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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Santo Domingo</title>
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		<title>Raul Castro: non è stato mai così necessario camminare verso l&#8217;unità</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2017 02:18:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Raúl Castro Ruz]]></category>
		<category><![CDATA[CELAC]]></category>
		<category><![CDATA[Raul Castro]]></category>
		<category><![CDATA[Santo Domingo]]></category>
		<category><![CDATA[V Vertice della CELAC]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel Vertice che diede vita a questa Comunità, a Caracas, nel 2011, abbiamo espresso la convinzione che “l'unità e l’integrazione politica, economica, sociale e culturale dell'America Latina e dei Caraibi costituiscono (…) una necessità per affrontare con successo le sfide che si sono presentate nella regione”. Non è stato mai così necessario camminare verso l'unità, riconoscendo che abbiamo numerosi interessi in comune. Lavorare per “l’unità nella diversità” è una necessità inevitabile.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9731" alt="raul-celac-dominicana-580x330" src="/files/2017/01/raul-celac-dominicana-580x330.jpg" width="580" height="330" />&#8220;Stimato presidente Medina;  </strong><br />
<strong>  </strong><br />
<strong>Stimati Cape e Capi di Stato o di Governo dell&#8217;America Latina e dei Caraibi;  </strong><br />
<strong>  </strong><br />
<strong>Distinti Capi di Delegazioni ed invitati:  </strong></p>
<p>Nel Vertice che diede vita a questa Comunità, a Caracas, nel 2011, abbiamo espresso la convinzione che “l&#8217;unità e l’integrazione politica, economica, sociale e culturale dell&#8217;America Latina e dei Caraibi costituiscono (…) una necessità per affrontare con successo le sfide che si sono presentate nella regione”.</p>
<p>Non è stato mai così necessario camminare verso l&#8217;unità, riconoscendo che abbiamo numerosi interessi in comune. Lavorare per “l’unità nella diversità” è una necessità inevitabile.</p>
<p>Per raggiungerla, si richiede uno stretto attaccamento al Proclama dell&#8217;America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, firmato dai Capi di Stato e di Governo a L&#8217;Avana in gennaio del 2014, nel quale ci compromettemmo “con lo stretto compimento del suo obbligo di non intervenire, direttamente o indirettamente, nei temi interni di qualsiasi altro Stato,” ed a risolvere le differenze in forma pacifica, oltre a “rispettare pienamente il diritto inalienabile di ogni Stato a scegliere il suo sistema politico, economico, sociale e culturale”.</p>
<p>Per ciò, è indispensabile che tutti i membri della comunità internazionale rispettino pienamente i postulati del Proclama nelle sue relazioni coi paesi della CELAC.</p>
<p>Sarebbe desiderabile che il nuovo governo degli Stati Uniti opti per il rispetto della regione, benché sia preoccupante che abbia dichiarato intenzioni che mettono a rischio i nostri interessi nelle sfere del commercio, dell&#8217;impiego, della migrazione e dell&#8217;ecosistema, tra gli altri.</p>
<p>Pertanto, è imprescindibile stabilire programmi di azione comuni e rendere più effettiva la gestione della CELAC.</p>
<p>D&#8217;altra parte, un ritorno del neoliberalismo incrementerebbe la povertà e la disoccupazione, aggravando così le condizioni sociali nell&#8217;America Latina e nei Caraibi.</p>
<p>Sig. Presidente:</p>
<p>Reiteriamo il nostro appoggio al popolo ed al governo venezuelani nella difesa della loro sovranità ed autodeterminazione davanti alle azioni contro la Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>Continueremo a contribuire nella misura delle nostre possibilità all&#8217;implementazione dell&#8217;Accordo Finale di Pace tra il Governo della Colombia e le FARC-EP ed appoggiando le conversazioni di pace con l&#8217;ELN.</p>
<p>Riaffermiamo che il popolo di Portorico deve essere libero ed indipendente; continueremo appoggiando gli appelli dell&#8217;Ecuador davanti al rifiuto della multinazionale a risarcire i gravi danni ambientali nell&#8217;Amazzonia; respingiamo la manipolazione politica contro il governo boliviano ed i tentativi di destabilizzare il paese; ci congratuliamo con il presidente Daniel Ortega per la sua recente rielezione in Nicaragua ed anche con la vicepresidentessa Rosario Murillo.</p>
<p>Reiteriamo il nostro rifiuto al golpe di stato parlamentare-giudiziario perpetrato in Brasile contro la presidentessa Dilma Rousseff, alla quale esprimiamo la nostra solidarietà, oltre che all&#8217;ex presidente Luis Inacio Lula da Silva.</p>
<p>Confermiamo l&#8217;appoggio di Cuba alle nazioni caraibiche sorelle davanti ai tentativi di privarle dell&#8217;accesso alle risorse finanziarie, nel combattimento contro il cambiamento climatico, e nella loro esigenza legittima di risarcimento per i danni fatti dal colonialismo e dalla schiavitù.</p>
<p>Reiteriamo il nostro appoggio agli sforzi della Repubblica dell’Argentina per recuperare le Isole Malvine, le Georgia del Sud e le Sandwich Australi.</p>
<p>Stimato Presidente:</p>
<p>Desidero esprimere la volontà di Cuba di continuare a negoziare i temi bilaterali in sospeso con gli Stati Uniti, sulla base dell&#8217;uguaglianza, della reciprocità e del rispetto alla sovranità ed all&#8217;indipendenza del nostro paese, e di proseguire il dialogo rispettoso e la cooperazione in temi di interesse comune col nuovo governo del presidente Donald Trump.</p>
<p>Cuba e gli Stati Uniti possono cooperare e convivere in forma civile, rispettando le differenze e promuovendo tutto quello che faccia bene ad entrambi i popoli ed i paesi, ma non ci si deve aspettare che per questo Cuba realizzi concessioni inerenti alla sua sovranità ed alla sua indipendenza.</p>
<p>Il bloqueo economico, commerciale e finanziario persiste, quello che provoca considerabili privazioni e danni umani che ledono gravemente la nostra economia ed ostacolano lo sviluppo.</p>
<p>A dispetto di ciò, continuiamo occupati nell&#8217;aggiornamento del nostro modello economico e sociale e continueremo a lottare per costruire una Nazione sovrana, indipendente, socialista, democratica, prospera e sostenibile.</p>
<p>Vorrei esprimere la mia profonda gratitudine al presidente Danilo Medina per il suo sentito omaggio di ricordo al Comandante in Capo della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz, nell&#8217;atto inaugurale di questo Vertice, ed a tutti quelli che c&#8217;inviarono le loro condoglianze e messaggi di solidarietà.</p>
<p>Mi permetta, per concludere, ringraziare per l&#8217;ospitalità e la calorosa accoglienza da parte sua e del popolo del suo paese e congratularmi per il lavoro svolto nella Presidenza Pro Tempore della CELAC; e contemporaneamente manifestare il nostro impegno di appoggio e di solidarietà al Salvador ed al suo presidente Salvador Sanchez Ceren, nella sua gestione come dirigente della Comunità durante il 2017.</p>
<p>Molte grazie&#8221;.</p>
<p>Discorso pronunciato dal presidente Raul Castro nel V Vertice della Celac, a Punta Cana, in Santo Domingo</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: @PresidenciaRD/ Twitter</p>
<p><a href="https://youtu.be/6U9Kh5eAsBE"  target="_blank" rel="nofollow">per vedere il video clikki qui</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le sorelle Mirabal sono considerate il simbolo globale contro la violenza contro la donna</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2014 00:37:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Santo Domingo]]></category>
		<category><![CDATA[sorelle Mirabal]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[“Se mi ammazzano, tirerò fuori le braccia dalla tomba e sarò più forte”. Con questa frase, l'attivista dominicana Minerva Mirabal rispondeva agli inizi della decade degli anni 60 a chi le faceva notare quello che allora sembrava un segreto di Pulcinella: il regime del presidente Rafael Leonidas Trujillo (1930-1961) l’avrebbe ammazzata.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8270" alt="" src="/files/2014/11/hermanasMirabal.jpg" width="580" height="326" />“Se mi ammazzano, tirerò fuori le braccia dalla tomba e sarò più forte”.</strong> Con questa frase, l&#8217;attivista dominicana Minerva Mirabal rispondeva agli inizi della decade degli anni 60 a chi le faceva notare quello che allora sembrava un segreto di Pulcinella: il regime del presidente Rafael Leonidas Trujillo (1930-1961) l’avrebbe ammazzata.</p>
<p>Il 25 novembre 1960, il suo corpo apparve brutalmente colpito in fondo ad un burrone, all&#8217;interno di una jeep insieme a due delle sue sorelle, Patria e Maria Teresa, e l&#8217;autista del veicolo, Rufino de la Cruz.</p>
<p>Più di mezzo secolo dopo, la promessa di Minerva ci sembra che si sia compiuta: la sua morte e quella delle sue sorelle per colpa della polizia segreta dominicana, è considerata da molti uno dei principali fattori che portò alla sconfitta del regime di Trujillo.</p>
<p>Ed il nome delle Mirabal si è trasformato nel simbolo mondiale della lotta della donna.</p>
<p>Questo martedì, come ogni 25 novembre, la forza di Minerva, Patria e Maria Teresa si farà sentire specialmente con motivo del Giorno Internazionale per Eliminare la Violenza contro la Donna che è stato dichiarato dall&#8217;ONU in onore delle sorelle dominicane nel 1999.</p>
<p>da BBC</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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