaborato in novembre del 2010, si sottomise ad un ampio dibattito popolare (8 milioni di partecipanti) che durò circa cinque mesi fino ad aprile del 2011 ed è stato adottato durante il VI Congresso del Partito Comunista di Cuba.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7160" src="/files/2013/10/cuba-vs-bloqueo.jpg" alt="" width="300" height="153" />L&#8217;aggiornamento del modello economico cubano suscita critiche e controversie. Per alcuni, Cuba abbandonerebbe la via del socialismo. In realtà, lontano da rinunciare al suo modello di società, l&#8217;Isola preserva le sue conquiste e perfeziona il suo funzionamento. </strong></p>
<p>Dal 2011 Cuba procede all’ “aggiornamento del suo modello economico”. Il progetto iniziale, elaborato in novembre del 2010, si sottomise ad un ampio dibattito popolare (8 milioni di partecipanti) che durò circa cinque mesi fino ad aprile del 2011 ed è stato adottato durante il VI Congresso del Partito Comunista di Cuba.</p>
<p>Alcuni stimano che si tratta di un ritorno al capitalismo, a causa dell&#8217;introduzione di alcuni meccanismi di mercato nell&#8217;economia nazionale. In realtà, l&#8217;obiettivo dei cubani è perfezionare il loro sistema per preservare le conquiste sociali, uniche in America Latina e nel Terzo Mondo. Per ciò, devono superare due grandi sfide: alcune risorse naturali molto limitate e le sanzioni che impongono gli Stati Uniti dal 1960 che costituiscono il principale ostacolo allo sviluppo nazionale. A ciò conviene aggregare i difetti propri del sistema, come la burocrazia o la corruzione. Il Presidente Raul Castro è stato chiaro al riguardo: “La battaglia economica costituisce oggi, più che mai, il compito principale ed il centro del lavoro ideologico dei quadri, perché da lei dipendono la sostenibilità e la preservazione del nostro sistema sociale”.</p>
<p>Il nuovo modello economico introduce meccanismi di mercato ma continua basato nella “pianificazione socialista” a tutti i livelli, e “la ditta statale socialista è la forma principale nell&#8217;economia nazionale”. Nonostante, il paese si apre agli investimenti stranieri –per attrarre i capitali indispensabili per lo sviluppo della nazione–, mediante ditte miste, nelle quali lo Stato cubano dispone sempre di una maggioranza di almeno un 51%. Questo modello di gestione economica aggiornato promuove anche le cooperative, le piccole proprietà agricole, gli usufrutti ed i lavoratori indipendenti in tutti i settori produttivi, col fine di ridurre il ruolo dello Stato nei campi non strategici.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di queste riforme è ottenere una migliore efficienza nella gestione delle attività economiche, con un sistema di autonomia e decentralizzazione che responsabilizza direttamente i dirigenti delle ditte sui loro risultati. I lacci tra le strutture economiche si dirigono ora esclusivamente con contratti.</p>
<p>Le ditte statali o le cooperative strutturalmente deficitarie e non vitali saranno chiuse o potranno essere trasformate ed adottare una forma giuridica non statale. Allo stesso modo, lo Stato non sovvenzionerà le perdite. Invece, le ditte beneficiarie potranno investire i guadagni per svilupparsi, aumentare i salari dei lavoratori nei limiti che stabilisce la legislazione, o assumere nuovi lavoratori. Dispongono così una libertà totale in quello che si riferisce alla gestione delle risorse umane.</p>
<p>L&#8217;auge delle cooperative illustra la volontà cubana di approfondire lo sviluppo socialista dell&#8217;economia in tutti i settori, con una proprietà collettiva. Dispongono di un&#8217;autonomia completa a tutti i livelli. Nonostante, per evitare ogni concentrazione di ricchezza, non possono essere vendute o dirette da altre entità che non siano lo Stato.</p>
<p>A livello agricolo, la priorità nazionale è la produzione di alimenti per ridurre la dipendenza dall&#8217;esterno in un paese che importa più dell’80% del suo consumo. Si dà la terra in usufrutto ai contadini che si trasformano in produttori indipendenti, rimunerati per il loro proprio lavoro, ma continua ad essere proprietà dello Stato.</p>
<p>La nuova politica monetaria permette di concedere crediti alle ditte ed ai cittadini con l&#8217;obiettivo di favorire la produzione di beni e servizi per la popolazione. Una delle grandi sfide della società è l&#8217;unificazione monetaria. In effetti, la dualità monetaria vigente in Cuba è fonte di disuguaglianze molto serie. Per ciò, devono realizzarsi importanti sforzi in termini di produttività e di ridistribuzione della ricchezza d’accordo con la legge di ridistribuzione socialista “ad ognuno secondo le sue capacità, ad ognuno secondo il suo lavoro.”</p>
<p>La politica salariale si continua a basare sul principio socialista “ad ognuno secondo il suo lavoro”, con l&#8217;obiettivo di soddisfare “le necessità basilari dei lavoratori e delle loro famiglie”. I salari si incrementeranno in modo graduale, in funzione dei risultati di produzione. Per evitare lo sviluppo delle disuguaglianze, la legislazione prevede un salario minimo ed un salario massimo. Si favorisce il settore non statale come alternativa addizionale per l&#8217;impiego.</p>
<p>L&#8217;elaborazione di un&#8217;imposizione tributaria a Cuba ha come scopo quello di permettere allo Stato di disporre delle risorse necessarie per compiere il suo ruolo sociale con la popolazione. Grazie all&#8217;imposta progressiva, le categorie più remunerate contribuiscono di più allo sforzo nazionale,<br />
secondo il principio di solidarietà socialista tra tutti i cittadini. La coesione sociale continua ad essere l&#8217;obiettivo prioritario. Così, per evitare ogni crescita delle disuguaglianze nella società, la concentrazione di proprietà è proibita alle persone giuridiche o naturali, essendo una prerogativa esclusiva dello Stato. D&#8217;altra parte, la politica di prezzi continua ad essere centralizzata, particolarmente nei prodotti di interesse generale da un punto di vista economico e sociale.</p>
<p>A livello della politica sociale, base del socialismo, l&#8217;obiettivo prioritario non è solo “continuare a preservare le conquiste della Rivoluzione, tali come l&#8217;accesso all&#8217;attenzione medica, all&#8217;educazione, alla cultura, allo sport, alla ricreazione, alla tranquillità cittadina, alla previdenza sociale ed alla protezione mediante l&#8217;assistenza sociale alle persone che ne abbiano bisogno”, ma anche “dare continuità al perfezionamento dell&#8217;educazione, della salute, della cultura e dello sport”. Lo Stato garantirà “la protezione dell&#8217;assistenza sociale alle persone che realmente hanno bisogno di lei.”</p>
<p>Lo Stato non abbandona la cultura. La politica culturale si basa sulla difesa dell&#8217;identità, la conservazione del patrimonio culturale, la creazione artistica e letteraria e la capacità per apprezzare l&#8217;arte, mediante le formazioni necessarie. Lo Stato seguirà la sua missione di “promuovere la lettura, arricchire la vita culturale della popolazione e potenziare il lavoro comunitario come vie per soddisfare le necessità spirituali e fortificare i valori sociali.”</p>
<p>Così, il nuovo modello economico cubano, basato nella pianificazione, una politica di prezzi centralizzata, la proibizione di concentrazione di ricchezza, un salario minimo ed un salario massimo e la protezione di tutte le categorie della popolazione, particolarmente delle più vulnerabili (non ci sono stati licenziamenti massicci), è indubbiamente socialista. Ma si adatta alla sua epoca basandosi sulla filosofia di Josè Martì, eroe nazionale cubano, secondo il quale “il primo dovere dell&#8217;uomo è essere un uomo del suo tempo”. Ha come obbiettivo raggiungere una maggiore efficienza economica, lottare contro la burocrazia e la corruzione –principali ostacoli interni allo sviluppo del paese–, preservare le conquiste sociali della Rivoluzione Cubana, rinforzare la Repubblica Sociale e migliorare il benessere materiale e spirituale di TUTTI i cubani.</p>
<p>di Salim Lamrani</p>
<p>da Opera Mundi</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Sottolineano opera di Julio Garcia Luis, decano del giornalismo a Cuba</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2013 15:56:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'opera del giornalista Julio Garcia Luis (1942-2012) segna profondamente oggi il giornalismo cubano, perché le sue idee propongono un cammino da seguire in questi tempi di cambiamenti, più che necessari nella stampa cubana. Così ha affermato la direttrice della Casa editrice “Mujer”, Isabel Moya, che ha presentato oggi il libro “Rivoluzione, socialismo, giornalismo, la stampa ed i giornalisti cubani di fronte al secolo XXI”, risultato della tesi di dottorato di Garcia Luis.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_7042" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-7042" src="/files/2013/09/julio-garcia-luis.jpg" alt="Julio Garcia Luis" width="300" height="236" /></strong><p class="wp-caption-text">Julio Garcia Luis</p></div>
<p>L&#8217;opera del giornalista Julio Garcia Luis (1942-2012) segna profondamente oggi il giornalismo cubano, perché le sue idee propongono un cammino da seguire in questi tempi di cambiamenti, più che necessari nella stampa cubana. </strong></p>
<p>Così ha affermato la direttrice della Casa editrice “Mujer”, Isabel Moya, che ha presentato oggi il libro “Rivoluzione, socialismo, giornalismo, la stampa ed i giornalisti cubani di fronte al secolo XXI”, risultato della tesi di dottorato di Garcia Luis.</p>
<p>Il testo costituisce una guida per il lavoro dell&#8217;Unione dei Giornalisti di Cuba (UPEC), e benché sia stato scritto 10 anni fa, i suoi temi mantengono una validità straordinaria, ha sottolineato Moya.</p>
<p>Garcia Luis conosceva bene il potere delle parole, la loro espressione nel giornalismo e la relazione col potere politico, ha aggiunto.</p>
<p>Inoltre, è stato un pioniere negli studi di comunicazione in questa isola e riesce ad articolare nella sua opera teoria, divenire storico e realtà, ha segnalato la giornalista a carico delle rivista “Mujer”.</p>
<p>Questo libro è un materiale necessario, imprescindibile ed opportuno: da una prospettiva marxista propone modi di fare il giornalismo, senza cadere in dogmi o ricette.</p>
<p>Abborda anche la necessità di generare un sistema di stampa legittimo nel modello socialista perché conosceva l&#8217;importanza dei mezzi nella formazione del capitale simbolico.</p>
<p>Il presidente dell&#8217;UPEC, Antonio Moltò, ha catalogato il testo come un invito a guardare la stampa dall&#8217;interno ed analizzare con profondità i problemi che la colpiscono.</p>
<p>Durante più di 10 anni, Garcia Luis è stato decano della Facoltà di Comunicazione dell&#8217;Università de L&#8217;Avana ed i suoi insegnamenti accompagnano oggi varie generazioni di giornalisti.</p>
<p>E’ anche stato presidente dell&#8217;UPEC dal 1986 al 1993 e tra i premi ottenuti per il suo lavoro nella stampa, raffigura il Nazionale di Giornalismo Josè Martì per l&#8217;Opera della Vita.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Le violenze squadriste della destra e la situazione economica del Venezuela. La disinformazione dei media mainstream</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 23:51:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il popolo venezuelano ancora segnato per la prematura scomparsa del Comandante Hugo Chavez, che aveva vinto in ottobre le elezioni presidenziali, con una forza straordinaria nonostante la sua salute fosse già compromessa dalla malattia, si è recato nuovamente alle urne come previsto dalla costituzione bolivariana. Nicolas Maduro, successore indicato dal Comandante, ha sfidato l'esponente della destra Capriles, che è stato ancora una volta battuto. Indice incontrovertibile della volontà popolare di continuare nel percorso di costruzione del socialismo del XXI secolo, nel solco tracciato da Hugo Chavez.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-6592" src="/files/2013/04/consejo-nacional-electoral.jpg" alt="" width="300" height="250" />Il popolo venezuelano ancora segnato per la prematura scomparsa del Comandante Hugo Chavez, che aveva vinto in ottobre le elezioni presidenziali, con una forza straordinaria nonostante la sua salute fosse già compromessa dalla malattia, si è recato nuovamente alle urne come previsto dalla costituzione bolivariana. Nicolas Maduro, successore indicato dal Comandante, ha sfidato l&#8217;esponente della destra Capriles, che è stato ancora una volta battuto. Indice incontrovertibile della volontà popolare di continuare nel percorso di costruzione del socialismo del XXI secolo, nel solco tracciato da Hugo Chavez. La vittoria, però, è avvenuta con un margine inferiore rispetto alle attese. Una differenza percentuale di un punto e mezzo circa, rispetto ai dieci che indicavano i principali sondaggi diffusi. </strong></p>
<p>Tanto è bastato alla destra &#8211; sempre in contatto con gli elementi più reazionari dell&#8217;establishment nordamericano che cercano disperatamente di recuperare l&#8217;egemonia perduta &#8211; spalleggiata da gran parte dei mezzi di comunicazione privati interni e internazionali, per gridare alla frode e chiamare i propri sostenitori in piazza. Il tutto senza produrre uno straccio di prova seria a suffragio di un&#8217;accusa tanto grave. Il classico copione da «rivoluzione arancione», come sottolineato da Maduro, volto a creare disordini miranti a sovvertire la volontà popolare. Insomma, la cronaca di un golpe ampiamente annunciato. Così, mentre in Italia venivano mostrate immagini di proteste pacifiche come il classico «caracolazo», con la scusante della richiesta del riconteggio integrale dei voti, per le strade del Venezuela si scatenava la violenza. Criminale e fascista. Da denunciare senza tema di smentita.</p>
<p>Sono state assaltate e date alle fiamme sedi del Psuv, assediate abitazioni di militanti e dirigenti del processo rivoluzionario, la sede dell&#8217;emittente satellitare Telesur e della Venezolana de Television. Addirittura devastati venticinque Centri Medici Integrali dove i medici cubani assicurano prestazioni sanitarie gratuite per la popolazione, i supermercati statali Mision Mercal e le case popolari della Gran Mision Vivienda. In un inquietante crescendo di odio classista. Senza contare minacce e aggressioni fisiche subite da esponenti politici, giornalisti e artisti di sinistra. Il bilancio è pesante: sono ben nove i morti (sette colpiti a morte con armi da fuoco, due investiti da camion) e oltre cento i feriti, che dai media nostrani sono indicati come il frutto di generici e non meglio precisati «scontri» tra le fazioni in lotta e la polizia.</p>
<p>Il tutto condito dalla solita retorica ammiccante e assolutoria verso le forze di destra. Mai è stato rammentato che il sistema elettorale venezuelano viene considerato da un osservatore imparziale come l&#8217;ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, quale il migliore del mondo. «É un dato di fatto – ebbe a dichiarare l&#8217;ex presidente durante un convegno ad Atlanta della sua fondazione Carter Center – delle 92 elezioni che abbiamo monitorato, direi che il sistema elettorale venezuelano è il migliore del mondo». Un sistema completamente automatizzato (gli apparecchi elettronici sono gli stessi utilizzati negli Usa), dotato di molteplici livelli di sicurezza, con sistema di riconoscimento tramite impronta digitale. Il voto viene espresso tramite touch screen, con ricevuta cartacea che viene apposta in un&#8217;urna sigillata. Tutti gli osservatori e gli organismi internazionali presenti, compreso il membro dell&#8217;opposizione all&#8217;interno del Cne (Consejo Nacional Electoral), non hanno avanzato dubbio alcuno circa la trasparenza e correttezza delle operazioni di voto e scrutinio.</p>
<p>Altro tema su cui battono in maniera incessante i media mainstream, apertamente schierati con la controrivoluzione, è la condizione economica del Paese. Secondo quanto affermano, il Venezuela sarebbe nel pieno di una «devastante» &#8211; per citare l&#8217;aggettivo utilizzato in un servizio dal Tg1 Rai – crisi economica, figlia della scellerata gestione di Chavez. Incapace di sfruttare le ingenti entrate derivanti dell&#8217;esportazione di petrolio. Curioso che queste critiche provengano, dagli stessi mezzi d&#8217;informazione che difendono a spada tratta le suicide e, queste sì devastanti, politiche di austerità applicate in Europa come un dogma indiscutibile.</p>
<p>Le critiche si concentrano soprattutto sull&#8217;alto tasso d&#8217;inflazione, scarsa produttività del settore privato, corruzione, taglio della produzione agricola, aumento della criminalità. Insomma, si delinea il profilo di un Venezuela destinato a un irrimediabile declino. Con la pretesa di volerci spiegare che per risollevarlo ci sarebbe bisogno di quelle stesse politiche liberiste, già applicate in maniera selvaggia, che avevano distrutto il tessuto sociale dell&#8217;intera America Latina. Riprendendo in toto i temi cavalcati dall&#8217;opposizione guidata da Capriles, che poi curiosamente sono anche le medesime critiche mosse da Repubblica in Italia, che tramite il giornalista (?) Omero Ciai si allinea perfettamente alle posizioni ultracritiche dell&#8217;inviato del britannico Guardian a Caracas Rory Caroll.</p>
<p>Basta però andare alla lettura dei dati, per constatare come queste critiche strumentali e ideologiche, non reggano alla prova dei fatti. L&#8217;inflazione che a oggi viaggia al 27.8%, nel 1996, prima dell&#8217;avvento di Chavez al potere superava il 100%, secondo i dati del Banco Central de Venezuela. La stessa istituzione che informa come negli anni della gestione Chavez, il settore privato sia cresciuto in media del 3.03% annuo, mentre quello pubblico del 2,82% per anno. Per quanto riguarda il settore agricolo, invece, abbiamo un aumento annuo della produzione del 3%, unito all&#8217;esponenziale aumento della produzione di grano, che grazie agli sforzi del governo ha compiuto un balzo in avanti del 140%. Permangono problemi alla corrente elettrica e ai rifornimenti alimentari, ma questi sono imputabili all&#8217;esplosione dei consumi tra le fasce più povere della popolazione, e non alla diminuzione della produttività, visto che come si evince dai dati, non ha avuto luogo.</p>
<p>Un discorso a parte va poi fatto per i settori commerciali e industriali privati del Venezuela, da sempre dominati dai cosiddetti groupos economicos, che controllando settori chiave dell&#8217;economia al riparo dalla competizione, non sono mai stati «costretti» dal mercato a investire in produttività e innovazione tecnologica. Volendo ragionare con la stessa logica dei critici di Chavez. Tirando le somme, dunque, anche l&#8217;accusa che le politiche socialiste del governo bolivariano abbiano danneggiato l&#8217;economia privata, non trova fondamento alcuno nella realtà.</p>
<p>La verità è palese: le classi dominanti non riescono ad accettare che le ingenti risorse derivanti dal petrolio, non siano più andate a rimpinguare i conti bancari dell&#8217;oligarchia come è sempre avvenuto. Ma bensì siano state utilizzate massicciamente per l&#8217;edificazione materiale del socialismo. Che significa, nella pratica, avere il minor tasso di disuguaglianza sociale della regione sudamericana – coefficiente di Gini 0,39 – supermercati statali con prezzi calmierati per le fasce sociali più deboli, case popolari – Gran Mision Vivienda – per chi prima era costretto in baracche di paglia e fango. Ingenti investimenti per la spesa sociale. Sanità universalistica e gratuita. L&#8217;accesso agli studi superiori garantito per tutti. Una pensione che permetta di affrontare con serenità la vecchiaia. Un sistema dove le ricchezze vengono distribuite equamente. Questo è il motivo reale per cui i servi dell&#8217;imperialismo riversano tanto odio e calunnie nei confronti di Hugo Chavez e del movimento bolivariano.</p>
<p>di Fabrizio Verde</p>
<p>per it.cubadebate.cu</p>
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