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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; saharawi</title>
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		<title>Brahim Gali avverte Antonio Guterres: l&#8217;attacco marocchino è un atto di aggressione premeditato da parte dello Stato occupante per interrompere gli sforzi dell&#8217;ONU</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2020 20:49:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Presidente della Repubblica Araba Saharawi Democratica e Segretario Generale del Fronte POLISARIO, Brahim Ghali, ha inviato oggi una lettera urgente al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ed al Presidente del Consiglio di Sicurezza, ambasciatrice Inga Rhonda King, rappresentante permanente di Saint Vincent e Grenadine alle Nazioni Unite, informando loro del violento attacco di oggi da parte delle forze marocchine contro civili saharawi disarmati, che stavano manifestando pacificamente a Guerguerat, nel Sahara occidentale sudoccidentale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11795" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11795" alt="Brahim Gali" src="/files/2020/11/brahim_gali_presidente_saha.jpg" width="580" height="326" /><p class="wp-caption-text">Brahim Gali</p></div>
<p><strong>Il Presidente della Repubblica Araba Saharawi Democratica e Segretario Generale del Fronte POLISARIO, Brahim Ghali, ha inviato oggi una lettera urgente al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ed al Presidente del Consiglio di Sicurezza, ambasciatrice Inga Rhonda King, rappresentante permanente di Saint Vincent e Grenadine alle Nazioni Unite, informando loro del violento attacco di oggi da parte delle forze marocchine contro civili saharawi disarmati, che stavano manifestando pacificamente a Guerguerat, nel Sahara occidentale sudoccidentale.</strong></p>
<p>&#8220;È con grande urgenza e preoccupazione che scrivo per informarla che le forze militari marocchine hanno lanciato un brutale attacco contro civili saharawi disarmati che stavano manifestandosi pacificamente a Guerguerat, nel sud-ovest del Sahara occidentale&#8221;.</p>
<p>&#8220;L&#8217;operazione militare delle forze marocchine contro i civili saharawi è un atto di aggressione ed una flagrante violazione del cessate il fuoco che le Nazioni Unite ed il Consiglio di Sicurezza dovrebbero condannare con la massima fermezza possibile&#8221;, ha chiesto il leader saharawi.</p>
<p>L&#8217;anche capo delle forze armate ha indicato nella sua lettera che “di fronte a questo atto di aggressione, le forze militari del Fronte POLISARIO sono state costrette a confrontarsi con le forze marocchine in legittima difesa e protezione della popolazione civile&#8221;.</p>
<p>&#8220;Riteniamo lo Stato di occupazione marocchino pienamente responsabile delle conseguenze della sua operazione militare, e chiediamo alle Nazioni Unite di intervenire urgentemente per porre fine a questa aggressione contro il nostro popolo ed il nostro territorio&#8221;.</p>
<p>Allo stesso modo, il presidente saharawi, Brahim Gali, ha denunciato che “il fatto che l&#8217;azione militare si svolga alla vigilia dei contatti tra il Segretario generale delle Nazioni Unite e il Fronte POLISARIO, previsti per oggi, dimostra chiaramente che l&#8217;operazione è un atto premeditato di aggressione da parte dello Stato occupante per interrompere gli sforzi dell&#8217;ONU per disinnescare le tensioni nella violazione illegale di Guerguerat&#8221;.</p>
<p>Gali ha avvertito che “con il lancio oggi di questa operazione militare, lo Stato di occupazione marocchino ha seriamente minato non solo il cessate il fuoco ed i relativi accordi militari, ma anche ogni possibilità di raggiungere una soluzione pacifica e duratura alla questione della decolonizzazione nel Sahara occidentale &#8220;.</p>
<p>testo e foto Sahara Press Service</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cuba salva, sempre</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 21:30:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I bambini, scevri da schemi e convenzioni sociali, con il loro linguaggio libero, spontaneo e sincero, possono sicuramente raccontarci e trasmetterci, da questa devastante esperienza della COVID-19, un messaggio positivo, che è quello della solidarietà, della fratellanza, dell’unione senza differenze di sesso, nazionalità, religione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11721" alt="coronavirus-disegni" src="/files/2020/08/coronavirus-disegni.jpg" width="580" height="387" />&#8220;I bambini, scevri da schemi e convenzioni sociali, con il loro linguaggio libero, spontaneo e sincero, possono sicuramente raccontarci e trasmetterci, da questa devastante esperienza della COVID-19, un messaggio positivo, che è quello della solidarietà, della fratellanza, dell’unione senza differenze di sesso, nazionalità, religione&#8221;.</strong></p>
<p>dal progetto &#8220;Vi presento il signor Coronavirus&#8221;</p>
<p>Oggi stiamo affrontando una nuova realtà, un cambio radicale delle più insignificanti abitudini, con l&#8217;orrendo dubbio che niente e nulla potrà ritornare come prima, quando non conoscevamo l&#8217;esistenza del coronavirus SARS-CoV-2.</p>
<p>Personalmente mi sento molto triste per la sequela di morti che ci ha lasciato, anche perché sembra una lista che non vuole mai concludersi, e perché mi rendo conto che i bambini, soprattutto i più piccoli, forse non potranno godere tanto del piacere di condividere con gli altri le loro esperienze, come invece abbiamo potuto fare noi, già adulti da un bel pezzo.</p>
<p>Questa terribile emergenza, come sappiamo, ha reso ancora più grave la profonda crisi economica mondiale, lasciando numerose famiglie, soprattutto le più povere, sul confine dell&#8217;indigenza.</p>
<p>Per dare un modesto aiuto a quelli che si trovano in questa situazione, la Pubblica Assistenza di Campi Bisenzio, in collaborazione con il Comitato Gemellaggi, diretto dall&#8217;Assessore Giorgia Salvatori e con il Patrocinio del Comune di Campi Bisenzio ha deciso di promuovere un progetto &#8220;Vi presento il signor Coronavirus&#8221;.</p>
<p>Il gruppo di coordinamento del progetto, formato dalle volontarie della Pubblica Assistenza Paola Zanobetti, Federica Cresci, Mirella Magonio, ha promosso la raccolta di disegni e racconti di bambini e pre-adolescenti, dai 3 ai 14 anni, il cui titolo e guida tematica è stata: “Vi presento il Signor Corona Virus” e prevede, inoltre, la pubblicazione di un libro dallo stesso titolo, con i disegni che sono stati inviati.</p>
<p>Gli obiettivi del progetto sono: stimolare i bambini all’espressione grafica e scritta, attraverso la produzione di disegni, testi scritti, fumetti, materiale fotografico, di ciò che vivono rispetto ai cambiamenti forzati delle abitudini della vita quotidiana, determinati dalla situazione d’emergenza della COVID-19; promuovere la comunicazione e lo scambio di emozioni e vissuti tra bambini del territorio e dei paesi gemellati con il Comune di Campi Bisenzio; raccolta fondi per sostenere la Pubblica Assistenza di Campi Bisenzio, attraverso la successiva vendita del libro ed una parte dei fondi sarà devoluta alle famiglie del territorio in estrema difficoltà economica a causa dell’emergenza della COVID-19. Inoltre, una copia del libro, sarà regalata a tutti i bambini che hanno partecipato, in Italia ed all&#8217;estero.</p>
<p>Il messaggio che si vuole trasmettere è che la globalizzazione è un processo d’integrazione che interessa le economie, le culture e il costume dell’intero pianeta. La rapida circolazione di idee, merci e persone ha purtroppo portato anche alla rapida trasmissione di malattie infettive che, diffuse nel pianeta, si sono trasformate in pandemia, colpendo intere popolazioni. La COVID-19 ha unito, nella drammatica situazione sanitaria, tutte le nazioni del pianeta terra. Molte persone in questo momento devono affrontare il deterioramento delle condizioni domestiche,<br />
e l’improvviso isolamento rispetto a reti di supporto formali ed informali, come amici, famiglia ed educatori. Da questa devastante esperienza possiamo apprendere e trasmettere un messaggio positivo, di unione nella distanza, perché, comunque non siamo soli.</p>
<p>I bambini che hanno partecipato sono della Piana Fiorentina e dei paesi gemellati con il Comune di Campi Bisenzio: Pallagorio-Calabria, Repubblica Araba Democratica Saharawi, Scozia, Francia, Nicaragua, Cuba. Materialmente, fino ad ora, il gruppo di coordinamento ha ricevuto i disegni dall&#8217;Italia, e dall&#8217;estero, attraverso il Comitato Gemellaggi, da Orly (Francia), dai Campi Profughi Saharawi in territorio algerino e da Cuba.</p>
<p>Ecco, Cuba, che non solo ha inviato in Italia, nelle zone più colpite, senza esitare, due brigate del Contingente Internazionale di Medici Specializzati in Situazioni di Disastri e Gravi Epidemie “Henry Reeve”, voluto dal Comandante in Capo Fidel Castro nell&#8217;anno 2005, ma ha anche partecipato senza titubare a questa raccolta di disegni per aiutare bambini meno fortunati di quelli dell&#8217;isola, che, pur vivendo in un paese del primo mondo, subiscono l&#8217;impatto di un governo capitalista, dove il punto centrale dell&#8217;esistenza è il mercato e non l&#8217;essere umano.</p>
<p>Da Cuba i disegni sono arrivati in tre forme diverse: per posta dal comune di Caimito, in provincia di Artemisa, direttamente al gruppo di coordinamento da L&#8217;Avana e dalla provincia di Villa Clara e attraverso il Comitato Gemellaggi da La Paloma, località del comune di Trinidad, nella provincia di Sancti Spiritus.</p>
<p>Il popolo cubano, da sempre educato alla solidarietà, ha voluto far sentire il suo calore umano ai bambini italiani e tra le persone che hanno partecipato vi sono anche personaggi significativi, che fanno parte della storia e della cultura di questa isola ribelle.</p>
<p>Per esempio, il direttore del gruppo musicale Buena Fe, Israel Rojas, ha inviato il disegno della sua bimba Ana Paola, che è risultata tra le prime concorrenti. Buena Fe a Cuba ha rotto gli stereotipi della canzone di autore mescolandoli con influenze della trova, il rock, il pop, la guaracha, il reggae, il flamenco e ritmi autoctoni dell&#8217;oriente dell&#8217;isola. Uno dei loro brani, &#8220;Valientes&#8221;, è stato dedicato proprio ai medici internazionalisti cubani ed il ritornello dice : &#8220;Cosa sto facendo qui? Amando questo paese come a me stesso. No, cosa dici, non c&#8217;è eroismo, sono venuto a darle un bacio al mondo e nulla più&#8221;.</p>
<p>Juan Carlos Travieso, regista e membro della giunta direttiva del Festival Internazionale del Nuovo Cinema Latinoamericano de L&#8217;Avana, ha inviato un racconto illustrato e la foto di una scultura della sua bimba Lucia ed ha anche inoltrato un messaggio per i bambini della penisola: &#8220;Ci sentiamo molto felici al sapere che nostra figlia apporta con le sue storie e disegni ad una tanto nobile causa per aiutare i bambini necessitati dell&#8217;Italia. È bello che capisca fin da piccola il valore della solidarietà. La pandemia ha lasciato per l&#8217;umanità molti insegnamenti&#8221;.</p>
<p>Randy Alonso Falcon, giornalista cubano, direttore del portale web Cubadebate, il sito web &#8220;Fidel Soldado de las Ideas&#8221; e del programma della Televisione Mensa Redonda, ha inviato il disegno di suo figlio Daniel Alejandro ed ha scritto ai partecipanti: &#8220;I bambini sono stati i veri eroi in questa battaglia del mondo per la vita. Dalla loro piccola statura e dalla grandezza dei loro sogni hanno saputo affrontare i lunghi periodi di confinamento, il distanziamento sociale dagli amici, l&#8217;assenza fisica della scuola. Per alcuni, disegnare è stato un rifugio creativo e spirituale in mezzo a tanta incertezza. Conserverò con amore i disegni di mio figlio in questi mesi come uno dei pochi ricordi graditi di quest&#8217;anno 2020&#8243;.</p>
<p>Olga Salanueva, moglie di un eroe di questa isola ribelle, René Gonzalez, che con 4 compagni, ha scontato quasi 15 anni nelle prigioni statunitensi, con l&#8217;unica colpa di aver tentato di difendere Cuba dagli atti terroristi che si organizzano periodicamente in Florida, su ordine della mafia di Miami, non solo ha inviato il disegno di suo nipote, Ignacio René, ma anche coinvolto una decina di bambini, suoi conoscenti.</p>
<p>Concludo questo breve articolo dedicato all&#8217;isola che salva con le parole di Olga, proprio perché ci invita a riflettere su quest&#8217;epoca così particolare che stiamo vivendo ed aggiungo che spero che anche in Italia, non solo a Cuba, la parola solidarietà diventi la bandiera più alta da sostenere.</p>
<p>Olga scrive: &#8220;Vogliamo salutare da Cuba tutti i bambini che leggano questo libro in Italia, ed anche tutti quelli che l&#8217;hanno reso possibile con i loro disegni. Questa esperienza collettiva che vive l&#8217;umanità lascerà un&#8217;impronta nella maggioranza di noi, compresi i nostri bambini. Molti racconteranno ai loro figli ed ai loro nipoti questo momento, ed attraverso il prisma degli anni trascorsi probabilmente trasmetteranno un&#8217;immagine plasmata da esperienze posteriori. Ma nulla potrà superare la testimonianza che quegli stessi genitori e nonni hanno raccontato giusto adesso, mentre affrontano questo tempo. È proprio in tutto ciò l&#8217;importanza di questa opera. Quello che è stato registrato in lei dai bambini che hanno partecipato, perdurerà come la narrazione insostituibile di un&#8217;epoca, e speriamo sia parte del miglioramento umano che esige questa crisi mondiale&#8221;.</p>
<p>di Ida Garberi, per Cubadebate</p>
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		<title>Uno stato in esilio, il Saharawi, dove il deserto è il grande mare prosciugato (3)</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 15:57:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuando il mio resoconto sulla "Missione 2020" nei campi profughi saharawi in Algeria, in particolare ad Auserd, Rabuni, ma anche nei territori liberati, la mia voce nei campi, Federica Cresci, ha intervistato Massimiliano Caligara, presidente del Circolo Legambiente “Gli Amici del Lago-APS” e socio fondatore e consigliere di Città Visibili - ARCI, e Claudio Cantù (CISP, Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli e coordinatore progetti territori liberati della Rete di Solidarietà Italiana per il Popolo Saharawi) che hanno illustrato le iniziative che proseguono e ampliano il progetto "Acqua nel Deserto 2020”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11503" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11503" alt="Massimiliano Caligara (sx) e Claudio Cantù" src="/files/2020/04/MassimilianoClaudio.jpg" width="580" height="594" /><p class="wp-caption-text">Massimiliano Caligara (sx) e Claudio Cantù</p></div>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8220;Con una sola mano non si può applaudire&#8221;</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">(Proverbio Saharawi)</span></span></p>
<p align="justify"><strong><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Continuando il mio resoconto sulla &#8220;Missione 2020&#8243; nei campi profughi saharawi in Algeria, in particolare ad Auserd, Rabuni, ma anche nei territori liberati, la mia voce nei campi, Federica Cresci, ha intervistato Massimiliano Caligara, presidente del Circolo Legambiente “Gli Amici del Lago-APS” e socio fondatore e consigliere di Città Visibili &#8211; ARCI,</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> e Claudio Cantù (CISP, Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli e coordinatore </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">progetti territori liberati</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> della Rete di Solidarietà Italiana per il Popolo Saharawi) che hanno illustrato le iniziative che proseguono e ampliano il progetto </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8220;Acqua nel Deserto 2020”</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">.</span></span></strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Da anni</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> gli interventi di solidarietà e cooperazione internazionale, che vengono sviluppati </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">nei campi profughi Saharawi </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">situati nel deserto algerino, comprendono anche Tifariti, una delle sette “città” dei territori liberati del Sahara occidentale. È stato attivato un progetto molto articolato, focalizzato &#8211; come i progetti degli anni precedenti &#8211; sulla raccolta e la gestione dell’acqua in territori desertici.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Tifariti è uno dei principali villaggi dei territori del Sahara Occidentale, abitato da popolazioni nomadi e da profughi Saharawi ed è un punto di riferimento</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">(per la presenza di una scuola, di un ospedale e di quattro pozzi),</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">nonché snodo delle piste che attraversano il deserto.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">L’obiettivo principale di questo progetto è il ripristino di alcuni collegamenti idrici, con impianti di pompaggio e distribuzione </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">dell&#8217;</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">acqua per </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">irrigare un orto che implementeremo con aiuto e collaborazione di Reseda Onlus</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> destinato alla produzione di ortaggi e vegetali.</span></span> <span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Questo permetterà di rifornire la mensa scolastica, realizzata da un progetto di Rete Tifariti, con prodotti coltivati in loco.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">I beneficiari saranno principalmente gli alunni della scuola che fruiscono del servizio mensa e tutta la popolazione locale.</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">I fondi necessari alla realizzazione di questo progetto sono circa 7.500 Euro che sono </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">in fase di raccolta con il contributo dei Comuni che da tempo sostengono l’iniziativa,</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">ai quali si sono aggiunte le nuove adesioni di Oleggio Castello, Briga Novarese e</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Pisano e grazie anche ai finanziamenti elargiti da associazioni e imprese del territorio,</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">tra cui Auser Borgomanero, le Sorelle della carità del mondo onlus, Avis Arona, il</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">gruppo Alpini di Dormelletto, la Parrocchia di Cesara e Novacoop, </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Comitato Selma 2.0 ecc.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8220;L&#8217;unico progetto fuori dai confini italiani, di cui si occupa il nostro circolo di Legambiente, è quello con gli amici Saharawi. Nasce circa 15 anni fa dalla volontà di poter interagire con i progetti di accoglienza, però, prima di metterci completamente a disposizione, sono andato nei campi profughi per parlare direttamente con il popolo saharawi, i medici ed i genitori dei bambini. Una volta inteso che era il percorso più giusto, come circolo ci siamo messi subito a disposizione. Comunque, tutti gli anni, siamo presenti fisicamente nei campi profughi per aiutare con progetti in loco, studiati con il Fronte Polisario e le autorità della R.A.S.D. (Repubblica Araba Saharawi Democratica), per migliorare le condizioni della vita quotidiana di questo popolo&#8221;, afferma Massimiliano.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Secondo lui, però, l&#8217;aspetto più importante è quello politico: creare cioè delle dinamiche per fare emergere la causa e la lotta del popolo saharawi, il &#8220;metterci la faccia&#8221; e soprattutto coinvolgere strutture come i comuni, le regioni od altre associazioni, significa dare visibilità ad un popolo che reclama dal 1975 la sua autodeterminazione. &#8220;La cosa sconvolgente è appunto che da metà degli anni 70 come europei, facciamo finta di non sapere che stiamo rubando le risorse di un popolo che non è mai stato libero. Per esempio, la zona di pesca di fronte alle isole Canarie, che è una delle più produttive del mondo, è sfruttata spudoratamente da molti paesi, comprando le licenze dal Marocco, Italia compresa; rubiamo i fosfati, ancora base principale della chimica mondiale, ci appropriamo del petrolio, ci impossessiamo della sabbia. Le potenze europee, con Francia dirigendo il tema nell&#8217;Unione Europea, sono molto interessate che il popolo non abbia la sua indipendenza per continuare a fare affari molto convenienti con Marocco, che dipinge i territori occupati come propri e liberi&#8221;.</span></span></p>
<div id="attachment_11504" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11504" alt="Nueina Djil" src="/files/2020/04/Nueina-Djil.jpg" width="580" height="844" /><p class="wp-caption-text">Nueina Djil</p></div>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8220;Ci tengo a specificare che il Fronte Polisario ha combattuto una guerra di liberazione dal 1975 fino al 1991, e si sono fermati, pur avendo conquistato un quarto del territorio, mentre stavano vincendo la guerra, per diventare ambasciatori di pace edutilizzare, come strumento di liberazione, non più le armi, ma la cultura. Sono diventati il popolo più alfabetizzato dell&#8217;Africa, e voglio sottolineare anche dell&#8217;Italia: tutto questo ho avuto la fortuna di verificarlo conoscendo figure chiave del Fronte Polisario, come Nueina Djil, direttrice della scuola militare per donne saharawi, che credevo fosse una martire, dal momento che l&#8217;avevo vista in una gigantografia nel Museo della Guerra, con un AK-47 in spalla e suo figlio in braccio, mentre combatteva l&#8217;occupazione marocchina nel 1975. Ho avuto l&#8217;onore ed il piacere di incontrarla e di trascorrere qualche ora con lei nel 2018 nei campi profughi in una wilaya di El Aaiun. Una donna eccezionale. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Il lungo dialogo mi ha fatto capire</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">appieno la grandezza del popolo Saharawi, la capacità di fermarsi da una guerra di</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">liberazione, di affidarsi alle Nazioni Unite e cominciare un percorso di &#8216;liberazione e</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">crescita culturale&#8217;. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">La cultura come arma. La donna al centro della società, la cultura</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">come strumento.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Dal 1991 Nueina insegna lingue ai bambini della wilaya. Cioè, la</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">cultura come strumento di integrazione, coesione, inclusione, crescita, liberazione&#8221;.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Secondo Massimiliano è stato molto azzardato credere nell&#8217;ONU, scommettere cioè sul referendum, dal momento che fino ad oggi le Nazioni Unite non hanno fatto nulla per il popolo saharawi, ma sicuramente è stata la scelta corretta.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8220;Vedo, ogni volta che vengo nei campi profughi, una vita piena di valori e dignità, basi fondamentali per poter convivere in armonia con il mondo, che noi in Occidente abbiamo perso. Ancora una volta non siamo noi ad aiutare il popolo saharawi, ma sono loro a darci grandi lezioni di vita. Con tutto questo, chiaramente sono stanchi di aspettare, ad ottobre di quest&#8217;anno saranno 45 anni di attesa per un referendum che ancora non si vede neanche da lontano!&#8221;.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Massimiliano, poi, ci illustra i progetti di cui si occupa Legambiente-Gli Amici del Lago, che trattano dell&#8217;enorme problema dell&#8217;acqua per i campi profughi, dove hanno a disposizione meno del quantitativo minimo consigliato dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità e che oltretutto è molto inquinata. &#8220;Quest&#8217;anno lavoriamo anche nei territori liberati, dove anche lì le condizioni dell&#8217;acqua, soprattutto potabile, sono drammatiche. Devo spiegare che quel saharawi che decide abbandonare i campi profughi per viaggiare 500 chilometri nel deserto ed andare a vivere nei territoriliberati perde la condizione di profugo e tutti gli aiuti, già molto scarsi, che i saharawi ricevono a livello internazionale.</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Per questo il progetto &#8216;Acqua</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> nel Deserto </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">2020&#8242; comprende una</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">parte nei territori liberati, a Tifariti, e si tratta di aiutare nella coltivazione dei prodotti</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">della terra. Cerchiamo di costruire un progetto sostenibile per garantire l&#8217;orto per una</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">mensa scolastica, controllando anche la qualità della stessa acqua. In questi progetti</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">che portiamo avanti siamo affiancati dal CISP (Comitato Italiano per lo Sviluppo dei</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Popoli) e da tante altre associazioni, con cui abbiamo fondato da pochi mesi la Rete</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">di Solidarietà Italiana per il Popolo Saharawi, nonostante già da anni lavorassimo per</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">questo popolo, sono convinto che solo unendoci possiamo vincere con la pace e la</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">solidarietà questa guerra contro un&#8217;enorme ingiustizia che per troppi anni abbiamo</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">fatto finta non esistesse&#8221;.</span></span></p>
<div id="attachment_11505" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11505" alt="Claudio Cantù" src="/files/2020/04/Claudio-Cantù.jpg" width="580" height="435" /><p class="wp-caption-text">Claudio Cantù</p></div>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Invece, Claudio ci tiene a ricordare la posizione dei territori liberati, che confinano ad est con il deserto del Sahara ed a ovest con il muro costruito dal Marocco, 2.720 chilometri (seminato con un nume</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">ro </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">di mine</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">antiuomo, tra 7 e 10 milioni, che continuano attive oggigiorno), che impedisce alle popolazioni saharawi di accedere alle risorse naturali delle loro terre legittime del Sahara Occidentale. Ed inoltre in questi territori liberati dal Fronte Polisario non arrivano gli aiuti internazionali.</span></span></p>
<p><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8220;Lavoriamo nei territori liberati da anni, </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">i</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">l progetto </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8216;</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Acqua nel </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">D</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">eserto</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> 2020</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">&#8216;</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> del circolo Amici del </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">L</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">ago-Legambiente viene ad integrare </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">il</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> sostegno della frequenza scolastica che dal 2013 portiamo avanti nei territori liberati. Il Fronte Polisario ha organizzato scuole nel deserto </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">g</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">arantendo l’accesso</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">all’istruzione ed alla cultura alle popolazioni nomadi</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">e noi interveniamo supportando i bambini che le frequentano con l&#8217;organizzazione di mense scolastiche </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">(forniamo circa 12.000 pasti completi all’anno e 24.000 merende all’anno nelle scuole della zona)</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">,</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> trasporto per i bambini che vivono lontano, creazioni di orti vicini alle scuole, ricerca e gestione dell&#8217;acqua. Questa è la nostra partecipazione alla lotta di liberazione del popolo saharawi. E’ complicato e difficile, però non possiamo concepire che questo popolo debba vivere solo nei campi profughi, ha bisogno della sua libertà, passando per la riconquista dei territori liberati&#8221;.</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Voglio sottolineare” aggiunge Claudio “l’importanza degli aiuti alle popolazioni dei territori liberati dal </span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">F</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">ronte Polisario che non vengono raggiunte dagli aiuti internazionali ufficiali. Una popolazione nomade che vive in un territorio minato senza poter accedere alle sue risorse impedita dal muro costruito dal Marocco approfittando della tregua sottoscritta per organizzare un referendum che l’ONU avrebbe dovuto garantire. E’ una questione politica, etica e morale sostenere la lotta di questo popolo per l’abbattimento di questo muro e la conquista della libertà. Siamo</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">consapevoli ed auspichiamo che il nostro aiuto possa essere funzionale alla conquista dell’indipendenza attraverso la riappropriazione di tutto il territorio avvicinando il giorno in cui i campi profughi si potranno svuotare</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">,</span></span><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large"> ponendo fine vittoriosamente all’ultima lotta di liberazione del continente africano.”</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">Concludo questa serie di articoli augurando a questo popolo meraviglioso del deserto tutta la libertà che gli hanno sempre rubato, ricordando le parole di Jadiya Hamdi, che è stata ministra di cultura e da quest&#8217;anno è ministra assessora della presidenza della repubblica saharawi, che parlando del suo popolo afferma: La Rivoluzione è il nostro mare, dove viviamo come pesci nelle sue acque, perché non serviamo per un&#8217;altra cosa che non sia la Rivoluzione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: TimesNewRomanPSMT,serif"><span style="font-size: large">di Ida Garberi</span></span></p>
<div id="attachment_11506" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11506" alt="Massimiliano Caligara e Nueina Djil nel 2018" src="/files/2020/04/MassimilianoNueina.jpg" width="580" height="435" /><p class="wp-caption-text">Massimiliano Caligara e Nueina Djil nel 2018</p></div>
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		<title>Uno stato in esilio, il Saharawi, dove il deserto è il grande mare prosciugato (2)</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 02:53:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[CittàVisibili]]></category>
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		<category><![CDATA[Federica Cresci]]></category>
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		<category><![CDATA[Nadia Conti]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Saharawi-Tor Vergata]]></category>
		<category><![CDATA[saharawi]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuando il mio resoconto sulla "Missione 2020" nei campi profughi saharawi in Algeria, in particolare ad Auserd e Rabuni, la mia voce nei campi, Federica Cresci, ha intervistato Federico Mazzinghi, capo gruppo nei campi del Progetto Saharawi-Tor Vergata CittàVisibili. Dalla pagina del facebook del progetto possiamo conoscere che è un "progetto di collaborazione tra gli studenti del corso di laurea in Medicina&#38;Chirurgia in lingua italiana ed inglese dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata e la R.A.S.D. - Repubblica Araba Saharawi Democratica. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8220;Prima di ogni oasi c&#8217;è un deserto da affrontare&#8221; </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">(Proverbio Saharawi) </span></span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Continuando il mio resoconto sulla &#8220;Missione 2020&#8243; nei campi profughi saharawi in Algeria, in particolare ad Auserd e Rabuni, la mia voce nei campi, Federica Cresci, ha intervistato Federico Mazzinghi, capo gruppo nei campi del Progetto Saharawi-Tor Vergata CittàVisibili. </span></span></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Dalla pagina del facebook del progetto possiamo conoscere che è un &#8220;progetto di collaborazione tra gli studenti del corso di laurea in Medicina&amp;Chirurgia in lingua italiana ed inglese dell’Universit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">degli studi di Roma Tor Vergata e la R.A.S.D. &#8211; Repubblica Araba Saharawi Democratica. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Il Progetto Saharawi &#8211; Tor Vergata nasce nel 2017 dall’impegno di un gruppo di studenti che si sono interessati alla causa, finora ancora troppo sconosciuta, del popolo Saharawi. Abbiamo cominciato in punta di piedi, aggregandoci a viaggi solidali organizzati ogni anno da alcune associazioni toscane per dare continuit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">a vari progetti dal carattere umanitario. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">In questo modo abbiamo avuto la possibilit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">di imparare a conoscere da vicino questo popolo, la loro cultura, la loro storia e le loro molte necessit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">, stringendo contatti importanti con istituzioni e strutture sanitarie locali. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Negli ultimi anni, grazie alla maggiore consapevolezza delle caratteristiche di questo popolo ed alle crescenti adesioni che il nostro gruppo sta riscontrando nell’Universit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">di Tor Vergata e in alte Universit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">italiane, abbiamo orientato i nostri progetti verso problematiche specifiche. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Stiamo portando avanti uno screening di prevalenza sul diabete, particolarmente presente nella popolazione Saharawi. Riuscire ad avere un quadro preciso della situazione potrebbe aiutare ad ipotizzare le cause di una così larga diffusione intervenendo di conseguenza. Con costi economici relativamente contenuti si potrebbe ottenere un enorme vantaggio in termini di salute e qualit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">della vita. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">È un progetto iniziato nel 2018 e che continueremo nel tempo in modo da ampliare il campione di studio: i risultati emersi dal campione raccolto sembrano confermare ciò che avevamo riscontrato nella pratica clinica di tutti i giorni. Tra i Saharawi il diabete è diffuso e, purtroppo, non sufficientemente trattato, un po’ per mancanza di mezzi ed un po’ per mancanza di consapevolezza da parte della popolazione. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Accanto alla studio abbiamo cercato di impostare una campagna di informazione e sensibilizzazione e, con nostra grande soddisfazione, la stessa è stata continuata dal personale locale. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Altro punto fondamentale del nostro progetto è la raccolta di farmaci indirizzata verso quelli di uso più comune: ipoglicemizzanti orali e ACE-inibitori. In generale cerchiamo di soddisfare il più possibile le loro richieste e di rifornirli dei farmaci abitualmente prescritti dai medici del posto, molto ben preparati ma troppo spesso senza mezzi necessari a trattare le più semplici patologie. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Un altro punto del progetto, dal 2020, è l’eventuale collaborazione con alcuni ospedali italiani: faremo uno screening sulle schisi cranio facciali (ad esempio </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">il </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">“labbro leporino”) per individuare eventuali pazienti che potrebbero ricevere un trattamento chirurgico qui in Italia, in accordo con la struttura ospedaliera. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Abbiamo inoltre svolto uno studio sulla food security, ponendo sotto la lente alimentazione e disponibilit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">idrica. Nell&#8217;acqua presente nei campi abbiamo rilevato un alto tasso di nitrati, floruri e basso tasso di zinco. Questo è significativo perch</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">é</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">, secondo molti studi epidemiologici, è correlato all&#8217;aumento di insorgenza del diabete, ragione per la quale continueremo ad indagare in tal senso. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">In ultimo, ma non meno importante, ogni anno organizziamo una pratica clinica presso le strutture sanitarie del campo profughi. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">In questo modo riusciamo ad avvicinare sempre più giovani alla questione Saharawi: questo è fondamentale per conoscere questo popolo dimenticato, rendere il team di anno in anno più numeroso, aggiungere idee ed incrementare la partecipazione attiva, in maniera da dare continuit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">ai progetti e renderli sempre più efficaci oltre che creare un momento di condivisione e di amicizia, completando il percorso di studi con una intensa esperienza umanitaria. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Quindi non solo Medicina, ma una grande opportunit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">per scoprire e conoscere la storia di un popolo che non si arrende e che continua a lottare per i propri diritti&#8221;, ed io aggiungo, uno degli ultimi territori da descolonizzare a livello mondiale. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Federico è nato a Fiesole, ma si sente orgogliosamente di Sesto Fiorentino (gemellato con il popolo saharawi dagli anni ’80), si è innamorato del popolo saharawi e del progetto di Citt</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Visibili di Nadia Conti nell&#8217;anno della sua fondazione, il 2016, e subito “è nata l’esigenza di aiutare concretamente questo popolo. La proposta al governatore di Auserd di creare un progetto sanitario che portasse nei campi studenti, partendo dalla facolt</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">di Medicina di Tor Vergata, ha riscontrato il suo parere positivo. Sono gi</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">4 anni che viaggiamo nei campi, a parte il viaggio esplorativo iniziale, ad oggi contiamo 44 iscritti&#8221;. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8220;Gi</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">il primo anno abbiamo effettuato un tirocinio e fatto dei corsi di formazione nell&#8217;ospedale di Auserd, oltre a donare farmaci. Nel corso del terzo anno, grazie in particolare al contributo importantissimo di un’altra studentessa, Marzia Belli, abbiamo ampliato il progetto ulteriormente, orientandoci in particolare sul diabete. Con l’impegno degli altri studenti partecipanti, che gradualmente diventano attivisti, abbiamo potenziato molto questo progetto, anche con farmaci donati, perch</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">é dai nostri dati </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">abbiamo appreso che il tasso di diabete sembra alto in modo allarmante. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Allora quest’anno abbiamo deciso di ampliare il campione, ed abbiamo creato 4 gruppi. Due di noi vanno tenda per tenda nelle famiglie per fare lo screening e fare prevenzione, due sono nel dispensario per studiare le cartelle cliniche e fare visite, incluso quelle sul diabete, e la maggioranza è nell&#8217;ospedale di Auserd per lavorare fianco a fianco con i medici saharawi&#8221;. Inoltre quest’anno due persone stanno facendo un documentario sulle nostre attività e sul popolo saharawi.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8220;Siamo molto orgogliosi anche del fatto che quest&#8217;anno siamo riusciti a portare con noi più di 200 kg di farmaci (e questo specialmente grazie al Centro Missionario di Firenze) e che ogni anno aumentano i giovani che sono disposti ad aiutarci, perch</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">é </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">significa che un domani, a parte gli aiuti sanitari, il popolo saharawi avr</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">un maggiore appoggio di persone disposte a lottare per la sua autodeterminazione&#8221;. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Federica continua la sua intervista chiedendo a Federico se per lui è stato interessante incontrare la Brigata Medica Cubana che lavora nei campi profughi e collaborare con i medici caraibici nelle guardie mediche.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8220;Sì, Federica, è stata una grande emozione e un grande onore. Conosciamo bene la grande preparazione medica dei medici cubani&#8221;.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Federico ricorda il grande apporto di Cuba al popolo saharawi, soprattutto per la grande quantit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">di studenti di medicina che apprendono sull&#8217;isola, e che una volta laureati, ritornano nei campi profughi ad aiutare il loro popolo. Inoltre dagli anni ’70 sono presenti costantemente brigate mediche cubane per svolgere un lavoro docente e di appoggio, nell&#8217;ambiente inospitale del deserto. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8220;Dobbiamo sempre tener presente che quello che fa Cuba per i paesi del terzo mondo e non solo, dal punto di vista sanitario, non è così scontato, se pensiamo ai quasi 60 anni di bloqueo commerciale e finanziario che l&#8217;isola subisce da parte degli USA, nonostante la condanna mondiale di questo genocidio&#8221;. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Sempre grazie a Federica, ho avuto il piacere di conversare con il funzionario saharawi Abdalahi Bucheiba, vice ambasciatore della missione in Colombia e presidente onorario di CittàVisibili, che mi ricorda la politica sporca dei paesi europei, soprattutto Francia e Spagna, e chiaramente anche degli USA, che manipolano il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU e proteggono Marocco, per ostacolare gli accordi di pace, non sono interessati affatto al diritto internazionale, ma solo ai loro interessi economici. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8220;Qui nei campi profughi, per poter sopravvivere e sussistere necessitiamo gli aiuti di diversi popoli europei, che, molto più avanzati dei loro governi, ci tendono la mano, ci permettono resistere, e si occupano, sempre al nostro fianco, per esempio di adozioni a distanza, della salute pubblica o della salubrit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">dell&#8217;acqua. Il fatto più importante è che non solo ci aiutano materialmente, ma vogliono conoscere a fondo il nostro popolo, non vanno negli hotel a cinque stelle, si alloggiano nelle tende con le famiglie e condividono il nostro vivere quotidiano&#8221;. &#8220;Per noi, questa solidarietà è importantissima, vedere che i popoli europei appoggiano la nostra autodeterminazione, ci da forza ed aumenta la resilienza. Su Cuba, bhè l&#8217;isola caraibica è stata al nostro fianco da sempre, fin dal principio, nei momenti più difficili del nostro esilio, ci ha aiutato all&#8217;ONU e nel Movimento dei Paesi Non Allineati, nello studio dei nostri giovani, nell&#8217;appoggio medico nei campi. L&#8217;appoggio cubano è completo, da parte del popolo e del governo, in forma incondizionata&#8221;. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Ecco perch</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">é </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">senza essere cubana, però vivendo a Cuba, amo moltissimo questa piccola isola eroica&#8230;e concludo, per adesso, con le parole della canzone del gruppo cubano Buena Fe, &#8220;Valientes&#8221;: &#8220;Cosa sto facendo qui? Amando questo paese come a me stesso. No, cosa dici, non c&#8217;è eroismo, sono venuto a darle un bacio al mondo e nulla più&#8221;. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">(continuerà</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8230;) </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">di Ida Garberi </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">foto di Federico Mazzinghi </span></span></span></span></span></p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Uno stato in esilio, il Saharawi, dove il deserto è il grande mare prosciugato (1)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 21:20:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è la prima volta che scrivo del popolo Saharawi, che stimo e rispetto per la sua resistenza e resilienza in condizioni critiche, senza purtroppo aver conosciuto di persona la loro terra. Questa volta presto le mie parole ad una carissima amica, Federica Cresci, che ha fatto una bellissima esperienza partecipando al viaggio "Missione 2020" dell'Associazione Città Visibili dell'ARCI di Campi Bisenzio, (che collabora con Ban Slout Larbi, il circolo Legambiente Gli Amici del Lago, militanti delle Pubbliche Assistenze, Clowncare M’illumino d’immenso Onlus e dell’Auser) che si occupa di adozioni e sostegno a distanza di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, tra i più poveri dei campi profughi nel deserto algerino, indicati dalle Autorità della R.A.S.D. (Repubblica Araba Saharawi Democratica).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11389" alt="saharawi" src="/files/2020/03/saharawi.jpg" width="580" height="773" />&#8220;Non puoi spiegare il deserto a chi non ha gli occhi pieni di libertà, tramonti e malinconia&#8221;</p>
<p>(Fabrizio Caramagna)</p>
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<p><strong>Non è la prima volta che scrivo del popolo Saharawi, che stimo e rispetto per la sua resistenza e resilienza in condizioni critiche, senza purtroppo aver conosciuto di persona la loro terra. Questa volta presto le mie parole ad una carissima amica, Federica Cresci, che ha fatto una bellissima esperienza partecipando al viaggio &#8220;Missione 2020&#8243; dell&#8217;Associazione Città Visibili dell&#8217;ARCI di Campi Bisenzio, (che collabora con Ban Slout Larbi, il circolo Legambiente Gli Amici del Lago, militanti delle Pubbliche Assistenze, Clowncare M’illumino d’immenso Onlus e dell’Auser) che si occupa di adozioni e sostegno a distanza di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, tra i più poveri dei campi profughi nel deserto algerino, indicati dalle Autorità della R.A.S.D. (Repubblica Araba Saharawi Democratica).</strong> Il gruppo che arriva nei campi è anche formato da studenti di medicina e medici giovani dell&#8217;Università di Tor Vergata, a Roma, che prestano servizio volontario e consegnano medicine negli ospedali dei campi profughi. I tre capi gruppo sono Nadia Conti (Città Visibili), Massimiliano Caligara (Legambiente) e Fabrizio Mazzinghi (Progetto Saharawi-Tor Vergata). Massimiliano Caligara e Claudio Cantù (CISP, Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli e incaricato della Rete di Solidarietà per il Popolo Saharawi) sono i responsabili del progetto &#8220;Acqua nel deserto&#8221;, che aiuta all&#8217;approvvigionamento dell&#8217;acqua nei campi profughi. Quest&#8217;anno gli interventi di solidarietà e cooperazione internazionale, che vengono sviluppati da tempo nel campo profughi di Ausserd, situato nel deserto algerino, si estenderanno anche a Tifariti, una delle sette “città” dei territori liberati del Sahara occidentale. Verrà attivato un progetto molto articolato, focalizzato &#8211; come i progetti degli anni precedenti &#8211; sulla raccolta e la gestione dell’acqua in territori desertici.</p>
<p>La guerra nel Sahara incomincia quando Spagna, nel 1975, ha ceduto l’amministrazione del Sahara Occidentale ai suoi limitrofi Marocco e Mauritania, mediante accordi illegali, dal punto di vista del diritto internazionale, dato che una potenza coloniale non può “cedere” un territorio colonizzato da lei ad altri Stati.</p>
<p>Dopo che la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha dichiarato che gli abitanti del Sahara Occidentale godevano del diritto di autodeterminazione che constava nelle risoluzioni delle Nazioni Unite (CIG, 1975), il re Hasan II ha iniziato una mobilitazione che passerebbe alla storia come la “marcia verde”, o per meglio dire la “marcia nera”, secondo i saharawi, per il suo saldo cruento e luttuoso, che ha implicato il trasferimento di circa 350 mila persone e 25 mila soldati verso la zona saharawi per occupare il territorio. Tutto ciò è stato accompagnato dai bombardamenti dell’aviazione marocchina con fosforo bianco e napalm contro i civili saharawi che intraprendevano l’esodo forzato verso il deserto algerino.</p>
<p>In quella cornice, varie migliaia di saharawi sono fuggiti verso Algeria ed il 27 febbraio 1976 il Fronte Polisario (braccio armato del popolo saharawi) ha proclamato la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD). Nel 1979, Mauritania ha sottoscritto un accordo di pace coi combattenti della RASD e, da allora, è solo Marocco quello che continua affermando di avere una sovranità sulla zona, che include l’area alla quale Mauritania ha rinunciato.</p>
<p>Le forze marocchine e saharawi hanno continuato i combattimenti, fino al 1991, quando è stato firmato il cessate il fuoco e l’ONU ha creato la Minurso (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) che si sarebbe dovuta incaricare di mantenere la pace e di convocare un referendum di autodeterminazione. Tuttavia, a dispetto dei tentativi reiterati per portarlo a termine, il referendum – l’ultima data fallita è stata il 31 luglio 2000 – non si è mai realizzato e Marocco continua a proporre come soluzione al contenzioso, di offrire al territorio un regime di autonomia sotto l’ombrello della sovranità marocchina.</p>
<p>Attualmente, circa 165 mila saharawi vivono negli accampamenti dei rifugiati vicino a Tindouf (sud-ovest dell’Algeria), dipendendo maggiormente dall’aiuto umanitario e nell’attesa di potere esercitare quel diritto all’autodeterminazione proclamato ed avallato dalla comunità internazionale, attraverso decine di risoluzioni e dichiarazioni di varie delle sue distinte istanze e rappresentanti.</p>
<p>Nel 1980, Marocco ha cominciato a costruire un muro nel deserto per accerchiare parte del territorio del Sahara Occidentale, divide cioè i territori liberati dal Fronte Polisario dai territori occupati dal Marocco, con l’obiettivo di ostacolare -in pieno confronto armato – l’avanzamento dell’esercito saharawi del Fronte Polisario. La costruzione (distribuita in vari tratti) ha una lunghezza approssimata di 2720 chilometri ed è seminata con un numero sconosciuto, si parla tra 7 e 10 milioni, di mine antiuomo, che continuano attive oggigiorno.</p>
<div id="attachment_11390" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11390" alt="Nadia Conti" src="/files/2020/03/Nadia-Conti.jpg" width="580" height="580" /><p class="wp-caption-text">Nadia Conti</p></div>
<p>&#8220;L&#8217;idea delle adozioni a distanza ci è venuta perché ci siamo accorti che molte volte quello che noi, come associazioni, portavamo nel deserto non era quello che esattamente il popolo sarahawi aveva bisogno davvero, per quanto tutti, io da Campi Bisenzio, altri da Prato, principalmente dalle amministrazioni della regione Toscana, lo facessimo totalmente senza interessi. Allora, lavorando fianco a fianco con i funzionari della RASD, abbiamo deciso che era importante aiutare i giovani affinché possano raggiungere un po di autonomia per poter studiare. Dal 2016 abbiamo adottato già 198 bambini, coinvolgiamo le famiglie italiane adottive affinché conoscano la realtà saharawi, affinché possano aiutarci   a denunciare il muro della vergogna che divide il Sahara Occidentale, occupato illegalmente dal Marocco, dai territori liberati dal popolo saharawi. La maledizione di questo popolo è che sotto la loro terra ci sono ricchezze immense ed anche il mare di fronte alle loro coste è un enorme fonte di guadagno per Marocco, che fa affari d&#8217;oro con gli stati europei e non solo!&#8221;.</p>
<p>Chi sta raccontando la sua esperienza è Nadia Conti, che si emoziona molto mentre ricorda, in un dialogo con Federica, che è una vergogna enorme che il popolo saharawi stia aspettando da 43 anni un referendum per decidere se saranno autonomi o no dal Marocco, che l&#8217;ONU non faccia nulla per difendere questo popolo senza identità, senza la libertà di muoversi dai campi profughi (che per fortuna esistono nel deserto algerino) e che solo Cuba aiuta nello studio, totalmente gratuito: dall&#8217;isola ribelle sono usciti migliaia di medici saharawi che ritornano ai campi per aiutare i loro fratelli.</p>
<p>&#8220;Ci chiamiamo Città Visibili parafrasando il titolo di un libro di Italo Calvino, Città Invisibili, perché il nostro impegno è rendere visibili quei popoli che nessuno ascolta, gridare il loro disagio, la loro rabbia, la mancanza dei diritti, l&#8217;amore, la passione, l&#8217;allegria, ingredienti indispensabili per restare umani. Abbiamo anche aderito all&#8217;ARCI (Associazione Ricreativa e Culturale Italiana) perché anche noi approviamo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo, pratichiamo la solidarietà internazionale e rappresentiamo i valori democratici della Resistenza Italiana contro il fascismo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Abbiamo deciso di portare nei campi profughi giovani studenti di medicina o comunque giovani medici perché abbiamo visto che sono entusiasti di questo lavoro di solidarietà, forse perché siamo rimasti tra i pochi che riescono a trasmettere, in questo sistema disumano, la generosità e la disponibilità verso il prossimo che soffre e il volontariato gratuito&#8221;.</p>
<p>Nadia termina la sua chiacchierata confessando &#8220;che si sono formate tante alleanze perché è la magia del deserto che fa incontrare le persone disinteressate, che ci infiamma i cuori, e ci ha permesso di conoscere Cuba, con il suo esercito di medici ed educatori, una piccola isola che esporta solidarietà, dove gli altri esportano armi. Questo è un messaggio che innamora, ed anche io, con 60 anni, grazie a Cuba mi convinco, una volta di più, che questa è l&#8217;unica via possibile per un futuro migliore&#8221;.</p>
<div id="attachment_11391" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11391" alt="Federica Cresci" src="/files/2020/03/Federica-Cresci.jpg" width="580" height="578" /><p class="wp-caption-text">Federica Cresci</p></div>
<p>Federica invece mi racconta che ha deciso di associarsi a Città Visibili perché rispetta molto il lavoro di Nadia Conti, che considera un&#8217;attivista con un cuore puro, che dal 1996, percorre il deserto dei campi profughi saharawi per stendere la sua mano disinteressata a questo popolo. &#8220;Fin da ragazza ho amato il Che Guevara, ho conosciuto il suo pensiero attraverso i suoi scritti ed i suoi libri e mi sono convinta che aveva ragione quando diceva che un&#8217;economia socialista non potrà mai instaurarsi completamente senza la costruzione dell&#8217;Uomo Nuovo. Per questo mi sono dedicata alla gioventù e mi sono laureata in Pedagogia, con la speranza di costruire una coscienza nei miei alunni basata sui valori più positivi di condivisione e di solidarietà. Per completare la mia preparazione ho studiato in un corso di spagnolo per stranieri a L&#8217;Avana e mi sono incorporata nel gruppo di lavoro dell&#8217;ambasciata cubana a Roma per 20 anni. Questo più di un lavoro è stata una crescita importante nella mia fede politica e nei miei valori etici e morali, devo molto al popolo cubano&#8221;. &#8220;Ed ora con questo viaggio sto conoscendo la resistenza del popolo saharawi, che come il cubano od il palestinese, vengono calpestati quotidianamente dall&#8217;imperialismo, che sia marocchino, statunitense o israeliano, che però non ha mai potuto dominarli. Combattono duramente per conservare la loro identità, la loro cultura ed il loro diritto all&#8217;autodeterminazione. Qui nei campi profughi mi ha colpito l&#8217;allegria che conserva questa popolo e la capacità di condividere anche quel poco che hanno con estrema naturalezza e disponibilità&#8221;. &#8220;Sono stati molti i momenti emozionanti in questo viaggio nel deserto, voglio ricordare quando abbiamo incontrato la brigata dei medici cubani che prestano il loro servizio negli ospedali di Ausserd e di Rabuni, grazie alla mediazione della dottoressa Aleida Guevara March, la figlia del Guerrigliero Eroico, Ernesto Che Guevara. È stato molto bello vedere i medici cubani con quelli italiani di Tor Vergata e quelli saharawi conversare tra loro e creare ponti di solidarietà.</p>
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<div id="attachment_11392" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11392" alt="il dottor Hector Mendez Lopez con la maglietta rossa" src="/files/2020/03/capo-brigata.jpg" width="580" height="773" /><p class="wp-caption-text">il dottor Hector Mendez Lopez con la maglietta rossa</p></div>
<p>Il capo della brigata dei medici cubani, il dottor Hector Mendez Lopez, mi ha raccontato che gli ultimi saharawi laureati a Cuba in medicina stanno studiando un master in medicina generale integrale nei campi profughi, grazie alla brigata dei medici cubani, per allestire poi consultori medici famigliari, grazie ad un progetto scritto e pensato dal Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz&#8221;. Federica continua raccontando che il popolo cubano ha anche una brigata di educatori nell&#8217;Istituto Simon Bolivar, nella città di Smara, per bambini delle elementari e ragazzi delle medie. Uno degli obiettivi è cercare di coinvolgere negli studi anche le bambine e le ragazze, che purtroppo molte volte sono discriminate rispetto ai maschi. Però Federica ci tiene a specificare che le donne hanno anche un ruolo importante nello stato, occupano cariche di dirigenza ed hanno anche uno spazio chiamato La Casa delle Donne, gestito solo da loro, con attività politiche e culturali e diretto dalla prima donna saharawi laureata ad Algeri in Ingegneria Aeronautica.</p>
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<p>(continuerà)</p>
<p>di Ida Garberi</p>
<p>foto dal facebook di Nadia Conti e Federica Cresci</p>
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		<title>Moulud Yeslem: Un saharawi nato sotto le bombe di napalm nel deserto</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jan 2018 00:03:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ “Mi chiamo Mohamed Moulud Yeslem, sono un rifugiato saharawi che è nato in piena guerra nel Sahara, ho 40 anni, e faccio parte di un popolo che lotta per ottenere la sua indipendenza. Sono un artista, un pittore che crede che un pennello, è un arma di lotta, di libertà e di espressione; ed arriva più lontano dei missili, perché arriva ai cuori della gente, seminando vita.”  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10348" alt="moulud1" src="/files/2018/01/moulud1.jpg" width="580" height="581" />“O riusciremo ad ottenere cittadini liberi in un paese indipendente o saremo martiri col resto dei martiri che hanno dato la loro vita”.<br />
Brahim Gali, presidente saharawi</p>
<p><strong> “Mi chiamo Mohamed Moulud Yeslem, sono un rifugiato saharawi che è nato in piena guerra nel Sahara, ho 40 anni, e faccio parte di un popolo che lotta per ottenere la sua indipendenza. Sono un artista, un pittore che crede che un pennello, è un arma di lotta, di libertà e di espressione; ed arriva più lontano dei missili, perché arriva ai cuori della gente, seminando vita.”</strong></p>
<p>Ho conosciuto Moulud a Barcellona, in ottobre del 2017, mentre cercavo di partecipare ad un evento culturale negli accampamenti dei rifugiati saharawi a Tindouf (Algeria).</p>
<p>Dopo alcuni giorni di un’attesa estenuante, purtroppo, l&#8217;incontro non si è svolto, non sono potuta mai arrivare agli accampamenti, questa volta. Ma ho avuto l&#8217;onore ed il piacere di potere godere dell&#8217;affetto e della compagnia di Moulud, di sua moglie Olga e della sua meravigliosa bambina, Nura.</p>
<p>Mentre ero ospite a casa sua, ho voluto conoscere di più sulla vita del suo popolo, la sua lotta e che cosa rappresenta per lui non potere vivere nella sua patria legittima.</p>
<p>Sahara Occidentale è l&#8217;ultima colonia dell&#8217;Africa, dato che si trova tra i 17 territori non autonomi in attesa della decolonizzazione, secondo l&#8217;elenco stabilito dalle Nazioni Unite, che non riconosce la sovranità che reclama Marocco sullo stesso, denunciando la presenza del muro marocchino come una delle principali manifestazioni del colonialismo nelle sue dimensioni sociale, politica, spaziale ed economica.</p>
<p>La guerra nel Sahara che sta raccontandomi Moulud, incomincia quando Spagna, nel 1975, ha ceduto l&#8217;amministrazione del Sahara Occidentale ai suoi limitrofi Marocco e Mauritania, mediante accordi illegali, dal punto di vista del diritto internazionale, dato che una potenza coloniale non può “cedere” un territorio colonizzato da lei ad altri Stati.</p>
<p>Dopo che la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha dichiarato che gli abitanti del Sahara Occidentale godevano del diritto di autodeterminazione che constava nelle risoluzioni delle Nazioni Unite (CIG, 1975), il re Hasan II ha iniziato una mobilitazione che passerebbe alla storia come la “marcia verde”, o per meglio dire la “marcia nera”, secondo i saharawi, per il suo saldo cruento e luttuoso, che ha implicato il trasferimento di circa 350 mila persone e 25 mila soldati verso la zona saharawi per occupare il territorio. Tutto ciò è stato accompagnato dai bombardamenti dell&#8217;aviazione marocchina con fosforo bianco e napalm contro i civili saharawi che intraprendevano l&#8217;esodo forzato verso il deserto algerino.</p>
<p>In quella cornice, varie migliaia di saharawi sono fuggiti verso Algeria ed il 27 febbraio 1976 il Fronte Polisario (braccio armato del popolo saharawi) ha proclamato la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD). Nel 1979, Mauritania ha sottoscritto un accordo di pace coi combattenti della RASD e, da allora, è solo Marocco quello che continua affermando di avere una sovranità sulla zona, che include l&#8217;area alla quale Mauritania ha rinunciato.</p>
<p>Le forze marocchine e saharawi hanno continuato i combattimenti, fino al 1991, quando è stato firmato il cessate il fuoco e l&#8217;ONU ha creato la Minurso (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) che si sarebbe dovuta incaricare di mantenere la pace e di convocare un referendum di autodeterminazione. Tuttavia, a dispetto dei tentativi reiterati per portarlo a termine, il referendum – l’ultima data fallita è stata il 31 luglio 2000 &#8211; non si è mai realizzato e Marocco continua a proporre come soluzione al contenzioso, di offrire al territorio un regime di autonomia sotto l&#8217;ombrello della sovranità marocchina.</p>
<p>Attualmente, circa 165 mila saharawi vivono negli accampamenti dei rifugiati vicino a Tindouf (sud-ovest dell&#8217;Algeria), dipendendo maggiormente dall&#8217;aiuto umanitario e nell&#8217;attesa di potere esercitare quel diritto all&#8217;autodeterminazione proclamato ed avallato dalla comunità internazionale, attraverso decine di risoluzioni e dichiarazioni di varie delle sue distinte istanze e rappresentanti.</p>
<p>Nel 1980, Marocco ha cominciato a costruire un muro nel deserto per accerchiare parte del territorio del Sahara Occidentale, con l&#8217;obiettivo di ostacolare -in pieno confronto armato &#8211; l&#8217;avanzamento dell&#8217;esercito saharawi del Fronte Polisario. La costruzione (distribuita in vari tratti) ha circa 2,5 metri di altezza ed una lunghezza approssimata di 2720 chilometri.</p>
<p>“Io, Moulud, sono uno dei figli della guerra, e dopo l&#8217;esodo che è durato anni per la mia famiglia, che è scappata sotto le bombe, camminando nel deserto e poche volte utilizzando camion, sono arrivato nel 1979 agli accampamenti in Algeria. Ho incominciato a studiare sotto una “jaima” (tenda di campagna) fino al 1989, quando con altri 850 tra bambini e bambine, tra gli undici ed i quattordici anni, mi hanno mandato a Cuba per continuare gli studi. Sono rimasto 10 anni ed ho acquisito un carattere forte ed indipendente, perché sono stato lontano dalla mia famiglia, senza quasi contatti e nessun viaggio di vacanze. Noi, i bambini e le bambine saharawi abbiamo imparato ben presto ad essere responsabili dei nostri atti, la situazione ci ha fatto crescere prima del tempo e la considero l&#8217;esperienza più bella della mia vita. Ringrazio molto Cuba per tutto quello che ha fatto, non solo mi ha dato una professione, ma per me è stata una scuola di vita, mi ha preparato alla resistenza con gli altri rifugiati ed oggigiorno l&#8217;isola caraibica continua ad appoggiare il mio popolo e sta crescendo migliaia di saharawi nelle sue università.”</p>
<p>“Il problema della vita negli accampamenti è che lì dipendiamo totalmente dall&#8217;aiuto internazionale, è un deserto, non c&#8217;è acqua, devono trasportarla per centinaia di chilometri, non possiamo coltivare nulla, ma continuiamo a resistere da 40 anni contro molti aggressori, perché non è solo Marocco, sono gli Stati Uniti, è Francia, il più colpevole di tutti è  Spagna, e tutti loro vogliono eliminare totalmente il nostro popolo, vogliono che non si ascolti la nostra voce, vogliono seppellirci definitivamente nel deserto dell&#8217;Algeria. Tutta questa oppressione ha fatto nascere una Rivoluzione, un sentimento nazionale, un sentimento di resistenza nonostante i nemici siano più poderosi in armi, in economia, nella distruzione. Ci hanno isolati creando un muro nella comunicazione e costruendo un muro di pietre e recinti, con l&#8217;aiuto di Israele, per ostacolare che i rifugiati ritornino nella loro patria e l&#8217;hanno seminato con milioni di mine: secondo l&#8217;ONU il Sahara Occidentale è uno dei 10 paesi più minati nel mondo, si calcola che nella guerra dei 16 anni tra il Fronte Polisario, Marocco e Mauritania hanno seminato tra 7 e 10 milioni di mine antiuomo       che continuano attive oggigiorno.”</p>
<p>Moulud, come artista, è molto sensibile fin da giovane alla lotta del suo popolo, e col suo pennello vuole dare voce ai senza voce e coi suoi fratelli, che sono anche loro pittori, ha creato una scuola d’arte negli accampamenti nell&#8217;anno 2005 per formare i giovani. Considera che la pittura permette di fare conoscere la bellezza della cultura saharawi, ma anche di denunciare la durezza della vita nel deserto e dialogare con altri artisti di altri paesi per sensibilizzarli con la lotta del suo popolo.</p>
<p>“L&#8217;arte è uno strumento molto effettivo per trasformare la società, così ho deciso di mettere il mio granello di sabbia per lottare contro le mine antiuomo. In tal modo, ho creato il progetto ‘Per ogni mina un fiore’ che vuole sensibilizzare sull&#8217;esistenza di questo muro assassino.”</p>
<p>“Il problema delle mine è che sono seminate molto superficialmente e con le piogge e le tempeste di sabbia sono trasportate verso un luogo diverso, ed è per questo motivo che vicino al muro non esiste nessun luogo sicuro dove camminare. Purtroppo sia l&#8217;ONU che altre organizzazioni non governative che si occupano dello sminamento, oggigiorno, agiscono solamente se ricevono sovvenzioni, se non c&#8217;è denaro, non importa loro i pericoli che rappresentano le mine, principalmente per i bambini e per le bambine. Cosicché non potevo rimanere con le braccia incrociate, ho fatto un documentario, ‘I fiori del muro &#8216; per sensibilizzare la gente, dove si vedono le vittime del muro, le mutilazioni, e voglio seminare un fiore artificiale per ogni mina, fatti di carta, di plastica, di tessuto e seminarli fronte al muro, come protesta ed azione simbolica che la pace vincerà, alla fine. Ho già ottenuto migliaia di fiori, hanno partecipato i popoli della Spagna, del Messico, del Perù, dell&#8217;Argentina e di altri paesi europei.”</p>
<p>“Sono contento dei risultati perché ho ottenuto che abbiano partecipato principalmente bambini, bambine ed adolescenti. Prossimamente vogliamo riuscire a comprare con altri artisti, un rullo compressore, installargli un comando a distanza ed utilizzarlo per fare scoppiare le mine del muro senza rischi per le persone.”</p>
<p>“Personalmente e come migliaia di saharawi, queste quattro decadi di combattimento, solo mi hanno dato ancora più forze per lottare, mi hanno dato più ispirazione creativa per sviluppare un antidoto, sempre di più efficace e più forte; perché il suolo dove coltivo questi antidoti è l&#8217;arte, è la cultura della pace ed è la società civile, non solamente la saharawi, bensì la società civile mondiale.”</p>
<p>“Alla fine, come pittore, credo che l&#8217;Arte deve essere uno strumento fondamentale per denunciare, per comunicare in pace con tutti i popoli, affinché il genere umano capisca che la vita è unica, come il pianeta terra, e se non li proteggiamo tra tutti e tutte spariremo per sempre.”</p>
<p>scritto e tradotto da Ida Garberi</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>foto di Moulud Yeslem</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-10349" alt="moulud2" src="/files/2018/01/moulud2.jpg" width="580" height="222" /><img class="alignleft size-full wp-image-10350" alt="moulud3" src="/files/2018/01/moulud3.jpg" width="580" height="435" /><img class="alignleft size-full wp-image-10351" alt="moulud4" src="/files/2018/01/moulud4.jpg" width="580" height="435" /><img class="alignleft size-full wp-image-10352" alt="moulud5" src="/files/2018/01/moulud5.jpg" width="580" height="435" /></p>
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		<title>Muri</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2014 01:04:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Muro di Berlino era la notizia tutti i giorni. Dalla mattina alla notte leggevamo, vedevamo, ascoltavamo: il Muro della Vergogna, il Muro dell'Infamia, la Cortina di Ferro…Finalmente, quel muro, che meritava cadere, è caduto. Ma altri muri hanno germogliato, e continuano a germogliare, nel mondo. Benché siano molto più grandi di quello di Berlino, di loro si parla poco o nulla.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8215" alt="" src="/files/2014/11/muro-berlin-1.jpg" width="500" height="375" />Il Muro di Berlino era la notizia tutti i giorni. Dalla mattina alla notte leggevamo, vedevamo, ascoltavamo: il Muro della Vergogna, il Muro dell&#8217;Infamia, la Cortina di Ferro…  </strong></p>
<p>Finalmente, quel muro, che meritava cadere, è caduto. Ma altri muri hanno germogliato, e continuano a germogliare, nel mondo. Benché siano molto più grandi di quello di Berlino, di loro si parla poco o nulla.</p>
<p>Poco si parla del muro che gli Stati Uniti stanno alzando nella frontiera messicana, e poco si parla dei reticolati di Ceuta e Mellilla.</p>
<p>Quasi niente si parla del Muro di Cisgiordania che perpetua l&#8217;occupazione israeliana di terre palestinesi e sarà quindici volte più lungo che il Muro di Berlino, e nulla, nulla, di nulla, si parla del Muro del Marocco che perpetua il furto della patria saharawi da parte del regno marocchino e misura sessanta volte in più che il Muro di Berlino.</p>
<p>Perché sarà che ci sono muri tanto altisonanti e muri tanto muti?</p>
<p>Preso dal libro di Eduardo Galeano, Espejos</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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