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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Ricardo Patiño</title>
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		<title>La situazione difficile delle famiglie ecuadoriane separate in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2014 00:06:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Circa un centinaio di famiglie ecuadoriane emigranti in Italia affrontano conflitti per la custodia dei loro figli, una situazione che preoccupa Quito perché la casa è considerata l'ambiente ideale per la crescita e lo sviluppo dei minorenni. Secondo le autorità, alcuni casi sono nella fase di monitoraggio da parte dei servizi sociali italiani, ed in altri i bambini sono già stati trasferiti in case di affidamento, mentre la giustizia è incaricata di processi per decidere se ritirare o no la tutela. Tuttavia, la situazione più grave è quella di alcuni bambini che sono già stati completamente separati dalle loro famiglie biologiche e dati in adozione ad italiani.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8230" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-8230" alt="Ricardo Patiño (secondo da sinistra) e Mario Zevola (terzo da sinistra) presidente del tribunale dei minorenni di Milano" src="/files/2014/11/RicardoPatino.jpg" width="580" height="302" /><p class="wp-caption-text">Ricardo Patiño (secondo da sinistra) e Mario Zevola (terzo da sinistra) presidente del tribunale dei minorenni di Milano</p></div>
<p><strong>Circa un centinaio di famiglie ecuadoriane emigranti in Italia affrontano conflitti per la custodia dei loro figli, una situazione che preoccupa Quito perché la casa è considerata l&#8217;ambiente ideale per la crescita e lo sviluppo dei minorenni.</strong></p>
<p>Secondo le autorità, alcuni casi sono nella fase di monitoraggio da parte dei servizi sociali italiani, ed in altri i bambini sono già stati trasferiti in case di affidamento, mentre la giustizia è incaricata di processi per decidere se ritirare o no la tutela. Tuttavia, la situazione più grave è quella di alcuni bambini che sono già stati completamente separati dalle loro famiglie biologiche e dati in adozione ad italiani.</p>
<p>Questi giorni una delegazione ecuadoriana di alto livello guidata dal ministro degli Esteri Ricardo Patiño è nella nazione europea per valutare il problema con le autorità locali nelle province di Genova, Roma e Milano, dove è concentrato il fenomeno.</p>
<p>Il ministro ha tenuto una conferenza stampa in cui ha spiegato che dopo aver condotto uno studio dei casi, sono stati scoperti diversi errori procedurali che agiscono contro le famiglie ecuadoriane.</p>
<p>Tra questi ha ricordato che la povertà ha impedito a questi nuclei famigliari di accedere ad una difesa legale, per le barriere linguistiche alcuni genitori hanno firmato documenti senza prima aver capito il loro contenuto, e le corti di solito non tengono conto delle differenze culturali.</p>
<p>Inoltre, i processi giudiziari possono durare diversi anni in cui i bambini rimangono in case di affidamento, in una situazione d&#8217;incertezza prolungata per troppo tempo.</p>
<p>Un fattore evidenziato da Patiño è quello che “la povertà è stata punita”, perché a molte famiglie hanno tolto la custodia dei loro figli perché non hanno i mezzi di sostentamento per mantenerli, senza ricorrere a qualche modo di aiuto, come dettato dalla legge italiana.</p>
<p>“Se a una madre strappiamo suo figlio, è molto probabile che sviluppi disturbi psicologici”, ha detto.</p>
<p>In questo contesto, sono evidenziate le linee guida delle Nazioni Unite sulla questione che sono il contrario di quello che è successo in Italia con gli emigranti ecuadoriani.</p>
<p>L&#8217;ONU afferma che la famiglia è l&#8217;ambiente naturale per la crescita dei bambini e gli sforzi degli stati dovrebbero cercare di sostenere le famiglie nel loro ruolo di guida.</p>
<p>Secondo la Vice Ministra della Mobilità Umana dell’Ecuador, Maria Landazuri, finora con la consulenza legale fornita da Quito sono stati risolti positivamente 14 casi a Genova, 17 a Milano e due a Roma</p>
<p>“Lo stato ecuadoriano difenderà i nostri connazionali ed i nostri bambini in tutte le istanze legali dove sarà necessario, in Italia ed all&#8217;estero, ed assumerà le più gravi conseguenze per difendere l&#8217;unità familiare”, ha detto la funzionaria.</p>
<p>Alla conferenza stampa offerta dal paese europeo, Patiño si è lamentato del fatto che il suo omologo italiano Paolo Gentiloni non ha avuto spazio nell&#8217;ordine del giorno per riceverlo ed affrontare il problema.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Due anni dopo, Julian Assange continua ad essere un prigioniero del processo</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2014 00:36:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'Ecuador è compromesso a proteggere le persone che sono oggetto di persecuzione politica. Due anni fa, dopo una profonda investigazione e revisione dei nostri obblighi legali, abbiamo deciso di dare asilo politico a Julian Assange”, così afferma il Ministro di Relazioni Estere e Mobilità Umana, Ricardo Patiño, nel suo articolo di opinione pubblicato il 18 agosto nel giornale britannico The Guardian.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8064" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-8064" alt="Ricardo Patiño (dx) e Julian Assange (sx)" src="/files/2014/08/RicardoPatino-JulianAss.jpg" width="580" height="348" /><p class="wp-caption-text">Ricardo Patiño (dx) e Julian Assange (sx)</p></div>
<p><strong>L&#8217;Ecuador è compromesso a proteggere le persone che sono oggetto di persecuzione politica. Due anni fa, dopo una profonda investigazione e revisione dei nostri obblighi legali, abbiamo deciso di dare asilo politico a Julian Assange”, così afferma il Ministro di Relazioni Estere e Mobilità Umana, Ricardo Patiño, nel suo articolo di opinione pubblicato il 18 agosto nel giornale britannico The Guardian.  </strong></p>
<p>“L&#8217;Ecuador è compromesso a proteggere le persone che sono oggetto di persecuzione politica. Due anni fa, dopo una profonda investigazione e revisione dei nostri obblighi legali, abbiamo deciso di dare asilo politico a Julian Assange.</p>
<p>Questa decisione è stato il risultato di un cambiamento drammatico nella nostra percezione globale sull&#8217;intimità, sulle telecomunicazioni, sull&#8217;Internet e sulla diplomazia durante gli ultimi anni. Le rivelazioni di Edward Snowden sulle pratiche di vigilanza di massa, di spionaggio globale e di controllo delle comunicazioni da parte della NSA –ed i suoi alleati–hanno scoperto i gravi danni alla sicurezza degli Stati, ai diritti umani della cittadinanza mondiale, e la minaccia per lo sviluppo futuro di Internet. I milioni di documenti pubblicati da Wikileaks su manovre politiche, economiche e militari realizzate da poderosi enti hanno messo sotto la lente d&#8217;ingrandimento temi delicati di sovranità ed abuso di potere.</p>
<p>Tutti gli Stati hanno segreti. E tutti gli Stati hanno il diritto di difendersi di fronte alle minacce che affrontano. Ma ciò non deve servire come alibi per commettere ed occultare violazioni gravi dei diritti umani, tra queste, crimini di guerra e delitti di lesa umanità.</p>
<p>In molti casi, gli Stati con le capacità di vigilanza più sofisticate commettono le più gravi violazioni dei diritti umani. La pubblicazione di informazioni su pratiche lesive dei diritti umani è un diritto, d’accordo alla Dichiarazione sui difensori dei diritti umani del 1998, il cui esercizio implica il diritto ad una protezione efficace per quelli che rivelino queste pratiche. Il giornalismo onesto ed i coraggiosi che denunciano, che osano comunicare fatti che evidenziano gravi violazioni dei diritti umani o attentati contro la sovranità degli Stati, meritano essere protetti.</p>
<p>La fortuna della soldatessa Chelsea Manning, l&#8217;evidenza di processi condotti da grandi giurie e, posteriormente, la situazione che confronta Edward Snowden, rifugiato in Russia, corroborano le paure di Julian Assange per la sua sicurezza, la sua libertà e la sua vita quando si è rifugiato nell&#8217;ambasciata ecuadoriana a Londra, più di due anni fa.</p>
<p>Per la protezione effettiva dei diritti umani, è necessario che tutti gli Stati ratifichino e compiano gli strumenti internazionali in vigore. L&#8217;Ecuador ha manifestato il suo compromesso inamovibile in questo ambito ed è firmatario di multiple convenzioni vincolanti che riconoscono e difendono i diritti umani inalienabili.</p>
<p>Assumendo la responsabilità di articolare una cooperazione giudiziale effettiva tra Stati, l&#8217;Ecuador ha offerto alle autorità svedesi le sue dipendenze diplomatiche a Londra o la possibilità che si realizzi una videoconferenza, per permettere che il processo legale di Assange avanzi senza dilazione. Continuiamo senza capire perché, nonostante la cooperazione che offre il governo ecuadoriano per rilasciare le dichiarazioni nella nostra Ambasciata, la Procura svedese sacrifica la tutela giudiziale sapendo che si vulnerano i diritti di Julian Assange e quelli delle due donne svedesi che desiderano una soluzione rapida del processo legale.</p>
<p>Nonostante l&#8217;iniziativa proposta dal Governo dell&#8217;Ecuador di costituire un gruppo bi-nazionale di giuristi per velocizzare la risoluzione del caso (in un inizio accettata dal Governo del Regno Unito, in giugno del 2013), è triste affermare che fino ad oggi nessun risultato sia stato raggiunto.</p>
<p>L&#8217;impossibilità di uscire dall&#8217;Ambasciata impedisce a Julian Assange di godere del suo asilo politico e colpisce gravemente la sua qualità di vita e la sua salute. Due anni senza luce solare, senza aria fresca, senza potere camminare fuori. Non è giustizia per un rifugiato essere incarcerato da un processo giuridico stagnante. L&#8217;Ecuador è obbligato a proteggere il Sig. Assange nella sua ambasciata fino a che possa godere pienamente del diritto di asilo politico. Ci preoccupano le conseguenze di un&#8217;emergenza medica grave senza attenzione. È pertinente che Regno Unito e Svezia si domandino se assumeranno queste conseguenze.</p>
<p>Dobbiamo fare giustizia per chi ha sacrificato la sua libertà per informarci sui rischi della vigilanza di massa ed il futuro di Internet. Dobbiamo costruire un regime normativo internazionale vincolante che accompagni i processi della direzione della Rete Globale, con decisioni forti su questioni sensibili, come la protezione dell&#8217;intimità, la promozione della ciber-pace e lo sradicamento della ciber-guerra, la neutralità della Rete e la protezione inequivocabile della sua natura aperta e distribuita. In America Latina, contiamo sui processi di integrazione come CELAC, UNASUR ed Alba per eliminare la dipendenza tecnologica del Nord e fortificare la nostra sovranità.</p>
<p>L&#8217;Ecuador ratifica il suo compromesso con la salvaguardia dei diritti umani, la libertà e la vita di Julian Assange, rinnova la validità dell&#8217;asilo politico concesso due anni fa e reitera il suo sollecito di un salvacondotto affinché Assange possa muoversi in modo sicuro fino al territorio ecuadoriano.</p>
<p>Due anni è troppo tempo. È ora di trovare una soluzione viabile per questa situazione&#8221;.</p>
<p>da Cancelleria dell&#8217;Ecuador</p>
<p>di Ricardo Patiño</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Julian Assange e Ricardo Patiño offrono una conferenza stampa congiunta</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2014 00:16:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, compie oggi due anni d’asilo politico nell’ambasciata di Ecuador a Londra, ed è per questo che ha offerto una conferenza stampa online insieme il ministro degli esteri ecuadoriano, Ricardo Patiño.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7904" alt="" src="/files/2014/06/AssangePatiño.jpg" width="580" height="326" />Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, compie oggi due anni d’asilo politico nell’ambasciata di Ecuador a Londra, ed è per questo che ha offerto una conferenza stampa online insieme il ministro degli esteri ecuadoriano, Ricardo Patiño.</strong></p>
<p>Il cancelliere ecuadoriano, Ricardo Patiño, come primo punto, ha sollecitato oggi la grande stampa ad abbordare il caso di Julian Assange, perché dopo avere usato l&#8217;informazione pubblicata dalla sua organizzazione WikiLeaks, ora mantengono un silenzio sepolcrale sulla sua situazione.</p>
<p>In una conferenza stampa in questa capitale, Patiño ha fatto riferimento ai grandi mezzi di comunicazione come The New York Times, The Guardian, El Pais, Le Monde e Der Spiegel che ora non parlano di Assange che si trova da due anni rifugiato nell&#8217;ambasciata dell&#8217;Ecuador a Londra, per il rifiuto britannico a dargli un salvacondotto per viaggiare a Quito.</p>
<p>Ricardo Patiño, ha proseguito denunciando la passività del Regno Unito e della Svezia davanti al caso di Julian Assange, dato che in due anni non hanno agito come corrisponde per risolverlo.</p>
<p>Patiño poi ha informato che un anno fa ha incontrato il suo omologo britannico, William Hague, e gli ha proposto di creare un gruppo integrato da rappresentanti di vari paesi per cercare di trovare una soluzione diplomatica e politica.</p>
<p>Nonostante l&#8217;iniziativa sia stata ben accolta in principio, ha aggiunto, sono passati 12 mesi e non abbiamo potuto concretarla a causa di disaccordi sui termini ed obiettivi del funzionamento del gruppo.</p>
<p>Benché l&#8217;Ecuador abbia concesso asilo politico all&#8217;informatico australiano due anni fa, Regno Unito gli nega un salvacondotto per viaggiare a Quito, e per questo è obbligato a rimanere rinchiuso nella sede diplomatica.</p>
<p>Rispetto all&#8217;attuazione delle autorità svedesi, Patiño ha spiegato che la normativa di questa nazione stabilisce l&#8217;obbligatorietà di portare a termine i processi legali corrispondenti per assicurare alle persone il minore tempo possibile in una situazione di incertezza, affinché la privazione di libertà non duri più del normale.</p>
<p>Nel caso di Assange ciò non è successo, ha denunciato, perché la Procura svedese si rifiuta di intervistarlo a Londra, fatto che implica che le indagini siano stagnanti.</p>
<p>Ha enfatizzato che le autorità britanniche mantengono un costante dispositivo di vigilanza nei paraggi dell&#8217;ambasciata, che è costato a Londra circa 11 milioni di dollari.</p>
<p>Rispetto a se ci potesse essere qualche cambiamento di posizione dopo le elezioni del 2017, in caso che non continui il governo della Rivoluzione Cittadina, Patiño ha messo in chiaro che la protezione si manterrebbe di accordo coi sostentamenti legali.</p>
<p>“Tanto la Costituzione dell&#8217;Ecuador come i trattati internazionali di cui siamo firmatari stabiliscono l&#8217;impossibilità di consegnare una persona alla quale è stato concesso asilo politico, cosicché né il paese né il popolo ritireranno il loro appoggio ad Assange”, ha concluso.</p>
<p>Invece, il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha denunciato oggi le difficili condizioni in cui è stato detenuto dalle autorità del Regno Unito, prima di ricevere asilo politico dall&#8217;Ecuador ed entrare nella sua ambasciata.</p>
<p>L&#8217;informatico australiano ha spiegato che la stanza dove è stato arrestato era in condizioni pessime, il suo stato di salute si è deteriorato molto, gli hanno applicato elettrodi alle gambe e tutti i giorni doveva deporre davanti ai poliziotti.</p>
<p>L&#8217;australiano ha sottolineato che in questi quattro anni non ha potuto vedere i suoi figli, mentre la sua famiglia è stata vittima di innumerabili minacce di morte.</p>
<p>Molti dei miei parenti hanno dovuto perfino cambiare il loro nome a causa delle persecuzioni e delle minacce, ha affermato.</p>
<p>“Nonostante la situazione, ha aggiunto, io ho mantenuto la mia promessa di mantenermi forte e non arrendermi a dispetto delle grandi pressioni, compreso un blocco finanziario a me ed alla mia organizzazione che ci colpisce già da vari anni”.</p>
<p>Assange ha ringraziato per la costanza del governo di Rafael Correa nella sua protezione, oltre agli avvocati ed al personale che conformano la sua squadra di aiuto e lo fanno quasi senza ricevere onorari.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Ricardo Patiño: «Noi cittadini sovrani e disobbedienti»</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Nov 2013 22:13:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sala è gremita. Quando il ministro degli Esteri ecuadoriano, Ricardo Patiño, arriva al centro sociale romano «el Chentro» di Tor Bella Monaca, martedì sera, non ci sono più posti a sedere. Al tavolo ha già parlato Gianni Minà e i rappresentanti delle comunità indigene amazzoniche in guerra con la Chevron. Dopo la cena, il concerto con Matices, Sigaro della Banda Bassotti e Assalti Frontali. Ci sono personalità politiche regionali e locali (5 stelle e Pd), docenti e studenti dell’università Roma Tre, che ieri hanno ospitato Patiño. Alle pareti, una mostra sui disastri ambientali delle multinazionali in Amazzonia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7283" alt="" src="/files/2013/11/Patiño1.jpg" width="300" height="200" /><strong>La sala è gremita. Quando il ministro degli Esteri ecuadoriano, Ricardo Patiño, arriva al centro sociale romano «el Chentro» di Tor Bella Monaca, martedì sera, non ci sono più posti a sedere. Al tavolo ha già parlato Gianni Minà e i rappresentanti delle comunità indigene amazzoniche in guerra con la Chevron. Dopo la cena, il concerto con Matices, Sigaro della Banda Bassotti e Assalti Frontali. Ci sono personalità politiche regionali e locali (5 stelle e Pd), docenti e studenti dell’università Roma Tre, che ieri hanno ospitato Patiño. Alle pareti, una mostra sui disastri ambientali delle multinazionali in Amazzonia.<br />
</strong><br />
«Un’amica giornalista mi ha chiesto perché scegliere un centro sociale e non una sede diplomatica per parlare della nostra battaglia contro Chevron – inizia a parlare Patiño – la verità è che la revolución ciudadana viene dalla società civile e che preferiamo la diplomazia dal basso per risolvere i nostri problemi». Musiche per le orecchie in sala. Scattano gli applausi. Patiño è simpatico e brillante. Rivolge un saluto a Julian Assange, il cofondatore di Wikileaks che ha pubblicato le rivelazioni del soldato Bradley (Chelsea) Manning sullo scandalo del Cablogate. L’Ecuador gli ha concesso asilo politico e da oltre un anno l’attivista è imbottigliato nell’ambasciata ecuadoriana a Londra.<br />
Il ministro si alza in piedi quando i militanti di Italia-Cuba srotolano uno striscione per la libertà dei 5 cubani prigionieri nelle carceri Usa, e dicono che «senza Cuba non ci sarebbe stato questo nuovo cambiamento in America latina». E a mezzanotte lascia il «Chentro» saltando agilmente una staccionata. L’Ecuador di Rafael Correa (economista cattolico che ha studiato in Belgio e negli Usa), è il più attento – fra i paesi del Latino-america che si richiamano al Socialismo del XXI secolo – alla comunicazione con l’Europa. Sovranità, indipendenza economica e partecipazione popolare sono state le parole chiave della serata, le stesse usate, prima, per rispondere alla nostra intervista, che si è svolta durante il tragitto in macchina dall’ambasciata ecuadoriana all’iniziativa.</p>
<p>Il ministro Alberto Acosta dice che Correa ha un discorso di sinistra e una pratica di destra e che state progressivamente dismettendo i temi forti della revolución ciudadana.</p>
<p>L’84% considera la gestione Correa buona o molto buona: una percentuale altissima, dopo 7 anni di governo, dovuta anche al livello di comunicazione permanente che abbiamo con la cittadinanza. Una volta al mese, come ministri ci riuniamo in un villaggio diverso. Abbiamo cambiato la costituzione: non al chiuso di una caserma militare, per tenere lontano la cittadinanza, come hanno fatto prima di noi, ma discutendo ogni singolo articolo con la popolazione. Crediamo nelle reti sociali e nella comunicazione alternativa. Nella nuova legge sui media, una terza parte delle frequenze va alle organizzazioni comunitarie, un altro terzo ai privati – che non sono stati contenti di non aver più il monopolio di quella che noi chiamiamo non opinione pubblica, ma pubblicata -, e il resto allo stato. Abbiamo fatto molto per il nostro paese, ottenendo livelli di crescita sorprendenti: la disoccupazione è diminuita fino al 4,3%, il potere d’acquisto del salario minimo delle famiglie è aumentato dal 60 al 90%, abbiamo messo fine alla terziarizzazione del lavoro, condotto politiche di inclusione dei diversamente abili, messo l’imposta sul reddito, duplicato il numero di iscritti alla previdenza sociale minacciando col carcere gli imprenditori che non mettevano in regola i dipendenti. La qualità dell’istruzione è notevolmente migliorata.</p>
<p>Una società che non cura i suoi talenti, è destinata a fallire, per noi l’istruzione è una priorità. Qualunque studente ecuadoriano che viva nel paese o fuori e sia iscritto in una delle 100 università migliori del mondo ha diritto al pagamento di tutte spese universitarie, di trasporto, di alloggio, non importa il suo corso di studi. Se invece studia in un’università classificata dal 101 al 500mo posto, queste facilitazioni può averle solo per gli indirizzi considerati prioritari per il nostro paese come energie pulite, scienze sociali… Non facciamo quel che è politicamente corretto, ma quel che dobbiamo fare. I grandi media dicono che siamo populisti, invece siamo un governo popolare. Prima, c’era il populismo del capitale che dava sussidi alle élite, il cui sport preferito era quello di non pagare le tasse. In un incontro con i ministri degli Esteri dell’America latina il mio omologo italiano ci ha chiesto come avessimo fatto a realizzare tutto questo. Ho risposto: ignorando i consigli dell’Fmi e della Banca centrale, per favore fate altrettanto con la Banca europea. Il suo sorriso scomparve e l’incontro si concluse.</p>
<p>L’Ecuador ha scelto il campo dell’America latina indipendente e sovrana. Quali sono stati i passi principali?<br />
Primo, liberarci delle grandi istituzioni internazionali: Fmi e Banca mondiale, che avevano emissari nel paese e che lo avevano devastato, imponendo le loro politiche monetarie e il resto. Sono stati cacciati, nonostante le minacce di embargo al nostro petrolio, quando abbiamo chiarito che avremmo pagato solo il debito legittimo, non quello illegittimo. Abbiamo rinegoziato i contratti con le compagnie petrolifere, facendo pagare le tasse. Abbiamo chiuso la base militare Usa, l’unica nel paese. Abbiamo rispedito a casa loro due alti diplomatici che pretendevano continuare a decidere la nomina del capo della polizia. In uno dei cablogrammi pubblicati da Wikileaks, grazie ad Assange abbiamo saputo che l’ambasciatrice Usa scriveva a Washington che il presidente Correa aveva nominato un corrotto in quell’incarico per tenerlo in pugno. Ho chiesto spiegazioni, e mi ha risposto che la posizione del suo governo era quella di non commentare Wikileaks. Allora abbiamo espulso anche lei. Snowden ha poi mostrato le proporzioni dell’ingerenza Usa nella vita privata e negli affari economici dei singoli paesi, i silenzi complici di chi non ha protestato perché ha la coda di paglia. Quale pericolo terrorista cercavano le Agenzie Usa nelle telefonate di Angela Merkel o di Papa Francesco? Per vederci fra ministri degli Esteri dovremo lasciare i cellulari in ambasciata e incontrarci in un parco, e sperare che non nascondano microfoni nel becco dei passerotti? La nostra disobbedienza, si chiama sovranità.</p>
<p>Cosa state facendo per risolvere il problema Julian Assange?<br />
Abbiamo avuto due conversazioni con il ministro degli Esteri inglese, William Hague, ma senza esito. Hague sostiene che, in base ad accordi europei, devono estradare in Svezia Julian perché sia sottoposto a processo. Ma è intervenuto un fatto nuovo, l’asilo politico dell’Ecuador, basato sul diritto internazionale, e noi non siamo in Europa. Abbiamo proposto una commissione di esperti bilaterale. Ora ci rispondono che preferiscono un tavolo di lavoro. Lo chiamino come vogliono, ma che si arrivi a una soluzione. Assange subisce un’ingiusta limitazione della sua libertà, rischiando anche problemi di salute.</p>
<p>A che punto è la vertenza con la Chevron?<br />
Ci scontriamo con una multinazionale che ha entrate pari a tre volte il nostro Prodotto interno lordo. E’ stata condannata da un tribunale dell’Ecuador – che ha dato ragione alle popolazioni indigene dell’Amazzonia -, a pagare 19 mila milioni di dollari per i danni compiuti dalla Texaco (comprata dalla Chevron nel 2001) tra il 1964 e il ’90. Anziché aspettare l’appello, si è rivolta alla Corte permanente di arbitraggio, e spesso questi tribunali emettono sentenze a favore delle multinazionali. Chevron vorrebbe farsi pagare la somma che deve dallo stato, mettendoci in ginocchio. Si rifanno a un trattato bilaterale firmato tra Ecuador e Usa, entrato in vigore nel 1997, quando Texaco se n’era già andata: ma intanto queste norme non hanno effetto retroattivo, e poi questa è una causa tra privati – le popolazioni che hanno sporto denuncia e la compagnia petrolifera – lo stato non c’entra. Per questo, ad aprile, 12 paesi latinoamericani colpiti come noi hanno fatto causa comune, creando un osservatorio del sud. Ma abbiamo bisogno della solidarietà internazionale.</p>
<p>E il progetto Yasuni? Perché lo avete abbandonato? Perché avete deciso di cercare il petrolio nel grande parco della foresta Amazzonica?<br />
Per il bene del pianeta, avremmo rinunciato al 50% del ricavo calcolato dalle riserve petrolifere custodite nello Yasuni, ma la comunità internazionale avrebbe dovuto contribuire, e questo non è avvenuto. Allora abbiamo deciso di estrarre petrolio da una millesima parte di quel territorio, discutendone in Parlamento: abbiamo bisogno di quelle risorse per continuare la rivoluzione cittadina senza ricorrere allo sfruttamento del lavoro o al taglio della spesa pubblica come fanno altrove. Lo faremo però riducendo al minimo l’impatto ambientale e rispettando le popolazioni che hanno scelto di vivere isolate. A scavare sarà solo l’impresa pubblica Petroamazona, che ha i più alti standard di protezione ambientale, riconosciuta a livello internazionale.</p>
<p>di Geraldina Colotti – il manifesto</p>
<p>preso da albainformazione.wordpress.com</p>
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		<title>Ministro degli Esteri ecuadoriano critica discorso di Obama alle Nazioni Unite</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 23:56:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ministro degli Esteri dell&#039;Ecuador, Ricardo Patino, ha criticato oggi il discorso del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nell&#039;Assemblea Generale delle Nazioni Unite, descritto come un rapporto della polizia internazionale. &#34;Più di mezz&#039;ora ascoltando un rapporto della polizia internazionale da parte del Premio Nobel per la Pace giustificando tutti gli interventi militari&#34;, ha scritto il ministro degli Esteri ecuadoriano nel suo account della rete sociale Twitter. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong></p>
<div id="attachment_3813" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-3813" src="/files/2012/04/ricardo-patino1.jpg" alt="Ricardo Patiño" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Ricardo Patiño</p></div>
<p>&#8220;Più di mezz&#8221;ora ascoltando un rapporto della polizia internazionale da parte del Premio Nobel per la Pace giustificando tutti gli interventi militari&#8221;, ha scritto il ministro degli Esteri ecuadoriano nel suo account della rete sociale Twitter.</p>
<p>Patiño, che rappresenta l&#8221;Ecuador nella 68° sessione del massimo organo delle Nazioni Unite, ha detto che era incredibile quello Le  <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://s4gambling.com/it/slot-macchine" >slot machine online</a>  gratis 3d sono quindi una risorsa che deve essere compresa e sfruttata al meglio se si vuole passare il proprio tempo nel modo migliore in Internet utilizzando i giochi piu celebri ed i brand piu rinomati. che stava ascoltando a tre metri di distanza dal punto in cui Obama stava parlando.</p>
<p>&#8220;Obama dice che, alcuni anni fa, 180.000 statunitensi erano a rischio in Iraq. Ora non sono più a rischio. Ora usano droni!&#8221; Ha scherzato il ministro.</p>
<p>Il ministro degli Esteri dell&#8221;Ecuador ha anche ricordato al presidente degli Stati Uniti che la Commissione delle Nazioni Unite non ha mai detto che il governo siriano ha usato armi chimiche, come ha assicurato Obama nel suo discorso di questo martedì.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cancelliere ecuadoriano denuncia spionaggio internazionale di massa</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2013 23:34:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il cancellier ecuadoriano, Ricardo Patiño, ha espresso la necessità di terminare con lo spionaggio internazionale che i paesi industrializzati realizzano contro “tutti i cittadini del mondo”. In un’intervista pubblicata oggi da “La Republica”, Patiño –che ha appena partecipato qui nel XLV Vertice del Mercato Comune del Sud (MERCOSUR)- ha reiterato la condanna di questo blocco integrazionista contro lo spionaggio di massa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_3813" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-3813" src="/files/2012/04/ricardo-patino1.jpg" alt="Ricardo Patiño" width="300" height="250" /></strong><p class="wp-caption-text">Ricardo Patiño</p></div>
<p>Il cancellier ecuadoriano, Ricardo Patiño, ha espresso la necessità di terminare con lo spionaggio internazionale che i paesi industrializzati realizzano contro “tutti i cittadini del mondo”.</strong></p>
<p>In un’intervista pubblicata oggi da “La Republica”, Patiño –che ha appena partecipato qui nel XLV Vertice del Mercato Comune del Sud (MERCOSUR)- ha reiterato la condanna di questo blocco integrazionista contro lo spionaggio di massa.</p>
<p>“Chiediamo sicurezza giuridica per gli esseri umani, e loro (i paesi industrializzati) per i capitali”, ha aggiunto.</p>
<p>“I paesi industrializzati chiedono sempre sicurezza giuridica, quando trattano con i paesi meno sviluppati. Per chi? Per i capitali, sempre”, ha sostenuto.</p>
<p>“Chiedono sempre una sicurezza giuridica per i loro capitali, noi invece esigiamo sicurezza giuridica per le persone. I paesi latinoamericani, i paesi di minore sviluppo relativo, esigono che ci sia sicurezza giuridica per le persone. I paesi latinoamericani, i paesi di minore sviluppo relativo, esigono che ci sia sicurezza giuridica per noi stessi”, ha sottolineato.</p>
<p>Patiño ha sostenuto la necessità, per esempio, di che “il presidente boliviano Evo Morales non venga più offeso come hanno fatto, che le nostre comunicazioni non siano intercettate come stanno facendo”.</p>
<p>Il cancelliere dell’Ecuador ha detto che “ciò che è successo è una violazione in massa della privacy delle comunicazioni fra gli esseri umani nel mondo”.</p>
<p>Dopo insistere sul fatto che si tratta di una violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ha indicato anche che è una violazione della libertà di espressione.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Cancelliere ecuadoriano difende il diritto di asilo di Julian Assange</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Sep 2012 23:05:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il cancelliere dell'Ecuador, Ricardo Patiño, affermò, nella sede delle Nazioni Unite, a New York, che il salvacondotto affinché Julian Assange possa rifugiarsi nell'asilo politico concesso dal suo paese è necessario e giusto. “Ora l'unica possibilità per potere risolvere in forma legale, giusta ed umana il caso è la consegna da parte del Regno Unito del salvacondotto”, spiegò.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_3813" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-3813" src="/files/2012/04/ricardo-patino1.jpg" alt="Ricardo Patiño" width="300" height="250" /></strong><p class="wp-caption-text">Ricardo Patiño</p></div>
<p>Il cancelliere dell&#8217;Ecuador, Ricardo Patiño, affermò, nella sede delle Nazioni Unite, a New York, che il salvacondotto affinché Julian Assange possa rifugiarsi nell&#8217;asilo politico concesso dal suo paese è necessario e giusto. “Ora l&#8217;unica possibilità per potere risolvere in forma legale, giusta ed umana il caso è la consegna da parte del Regno Unito del salvacondotto”, spiegò. </strong></p>
<p>Patiño dissertò sul caso davanti ai partecipanti nel forum “L&#8217;asilo diplomatico, fortificando il sistema internazionale dei diritti umani”, nel quale espose gli argomenti del suo paese per accettare la petizione del giornalista australiano.</p>
<p>Il capo della diplomazia ecuadoriana segnalò che Assange è un individuo con diritti ed il suo paese ha degli obblighi, come Stato, di proteggerlo, considerando che esistono indizi di una persecuzione politica negli Stati Uniti contro di lui, dopo la pubblicazione dei documenti nel sito di WikiLeaks.</p>
<p>Espose che, forse potrebbe sorge un’altra alternativa per concludere il caso, benché ricordasse che fino ad ora solo l&#8217;Ecuador ha offerto una possibilità.</p>
<p>D&#8217;altra parte, manifestò che durante il dialogo con le parti implicate, a Regno Unito e Svezia, sono state richieste delle garanzie affinché Assange non fosse estradato ad un terzo paese, e tuttavia, non sono state date soluzioni a questi dubbi.</p>
<p>Quando l&#8217;Ecuador ha preso la decisione di concedere l&#8217;asilo -precisò – sapeva quali erano le implicazioni per la difesa dei principi umani, che collocò al di sopra di altri elementi, per cui è assolutamente preparato per tutto quello che possa succedere.</p>
<p>Assange, supponiamo, che anche lui sapeva, quando prese questa decisione, quali erano le implicazioni, così che, i rischi, credo che sono più grandi per quelli che non hanno accettato la necessità storica di metterlo in libertà, affermò.</p>
<p>Enfatizzò che il fondatore di WikiLeaks è confinato, ma non per la responsabilità dell&#8217;Ecuador, e se qualcuno ha messo in dubbio la decisione infrangibile di proteggere la vita di Assange e la sua integrità, si sbaglia.</p>
<p>“Il Governo dell&#8217;Ecuador non farà retromarcia nella sua decisione”, riaffermò Patiño pochi minuti dopo avere esposto le ragioni per le quali il suo paese ha concesso protezione all&#8217;attivista australiano ed ha fatto riferimento al rifiuto di vari organismi internazionali della minaccia britannica di entrare nell&#8217;Ambasciata di Quito a Londra con la forza per arrestare il giornalista.</p>
<p>Reiterò, inoltre, che l&#8217;Ecuador è stato l&#8217;unico a proporre soluzioni per il problema, fatto che include tre paesi per risolvere il caso e negò che abbia preteso di ostruire l&#8217;investigazione in Svezia contro Assange per presunti delitti sessuali.</p>
<p>Inoltre, il creatore di WikiLeaks si diresse ai presenti nella sala dell&#8217;ONU in una tele-conferenza, nella quale denunciò le investigazioni contro la sua fondazione da parte della CIA e del Dipartimento di Stato.</p>
<p>Patiño ringraziò il governo australiano per avere espresso il suo interesse ad occuparsi della protezione della salute del suo cittadino, fatto che considerò un gesto importante in questo processo.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>L&#8217;Ecuador annuncerà decisione su Assange dopo le Olimpiadi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 20:22:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come dichiarò il cancelliere ecuadoriano, Ricardo Patiño, la decisione che si adotti cercherà di non colpire le relazioni con la Gran Bretagna, benché ha messo in chiaro che le posizioni che ha il governo britannico potrebbero essere diverse da quelle del governo dell’Ecuador.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5336" src="/files/2012/07/assange-ecuador.jpg" alt="" width="300" height="213" />Il governo ecuadoriano annuncerà la sua decisione sull&#8217;asilo politico sollecitato dal fondatore di Wikileaks, Julian Assange, dopo che si concluderanno i Giochi Olimpici, che cominceranno domani a Londra. </strong></p>
<p>Come dichiarò il cancelliere ecuadoriano, Ricardo Patiño, la decisione che si adotti cercherà di non colpire le relazioni con la Gran Bretagna, benché ha messo in chiaro che le posizioni che ha il governo britannico potrebbero essere diverse da quelle del governo dell’Ecuador.</p>
<p>Saremo prudenti per non colpire i Giochi Olimpici, affermò Patiño, dopo segnalare che Assange sta bene e perfino pochi giorni fa ha celebrato il suo compleanno.</p>
<p>Aggregò che l&#8217;Ecuador ha stabilito già alcuni contatti tra la sua rappresentazione diplomatica ed i rappresentanti svedesi.</p>
<p>Dal 19 giugno scorso, Assange rimane nell&#8217;Ambasciata ecuadoriana a Londra per evitare di essere estradato in Svezia, dove è accusato di quattro supposti delitti di aggressione sessuale, nessuno dei quali è stato provato.</p>
<p>Assange è investigato anche dagli Stati Uniti per presunto spionaggio, poiché la sua organizzazione diffuse migliaia di messaggi diplomatici confidenziali del Dipartimento di Stato nordamericano.</p>
<p>Per questa ragione, il fondatore di Wikileaks teme che se è estradato in Svezia, molto probabilmente in seguito sarebbe inviato negli Stati Uniti ed alla fine condannato all’ergastolo o nel peggiore dei casi a morte.</p>
<p>L&#8217;ex giudice spagnolo Baltasar Garzon, che assumerà la difesa di Assange, spiegò che la sua decisione ubbidisce al fatto che il processo contro il fondatore di Wikileaks è arbitrario, non ha assolutamente base giuridico ed esiste una chiara intenzionalità politica dietro tutto il processo.</p>
<p>Espresse Garzon una grave preoccupazione su quello che possa succedere con Assange perché, come pensò, stanno deviando la sua situazione per un uso politico.</p>
<p>Affermò che questo arbitrio ha la sua origine nel gran lavoro dell&#8217;esperto con Wikileaks, nel momento di denunciare abusi e corruzioni.</p>
<p>Grazie ai messaggi filtrati da Wikileaks si è saputo che istituzioni statali e private degli Stati Uniti usano fondi milionari in attività con partiti politici, mezzi di stampa ed organizzazioni non governative contrarie ai governi progressisti della regione.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>L&#8217;Ecuador non assisterà al Vertice delle Americhe per questione di principio, afferma Cancelliere</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 00:12:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
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		<category><![CDATA[Vertice delle Americhe]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cancelliere ecuadoriano, Ricardo Patiño, indicò che la decisione del presidente Rafael Correa di non assistere al Vertice delle Americhe, che si svolgerà a Cartagena, risponde “alla sovranità, ai principi ed alla dignità.” ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_3813" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-3813" src="/files/2012/04/ricardo-patino1.jpg" alt="Ricardo Patiño" width="300" height="250" /></strong><p class="wp-caption-text">Ricardo Patiño</p></div>
<p>Il cancelliere ecuadoriano, Ricardo Patiño, indicò che la decisione del presidente Rafael Correa di non assistere al Vertice delle Americhe, che si svolgerà a Cartagena, risponde “alla sovranità, ai principi ed alla dignità.” </strong></p>
<p>“L&#8217;Ecuador considera che in questa tappa della storia dell&#8217;America Latina è assolutamente ingiustificabile che un paese o forse i paesi, non sappiamo esattamente, possano avere capacità di veto, possano obbligare agli altri paesi ad assistere ad un Vertice, avendo vietato la presenza di uno di noi; avrebbe potuto essere perfettamente l&#8217;Ecuador”, espresse il ministro, come pubblica il Ministero delle Relazioni Estere.</p>
<p>Patiño reiterò che il Capo di Stato ha preso la decisione di stare da soli, prima di condividere una decisione a cui non aderiamo. “Facciamo quello che crediamo che si bisognerebbe fare. Non si dimentichino tutto quello che dicono i nostri oppositori: che c&#8217;è una dittatura, un autoritarismo, concentrazione dei poteri; ed un paese avrebbe potuto dire vietiamo la presenza dell&#8217;Ecuador, ma dal momento che si tratta di Cuba, che è stata vietata già da 50 anni, allora è come se ci fossimo abituati”, ha aggiunto.</p>
<p>“Crediamo che sia tempo di ribellarci contro questa situazione di sottomissione, alla quale siamo stati abituati per troppo tempo”, puntualizzò.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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