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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; SINA</title>
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		<title>Lo Sciopero dell&#8217;Avocado: svelano delle immagini che dimostrano chi sono i salariati dell&#8217;impero in Cuba</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Sep 2012 23:31:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Martha Beatriz Roque]]></category>
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		<category><![CDATA[sciopero della fame]]></category>
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		<description><![CDATA[Cuba smontò un altro show mediatico orchestrato dagli Stati Uniti come parte della campagna diffamatoria contro la Rivoluzione, questa volta diretto dalla cittadina Martha Beatriz Roque, secondo una notizia pubblicata oggi. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5749" src="/files/2012/09/aguacate.jpg" alt="" width="300" height="167" />Cuba smontò un altro show mediatico orchestrato dagli Stati Uniti come parte della campagna diffamatoria contro la Rivoluzione, questa volta diretto dalla cittadina Martha Beatriz Roque, secondo una notizia pubblicata oggi. </strong></p>
<p>La Televisione Cubana mostrò immagini di un supposto sciopero della fame di Roque ed altre 19 persone, qualificate come salariati di Washington, ostinati nel chiamare l&#8217;attenzione della grande stampa e costruire bugie contro la Maggiore delle Antille.</p>
<p>Il materiale pubblicato prova davanti all&#8217;opinione pubblica che durante la farsa politica, Roque ha ricevuto dal suo vicino Humberto Gonzalez una continua fornitura di alimenti, come frutta, vegetali ed ortaggi, oltre a pezzi di carne.</p>
<p>Nel programma speciale televisivo è stato informato che a sollecito degli scioperanti, medici di un policlinico sono andati a visitarli.</p>
<p>Uno di questi, la dottoressa Anabel Cardenas, spiegò che nonostante essere diabetica ed ipertesa, Roque -che fingeva prostrazione &#8211; poteva muoversi con molta vitalità e non c’era pericolo per la sua vita.</p>
<p>Da casa sua, Roque sostenne conversazioni con conosciuti mezzi di comunicazione internazionali, con la Fondazione Nazionale Cubano-Americana, radicata in territorio nordamericano ed è stata visitata dalla funzionaria della Sezione di Interessi degli Stati Uniti a L&#8217;Avana (SINA) Maureen McGovern.</p>
<p>Prima, Roque ha avuto un colloquio col capo della SINA, John Patrick Caufield, indicò il materiale filmico.</p>
<p>Il lavoro giornalistico denunciò l&#8217;appoggio dei grandi mezzi alla campagna diffamatoria contro l&#8217;isola caraibica e che contemporaneamente, non trattano il caso dei Cinque cubani prigionieri politici negli Stati Uniti, da 1998.</p>
<p>Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez, Ramon Labañino, Renè Gonzalez e Gerardo Hernandez sono stati condannati a severe pene per informare su piani di azioni violente contro Cuba forgiati da gruppi terroristici radicati in territorio nordamericano.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Questo giovedì, tuitterazzo per i #DerechosdeCuba ed a dire quello che tace la “stampa libera”</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 00:30:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
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		<description><![CDATA[Il giornalismo che si vanta di denigrare Cuba è tanto ingenuo che permette di indovinare con ventiquattro ore di anticipazione che dirà e che non dirà la grande stampa sugli avvenimenti in questa Isola. Benché il blog Cambios en Cuba ha pubblicato le foto dell'incontro che, con l'obiettivo di organizzare provocazioni che servano da materia prima per presentare un gruppo di persone vincolate al governo nordamericano come lottatori per i diritti umani, ebbe luogo questo martedì nella residenza di un diplomatico degli USA sull'Isola, di questo non si dirà neanche una virgola.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_2350" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2350" src="/files/2011/12/avatar_cubap1.jpg" alt="L’avatar di #DerechosdeCuba, creato da Paco Arnau" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">L’avatar di #DerechosdeCuba, creato da Paco Arnau</p></div>
<p>Il giornalismo che si vanta di denigrare Cuba è tanto ingenuo che permette di indovinare con ventiquattro ore di anticipazione che dirà e che non dirà la grande stampa sugli avvenimenti in questa Isola. </strong></p>
<p>Benché il blog Cambios en Cuba ha pubblicato le foto dell&#8217;incontro che, con l&#8217;obiettivo di organizzare provocazioni che servano da materia prima per presentare un gruppo di persone vincolate al governo nordamericano come lottatori per i diritti umani, ebbe luogo questo martedì nella residenza di un diplomatico degli USA sull&#8217;Isola, di questo non si dirà neanche una virgola.</p>
<p>Tra i fotografati si trovano Oscar Elias Biscet che ha appena sollecitato un intervento militare nordamericano a Cuba al Congresso degli USA, ed Antonio Rodiles nella cui casa si svolge -in compagnia di funzionari statunitensi &#8211; lo “spazio alternativo” Stato di SATS. Ma entrambe le cose saranno anche ignorate da coloro che domani ci presenteranno i visitatori dei diplomatici statunitensi come martiri della libertà di espressione.</p>
<p>Quando la corrispondente della Televisione Spagnola a Cuba, Sagrario Mascaraque, od i suoi colleghi delle agenzie AFP ed EFE parlino di detenzioni e fustigazioni senza presentare una sola prova che quello che gli raccontino questi stessi individui, non avrà spazio per abbordare i suoi vincoli con la Sezione di Interessi degli Stati Uniti a L&#8217;Avana. Neanche si dirà che la madre di Orlando Zapata Tamayo &#8211; il recluso sanzionato per delitti comuni che è stato indotto alla morte da persone come questa gente ed il cui decesso si pretende celebrare questo mercoledì &#8211; si fotografa a Miami insieme al famoso terrorista Luis Posada Carriles e si sente tradita perché non ha ottenuto quello che gli avevano promesso approdando negli Stati Uniti.</p>
<p>Come hanno fatto prima con le prove, rivelate da Wikileaks, dei vincoli finanziari delle Dame di Bianco col governo nordamericano, i rappresentanti a L&#8217;Avana di questi poderosi mezzi di comunicazione, tanto attenti sempre a qualunque diceria che parli di corruzione a Cuba, taceranno qualsiasi riferimento allo scandalo che si è appena scoperto attorno alla “leader” di questo gruppo, Berta Soler, ed il denaro che riceve da Miami.</p>
<p>E così, potremmo continuare fino all&#8217;infinito, enumerando quello che la “stampa libera” è obbligata ad occultare ai suoi lettori su Cuba. Ma, per fortuna, esistono Internet e le reti sociali come Twitter, dove domani dalle 10 am, ora de L&#8217;Avana, sicuramente migliaia di voci staranno denunciando le manipolazioni e la doppia morale informativa che la grande stampa al servizio dei poderosi applica a questo paese.</p>
<p>L&#8217;etichetta è #DerechosdeCuba, la stessa a cui fu trafugato il Trending Topic il passato 9 dicembre, e l’avatar ha un&#8217;altra volta la bandiera con cui i cubani liberi dicono al mondo quello che gli Stati Uniti non vogliono che si conosca delle loro azioni contro l&#8217;Isola.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Sì, mi pagano per essere blogger</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 23:48:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi tempi di globalizzazione neoliberale l'umanità ha dovuto assumere come testimone ed attiva protagonista un'eccessiva mercificazione. Tutto si vende ed in conseguenza tutto deve essere comprato, fino al punto che in alcuni luoghi si è resa popolare la frase: “Qui si compra perfino il sorriso”. Tuttavia, molte volte si promuovono prodotti, servizi o attività che non sono avallate da alti livelli di qualità, né da un’adeguata abilitazione dei suoi produttori. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_2132" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2132" src="/files/2011/11/top-ten-300x174.jpg" alt="blogs cubani" width="300" height="174" /><p class="wp-caption-text">blogs cubani</p></div>
<p>In questi tempi di globalizzazione neoliberale l&#8217;umanità ha dovuto assumere come testimone ed attiva protagonista un&#8217;eccessiva mercificazione.</strong></p>
<p>Tutto si vende ed in conseguenza tutto deve essere comprato, fino al punto che in alcuni luoghi si è resa popolare la frase: “Qui si compra perfino il sorriso”. Tuttavia, molte volte si promuovono prodotti, servizi o attività che non sono avallate da alti livelli di qualità, né da un’adeguata abilitazione dei suoi produttori.</p>
<p>Risulta pertanto molto difficile trovare atteggiamenti filantropici che consegnino le loro offerte agli altri senza chiedere in cambio la rimunerazione adeguata.</p>
<p>L&#8217;USAID, il Governo degli Stati Uniti e la controrivoluzione di origine cubana si sono incaricati di creare un gruppo di “vendi-patria pro-yankee” che in cambio dei loro servizi (non vogliono che sia detto che sono pagati), sono “stimolati” coi milioni di dollari che si approvano ogni anno per la sovversione a Cuba.</p>
<p>A Cuba, come ha detto qualche tempo fa Enrique Ubieta, si identificano due gruppi (chiaramente caratterizzati) nella blog-sfera: quelli che appoggiamo la Rivoluzione Cubana ed il Sistema Socialista e quelli che si oppongono ad entrambi.</p>
<p>I secondi hanno tutte le risorse finanziarie e tecnologiche che consegna loro la SINA. Invece i primi, così come è stato ampiamente spiegato, soffriamo le limitazioni inerenti ad una banda ridotta che dispone Cuba per collegarsi ad Internet.</p>
<p>Manteniamo il nostro blog da reti altamente sature per la quantità degli utenti o attraverso arcaiche ed eccessivamente lente connessioni di accesso telefonico.</p>
<p>Assumo completamente la responsabilità di affermare, sicuramente con la complicità di molti altri blogger rivoluzionari che a me, sì mi pagano per ogni post che pubblico.</p>
<p>La grande differenza radica in che non mi paga nessuna potenza straniera. Non mi paga neanche il Governo Cubano per il quale svolgo altre responsabilità che mi riempiono di sano orgoglio.</p>
<p>La retribuzione mi arriva grazie alle visite dei miei lettori ed ai commenti che lasciano nel mio blog. Se per questa causa mi accusano di “blogger salariato” confesso che l&#8217;accetterò con soddisfazione ed allora alla chiusura dell&#8217;anno accorrerò all&#8217;ufficio tributario per dichiarare le “entrate” percepite con questo concetto e pagherò allo Stato le “imposte” corrispondenti.</p>
<p>scritto da Luis Ernesto Ruiz Martinez</p>
<p>tradotto da Ida Garberi</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
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