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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Rivoluzione Bolivariana</title>
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		<title>Andate all’inferno, yankee di merda!</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 23:58:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fermiamoci un momento, per adesso, riguardo le riflessioni che stavamo realizzando in articoli anteriori sulla nostra prima vita insieme al Comandante Chavez, data la necessità di riferirci al nuovo assalto del governo suprematista di Donald Trump contro il Popolo del Venezuela e le sue istituzioni; un'azione che si iscrive negli sforzi permanenti che realizza il decadente impero statunitense per tentare di distruggere il progetto di ampie trasformazioni che le venezuelane ed i venezuelani stanno sviluppando dall'anno 1999, quando il leader storico della Rivoluzione Bolivariana ha assunto per la prima volta la Presidenza della Repubblica.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11444" alt="hugo-chavez-boina-roja-580x326" src="/files/2020/04/hugo-chavez-boina-roja-580x326.jpg" width="580" height="326" />I</p>
<p><strong>Fermiamoci un momento, per adesso, riguardo le riflessioni che stavamo realizzando in articoli anteriori sulla nostra prima vita insieme al Comandante Chavez, data la necessità di riferirci al nuovo assalto del governo suprematista di Donald Trump contro il Popolo del Venezuela e le sue istituzioni; un&#8217;azione che si iscrive negli sforzi permanenti che realizza il decadente impero statunitense per tentare di distruggere il progetto di ampie trasformazioni che le venezuelane ed i venezuelani stanno sviluppando dall&#8217;anno 1999, quando il leader storico della Rivoluzione Bolivariana ha assunto per la prima volta la Presidenza della Repubblica.  </strong><br />
Di fronte a questo prolungato e brutale assalto, allora come adesso, il Governo ed il Popolo Bolivariano hanno mantenuto una ferma posizione di difesa della sovranità ed indipendenza nazionale, il bene più pregiato che abbiamo riconquistato dopo 200 anni, come ha detto il Comandante Chavez nel Piano della Patria; una posizione che è stata conseguente, inoltre, quando la stabilità di altri paesi fratelli della Nostra America Latino-Caraibica, è stata minacciata da chi insiste nel considerarci il suo patio posteriore.</p>
<p>II</p>
<p>Ricordiamo come il leader storico della Rivoluzione Bolivariana ha annunciato l’11 settembre dell&#8217;anno 2008, in un incontro di presentazione ed appoggio alle candidate ed ai candidati del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv) al Governo ed ai Comuni dello stato Carabobo; che il Governo Bolivariano concedeva un termine di 72 ore all’allora ambasciatore gringo in Venezuela, Patrick Duddy, affinché abbandonasse il nostro paese; ordinando, contemporaneamente, il ritorno immediato alla Patria del compagno Bernardo Alvarez, che si sdebitava come Ambasciatore Venezuelano a Washington.</p>
<p>Il Comandante Chavez adottava questa misura in solidarietà col fratello popolo boliviano ed il compagno Presidente Evo Morales, il cui governo manteneva una dura disputa diplomatica con quello degli Stati Uniti, per la loro intromissione nei temi interni di questo paese, come normalmente succede, in appoggio ai settori di destra genuflessi ai propositi imperiali. Sia La Paz che Washington avevano espulso i loro rispettivi rappresentanti diplomatici.</p>
<p>Così, durante l&#8217;incontro, che abbiamo appena menzionato, il nostro Comandante Eterno ha detto: “Vadano all’inferno, yankee di merda, che qui c&#8217;è un Popolo degno…noi siamo i figli di Bolivar, i figli di Guaicaipuro, i figli di Tupac Amaru, e siamo risoluti ad essere liberi…Se venisse qualche paese, se venisse qualche aggressione contro Venezuela, allora non ci sarà petrolio né per il Popolo né per il governo degli Stati Uniti, noi, yankee di merda, sappiatelo, siamo risoluti ad essere liberi, passi quello che passi e ci costi quello che ci costi…”. Senza dubbio, un lascito del Comandante Chavez che continua ad essere completamente vigente.</p>
<p>III</p>
<p>Ed è che il Comandante Chavez è stato un veemente difensore della dignità nazionale e latino-caraibica, minacciata permanentemente dal nemico storico dei nostri Popoli; in questi tempi nei quali l&#8217;umanità intera sta combattendo una battaglia senza precedenti, negli ultimi anni, in cui continuiamo ad essere oggetto dell&#8217;accanimento yankee, caratterizzato in questo momento dall’approfondimento della guerra economica e dalle minacce di invasione militare contro il paese, e dalla pretesa di applicare la “formula Noriega” al Presidente Maduro ed ad altri dirigenti della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>Orbene, è certo che dopo il golpe di Stato dell&#8217;anno 2002, contro il Governo Bolivariano diretto dal Comandante-Presidente Hugo Chavez, l&#8217;immensa maggioranza delle venezuelane e dei venezuelani -fondamentalmente la classe lavoratrice, le contadine ed i contadini della Patria -, hanno fortificato le loro convinzioni rivoluzionarie, hanno difeso tenacemente il paese, contro ogni avanzata impetuosa del pericoloso vicino del nord, nonché il progetto di trasformazioni profonde proposto dal leader storico della Rivoluzione Bolivariana; oggi sotto la conduzione dal compagno Presidente Nicolas Maduro.</p>
<p>Ovviamente, ciò non significa che si sono risolti i problemi propri della lotta di classe presenti nella società; e che il cammino da quel momento in poi sia stato liscio e senza inciampi. Sappiamo che non è stato così, e che il nostro Popolo, con un alto grado di organizzazione e consapevolezza, ha dovuto affrontare diversi ostacoli, tra i quali ci sono le situazioni generate nel paese dopo il risultato delle elezioni parlamentari di dicembre del 2015.</p>
<p>Proprio per questo, davanti ad un prevedibile scenario della continuità dell&#8217;aggressione gringa, e nonostante abbiamo avanzato molto fino ad ora; è necessario continuare a fortificare la nostra consapevolezza del dovere sociale, affinché non incontrino nessuno spazio le diserzioni, le divisioni e gli anti-valori coi quali le forze controrivoluzionarie pretendono debilitare questo Popolo organizzato e cosciente; dobbiamo essere capaci di sconfiggere definitivamente l&#8217;egoismo, l&#8217;individualismo ed il riformismo; e di blindarci di fronte alla brutale campagna anti-bolivariana sfrenata dalle grandi corporazioni mediatiche mondiali.<br />
Dobbiamo, inoltre, fortificare il ruolo del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv) e del Gran Polo Patriottico; ed, in maniera particolare, degli e delle dirigenti della rivoluzione, nell&#8217;orientazione e nella formazione che dobbiamo svolgere con l&#8217;eroico e patriota Popolo venezuelano. È chiave il ruolo dell&#8217;avanguardia rivoluzionaria che orienta, dirige ed apprende nella pratica congiunta.</p>
<p>In definitiva, risulta necessario approfittare della congiuntura che stiamo vivendo, davanti al feroce assalto dell&#8217;impero, per continuare a consolidare il nostro movimento civico-militare, sempre di più attecchito nell&#8217;ideologia bolivariana e chavista. È il momento di aggiornare permanentemente il nostro piano strategico per cambiare la società ereditata, nella teoria e nel programma di azione socialista; affinché frema con più forza il sangue ribelle nelle nostre vene e nelle nostre coscienze. Applichiamo, con tutto quello che significa, le tre “R” al quadrato (Revisione, Rettifica e Rilancio, n.d.t.) che ci ha lasciato il Comandante Chavez; e nella difesa del suo lascito, Vinceremo sempre.</p>
<p>di Adan Chavez- da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AP</p>
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		<title>Venezuela: la cecità della sinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2019 01:44:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il processo di trasformazione cominciato con Hugo Chávez attraversa – senza dubbio – il suo periodo più difficile. La morte del líder e stratega, la ricomposizione della destra internazionale, gli errori e le contraddizioni del Governo di Nicolás Maduro e l’intensificazione della guerra contro il paese da parte degli Stati Uniti d’America e dei suoi alleati hanno messo il popolo venezuelano in una situazione di scacco matto.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10817" alt="Venezuela-Hugo-Chavez" src="/files/2019/01/Venezuela-Hugo-Chavez.jpg" width="580" height="326" />Il processo di trasformazione cominciato con Hugo Chávez attraversa – senza dubbio – il suo periodo più difficile. La morte del líder e stratega, la ricomposizione della destra internazionale, gli errori e le contraddizioni del Governo di Nicolás Maduro e l’intensificazione della guerra contro il paese da parte degli Stati Uniti d’America e dei suoi alleati hanno messo il popolo venezuelano in una situazione di scacco matto.</strong></p>
<p>Che significa tutto questo? Si sta mettendo sotto prova, in modo radicale, la coscienza e la capacità di resistenza di un popolo che ha provato a costruire un’alternativa al capitalismo; con la complicità della maggioranza degli attori della sinistra mondiale, che non hanno saputo leggere e comprendere la complessità della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>La situazione attuale in Venezuela risponde ad un’interrelazione di fattori interni ed esterni, che all’apparenza sembrano trovarsi in una situazione negativa per il proseguimento del progetto bolivariano. Malgrado tutto, è necessario comprendere che le analisi sempliciste avanzate dalla sinistra rispetto al paese, non solo sono pericolose, se non dannose.</p>
<p>La posizione facilista che considera fallimentare il progetto Venezuela, un governo autoritario e al solito slogan “Maduro non è Chávez” ovvia per completo il nucleo della Rivoluzione Bolivariana, non riconoscendo l’essenzia dei profondi cambiamenti che si sono vissuti negli ultimi 20 anni e più. Questa posizione contribuisce a invisibilizzare gli sforzi e gli esempi di costruzione di un potere popolare che esistono in Venezuela, e che sono l’evidenza della viabilità della Rivoluzione Venezuelana.</p>
<p>Sono il potere popolare e lo Stato comunale gli strumenti e l’obiettivo, rispettivamente, che ancora si vuole costruire, e quest’audacia ha costato i più feroci attacchi e l’espressione delle peggiori contraddizioni all’interno della stessa Rivoluzione, cui funzionari sembrano non aver superato il burocratismo e i vizi dello Stato borghese. La destra non può permettere che prosperi un’idea che attacchi le basi del sistema attuale e la sinistra, senza essere autocompiacente o cieca, dovrebbe difenderla invece di fare il gioco dei poteri di sempre.</p>
<p>Non è facile quanto accade.<br />
Super – inflazione, peggioramento evidente della qualità di vita, un’economia asfissiata e la maggioranza dei paesi sta chiamando l’intervento straniero, in un “esempio “d’unità” che non si era visto in progetti di solidarietà reale ed emancipazione. Dobbiamo comprendere qualcosa che succede a Venezuela. Una cosa è essere critici e altra cosa è allinearsi ai poteri che vogliono esclusivamente accaparrarsi delle risorse naturali del paese. Essere complici di un possibile intervento è semplicemente imperdonabile per qualsiasi persona che si consideri una persona decente.</p>
<p>La sensazione che abbia il popolo chavista, che ha vissuto in euforia permanente durante i mandati di Chávez (il risveglio, le assunzioni di diritti politici, la costruzione di una coscienza storica e personale e il proprio ruolo come soggetto di trasformazione), oggi è differente: non è uforia, nemmeno esultante allegria, bensì preoccupazione e coscienza serena. Bisogna resistere. L’eredità di Chávez – tra le altre cose &#8211; è un popolo politicizzato e chiaro, che è capace di vedere gli errori del Governo che ha eletto e comprendere che l’opzione della destra e dell’imperialismo non è un’opzione corretta.</p>
<p>Il destino del paese non può e non dev’essere dettato da altri. Se il Governo di Maduro non rettifica suoi errori, il popolo incontrerà il modo per interpellarlo. Questa è la nostra speranza e prerogativa. Potere popolare o nulla! Questa è la sfida. Che la sinistra mondiale non si dimentichi, e che usi il cervello come coloro che stanno orgogliosamente aiutando il Venezuela.</p>
<p>Come dice la famosa frase attribuita al Generale Josè Felix Ribas, prima della Battaglia de la Victoria (Aragua, 1814) “Non possiamo optare tra vincere o morire, è necessario vincere”</p>
<p>Traduzione di Davide Matrone</p>
<p>Articolo tratto da “Revista Crisis” sez. Ecuador</p>
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		<title>Venezuela ha ridotto la povertà estrema del 4,4% nonostante la guerra economica</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 01:18:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La narrazione mediatica dominante rappresenta il Venezuela come una nazione fallita portata nel baratro dalle politiche di segno socialista adottate dai governi di Chavez prima e Maduro poi con l’obiettivo di screditare ogni politica che provi a discostarsi dal nefasto neoliberismo. Un’ideologia economica che davvero ha prodotto, e continua a produrre, fame e miseria in ogni angolo del globo dove trova applicazione. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10796" alt="chavez-cara" src="/files/2019/01/chavez-cara.jpg" width="580" height="580" />La narrazione mediatica dominante rappresenta il Venezuela come una nazione fallita portata nel baratro dalle politiche di segno socialista adottate dai governi di Chavez prima e Maduro poi con l’obiettivo di screditare ogni politica che provi a discostarsi dal nefasto neoliberismo. Un’ideologia economica che davvero ha prodotto, e continua a produrre, fame e miseria in ogni angolo del globo dove trova applicazione.</strong></p>
<p>Le difficoltà che vive Caracas sono innegabili, ma occultare scientificamente il ruolo giocato da guerra economica, boicottaggi e azioni di sabotaggio quanto interne che esterne, non serve a comprendere la reale situazione, ma creare ulteriori mistificazioni, utili alla propaganda promossa dagli Stati Uniti che hanno come obiettivo quello di installare a Caracas un governo fantoccio asservito ai voleri di Washington.</p>
<p>I fatti però hanno la testa dura: il vicepresidente con delega alla Pianificazione, Ricardo Menéndez, ha reso noto che il paese latinoamericano è riuscito a ridurre la povertà estrema nelle cinque variabili che compongono questo indicatore.</p>
<p>Fin dal suo inizio, grazie alla Rivoluzione Bolivariana, nonostante la cosiddetta &#8220;guerra economica&#8221; condotta contro il Venezuela negli ultimi anni, «siamo riusciti a ridurre il tasso di povertà estrema al 4,4%, e l&#8217;anno scorso (2018) abbiamo raggiunto una riduzione maggiore per i bisogni di base e insoddisfatti», ha spiegato Menéndez durante l&#8217;incontro di lavoro con i rappresentanti delle Nazioni Unite (ONU) che il presidente Nicolás Maduro ha guidato nella giornata di sabato.</p>
<p>Il funzionario ha detto che questo indicatore era vicino a 12 punti prima dell&#8217;arrivo del presidente Hugo Chávez nel 1998 e ha sottolineato l&#8217;importanza degli investimenti nei programmi sociali che hanno sostenuto lo sviluppo del paese. Investimenti che il Venezuela non ha mai tagliato, al contrario di quanto avviene nei paesi dove vige il paradigma economico neoliberista. Le politiche sociali, la sanità, le prestazioni pensionistiche, infatti, sono le prime vittime delle politiche di austerità. Basta guardare alla Grecia devastata dalla follia dell’Unione Europea, oppure all’Argentina di Macri in America Latina.</p>
<p>Inoltre, Ricardo Menéndez, ha reso noto che il coefficiente di Gini, un indice che misura il livello di disuguaglianza nei paesi, è attualmente pari a 0,38, mentre prima della rivoluzione era 0,49. «L’obiettivo è ridurre il valore a 0,26 entro l&#8217;anno 2025», ha indicato il dirigente venezuelano.</p>
<p>di Fabrizio Verde- da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Dov&#8217;è il nemico della Rivoluzione bolivariana?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Oct 2017 19:50:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pochi avrebbero indovinato, alcuni mesi fa, nel pronosticare che avremmo installato un'Assemblea Nazionale Costituente e avremmo vinto 18 governatori. Queste successive vittorie resteranno per la storia come una lezione di battaglia politica, di gestione dei tempi e scenari. L'onestà dovrà dire che chi comandò fu Nicolás Maduro. È necessario riconoscerlo: siamo in guerra ed il presidente dirige il blocco chavista. Lo fa meglio che il nemico, che, in questi giorni ha dato una dimostrazione di pubblico sbandamento, di ciò che accade con un esercito di generali, di poco valore,  che si sparano tra loro e, talvolta, ai loro stessi piedi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10220" alt="chavismo-580x359-300x186" src="/files/2017/10/chavismo-580x359-300x186.jpg" width="300" height="186" />Pochi avrebbero indovinato, alcuni mesi fa, nel pronosticare che avremmo installato un&#8217;Assemblea Nazionale Costituente e avremmo vinto 18 governatori. Queste successive vittorie resteranno per la storia come una lezione di battaglia politica, di gestione dei tempi e scenari. L&#8217;onestà dovrà dire che chi comandò fu Nicolás Maduro. È necessario riconoscerlo: siamo in guerra ed il presidente dirige il blocco chavista. Lo fa meglio che il nemico, che, in questi giorni ha dato una dimostrazione di pubblico sbandamento, di ciò che accade con un esercito di generali, di poco valore,  che si sparano tra loro e, talvolta, ai loro stessi piedi.</strong></p>
<p>Abbiamo guadagnato qualcosa di vitale: potere politico, cioè tempo. Oltre ad avere reindirizzato il conflitto al percorso elettorale. Ad aver sbagliato la tattica potremmo stare nello scenario che ha cercato di imporre la destra, uno scontro nazionalizzato, una generalizzazione di assedi ed assalti. Invece, andiamo verso le elezioni comunali, dopo le presidenziali, senza garanzie -non ci sono in politica- ma con pronostici favorevoli. Le analisi di destra, alcune di sinistra -sinistra?- sono in crisi.</p>
<p>Questo quadro vinto con la politica non significa un trionfo definitivo: non c&#8217;è, combattiamo contro gli USA. A questo punto, con un&#8217; esercitazione militare che sta  per materializzarsi sul confine tra Perù, Brasile e Colombia, devono fare calcoli su come riarmare una strategia di presa del potere. Proveranno un intervento diretto e camuffato per accelerare il tempo? Scommetteranno sul medio termine con la permanenza dell&#8217;offensiva economica?</p>
<p>Abbiamo l&#8217;iniziativa politica. L&#8217;equilibrio si rivolse a nostro favore e da questa possibilità –ora non siamo contro le corde- appare la richiesta di risoluzioni economiche. Emerge, come molte richieste, in modo disorganizzato, nelle reti sociali, nell&#8217;analisi nei programmi televisivi, nei comunicati delle organizzazioni popolari, nelle conversazioni spontanee di strada. È reale, tanto reale come una situazione materiale che si deteriora per le classi popolari -per chi altro?-, la base storica del chavismo, il suo territorio di gestazione e forza davanti alle battaglie più difficili. I numeri noni chiudono, è una evidenza che colpisce ogni giorno.</p>
<p>È anche evidente -dimostrarlo è una battaglia comunicativa centrale- che la crisi economica è parte della strategia della guerra prolungata. Il suo disegno viene dagli USA, insieme ad una rete di potere economico nazionale e transnazionale che ha, a sua volta, elementi/responsabilità interne. Interno significa nel nostro blocco. Porre unicamente il problema economico sul fronte nemico è chiudere l&#8217;analisi che può portare a connessioni, nostre contraddizioni, è chiudere una dimensione senza la quale non sembra possibile capire perché non riusciamo a stabilizzare la situazione. Il nemico è troppo potente? Dov&#8217;è il nemico?</p>
<p>Una risposta l&#8217;ha data il presidente all&#8217;affermare che il principale nemico è, insieme agli USA, la corruzione. A mano a mano che il Procuratore Generale informa delle indagini ed arresti emerge la dimensione economica che affrontiamo: appropriazione indebita, deficit, calo della produzione nel settore petrolifero, sovra fatturazione nelle importazioni, furto di migliaia di milioni di dollari. Mafie in aree strategiche dell&#8217;economia. Combattere con armi danneggiate rende difficile ogni combattimento.</p>
<p>È sorprendente che questo nodo critico non si amplifichi comunicativamente, rimane ridotto a pochi portavoce e a brevi momenti nei propri media. Può essere spiegato con la difficoltà di affrontarlo in termini concettuali -come si analizzano le cause, lo sviluppo, la profondità- la difficoltà ad aprire un tema che necessariamente conduce al riesame interno, alla logica politico/comunicativa che solo sa costruire una storia felice del paese, la cultura burocratico-autoritaria che chiude dibattiti con frasi massimaliste caricate di un ordine schiacciante.</p>
<p>La lotta contro la corruzione non sarà vinta nell&#8217;immediato -si può definitivamente sconfiggere un fenomeno così complesso- ma permette di attaccare uno dei fronti principali che spiegano la situazione attuale. Non esiste una unica risposta che magicamente possa risolvere un problema multi-causale che, oltre ad essere economico, è politico. E dal punto di vista politico, si possono giustamente aprire alcune domande per cercare di comprendere la propria strategia davanti alla guerra, una strategia che, alla fine di ottobre 2017, è difficile da chiarire. Non è chiaro, ad esempio, se si desidera mettere un tetto all&#8217;aumento dei prezzi o se si consentono aumenti che appaiono, di fatto, nei supermercati; non è chiaro neppure se v&#8217;è una volontà di avanzare su coloro che ci attaccano, parlo dei proprietari terrieri -che hanno finanziato i gruppi paramilitari tra aprile e luglio-, grandi impresari speculatori, per esempio, o si cerca, in modo permanente, un accordo a cui non si arriva; non si capisce perché si consegnano dollari a coloro che non rispettano la loro parte dell&#8217;accordo. Sono alcuni punti. Dobbiamo togliere potere a coloro che ci hanno dichiarato la guerra?</p>
<p>Le domande si devono alla complessità dello scenario, il silenzio su determinati punti, la difficoltà di comunicazione, la risposta che a volte cerca di chiudere il dibattito con l&#8217;affermazione che tutto è risolto in missioni/grandi missioni/clap/carta della patria/0800 salute.</p>
<p>Quasi qualsiasi azione può essere giustificata sotto l&#8217;argomento che si tratta di una mossa tattica nel contesto di una guerra o che non ci sono condizioni per fare altrimenti -negando che le condizioni possano essere innescate da una volontà politica-. La questione è se dietro la tattica esiste una strategia. E&#8217; una preoccupazione che s&#8217;inquadra nel chavismo, un movimento policlassista con visioni differenti ed interessi economici che a volte anche lo sono e mettono a fuoco, in questo caso, la priorità del privato su quello statale e  comunitario/sociale. Ciò comporta implicazioni politiche, ideologiche ed economiche.</p>
<p>Si potrà sostenere che non sono dibattiti da fare fino a quando non si consolida il potere politico -municipale e presidenziale- o che solo la battaglia contro la corruzione sia di per sé un fronte troppo grande. Il problema è che, mentre si cerca l&#8217;accordo che non si ottiene con gli stessi che sono i responsabili della situazione, un chilo di formaggio costa 50 mila Bolivar, le previsioni non indicano che l&#8217;aumento si fermerà, ed il discorso costruito sembra spesso impermeabile a tale realtà. Risulta difficile misurare il danno sotterraneo, sulla soggettività, che provoca questo sostenuto quadro economico. Ma opera, lavora nel silenzio quotidiano su un  movimento storico che è, per riprendere John William Cooke, l&#8217;identità politica del popolo lavoratore venezuelano -qualcosa che la destra non riesce ad incorporare nella sua analisi, benché sia presente nell&#8217;idea di reimpostare la società per poter governarla.</p>
<p>Siamo in una condizione che pochi pensavano mesi fa. Abbiamo iniziativa politica, un&#8217;unità che si è mantenuta, un&#8217;opposizione che lotta tra sé. Nella sfera economica sono condensati gli attacchi e le contraddizioni. Penso che esista un consenso per adottare misure di guerra davanti a questo quadro di guerra diretto dagli USA. Ne abbiamo bisogno.</p>
<p>di  Marco Teruggi</p>
<p>(Tratto dal blog Hasta el Nocaut)</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Attilio Boron: &#8220;La sconfitta della rivoluzione si tradurrebbe nell&#8217;annessione informale del Venezuela agli Stati Uniti.&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 16 May 2017 22:49:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La dialettica della rivoluzione e lo scontro di classe che ne deriva avvicinano la crisi venezuelana al suo esito inesorabile. Le alternative sono due e solamente due: il consolidamento e l'avanzata della rivoluzione oppure la sconfitta della rivoluzione. La brutale offensiva dell'opposizione – criminale per i suoi metodi e i suoi propositi antidemocratici – trova nei governi conservatori della regione e in ex governanti screditati i figuri che gonfiano il petto in difesa dell' “opposizione democratica” in Venezuela e che esigono dal governo di Maduro l'immediata liberazione dei “prigionieri politici”. La canaglia mediatica e l'”ambasciata” svolgono il loro compito moltiplicando per mille queste menzogne.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9977" alt="USA" src="/files/2017/05/USA.jpg" width="580" height="341" />La dialettica della rivoluzione e lo scontro di classe che ne deriva avvicinano la crisi venezuelana al suo esito inesorabile. Le alternative sono due e solamente due: il consolidamento e l&#8217;avanzata della rivoluzione oppure la sconfitta della rivoluzione.</strong></p>
<p>La brutale offensiva dell&#8217;opposizione – criminale per i suoi metodi e i suoi propositi antidemocratici – trova nei governi conservatori della regione e in ex governanti screditati i figuri che gonfiano il petto in difesa dell&#8217; “opposizione democratica” in Venezuela e che esigono dal governo di Maduro l&#8217;immediata liberazione dei “prigionieri politici”. La canaglia mediatica e l&#8217;”ambasciata” svolgono il loro compito moltiplicando per mille queste menzogne.<br />
I criminali che incendiano un ospedale per i bambini sono parte di questa presunta legione di democratici che lottano per destituire la “tirannia” di Maduro. E lo sono anche i terroristi – come chiamarli in altro modo? &#8211; che incendiano, distruggono, saccheggiano, aggrediscono e uccidono in completa impunità (protetti dalle polizie delle 19 <i>alcaldias </i>in mano all&#8217;opposizione, su 335 che ne conta il paese).</p>
<p>Se la polizia bolivariana – che non porta armi da fuoco dai tempi di Chávez li cattura si verifica un mutamento sorprendente: la destra e i suoi media trasformano questi delinquenti comuni in “prigionieri politici” e “combattenti per la libertà”, come quelli che in El Salvador assassinarono Monsignor Oscar Arnulfo Romero e i gesuiti della UCA; o come i “contras” che devastarono il Nicaragua sandinista finanziati dall&#8217;operazione “Iran-Contras”, pianificata ed eseguita dalla Casa Bianca.<br />
In breve: ciò che sta accadendo oggi in Venezuela è che la controrivoluzione cerca di impossessarsi delle strade – e ci è riuscita in varie parti del paese – e di produrre, insieme alla mancanza di approvvigionamento programmata e alla guerra economica, il caos sociale che innesca la dissoluzione nazionale e scatena il crollo della rivoluzione bolivariana.</p>
<p>Riflettendo sul corso della rivoluzione del 1848 in Francia, Marx scrisse alcune righe che, pur con la dovuta considerazione delle differenze dei contesti, potrebbero essere ben applicate al Venezuela attuale. Nel suo celebre “Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte” descriveva la situazione a Parigi scrivendo <i>“in mezzo a questa indicibile e assordante confusione di fusione, revisione, proroga, costituzione, cospirazione, coalizione, emigrazione, usurpazione e rivoluzione, il borghese furibondo grida in faccia alla repubblica parlamentare: &#8220;Meglio una fine con spavento, che uno spavento senza fine!&#8221;</i>.</p>
<p>Sarebbe imprudente non prendere troppo su serio queste parole, perché è esattamente ciò che l&#8217;impero e i suoi seguaci cercano di fare in Venezuela: cercare di ottenere l&#8217;accettazione popolare di una “fine terribile” che ponga termine a uno “spavento senza fine”.</p>
<p>A questo scopo Washington adotta la stessa ricetta applicata in tanti paesi: organizzare l&#8217;opposizione e trasformarla nel seme della controrivoluzione, offrirle finanziamento, copertura mediatica e diplomatica, armi; inventare i suoi leader, fissare l&#8217;agenda e reclutare mercenari e malviventi della peggior specie che eseguano il compito sporco di “scaldare le strade”, uccidendo, distruggendo, incendiando, saccheggiando, mentre i suoi principali dirigenti si fanno fotografare con presidenti, ministri, con il Segretario Generale dell&#8217;OSA ed altri agenti dell&#8217;Impero.</p>
<p>La stessa cosa è stata fatta alcuni anni fa con grande successo in Libia, dove Washington e i suoi compari hanno inventato i “combattenti della libertà” a Bengasi. La stampa egemonica diffuse questa falsa notizia ai quattro venti e la NATO ha compiuto l&#8217;opera. Il risultato finale: distruzione della Libia bombardata senza tregua per mesi, caduta e linciaggio di Gheddafi, tra le risate di una iena chiamata Clinton. In Venezuela si sta applicando il medesimo piano, con bande armate che distruggono e uccidono di fronte a una polizia poco meno che indifesa.</p>
<p>L&#8217;offensiva imperiale lanciata contro Salvador Allende negli anni settanta fu un gioco da ragazzi rispetto all&#8217;inaudita ferocia dell&#8217;attacco contro il Venezuela. Non c&#8217;era in Cile un&#8217;opposizione che abbia contrattato bande criminali per andare nei quartieri popolari, sparando all&#8217;impazzata per spaventare la popolazione; neppure il governo di un paese vicino a coprire il contrabbando e il paramilitarismo, e una stampa così canaglia ed efficace come quella attuale, che ha fatto della menzogna la sua religione.</p>
<p>Giorni fa è stata pubblicata la foto di un giovane in tenuta da combattimento che lanciava una molotov contro una macchina della polizia e nella didascalia si parla della “repressione” delle forze di sicurezza chaviste quando sono state proprio queste ad essere aggredite dai rivoltosi! Questa stampa proclama indignata che la repressione è costata la vita a più di trenta persone ma nasconde in modo perverso che la maggior parte dei morti sono chavisti e che almeno cinque di loro sono poliziotti che hanno spacciato come loro “combattenti della libertà”.</p>
<p>Gli incendi, i saccheggi, gli assassinii, l&#8217;incitazione e la commissione di azioni sono pubblicizzati come la comprensibile esaltazione di un popolo sottomesso a una mostruosa dittatura che, curiosamente, lascia che i suoi oppositori entrino ed escano dal paese quando vogliono, visitino i governi amici e le istituzioni putrefatte come l&#8217;OSA per richiedere che il loro paese sia invaso da truppe nemiche, che facciano periodiche dichiarazioni alla stampa affinché convalidi la violenza scatenata, che si riuniscano in una farsa di Assemblea Nazionale, che dispongano di un formidabile apparato mediatico che mente come mai è avvenuto prima, che vadano in paesi terzi ad appoggiare candidati di estrema destra in elezioni presidenziali senza che nessuno sia molestato dalle autorità.</p>
<p>Curiosa dittatura quella di Maduro! Tutte queste proteste e i loro istigatori hanno un unico obiettivo: garantire la vittoria della controrivoluzione e restaurare il vecchio ordine pre-chavista attraverso il caos scientificamente programmato da gente come Eugene Sharp e altri consulenti della CIA che hanno scritto vari manuali di istruzione su come destabilizzare governi. <i>[1]</i></p>
<p>Il modello di transizione a cui aspira la controrivoluzione venezuelana non è il “Patto della Moncloa” né alcun pacifico accordo istituzionale ma l&#8217;applicazione pedissequa del modello libico. E naturalmente, costoro non hanno la minima intenzione di dialogare, per quante concessioni gli si facciano. Hanno chiesto una Costituente e quando viene concessa accusano Maduro di attuare un colpo di Stato. Violano la legalità istituzionale e la stampa dell&#8217;impero li esalta come se fossero la quintessenza della democrazia.</p>
<p>Non sembra che la riabilitazione di Henrique Capriles e anche la liberazione di Leopoldo López possano fare in modo che un settore dell&#8217;opposizione consenta a sedersi a un tavolo di dialogo politico per uscire dalla crisi in modo pacifico perché il posto di comando lo ha il settore insurrezionale. La destra e l&#8217;impero vogliono il sangue e misure pacificatrici come queste li incoraggerebbero ancora di più, sebbene ammetto che la mia analisi potrebbe essere equivocata.</p>
<p>Da fuori, gentaglia come Luis Almagro, che emerge coperta di sterco dalle cloache dell&#8217;impero, orchestra una campagna internazionale contro il governo bolivariano. E paesi che mai hanno avuto una costituzione democratica e nata da una consultazione popolare in tutta la loro storia, come il Cile, hanno il coraggio di impartire lezioni di democrazia al Venezuela, che ha una delle migliori costituzioni del mondo e, per di più, approvata da un referendum popolare.</p>
<p>Maduro ha offerto niente di meno che convocare una Costituente per evitare la guerra civile e la disintegrazione nazionale. Se l&#8217;opposizione confermasse il suo rifiuto a questo gesto patriottico e democratico l&#8217;unica strada che rimarrebbe aperta al governo sarà quella di accantonare l&#8217;eccessiva e imprudente tolleranza verso gli agenti della controrivoluzione e scaricare su costoro tutto il rigore della legge, senza alcuna concessione.</p>
<p>L&#8217;opposizione non violenta sarà rispettata fino a quando opererà nell&#8217;ambito delle regole del gioco democratico e secondo quanto è stabilito dalla Costituzione; l&#8217;altra, l&#8217;ala insurrezionale dell&#8217;opposizione, dovrà essere repressa senza indugio e senza clemenza. Il governo bolivariano ha avuto una pazienza infinita di fronte ai sediziosi, che negli Stati Uniti sarebbero stati arrestati fin dal 2014 e alcuni, come Leopoldo López, condannati all&#8217;ergastolo o alla pena capitale. Il suo maggior peccato è di essere stato troppo tollerante e generoso con quelli che solo vogliono la vittoria della controrivoluzione a qualsiasi prezzo. Ma quel tempo è finito. L&#8217;inesorabile dialettica della rivoluzione stabilisce, con la logica implacabile della legge di gravità, che ora il governo deve reagire con tutta la forza dello stato per impedire in tempo la dissoluzione dell&#8217;ordine sociale, la caduta nell&#8217;abisso di una cruenta guerra civile e la sconfitta della rivoluzione. Per impedire quella “fine terribile” di cui parlava Marx.</p>
<p>Se il governo bolivariano adotterà questa linea di azione potrà salvare la continuità del processo iniziato da Chávez nel 1999, senza preoccuparsi delle grida assordanti della destra e delle sue spudorate invenzioni mediatiche che in tutti i modi vengono urlate, mentendo e insultando la rivoluzione e i suoi protagonisti. Se, al contrario, vacillasse e cadesse nell&#8217;intollerabile illusione che i violenti si possono solo placare con gesti patriottici e recitando sette Ave Maria, il suo futuro avrebbe il volto della sconfitta, con due possibili varianti.</p>
<p>Una, un poco meno traumatica, finire come il Sandinismo, sconfitto “costituzionalmente” nelle urne nel 1989. Solo che il Venezuela siede su un immenso mare di petrolio e il Nicaragua no, e per questo va bandita l&#8217;illusione che, se i sandinisti sono tornati al governo, i chavisti potrebbero farlo anch&#8217;essi, dieci o quindici anni dopo l&#8217;eventuale sconfitta. No! La vittoria della controrivoluzione trasformerebbe di fatto il Venezuela nello stato numero 51 dell&#8217;unione, e se Washington per più di un secolo non è stata disposta a lasciare Porto Rico, non se ne andrà dal Venezuela neppure tra mille anni una volta che i suoi “peones” avranno sconfitto il chavismo e si impadroniranno della sua immensa riserva petrolifera. La rivoluzione bolivariana è sociale e politica e, cosa da non dimenticare, una lotta di liberazione nazionale. La sconfitta della rivoluzione si tradurrebbe nell&#8217;annessione informale del Venezuela agli Stati Uniti.</p>
<p>La seconda variante di una possibile sconfitta configurerebbe il peggiore scenario. Incapace di contenere i violenti e di ristabilire l&#8217;ordine e una certa normalità economica, l&#8217;insurrezione violenta applicherebbe il modello libico per farla finita con la rivoluzione bolivariana. Non dimentichiamo che ora il numero due del Comando Sud è niente di meno che un personaggio così sinistro e senza scrupoli come Liliana Ayalde, che è stata ambasciatrice degli Stati Uniti in Paraguay e Brasile e che in questi due paesi è stata l&#8217;artefice principale dei colpi di Stato. Una donna in armi a cui non tremerebbe la mano al momento di lanciare le forze del Comando Sud contro il Venezuela, a rovesciare il suo governo e, come in Libia, a fare in modo che una marmaglia organizzata dalla CIA compia il linciaggio di Maduro, come era successo a Gheddafi, e lo sterminio fisico dello stato maggiore della rivoluzione.</p>
<p>La dirigenza bolivariana, l&#8217;opera di Chávez e la causa dell&#8217;emancipazione latinoamericana non meritano nessuno di questi due esiti, nessuno dei quali è inevitabile se si rilancia la rivoluzione e si schiaccia senza pietà le forze della controrivoluzione.</p>
<p><i>[1] Il più completo di questi infami manuali, scritto da Eugene Sharp, è “Dalla dittatura alla Democrazia” pubblicato a Boston dalla Albert Einstein Institution, una ONG specchio della CIA. Sharp è considerato il creatore della teoria della “non violenza strategica”. Per comprendere che cosa ciò significhi, e per comprendere anche che cosa sta succedendo oggi in Venezuela, consiglio vivamente di leggere questo libro e soprattutto l&#8217;Appendice, dove l&#8217;autore enumera 197 metodi di azione non violenta, tra cui “creare blocchi economici”, “falsificare denaro e documenti”, “occupazioni e invasioni”, ecc. Tutte azioni non violente, come si vede.</i></p>
<div id="BanCenter"><em>di Atilio Boron</em></div>
<div></div>
<div>da atilioboron.com.ar</div>
<div></div>
<div>traduzione di <strong>Marx21.it</strong></div>
<div id="FontEdi">
<div></div>
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<div><strong><br />
</strong></div>
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		<title>Convocano al Primo Incontro di Solidarietà col Venezuela in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2014 23:20:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il feroce assalto del Dipartimento di Stato degli USA, dei suoi soci internazionali e dell'opposizione creola, contro il processo di trasformazione che ha iniziato la patria di Bolivar dal 1999, ha raggiunto livelli inaccettabili di violenza fascista.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7902" alt="" src="/files/2014/06/Primo-Incontro-Italiano-Locandina-580x410.jpg" width="580" height="410" />Il feroce assalto del Dipartimento di Stato degli USA, dei suoi soci internazionali e dell&#8217;opposizione creola, contro il processo di trasformazione che ha iniziato la patria di Bolivar dal 1999, ha raggiunto livelli inaccettabili di violenza fascista.</strong></p>
<p>Il Governo Bolivariano che vuole continuare il suo profondo programma di trasformazioni in un clima di pace e di rispetto, con gli strumenti che gli dà la democrazia partecipativa, garantiti nella Carta Magna, torna ad elevare la sua voce nell’ambito internazionale, affinché gli uomini e donne del pianeta che condividono questi principi si arruolino al fianco della verità e, di conseguenza, contribuiscano alla difesa di un processo che in ogni momento ha saputo avanzare sulla base della trasparenza e dell&#8217;onestà.</p>
<p>In questo contesto, l&#8217;Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela nella Repubblica Italiana si unisce al clamore dei collettivi e gruppi di solidarietà che dalla terra di Garibaldi e Gramsci, accompagnano la Rivoluzione Bolivariana per realizzare domenica 29 giugno 2014, un primo incontro che ci permetta di progettare ed implementare strategie in difesa della nostra opzione rivoluzionaria.</p>
<p>L&#8217;incontro avrà come obiettivi, analizzare il contesto dell&#8217;attacco imperiale che persegue il Venezuela Bolivariano, e definire ed implementare strategie di azione che permettano di diffondere e di difendere la realtà vera del processo bolivariano. A questo si aggiunge, stabilire una rete nazionale italiana che permetta di sistematizzare la comunicazione, le relazioni e le attività dei collettivi ed, in conseguenza, renda più efficace ed efficiente i lavori di appoggio e solidarietà, tra gli altri propositi.</p>
<p><strong>Programma dell&#8217;Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana</strong></p>
<p>Data: Domenica 29 giugno, tra le 09 e le 18</p>
<p>Programma:<br />
-09:00 a 09:40 Formalizzazione di Iscrizioni e Benvenuto<br />
-09:40 a 09:45 Saluto dell&#8217;Ambasciatrice della RBV presso la FAO<br />
-09:45 a 09:50 Saluto dell&#8217;Ambasciatore della RBV presso la Santa Sede<br />
-09:50 a 10:25 La Realtà attuale del Venezuela Bolivariana a carico dell&#8217;Ambasciatore Isaias Rodriguez.<br />
-10:25 a 11:00 Domande all&#8217;Ambasciatore<br />
-11:00 a 11:15 Conformazione dei tavoli di lavoro<br />
-11:15 a 11:30 Informazione sull&#8217;organizzazione e sullo schema di Funzionamento dei tavoli di lavoro.<br />
-11:30 a 12.15 Sviluppo dei tavoli di lavoro<br />
-12:15 a 13:00 Pranzo<br />
-13:00 a 16:00 Sviluppo dei tavoli di lavoro<br />
-16:00 a 17.00 Plenaria, Conclusioni, raccomandazioni, saluti</p>
<p><strong>  Contenuto centrale della discussione nei tavoli di lavoro</strong></p>
<p>I tavoli di lavoro dovranno generare proposte intorno a:<br />
a-una rete italiana di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana (per regioni, province, città principali, direttivo nazionale, orientazione autonoma e con la partecipazione dell&#8217;ambasciata come alleata strategica).<br />
b-la sistematizzazione dei meccanismi di diffusione della realtà del processo: elementi di comunicazione ed analisi dell&#8217;ambiente (stampa, radio, TV…), nuove tecnologie, reti sociali.<br />
c-strategie per resistere contro la guerra mediatica contro il paese (osservatorio di mass media, brigate di controinformazione, guerriglia di comunicazione…)<br />
d-design, mantenimento tecnico ed aggiornamento permanente di un sito web.<br />
e-raccolta di fondi per mantenere il programma di attività e garantire un funzionamento auto-gestito</p>
<p>Luogo:<br />
Università La Sapienza–Lucernario Occupato<br />
Viale dell&#8217;Università 28–Roma</p>
<p>Organizzazioni partecipanti:<br />
Albassociazione/Amig@s MST-Italia/ANROS/Associazione di Amicizia Italia-Cuba (Roma-Ravenna-Parma)/Associazione Italia- Nicaragua/ Circolo Leonel Rugama/Associazione LiberaRete/Associazione Nazionale Nuova Colombia/ CARC/Casa dei Popoli/Casa del Popolo di Torpignattara/Centro Sociale Spartaco/ Centro Studi Antonio Gramsci/CESTES centro studi USB/CIRCinternazionale/Circolo Bolivariano Alessio Martelli/Circolo Bolivariano Hugo Chavez/Fronte della Gioventù Comunista/Marx XXI/MAS-Bolivia in Italia/Militant/ Partito Comunista/ PDCI /Rete dei Comunisti/Rete in Difesa dell’Umanità/Rete No War/ Rifondazione Comunista/SuramericAlba/ (n)PCI/International Migrants Alliance / Lega Immigrati albanesi “Iliaria” / Misil (movimento integrazione sviluppo italo latinoamericano / Associazione “I Blu” / Fronte di liberazione del popolo.JVP (Sri Lanka) / Associazione Umangat-Migrante / Comitato Immigrati in Italia</p>
<p>CONTROPIANO/ Il Manifesto / Le Monde Diplomatique / LiberaTV/</p>
<p>Radio Città Aperta/Rivista Nuestra America/ Web Sibia-Liria/</p>
<p>Associazione sportiva Quartograd</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>E’ il compleanno della Rivoluzione Bolivariana</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Dec 2012 02:00:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Hugo Chávez]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione Bolivariana]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Venezuela celebra questo 6 dicembre i 14 anni della Rivoluzione Bolivariana, dopo il trionfo elettorale del presidente Hugo Chavez nel 1998 col 56,20% dei voti, una vittoria che ha rotto l&#039;egemonia dei partiti politici tradizionali di questa nazione.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-6151" alt="" src="/files/2012/12/hugo-chavez.jpg" width="300" height="250" />Il Venezuela celebra questo 6 dicembre i 14 anni della Rivoluzione Bolivariana, dopo il trionfo elettorale del presidente Hugo Chavez nel 1998 col 56,20% dei voti, una vittoria che ha rotto l&#8221;egemonia dei partiti politici tradizionali di questa nazione. </strong></p>
<p>Grazie all&#8221;appoggio contundente del popolo venezuelano, Chavez è riuscito ad arrivare a Miraflores (sede del Governo) per mettere il punto finale a mezzo secolo di politiche neoliberali, che hanno mantenuto la nazione sommersa nella disuguaglianza, nella povertà e nell’esclusione.</p>
<p>A partire dal 1999, il mandatario venezuelano, insieme al suo popolo, ha spinto la Rivoluzione Bolivariana, un progetto di paese che si incornicia dentro il pensiero del Libertador Simon Bolivar.</p>
<p>Durante i 14 anni della Rivoluzione Bolivariana si sono sviluppate significative cifre che mostrano sviluppi in vari ambiti, specialmente nell’educazione e nella salute, che hanno favorito i settori popolari.</p>
<p>Il Governo Rivoluzionario, ha lasciato, al suo passaggio, anni di lotta e di risultati, uno di questi l&#8221;elevazione della soglia della speranza di vita per i venezuelani, che nel 1998 era di 72,8 anni, cifra che nel 2009 ha raggiunto i 73,9.</p>
<p>Inoltre, la gestione del Governo di Hugo Chavez ha ridotto la mortalità infantile ai minimi storici, ha creato le missioni sociali, orientate a garantire i diritti fondamentali della popolazione.</p>
<p>Oltre a ciò, l&#8221;innovazione tecnologica è diventata presente con Da non perdere è proprio il bonus game di quest&#8217;ultimo, che è ispirata all&#8217;ultima scena del film, ovvero quella in cui i nemici del gangster sudamericano fanno irruzione nella sua villa!Se vuoi provare il brivido di giocare alle <a href="http://slotmachineitaliane.net/giochi-di-casino/slot-machine"  target="_blank" rel="nofollow">slot machine gratis</a> con soldi veri, è meglio che per prima cosa dai un&#8217;occhiata alle offerte di benvenuto dei casinò AAMS. la messa in orbita dei satelliti Simon Bolivar e Miranda, l&#8221;accesso ai servizi di Internet ed i computer per i bambini delle elementari.</p>
<p>Inoltre, si è ottenuta l&#8221;integrazione nella regione spingendo la creazione della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac), PetroCaribe, l&#8221;Alleanza Bolivariana dei Popoli della Nostra America (ALBA), l&#8221;Unione delle Nazioni Sud-Americane (UNASUR) ed il Mercato Comune del Sud (Mercosur).</p>
<p>Il processo socialista e rivoluzionario che vive il Venezuela si è consolidato con la recente vittoria di Hugo Chavez, nelle elezioni del passato 7 ottobre, fatto che ha dimostrato una volta di più lo spirito costituente della costruzione della Patria Socialista.</p>
<p>Per questo nuovo periodo rivoluzionario, il governo ha fatto un appello al popolo affinché partecipi in massa alla presentazione delle proposte per il Piano Socialista della Nazione, col fine di continuare a dare al paese giustizia sociale ed uguaglianza.</p>
<p>Questo progetto di governo si incentrerà su “difendere, espandere, e consolidare, maggiormente, il più pregiato bene che siamo riusciti a seminare all’inizio del secolo XXI, che non è altro che l&#8221;indipendenza nazionale”, ha concluso il capo di Stato.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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