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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Rivoluzione cubana</title>
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		<title>Fidel: “Un popolo che non tremò nella Crisi di Ottobre”</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 01:57:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'installazione di missili nucleari sovietici a Cuba 57 anni fa scatenò la peggiore crisi di tutta la Guerra Fredda. Il 22 ottobre 1962, il presidente statunitense, John F. Kennedy, annunciò pubblicamente l'imposizione del blocco navale a Cuba e mise le forze statunitensi in stato di allerta massima, dando inizio alla Crisi di Ottobre.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11163" alt="crisis-octubre-580x809" src="/files/2019/10/crisis-octubre-580x809.jpg" width="580" height="809" />L&#8217;installazione di missili nucleari sovietici a Cuba 57 anni fa scatenò la peggiore crisi di tutta la Guerra Fredda. Il 22 ottobre 1962, il presidente statunitense, John F. Kennedy, annunciò pubblicamente l&#8217;imposizione del blocco navale a Cuba e mise le forze statunitensi in stato di allerta massima, dando inizio alla Crisi di Ottobre.</strong></p>
<p>Cubadebate ed il sito “Fidel Soldado de las Ideas” propongono oggi frammenti dell&#8217;intervista realizzata al nostro Comandante in Capo dalla giornalista della catena statunitense NBC, Maria Shriver, nel Palazzo della Rivoluzione, il 24 febbraio 1988.</p>
<p>- Ieri stavamo visitando il Museo della Rivoluzione, e c&#8217;era parte di un aeroplano O-2. C&#8217;è una teoria che un secondo O-2 sia stato abbattuto nella Crisi di Ottobre e che furono i cubani quelli che l&#8217;abbatterono.</p>
<p>Fu un solo aeroplano abbattuto negli ultimi giorni della Crisi di Ottobre. Non siamo stati noi quelli che hanno abbattuto l&#8217;aeroplano. Noi sostenevamo che non dovevano permettersi i voli radenti, ed un giorno abbiamo detto ai sovietici ed a tutto il mondo che non ammetteremmo i voli radenti e che avremmo sparato; abbiamo mobilizzato tutta la nostra artiglieria antiaerea, e quel giorno, di mattina, quando apparvero gli aeroplani in volo radente, le nostre batterie antiaeree aprirono il fuoco da tutte le parti contro i voli radenti, questo fu di mattina.</p>
<p>Ma noi non avevamo i missili, e, dentro questa situazione, una batteria di missili sovietici aprì il fuoco e sparò contro l&#8217;aeroplano. Che cosa ha potuto motivare tutto ciò?  Il fatto è che realmente si era già entrati in combattimento, perché noi già di mattina avevamo aperto il fuoco. Se ci vogliono attribuire la responsabilità, noi accettiamo, perché demmo l&#8217;ordine alle nostre batterie antiaeree di aprire il fuoco contro tutti i voli radenti; ma noi non avevamo i missili terra-aria, quelli erano nelle mani dei sovietici, e fu un ufficiale sovietico quello che ordinò lo sparo.</p>
<p>- Non ci fu nessun secondo aeroplano abbattuto.</p>
<p>Non ci fu nessun secondo aeroplano; ma se avessero volato radente avrebbero potuto esserci molti aeroplani abbattuti, perché noi sì demmo l&#8217;ordine alle nostre batterie antiaeree di aprire il fuoco. Spararono e gli aeroplani si ritirarono rapidamente, ma non è stata Cuba quella che diede l&#8217;ordine al missile terra-aria perché non era sotto il nostro controllo.</p>
<p>Se fosse stato sotto il nostro controllo forse avremmo ordinato di sparare, cosicché non stiamo sfuggendo davanti alla responsabilità; quello che non abbiamo è il merito storico di avere abbattuto l&#8217;aeroplano, non possiamo usurpare questo merito storico.</p>
<p>- Lei si sentì tradito da Jruschov nella Crisi di Ottobre?</p>
<p>Non ci siamo sentiti traditi, ma eravamo molto irritati e molto infastiditi, perché crediamo che fu completamente scorretto. Ci furono due errori. Un errore fu parlare dei missili della Turchia, era assolutamente scorretto cambiare i missili di Cuba con quelli della Turchia; quell&#8217;era una cosa immorale e, pertanto, inaccettabile.</p>
<p>Secondo, era scorretto decidere la ritirata dei missili senza discuterlo previamente con noi. Comprendo che c&#8217;era una situazione grande di tensione, di pericolo, ma era inaccettabile l&#8217;idea che si decidesse di ritirare i proiettili senza consultare Cuba. Noi non ci saremmo opposti, ma avremmo esatto condizioni, e credo che avrei potuto dire che ero in disposizione di ritirare i proiettili se c&#8217;erano garanzie accettabili per Cuba, e lì avremmo discusso. Ma questo non è successo. Rimase lì la Base di Guantanamo, gli attacchi pirati, la guerra sporca, i piani sovversivi, è rimasto tutto.</p>
<p>In modo che noi, con tutte le ragioni, ci siamo irritati, fummo in disaccordo e non abbiamo permesso che si ispezionassero le basi dei missili, dicemmo che qui nessuno poteva ispezionare.</p>
<p>I sovietici si misero d’accordo con gli statunitensi, ispezionarono le navi, ma noi non abbiamo accettato l&#8217;ispezione dentro il nostro territorio come una questione di principio.</p>
<p>- Si è sentito umiliato da Nikita Jruschov?</p>
<p>No. Bisogna dire la verità che Jruschov fu molto amico nostro; Jruschov fu chi iniziò le relazioni politiche e le relazioni economiche con Cuba; fu straordinariamente generoso ed amichevole col nostro paese. Io direi che tutto quello che fece è stato positivo per il nostro paese.</p>
<p>L&#8217;unico punto col quale fummo in disaccordo totale fu con la forma in cui ha gestito, alla fine, la crisi, ignorando Cuba in una forma strana, parlando di missili in Turchia e parlando di ritirare i proiettili senza consultare con Cuba. Doveva consultarci, perché avevamo accordi concertati tra i due paesi; ed aveva l’obbligo non solo politico, bensì legale di consultarci, e non ci consultarono.</p>
<p>Il 26 ottobre, in serata, i sovietici proposero di ritirare i missili in cambio della garanzia di Washington che non avrebbero invaso Cuba. In cambio esigerono che gli Stati Uniti ritirassero i loro missili dalla Turchia. La Rivoluzione non claudicò davanti alla minaccia nucleare, diretta dal Comandante in Capo, Fidel Castro.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: “<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.fidelcastro.cu/es" >Fidel Soldado de las Ideas</a>”</p>
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		<title>Roberto Fraschetti: il grande vento della Rivoluzione rimette tutto a posto</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2019 21:03:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Mi chiedi perché su altre realtà africane o sudamericane ho scritto solo un libro ed invece su Cuba quattro? Dipende dalla prima volta che sono stato in questa Isola Ribelle, quando ho scoperto il suo popolo fiero, che non si è mai piegato all'Imperialismo, ed è nata una passione che dura ancora oggi!". Chi mi sta raccontando del suo amore per Cuba è lo scrittore romano Roberto Fraschetti, che quest'anno ha presentato qui a la Feria del Libro de L'Avana il quarto libro della saga dei Gutierrez, "Il vento prima del vento".]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10945" alt="Fraschetti" src="/files/2019/04/Fraschetti.jpg" width="580" height="318" />“Noi dobbiamo dire qui quella che è una verità conosciuta, che l&#8217;abbiamo espressa sempre davanti al mondo: fucilazioni, sì, abbiamo fucilato, fuciliamo e continueremo a fucilare”. Ernesto Che Guevara, ONU, 1964  </strong></p>
<p>&#8220;Mi chiedi perché su altre realtà africane o sudamericane ho scritto solo un libro ed invece su Cuba quattro? Dipende dalla prima volta che sono stato in questa Isola Ribelle, quando ho scoperto il suo popolo fiero, che non si è mai piegato all&#8217;Imperialismo, ed è nata una passione che dura ancora oggi!&#8221;. Chi mi sta raccontando del suo amore per Cuba è lo scrittore romano Roberto Fraschetti, che quest&#8217;anno ha presentato qui a la Feria del Libro de L&#8217;Avana il quarto libro della saga dei Gutierrez, &#8220;Il vento prima del vento&#8221;.</p>
<p>&#8220;In realtà io pensavo scrivere solo un libro su Cuba, che è poi diventato l&#8217;ultimo, e quando ho incominciato a studiare la storia dell&#8217;Isola ho scoperto che effettivamente tutte le Rivoluzioni cubane sono connesse da un filo e quindi dopo aver scritto il quarto, sono tornato alle origini della famiglia Gutierrez, cioè a Universo Diaz, un impertinente latin lover ed impenitente giocatore d&#8217;azzardo, amante della buona vita, che da Sevilla, nel 1838, si imbarca verso Cuba&#8221;.</p>
<p>Roberto mi racconta che ha conosciuto Cuba per la prima volta nel 2006, dopo essere stato in Perù a presentare un libro sulla Bolivia e sulla foresta dell&#8217;Amazzonia. Un poco annoiato dalla vita culturale del Perù, decide di andare a Santiago di Cuba, invitato da Ermanno, un &#8220;quasi&#8221; fratello. Qui, l&#8217;isola ribelle lo colpisce a fondo ed immediatamente incomincia il quarto libro della saga. Ma ritornato in Italia scopre il filo rosso che unisce dal 1868, passa per l&#8217;espulsione degli spagnoli alla fine del 19º secolo, transita attraverso gli anni 30 per arrivare alla data chiave: 1º gennaio 1959. Partendo da Universo, ha raccontato la storia di cinque generazioni, tutti personaggi immaginari che però hanno come telone di fondo la vera storia di Cuba.</p>
<p>&#8220;Sono convinto che un vero scrittore, indipendentemente da dove è nato, quando arriva a Cuba, la respira, la vive e sente da subito il bisogno di scrivere su di lei, ogni attimo è un impulso così forte che si sente la necessità di captarlo e fissarlo su un foglio. Vedere questo mio fratello di lotta, un vero comunista che ha fatto mille battaglie, già avanti negli anni, che è ancora capace di commuoversi quando ascolta un son o un danzon ne La Casa de la Trova è come un flash che non cancelli più&#8221;.</p>
<p>&#8220;Per me è stato interessante scoprire i legami tra la storia italiana e quella cubana, i due dittatori, Machado e Mussolini, la mafia italiana esportata negli USA che faceva da padrona sull&#8217;isola e poi il vento della Rivoluzione che ha messo tutto a posto. Noi, invece in Italia non abbiamo avuto questo vento, siamo passati ad essere schiavi degli statunitensi dopo la seconda guerra mondiale&#8230;noi non abbiamo avuto Fidel!&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il fatto di far conoscere la vera Cuba in Italia è importante, perché purtroppo la nostra stampa è totalmente allineata a destra, a parte poche luci solitarie, su Cuba sempre dichiarano che il popolo sta morendo di fame, non riconoscono la sua educazione, il sistema sanitario, l&#8217;efficacia nella ricostruzione, come per il tornato di gennaio di quest&#8217;anno&#8230;..noi che abbiamo ancora la maggioranza degli italiani che non hanno visto niente della ricostruzione dopo il terremoto di Amatrice, accaduto quasi tre anni fa, nell&#8217;agosto del 2016!!!&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ma sai che adesso gira una voce in Italia che Mussolini è stato l&#8217;unico che ha sconfitto la mafia???&#8221;, mi racconta Roberto quasi incredulo, ed io gli rispondo che credo che in Italia, dopo il 25 aprile 1945, l&#8217;unico enorme errore che abbiamo fatto noi italiani è stato quello di deporre le armi troppo presto e permettere che loschi personaggi opportunisti &#8220;si siano cambiati la maglietta del partito&#8221; e siano apparsi sull&#8217;altra sponda.<br />
Fidel ed Ernesto Che Guevara, con il loro grande cuore e la loro visione del futuro, la loro grande morale, non hanno permesso che questo succedesse a Cuba.</p>
<p>&#8220;La stampa di destra, adesso non solo attacca Cuba, sta facendo un disastro anche con Venezuela, perciò bisogna continuare a denunciare le menzogne e la fake news, e per questo credo che la cultura sia la chiave. Non posso solo accontentarmi di dire &#8216;Viva Fidel&#8217;, come scrittore, devo essere conseguente!&#8221;. &#8220;Purtroppo adesso, è difficile difendere i presidenti come Maduro perché anche le parole che usi devono essere scelte con attenzione, in Italia per esempio non puoi usare parole &#8216;socialismo&#8217;, &#8216;comunismo&#8217; od &#8216;antimperialista&#8217; perché ti tacciano di obsoleto, che sono parole del XX secolo che non esistono più!&#8221;</p>
<p>Per concludere, Roberto sottolinea ancora una volta la grandezza morale di Fidel Castro, per spiegare la forza di Cuba, &#8220;quando è morto ho visto le file interminabili della gente piangendo, perché, a favore o no, sapevano che se ne era andato un grande leader. E questo serve a spiegare il perché di tante cose in Italia&#8230;.alla fine, loro, i cubani, ce l&#8217;hanno avuto e noi no!&#8221;.</p>
<p>di Ida Garberi</p>
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		<title>Note sull’infoguerra contro il Venezuela</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 03:47:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1Il 23F fornisce la prima grande prova che la sinistra nel continente impara a difendersi e affrontare la guerra di nuova generazione. C’è ancora troppa nebbia nelle reti ed è forse presto per fare una valutazione ragionata dei recenti eventi in Venezuela dal punto di vista delle azioni offensive nelle reti, ma è possibile intravedere alcuni assi di una battaglia per la disputa dal significato che, a mio parere, le forze progressiste hanno vinto con ampio margine.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10858" alt="1" src="/files/2019/02/1.jpg" width="580" height="495" />Il 23F fornisce la prima grande prova che la sinistra nel continente impara a difendersi e affrontare la guerra di nuova generazione. C’è ancora troppa nebbia nelle reti ed è forse presto per fare una valutazione ragionata dei recenti eventi in Venezuela dal punto di vista delle azioni offensive nelle reti, ma è possibile intravedere alcuni assi di una battaglia per la disputa dal significato che, a mio parere, le forze progressiste hanno vinto con ampio margine.</strong></p>
<p>Condivido solo alcune note ed misure preliminari che ci consentono di avanzare alcuni concetti che valutano la disputa tra Stati Uniti e America Latina nel digitale e che venivano espressi intorno al giorno #23F. “In Venezuela c’è una provocazione direttamente dall’impero statunitense (…) non c’è dubbio che Trump intenda organizzare un colpo di Stato nel Paese”, affermava il Presidente Nicolás Maduro il 24 gennaio, e gli eventi non hanno fatto altro che dimostrarlo. Gli alti decibel contro il Venezuela dal discorso del presidente Barack Obama, prima, e Donald Trump, poi, coll’infiammato senatore Marco Rubio, feldmaresciallo di Cúcuta, non è un morbillo che finirà, sia che raggiungano i loro obiettivi o no. È nell’architettura del sistema di sicurezza nazionale statunitense ed include le reti come fronte primo degli obiettivi del governo degli Stati Uniti, le cui operazioni di influenza globale non sono attacchi sparsi contro il nemico del giorno.</p>
<p>Il dipartimento della Difesa attraverso la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) ha creato i Social Media nelle Comunicazioni Strategiche (SMISC) col duplice obiettivo di “identificare e contrastare le campagne di disinformazione e inganno del nemico nei social network, riducendo la capacità dell’avversario di manipolare l’ambiente dell’informazione”. Il programma fu inaugurato nel 2011 e, presumibilmente, si concluse nel 2015 dopo un’ondata di critiche, sebbene gli specialisti del settore affermino che le sue strutture siano attive come allora. Nel 2010, il dipartimento di Stato creò il Centro per la comunicazione strategica contro il terrorismo (CSCC), che continua a utilizzare apertamente i social network come piattaforma per contrastare la “propaganda nemica”. Nelle parole del suo fondatore, ambasciatore in pensione Richard LeBaron, “il CSCC materializza la specializzazione della diplomazia pubblica nel campo dei social network, in quanto i team SEAL si specializzano in azioni di controterrorismo a livello tattico”. Il CSCC ha tre team multidisciplinari: Intelligence ed Analisi, Piani e operazioni, e Digital Outreach Team (DOT), responsabile della pianificazione, analisi, progettazione e produzione di campagne grafiche e follow-up. La loro capacità d’interagire su Twitter è quasi in tempo reale e raggiunge un alto livello di interazione nelle conversazioni cogli estremisti di tutto il mondo. “I combattenti sono cyberguerrieri professionisti, impiegati del governo statunitense o assunti in Paesi terzi, oltre a guerriglieri dilettanti ed esperti che perseguono obiettivi ben definiti con precisione militare e strumenti specializzati, ogni tipo di combattente ha un diverso modello mentale del conflitto, ma utilizza lo stesso set di strumenti”, afferma Renee DiResta nel suo saggio “The Digital Maginot Line “.<br />
Tali quadri sono attualmente operativi in Venezuela, come in altri scenari. Tali campagne sono spesso percepite come caos organico guidato da azioni online emergenti ed azioni amatoriali, quando in realtà sono aiutate o incoraggiate da entità statali e istituzionali sistematiche che vanno dall’alto verso il basso con reti gerarchiche consolidate. Esattamente ciò che viene percepito quando escludiamo il capo del bombardamento di notizie dalla timeline di Twitter, apparendo l’asse informativo di tutti i canali tradizionali e digitali della squadra Trump-Rubio-Pompeo-Bolton-Abrams che, a differenza di altre guerre e per la prima volta, monta un’operazione golpista per un giorno ampiamente pubblicizzato, il 23 febbraio, e in uno spazio definito geograficamente e pubblicamente: Cúcuta. Il test della leadership politica degli Stati Uniti nella campagna digitale è visibile, seguendo semplicemente la timeline di Marco Rubio su Twitter. Il 23 febbraio, inviava più di 50 messaggi e retweet per incitare azioni violente contro il governo di Nicolás Maduro, incluso l’incitamento all’assassinio, violando apertamente termini e condizioni di questa piattaforma sociale.<br />
Lo strumento di analisi dell’account di Luca Hammer riflette l’agitata attività anti-venezuelana su twitter del senatore, che il 23 febbraio era corso a Cúcuta, sede della provocazione contro il Paese sudamericano. Secondo questo strumento, dal 21 al 23 febbraio, le etichette più twittate di Marco Rubio erano: #Venezuela (149), #Maduro (22), #MaduroRegime (15), #Colombia (11), #Cuba (11), #Caracas (7) e #Israel (7). In quegli oltre 50 tweet del 23 febbraio, il senatore avanzava informazioni su azioni precedentemente progettate per incriminare il Chavismo, come la falsa notizia che i soldati cubani partecipavano a operazioni in territorio venezuelano, senza fornire alcuna prova. Ad esempio, nel seguente tweet, incolpava il governo venezuelano di aver ucciso civili e incendiato tre camion, poco prima che le reti fossero invase da video, testimonianze, foto ed informazioni che dimostrano che l’incendio era avvenuto sul versante colombiano, e che la prima vittima dell’assalto fu la fotografa cilena Nicole Kramm, che mostrava l’assalto perpetrato dai seguaci del presidente designato dagli Stati Uniti, Juan Guaidó, sul confine colombiano.<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-10859" alt="2" src="/files/2019/02/2.jpg" width="580" height="550" />La sala della situazione della guerra informativa, trasferita a Cúcuta come si vede in questa foto che coglie un Marco Rubio innervosito, mostrava come i social network non sono forum senza moderazione. Gli Stati Uniti guidavano la campagna e non agivano soltanto fuori della tradizionale regolamentazione dei media, ma anche contro le regole delle piattaforme sociali e persino contro lo standard di base che dovrebbero contenere le azioni di politici e parlamentari nel mondo. L’uso di notizie false quel giorno non fu solo una profonda corruzione dei politici che non esitano a usare menzogne e manipolazioni per raggiungere i loro scopi, ma menzogne e disinformazioni furono pianificate e utilizzate deliberatamente per innescare la guerra con attori interessati, più che fornire informazioni, produrre reazioni politiche, polarizzare e “incendiare” territori virtuali e fisici.<br />
Ci sono molte discussioni a sinistra su ciò che fare prima, se scendere per strada o sulla rete, come se si escludessero. I chavisti hanno capito che se c’è un compito politico fondamentale è capire che la vita online e fuori non sono distinte, sono una continuità, fanno parte di un corpo unico, e si deve sapere come apprezzare questo corpo unico come termometro della vita sociale e misuratore degli impulsi della politica. Il territorio fondamentale nella guerra dell’informazione è la mente umana. Se non sei un combattente, sei il territorio. E una volta che un combattente conquista un numero sufficiente di menti, ha il potere di influenzare la cultura, la società e la politica. Questo principio del nuovo ecosistema dei media sembra cominciare a essere compreso dalle forze rivoluzionarie. Come accade nel territorio fisico, abbiamo visto nell’operazione mediatica contro il Venezuela l’adozione su larga scala dall’opposizione delle tattiche di guerriglia urbana con poche informazioni ed eccessivo carico di emozioni negative nelle persone, usando piattaforma chat, cellulari, social network e servizi per raccogliere fondi attraverso Internet. Il concerto Venezuela Aid Live, organizzato dal miliardario inglese Richard Branson a Cúcuta, è un paradigma di tale strategia. Il suo obiettivo era rimuovere l’opposizione dalle catacombe virtuali e mobilitarle verso il confine colombiano-venezuelano come barricata dell’escalation mediatica e politica, e monetizzare sull’operazione. (A proposito, si sa poco dei 100 milioni di dollari che avrebbero presumibilmente raccolto).<br />
L’offensiva del #23F contro Chavez fallì miseramente perché, oltre ad altre variabili che puntano all’unità civile-militare e alla forza della leadership venezuelana, c’è una presenza molto alta della popolazione nella rete e un’azione militante della cittadinanza, che affronta l’opposizione nelle strade e nelle reti. Il Chavismo conosce e si appropria del discorso di leadership, accompagna le sue proposte ed etichette e disaggrega i concetti per generare i propri contenuti in modo molto attivo. Comprendendo ogni social network e suo stile si traducono i propri messaggi in modo credibile e personalizzato. Le etichette su colpo di Stato ed interventismo negli ultimi tre giorni non sono state in grado di dominare le tendenze twitter nel Paese, anche se hanno contribuito alle abitudini della rete del blue bird: la comparsa di un hashtag in inglese nella tendenza di un Paese castigliano, come Erin Gallagher bruscamente avvertiva. A differenza della guarimba del 2017, dove c’era schizofrenia totale tra ciò che accadeva in Venezuela e narrativa su media e reti al di fuori del Paese, questa volta era possibile spezzare la camera dell’eco della destra internazionale allineata all’operazione bellica. La definizione canonica di camera dell’eco è la situazione in cui informazioni, idee o convinzioni sono amplificate da trasmissione e ripetizione in un sistema chiuso in cui punti di vista diversi o concorrenti sono censurati, proibiti o rappresentati da minoranze. In altre parole, solo le idee della destra che si mobilita alla velocità di un clic e che utilizza i laboratori per agire nel profondo di Internet su emozioni ed interessi di milioni di persone che tendono a ripetersi.</p>
<p>Tale situazione falliva in questi giorni. La destra mobilitava i suoi attori, ma non riuscva a convincere chi era fuori dalla loro bolla. Il territorio mentale sembra non essere più un possesso esclusivo dei grandi conglomerati dei media e dei loro travolgenti echi digitali, subordinati a operazioni militari che ci immergono nella guerra di nuovo tipo. Già nel 1970, McLuhan scrisse, in The Culture is Our Business, “la Terza Guerra Mondiale è una guerriglia d’ informazione senza divisione tra partecipazione militare e civile”. L’assenza di trasparenza tra militari e civili e la permeabilità della frontiera digitale, che finora aveva favorito l’opposizione, ha finito col favorire il Chavismo con un migliore coordinamento degli sforzi di centinaia di media digitali alternativi e utenti delle reti che replicavano in modo schiacciante le denunce dell’operazione mediatica diretta da Cúcuta. Il Chavismo presentava una proposta più razionale e moralmente coerente, che gli ha permesso di strappare segmenti critici delle proprie forze, la maggior parte degli indecisi e persino dei moderati dell’opposizione stufi delle violenze, e che per la prima volta lascia le frontiere nazionali affacciandosi sui laboratori internazionali mobilitati in questa guerra dell’informazione.<br />
Per corroborare questa ipotesi abbiamo effettuato misurazioni di due etichette distanti l’una dall’altra nello spettro politico, utilizzando Socialberaring, contemporaneamente il 24 febbraio 2019, alle 10:00. Questo strumento analizza l’impatto di un hashtag su Twitter in base al periodo di tempo in cui lo strumento determina e calcola copertura, impressioni, totale di RT e preferiti, mostrando gli ultimi 100 pubblicati. I tweet correlati possono essere filtrati per lingua, contenuto e geolocalizzazione. L’etichetta #IntervencionMilitarYa, il 24 febbraio, rivelava che il maggior numero di utenti proveniva dal Brasile e che quelli di Stati Uniti e Colombia sommati raddoppiavano quelli twittati dal Venezuela.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10860" alt="imagen2-bis" src="/files/2019/02/imagen2-bis.jpg" width="580" height="340" />Il 74% dei messaggi condivisi col tag #IntervencionMilitarYa furono prodotti da cellulari, verificando ancora una volta, la preminenza di questi terminali negli scenari del confronto informativo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10861" alt="imagen3" src="/files/2019/02/imagen3.png" width="583" height="605" />Allo stesso tempo, analizzavo l’etichetta #ManosFueraDeVenezuela. Come si può vedere, fu replicato in un numero maggiore di Paesi, e in generale i messaggi in diversi Paesi della regione superavano quelli emessi dai Chavisti dal Venezuela. Per diversi anni seguì da vicino campagne dei social media contro il Venezuela, e non avevo osservato nulla di simile:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10862" alt="4" src="/files/2019/02/4.jpg" width="580" height="342" /></p>
<p>Il Chavismo e le forze progressiste nella regione, coll’accompagnamento di voci negli Stati Uniti, si sono mobilitati nelle reti per rompere l’assedio dei media, lasciando il contorno del comunicato stampa e della comunicazione unidirezionale, per il corpo a corpo nella disputa di significato, accompagnate da alcune figure di spicco (influencer) che guidavano le tendenze rivoluzionarie e utilizzavano le reti, in particolare Twitter, nella pienezza del suo potenziale. Hanno risposto alle domande, interagito col pubblico, replicato organicamente con creatività e umorismo smentendo le operazioni di propaganda dell’opposizione e dei portavoce degli Stati Uniti, e sfidato in tal modo i punti di vista della sala situazione di Cúcuta, cosa che gli fece commettere gravi errori, come quei tweet emotivi di Marco Rubio che chiedevano l’assassinio di Maduro. È evidente che c’è stato un “ascolto attivo” del progressismo, cioè attenzione alle richieste degli altri utenti, mentre si identificano tendenze e interessi del pubblico, facilitando il campo d’interazione orizzontale che ha lanciato informazioni ed argomenti delle forze progressiste al di fuori della zona di comfort che integra la propria militanza. Anche se, come detto all’inizio, sono necessarie altre misurazioni, possiamo avanzare grazie ai dati che il #23F dell’opposizione non è solo una sonora sconfitta politica della destra comandata a Cúcuta da Marco Rubio, ma la prima grande prova che la sinistra sul continente impara a difendersi nelle reti e ad affrontare la guerra di nuova generazione su scala regionale.</p>
<p>di Rosa Miriam Elizalde, da Mision Verdad</p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
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		<title>L&#8217;autore intellettuale</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Feb 2018 01:05:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era il 21 settembre 1953 nella Sala del Plenum dell'Udienza di Santiago di Cuba. Il recinto era pieno di pubblico, oltre agli accusati per l'assalto alla Caserma Moncada, che avevano partecipato e tutte le persone che sono state accusate del fatto, includendo quasi tutti i dirigenti politici dei partiti dell'opposizione contro Batista e contro il golpe di Stato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10397" alt="moncada-marti" src="/files/2018/02/moncada-marti.jpg" width="580" height="400" />Era il 21 settembre 1953 nella Sala del Plenum dell&#8217;Udienza di Santiago di Cuba. Il recinto era pieno di pubblico, oltre agli accusati per l&#8217;assalto alla Caserma Moncada, che avevano partecipato e tutte le persone che sono state accusate del fatto, includendo quasi tutti i dirigenti politici dei partiti dell&#8217;opposizione contro Batista e contro il golpe di Stato.</strong></p>
<p>C’erano anche i familiari degli assalitori e centinaia di soldati con baionette agganciate, seduti agli estremi di ogni panchetta di quella sala rettangolare; impiegati del Palazzo di Giustizia, i più colti di differenti aule del tribunale di Santiago di Cuba, e 25 giornalisti, i cui organi di stampa erano soggetti alla più stretta censura. In realtà non potevano pubblicare nulla.</p>
<p>Il Tribunale aveva finito l&#8217;interrogatorio “al principale imputato”, il giovane avvocato Fidel Castro, e di seguito il presidente della Sala ha invitato gli avvocati, che rappresentavano i politici accusati, nella loro maggioranza appartenenti al Partito Rivoluzionario Cubano (Autentico), dell&#8217;abbattuto presidente costituzionale Carlos Prio Socarras.</p>
<p>Un prestanome di Prio, il dottore Ramiro Arango Alsina, ha chiesto la parola. Era accusato, e non era vero, di avere consegnato al dottore Fidel Castro un milione di dollari per suffragare il Movimento che ha assaltato la Caserma Moncada e di essere, pertanto, l&#8217;autore intellettuale dei fatti del 26 luglio 1953.</p>
<p>Concessa la parola al dottore Arango Alsina, lui ha chiesto a Fidel:</p>
<p>–Appartengo a questo movimento?</p>
<p>–No –ha risposto l&#8217;accusato Fidel Castro.</p>
<p>–Allora non sono stato l’autore intellettuale di questa Rivoluzione? –ha insistito Arango Alsina.</p>
<p>–Nessuno deve preoccuparsi perché l&#8217;accusino di essere autore intellettuale della Rivoluzione, perché l&#8217;unico autore intellettuale dell&#8217;assalto alla Caserma Moncada è Josè Martì, l&#8217;Apostolo della nostra indipendenza –ha sottolineato enfatico Fidel.</p>
<p>Le parole sorpresero tutti, alcuni dei suoi compagni hanno esteriorizzato la loro emozione con applausi che il Tribunale ha criticato, minacciando che non doveva ripetersi.</p>
<p>Settimane dopo, nella sua autodifesa nella sala dell&#8217;Ospedale Civile, Fidel ha confermato quanto aveva esposto in precedenza.</p>
<p>di Marta Rojas, da Granma</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Con Almeida e Surita al Terzo Fronte</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jan 2018 00:16:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 1958 il Terzo Fronte, municipio nel pendio settentrionale della Sierra Maestra, non era altro che un mucchio di terra e fango perso nelle colline dell'Oriente. Le famiglie, tutte analfabete e senza un ospedale dove ricorrere per le loro malattie, non potevano immaginare che, con la presenza della Colonna numero 3, che per ordini del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, e sotto la leadership dal Comandante della Rivoluzione Juan Almeida Bosque, che sarebbe arrivata il 6 marzo di quell'anno, si sarebbe capovolta la situazione delle comunità montanare.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10345" alt="mausoleo-martires-" src="/files/2018/01/mausoleo-martires-.jpg" width="580" height="326" />La città di Santiago di Cuba ed il municipio del Terzo Fronte, ubicato nel cuore della Sierra Maestra, sono separati da più di cento chilometri e percorrerli senza guardare attraverso il finestrino di un autobus sarebbe imperdonabile. Allontanandosi dalla giungla di automobili, motociclette e passanti, si comincia a vivere la vera immagine dell&#8217;Oriente cubano, la sua gente, le sue abitudini.  </strong></p>
<p>Un uomo e suo figlio piccolo attraversano in un carretto, trainato da due buoi, il piccolo ponte bianco che collega Palma Soriano col municipio contiguo, Contramaestre. Giusto sotto di loro si trova il fiume Cauto, il più esteso dell&#8217;Isola, luce interminabile tra le colline della Sierra.</p>
<p>Nelle prossimità del villaggio di Maffo due donne vigilano decine di pannocchie di mais disposte in fila sull&#8217;orlo della strada. Così asciugano il raccolto bagnato dalle piogge della notte anteriore.</p>
<p>Mandarini, arance, annona e mamey, che sembrano usciti da un dipinto e che raramente si vedono così a L&#8217;Avana, adornano i mercati della strada, mentre i campi di canna da zucchero si vedono in buona salute e diritti, come se l&#8217;uragano Irma non fosse mai passato di qui. Case modeste, sedie a dondolo nei portoni, giardini con fiori, animali tranquilli. Non ci sono lussi, salvo la Sierra Maestra, solenne e magnifica in tutta la linea dell&#8217;orizzonte.</p>
<p>* * *</p>
<p>Nel 1958 il Terzo Fronte, municipio nel pendio settentrionale della Sierra Maestra, non era altro che un mucchio di terra e fango perso nelle colline dell&#8217;Oriente.</p>
<p>Le famiglie, tutte analfabete e senza un ospedale dove ricorrere per le loro malattie, non potevano immaginare che, con la presenza della Colonna numero 3, che per ordini del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, e sotto la leadership dal Comandante della Rivoluzione Juan Almeida Bosque, che sarebbe arrivata il 6 marzo di quell&#8217;anno, si sarebbe capovolta la situazione delle comunità montanare.</p>
<p>Rosario de la O Vicet (Titina) ricorda ancora quando Almeida arrivò una notte alla casa dove viveva con sua madre Apolinaria ed altri cinque fratelli a La Lata, allora un&#8217;umile comunità di haitiani che si erano stanziati in quelle colline per coltivare la terra.</p>
<p>“Erano le 12 della notte quando qualcuno ha bussato alla nostra porta. Ci chiedeva che dessimo ospitalità ad un uomo che da 6 giorni non aveva dormito né mangiato”, ricorda Titina, che aveva 26 anni a quell&#8217;epoca.</p>
<p>Apolinaria, conosciuta con affetto come Surita, senza domandare l&#8217;identità del forestiero ha detto alla figlia che cercasse lenzuola e federe pulite: “Non si preoccupi, questa notte lei sì dormirà”. Titina, ora con 86 anni vissuti sempre in questo posto, ricorda “come se fosse ieri” l&#8217;arrivo del giovane nero e di apparenza fragile, quasi svenuto della stanchezza. Quella notte Surita preferì dormire sul pavimento.</p>
<p>Il giorno dopo, racconta Titina, entrambe scoprirono che avevano soccorso il Comandante Juan Almeida Bosque. La madre non ha potuto trattenersi: “Con la voglia che avevo di conoscerlo!”.</p>
<p>Prima dell&#8217;arrivo della Colonna 3, a La Lata si viveva in penombra e con paura.</p>
<p>“Quando sentivamo qualche aereo “batistiano”, uscivamo correndo al patio ed appendevamo vestiti ai fili per stendere. Pensavamo che non avrebbero bombardato se si rendevano conto che qui vivevano famiglie.”</p>
<p>Almeida installò nella casa di Surita il suo Comando e costruì un piccolo ospedale per curare le famiglie delle comunità del Terzo Fronte. “Fu uno in più dei nostri.”</p>
<p>Titina ha vissuto tutta la sua vita a La Lata, in una piccola casa costruita giusto di fianco a quella che era la sua casa natale.</p>
<p>“Non ho voluto mai andare via. Benché Almeida partisse verso L&#8217;Avana dopo il trionfo della Rivoluzione, sapevo che sarebbe ritornato. E ritornò, molte volte e qui rimase.”</p>
<p>Il Comandante della Rivoluzione ha scelto come ultimo riposo il Mausoleo degli eroi e martiri del III Fronte Mario Muñoz, ubicato nella Collina della Speranza, a pochi chilometri de La Lata. Lì l&#8217;accompagna Surita.</p>
<p>di Alejandra Garcia</p>
<p>da Granma</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>A 59 anni da quel 1°gennaio</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jan 2018 19:25:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parlare di Cuba nei media è come sporgersi dalla finestra di un edificio, dove ognuno ha la propria musica. Fortunatamente per le nostre orecchie, abbiamo solo due melodie, quella di coloro che sempre la difenderanno e quella di coloro che, nonostante siano nati qui, si uniscono a coloro che cercano, con il loro discorso, di dare una fittizia immagine di Cuba.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10323" alt="niños-educacion-580x383" src="/files/2018/01/niños-educacion-580x383.jpg" width="580" height="383" />Parlare di Cuba nei media è come sporgersi dalla finestra di un edificio, dove ognuno ha la propria musica. Fortunatamente per le nostre orecchie, abbiamo solo due melodie, quella di coloro che sempre la difenderanno e quella di coloro che, nonostante siano nati qui, si uniscono a coloro che cercano, con il loro discorso, di dare una fittizia immagine di Cuba.</strong></p>
<p>Tuttavia, a Cuba la gente non ha perso la capacità di sognare in grande. Qualcosa che è stato ottenuto grazie alla Rivoluzione, al nostro Comandante in Capo Fidel, che da quell&#8217;alba del 1° gennaio 1959, ha permesso che milioni di cubani di umile origine giungessero ad essere medici, avvocati o ingegneri, qualcosa di impensabile prima del trionfo.</p>
<p>Siamo un paese che vive, ride, piange, si innamora, ama, crea &#8230; qualcosa di contraddittorio per un paese isolato e bloccato, isolato, di cui alcuni parlano e dicono bugie. E&#8217; che a noi cubani piace scherzare che viviamo con migliaia di problemi, ma pensiamo con la certezza che saranno risolti. Un modo per dire che, a Cuba, la gente non ha perso la capacità di sognare in grande, per fare in grande.</p>
<p>E ora non è solo parlare del diritto di ogni cubano, indipendentemente dalla sua opinione politica, dal suo credo religioso, dal colore della sua pelle, di beneficiare dei mezzi di assistenza sanitaria, ricevere un costoso trattamento, ricevere un trapianto di organi senza alcun costo personale; di essere educato, di conseguire un titolo  universitario, conseguire un master, un dottorato in scienze.</p>
<p>Se vogliamo parlare delle conquiste della Rivoluzione, dobbiamo entrare all&#8217;interno di quelle grandi ed importanti conquiste della Rivoluzione: la salute e l&#8217;istruzione, dove ai  grandi sogni sono state poste  le fondamenta e sono diventati realtà.</p>
<p>Se parliamo dell&#8217;educazione a Cuba come un risultato della Rivoluzione, dovremo menzionare che tutto questo è stato grazie ad una campagna di alfabetizzazione, ai suoi martiri, ai maestri uccisi per aver adempiuto alla massima dell&#8217;Apostolo: &#8220;Essere colti per essere liberi&#8221;; ad un&#8217;universalizzazione dell&#8217;istruzione, un sistema educativo, necessario per il cambio sociale, una Rivoluzione.</p>
<p>Non è che si dica in Granma, nel Notiziario Nazionale TV, lo gridi  l&#8217;uno o l&#8217;altro. È che i risultati della Rivoluzione sono evidenziati da organizzazioni riconosciute di primo livello, come il Fondo delle Nazioni Unite per l&#8217;Infanzia (UNICEF), che pone Cuba tra i primi 15 paesi che garantisce un buon sviluppo, in generale, di tutti i bambini. Qualcosa evidenziato  da due anni di istruzione prescolare gratuita, ferie pagate per l&#8217;allattamento durante i primi sei mesi di vita e sei mesi di congedo di maternità retribuito.</p>
<p>Uno dei risultati più rilevanti della Rivoluzione cubana è, senza dubbio,  la formazione umana e lo sviluppo professionale e scientifico, delineata come politica dal Comandante in Capo Fidel Castro, che il 15 gennaio 1960 affermava: &#8220;Il futuro della nostra Patria deve essere, necessariamente, un futuro di uomini di scienza&#8221;.</p>
<p>In questo contesto s&#8217;inquadra la creazione, nel 1962, della Commissione Nazionale che avrebbe avuto come obiettivo strutturare l&#8217;Accademia delle Scienze di Cuba. A quel tempo, si svilupparono i primi centri di ricerca tecnologica per diversificare i derivati della canna da zucchero, prospezione e sviluppo delle risorse minerarie. Più tardi, nel 1960, si sviluppa il Centro Nazionale per la Ricerche Scientifiche e negli anni &#8217;70 il paese promosse le azioni nel campo dell&#8217;elettronica e dell&#8217;informatica, quando si crearono o ampliarono un gruppo di competenze.</p>
<p>Quello che è iniziato con la campagna di alfabetizzazione non si è fermato. Dall&#8217;anno 81 si cominciarono ad ottenere esperienze e risultati positivi, alcuni di essi la creazione del Fronte Biologico, la produzione di interferoni e lo sviluppo dell&#8217;industria medico farmaceutica. Nel 1986, già si ottennero i nuovi vaccini contro la meningite meningococcica, si svilupparono per il sistema sanitario i sistemi ultra-microanalitici (SUMA), si ebbero il policosanolo noto come PPG, il vaccino contro l&#8217;epatite B e C.</p>
<p>I concetti di lavoro proposti dal nostro Comandante in Capo per promuovere e risolvere lo sviluppo dei processi biotecnologici nel paese, hanno permesso di raggruppare gli scienziati più prestigiosi. Già negli anni &#8217;90 sorgeva il Polo Scientifico Occidentale, la Scuola Latinoamericana di Medicina, dove studiano non solo i figli della nostra America india, ma anche i figli dell&#8217;Africa e degli USA.</p>
<p>Non si tratta solo di parlare che tutti i cubani hanno garantiti l&#8217;istruzione e le cure mediche, ma di tutti i collaterali, dove dovremmo parlare di vaccini contro il cancro al polmone, di impianti cocleari, di nuovi trattamenti per il piede diabetico e perché no? di risultati come l&#8217;Operazione Miracolo, espansa per tutto il Sud America o l&#8217; Operazione Barrio Adentro.</p>
<p>È con orgoglio dire che, nonostante il blocco, noi cubani pensiamo con certezza che, sempre, i nostri problemi saranno  risolti.</p>
<p>di José Luis Alonso Lanza, professore Assistente dell&#8217;Università de L&#8217;Avana</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Josè Martì nell&#8217;impronta di Fidel Castro</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2017 02:02:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Moncada è stato nel 1953 il luogo dove i giovani ribelli, conosciuti attualmente come “la generazione del centenario”, hanno dato inizio ad una nuova tappa nella lotta per la liberazione di Cuba. Comandati dal giovane avvocato Fidel Castro Ruz, e guidati dalle idee rivoluzionarie di Karl Marx, Vladimir Lenin e Josè Martì, intraprendono la strada verso la vittoria del 1º gennaio 1959.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9741" style="width: 324px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9741" alt="Fidel nel Bivacco di Santiago di Cuba, dopo la sua detenzione durante il tragitto alle montagne per continuare la lotta, iniziata pochi giorni prima, con l'attacco alle caserme Moncada e Carlos Manuel de Cespedes, il 1º agosto 1953. Giornale Trabajadores/Fidel Soldato de las Ideas" src="/files/2017/01/Fidel-Castro-1.jpg" width="324" height="580" /><p class="wp-caption-text">Fidel nel Bivacco di Santiago di Cuba, dopo la sua detenzione durante il tragitto alle montagne per continuare la lotta, iniziata pochi giorni prima, con l&#8217;attacco alle caserme Moncada e Carlos Manuel de Cespedes, il 1º agosto 1953. Giornale Trabajadores/Fidel Soldado de las Ideas</p></div>
<p><strong>Il Moncada è stato nel 1953 il luogo dove i giovani ribelli, conosciuti attualmente come “la generazione del centenario”, hanno dato inizio ad una nuova tappa nella lotta per la liberazione di Cuba.</strong></p>
<p>Comandati dal giovane avvocato Fidel Castro Ruz, e guidati dalle idee rivoluzionarie di Karl Marx, Vladimir Lenin e Josè Martì, hanno intrapreso la strada verso la vittoria del 1º gennaio 1959.</p>
<p>“Josè Martì è l’autore intellettuale dell&#8217;Assalto alle Caserme Moncada e Carlos Manuel de Cespedes”, ha affermato Fidel nel suo allegato di autodifesa nel giudizio celebrato dopo la detenzione dei partecipanti di questa azione.</p>
<p>L&#8217;ideologia martiana fu, è e sarà la guida da seguire nello stendardo e la base della Rivoluzione Cubana. Spinti dal Leader della Rivoluzione Cubana, i “pini nuovi” (i giovani, ndt) renderanno omaggio a questi due eroi realizzandosi un anniversario in più del compleanno dell&#8217;Apostolo, come lo fece Fidel ricordando la sua opera in vari dei suoi interventi, dove ha sentenziato:</p>
<p>“Martì c&#8217;insegnò il suo ardente patriottismo, il suo amore appassionato per la libertà, la dignità ed il decoro dell&#8217;uomo, il suo ripudio al dispotismo e la sua fede illimitata nel popolo. Nel suo discorso rivoluzionario c’era il fondamento morale e la legittimità storica della nostra azione armata. Per questo motivo abbiamo detto che lui fu l&#8217;autore intellettuale del 26 Luglio.”</p>
<p>26 luglio 1973—Discorso pronunciato nell&#8217;atto centrale in Commemorazione del XX anniversario dell&#8217;attacco alla Caserma Moncada:</p>
<p>“Quelli che abbiamo riannodato il 26 Luglio 1953 la lotta per l&#8217;indipendenza, iniziata il 10 ottobre 1868, precisamente quando si compivano cento anni dalla nascita di Martì, da lui avevamo ricevuto, al di sopra di tutto, i principi etici senza cui non si può neanche concepire una rivoluzione. Da lui abbiamo ricevuto inoltre il suo patriottismo ispiratore ed un concetto tanto alto dell&#8217;onore e della dignità umana come nessuno al mondo ce l’avrebbe potuto insegnare”.</p>
<p>29 gennaio 2003—Discorso pronunciato in omaggio al 150º anniversario del compleanno del nostro Eroe Nazionale Josè Martì</p>
<p>“Martì era un pensatore profondo ed un antimperialista verticale. Nessuno come lui nella sua epoca conosceva con tanta precisione le conseguenze funeste degli accordi monetari che gli Stati Uniti tentavano di imporre ai paesi latinoamericani che furono la matrice di quelli di libero commercio che oggi, in condizioni più disuguali che mai, sono resuscitati”.</p>
<p>22 maggio 2008—Riflessione: “Le idee immortali di Martì”</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.fidelcastro.cu/es" >da Fidel Soldado de las Ideas</a></p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<div id="attachment_9742" style="width: 484px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9742" alt="Fidel partecipa insieme agli studenti cubani alla Marcia delle Fiaccole in commemorazione al compleanno dell'Eroe Nazionale, Josè Martì, il 27 gennaio 1991. Estudios Revolucion/Fidel Soldato de las Ideas" src="/files/2017/01/Fidel-Castro-2.jpg" width="484" height="580" /><p class="wp-caption-text">Fidel partecipa insieme agli studenti cubani alla Marcia delle Fiaccole in commemorazione al compleanno dell&#8217;Eroe Nazionale, Josè Martì, il 27 gennaio 1991. Estudios Revolucion/Fidel Soldado de las Ideas</p></div>
<div id="attachment_9743" style="width: 367px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9743" alt="Intervento nella Mesa Redonda Speciale in omaggio all'Eroe Nazionale di Cuba, Josè Martì, effettuata nel teatro Karl Marx, il 19 maggio 2005. Agencia de Informacion Nacional/Fidel Soldado de las Ideas" src="/files/2017/01/Fidel-Castro-3.jpg" width="367" height="580" /><p class="wp-caption-text">Intervento nella Mesa Redonda Speciale in omaggio all&#8217;Eroe Nazionale di Cuba, Josè Martì, effettuata nel teatro Karl Marx, il 19 maggio 2005. Agencia de Informacion Nacional/Fidel Soldado de las Ideas</p></div>
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		<title>Chavez si congratula con Cuba per il 53° anniversario della sua rivoluzione</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 23:35:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il presidente venezuelano, Hugo Chavez, si congratulò con il governo ed il popolo cubano per il 53° anniversario del trionfo della Rivoluzione, e ringraziò per l'appoggio che questo paese ha dato al suo processo verso il socialismo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_2109" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2109" src="/files/2011/11/chavez.jpg" alt="Hugo Chavez" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Hugo Chavez</p></div>
<p>Il presidente venezuelano, Hugo Chavez, si congratulò con il governo ed il popolo cubano per il 53° anniversario del trionfo della Rivoluzione, e ringraziò per l&#8217;appoggio che questo paese ha dato al suo processo verso il socialismo. </strong></p>
<p>Un comunicato ufficiale della Cancelleria venezuelana sottolineò l&#8217;appoggio solidale di Cuba nel combattimento contro la povertà e l&#8217;esclusione, ed “il suo appoggio infinito alla nostra salute ed alla nostra educazione e, soprattutto, il suo esempio di indomabile dignità”.</p>
<p>Il presidente Hugo Chavez celebra in comunione con il popolo venezuelano il 53° anniversario del trionfo della Rivoluzione Cubana, e si congratula con il Presidente Raul Castro e tutti i fratelli cubani, in occasione di commemorarsi un anno in più di questa vittoria, aggiunse il testo.</p>
<p>“L&#8217;entrata trionfale di Fidel a Santiago de Cuba il 1° gennaio 1959 segnò l&#8217;inizio della gesta universale che ha trasformato il popolo cubano in un esempio di dignità per il mondo, in una fonte di ispirazione per i popoli oppressi ed in una sorgente inesauribile ed incondizionata di solidarietà internazionale”, ha concluso.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cuba: dati senza lente d&#8217;ingrandimento</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 21:59:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come direbbe lo scrittore e giornalista uruguaiano Eduardo Galeano, quando si tratta di Cuba, i grandi mezzi di comunicazione, “applicano una lente d'ingrandimento immensa che rende più grande tutto quello che succede ogni volta che conviene agli interessi del nemico, richiamando l'attenzione su quello che succede nella Rivoluzione, mentre la lente d'ingrandimento si distrae e non riesce a vedere altre cose importanti.”  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_2471" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2471" src="/files/2011/12/primero-de-mayo-plaza-de-la-revolucion-580x359.jpg" alt="Piazza della Rivoluzione, a Cuba il 1°maggio" width="300" height="186" /><p class="wp-caption-text">Piazza della Rivoluzione, a Cuba il 1°maggio</p></div>
<p>Come direbbe lo scrittore e giornalista uruguaiano Eduardo Galeano, quando si tratta di Cuba, i grandi mezzi di comunicazione, “applicano una lente d&#8217;ingrandimento immensa che rende più grande tutto quello che succede ogni volta che conviene agli interessi del nemico, richiamando l&#8217;attenzione su quello che succede nella Rivoluzione, mentre la lente d&#8217;ingrandimento si distrae e non riesce a vedere altre cose importanti.” </strong></p>
<p>Tra quelle cose importanti che non riesce a vedere la lente d&#8217;ingrandimento immensa, richiamo l&#8217;attenzione su 30 dati che mostrano la forza della Rivoluzione cubana alla vigilia del suo 53° anniversario:</p>
<p>-8 milioni 913 mila 838 cubani parteciparono al dibattito del Progetto delle Linee Guida della Politica Economica e Sociale del Partito e della Rivoluzione, previo al VI Congresso del Partito Comunista di Cuba, registrandosi una cifra superiore a tre milioni di interventi.<br />
-un 68% delle Linea Guida furono riformulati dopo il dibattito col popolo cubano.<br />
-313 linee guida della Politica Economica e Sociale del Partito e della Rivoluzione sono stati approvate nel VI Congresso del Partito Comunista di Cuba.<br />
-nell&#8217;aggiornamento del modello economico cubano, fino all&#8217;attualità, sono entrati in vigore 7 Decreto-leggi del Consiglio di Stato, 3 Decreti da parte del consiglio dei Ministri, e 66 risoluzioni ed istruzioni di ministri e capi di entità nazionali.<br />
-più di 800 milioni di pesos saranno destinati dallo Stato cubano al conferimento di sussidi a persone con basse entrate, come parte della Legge di Presupposto per il 2012.<br />
-il governo cubano destinerà 17 mila 347 milioni 800 mila pesos all’Educazione, Salute ed altre necessità sociali nel presupposto dell&#8217;anno 2012.<br />
-nel presupposto del 2012 si assegneranno circa 400 milioni di pesos alla protezione a persone con situazione finanziaria critica -tra questi handicappati ed invalidi e quelli risultati disponibili nel processo del nuovo ordinamento lavorativo.<br />
-la legge finanziaria termina l&#8217;anno con un deficit stimato del 3,8% con relazione al Prodotto Interno Lordo, compiendo il limite di deficit promosso dall&#8217;Assemblea Nazionale nella Legge di Presupposto 2011.<br />
-il Prodotto Interno Lordo cresce di un 2,7% nell&#8217;anno 2011.<br />
-alla chiusura del 2011, la produttività di tutti gli occupati nell&#8217;economia, cresce di un 2,8%.<br />
-più di 357 mila cubani esercitano un lavoro privato.<br />
-33 misure sono state approvate dal consiglio dei Ministri ed entrarono in vigore il passato settembre per rendere più flessibile il lavoro privato.<br />
-più di 2,5 milioni di turisti approdarono a Cuba nel 2011.<br />
-si produssero fino ad oggi circa 4 milioni di tonnellate di petrolio e gas.<br />
-il tasso di Mortalità infantile in Cuba si trova sotto il 5 per ogni mille nati vivi.<br />
-la speranza di vita è di 78 anni.<br />
-186 paesi condannarono il bloqueo genocida degli Stati Uniti contro Cuba durante l&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;ONU nell’ottobre passato.<br />
-Cuba ottenne il secondo posto nei Giochi Panamericani di Guadalajara con 58 medaglie di oro.<br />
-Il Consiglio di Stato della Repubblica di Cuba ha deciso di perdonare oltre due mila novecento carcerati.<br />
-Cuba occupa il posto 51 tra tutti i paesi, nella relazione sullo sviluppo umano dell&#8217;ONU, con un sviluppo umano alto.<br />
-Il 14 dicembre si celebrò il primo anniversario della prima rete sociale digitale di contenuti di Cuba, EcuRed, con circa 80 mila articoli enciclopedici.<br />
-Più di 40 mila collaboratori cubani compiono missione in più di 70 paesi.<br />
-Più di 3 milioni di persone si sono alfabetizzate a partire dal metodo cubano Io Sì Posso, dopo essere stato applicato in quasi trenta paesi di distinte parti del mondo.<br />
-Con l&#8217;inizio del corso scolare 2011-2012, il passato 5 settembre, aprirono le loro porte più di 60 università dell&#8217;isola, con una matricola di circa di 500 mila alunni.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>tradotto da Ida Garberi</p>
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		<title>Raul Castro: Messaggio ai connazionali</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 00:02:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Raúl Castro Ruz]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Raul Castro]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione cubana]]></category>

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		<description><![CDATA[Cinquant’anni sono passati da quell’aprile del 1961, quando il popolo si dispose a salvaguardare le nostre più importanti conquiste. A partire da allora, milioni di cubani hanno difeso da dissimili trincee la Patria socialista. Servano queste giornate d’aprile per rendere omaggio da questo storico Congresso del Partito e in occasione delle rispettive date commemorative, ai combattenti delle Milizie delle Truppe Territoriali, della Difesa Antiaerea e delle Forze Aree Rivoluzionarie (DAAFAR) e ai nostri ‘tanquistas’ (specialisti dei carri armati).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Cinquant’anni sono passati da quell’aprile del 1961, quando il popolo si dispose a salvaguardare le nostre più importanti conquiste. A partire da allora, milioni di cubani hanno difeso da dissimili trincee la Patria socialista.</p>
<p>Servano queste giornate d’aprile per rendere omaggio da questo storico Congresso del Partito e in occasione delle rispettive date commemorative, ai combattenti delle Milizie  delle Truppe Territoriali, della Difesa Antiaerea e delle Forze Aree Rivoluzionarie  (DAAFAR) e ai nostri ‘tanquistas’ (specialisti dei carri armati).</p>
<p>Giunga inoltre un messaggio di auguri e gratitudine ad ogni partecipante alla rivista militare e alla sfilata popolare del 16 aprile, quando ha marciato un popolo esuberante di gioventù, in una mostra di grande e autentico sostegno alla Rivoluzione cubana.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1599" title="Raúl Castro" src="/files/2011/04/firma_de_raul.jpg" alt="" width="280" height="177" /></p>
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