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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Rivoluzione cubana</title>
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		<title>Cambiamenti a Cuba</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2021 22:03:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricordo gli epitaffi scritti in anticipo 30 anni fa. Mentre l'URSS si sgretolava, i saggi della tribù predissero che Cuba non avrebbe resistito senza l'oro di Mosca né avrebbe potuto sopportare l'entropia del "socialismo reale" con l'ulteriore pressione degli Stati Uniti. "Con la pala alzata, aspettano i becchini", scriveva nel 1992 l'uruguaiano Eduardo Galeano.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_12089" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-12089" alt="Raul nella Piazza della Rivoluzione" src="/files/2021/04/raul07-580x387.jpg" width="580" height="387" /><p class="wp-caption-text">Raul nella Piazza della Rivoluzione</p></div>
<p><strong>Ricordo gli epitaffi scritti in anticipo 30 anni fa. Mentre l&#8217;URSS si sgretolava, i saggi della tribù predissero che Cuba non avrebbe resistito senza l&#8217;oro di Mosca né avrebbe potuto sopportare l&#8217;entropia del &#8220;socialismo reale&#8221; con l&#8217;ulteriore pressione degli Stati Uniti. &#8220;Con la pala alzata, aspettano i becchini&#8221;, scriveva nel 1992 l&#8217;uruguaiano Eduardo Galeano.</strong></p>
<p>Molti assicuravano che, poiché ogni rivoluzione di solito inizia e finisce con colpi di cannone, il meglio che potesse accadere a quella cubana era che Fidel Castro si arrendesse in anticipo per diminuire i morti. Il quotidiano spagnolo El País, ha esortato La Moncloa ad aiutare l&#8217;ipotetico governo de L&#8217;Avana che ne sarebbe derivato, “per la sua integrazione nella comunità occidentale, a cui Cuba appartiene per storia e per diritto proprio; cercando così di alleviare le conseguenze di una transizione travagliata ed evitando i toni violenti di odio e vendetta che si potrebbero manifestare ”.</p>
<p>Insulto a parte &#8211; quello della nostra rinuncia a essere occidentali &#8211; hanno dovuto aspettare tre decenni prima che avvenga quella che alcuni chiamano la transizione, senza il risultato tanto atteso. La cosiddetta “generazione storica”, quella dei &#8220;barbudos&#8221; della Sierra Maestra, si è limitata pochi giorni fa a lasciare gli incarichi politici che occupavano, senza conseguenze se non il lungo applauso dato dai delegati e ospiti all&#8217;8º Congresso del Partito Comunista di Cuba, in un gesto di gratitudine. “Nulla mi obbliga a questa decisione, ma credo ardentemente nella forza e nel valore dell’esempio e nella comprensione dei miei compatrioti e che nessuno ne dubiti, finché vivo sarò pronto, con il piede nella staffa, a difendere la Patria, la Rivoluzione e il Socialismo&#8221;, ha detto Raúl Castro il 16 aprile, annunciando che stava terminando il suo mandato come Primo Segretario dell&#8217;organizzazione del partito.</p>
<p>Nessuna violenza, nessun odio, nessuna vendetta. Quando si tratta di Cuba, la storia ha calpestato gli iettatori che predicevano un Muro di Berlino tropicale. Raúl Castro dice addio parlando non solo di socialismo, ma della necessità di reinventarlo e di essere disposto ad applicare correzioni ed esperimenti. Il presidente Miguel Díaz-Canel, che gli succede, aggiunge che è necessario connettersi con la società e rafforzare una democrazia con il cognome socialista, &#8220;legata alla giustizia e all&#8217;equità sociale, al pieno esercizio dei diritti umani, alla rappresentanza e partecipazione effettiva della società nei processi economici e sociali in atto &#8230; Tutto questo in un ambiente sempre più libero dai pesi della burocrazia, dell&#8217;eccessivo centralismo e dell&#8217;inefficienza”.</p>
<p>Si tratta sicuramente di costruire un nuovo edificio sulle fondamenta di un impegno storico esemplare, anche se chi ha passato la vita a presagire il fallimento della Rivoluzione cubana non lo vuole ammettere. Quando la battezzò, Fidel Castro la descrisse come socialista, democratica, degli umili, con gli umili e per gli umili. Non era una frase retorica. Lo disse per strada, davanti a una folla di persone armate e determinate a combattere un&#8217;invasione da parte del governo degli Stati Uniti e dei suoi mercenari, il 16 aprile 1961. Come riconosciuto dallo scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán, il peggio di Cuba non è stato il fatto di essere sola, la cosa peggiore è stata essere circondata, anche se con la chiaroveggenza di scommettere sul socialismo, senza le malformazioni politiche ed economiche dell&#8217;Europa intramurale.</p>
<p>A proposito, un grande teorico marxista, Francisco Fernández Buey, ha classificato come &#8220;politici ipocriti&#8221; coloro che hanno impedito la costruzione del socialismo in Europa dell&#8217;Est e in seguito si sono lamentati che si sia sviluppata una mostruosità. E aggiunge: “In un tale contesto, il discorso coraggioso di Castro ha per me il valore della coerenza morale &#8230; L&#8217;unico modo per sapere se Cuba sarebbe potuta diventare socialista nel senso originario del termine, o se lo può ancora diventare, è pensare nell&#8217;ipotesi se gli fosse stato permesso ciò che la maggior parte delle persone voleva quando ha fatto la rivoluzione. Ma sappiamo che non glielo hanno lasciato fare, né glielo lasciano fare&#8221;.</p>
<p>E poi l&#8217;era &#8220;post-Castro&#8221; è arrivata senza i cataclismi annunciati. Il rinnovamento avviene da anni davanti agli occhi del mondo, con pazienza e tattiche astute che hanno contribuito a sgrovigliare le qualità e le capacità della gente comune. Non è solo che i guerriglieri non sono più nominalmente nel Partito che ha condotto la politica nazionale, ma che la generazione che dirige il destino del Paese è nata dopo il 1959 e si esprime anche in termini femminili. L&#8217;età media dei suoi leader è ora di 42,5 anni. Il 54,2% di coloro che ricoprono responsabilità sono donne e il 47,7%, afroamericani e mulatti. Sono 75 le prime segretarie dei comitati comunali e distrettuali (42%). L&#8217;intera struttura del potere politico e governativo è cambiata, ma non il suo cammino.</p>
<p>La vera scommessa per Cuba non è cambiare, ma dare un senso a quella parola e continuare a navigare in una situazione di continua emergenza. I becchini si stancheranno di alzare la pala?<br />
di Rosa Miriam Elizalde</p>
<p>da La Jornada/Cuabadebate</p>
<p>traduzione Ida Garberi</p>
<p>foto: Ismael Francisco/Cubadebate</p>
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		<title>False analogie</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2020 16:38:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Generazione del Centenario]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo scoperto che paragonano l'assalto alla Caserma Moncada, a Radio Reloj e le azioni del Directorio Revolucionario durante la lotta clandestina, con gli appelli di oggi per assaltare le stazioni radio e la sede dei canali televisivi, rompere i negozi o promuovere la violenza nelle strade. Non sono sicuro se confrontare entrambi gli scenari sia una completa ignoranza della storia, un atroce opportunismo od una falsa ingenuità. Sono abbastanza convinto che sia quest'ultimo caso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11831" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11831" alt="Chi ha dimenticato lo sguardo di Josè Luis Tassende?" src="/files/2020/12/José-Luis-Tassende-580x330.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Chi ha dimenticato lo sguardo di Josè Luis Tassende?</p></div>
<p><strong>C&#8217;è un piccolo settore tra coloro che sostengono la più stantia della &#8220;dissidenza&#8221; a Cuba che da giorni ci ha mostrato in rete alcuni argomenti terrificanti.</strong></p>
<p>Abbiamo scoperto che paragonano l&#8217;assalto alla Caserma Moncada, a Radio Reloj e le azioni del Directorio Revolucionario durante la lotta clandestina, con gli appelli di oggi per assaltare le stazioni radio e la sede dei canali televisivi, rompere i negozi o promuovere la violenza nelle strade. Non sono sicuro se confrontare entrambi gli scenari sia una completa ignoranza della storia, un atroce opportunismo od una falsa ingenuità. Sono abbastanza convinto che sia quest&#8217;ultimo caso.</p>
<p>Di fronte ad uno scenario simile, si potrebbe parlare di contesti, di modi di organizzare ogni evento o dei protagonisti di ciascuna di queste azioni, e di una pratica basata sull&#8217;etica e sull&#8217;onestà. Tutti darebbero abbastanza argomenti per contrastare le sciocchezze. Tuttavia, è anche sufficiente guardare gli obiettivi.</p>
<p>Cosa cercava la generazione del Centenario? Cosa ha costruito quando è arrivata al potere? Contro quale progetto di paese stava combattendo? Ogni risposta implica arrivare alla storia di una vera lotta per la libertà, per la dignità della nazione e per l&#8217;inclusione sociale, tra le molte conquiste.</p>
<p>Nell&#8217;analisi consideriamo anche le conseguenze. Quanti giovani sono morti per mano della repressione dopo il 26 luglio 1953? Quante altre sono state le vittime di torture? Chi ha dimenticato lo sguardo di Josè Luis Tassende, la morte di Josè Antonio, la brutalità contro Lidia e Clodomira, i ragazzi di Humboldt 7, la vita di Frank, gli occhi di Abel? Davvero vogliamo confrontare una tale grandezza?</p>
<p>Coloro che giustificano il loro sostegno e difendono una nozione di legittimità che non hanno ottenuto, dovrebbero anche chiedersi dove sono adesso i torturati, i morti, gli scomparsi e coloro che sono stati processati fuori dalla legge. In quale strada appare un cadavere?<br />
L&#8217;altro argomento comune di questi tempi è ancora più indegno: se coloro che ricevono denaro dagli Stati Uniti per svolgere azioni politiche a Cuba sono mercenari, allora lo è anche Martì, perché ha raccolto fondi all&#8217;estero per finanziare la Guerra necessaria. Dichiarazioni di questo tipo sono una provocazione od una &#8220;dimostrazione di intelligenza&#8221;?</p>
<p>Meglio tornare alle domande: sono le abbondanti consegne di finanziamenti, attraverso canali ufficiali ed istituzioni che appartengono al governo degli Stati Uniti &#8211; le ultime di loro di un milione di dollari per progetti che promuovono il cambiamento del sistema &#8211; paragonabili al lavoro di Martì nell&#8217;emigrazione?</p>
<p>La perseveranza dell&#8217;Apostolo significa davvero la stessa cosa, cioè la vita austera per dare tutto ad un Paese, con l&#8217;attesa paziente dell&#8217;indennità per creare il loro spettacolo e rispondere agli interessi degli altri? L&#8217;interferenza è la stessa cosa della solidarietà? Un popolo ed un governo sono la stessa cosa?</p>
<p>Quanti si sono dimenticati dei club patriottici, degli incontri con i produttori di sigari di Tampa e Key West, dei discorsi, dei poveri lavoratori che davano ogni centesimo? L&#8217;irrequieto e patriottico Martì è lo stesso &#8220;attivista&#8221; che cerca di vendere un paese? Chi non ricorda Mariana in Giamaica, Gomez e Maceo in America Centrale, Flor, Maria Cabrales, Bernarda Toro?<br />
Loro erano &#8220;mercenari&#8221; perché da un altro paese hanno contribuito ad una guerra che avrebbe portato la libertà in patria? È Máximo Gómez, l&#8217;uomo che nell&#8217;emigrazione ha dovuto affrontare le difficoltà, la morte della sua famiglia, malattie e fame, ma che non ha smesso di raccogliere ogni peso per la Rivoluzione?</p>
<p>È lo stesso uomo che ha rifiutato l&#8217;aiuto di un presidente per evitare &#8220;di compiere azioni che non mi sembrano del tutto degne della mia onesta miseria&#8221;. Si tratta dell&#8217;eroe che ha dovuto vendere i suoi occhiali, il suo revolver e il suo orologio &#8211; i suoi oggetti più preziosi &#8211; per sostenere la sua famiglia, mentre raccoglieva fondi per acquistare armi.</p>
<p>E María Cabrales è anche lei una mercenaria? La donna che fondò circoli patriottici in Giamaica e Costa Rica, la moglie del Titano che andava di casa in casa per raccogliere denaro e lo mise ai piedi della Nazione, quella che subì l&#8217;esilio, la morte dell&#8217;eroe e la disunione familiare, ma che non si è mai arresa.</p>
<p>Tentare di legittimare la criminalità, i doppi standard morali e la resa sulla base di confronti come quelli visti in questi giorni sui social implica, soprattutto, ignorare un Paese e la sua gente. Di fronte a loro prevalgono studio e analisi, senso critico e prontezza nei canti delle sirene e nelle false posizioni. Le chiavi di oggi stanno anche nel sostenere quell&#8217;altro dialogo con la storia ed i suoi insegnamenti.</p>
<p>di Yunier Javier Sifonte Díaz</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Fidel visto dall&#8217;obiettivo fotografico: &#8220;Catturare l&#8217;essenza della sua personalità&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2020 22:31:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Condividiamo una serie di foto del Comandante in Capo, dove i vari fotografi hanno saputo catturare umorismo, umanesimo e coraggio con i loro obiettivi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando il fotografo cubano Liborio Noval ha pubblicato il suo libro di &#8220;Instantaneas&#8221;, ha chiesto al Comandante in Capo di dedicarglielo, e Fidel lo ha fatto solo con due parole. Ha scritto: &#8220;Per Liborio&#8221;. Poi, ha subito commentato: &#8220;Dire Liborio dice tutto&#8221;. Per 50 anni, le foto di Noval sono apparse quotidianamente sulla stampa. Tra i suoi archivi ha accumulato circa 90.000 fotogrammi del leader storico della Rivoluzione.</p>
<p>Roberto Salas, che lo conobbe all&#8217;età di 14 anni a New York nel 1955, si riunì a Fidel Castro dopo il trionfo rivoluzionario e divenne uno dei fotografi che accompagnarono il leader nelle sue visite in Venezuela, negli Stati Uniti e nei paesi dell&#8217;America Latina, durante quel primo anno. “Dato che mi sentivo rilassato intorno a lui, ho cercato di catturare l&#8217;essenza della sua personalità. Era senza dubbio un uomo del XXII o XXIII secolo &#8220;, ha detto una volta Salas.</p>
<div id="attachment_11810" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11810" alt="foto di Burt Glinn" src="/files/2020/11/3-Fidel-en_su_despacho_con_el_fotografo_burt_glinn_3-580x390.jpg" width="580" height="390" /><p class="wp-caption-text">foto di Burt Glinn</p></div>
<p>&#8220;Questa macchina fotografica non fa dei video?&#8221;, ha chiesto una volta Fidel al fotoreporter di Cubadebate, Ismael Francisco. “Ho risposto di no. Ha insistito mentre fissava la macchina fotografica. &#8220;Sei sicuro che non fa dei video?&#8221;, ha chiesto tre volte di seguito ed io, sempre più nervoso, ho detto di no, racconta Francisco.<br />
&#8220;Poi ha chiesto a Varela: dove hai preso questa mascotte, che scatta solo foto?&#8221; Tutti sono morti dal ridere, tranne io, che letteralmente volevo che la terra mi inghiottisse, mi ha dato uno yiti (attrito doloroso sulla testa fatto con due dita della mano) ed ha detto: &#8220;Non importa se non fa video, era solo una domanda&#8221;. Quello è stato uno dei loro primi incontri.</p>
<p>Tra il 1959 e il 1969, il fotoreporter americano Lee Lockwood fotografò Cuba e il leader rivoluzionario. “Ogni giorno, per diverse ore, ci sedevamo intorno al tavolo sotto il portico all&#8217;ingresso della stanza di Castro. Una conversazione con Castro è un&#8217;esperienza straordinaria e, finché non ci si abitua, molto sconcertante &#8220;, ha detto Lockwood.</p>
<p>Da quegli incontri, loro ed altri fotografi, che hanno catturato umorismo, umanesimo e coraggio nei loro obiettivi, ci hanno lasciato numerose fotografie. Cubadebate e il sito Fidel Soldado de las Ideas ne condividono una selezione con voi.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<div id="attachment_11811" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11811" alt="Foto: Elliott Erwitt." src="/files/2020/11/4-Fidel-1964-580x393.jpg" width="580" height="393" /><p class="wp-caption-text">Foto: Elliott Erwitt.</p></div>
<div id="attachment_11812" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11812" alt="Foto: Jorge Valiente" src="/files/2020/11/fidel_y_raul-foto_10-580x435.jpg" width="580" height="435" /><p class="wp-caption-text">Foto: Jorge Valiente</p></div>
<div id="attachment_11813" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11813" alt="Foto: Roberto Salas" src="/files/2020/11/fidel_beisbol-1-580x843.jpg" width="580" height="843" /><p class="wp-caption-text">Foto: Roberto Salas</p></div>
<div id="attachment_11814" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11814" alt="Foto: Perferto Romero" src="/files/2020/11/maniobra_xv_aniv_far_1972._fidel-580x744.jpg" width="580" height="744" /><p class="wp-caption-text">Foto: Perferto Romero</p></div>
<div id="attachment_11815" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11815" alt="Foto: Raúl Corrales/ Granma" src="/files/2020/11/fidel-2-de-septiembre-de-1960-580x394.jpg" width="580" height="394" /><p class="wp-caption-text">Foto: Raúl Corrales/ Granma</p></div>
<div id="attachment_11816" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11816" alt="Foto: Lee Lockwood" src="/files/2020/11/2-lee-lockwood-fidel-castro-portrait-haciendo-ejercicios-durante-una-estancia-en-isla-de-pinos-1965-580x847-580x847.jpg" width="580" height="847" /><p class="wp-caption-text">Foto: Lee Lockwood</p></div>
<div id="attachment_11817" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11817" alt="Foto: Alberto Korda" src="/files/2020/11/1-Fidel-1962-580x737.jpg" width="580" height="737" /><p class="wp-caption-text">Foto: Alberto Korda</p></div>
<div id="attachment_11818" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11818" alt="Foto: Ismael Francisco/Cubadebate" src="/files/2020/11/Fidel-en-la-Mesa-Redonda-01-580x814.jpg" width="580" height="814" /><p class="wp-caption-text">Foto: Ismael Francisco/Cubadebate</p></div>
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		<title>Ernesto Che Guevara: “L&#8217;Esercito Ribelle viene ai bambini della nostra isola per consegnar loro le antiche caserme”</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2020 23:43:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E perché può la Rivoluzione Cubana realizzare questi atti in momenti in cui è attaccata ed offesa da assassini e mercenari internazionali e dalla reazione dei paesi più forti del Continente? Semplicemente perché, consegnando una caserma, non si sta debilitando la forza dell'Esercito Ribelle, perché il nostro Esercito non conta solamente sugli uomini in uniforme, che costituiscono la sua avanguardia nel caso di dovere difendere con le armi la nostra sovranità. Il nostro Esercito è costituito da tutto il popolo di Cuba. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11346" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11346" alt="Inaugurazione della scuola Oscar Lucero in Holguin, convertita da caserma in scuola per bambini, 1960. Foto: cheguevaralibros.com " src="/files/2020/02/che-guevara-y-fidel-castro-580x448.jpg" width="580" height="448" /><p class="wp-caption-text">Inaugurazione della scuola Oscar Lucero in Holguin, convertita da caserma in scuola per bambini, 1960. Foto: cheguevaralibros.com</p></div>
<p><strong>Discorso per la consegna del Centro Scolastico “Oscar Lucero” il 24 febbraio 1960</strong></p>
<p>“Cari compagni:</p>
<p>Sono stato scelto, dal Ministero delle Forze Armate, per consegnare a nome dell&#8217;Esercito Ribelle queste costruzioni che sono state, fino al 1° gennaio 1959, l’immagine dell&#8217;obbrobrio, della forza bruta e della spoliazione che incombeva sul popolo di Cuba.</p>
<p>Non è la prima volta che l&#8217;Esercito Ribelle viene ai bambini della nostra isola per consegnar loro delle antiche caserme. Già prima le caserme di Camagüey e Santiago di Cuba erano passate, anche, ad essere fortezze dell&#8217;infanzia. Ma ogni volta che succede questo, ogni volta che si trasforma un antico bastione della dittatura in una scuola, in un&#8217;istituzione destinata a forgiare i nuovi cittadini della Cuba liberata, l&#8217;Esercito Ribelle sfoggia questo fatto con orgoglio, annuncia che non sarà l&#8217;ultimo, che continueranno ancora nuove e nuove consegne di caserme all&#8217;infanzia cubana, fino a trasformarle tutte in scuole.</p>
<p>E perché può la Rivoluzione Cubana realizzare questi atti in momenti in cui è attaccata ed offesa da assassini e mercenari internazionali e dalla reazione dei paesi più forti del Continente? Semplicemente perché, consegnando una caserma, non si sta debilitando la forza dell&#8217;Esercito Ribelle, perché il nostro Esercito non conta solamente sugli uomini in uniforme, che costituiscono la sua avanguardia nel caso di dovere difendere con le armi la nostra sovranità. Il nostro Esercito è costituito da tutto il popolo di Cuba.</p>
<p>Consegnando una caserma e trasformarla in scuola non facciamo un&#8217;altra cosa che trasformare questo antico simbolo dell&#8217;obbrobrio in un recinto dove si inventeranno i cittadini di Cuba, che saranno i suoi futuri soldati, se nel giorno di domani si avrà bisogno di quella forza per difendere la nostra isola.</p>
<p>Per questo motivo con tutto il nostro orgoglio di Esercito Popolare, veniamo oggi davanti a voi in questo città martire che ha conosciuto le amarezze della guerra e degli assassini crudeli, a consegnare all&#8217;infanzia di Holguin la sua caserma più forte per il domani.</p>
<p>Questa scuola, a nome del nostro Esercito, è consegnata oggi a tutto questo magnifico popolo”.</p>
<p>di Ernesto Che Guevara- cheguevaralibros.com</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Martì con me, con noi</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2020 00:35:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho letto con piacere le decine di messaggi scritti nel sito della Presidenza, a proposito della convocazione di gennaio per rendere un giusto omaggio al più universale dei cubani. Alcuni sono tanto belli che vorrei riprodurli come grafiti. Benché scrivano solo nomi o pseudonimi, nessun lavoro e nemmeno l’età, è molto riconfortante notare che, oltre a numerosi “martiani” conosciuti, sono in maggioranza gli educatori ed i giovani interessati a rendere pubblici i loro sentimenti verso Martì.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11342" alt="marti-diaz-canel-e1582571179280-580x319" src="/files/2020/02/marti-diaz-canel-e1582571179280-580x319.jpg" width="580" height="319" />Ho letto con piacere le decine di messaggi scritti nel sito della Presidenza, a proposito della convocazione di gennaio per rendere un giusto omaggio al più universale dei cubani. Alcuni sono tanto belli che vorrei riprodurli come grafiti.</strong></p>
<p>Benché scrivano solo nomi o pseudonimi, nessun lavoro e nemmeno l’età, è molto riconfortante notare che, oltre a numerosi “martiani” conosciuti, sono in maggioranza gli educatori ed i giovani interessati a rendere pubblici i loro sentimenti verso Martì.</p>
<p>Ela, maestra di asilo, ha scritto che si è molto emozionata quando ha parlato di Martì a bambini con 5 anni, perché in quel momento loro, spontaneamente, sono corsi ad abbracciare e baciare il busto vicino al quale mettono ogni mattina i loro fiori.</p>
<p>Enrique, giovane professionista, racconta orgoglioso che, essendo un bambino, ha interpretato l&#8217;Apostolo in un’attività martiana nel suo paese natale, Placetas e che laureandosi all&#8217;Università portò la bandiera cubana su fino al Pico Turquino, per rendergli omaggio.</p>
<p>Come afferma Yamaris Pedraza “ogni cubano ha dentro un Martì, tutti abbiamo letto ed interpretato le sue opere, i suoi pensieri.”</p>
<p>E sono molti i pensieri di Martì illuminandoci! Ho amici con buona memoria che lo citano costantemente per provare che ha parlato di tutto che ha toccato tutti i temi e che nei suoi scritti possiamo trovare risposte alle domande più difficili. Le nostre scuole potrebbero organizzare concorsi per trovare sentenze martiane utili alla crescita umana. Vedranno come saranno inondati da una sorgente di valori etici.</p>
<p>A Pedro Pablo Rodriguez, direttore dell&#8217;edizione critica delle sue Opere Complete, l&#8217;ascoltai una volta dire che quell&#8217;uomo che visse solo 42 anni, lasciò un’eredità realmente infinita. Abbastanza spesso e costantemente appaiono novità relazionate con Martì, e sembra quasi che il suo lavoro non finisca mai.</p>
<p>La sua opera e quella che ha generato il suo studio a Cuba ed in tutto il mondo, si trova già nelle reti sociali, dove ci sono ragazzi che lo condividono e capiscono, finalmente, che c&#8217;è molto Martì da conoscere sotto la prosa e sotto il verso che li affascinano. Scoprono emozionati che non è un uomo del secolo scorso bensì di tutti i secoli.</p>
<p>Ma quello è di Martí? domandano molti, attoniti dalla straordinaria validità delle sue affermazioni e dell&#8217;universalità dei temi che ha abbordato.</p>
<p>Quando i più nuovi –siano bambini o giovani &#8211; scoprono che l&#8217;uomo dell&#8217;Età dell’Oro ha anche scritto cose importanti per adulti sull&#8217;ordine universale ed i pericoli che ci spiano ancora, risulta loro già impossibile staccarsi dalla necessità di cercarlo. Se lo trovano ed entrano nelle sue essenze, già nulla potrà separarli dall&#8217;incantesimo della sua parola. E diventano invincibili.</p>
<p>Ma, come diceva lo stesso Martì nel manifesto del Partito Rivoluzionario Cubano (PRC) a Cuba: “La patria è sacra, e quelli che l&#8217;amano senza interesse né stanchezza, gli devono tutta la verità.”</p>
<p>Non voglio né posso esagerare. Martì non è entrato come vorremmo e come sarebbe necessario, per finire di ricamare l&#8217;anima dei nostri figli e dei figli dei nostri figli. Seguiamo e continueremo ad avere bisogno di Martì, sempre. Ed è la nostra responsabilità insegnarlo, saggiamente ed amorevolmente, come solo i buoni genitori ed i buoni maestri sanno fare.</p>
<p>Un colpo uscito dalle viscere dell&#8217;odio ci scosse poco tempo fa la coscienza in relazione con la perniciosa routine che ci ha già fatto dimenticare l&#8217;attenzione ai busti martiani. E non parlo del pezzo materiale che c&#8217;accompagna fin dall&#8217;infanzia, ma bensì la sua integrità, il simbolo che rinchiude.</p>
<p>I fatti posteriori vennero a provare quanto significa stare vicino a Martì, nel bando di quelli che lo amano e fondano. O contro Martì, nel bando di quelli che lo odiano e distruggono.</p>
<p>Oggi è il 24 febbraio. Sono passati 125 anni dall&#8217;inizio della più nobile delle guerre. Quella che ha organizzato e diretto Martì, definendola come “guerra intera ed umanitaria in cui si unisce ancora di più il popolo di Cuba, invincibile ed indivisibile.”</p>
<p>È scritto nel Manifesto di Montecristi, dove lui e Gomez hanno invocato “come guida ed aiuto del nostro popolo, i magnanimi fondatori, il cui lavoro rinnova il paese grato, e l&#8217;onore, che deve impedire ai cubani, di ferire a voce o con i fatti, quelli che sono morti per loro.”</p>
<p>È stato il 25 marzo 1895, in vigilia del lungo viaggio che li avrebbe portati alla Patria, dove combattevano già per l&#8217;indipendenza i patrioti veterani e “los pinos nuevos” (i giovani) che solo Martì ha potuto svegliare ed unire con la sua enorme fede “nel miglioramento umano e nell&#8217;utilità della virtù”. Quella fede sostiene la nostra leggendaria resistenza. Dobbiamo averne cura tutti, addentrandoci in Martì.</p>
<p>di Miguel Diaz Canel- sito della Presidenza</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Fidel: “Un popolo che non tremò nella Crisi di Ottobre”</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 01:57:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'installazione di missili nucleari sovietici a Cuba 57 anni fa scatenò la peggiore crisi di tutta la Guerra Fredda. Il 22 ottobre 1962, il presidente statunitense, John F. Kennedy, annunciò pubblicamente l'imposizione del blocco navale a Cuba e mise le forze statunitensi in stato di allerta massima, dando inizio alla Crisi di Ottobre.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11163" alt="crisis-octubre-580x809" src="/files/2019/10/crisis-octubre-580x809.jpg" width="580" height="809" />L&#8217;installazione di missili nucleari sovietici a Cuba 57 anni fa scatenò la peggiore crisi di tutta la Guerra Fredda. Il 22 ottobre 1962, il presidente statunitense, John F. Kennedy, annunciò pubblicamente l&#8217;imposizione del blocco navale a Cuba e mise le forze statunitensi in stato di allerta massima, dando inizio alla Crisi di Ottobre.</strong></p>
<p>Cubadebate ed il sito “Fidel Soldado de las Ideas” propongono oggi frammenti dell&#8217;intervista realizzata al nostro Comandante in Capo dalla giornalista della catena statunitense NBC, Maria Shriver, nel Palazzo della Rivoluzione, il 24 febbraio 1988.</p>
<p>- Ieri stavamo visitando il Museo della Rivoluzione, e c&#8217;era parte di un aeroplano O-2. C&#8217;è una teoria che un secondo O-2 sia stato abbattuto nella Crisi di Ottobre e che furono i cubani quelli che l&#8217;abbatterono.</p>
<p>Fu un solo aeroplano abbattuto negli ultimi giorni della Crisi di Ottobre. Non siamo stati noi quelli che hanno abbattuto l&#8217;aeroplano. Noi sostenevamo che non dovevano permettersi i voli radenti, ed un giorno abbiamo detto ai sovietici ed a tutto il mondo che non ammetteremmo i voli radenti e che avremmo sparato; abbiamo mobilizzato tutta la nostra artiglieria antiaerea, e quel giorno, di mattina, quando apparvero gli aeroplani in volo radente, le nostre batterie antiaeree aprirono il fuoco da tutte le parti contro i voli radenti, questo fu di mattina.</p>
<p>Ma noi non avevamo i missili, e, dentro questa situazione, una batteria di missili sovietici aprì il fuoco e sparò contro l&#8217;aeroplano. Che cosa ha potuto motivare tutto ciò?  Il fatto è che realmente si era già entrati in combattimento, perché noi già di mattina avevamo aperto il fuoco. Se ci vogliono attribuire la responsabilità, noi accettiamo, perché demmo l&#8217;ordine alle nostre batterie antiaeree di aprire il fuoco contro tutti i voli radenti; ma noi non avevamo i missili terra-aria, quelli erano nelle mani dei sovietici, e fu un ufficiale sovietico quello che ordinò lo sparo.</p>
<p>- Non ci fu nessun secondo aeroplano abbattuto.</p>
<p>Non ci fu nessun secondo aeroplano; ma se avessero volato radente avrebbero potuto esserci molti aeroplani abbattuti, perché noi sì demmo l&#8217;ordine alle nostre batterie antiaeree di aprire il fuoco. Spararono e gli aeroplani si ritirarono rapidamente, ma non è stata Cuba quella che diede l&#8217;ordine al missile terra-aria perché non era sotto il nostro controllo.</p>
<p>Se fosse stato sotto il nostro controllo forse avremmo ordinato di sparare, cosicché non stiamo sfuggendo davanti alla responsabilità; quello che non abbiamo è il merito storico di avere abbattuto l&#8217;aeroplano, non possiamo usurpare questo merito storico.</p>
<p>- Lei si sentì tradito da Jruschov nella Crisi di Ottobre?</p>
<p>Non ci siamo sentiti traditi, ma eravamo molto irritati e molto infastiditi, perché crediamo che fu completamente scorretto. Ci furono due errori. Un errore fu parlare dei missili della Turchia, era assolutamente scorretto cambiare i missili di Cuba con quelli della Turchia; quell&#8217;era una cosa immorale e, pertanto, inaccettabile.</p>
<p>Secondo, era scorretto decidere la ritirata dei missili senza discuterlo previamente con noi. Comprendo che c&#8217;era una situazione grande di tensione, di pericolo, ma era inaccettabile l&#8217;idea che si decidesse di ritirare i proiettili senza consultare Cuba. Noi non ci saremmo opposti, ma avremmo esatto condizioni, e credo che avrei potuto dire che ero in disposizione di ritirare i proiettili se c&#8217;erano garanzie accettabili per Cuba, e lì avremmo discusso. Ma questo non è successo. Rimase lì la Base di Guantanamo, gli attacchi pirati, la guerra sporca, i piani sovversivi, è rimasto tutto.</p>
<p>In modo che noi, con tutte le ragioni, ci siamo irritati, fummo in disaccordo e non abbiamo permesso che si ispezionassero le basi dei missili, dicemmo che qui nessuno poteva ispezionare.</p>
<p>I sovietici si misero d’accordo con gli statunitensi, ispezionarono le navi, ma noi non abbiamo accettato l&#8217;ispezione dentro il nostro territorio come una questione di principio.</p>
<p>- Si è sentito umiliato da Nikita Jruschov?</p>
<p>No. Bisogna dire la verità che Jruschov fu molto amico nostro; Jruschov fu chi iniziò le relazioni politiche e le relazioni economiche con Cuba; fu straordinariamente generoso ed amichevole col nostro paese. Io direi che tutto quello che fece è stato positivo per il nostro paese.</p>
<p>L&#8217;unico punto col quale fummo in disaccordo totale fu con la forma in cui ha gestito, alla fine, la crisi, ignorando Cuba in una forma strana, parlando di missili in Turchia e parlando di ritirare i proiettili senza consultare con Cuba. Doveva consultarci, perché avevamo accordi concertati tra i due paesi; ed aveva l’obbligo non solo politico, bensì legale di consultarci, e non ci consultarono.</p>
<p>Il 26 ottobre, in serata, i sovietici proposero di ritirare i missili in cambio della garanzia di Washington che non avrebbero invaso Cuba. In cambio esigerono che gli Stati Uniti ritirassero i loro missili dalla Turchia. La Rivoluzione non claudicò davanti alla minaccia nucleare, diretta dal Comandante in Capo, Fidel Castro.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: “<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.fidelcastro.cu/es" >Fidel Soldado de las Ideas</a>”</p>
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		<title>Roberto Fraschetti: il grande vento della Rivoluzione rimette tutto a posto</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2019 21:03:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Mi chiedi perché su altre realtà africane o sudamericane ho scritto solo un libro ed invece su Cuba quattro? Dipende dalla prima volta che sono stato in questa Isola Ribelle, quando ho scoperto il suo popolo fiero, che non si è mai piegato all'Imperialismo, ed è nata una passione che dura ancora oggi!". Chi mi sta raccontando del suo amore per Cuba è lo scrittore romano Roberto Fraschetti, che quest'anno ha presentato qui a la Feria del Libro de L'Avana il quarto libro della saga dei Gutierrez, "Il vento prima del vento".]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10945" alt="Fraschetti" src="/files/2019/04/Fraschetti.jpg" width="580" height="318" />“Noi dobbiamo dire qui quella che è una verità conosciuta, che l&#8217;abbiamo espressa sempre davanti al mondo: fucilazioni, sì, abbiamo fucilato, fuciliamo e continueremo a fucilare”. Ernesto Che Guevara, ONU, 1964  </strong></p>
<p>&#8220;Mi chiedi perché su altre realtà africane o sudamericane ho scritto solo un libro ed invece su Cuba quattro? Dipende dalla prima volta che sono stato in questa Isola Ribelle, quando ho scoperto il suo popolo fiero, che non si è mai piegato all&#8217;Imperialismo, ed è nata una passione che dura ancora oggi!&#8221;. Chi mi sta raccontando del suo amore per Cuba è lo scrittore romano Roberto Fraschetti, che quest&#8217;anno ha presentato qui a la Feria del Libro de L&#8217;Avana il quarto libro della saga dei Gutierrez, &#8220;Il vento prima del vento&#8221;.</p>
<p>&#8220;In realtà io pensavo scrivere solo un libro su Cuba, che è poi diventato l&#8217;ultimo, e quando ho incominciato a studiare la storia dell&#8217;Isola ho scoperto che effettivamente tutte le Rivoluzioni cubane sono connesse da un filo e quindi dopo aver scritto il quarto, sono tornato alle origini della famiglia Gutierrez, cioè a Universo Diaz, un impertinente latin lover ed impenitente giocatore d&#8217;azzardo, amante della buona vita, che da Sevilla, nel 1838, si imbarca verso Cuba&#8221;.</p>
<p>Roberto mi racconta che ha conosciuto Cuba per la prima volta nel 2006, dopo essere stato in Perù a presentare un libro sulla Bolivia e sulla foresta dell&#8217;Amazzonia. Un poco annoiato dalla vita culturale del Perù, decide di andare a Santiago di Cuba, invitato da Ermanno, un &#8220;quasi&#8221; fratello. Qui, l&#8217;isola ribelle lo colpisce a fondo ed immediatamente incomincia il quarto libro della saga. Ma ritornato in Italia scopre il filo rosso che unisce dal 1868, passa per l&#8217;espulsione degli spagnoli alla fine del 19º secolo, transita attraverso gli anni 30 per arrivare alla data chiave: 1º gennaio 1959. Partendo da Universo, ha raccontato la storia di cinque generazioni, tutti personaggi immaginari che però hanno come telone di fondo la vera storia di Cuba.</p>
<p>&#8220;Sono convinto che un vero scrittore, indipendentemente da dove è nato, quando arriva a Cuba, la respira, la vive e sente da subito il bisogno di scrivere su di lei, ogni attimo è un impulso così forte che si sente la necessità di captarlo e fissarlo su un foglio. Vedere questo mio fratello di lotta, un vero comunista che ha fatto mille battaglie, già avanti negli anni, che è ancora capace di commuoversi quando ascolta un son o un danzon ne La Casa de la Trova è come un flash che non cancelli più&#8221;.</p>
<p>&#8220;Per me è stato interessante scoprire i legami tra la storia italiana e quella cubana, i due dittatori, Machado e Mussolini, la mafia italiana esportata negli USA che faceva da padrona sull&#8217;isola e poi il vento della Rivoluzione che ha messo tutto a posto. Noi, invece in Italia non abbiamo avuto questo vento, siamo passati ad essere schiavi degli statunitensi dopo la seconda guerra mondiale&#8230;noi non abbiamo avuto Fidel!&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il fatto di far conoscere la vera Cuba in Italia è importante, perché purtroppo la nostra stampa è totalmente allineata a destra, a parte poche luci solitarie, su Cuba sempre dichiarano che il popolo sta morendo di fame, non riconoscono la sua educazione, il sistema sanitario, l&#8217;efficacia nella ricostruzione, come per il tornato di gennaio di quest&#8217;anno&#8230;..noi che abbiamo ancora la maggioranza degli italiani che non hanno visto niente della ricostruzione dopo il terremoto di Amatrice, accaduto quasi tre anni fa, nell&#8217;agosto del 2016!!!&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ma sai che adesso gira una voce in Italia che Mussolini è stato l&#8217;unico che ha sconfitto la mafia???&#8221;, mi racconta Roberto quasi incredulo, ed io gli rispondo che credo che in Italia, dopo il 25 aprile 1945, l&#8217;unico enorme errore che abbiamo fatto noi italiani è stato quello di deporre le armi troppo presto e permettere che loschi personaggi opportunisti &#8220;si siano cambiati la maglietta del partito&#8221; e siano apparsi sull&#8217;altra sponda.<br />
Fidel ed Ernesto Che Guevara, con il loro grande cuore e la loro visione del futuro, la loro grande morale, non hanno permesso che questo succedesse a Cuba.</p>
<p>&#8220;La stampa di destra, adesso non solo attacca Cuba, sta facendo un disastro anche con Venezuela, perciò bisogna continuare a denunciare le menzogne e la fake news, e per questo credo che la cultura sia la chiave. Non posso solo accontentarmi di dire &#8216;Viva Fidel&#8217;, come scrittore, devo essere conseguente!&#8221;. &#8220;Purtroppo adesso, è difficile difendere i presidenti come Maduro perché anche le parole che usi devono essere scelte con attenzione, in Italia per esempio non puoi usare parole &#8216;socialismo&#8217;, &#8216;comunismo&#8217; od &#8216;antimperialista&#8217; perché ti tacciano di obsoleto, che sono parole del XX secolo che non esistono più!&#8221;</p>
<p>Per concludere, Roberto sottolinea ancora una volta la grandezza morale di Fidel Castro, per spiegare la forza di Cuba, &#8220;quando è morto ho visto le file interminabili della gente piangendo, perché, a favore o no, sapevano che se ne era andato un grande leader. E questo serve a spiegare il perché di tante cose in Italia&#8230;.alla fine, loro, i cubani, ce l&#8217;hanno avuto e noi no!&#8221;.</p>
<p>di Ida Garberi</p>
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		<title>Note sull’infoguerra contro il Venezuela</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 03:47:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1Il 23F fornisce la prima grande prova che la sinistra nel continente impara a difendersi e affrontare la guerra di nuova generazione. C’è ancora troppa nebbia nelle reti ed è forse presto per fare una valutazione ragionata dei recenti eventi in Venezuela dal punto di vista delle azioni offensive nelle reti, ma è possibile intravedere alcuni assi di una battaglia per la disputa dal significato che, a mio parere, le forze progressiste hanno vinto con ampio margine.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10858" alt="1" src="/files/2019/02/1.jpg" width="580" height="495" />Il 23F fornisce la prima grande prova che la sinistra nel continente impara a difendersi e affrontare la guerra di nuova generazione. C’è ancora troppa nebbia nelle reti ed è forse presto per fare una valutazione ragionata dei recenti eventi in Venezuela dal punto di vista delle azioni offensive nelle reti, ma è possibile intravedere alcuni assi di una battaglia per la disputa dal significato che, a mio parere, le forze progressiste hanno vinto con ampio margine.</strong></p>
<p>Condivido solo alcune note ed misure preliminari che ci consentono di avanzare alcuni concetti che valutano la disputa tra Stati Uniti e America Latina nel digitale e che venivano espressi intorno al giorno #23F. “In Venezuela c’è una provocazione direttamente dall’impero statunitense (…) non c’è dubbio che Trump intenda organizzare un colpo di Stato nel Paese”, affermava il Presidente Nicolás Maduro il 24 gennaio, e gli eventi non hanno fatto altro che dimostrarlo. Gli alti decibel contro il Venezuela dal discorso del presidente Barack Obama, prima, e Donald Trump, poi, coll’infiammato senatore Marco Rubio, feldmaresciallo di Cúcuta, non è un morbillo che finirà, sia che raggiungano i loro obiettivi o no. È nell’architettura del sistema di sicurezza nazionale statunitense ed include le reti come fronte primo degli obiettivi del governo degli Stati Uniti, le cui operazioni di influenza globale non sono attacchi sparsi contro il nemico del giorno.</p>
<p>Il dipartimento della Difesa attraverso la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) ha creato i Social Media nelle Comunicazioni Strategiche (SMISC) col duplice obiettivo di “identificare e contrastare le campagne di disinformazione e inganno del nemico nei social network, riducendo la capacità dell’avversario di manipolare l’ambiente dell’informazione”. Il programma fu inaugurato nel 2011 e, presumibilmente, si concluse nel 2015 dopo un’ondata di critiche, sebbene gli specialisti del settore affermino che le sue strutture siano attive come allora. Nel 2010, il dipartimento di Stato creò il Centro per la comunicazione strategica contro il terrorismo (CSCC), che continua a utilizzare apertamente i social network come piattaforma per contrastare la “propaganda nemica”. Nelle parole del suo fondatore, ambasciatore in pensione Richard LeBaron, “il CSCC materializza la specializzazione della diplomazia pubblica nel campo dei social network, in quanto i team SEAL si specializzano in azioni di controterrorismo a livello tattico”. Il CSCC ha tre team multidisciplinari: Intelligence ed Analisi, Piani e operazioni, e Digital Outreach Team (DOT), responsabile della pianificazione, analisi, progettazione e produzione di campagne grafiche e follow-up. La loro capacità d’interagire su Twitter è quasi in tempo reale e raggiunge un alto livello di interazione nelle conversazioni cogli estremisti di tutto il mondo. “I combattenti sono cyberguerrieri professionisti, impiegati del governo statunitense o assunti in Paesi terzi, oltre a guerriglieri dilettanti ed esperti che perseguono obiettivi ben definiti con precisione militare e strumenti specializzati, ogni tipo di combattente ha un diverso modello mentale del conflitto, ma utilizza lo stesso set di strumenti”, afferma Renee DiResta nel suo saggio “The Digital Maginot Line “.<br />
Tali quadri sono attualmente operativi in Venezuela, come in altri scenari. Tali campagne sono spesso percepite come caos organico guidato da azioni online emergenti ed azioni amatoriali, quando in realtà sono aiutate o incoraggiate da entità statali e istituzionali sistematiche che vanno dall’alto verso il basso con reti gerarchiche consolidate. Esattamente ciò che viene percepito quando escludiamo il capo del bombardamento di notizie dalla timeline di Twitter, apparendo l’asse informativo di tutti i canali tradizionali e digitali della squadra Trump-Rubio-Pompeo-Bolton-Abrams che, a differenza di altre guerre e per la prima volta, monta un’operazione golpista per un giorno ampiamente pubblicizzato, il 23 febbraio, e in uno spazio definito geograficamente e pubblicamente: Cúcuta. Il test della leadership politica degli Stati Uniti nella campagna digitale è visibile, seguendo semplicemente la timeline di Marco Rubio su Twitter. Il 23 febbraio, inviava più di 50 messaggi e retweet per incitare azioni violente contro il governo di Nicolás Maduro, incluso l’incitamento all’assassinio, violando apertamente termini e condizioni di questa piattaforma sociale.<br />
Lo strumento di analisi dell’account di Luca Hammer riflette l’agitata attività anti-venezuelana su twitter del senatore, che il 23 febbraio era corso a Cúcuta, sede della provocazione contro il Paese sudamericano. Secondo questo strumento, dal 21 al 23 febbraio, le etichette più twittate di Marco Rubio erano: #Venezuela (149), #Maduro (22), #MaduroRegime (15), #Colombia (11), #Cuba (11), #Caracas (7) e #Israel (7). In quegli oltre 50 tweet del 23 febbraio, il senatore avanzava informazioni su azioni precedentemente progettate per incriminare il Chavismo, come la falsa notizia che i soldati cubani partecipavano a operazioni in territorio venezuelano, senza fornire alcuna prova. Ad esempio, nel seguente tweet, incolpava il governo venezuelano di aver ucciso civili e incendiato tre camion, poco prima che le reti fossero invase da video, testimonianze, foto ed informazioni che dimostrano che l’incendio era avvenuto sul versante colombiano, e che la prima vittima dell’assalto fu la fotografa cilena Nicole Kramm, che mostrava l’assalto perpetrato dai seguaci del presidente designato dagli Stati Uniti, Juan Guaidó, sul confine colombiano.<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-10859" alt="2" src="/files/2019/02/2.jpg" width="580" height="550" />La sala della situazione della guerra informativa, trasferita a Cúcuta come si vede in questa foto che coglie un Marco Rubio innervosito, mostrava come i social network non sono forum senza moderazione. Gli Stati Uniti guidavano la campagna e non agivano soltanto fuori della tradizionale regolamentazione dei media, ma anche contro le regole delle piattaforme sociali e persino contro lo standard di base che dovrebbero contenere le azioni di politici e parlamentari nel mondo. L’uso di notizie false quel giorno non fu solo una profonda corruzione dei politici che non esitano a usare menzogne e manipolazioni per raggiungere i loro scopi, ma menzogne e disinformazioni furono pianificate e utilizzate deliberatamente per innescare la guerra con attori interessati, più che fornire informazioni, produrre reazioni politiche, polarizzare e “incendiare” territori virtuali e fisici.<br />
Ci sono molte discussioni a sinistra su ciò che fare prima, se scendere per strada o sulla rete, come se si escludessero. I chavisti hanno capito che se c’è un compito politico fondamentale è capire che la vita online e fuori non sono distinte, sono una continuità, fanno parte di un corpo unico, e si deve sapere come apprezzare questo corpo unico come termometro della vita sociale e misuratore degli impulsi della politica. Il territorio fondamentale nella guerra dell’informazione è la mente umana. Se non sei un combattente, sei il territorio. E una volta che un combattente conquista un numero sufficiente di menti, ha il potere di influenzare la cultura, la società e la politica. Questo principio del nuovo ecosistema dei media sembra cominciare a essere compreso dalle forze rivoluzionarie. Come accade nel territorio fisico, abbiamo visto nell’operazione mediatica contro il Venezuela l’adozione su larga scala dall’opposizione delle tattiche di guerriglia urbana con poche informazioni ed eccessivo carico di emozioni negative nelle persone, usando piattaforma chat, cellulari, social network e servizi per raccogliere fondi attraverso Internet. Il concerto Venezuela Aid Live, organizzato dal miliardario inglese Richard Branson a Cúcuta, è un paradigma di tale strategia. Il suo obiettivo era rimuovere l’opposizione dalle catacombe virtuali e mobilitarle verso il confine colombiano-venezuelano come barricata dell’escalation mediatica e politica, e monetizzare sull’operazione. (A proposito, si sa poco dei 100 milioni di dollari che avrebbero presumibilmente raccolto).<br />
L’offensiva del #23F contro Chavez fallì miseramente perché, oltre ad altre variabili che puntano all’unità civile-militare e alla forza della leadership venezuelana, c’è una presenza molto alta della popolazione nella rete e un’azione militante della cittadinanza, che affronta l’opposizione nelle strade e nelle reti. Il Chavismo conosce e si appropria del discorso di leadership, accompagna le sue proposte ed etichette e disaggrega i concetti per generare i propri contenuti in modo molto attivo. Comprendendo ogni social network e suo stile si traducono i propri messaggi in modo credibile e personalizzato. Le etichette su colpo di Stato ed interventismo negli ultimi tre giorni non sono state in grado di dominare le tendenze twitter nel Paese, anche se hanno contribuito alle abitudini della rete del blue bird: la comparsa di un hashtag in inglese nella tendenza di un Paese castigliano, come Erin Gallagher bruscamente avvertiva. A differenza della guarimba del 2017, dove c’era schizofrenia totale tra ciò che accadeva in Venezuela e narrativa su media e reti al di fuori del Paese, questa volta era possibile spezzare la camera dell’eco della destra internazionale allineata all’operazione bellica. La definizione canonica di camera dell’eco è la situazione in cui informazioni, idee o convinzioni sono amplificate da trasmissione e ripetizione in un sistema chiuso in cui punti di vista diversi o concorrenti sono censurati, proibiti o rappresentati da minoranze. In altre parole, solo le idee della destra che si mobilita alla velocità di un clic e che utilizza i laboratori per agire nel profondo di Internet su emozioni ed interessi di milioni di persone che tendono a ripetersi.</p>
<p>Tale situazione falliva in questi giorni. La destra mobilitava i suoi attori, ma non riuscva a convincere chi era fuori dalla loro bolla. Il territorio mentale sembra non essere più un possesso esclusivo dei grandi conglomerati dei media e dei loro travolgenti echi digitali, subordinati a operazioni militari che ci immergono nella guerra di nuovo tipo. Già nel 1970, McLuhan scrisse, in The Culture is Our Business, “la Terza Guerra Mondiale è una guerriglia d’ informazione senza divisione tra partecipazione militare e civile”. L’assenza di trasparenza tra militari e civili e la permeabilità della frontiera digitale, che finora aveva favorito l’opposizione, ha finito col favorire il Chavismo con un migliore coordinamento degli sforzi di centinaia di media digitali alternativi e utenti delle reti che replicavano in modo schiacciante le denunce dell’operazione mediatica diretta da Cúcuta. Il Chavismo presentava una proposta più razionale e moralmente coerente, che gli ha permesso di strappare segmenti critici delle proprie forze, la maggior parte degli indecisi e persino dei moderati dell’opposizione stufi delle violenze, e che per la prima volta lascia le frontiere nazionali affacciandosi sui laboratori internazionali mobilitati in questa guerra dell’informazione.<br />
Per corroborare questa ipotesi abbiamo effettuato misurazioni di due etichette distanti l’una dall’altra nello spettro politico, utilizzando Socialberaring, contemporaneamente il 24 febbraio 2019, alle 10:00. Questo strumento analizza l’impatto di un hashtag su Twitter in base al periodo di tempo in cui lo strumento determina e calcola copertura, impressioni, totale di RT e preferiti, mostrando gli ultimi 100 pubblicati. I tweet correlati possono essere filtrati per lingua, contenuto e geolocalizzazione. L’etichetta #IntervencionMilitarYa, il 24 febbraio, rivelava che il maggior numero di utenti proveniva dal Brasile e che quelli di Stati Uniti e Colombia sommati raddoppiavano quelli twittati dal Venezuela.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10860" alt="imagen2-bis" src="/files/2019/02/imagen2-bis.jpg" width="580" height="340" />Il 74% dei messaggi condivisi col tag #IntervencionMilitarYa furono prodotti da cellulari, verificando ancora una volta, la preminenza di questi terminali negli scenari del confronto informativo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10861" alt="imagen3" src="/files/2019/02/imagen3.png" width="583" height="605" />Allo stesso tempo, analizzavo l’etichetta #ManosFueraDeVenezuela. Come si può vedere, fu replicato in un numero maggiore di Paesi, e in generale i messaggi in diversi Paesi della regione superavano quelli emessi dai Chavisti dal Venezuela. Per diversi anni seguì da vicino campagne dei social media contro il Venezuela, e non avevo osservato nulla di simile:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10862" alt="4" src="/files/2019/02/4.jpg" width="580" height="342" /></p>
<p>Il Chavismo e le forze progressiste nella regione, coll’accompagnamento di voci negli Stati Uniti, si sono mobilitati nelle reti per rompere l’assedio dei media, lasciando il contorno del comunicato stampa e della comunicazione unidirezionale, per il corpo a corpo nella disputa di significato, accompagnate da alcune figure di spicco (influencer) che guidavano le tendenze rivoluzionarie e utilizzavano le reti, in particolare Twitter, nella pienezza del suo potenziale. Hanno risposto alle domande, interagito col pubblico, replicato organicamente con creatività e umorismo smentendo le operazioni di propaganda dell’opposizione e dei portavoce degli Stati Uniti, e sfidato in tal modo i punti di vista della sala situazione di Cúcuta, cosa che gli fece commettere gravi errori, come quei tweet emotivi di Marco Rubio che chiedevano l’assassinio di Maduro. È evidente che c’è stato un “ascolto attivo” del progressismo, cioè attenzione alle richieste degli altri utenti, mentre si identificano tendenze e interessi del pubblico, facilitando il campo d’interazione orizzontale che ha lanciato informazioni ed argomenti delle forze progressiste al di fuori della zona di comfort che integra la propria militanza. Anche se, come detto all’inizio, sono necessarie altre misurazioni, possiamo avanzare grazie ai dati che il #23F dell’opposizione non è solo una sonora sconfitta politica della destra comandata a Cúcuta da Marco Rubio, ma la prima grande prova che la sinistra sul continente impara a difendersi nelle reti e ad affrontare la guerra di nuova generazione su scala regionale.</p>
<p>di Rosa Miriam Elizalde, da Mision Verdad</p>
<p>Traduzione di Alessandro Lattanzio</p>
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		<title>L&#8217;autore intellettuale</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Feb 2018 01:05:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era il 21 settembre 1953 nella Sala del Plenum dell'Udienza di Santiago di Cuba. Il recinto era pieno di pubblico, oltre agli accusati per l'assalto alla Caserma Moncada, che avevano partecipato e tutte le persone che sono state accusate del fatto, includendo quasi tutti i dirigenti politici dei partiti dell'opposizione contro Batista e contro il golpe di Stato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10397" alt="moncada-marti" src="/files/2018/02/moncada-marti.jpg" width="580" height="400" />Era il 21 settembre 1953 nella Sala del Plenum dell&#8217;Udienza di Santiago di Cuba. Il recinto era pieno di pubblico, oltre agli accusati per l&#8217;assalto alla Caserma Moncada, che avevano partecipato e tutte le persone che sono state accusate del fatto, includendo quasi tutti i dirigenti politici dei partiti dell&#8217;opposizione contro Batista e contro il golpe di Stato.</strong></p>
<p>C’erano anche i familiari degli assalitori e centinaia di soldati con baionette agganciate, seduti agli estremi di ogni panchetta di quella sala rettangolare; impiegati del Palazzo di Giustizia, i più colti di differenti aule del tribunale di Santiago di Cuba, e 25 giornalisti, i cui organi di stampa erano soggetti alla più stretta censura. In realtà non potevano pubblicare nulla.</p>
<p>Il Tribunale aveva finito l&#8217;interrogatorio “al principale imputato”, il giovane avvocato Fidel Castro, e di seguito il presidente della Sala ha invitato gli avvocati, che rappresentavano i politici accusati, nella loro maggioranza appartenenti al Partito Rivoluzionario Cubano (Autentico), dell&#8217;abbattuto presidente costituzionale Carlos Prio Socarras.</p>
<p>Un prestanome di Prio, il dottore Ramiro Arango Alsina, ha chiesto la parola. Era accusato, e non era vero, di avere consegnato al dottore Fidel Castro un milione di dollari per suffragare il Movimento che ha assaltato la Caserma Moncada e di essere, pertanto, l&#8217;autore intellettuale dei fatti del 26 luglio 1953.</p>
<p>Concessa la parola al dottore Arango Alsina, lui ha chiesto a Fidel:</p>
<p>–Appartengo a questo movimento?</p>
<p>–No –ha risposto l&#8217;accusato Fidel Castro.</p>
<p>–Allora non sono stato l’autore intellettuale di questa Rivoluzione? –ha insistito Arango Alsina.</p>
<p>–Nessuno deve preoccuparsi perché l&#8217;accusino di essere autore intellettuale della Rivoluzione, perché l&#8217;unico autore intellettuale dell&#8217;assalto alla Caserma Moncada è Josè Martì, l&#8217;Apostolo della nostra indipendenza –ha sottolineato enfatico Fidel.</p>
<p>Le parole sorpresero tutti, alcuni dei suoi compagni hanno esteriorizzato la loro emozione con applausi che il Tribunale ha criticato, minacciando che non doveva ripetersi.</p>
<p>Settimane dopo, nella sua autodifesa nella sala dell&#8217;Ospedale Civile, Fidel ha confermato quanto aveva esposto in precedenza.</p>
<p>di Marta Rojas, da Granma</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Con Almeida e Surita al Terzo Fronte</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jan 2018 00:16:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 1958 il Terzo Fronte, municipio nel pendio settentrionale della Sierra Maestra, non era altro che un mucchio di terra e fango perso nelle colline dell'Oriente. Le famiglie, tutte analfabete e senza un ospedale dove ricorrere per le loro malattie, non potevano immaginare che, con la presenza della Colonna numero 3, che per ordini del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, e sotto la leadership dal Comandante della Rivoluzione Juan Almeida Bosque, che sarebbe arrivata il 6 marzo di quell'anno, si sarebbe capovolta la situazione delle comunità montanare.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10345" alt="mausoleo-martires-" src="/files/2018/01/mausoleo-martires-.jpg" width="580" height="326" />La città di Santiago di Cuba ed il municipio del Terzo Fronte, ubicato nel cuore della Sierra Maestra, sono separati da più di cento chilometri e percorrerli senza guardare attraverso il finestrino di un autobus sarebbe imperdonabile. Allontanandosi dalla giungla di automobili, motociclette e passanti, si comincia a vivere la vera immagine dell&#8217;Oriente cubano, la sua gente, le sue abitudini.  </strong></p>
<p>Un uomo e suo figlio piccolo attraversano in un carretto, trainato da due buoi, il piccolo ponte bianco che collega Palma Soriano col municipio contiguo, Contramaestre. Giusto sotto di loro si trova il fiume Cauto, il più esteso dell&#8217;Isola, luce interminabile tra le colline della Sierra.</p>
<p>Nelle prossimità del villaggio di Maffo due donne vigilano decine di pannocchie di mais disposte in fila sull&#8217;orlo della strada. Così asciugano il raccolto bagnato dalle piogge della notte anteriore.</p>
<p>Mandarini, arance, annona e mamey, che sembrano usciti da un dipinto e che raramente si vedono così a L&#8217;Avana, adornano i mercati della strada, mentre i campi di canna da zucchero si vedono in buona salute e diritti, come se l&#8217;uragano Irma non fosse mai passato di qui. Case modeste, sedie a dondolo nei portoni, giardini con fiori, animali tranquilli. Non ci sono lussi, salvo la Sierra Maestra, solenne e magnifica in tutta la linea dell&#8217;orizzonte.</p>
<p>* * *</p>
<p>Nel 1958 il Terzo Fronte, municipio nel pendio settentrionale della Sierra Maestra, non era altro che un mucchio di terra e fango perso nelle colline dell&#8217;Oriente.</p>
<p>Le famiglie, tutte analfabete e senza un ospedale dove ricorrere per le loro malattie, non potevano immaginare che, con la presenza della Colonna numero 3, che per ordini del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, e sotto la leadership dal Comandante della Rivoluzione Juan Almeida Bosque, che sarebbe arrivata il 6 marzo di quell&#8217;anno, si sarebbe capovolta la situazione delle comunità montanare.</p>
<p>Rosario de la O Vicet (Titina) ricorda ancora quando Almeida arrivò una notte alla casa dove viveva con sua madre Apolinaria ed altri cinque fratelli a La Lata, allora un&#8217;umile comunità di haitiani che si erano stanziati in quelle colline per coltivare la terra.</p>
<p>“Erano le 12 della notte quando qualcuno ha bussato alla nostra porta. Ci chiedeva che dessimo ospitalità ad un uomo che da 6 giorni non aveva dormito né mangiato”, ricorda Titina, che aveva 26 anni a quell&#8217;epoca.</p>
<p>Apolinaria, conosciuta con affetto come Surita, senza domandare l&#8217;identità del forestiero ha detto alla figlia che cercasse lenzuola e federe pulite: “Non si preoccupi, questa notte lei sì dormirà”. Titina, ora con 86 anni vissuti sempre in questo posto, ricorda “come se fosse ieri” l&#8217;arrivo del giovane nero e di apparenza fragile, quasi svenuto della stanchezza. Quella notte Surita preferì dormire sul pavimento.</p>
<p>Il giorno dopo, racconta Titina, entrambe scoprirono che avevano soccorso il Comandante Juan Almeida Bosque. La madre non ha potuto trattenersi: “Con la voglia che avevo di conoscerlo!”.</p>
<p>Prima dell&#8217;arrivo della Colonna 3, a La Lata si viveva in penombra e con paura.</p>
<p>“Quando sentivamo qualche aereo “batistiano”, uscivamo correndo al patio ed appendevamo vestiti ai fili per stendere. Pensavamo che non avrebbero bombardato se si rendevano conto che qui vivevano famiglie.”</p>
<p>Almeida installò nella casa di Surita il suo Comando e costruì un piccolo ospedale per curare le famiglie delle comunità del Terzo Fronte. “Fu uno in più dei nostri.”</p>
<p>Titina ha vissuto tutta la sua vita a La Lata, in una piccola casa costruita giusto di fianco a quella che era la sua casa natale.</p>
<p>“Non ho voluto mai andare via. Benché Almeida partisse verso L&#8217;Avana dopo il trionfo della Rivoluzione, sapevo che sarebbe ritornato. E ritornò, molte volte e qui rimase.”</p>
<p>Il Comandante della Rivoluzione ha scelto come ultimo riposo il Mausoleo degli eroi e martiri del III Fronte Mario Muñoz, ubicato nella Collina della Speranza, a pochi chilometri de La Lata. Lì l&#8217;accompagna Surita.</p>
<p>di Alejandra Garcia</p>
<p>da Granma</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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