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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Roma</title>
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		<title>Intervista a Gianni Minà: Chavez e l’America Latina 3 anni dopo</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 01:15:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[5 marzo]]></category>
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		<description><![CDATA[Gianni Minà presenterà sabato 5 marzo al Teatro Vittoria, nello storico quartiere romano di Testaccio, un'intervista inedita all'ex Presidente del Venezuela e leader della rivoluzione bolivariana, Hugo Chávez. Era il 2003 e di ritorno dal Social Forum di Porto Alegre, in Brasile, Hugo Chávez “a cuore aperto” delinea a Minà tutti i segreti della rivoluzione bolivariana, i progetti e i programmi che nel tempo hanno trasformato e stanno trasformando il Venezuela e l'America Latina, offrendo un seme di speranza possibile per salvarsi dai crimini del neo-liberismo. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9162" alt="3er_aniversario" src="/files/2016/03/3er_aniversario.jpg" width="663" height="767" />Gianni Minà presenterà sabato 5 marzo al Teatro Vittoria, nello storico quartiere romano di Testaccio, un&#8217;intervista inedita all&#8217;ex Presidente del Venezuela e leader della rivoluzione bolivariana, Hugo Chávez. </strong></div>
<div>Era il 2003 e di ritorno dal Social Forum di Porto Alegre, in Brasile, Hugo Chávez “a cuore aperto” delinea a Minà tutti i segreti della rivoluzione bolivariana, i progetti e i programmi che nel tempo hanno trasformato e stanno trasformando il Venezuela e l&#8217;America Latina, offrendo un seme di speranza possibile per salvarsi dai crimini del neo-liberismo.<br />
“Hugo Chávez &#8211; sottolinea Gianni Minà all&#8217;Antidiplomatico &#8211; è stato esempio d’indiscutibile democrazia che in 15 anni ha prevalso in 18 consultazioni elettorali o referendarie su 19, nel frattempo ha lasciato prematuramente questo mondo, ma senza dubbio il cambiamento sociale nel suo paese e l&#8217;influenza che il suo modello politico ha esercitato sul resto del continente, ispirandosi spesso alla rivoluzione cubana, hanno lasciato una traccia indelebile nei destini prossimi dell&#8217;America Latina&#8221; .</div>
<div>
</div>
<div><span style="text-decoration: underline"><em>L&#8217;intervista</em></span>
</div>
<div><strong>In America Latina, dopo anni di speranza, si vive un momento di difficoltà oggettiva. Quanto manca la figura di Chávez in questo momento storico?</strong></div>
<div></div>
<div>Drammaticamente, manca molto. Non solo per l&#8217;America Latina, ma se vi capita di rivedere i suoi discorsi su Libia e Siria nel 2011, è straordinaria la capacità di sintesi politica che il Comandante aveva su molte dinamiche internazionali. Uno statista, uno dei più lucidi dei nostri tempi. Insieme ad altri dell&#8217;America Latina (penso a Lula e Kirchner in particolare) ha creato dei pilastri indelebili di progresso come la Celac, l&#8217;Unasur, Telesur, Banco del Sur. Pilastri che hanno reso l&#8217;America Latina un continente di pace e speranza per l&#8217;umanità, non più cortile di casa degli Stati Uniti e il Venezuela un paese che ha provato a riscattarsi. Gran parte di questo fenomeno si deve incontestabilmente alla lungimiranza e al coraggio, purtroppo irripetibili, proprio di Hugo Chavez Frìas.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong>Oggi il Venezuela è tornato protagonista sulla stampa italiana, ma come un paese allo sbando e in crisi. </strong></div>
<div></div>
<div>Gli Stati Uniti hanno investito miliardi di dollari per destabilizzare il paese, punto di riferimento di quella che era l’evoluzione progressista dell&#8217;America Latina. Dalla nascita delle Guarimbas, proteste organizzate nei quartieri residenziali venezuelani, alla guerra economica frutto anche del crollo mondiale del prezzo del petrolio sotto i 30 dollari, i colpi sono stati durissimi. Il momento di difficoltà e di crisi è oggettivo. Ma dove si percepisce tutta la malafede e l&#8217;ignoranza complice di questa informazione occidentale è nel fatto che quasi tutti questi critici hanno dimenticato che Chávez aveva ereditato un paese devastato che la rivoluzione bolivariana fin dall’inizio ha dovuto pensare a puntellare, a ricostruire.</div>
<div>Non si ricorda mai perché è iniziata la rivoluzione bolivariana. Il paese che Chávez ereditò da quei due lestofanti di Carlos Andres Perez e Rafael Caldera era un paese con milioni di analfabeti, milioni di persone i cui figli non andavano nemmeno a scuola perché i padri non erano registrati neanche all&#8217;anagrafe. Milioni di persone che semplicemente non esistevano. Oggi è in crisi? La situazione è fuori controllo? Intanto milioni di persone grazie alla rivoluzione bolivariana oggi sono esseri umani, hanno accesso all’istruzione, alla sanità e hanno una casa. Questo può essere l’unico punto di partenza per ogni discussione se si vuole essere seri quando si parla di Venezuela e delle difficoltà che Maduro, il successore di Chávez, deve affrontare.
</div>
<div></div>
<div><strong>E il ruolo di Cuba resta centrale in questa fase?</strong></div>
<div></div>
<div>La realtà è che Fidel Castro e Chávez hanno effettivamente rappresentato un ostacolo al neo-liberismo degli Stati Uniti. E il più inaspettato miracolo politico di Fidel Castro è stato proprio Chávez. Lo scelse come continuatore del suo progetto rivoluzionario quando ancora non lo conosceva nessuno. E nell’affermazione di questo processo di cambiamento che ha liberato l&#8217;America Latina, il ruolo di Cuba è stato incontestabilmente notevole e lo sarà anche in futuro, malgrado le attuali difficoltà.</div>
<div></div>
<div>
<strong>Secondo lei dunque quello che si legge in Italia sull&#8217;America Latina non è uno spettacolo che fa molto onore alla professione che lei ama così tanto&#8230;</strong></div>
<div></div>
<div>I  media occidentali non perdono occasione di accumulare brutte figure su brutte figure quando si parla del centro e del sud America. Basta pensare a cosa è diventata oggi Cuba, pure in mezzo a varie difficoltà e all’esigenza di trovare un metodo per gli inevitabili cambiamenti,che salvi il paese però da esagerate tentazioni liberiste. Papa Francesco, che a sua volta sta chiedendo al mondo di fare scelte più umane è andato a trovare Fidel a casa. Se Fidel fosse stato il terrorista descritto in quest’ultimo mezzo secolo da molti media occidentali, certo questo non sarebbe successo. E nemmeno che il Patriarca ortodosso Kiril e il Papa si incontrassero per una riappacificazione fra le loro Chiese dopo mille anni, proprio a La Habana e con la mediazione di Raul Castro. Chi poteva pensare a un simile cambiamento, soltanto un paio di anni fa?<br />
Per fare un altro esempio, ai funerali di Chavez a Caracas erano presenti due milioni di persone e 33 tra Capi di stato e Premier da tutto il mondo. Stavano onorando un &#8220;terrorista&#8221; come l&#8217;aveva descritto la stampa occidentale fino ad allora?<br />
Ma i servitori del nostro giornalismo vivono evidentemente in un universo tutto loro, incuranti del ridicolo che i loro clamorosi errori di valutazione suggeriscono.</p>
<p><strong>A chi si riferisce in particolare?</strong></p>
<p>Ho letto su La Repubblica, per esempio, un articolo su Evo Morales che secondo Omero Ciai, sarebbe un “uomo alla deriva”. Ora, ognuno ha il diritto di vedere le cose come gli pare, ma sarebbe facile ricordare a Omero Ciai che cos’era fino a un quarto di secolo fa la Bolivia governata da militari assassini e ladri, magari, istruiti dalla famosa Escuela de las Americas, dove si sono educati tutti i “mostri” che hanno insanguinato il paese fino a ieri.</p></div>
<div>Il fatto è che Evo Morales le cose non le manda a dire e quando ha fatto il suo memorabile discorso alla Comunità Europea ha ricordato tutte le incancellabili prepotenze che il nord del mondo ha fatto ai popoli autoctoni o del sud del globo: “Quando avete intenzione di restituirci tutte le ricchezze che ci avete rubato fino ad oggi?”</div>
<div>Il dispetto per questa sfacciataggine è stato quello di vietare al boeing su cui viaggiava nel ritorno a casa lo spazio aereo di mezza Europa, con la scusa che il Presidente boliviano avrebbe dato “un passaggio” a Edward Snowden, funzionario che aveva rivelato al mondo alcuni segreti dell’intelligence nordamericana.</div>
<div>Ovviamente era una “bufala”, ma in questo caso Evo Morales si è confermato un politico accorto e capace, mentre il collega di Repubblica dovrebbe fare una verifica più attenta delle sue fonti.</div>
<div>Scrivere sotto dettatura è sempre un rischio. Non molto tempo fa, per esempio, l’ex Presidentessa dell’Argentina, la signora Kirchner, ha vinto una causa con il Corriere della Sera che, in occasione di un suo viaggio in Italia per un summit della Fao, aveva disertato, secondo il più venduto giornale italiano, la conferenza sulla povertà a vantaggio di una giornata di shopping a via Condotti.</div>
<div>Cristina Kirchner è riuscita a dimostrare, con i timbri sul passaporto, che quel giorno non era nemmeno in Italia. Il quotidiano è stato condannato a 40 mila euro di risarcimento e all’inevitabile smentita da pubblicare con adeguato risalto. Tutto questo perché Cristina Kirchner rappresenta, a torto o a ragione, quel tipo di politico sudamericano che disturba i progetti degli Stati Uniti nel continente. Strano che gli altri giornali italiani, sempre attenti alla linea del Corriere, non se ne siano accorti.</div>
<div>L’onestà intellettuale, evidentemente, non è di casa sui nostri giornali, per questo l’ex Presidente Chávez nel momento in cui se ne è andato, 3 anni fa, da questo mondo, aveva vinto 18 consultazioni elettorali o referendarie su 19 affrontate, e l’ex responsabile della Fondazione Carter, Jennifer McCoy, che ho intervistato per il film-documentario “Papa Francesco, Cuba e Fidel”, mi ha intimato: “E non si azzardino a parlare di brogli. Quando siamo stati là, abbiamo controllato tutto il processo elettorale e referendario e l’Occidente dovrebbe solo rispettarlo”.</div>
<div></div>
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<strong>Ma la domanda che oggi si pongono molti è: il processo di emancipazione e liberazione iniziato da Chávez in America Latina resisterà?</strong></div>
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<div>Con la morte di Chávez, le difficoltà di Dilma Rousseff in Brasile e dello stesso Maduro in Venezuela e l&#8217;elezione in Argentina dell&#8217;ex governatore di Buenos Aires, Macri, la situazione si è fatta complicata. Nell&#8217;intervista del 2003 che presenteremo al Teatro Vittoria sabato 5 marzo, nella valutazione del leader della rivoluzione bolivariana era chiara la consapevolezza che gli Stati Uniti avrebbero fatto di tutto in qualunque momento per tornare in Venezuela. Ma io resto ottimista, perché la stessa rivoluzione bolivariana ha emancipato intere popolazioni e creato meccanismi di solidarietà e cooperazione. Penso, ad esempio, ai maestri cubani saliti in Venezuela a completare lo sforzo di alfabetizzazione del paese. Un miracolo di umanità che dovrebbe essere preso a modello nell&#8217;Europa dei tecnocrati che cacciano gli esseri umani sfuggiti a una guerra. Resisterà? Sarà una provocazione, forse, ma il leader del Sud del mondo a cui oggi aggrapparsi in questo momento è Papa Francesco che queste esigenze le afferma quasi ogni giorno.</div>
<div>
</div>
<div><strong>Che si sarebbero detti Chávez e Papa Francesco se si fossero incontrati in questi tempi di drammatica crisi per l&#8217;umanità?</strong></div>
<div></div>
<div>Difficile dirlo con esattezza. Sicuramente avrebbero costruito un rapporto di fiducia franco e costruttivo. Chávez poi avrebbe avuto un alleato importante, forse decisivo, nella madre di tutte le sue battaglie cercando di garantire i diritti umani fondamentali a tutti gli esseri umani contro un neo-liberismo allo sbando arrivato alla sua ultima farsesca produzione di nome Donald Trump.</div>
<div></div>
<div>di Alessandro Bianchi</div>
<div></div>
<div>da L&#8217;Antidiplomatico</div>
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		<title>Il Venezuela ha sconfitto la fame perché è socialista!</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 22:46:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela s’incontra con i movimenti popolari di sinistra in Italia, a latere della premiazione da parte della FAO dovuto al grande successo del paese sud americano nell’aver sconfitto completamente il problema della fame nel Paese. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8707" alt="" src="/files/2015/06/arreaza21.jpg" width="300" height="166" />Il Vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, il compagno Jorge Arreaza, ha tenuto un incontro sul Monte Sacro a Roma insieme ai movimenti politici e popolari italiani e nello specifico con la “Rete Caracas ChiAma”, costituita da un eterogeneo blocco popolare di forze squisitamente di sinistra; nonché, riflesso di quella preziosa cristalleria politica che è la solidarietà e l’amicizia tra i popoli.  </strong></p>
<p>In questo incontro – accompagnato da una sottile pioggia – Arreaza ha parlato del premio ricevuto dalla FAO per l’ottimo risultato ottenuto dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela nell’eliminazione della fame nel Paese e ha dialogato con i più degni rappresentanti dei movimenti popolari e rivoluzionari italiani. Ha lanciato, inoltre, l’appello a moltiplicare gli sforzi nella costruzione di un Fronte Internazionale di forze progressiste e rivoluzionarie in difesa della Rivoluzione Bolivariana; dinanzi ad una campagna mediatica che non pochi esperti definiscono come la guerra psicologica degli Stati Uniti contro il Venezuela bolivariano.</p>
<p>«Sono venuto qua a Roma, in nome del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, del Primo Presidente Operaio della nostra Grande Patria Latinoamericana, il compagno Nicolás Maduro, che vi saluta calorosamente; sono qui in nome del popolo venezuelano, di quel popolo lavoratore che oggi difende il processo rivoluzionario iniziato dal nostro Eterno Comandante Hugo Rafael Chávez Frías; sono qui perché la FAO, organizzazione facente parte delle Nazioni Unite, ha deciso di premiarci con il più alto riconoscimento che un governo popolare e rivoluzionario possa ottenere: aver eliminato il problema della fame nei tempi prefissati; ovvero, nel 2015. In realtà avrebbero dovuto premiarci da molto tempo prima, fin dal 2012, giacché tale metà l’abbiamo raggiunta proprio quell’anno».</p>
<p>Il Vicepresidente Arreaza ha rilevato che «tali risultati non sono nient’altro che il riflesso della politica interna impostata dal primo giorno dell’avvento al potere del governo rivoluzionario e socialista del Presidente Hugo Chávez, là dove sono state messe in moto non poche politiche economiche e sociali basate sullo sviluppo dei servizi di base; in difesa di quei diritti umani collettivi (e non solo individuali!) che sono – tra i tanti – il diritto a vivere in una casa dignitosa, a ricevere tre pasti al giorno, a poter lavorare dignitosamente, ad un servizio nazionale medico gratuito e di alto livello, ad un istruzione pubblica e gratuita per tutto il popolo venezuelano».</p>
<p>«Tutti questi traguardi e la premiazione alla FAO si devono non solo al Nostro Comandante Infinito Hugo Chávez e all’invitto popolo venezuelano, ma anche alla solidarietà dei popoli del mondo e in particolare del popolo cubano e del suo governo rivoluzionario; di Fidel e Raul, che con l’apporto di migliaia di lavoratori della salute e dell’educazione hanno contribuito fino ad oggi a rafforzare la nostra Resistenza popolare contro la guerra economica e le ingerenze di Washington».</p>
<p>Il vicepresidente venezuelano, durante il suo incontro con i movimenti sociali italiani ha posto l’accento sull’amicizia e la solidarietà tra i popoli e lo ha fatto in quello che – di certo – è un luogo sacro per il popolo venezuelano e per tutti quelli che lottano ogni giorno per la costruzione di un mondo basato sulla pace con giustizia ed eguaglianza sociale; verso il socialismo del XXI secolo. Proprio qui sul Monte Sacro, infatti, Simón Bolívar – di fronte al suo amico e maestro Simón Rodríguez – prestò il suo giuramento romano nel 1805 nel quale ebbe a dire: <strong><em>«Giuro per il Dio dei miei genitori, giuro per il mio onore e per la mia Patria, che non darò riposo al mio braccio né pace alla mia anima finché non avrò rotto le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo».</em></strong></p>
<p>«Voglio ringraziare l’invito a partecipare a tal evento così importante, che ha come obiettivo quello di rafforzare l’amicizia tra i popoli», ha affermato il vicepresidente di fronte a centinaia di attivisti sociali giunti da ogni angolo della penisola italiana per dare il benvenuto a uno dei più alti rappresentanti della patria di Bolívar e Chávez.</p>
<p>Nel suo emozionante discorso il vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha spiegato che per eliminare completamente la fame e la povertà nel pianeta è necessario moltiplicare i nostri sforzi nella costruzione di un mondo basato sulla solidarietà e l’amicizia tra i popoli e che, pertanto, bisogna essere consapevoli di quali sono i pericoli o i modelli (economici) che rappresentano <em>il</em> principale ostacolo a tale progetto.</p>
<p>In questo senso, ha segnalato come oggi non è il Venezuela della Rivoluzione Bolivariana a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti, ma che, semmai, proprio questi ultimi, a causa del loro modello economico e sociale – per la loro sete di consumare le risorse del pianeta – sono un pericolo per la stabilità della pace nel mondo e per l’esistenza stessa della specie umana. Per questo la necessità di rafforzare attraverso progetti politici e culturali l’amicizia tra i popoli – e in questo caso con il popolo italiano – con la <em>ratio</em> di svelare, così, le menzogne che i mezzi di comunicazione diffondono contro la Rivoluzione Bolivariana e mostrare ai popoli che lavorano in tutto il mondo che uscire dalla crisi imposta dalle banche e dai padroni è possibile. Che oltre al neoliberalismo e al capitalismo ci sarà ancora vita e che il modello economico e sociale per l’emancipazione dell’uomo si chiama: Socialismo.</p>
<p>di Alessandro Pagani per ALBAinformazione</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Antonio Guerrero, uno dei cinque eroi cubani: «Chi considera Cuba un piccolo faro, dovrebbe desiderare il cambiamento anche a casa propria»</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2015 01:04:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Guerrero]]></category>
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		<description><![CDATA[Già, la storia: Antonio, che ha ripetuto di rappresentare i cinque ma di voler essere considerato uno degli undici milioni di cubani, ha spiegato: «la storia del mio paese è piena di eventi importanti, forse quella di noi cinque non è così grande come quella dei nostri medici che in Sierra Leone hanno lottato contro l’Ebola», ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft size-full wp-image-8641" alt="" src="/files/2015/05/Tony.jpg" width="960" height="720" />«Come diceva il nostro eroe  rivoluzionario José Martí: “Un principio giusto, in fondo a una grotta, è più forte di un esercito”; e per un periodo le nostre celle, negli Stati Uniti, erano in pratica dei buchi. Ma noi siamo sempre stati determinati, mai deboli. Anche quando abbiamo pensato che forse saremmo morti in prigione. Non potevamo tradire un popolo che ha resistito a tutte le aggressioni.». <strong>Antonio Guerrero</strong>, uno dei cinque eroi cubani («los 5»), ingegnere, poeta e pittore, ha raccontato a Roma ad un evento organizzato da Associazione italiana Cuba e l&#8217;Ambasciata cubana in Italia, fra gli applausi, la sua lunga prigionia, sulla base di una <strong>sentenza di condanna per spionaggio oltremodo ingiusta</strong>: i cinque agenti cercavano solo di proteggere Cuba dalle attività terroristiche statunitensi che hanno costellato la storia dei due paesi.</div>
<div></div>
<div>Già, la storia: Antonio, che ha ripetuto di rappresentare i cinque ma di voler essere considerato uno degli undici milioni di cubani, ha spiegato: «la storia del mio paese è piena di eventi importanti, forse quella di noi cinque non è così grande come quella dei <strong>nostri medici che in Sierra Leone hanno lottato contro l’Ebola</strong>», precisando: «uno di loro mi ha raccontato che i dottori degli altri paesi lasciavano ai cubani le situazioni e i casi più difficili». Del resto «anni fa il presidente nordamericano Barack Obama disse che le decine di migliaia di medici cubani che salvavano vite nelle situazioni più disperate erano fra le carte vincenti di Cuba e perdenti per gli Usa». Tanto che «a soli 90 chilometri dall’impero che minaccia di portare il mondo alla catastrofe, la rivoluzione continua, Cuba resiste e continua a scrivere pagine importanti. E questo dimostra che un mondo migliore è possibile».</div>
<div></div>
<div><strong>La vicenda de «los 5» è servita a sensibilizzare molto le persone</strong>. Ma ad esempio gli statunitensi hanno potuto sapere qualcosa dei cinque solo quando loro sostenitori di diversi paesi hanno comprato una pagina a pagamento sul New York Times. Ma questo non basta: «Il popolo statunitense – e non solo &#8211;  vive disinformato, vive in un altro mondo. E’ che i grandi media, e le teste “pensanti” in molti posti del mondo cercano, nel loro interesse, di far sì che l’essere umano sia egoista. Ma ancora una volta, ricordiamo José Martí: “La vera persona non guarda a dove si vive meglio ma a dove si trova il proprio dovere”; ecco una delle grandi battaglie dell’umanità. Il nostro eroe diceva anche: “La morte non è vera, quando abbiamo compiuto bene l’opera della vita».</div>
<div></div>
<div><strong>Antonio Guerrero, ringraziando chi ha agito per la liberazione dei cinque agenti antiterroristi</strong> («la prima manifestazione di solidarietà pubblica la avemmo al ritorno in cella, dopo la terribile sentenza; tutti i detenuti applaudivano e ci incoraggiavano»), ha esortato i sostenitori di Cuba ad agire per il cambiamento anche a casa propria: «Se vedete Cuba come un piccolo faro che fa la differenza nel mondo, ognuno di voi dovrebbe avere il desiderio che il paese nel quale vive sia diverso. La lotta non può essere in una sola direzione. Noi abbiamo poche risorse, voi ne avete molte di più. Ma la porta della speranza è aperta».</div>
<div></div>
<div>Guerrero ha parlato del presente e del futuro dei cinque nel contesto della Cuba di adesso. «Non so che cosa faremo, l’importante è fare le cose con amore e per il bene di tutti. C’è tanto da fare, non riesco a immaginare come ci siano persone che la mattina si svegliano e non pensano a questo! E sempre per citare Martí: “Dimentica quel che hai fatto, concentrati su quello che devi ancora fare”. E anche <strong>“il miglior modo per dire è fare”</strong>…ma certo per adesso noi parliamo tanto, dappertutto, fino a quando daremo conferenze?&#8230;»</div>
<div></div>
<div>L’attualità è certo piena di dubbi, apparentemente confusa. «Adesso i media occidentali parlano – male – più del Venezuela che di Cuba. <strong>Dobbiamo appoggiare la rivoluzione in Venezuela</strong>, e studiare il pensiero di Hugo Chávez». I Cinque sono stati invitati a caracas dal presidente bolivariano Nicolás Maduro. Racconta Antonio: «La visita ci ha fatto capire la complessità, le sfide e i successi della rivoluzione avviata nel 1999. Quel paese ha diritto di decidere sul proprio destino, senza ingerenze. Saremo sempre dalla sua parte!». Guerrero ha anche raccontato della visita a un barrio, che prima della svolta bolivariana era come tanti altri in una situazione di totale miseria. Il riscatto è in corso, anche con l&#8217;aiuto della missione medica cubana, nel quadro della collaborazione fraterna fra i due paesi. Sull’avvicinamento agli Stati uniti, e sugli eventuali pericoli, rispondendo a una domanda dal pubblico Guerrero è stato chiaro: «<strong>Il capitalismo non è la soluzione per i problemi di questo mondo</strong>. Noi diciamo che così come finirono gli altri imperi, forse un giorno finirà questo incubo, ma fino a quel momento non sarà possibile una politica totalmente onesta e giusta con Cuba e con gli altri paesi. Per sostenere lo stile di vita degli Stati uniti, questi hanno bisogno per forza di dominare altri paesi. In precedenza, abbiamo visto quello che facevano a Cuba, adesso i meccanismi sono altri. Gli Usa avevano visto che stavano perdendo opportunità. Adesso cercano di inserirsi nella nuova apertura. E secondo me lo stanno facendo con un calcolo ben preciso».  Del resto, lo hanno anche dichiarato, sia Obama sia la Clinton per la quale «nonostante le buone intenzioni, la nostra politica di decenni di isolamento ha solo rafforzato la presa del regime di Castro sul potere». Molto chiaro.</div>
<div></div>
<div>Ma, ha continuato Antonio Guerrero, <strong>«noi cubani non siamo idioti</strong> Magari qualcuno pensa che i giovani cubani abbiano meno coscienza, meno senso storico. Ma questo vale anche per la gioventù italiana» (avremmo voluto dire ad Antonio: “mille volte di più”), «i tempi sono cambiati, ma io ho incontrato varie volte i giovani cubani e posso dirlo: le giovani generazioni hanno passato a Cuba momenti economici molto difficili – durante il <em>periodo especial</em> &#8211; ma continuano a difendere la rivoluzione. Hanno la responsabilità di succedere alla generazione storica della rivoluzione, e saranno loro a difendere il futuro di Cuba. Sono sicuro che loro conoscono il mostro. Siamo preparati. E adesso i nostri giovani sono anche in Nepal ad aiutare le vittime del terremoto. Questa è la gioventù cubana».</div>
<div></div>
<div>Tuttavia, gli abbiamo chiesto per <em>L’AntiDiplomatico</em> e per <em>Radio Habana Cuba</em>, malgrado la tenuta politica e morale dei cubani, non si profila il pericolo di una invasione del consumismo, la seguito di milioni di turisti statunitensi e degli altri aspetti dell’acercamento (avvicinamento) che sta sostituendo il bloqueo? Non sarà il consumismo a sconfiggere gli ideali della rivoluzione martiana, che in questo mondo è anche abbastanza marziana? Antonio, dopo tanti anni di assenza, come ha trovato Cuba? La sua risposta: <strong>«in 24 anni il mondo è cambiato. Cuba anche. Il consumismo non c’è a Cuba. </strong>Noi abbiamo la sfida di soddisfare i bisogni delle persone, non ha niente a che vedere con il consumismo. Basta stare a Cuba e confrontarla con altri paesi. Dobbiamo dare di più al popolo. Produrre di più. Eliminare la doppia moneta. Nel mondo di oggi nessuno sfugge alla povertà. E chi ha consumismo ha più problemi, ci sono più differenze. Hanno di tutto, incentivano la gente a comprare e la gente si sente sempre più frustrata. Noi cerchiamo di lavorare per migliorare il livello di vita delle persone, dopo il periodo especial.  Cuba non c’è consumismo. Ci sono più possibilità, di mangiare e di altro. E vogliamo che arrivi a tutti. Questo è quel che percepisco, dopo 24 anni di assenza». <strong>Quindi nessun pericolo di invasione? «Nessun pericolo, nessun pericolo. No hay peligro. No hay peligro. No hay peligro</strong>».</div>
<div></div>
<div>di Marinella Correggia</div>
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<div>foto: Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba</div>
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<div>da www.lantidiplomatico.it</div>
<div><img class="alignleft size-full wp-image-8642" alt="" src="/files/2015/05/Tony1.jpg" width="720" height="480" /><img class="alignleft size-full wp-image-8643" alt="" src="/files/2015/05/Tony2.jpg" width="720" height="480" /><img class="alignleft size-full wp-image-8644" alt="" src="/files/2015/05/Tony3.jpg" width="960" height="720" /><img class="alignleft size-full wp-image-8645" alt="" src="/files/2015/05/Tony4.jpg" width="720" height="479" /><img class="alignleft size-full wp-image-8646" alt="" src="/files/2015/05/Tony5.jpg" width="720" height="540" /></div>
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		<title>Cinque ragioni per i Cinque</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2014 23:38:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da una ad un'altra primavera romana, ogni mese, i passanti notano nei principali viali e punti di incontro più significativi della città, un'immagine di considerabili proporzioni che richiama l'attenzione su Cinque lottatori cubani. Due di loro, Renè Gonzalez e Fernando Gonzalez, sono ritornati sull'isola antillana dopo aver compiuto condanne arbitrarie. Tre rimangono incarcerati nelle prigioni nordamericane: Gerardo Hernandez, Ramon Labañino ed Antonio Guerrero.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7749" alt="" src="/files/2014/03/CinqueRoma-1.jpg" width="960" height="720" />Da una ad un&#8217;altra primavera romana, ogni mese, i passanti notano nei principali viali e punti di incontro più significativi della città, un&#8217;immagine di considerabili proporzioni che richiama l&#8217;attenzione su Cinque lottatori cubani.</strong></p>
<p>Due di loro, Renè Gonzalez e Fernando Gonzalez, sono ritornati sull&#8217;isola antillana dopo aver compiuto condanne arbitrarie. Tre rimangono incarcerati nelle prigioni nordamericane: Gerardo Hernandez, Ramon Labañino ed Antonio Guerrero. I loro visi sono diventati familiari qui durante l&#8217;ultimo anno e non sono già pochi quelli che si informano sulla storia che c’è dietro questi volti.</p>
<p>Questo impatto si è ottenuto grazie all&#8217;azione coordinata del Circolo di Roma dell&#8217;Associazione di Amicizia Italia-Cuba, diretta dal diligente giornalista Marco Papacci, ed il compromesso volontario della famiglia dei pubblicisti Di Gregorio.</p>
<p>Dialogando con Virginio, il patriarca, ed i suoi figli Alessandro e Claudio, salta subito all’occhio l&#8217;assenza del più minimo affanno di protagonismo. “Questo apporto è il meno che possiamo fare per una causa che tutti dovevano conoscere”, afferma Virginio.</p>
<p>Di seguito, espongono cinque ragioni che li assistono per appoggiare la campagna per la liberazione degli eroi cubani: l&#8217;impossibilità di rimanere indifferenti davanti all&#8217;ingiustizia commessa dalle autorità nordamericane; la necessità di restituire dei diritti umani calpestati ferocemente; la sensibilizzazione dell&#8217;opinione pubblica col caso; il carattere della missione assunta dai giovani condannati, destinata a proteggere il loro popolo dal flagello del terrorismo; ed un radicato sentimento solidale verso un paese che ha esercitato disinteressatamente questo principio etico.</p>
<p>“Io avevo incorporato queste ragioni quando mi invischiai nello sviluppo degli steccati pubblicitari per i Cinque —commenta Claudio—, ma li ho confermati ancora di più dopo aver ascoltato qui a Roma la testimonianza di Laura Labañino in un incontro con attivisti. Il valore umano di suo padre ed i suoi compagni di lotta è una lezione incommensurabile.”</p>
<p>“So che la battaglia per la scarcerazione di Gerardo, Antonio e Ramon deve guadagnarsi negli Stati Uniti, ma da diverse parti del mondo è possibile creare messaggi che favoriscano la soluzione definitiva. Il giorno che questi tre lottatori ritornino alle loro famiglie, la mia lo celebrerà perché anche loro fanno parte dei nostri cari”, conclude Virginio.</p>
<p>da Granma</p>
<p>di Pedro de la Hoz</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Gentile presidente Obama&#8230;&#8230;..</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2014 23:44:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Riportiamo il testo di una lettera firmata da 17 senatori italiani, tra cui la Senatrice del PD Daniela Valentini ed il Senatore PD Luigi Manconi Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, che è stata consegnata al Presidente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7755" style="width: 448px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7755" alt="manifestazione a Roma per visita di Obama" src="/files/2014/03/Obama.jpg" width="448" height="336" /><p class="wp-caption-text">manifestazione a Roma per visita di Obama</p></div>
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<p><strong>Riportiamo il testo di una lettera firmata da 17 senatori italiani, tra cui la Senatrice del PD Daniela Valentini ed il Senatore PD Luigi Manconi Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, che è stata consegnata al Presidente Barack Obama attraverso il suo Ambasciatore in Italia, durante la sua visita a Roma.</strong></p>
<p>Una volta di più, chiediamo al Nobel Obama che faccia valere il suo premio per la pace e liberi i tre dei Cinque cubani che sono ancora prigionieri politici nelle prigioni nordamericane: Yes, you can!!!</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7756" alt="" src="/files/2014/03/Senato.jpg" width="232" height="80" /></p>
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<p style="text-align: left">Roma 26 marzo 2014</p>
<p>Al Presidente<br />
Barack Obama<br />
Ambasciata degli Stati Uniti d&#8217;America<br />
Via Vittorio Veneto, 119a, 00187<br />
Roma</p>
<p>Gentile Presidente,<br />
nell&#8217;augurarLe il benvenuto in Italia ci permettiamo di disturbarLa per un&#8217; importante vicenda che interroga le nostre coscienze e che attiene al rispetto dei diritti umani.</p>
<p>Certamente Lei sarà informato che da 15 anni sono nelle carceri USA tre cittadini cubani: Ramòn Labañino, Gerardo Hernandez e Antonio Guerrero.<br />
Le questioni per le quali essi sono in carcere risultano controverse, ma certa è la loro situazione di difficoltà per le precarie condizioni di salute.<br />
Ora, per questo motivo in particolare, il caso è stato presentato dai famigliari di Ramòn Labañino anche al Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato della Repubblica Italiana.<br />
Gentile Presidente, ci rivolgiamo dunque a Lei perché conosciamo la sua sensibilità e quindi ci auguriamo che Lei voglia concedere un atto di clemenza, se non di giustizia, ai tre prigionieri.<br />
Sarebbe un segnale importante e simbolico se tramite questa disponibilità Ramòn Labañino, Gerardo Hernandez e Antonio Guerrero potessero tornare alle loro famiglie.<br />
L&#8217;America democratica che Lei rappresenta autorevolmente nel mondo, risulterà certamente ancora più forte e concretamente aperta al dialogo con tutte le Nazioni.</p>
<p>Con  stima<br />
Sen. Daniela Valentini<br />
Sen. Luigi Manconi<br />
Sen. Silvana Amati<br />
Sen. Donatella Albano<br />
Sen. Lorenzo Battista<br />
Sen. Claudio Broglia<br />
Sen. Massimo Caleo<br />
Sen. Emilia Grazia De Biasi<br />
Sen. Manuela Granaiola<br />
Sen. Carlo Lucherini<br />
Sen. Corradino Mineo<br />
Sen.Stefania Pezzopane<br />
Sen. Carlo Pegorer<br />
Sen. Ugo Sposetti<br />
Sen. Dario Stefano<br />
Sen. Walter Tocci<br />
Sen. Mario Tronti</p>
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		<title>“Mr. President GIVE MI 5, YES YOU CAN!” ha invaso Roma durante la visita di Barack Obama</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2014 22:47:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambasciata USA]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Due giorni veramente intensi quelli appena trascorsi. Una lettera della Senatrice del PD Daniela Valentini, firmata da altri suoi 17 colleghi tra i quali il Senatore PD Luigi Manconi Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, è stata inviata al Presidente Barack Obama attraverso il suo Ambasciatore in Italia. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7748" alt="" src="/files/2014/03/Cinque-Roma.jpg" width="240" height="342" />Due giorni veramente intensi quelli appena trascorsi.</strong></p>
<p>Una lettera della Senatrice del PD Daniela Valentini, firmata da altri suoi 17 colleghi tra i quali il Senatore PD Luigi Manconi Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, è stata inviata al Presidente Barack Obama attraverso il suo Ambasciatore in Italia.</p>
<p>Un articolo della giornalista Geraldina Colotti sul “Il Manifesto” che intervista la Senatrice Daniela Valentini.</p>
<p>Il Premio Nobel Barack Obama ha visitato Roma, la città eterna. Noi non potevamo non far sentire la nostra voce e se per caso non è arrivata alle sue orecchie, gli occhi di migliaia di cittadini romani e non solo, hanno potuto vedere la richiesta che la nostra Associazione Nazionale ha fatto al Presidente USA.</p>
<p>Migliaia di manifesti con la scritta “Mr. President GIVE MI 5, YES YOU CAN!” sono stati affissi nel centro di Roma e nel lungotevere. Nella principale arteria che dall&#8217;aeroporto Leonardo da Vinci porta al centro della capitale, campeggia un cartellone di 21 metri x 3 che riporta la scritta: 10 premi nobel per la libertà per i Cinque cubani da 15 anni ingiustamente detenuti negli Stati Uniti.</p>
<p>Poi un sit in nei pressi dell&#8217;Ambasciata USA a Via Veneto, insieme ad altre realtà politiche e sociali che contestavano la visita del Presidente Obama.</p>
<p>Continueremo senza sosta nella battaglia per riportare a Cuba i Cinque cubani.</p>
<p>da Marco Papacci Segretario del Circolo di Roma- Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba <img class="alignleft size-full wp-image-7751" alt="" src="/files/2014/03/Ambasciata.jpg" width="448" height="336" /><img class="alignleft size-full wp-image-7752" alt="" src="/files/2014/03/Ambasciata1.jpg" width="448" height="336" /><img class="alignleft size-full wp-image-7753" alt="" src="/files/2014/03/Ambasciata3.jpg" width="336" height="448" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7750" alt="" src="/files/2014/03/Cinque-Roma-2.jpg" width="556" height="417" /><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-7749" alt="" src="/files/2014/03/CinqueRoma-1.jpg" width="960" height="720" /></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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