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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Silvio Rodriguez</title>
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		<title>Vivere senza avere prezzo ed affrontando il nemico</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 00:48:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Silvio. Stimati tutti. Non siamo molti gli artisti che abbiamo dedicato la nostra carriera a fare critica sociale come l'asse concettuale della nostra produzione artistica. Umilmente, l'opera di Buena Fe, per venti anni, lo dimostra. Abbiamo cantato alle distorsioni, agli arcaismi, ai disastri, alle deformazioni della nostra società, si può dire perfino con una relativa effettività. Come dice bene Giordan (che ringrazio per le sue parole), bisogna analizzare le cose nel loro contesto.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11447" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11447" alt="Israel Rojas" src="/files/2020/04/concierto01-580x342.jpg" width="580" height="342" /><p class="wp-caption-text">Israel Rojas</p></div>
<p><strong>Caro Silvio. Stimati tutti. Non siamo molti gli artisti che abbiamo dedicato la nostra carriera a fare critica sociale come l&#8217;asse concettuale della nostra produzione artistica. Umilmente, l&#8217;opera di Buena Fe, per venti anni, lo dimostra. Abbiamo cantato alle distorsioni, agli arcaismi, ai disastri, alle deformazioni della nostra società, si può dire perfino con una relativa effettività. Come dice bene Giordan (che ringrazio per le sue parole), bisogna analizzare le cose nel loro contesto.  </strong></p>
<p>Benché a nessuno devo spiegazioni. Ma le darò qui, in questa casa virtuale che Silvio ha creato affinché sia accolta la virtù.</p>
<p>Per prima cosa devo dire che il termine “blocco interno” è stato sequestrato da quelli che non hanno mai avuto i pantaloni per affrontarlo. È stato usato per articolare una meschina cortina di fumo contro il giusto reclamo di alzare il bloqueo genocida degli Stati Uniti contro Cuba.</p>
<p>Tra il 20 ed il 22 marzo 2020, il professore Carlos Lazo, da Seatle, negli Stati Uniti ha lanciato una proposta di petizione al Presidente degli Stati Uniti per la sospensione con carattere temporaneo, durante questo periodo di pandemia globale, del bloqueo contro Cuba. L’ha messa in due siti web per riscuotere le firme che appoggiassero questa iniziativa. Pochi giorni dopo, Antonio Guterres, segretario generale dell&#8217;ONU ha formulato esattamente la stessa proposta. È tutto giusto conforme al diritto internazionale umanitario. Da questa pandemia si esce con la cooperazione internazionale, non alimentando i conflitti.</p>
<p>Va bè, perché dalle piattaforme digitali progettate (o prestate) per distruggere la Rivoluzione Cubana (Cibercuba, Cubani per il Mondo, CubitaNow, Cubacute, eccetera) non è stato dato il benché minimo spazio a questa iniziativa del Professor Carlos Lazo.</p>
<p>Invece, non ha ritardato molto che vedesse la luce una controproposta. Un youtuber da Miami ha lanciato una petizione che faceva un appello alla comunità cubana affinché firmasse una proposta per togliere il blocco interno, basata su due argomenti. In primo luogo, l&#8217;affermazione esplicita che la proposta di Carlos Lazo era uno “stratagemma opportunista” per eludere le pressioni di Trump. La seconda, il falso argomento che si può chiedere il sollevamento del bloqueo a Cuba, solo quando si alzi il blocco interno.</p>
<p>Non mi estendo per dimostrare la canagliata. Qualsiasi lettore di questo sito può trarre le sue proprie conclusioni.</p>
<p>Quello che sì devo spiegare è che immediatamente quell&#8217;altra proposta ha avuto tutto l&#8217;appoggio mediatico della controrivoluzione (chiamo le cose con il loro nome, scusatemi se sono diretto). Amplificata e promossa, la proposta di sollevamento del blocco interno, ha raggiunto la sua meta, era evidente che l&#8217;obiettivo era eclissare la petizione nobile non solo di Lazo, ma bensì delle forze dell&#8217;umanesimo e dell&#8217;amore tra i popoli.</p>
<p>Allora, è arrivato il concerto online di Buena Fe, in tempi di pandemia. Ed in quel concerto, con tanto cubani collegati soprattutto fuori da Cuba, ho ricordato Silvio, che non ha dubitato un solo momento nel sacrificare il suo enorme capitale poetico e di convocazione per appoggiare la causa per la liberazione dei Cinque, nei concerti internazionali, quando non c&#8217;era né il minore barlume di speranza. Ed ho usato, questa tribuna digitale, questo spazio per appoggiare il Professor Carlos Lazo ed attaccare la proposta ingannevole, gretta e meschina che gli era stata anteposta. Potevo farlo meglio? Sicuro. Ma così è stato. Ed ovviamente, le piattaforme digitali della controrivoluzione si sono accanite contro di me. In quello stesso concerto online abbiamo ricevuto la chiamata del Dottor Carlos Perez, capo della brigata medica cubana in Lombardia. È stato un momento molto commovente per me e per l&#8217;udienza del concerto. Né una riga è stata dedicata a questo momento.</p>
<p>Infine. Una canzone di Silvio che ho cantato molto all&#8217;università, mi ha insegnato le “necedades” utili della vita. Tra queste, vivere senza avere prezzo e soprattutto affrontando il nemico. E questo implica essere disposto ad accettare i colpi, le calunnie, gli assassinati mediatici.</p>
<p>Non succede niente.</p>
<p>Grazie, caro Silvio.</p>
<p>(Da uno scambio nel Blog “Segunda Cita” del cantautore Silvio Rodriguez)</p>
<p>di Israel Rojas, direttore del gruppo musicale Buena Fe</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>Foto: Ismael Francisco / Cubadebate</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Perché esiste un giorno internazionale contro i crimini statunitensi?</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Aug 2019 01:43:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Atilio Boron]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando il mondo si scandalizzò durante le decadi degli anni 60 e 70 davanti alla non necessaria e sanguinante guerra del Vietnam –che cercò di riprendere la porzione della dominazione colonialista francese nel sud-est asiatico–ci furono molti intellettuali, artisti, scrittori e politici che cominciarono una campagna di coscientizzazione internazionale su quello che significava questo conflitto.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11070" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11070" alt="Atilio Boron (sx) e Silvio Rodriguez (dx)" src="/files/2019/08/AtilioSilvio.jpg" width="580" height="580" /><p class="wp-caption-text">Atilio Boron (sx) e Silvio Rodriguez (dx)</p></div>
<p><strong>Di seguito riportiamo un articolo dell’intellettuale argentino Atilio Boron del 2018, dove spiega chiaramente l’origine della data nefasta:</strong></p>
<p>“Quando il mondo si scandalizzò durante le decadi degli anni 60 e 70 davanti alla non necessaria e sanguinante guerra del Vietnam –che cercò di riprendere la porzione della dominazione colonialista francese nel sud-est asiatico–ci furono molti intellettuali, artisti, scrittori e politici che cominciarono una campagna di coscientizzazione internazionale su quello che significava questo conflitto.</p>
<p>Vietnam fu la prima gran dimostrazione dal secondo dopoguerra, che i paesi occidentali non avevano abbandonato la loro vocazione egemonica con carattere coloniale, e pertanto lesiva dei popoli e della loro autodeterminazione.</p>
<p>Nell&#8217;opinione pubblica statunitense, la Guerra del Vietnam fu mutando in un simbolo dell&#8217;obbrobrio che generò non solo controcultura negli Stati Uniti (il movimento Hippie e pacifista tra le altre dimostrazioni), ma anche una nuova maniera di mettere a fuoco il diritto internazionale nella politica estera delle nazioni militariste.</p>
<p>Il filosofo e matematico inglese Bertrand Russell, critico di questi deliri imperialisti e dei suoi genocidi inammissibili, promosse nel 1966 un tribunale che giudicasse i delitti di lesa umanità che gli Stati Uniti perpetravano sulle popolazioni civili vietnamiti, che bombardavano con Napalm, bruciando vivi i contadini, o spruzzando centinaia di migliaia di ettari con diossina, il terribile Agente Arancio, defoliante della giungla tropicale e che decimava ogni forma di vita esposta a questo chimico.</p>
<p>Oggi in Vietnam continuano a nascere bambini con malformazioni congenite dovuto ai milioni di tonnellate di questo agente lanciate da aeroplani statunitensi su tutto il paese.</p>
<p>Sebbene il Tribunale Russell fu di enorme importanza, le sue conseguenze pratiche furono nulle in termini di condanne o risultati giuridici effettivi.</p>
<p>Davanti a questa prospettiva, un piccolo gruppo di intellettuali, scrittori ed analisti politici argentini abbiamo abbordato nel 2017 questa problematica ed abbiamo concluso che era necessario articolare uno strumento di carattere internazionalista per rinforzare la memoria storica e rendere visibili i crimini che si sommano nella politica estera di Washington, anno dopo anno, con diversi metodi e con differenti giustificazioni.</p>
<p>È stato in questo modo che insieme all&#8217;analista internazionale e giornalista Telma Luzzani e lo scrittore e saggista Alejo Brignole, abbiamo elaborato una serie di idee che hanno creato il Giorno Internazionale dei Crimini statunitensi Contro l&#8217;Umanità. Inoltre, abbiamo scritto una Dichiarazione Mondiale Contro i Crimini Statunitensi all&#8217;Umanità dove esprimiamo una condanna collettiva al soggiogamento della legalità internazionale da parte degli USA, facendo notare le pericolose retrocessioni nella dignità umana che promuove la politica estera di Washington in tutto il mondo.</p>
<p>Abbiamo anche dibattuto sulle differenti date che offre il calendario di lesa umanità esposto dalle differenti Amministrazioni statunitensi da più di un secolo ed alla fine abbiamo scelto il 9 agosto come la data indicata. La seconda bomba atomica scaricata su Nagasaki il 9 agosto 1945 possiede un simbolismo molto chiaro sugli inumani metodi statunitensi contro gli altri popoli e le società.</p>
<p>Il lancio ufficiale del Giorno Internazionale dei Crimini Statunitensi Contro l&#8217;Umanità fu possibile, in larga misura, grazie al compromesso del quotidiano “Cambio de Bolivia”. Juan Cori Charca, il capo della sezione politica è stato il primo a farci notare l&#8217;importanza e trascendenza di questa data ed è stato l’incaricato di dargli voce e spazio dalle pagine del supplemento “Democracia Directa”, che dirige.</p>
<p>Questa è stata la pietra angolare per iniziare questa campagna internazionale di enormi conseguenze per la comprensione del ruolo statunitense nel mondo contemporaneo.</p>
<p>Questa triste ricorrenza conta già su adesioni internazionali delle più diverse provenienze: artisti come il cantautore cubano Silvio Rodriguez ed il poeta e saggista cubano Roberto Fernandez Retamar, Chico Buarque o il filosofo italiano Gianni Vattimo, tra molti altri. Lo stesso presidente della Bolivia, Evo Morales, ha aderito al giorno come un compromesso umanista e politico personale.</p>
<p>Ora ci aspetta internazionalizzare in tutti i continenti questa data per concedere uno strumento di riflessione per la società globale sul ruolo lesivo e la vocazione suprematista che esercitano gli Stati Uniti. Bisogna anche rompere il cerchio mediatico che la stampa oligopolistica alza quando si esprimono verità scomode per il sistema mondiale.</p>
<p>Grazie alle reti sociali ed alla stampa impegnata ed indipendente, sappiamo che sarà possibile realizzare questo lavoro che non è solo commemorativo, ma anche educativo, nella ricerca di una coscienza critica ai mali di questo mondo&#8221;.</p>
<p>da PLBolivia</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Concerto numero 100 nei quartieri</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 19:59:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa fase di concerti di quartiere è cominciata all'improvviso un giorno di qualche anno fa. E' nata dall'invito di un compagno, il Maggiore Josè Ilvarez Lopez, che lavorava a La Corbata, un quartiere di realtà precarie. Quell'esperienza, che noi abbiamo fatto per solidarietà, è risultata molto gratificante e per questo l'abbiamo voluta ripetere in un altro quartiere e poi in altri ancora, e siamo arrivati qui.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10908" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10908" alt="Silvio Rodriguez" src="/files/2019/04/DSC_0728-580x330.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Silvio Rodriguez</p></div>
<p><strong>Questa fase di concerti di quartiere è cominciata all&#8217;improvviso un giorno di qualche anno fa. E&#8217; nata dall&#8217;invito di un compagno, il Maggiore Josè Ilvarez Lopez, che lavorava a La Corbata, un quartiere di realtà precarie. Quell&#8217;esperienza, che noi abbiamo fatto per solidarietà, è risultata molto gratificante e per questo l&#8217;abbiamo voluta ripetere in un altro quartiere e poi in altri ancora, e siamo arrivati qui.</strong></p>
<p>Personalmente non ho mai visto questi concerti come qualcosa di straordinario; noi della nostra  generazione di trovadores ci siamo abituati a suonare nei quartieri, nelle scuole, nei centri di lavoro, nelle prigioni, in ogni luogo.</p>
<p>Devo anche dire che quando abbiamo iniziato a vincolare il nostro lavoro alla società avevamo idea di esperienze simili. Uno dei poeti che più ammiro, l&#8217;andaluso Federico Garcia Lorca, negli anni 30 del secolo passato, ha caricato su di un camion scenari e attori e girava i campi portando alla gente teatro e poesia. Quell&#8217;esperienza si chiamò “La Barraca”.</p>
<p>Un altro precedente ha avuto a che fare con la danza. La prima volta che ho assistito ad uno spettacolo di balletto non è stato in un teatro, ma per strada, di fronte all&#8217;Università de L&#8217;Avana, dove Alicia e Fernando Alonso hanno portato il Balletto Nazionale di Cuba.</p>
<p>Un altro precursore è stato il cinema, che molti contadini della Sierra Maestra e di altri luoghi impervi non avevano mai visto. Per questo quando è stato fondato l&#8217;ICAIC, di cui ricorre in questi giorni il 60esimo anniversario, Alfredo Guevara ha ordinato di portare con i muli gli impianti elettrici ed i proiettori e grazie a questo si sono incominciati a vedere i film nelle montagne.</p>
<p>Tutti questi esempi, e sicuramente altri che non conosco o che ho dimenticato, precedono questa esperienza di cantare sistematicamente nei quartieri, in questo tour che è stato definito “interminabile”. Quello che voglio dire è che tutto ciò che facciamo era già stato inventato.</p>
<p>Oggi, che questa fase raggiunge i 100 concerti, è impossibile non ricordare e ringraziare gli artisti talentuosi di tante discipline diverse che ci hanno accompagnato. Sento particolarmente presenti alcuni amici che sono già partiti e che non ci abbandonano mai, come il poeta e professore Guillermo Rodriguez Rivera che era a La Timba, come lo scrittore Jaime Sarusky che è venuto a Cocosolo, come il carissimo attore Carlos Ruiz de la Tejera che ci ha accompagnato a Buena Vista. Per di più il geniale Santiaguito Feliù che è stato con noi a Mantilla e in molte altre occasioni, oggi, il 30 marzo, compie 57 anni.</p>
<p>Ho sempre preferito la qualità alla quantità. Questo è quello che sento che si merita il popolo. Per questo il tour, in gran parte musicale, si è preoccupato soprattutto di avere una buona acustica. Così onoriamo le qualità espressive degli artisti che ci accompagnano. Seguendo questo principio, oggi abbiamo il piacere di presentare uno dei gruppi rumberi più importanti di quest&#8217;arte: Yoruba Andabo.</p>
<p>Lunedì inserirò la lista completa degli invisibili imprescindibili.</p>
<p>di Silvio Rodriguez</p>
<p>da Segunda Cita</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Parole all&#8217;inaugurazione del Premio Casa delle Americhe 2018</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jan 2018 20:30:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Inaugurazione]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Casa de las Americas]]></category>
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		<description><![CDATA[Se ad un secolo dalla sua nascita José Martí fu identificato come responsabile degli eventi rivoluzionari che inaugurarono la nostra tappa libertaria del 1953, si potrebbe anche dire che questa Casa delle Americhe è stata fondata dal nostro Apostolo, per il suo impegno con gli eroi che hanno iniziato le guerre d'emancipazione continentale contro il colonialismo. Per colmo, una giovane della generazione del centenario della nascita di Martí, protagonista di quella terribile giornata e simbolicamente bella fu, a sua volta, colei che ha fondato ed animato questa istituzione, che ha riunito scrittori come facendo un esperimento domestico di quell'ideale chiamato Nostra America]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10354" alt="Casa-de-las-Américas-2018-580x331" src="/files/2018/01/Casa-de-las-Américas-2018-580x331.jpg" width="580" height="331" />Fratelli convocati da questa Casa:</strong></p>
<p><strong>Se ad un secolo dalla sua nascita José Martí fu identificato come responsabile degli eventi rivoluzionari che inaugurarono la nostra tappa libertaria del 1953, si potrebbe anche dire che questa Casa delle Americhe è stata fondata dal nostro Apostolo, per il suo impegno con gli eroi che hanno iniziato le guerre d&#8217;emancipazione continentale contro il colonialismo. Per colmo, una giovane della generazione del centenario della nascita di Martí, protagonista di quella terribile giornata e simbolicamente bella fu, a sua volta, colei che ha fondato ed animato questa istituzione, che ha riunito scrittori come facendo un esperimento domestico di quell&#8217;ideale chiamato Nostra America.</strong></p>
<p>Un altro elemento essenziale di questa Casa, il mio amico poeta e pensatore Roberto Fernandez Retamar, l&#8217;anno scorso mi ha chiesto queste parole d&#8217;inaugurazione per il Premio n° 59. E&#8217; che Roberto sa che, benché questo accattivante evento non abbia ancora incluso la modalità della canzone, è indiscutibile che qui si è molto cantato, sia con poesia che con chitarra.</p>
<p>Ad esempio, il mese prossimo si compierà mezzo secolo da quando  diversi trovatori della mia generazione siamo stati, per la prima volta, in questa stessa sala. Non si chiamava ancora Che Guevara, anche se fu un nome che ci ha sorvolato quella notte. Per quanto mi riguarda, ero abbastanza intimorito, quasi non ci credevo, perché nel febbraio 1968 Casa delle Americhe era già un luogo d&#8217;onore ed amato, guidato da una eroina e sostenuto da brillanti artisti e scrittori.</p>
<p>Mancavano ancora molti romanzi, narrazioni, opere teatrali; mancavano indimenticabili libri di poesia. E mancavano perché assenti, o perché ce li avevano strappati, diversi amati fratelli. Perché questa Casa e questo Premio hanno sempre avuto la virtù di riunire donne e uomini più interessati al destino dei loro popoli che alle loro parole; gente consegnata all&#8217;ingegno, ma anche molto in carne e ossa. Quindi mancavano ancora d&#8217;accadere  sorprese in molti scenari, notizie attese o inconcepibili, speranze e ansie di diversa profondità.</p>
<p>Mancavano anche illuminazioni, goffaggini, apprendimenti; mancava  tempo, particella a particella, facendo quello che fanno la brezza e l&#8217;acqua quando scorrono. Mancava, dopo la schiuma, il sedimento rivelatore che ci fa riconoscere e sfidare, tra le miserie del mondo, la tristezza della nostra stessa natura.</p>
<p>Ad alcuni addirittura ci mancava più della metà delle nostre vite, sebbene non lo sapevamo. E tutti eravamo apprendisti di tutto: della storia scritta, di ciò che pensavamo fosse ancora da fare e scrivere e, naturalmente, quella della formica quotidiana: la storia reale che, tra spalle al muro e sfidante, ha scritto questo piccolo paese, capace di proiettare le enormi luci dei suoi sogni.</p>
<p>Alcuni sogni forse non arriveremo a toccare, almeno completamente, perché la costante vessazione certamente ci limita. Stiamo dove una battaglia lunga, complessa e ineguale ci permette. Questo ci ha fatto sviluppare un&#8217;arte di difesa che ci sostiene. E sebbene colui che si difende bene a volte riesce a sopravvivere, vedersi obbligato a basare l&#8217;esistenza su quella premessa non è la cosa più salutare.</p>
<p>Quelli di noi che hanno fatto parte di questa Casa delle Americhe per 59 anni hanno prova, in primo luogo, che il bene è possibile, e che l&#8217;arte e la cultura sono parte della sua sostanza. Sappiamo anche che alcuni inconvenienti possono durare più a lungo di quanto proclamato e che il bene è ancora perfettibile.</p>
<p>Per questi motivi siamo qui, con la volontà di essere migliori, di progredire. Ecco perché qui continuiamo. Ovviamente non eternamente e molto meno per consuetudine, ma perché siamo ancora capaci di provar brividi quando arriviamo in un posto come questa Casa.</p>
<p>È come se, improvvisamente, stesse per aprirsi una porta ed entrasse una signora con un sorriso tra picaresco e materno, con uno sguardo tra nostalgico ed indagatore, con una voce da flauto ed esili  braccia che ti avvolgono, ti sostengono, e persino ti raddrizzano e ti fanno pensare che sei al sicuro, che realmente puoi dire tutto ciò che ti pare –e persino ciò che immagini-; straordinario abbraccio  che ti fa sentire che stai crescendo, o che ti fa credere che quando dici è che cresci, e che solo per questo vale la pena essere vivo.</p>
<p>Grazie a questa e ad altre nitide presenze in questo momento in questa sala, posso dire benvenuti, fratelli, al Premio Casa delle Americhe del 2018.</p>
<p>Grazie mille</p>
<p>Silvio Rodríguez</p>
<p>L&#8217;Avana, 15 gennaio 2018</p>
<p>traduzione Francesco Monterisi</p>
<p>foto: Blog Segunda Cita</p>
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		<title>Fidel tra due infanzie</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2017/08/15/fidel-tra-due-infanzie/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Aug 2017 21:20:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Fidel Castro]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Rodriguez]]></category>

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		<description><![CDATA[Ascoltai parlare per la prima volta di Fidel nella mia infanzia, abbastanza prima del 1º gennaio 1959. Però il suo nome a quell’epoca si pronunciava a voce bassa ed a volte si percepiva nei mormorii degli anziani. Una notte l'ascoltai menzionare alla radio, anche questa volta a volume basso, in casa di qualche parente che aveva una radio a onde corte. Lì ascoltavamo una stazione radio clandestina che trasmetteva dalle montagne della Sierra Maestra, dove quel nome proibito ed i suoi amici combattevano, sparando contro l'esercito.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10130" alt="9.-En-la-Plaza-de-la-Revolución-1965-50-x-34-cm-Fidel-Castro-580x394" src="/files/2017/08/9.-En-la-Plaza-de-la-Revolución-1965-50-x-34-cm-Fidel-Castro-580x394.jpg" width="580" height="394" />Ascoltai parlare per la prima volta di Fidel nella mia infanzia, abbastanza prima del 1º gennaio 1959. Però il suo nome a quell’epoca si pronunciava a voce bassa ed a volte si percepiva nei mormorii degli anziani. Una notte l&#8217;ascoltai menzionare alla radio, anche questa volta a volume basso, in casa di qualche parente che aveva una radio a onde corte. Lì ascoltavamo una stazione radio clandestina che trasmetteva dalle montagne della Sierra Maestra, dove quel nome proibito ed i suoi amici combattevano, sparando contro l&#8217;esercito.  </strong></p>
<p>E’ stato così che ho appreso, per prima cosa, su Fidel che a volte bisognava essere discreti: non si poteva dire il suo nome, non si poteva dire che ascoltavamo quella stazione radio, come neanche si poteva dire che nella panetteria di fronte si vendevano i buoni del 26 Luglio. Per lo stesso motivo, è stato anche segreto che, dei miei soldatini giocattolo, i miei favoriti erano i ribelli, e che i loro nemici erano gli stessi nemici dei ribelli nella realtà.</p>
<p>Appena due anni dopo il trionfo rivoluzionario, Fidel, per me, fu quell&#8217;uomo giovane, energico e barbuto che ad alcuni metri sopra la mia testa, nella spiaggia di Varadero, salutava un esercito di maestri che all&#8217;alba sarebbe partito per i campi e le montagne di Cuba, armati di lanterne e manuali per alfabetizzare.</p>
<p>Questo fu il primo discorso dal vivo che gli ascoltai, e mi è piaciuto tanto,  che da allora molte volte sono ritornato per stare vicino al luogo dove Fidel si fermava per fare storia. Perfino durante il mio servizio militare, se qualcuna delle mie scarse licenze coincideva con un atto pubblico, io ci andavo, cercando di stare il più vicino possibile alla tribuna. Posso raccontare che stetti nello stadio in cui quel giovane colombiano, armato con la sua fisarmonica, ci fece conoscere “Cuba sì, yankee no!”. Ed anche quella volta della scalinata universitaria, quando qualcuno omise la parola Dio da un scritto di Josè Antonio Echeverria, e Fidel si indignò e fece il discorso memorabile dove ha definito le persone di strette vedute come “mutilati mentali.”</p>
<p>Confesso che quando Fidel parlò dei “elvispresliani” mi sentii in conflitto, perché da ragazzo, mi piacevano le canzoni e la chitarra di Elvis Presley. Pensai che le sue parole, più che alla musica, si riferivano ai giovani superficiali, restii alle urgenze del paese. Fu un punto scomodo, ma che non mi mise mai in una situazione di dubbio, perché le mie gerarchie sentimentali furono sempre mature.</p>
<p>La prima volta che stetti un po&#8217; più vicino a Fidel, è stato attraverso altre persone. Mi riferisco a quando qualche amico ha avuto un incontro diretto con lui e potei ascoltarlo raccontare. Questo è accaduto la notte più difficile della Crisi di Ottobre, quando il Capo della Rivoluzione si riunì con alcuni dirigenti, tra questi i responsabili del settimanale Mella, dove io lavoravo. Quella riunione fu per informare sulla possibilità che, all&#8217;alba, Cuba soffrisse due impatti nucleari. L&#8217;idea di quell&#8217;attacco –che come ho letto in seguito è stata di Robert Kennedy—, era dividere la nostra lunga isola in tre parti, per facilitare uno sbarco posteriore. Un consiglio che si diede in quella riunione fu che, quando l&#8217;attacco sarebbe accaduto, cercassimo di guardare verso ovest, per non rimanere accecati dal riverbero e potere resistere all&#8217;invasione nel terzo di paese dove saremmo rimasti.</p>
<p>Io avevo 15 anni. Dopo avere ascoltato che il mondo sarebbe stato distrutto la mattina dopo, quando i miei compagni uscirono e rimasi solo, mi rifugiai nella luna. Guardandola, qualcosa mi disse che tutto ciò era troppo per essere vero. Può darsi che mi aiutasse a pensare così una conga assurda che ballavano in Belascoain verso il basso, a due isolati da dove mi trovavo col mio fuciletto. Ma la cosa certa è che mentre alcuni cavillavano sul destino del mondo ed altri celebravano che eravamo socialisti, Fidel era sveglio, organizzando la resistenza dopo l&#8217;ecatombe nucleare. Era lo stesso Fidel che in quel luogo chiamato Cinco Palmas, dopo l&#8217;arduo sbarco dallo yacht e la sconfitta di Alegria de Pio, disse ai pochi che rimanevano che ora sì, che avrebbero fatto la Rivoluzione. Lo stesso uomo del quale alcuni dei suoi compagni pensarono in quel momento che fosse diventato pazzo. Per questo motivo credo che una delle cose che fece Fidel essere Fidel fosse la sua straordinaria avvedutezza, e la sua certezza che comunque vada, sempre ci sarà un dopo per continuare a lottare.</p>
<p>E chissà perché io sono distante dall’essere così –perché non posseggo la sua grandezza–, perché la realtà può arrivare ad opprimermi e perfino a persuadermi, devo dire che questo pazzo ipotetico, questo anticonformista incorreggibile, questo ribelle con una causa mi reclutò fin dall&#8217;infanzia.</p>
<p>Ci sono altri aspetti di Fidel, meno pubblici, che comunque sono anche loro molto seducenti: come quando confessa che quello che più gli piacerebbe sarebbe fermarsi in un angolo, o quando accetta la sfida di chi cucina la migliore paella e si mette un grembiule, o quando dice che gli sarebbe piaciuto essere poeta.</p>
<p>C&#8217;è sicuramente una moltitudine di “Fideles” abitando lo stesso scheletro e plasmando l&#8217;uomo che ebbe l&#8217;energia e la fortuna di portare avanti una vita complessa, difficilmente paragonabile, tanto autentica che trascinò con sé i suoi contemporanei e che oggi convoca ancora e somma pensieri. Per questo motivo non dubito che ci sarà Fidel ancora per molto tempo.</p>
<p>A meno che venga un altro periodo oscuro, nel quale gli ingiusti riescano a restituirlo ad un&#8217;altra montagna, ad un altro silenzio come quello di quando ascoltai il suo nome per la prima volta, nella mia infanzia. Se quel velo cadesse, non dubito che Fidel ritornerà a rompere il mutismo imposto e che un altro giorno, con un altro nome luminoso come quello di quel gennaio, tornerà ad ottenere la vittoria.</p>
<p>di Silvio Rodriguez</p>
<p>foto Alberto Korda</p>
<p>da Segunda Cita</p>
<p>tradotto da Ida Garberi</p>
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		<title>Sono un uomo di centro</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2017/02/10/sono-un-uomo-di-centro/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2017 02:27:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono un uomo di centro. Incominciai col nascere, senza rendermi conto, per vedermi nel centro della vita. Ero ancora un bambino quando mi strappai dalla mia famiglia per lanciarmi al centro della notte, con la miccia di un quaderno ed un manuale. Poco dopo arrivai al centro di me stesso, con un arma nella mano, difendendo un paese che arrivava al suo centro.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9769" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9769" alt="Silvio Rodriguez" src="/files/2017/02/silvio-rodriguez.jpg" width="580" height="871" /><p class="wp-caption-text">Silvio Rodriguez</p></div>
<p><strong>Sono un uomo di centro. Incominciai col nascere, senza rendermi conto, per vedermi nel centro della vita. Ero ancora un bambino quando mi strappai dalla mia famiglia per lanciarmi al centro della notte, con la miccia di un quaderno ed un manuale. Poco dopo arrivai al centro di me stesso, con un arma nella mano, difendendo un paese che arrivava al suo centro.</strong></p>
<p>Ero arrivato al centro della coscienza collettiva e non conoscevo ancora il centro dell&#8217;esistenza umana. Questo centro supremo mi aspettava nelle intimità di una giovane. E fu il centro del mondo, del piacere e del dolore, della sorte e della morte, lampi, diluvi. Dal deserto anteriore e da questa umidità arrivai al centro delle mie parole.</p>
<p>Al centro di spasmi ho dato vita agli innocenti. Al centro dell&#8217;amicizia feci un credo e sfidai montagne. Al centro della morte sono sopravvissuto alle mie stesse miserie. E se nel futuro ci sarà qualche centro starò lì, nella foschia spettrale di milioni di nomi che continuano nel centro di tutto, imparando a nascere.</p>
<p>di Silvio Rodriguez</p>
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		<title>Silvio dedica una canzone ad Ana Belen Montes</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2016 21:05:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con il suo berretto grigio, il maglione scuro e un tema strumentale sul punto di terminare, è entrato, ieri, il cubano Silvio Rodriguez nel Coliseum, che lo aspettava con circa 4000 posti a sedere occupati e con il loro uditi attenti a quella che è stata la sua prima Canzone d’amore. “Avrei dovuto dire vi voglio offrire”, ha detto, con la chitarra tra le mani, riferendosi a una delle frasi che aveva appena cantato, una di quelle che gli “divertono la gola”, ha detto.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9256" alt="silvi-en-coruna" src="/files/2016/04/silvi-en-coruna.jpg" width="580" height="329" />Con il suo berretto grigio, il maglione scuro e un tema strumentale sul punto di terminare, è entrato, ieri, il cubano Silvio Rodriguez nel Coliseum, che lo aspettava con circa 4000 posti a sedere occupati e con il loro uditi attenti a quella che è stata la sua prima Canzone d’amore. “Avrei dovuto dire vi voglio offrire”, ha detto, con la chitarra tra le mani, riferendosi a una delle frasi che aveva appena cantato, una di quelle che gli “divertono la gola”, ha detto.</strong></p>
<p>E le voci hanno cominciato ad alzarsi con Oleo de una mujer con sombrero, poiché è stata la prima delle canzoni del concerto che era parte di quel cantare insieme, che interpretò con Aute in Las Ventas nel 1993. E hanno suonato i versi di Ruben Martinez Villena prima di un riposo del cantautore che, il giorno prima, ha visitato gli studenti del collegio Sanjurjo de Carricarte, con la sua chitarra, per cantargli la vita e l’amore.</p>
<p>Ha dedicato La Maza ad una prigioniera portoricana (Ana Belen Montes) che sconta la prigione negli USA e a José Couso (giornalista spagnolo ucciso dalle truppe USA in Iraq ndt). Con San Petersburgo ha ricordato Gabriel Garcia Marquez, che durante un pericoloso volo, gli regalò immagini fatte con parole affinché le trasformasse in canzone. La parte finale del concerto, senza dubbio, il più cantato, Quién fuera, El necio, La era, Está pariendo un corazón, Ángel para un final, oltre de Ojalá .</p>
<p>Sul suo blog Segunda Cita, Silvio ha spiegato chi è Ana Belen Montes e perché le ha dedicato La Maza:</p>
<p>&#8220;La detenuta che ho menzionato ieri, dopo di Mujeres, non è cubana, è portoricana. Si chiama Ana Belen Montes ed era un alto ufficiale dei servizi segreti USA. Quando sapeva che stavano per fare qualcosa di brutto a Cuba ci passava le informazioni. Così sta scontando una condanna di decenni e, alcuni anni fa, posi qui, come pagina iniziale, il suo allegato di auto-difesa. Ana Belen Montes. Molto male abbiamo evitato grazie a lei. Libertà per lei&#8221;.</p>
<p>di Gemma Malvido/ La Opinion</p>
<p>foto: La Opinion</p>
<p>traduzione di www.cubainformazione.it</p>
<p><a href="http://www.cubadebate.cu/noticias/2016/04/09/silvio-ofrece-concierto-en-el-coliseum-de-coruna/#.Vwp_mEe53mg"  target="_blank" rel="nofollow">per vedere il video</a></p>
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		<title>Silvio Rodriguez riflette sulla visita di Obama</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2016 01:01:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli Stati Uniti non hanno mai accettato che decidessimo che cosa fare nella nostra propria casa, ricordò il cantautore cubano Silvio Rodriguez con motivo della presenza sull'isola del presidente nordamericano, Barack Obama. Per mezzo di un'entrata pubblicata nel suo blog “Segunda Cita”, il riconosciuto rappresentante del movimento della Nuova Trova Cubana espresse le sue considerazioni sulla prima visita che realizza a L'Avana in quasi 90 anni un occupante della Casa Bianca.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9229" alt="Silvio" src="/files/2016/03/Silvio.jpg" width="350" height="230" />Gli Stati Uniti non hanno mai accettato che decidessimo che cosa fare nella nostra propria casa, ricordò il cantautore cubano Silvio Rodriguez con motivo della presenza sull&#8217;isola del presidente nordamericano, Barack Obama.  </strong></p>
<p>Per mezzo di un&#8217;entrata pubblicata nel suo blog “Segunda Cita”, il riconosciuto rappresentante del movimento della Nuova Trova Cubana espresse le sue considerazioni sulla prima visita che realizza a L&#8217;Avana in quasi 90 anni un occupante della Casa Bianca.</p>
<p>“Ho notato che normalmente si dimentica che questa lite terribile incominciò perché i nostri vicini non sopportarono che decidessimo che cosa fare nella nostra propria casa”, scrisse l&#8217;artista, che ricordò che gli Stati Uniti erano abituati che nella nazione caraibica si facesse quello che volevano loro.</p>
<p>Nel testo intitolato “La mia famiglia ed Obama”, Rodriguez espresse che, “facendo ben palese il loro disaccordo, non ci parlarono più e ci hanno fatto la guerra”.</p>
<p>“Questa causa c&#8217;allontanò violentemente da quello che sarebbe stata la nostra vita di popolo agguerrito ma pacifico, metà lavoratore, metà svitato. Questa causa c&#8217;obbligò a prendere tutte le cose tragicamente piuttosto che con umorismo, ci mostrò e c&#8217;avvicinò moltissimo alle ragioni della formica”, scrisse.</p>
<p>In mezzo al soggiorno di tre giorni del mandatario nordamericano, l&#8217;autore di temi come “Ojalà” e “Cita con angeles”, si domandò se magari è arrivato il momento di cercare di raggiungere quello che non ci hanno lasciato essere, con quello che avremmo potuto avere, con un vicino più rispettoso e gentile”.</p>
<p>Secondo il cantautore, alcune riflessioni degli specialisti si basano sui punti interrogativi sulle qualità delle conversazioni che si realizzano tra i governi di Cuba e gli Stati Uniti, che sono stati sempre prototipo di confronto durante la seconda metà del XX secolo e dall’inizio del XXI secolo.</p>
<p>“Nonostante posizioni opposte, normalmente si coincide sul fatto che il futuro sarà secondo ciò su cui si è dialogato. Io, ovviamente, condivido la curiosità per certi dettagli, benché supponga le sfumature”, considerò.</p>
<p>Rodriguez che condivise le opinioni dei membri della sua famiglia sulla visita di Obama nel testo, aggregò che, nonostante tutto, è sicuro di una cosa: una cosa è quello che si dice, quello che si crede onestamente, ed un altra è quello che alla fine, risulta”.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Manipolare le parole di Silvio Rodriguez, Frei Betto o del Papa o fare notizia della non notizia</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2015/10/09/manipolare-le-parole-di-silvio-rodriguez-frei-betto-o-del-papa-o-fare-notizia-della-non-notizia/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2015 00:47:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
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		<category><![CDATA[Silvio Rodriguez]]></category>

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		<description><![CDATA[222 mezzi di comunicazione, di 31 paesi, hanno coperto la visita del Papa Francesco a Cuba. Come nelle due precedenti visite papali, una legione di giornalisti inviati -più di mille- è giunta a cercare l'immagine, l'evento, la dichiarazione ... che convertisse in notizia internazionale la condanna del Papa del Governo cubano. Ma, di nuovo, sono rimasti col miele sulle labbra.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8936" alt="" src="/files/2015/10/leccionesdemanipulacion276.jpg" width="300" height="128" />222 mezzi di comunicazione, di 31 paesi, hanno coperto la visita del Papa Francesco a Cuba (1). Come nelle due precedenti visite papali (2), una legione di giornalisti inviati -più di mille- è giunta a cercare l&#8217;immagine, l&#8217;evento, la dichiarazione &#8230; che convertisse in notizia internazionale la condanna del Papa del Governo cubano. Ma, di nuovo, sono rimasti col miele sulle labbra (3).</strong></p>
<p>Dimostrazione della frustrazione di questi media sono i titoli del quotidiano spagnolo &#8220;El Pais&#8221;, che più che riflettere quello che è successo a Cuba, ha evidenziato ciò che non è accaduto: &#8220;Il Papa non emette alcun messaggio critico con i Castro&#8221; (4) &#8220;Il Papa evita qualsiasi riferimento ai dissidenti nel suo primo atto a Cuba&#8221; (5), &#8220;Silenzi di Francesco&#8221; (6) o &#8220;Il Papa ammette di non aver mai pensato d&#8217;incontrare i dissidenti cubani&#8221;(7).</p>
<p>Ma questi media non si conformarono a convertire la non notizia in notizia. Inoltre, manipolarono spudoratamente le dichiarazioni dei protagonisti.</p>
<p>&#8220;El País&#8221; adulterava il messaggio di un noto difensore della Rivoluzione cubana: il frate domenicano brasiliano Frei Betto (8). &#8220;A Cuba ci può essere uno &#8216;shock&#8217; fra austerità e consumismo&#8221;, titolava, centrando tutta la notizia in una breve riflessione, di Betto, sui pericoli del turismo di massa USA nell&#8217;isola, che ha appena occupato pochi minuti in una lunga conferenza stampa. Per conoscere tutto ciò che &#8220;El Pais&#8221; ha censurato ai suoi lettori dobbiamo rivolgerci alla stampa cubana, che ha riferito di detta riflessione del teologo (9), ma ha riportato, anche, altre dichiarazioni molto più centrali: per esempio, che il popolo cubano &#8220;ha l&#8217;orgoglio di difendere la sua Rivoluzione&#8221;, i cui valori sono simili ai &#8220;valori evangelici&#8221; di &#8220;solidarietà (e) condivisione dei beni&#8221;; o che il riconoscimento del fallimento del blocco, da parte degli USA, è simile alla sua &#8220;sconfitta in Vietnam&#8221; (10).</p>
<p>Il quotidiano spagnolo &#8220;El Mundo&#8221; faceva il suo con le parole del cantautore cubano Silvio Rodriguez. &#8220;Silvio Rodriguez: dovevamo avvicinarci prima agli USA&#8221; (11) era il titolo dell&#8217;intervista, che puntava a Cuba come colpevole dell&#8217; &#8220;allontanamento&#8221; politico dagli USA negli ultimi anni. Ma se leggiamo l&#8217;intervista -realizzata per scritto nel solito modo del cantante per evitare manipolazioni- scopriamo che ciò che dichiarò Silvio fu un&#8217;altra cosa &#8220;il riavvicinamento tra Cuba e gli USA&#8221; (&#8230;) &#8220;doveva avvenire prima&#8221;. Egli non ha segnalato, dunque, colpevoli in modo esplicito. In ogni caso, la posizione del cantautore è ben nota. Pochi giorni fa, nel suo blog &#8220;Segunda cita&#8221;, ha ricordato gli alfabetizzatori cubani assassinati da bande pagate dalla CIA e di come ha dovuto &#8220;imparare a maneggiare le armi&#8221; per difendersi &#8220;dai suoi politici e militari&#8221; (riferendosi a quelli degli USA) (12).</p>
<p>Altri media giunsero a distorcere le parole stesse del Papa. Nel giornale argentino &#8220;Clarin&#8221;, leggiamo che &#8220;nella sua prima messa a Cuba, il Papa ha criticato le ideologie&#8221; (13). Ma, anche se non ha parlato di quali ideologie, li c&#8217;era &#8220;Clarin&#8221;, per chiarirlo &#8220;la definizione del pontefice -si legge- suonò potente per essere stata detta in un paese come Cuba, con un regime che dà all&#8217;ideologia marxista -che &#8216;sacralizza&#8217; lo Stato- una grande importanza&#8221;.</p>
<p>Giorni dopo, Papa Francesco si recava negli USA. Pensate che qualcuno di questi media abbia titolato, in modo condannante, che &#8220;Il Papa non emise alcun messaggio critico sul governo USA&#8221; -per la repressione poliziesca, che causa due morti ogni giorno in quel paese (14), per la partecipazione del suo esercito in conflitti armati in 74 paesi (15), o per le decine di migliaia di persone che muoiono, ogni anno, a causa della mancanza di un servizio pubblico di salute e universale (16)? Pensate che ci abbiano parlato dei &#8220;silenzi di Francesco&#8221;, perché &#8220;ha evitato ogni riferimento ai dissidenti&#8221; imprigionati negli USA, come Oscar López Rivera, Mumia Abu-Jamal, Leonard Peltier (17) o Bradley Manning (18)? Voi, cosa credete?</p>
<p>José Manzaneda coordinatore di Cubainformacion</p>
<p>Traduzione Francesco Monterisi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/64775-manipular-las-palabras-de-silvio-rodriguez-frei-betto-o-el-papa-o-hacer-noticia-de-la-no-noticia" >per vedere il video</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(1) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.tvn-2.com/el-papa-en-cuba/notas/periodistas-acreditados-cubrir-Papa-Cuba_0_4303069737.html" >http://www.tvn-2.com/el-papa-en-cuba/notas/periodistas-acreditados-cubrir-Papa-Cuba_0_4303069737.html</a></p>
<p>(2) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/42539-cuba-300-medios-y-una-sola-maquina-de-inventar-palabras-que-el-papa-no-dijo-parte-1" >http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/42539-cuba-300-medios-y-una-sola-maquina-de-inventar-palabras-que-el-papa-no-dijo-parte-1</a></p>
<p>(3) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubainformacion.tv/index.php/la-columna/210-edmundo-garcia/64717-la-visita-del-papa-celebracion-en-cuba-y-resignacion-en-los-medios-de-miami" >http://www.cubainformacion.tv/index.php/la-columna/210-edmundo-garcia/64717-la-visita-del-papa-celebracion-en-cuba-y-resignacion-en-los-medios-de-miami</a></p>
<p>(4) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://internacional.elpais.com/internacional/2015/09/21/actualidad/1442861529_290577.html" >http://internacional.elpais.com/internacional/2015/09/21/actualidad/1442861529_290577.html</a></p>
<p>(5) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://internacional.elpais.com/internacional/2015/09/20/actualidad/1442757405_412384.html" >http://internacional.elpais.com/internacional/2015/09/20/actualidad/1442757405_412384.html</a></p>
<p>(6) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://elpais.com/elpais/2015/09/22/opinion/1442942930_625577.html" >http://elpais.com/elpais/2015/09/22/opinion/1442942930_625577.html</a></p>
<p>(7) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://internacional.elpais.com/internacional/2015/09/22/actualidad/1442952751_428486.html" >http://internacional.elpais.com/internacional/2015/09/22/actualidad/1442952751_428486.html</a></p>
<p>(8) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://internacional.elpais.com/internacional/2015/09/19/actualidad/1442676129_126540.html" >http://internacional.elpais.com/internacional/2015/09/19/actualidad/1442676129_126540.html</a></p>
<p>(9) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubadebate.cu/opinion/2015/09/22/el-papa-en-cuba/#.VgJac31RLIU" >http://www.cubadebate.cu/opinion/2015/09/22/el-papa-en-cuba/#.VgJac31RLIU</a></p>
<p>(10) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.juventudrebelde.cu/cuba/2015-09-19/frei-betto-el-pueblo-cubano-heroicamente-ha-resistido-el-bloqueo/" >http://www.juventudrebelde.cu/cuba/2015-09-19/frei-betto-el-pueblo-cubano-heroicamente-ha-resistido-el-bloqueo/</a></p>
<p>(11) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.elmundo.es/cultura/2015/09/21/55fc5338268e3e51548b45bc.html" >http://www.elmundo.es/cultura/2015/09/21/55fc5338268e3e51548b45bc.html</a></p>
<p>(12) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://segundacita.blogspot.com.es/2015/08/deseo-una-quebrada.html" >http://segundacita.blogspot.com.es/2015/08/deseo-una-quebrada.html</a></p>
<p>(13) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.clarin.com/mundo/Papa-gira-Cuba-misa-ideologias_0_1434456981.html" >http://www.clarin.com/mundo/Papa-gira-Cuba-misa-ideologias_0_1434456981.html</a></p>
<p>(14) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubainformacion.tv/index.php/doble-rasero/63827-ise-imaginan-que-un-solo-preso-llevara-en-cuba-43-anos-en-aislamiento-como-en-eeuu" >http://www.cubainformacion.tv/index.php/doble-rasero/63827-ise-imaginan-que-un-solo-preso-llevara-en-cuba-43-anos-en-aislamiento-como-en-eeuu</a></p>
<p>(15) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://actualidad.rt.com/actualidad/view/94390-eeuu-guerras-conflictos-mundo" >http://actualidad.rt.com/actualidad/view/94390-eeuu-guerras-conflictos-mundo</a></p>
<p>(16) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.librered.net/?p=19015" >http://www.librered.net/?p=19015</a></p>
<p>(17) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubainformacion.tv/index.php/solidaridad-con-cuba/64605-comienza-jornada-en-washington-contra-el-bloqueo-con-un-llamado-a-que-eeuu-imite-a-cuba-en-la-liberacion-de-presos" >http://www.cubainformacion.tv/index.php/solidaridad-con-cuba/64605-comienza-jornada-en-washington-contra-el-bloqueo-con-un-llamado-a-que-eeuu-imite-a-cuba-en-la-liberacion-de-presos</a></p>
<p>(18) <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubainformacion.tv/index.php/objetivo-falsimedia/50553-Bradley-Manning-la-traicion-de-revelar-asesinatos-torturas-e-invasiones" >http://www.cubainformacion.tv/index.php/objetivo-falsimedia/50553-Bradley-Manning-la-traicion-de-revelar-asesinatos-torturas-e-invasiones</a></p>
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		<title>Chiedilo al mio popolo…</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2015 21:21:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Rodriguez]]></category>
		<category><![CDATA[XX secolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2014 è incominciato con la scomparsa di persone care ed ammirate. Il primo è stato Felix Grande. Non appena lo seppi, chiamai Paco de Lucia, che avevo conosciuto molti anni fa nell'appartamento madrileno di Felix. Ma pochi giorni dopo è arrivato il colpo dello stesso Paco, e lì incominciai a domandarmi che caspita stava succedendo. Qualcosa come una risposta continuò ad arrivare, implacabile, dopo col Gabo, con Santi, con Formell…  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-8319" alt="" src="/files/2015/01/cuba-de-fiesta-580x317.jpg" width="580" height="317" />Il 2014 è incominciato con la scomparsa di persone care ed ammirate. Il primo è stato Felix Grande. Non appena lo seppi, chiamai Paco de Lucia, che avevo conosciuto molti anni fa nell&#8217;appartamento madrileno di Felix. Ma pochi giorni dopo è arrivato il colpo dello stesso Paco, e lì incominciai a domandarmi che caspita stava succedendo. Qualcosa come una risposta continuò ad arrivare, implacabile, dopo col Gabo, con Santi, con Formell…  </strong></p>
<p>Ci sono stati anche decessi meno celebri, benché non meno dolorosi, ed ho pensato  un&#8217;idea inutile, con un pizzico di realtà: sta finendo il XX Secolo.</p>
<p>E mi ricordai di me stesso a metà di quel secolo, quando appena sapevo che esistevano parole come atomo, Cina o precipizio, domandandomi che cosa voleva dire tutto questo, senza sospettare che dietro ad ogni nome c&#8217;è una storia lunga e complessa, come la conoscenza umana.</p>
<p>Se fossi mistico, chissà avrei pensato che le buone notizie di fine d’anno sono state propiziate da quelle amare, iniziali. Ma non funziona così. Ogni evento dipende dal suo proprio ciclo vitale che può allungarsi o restringersi solo relativamente, perché, fino ad ora, tutto quello che ha un principio sembra avere una fine. Perfino cose che sembravano non averlo, all&#8217;improvviso succede che sì, che l&#8217;hanno, per quanto ci stupisca.</p>
<p>Qui mi ricordo quella leggenda in cui, in mezzo ai festeggiamenti per la nascita del suo primogenito, l&#8217;umile contadino si domanda: “Sarà per il bene? Sarà per il male?”… Era un uomo che ogni volta che succedeva qualcosa, si faceva la stessa domanda: “Sarà per il bene? Sarà per il male?” E risultava che tutto era per entrambe le cose; come se la vita, succedesse quello che succedesse, portasse con sé due volti: quello che chiamano il Ying ed il Yang, in Oriente.</p>
<p>Questa leggenda è molto reale, e molto di lei possiamo trovare nelle nostre storie personali, in quelle del nostro ambiente, tanto immediato come mediato, e perfino in una prospettiva pronunciata.</p>
<p>Ma non dobbiamo credere in tutto questo come qualcosa di inesorabile, come un fulmine che cade e ci fulmina. Perché il desiderio di vivere e la volontà umana sono capaci di superare quasi qualsiasi avversità.</p>
<p>E se non ci credi, domandalo al mio popolo!</p>
<p>di Silvio Rodriguez</p>
<p>preso del blog Segunda Cita</p>
<p>foto di Ladirene Perez</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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