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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; proteste</title>
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		<title>Cile: il problema di fondo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 01:53:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni osserviamo la manipolazione dell'opinione pubblica da parte di importanti mezzi di comunicazione in relazione agli eventi attuali e proprio quando il popolo ha detto basta ed ha cominciato a camminare, esigendo di cambiare il modello della società in Cile. Sono gli stessi giornalisti, cioè lavoratori degli stessi mezzi di comunicazione, quelli che formulano queste denunce, dimostrando così come i canali di televisione ed i classici della stampa scritta deformano la realtà e dicono menzogne.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11195" alt="" src="/files/2019/11/chile-2-580x326.jpg" width="580" height="326" />In questi giorni osserviamo la manipolazione dell&#8217;opinione pubblica da parte di importanti mezzi di comunicazione in relazione agli eventi attuali e proprio quando il popolo ha detto basta ed ha cominciato a camminare, esigendo di cambiare il modello della società in Cile.</strong></p>
<p>Sono gli stessi giornalisti, cioè lavoratori degli stessi mezzi di comunicazione, quelli che formulano queste denunce, dimostrando così come i canali di televisione ed i classici della stampa scritta deformano la realtà e dicono menzogne.</p>
<p>Abbiamo conosciuto, per esempio, le rivelazioni del giornalista Juan Wilfredo Gonzalez Mardones del Canal 13 de TV, oltre alle denunce di giornalisti del quotidiano La Tercera. Tutti hanno avuto la prodezza di rendere pubbliche le deformazioni e le manipolazioni della realtà perpetrate da questi mezzi, nonostante rischiassero il loro impiego.</p>
<p>Fatto che ricorda che i golpisti del 73, gestiti e finanziati da Washington, non erano solo le forze armate e la gran imprenditorialità, nazionale e straniera, bensì anche i principali mezzi di comunicazione privati.</p>
<p>È necessario seguire le note di El Mercurio e La Tercera in questi giorni ed il loro tentativo di adattare la realtà agli interessi dei gruppi che rappresentano.</p>
<p>Con ragione, l&#8217;accademica dell&#8217;Università del Cile, Faride Zeran, in un&#8217;interessante articolo scritto per Agenda Popular 2019 affermava che il pluralismo e la libertà di espressione sono un debito in sospeso per la democrazia e non solo “per l&#8217;allarmante concentrazione mediatica”, bensì per l&#8217;esistenza di norme legali che impediscono la libera espressione.</p>
<p>Arriva dunque il momento di analizzare il comportamento attuale dell&#8217;insieme dei fattori destabilizzatori, fatto che aiuta a capire meglio quanto sta succedendo ed i rischi che la situazione rinchiude, quando si manipola la coscienza collettiva.</p>
<p>La condotta delle forze armate e dei carabinieri non costituisce nessuna sorpresa. Secondo la loro formazione prussiana e la loro impronta classista, i militari di tutti i rami delle forze armate non hanno cambiato la loro orientazione fondamentale. Il loro nemico principale è il popolo e sembrano credere che la democrazia consiste in un governo gestito dai poderosi ed attenzione! Perché hanno fatto molti sforzi per essere anche loro dei potenti.</p>
<p>Non ci riferiamo solo ai loro privilegi legali molto esagerati, bensì agli illeciti perpetrati dai vari comandanti, alcuni di loro oggi sotto processi giudiziali per delitti diversi.</p>
<p>Che nessuno si sorprenda allora per la repressione sfrenata in questi giorni. Non rispettano i lavoratori né gli studenti, né i professionisti, né le casalinghe, né i sindacati ed altre organizzazioni sociali che protestano per i bassi salari, pensioni da fame, alti prezzi dei prodotti di base e speculazioni.</p>
<div id="attachment_11196" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11196" alt="Foto:Rodrigo Arangua / AFP" src="/files/2019/11/Chile-marcha-contra-piñera-580x872.jpg" width="580" height="872" /><p class="wp-caption-text">Foto:Rodrigo Arangua / AFP</p></div>
<p>Un fatto positivo è stato l&#8217;atteggiamento del Potere Giudiziale cileno che, nel 1973 era golpista, invece oggi ha avuto un&#8217;importante condotta in difesa della democrazia, al punto che ha fatto presente, perfino, di essere d’accordo, come potere dello stato, di portare avanti un’Assemblea Costituente che possa dare al Cile una Nuova Costituzione.</p>
<p>Inoltre, quando è stato convocato precipitosamente il Consiglio di Sicurezza Nazionale, (Cosena), da un disorientato e goffo Piñera, il presidente della Corte Suprema non ha avuto inconvenienti nel rendere pubblica la sua opinione, cioè che considerava che questo passo non fosse procedente, coincidendo con vari dei convocati dal presidente.</p>
<p>A questo punto, nessuno dubita che il problema di fondo, quello che è al centro del dibattito nazionale, è il modello di società del nostro paese che, imposto in modo sanguinario dai golpisti del 73, nessuno dei governi democratici posteriori ha avuto il valore di cambiare.</p>
<p>È il modello capitalista, quello della proprietà privata dei mezzi di produzione, quello che concepisce uno stato senza risorse che risponde alle necessità della società, grazie ad imprenditori che riscuotono molto caro.</p>
<p>È un Cile senza educazione pubblica, senza salute pubblica, senza previsione sociale pubblica. Un Cile di uno stato spogliato dall&#8217;utilizzazione delle risorse naturali del paese, cedute alla gran imprenditorialità ed ai grandi gruppi economici delle multinazionali. Il rame, il litio, la luce, l&#8217;acqua, le strade, tutto privato, tutto di pochi.</p>
<p>È solo in Cile dove la popolazione dà segnali potenti dell&#8217;urgente necessità di mettere fine a questa infamia storica? No. L&#8217;impegno per distruggere il chiamato neoliberalismo è oggi tendenza mondiale.</p>
<p>Nel nostro caso, ogni giorno che passa è la dimostrazione della crescente maturazione delle cilene e dei cileni e la loro percezione che quello che sta succedendo è per cambiare a fondo l&#8217;attuale modello e stabilire un nuovo modo di vita, una nuova società, fissando i suoi aspetti fondamentali nella Legge delle Leggi, cioè in una Nuova Costituzione Politica.</p>
<p>Ottenerlo è un compito semplice, esente di rischi? Assolutamente no. Il nostro continente abbonda di esempi di avanzamenti, ma anche di retrocessioni, dovuti alla lotta storica tra le classi lavoratrici, sfruttate e le classi dominanti, in ogni paese.</p>
<p>La gran notizia della libertà di Lula in Brasile contrasta col golpe contro Evo in Bolivia.</p>
<p>In effetti, il rovesciamento del presidente Evo Morales -che ha migliorato molto la vita del suo popolo raggiungendo risultati storici di sviluppo e di benessere &#8211; è stato imposto dalla borghesia del suo paese davanti al silenzio complice delle forze armate.</p>
<p>Ciò dimostra quello che sosteniamo. Perché, detto in modo generale, le forze armate del continente, salvo scarse rispettabili eccezioni, sono stati modellati per sostenere l&#8217;ingiusto modello sotto l&#8217;attento sguardo dei governi degli Stati Uniti.</p>
<p>Tutto può succedere, ma il popolo cileno ha dato segnali forti, reiterati, convinti di assumere il compito. E le sue richieste di una Nuova Costituzione, di un’Assemblea Costituente, di un Plebiscito, lo dimostrano.</p>
<p>È inoltre una questione di dignità e di patriottismo. È che urge sconfiggere la disuguaglianza e questo è un momento storico appropriato che non deve essere sprecato. Cile si è svegliato, si è alzato in piedi, sta camminando.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11197" alt="chile" src="/files/2019/11/chile1.jpg" width="580" height="328" />Domani può essere tardi e potremo essere molto dispiaciuti del fatto.</p>
<p>di Eduardo Contreras, giornalista e famoso giurista cileno</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Continuano le manifestazioni in un&#8217;altra giornata di mobilitazione in Cile</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 20:43:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[autotrasportatori]]></category>
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		<category><![CDATA[Sebastian Piñera]]></category>

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		<description><![CDATA[Con una protesta degli autotrasportatori, che ha causato congestioni serie del transito a Santiago del Cile, è cominciata un'altra giornata di mobilitazioni sociali esigendo cambiamenti al modello neoliberale in Cile. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11184" alt="chile" src="/files/2019/11/chile.jpg" width="580" height="314" />Con una protesta degli autotrasportatori, che ha causato congestioni serie del transito a Santiago del Cile, è cominciata un&#8217;altra giornata di mobilitazioni sociali esigendo cambiamenti al modello neoliberale in Cile.  </strong></p>
<p>In vari punti della periferia della città, centinaia di camion, taxi, motociclisti e perfino auto private hanno realizzato in mattinata una protesta guidando lentamente i loro veicoli.</p>
<p>Il portavoce del movimento “No mas TAG”, Tomas Alarcon, ha segnalato tra le richieste fatte al governo, la riduzione dell’80% del costo dei TAG, sigle con le quali si denomina al meccanismo per il pagamento elettronico dei pedaggi nelle autostrade di Santiago, date in concessione ad imprese private.</p>
<p>Inoltre, reclamano l&#8217;eliminazione dei debiti col pagamento del TAG, che come affermano, ha prezzi abusivi che assorbono fino al 40% del loro salario.</p>
<p>Gli scioperanti assicurano che un pedaggio costa più che un litro di benzina o un chilogrammo di pane, ed alcuni affermano che devono pagare 200 mila pesos al mese (circa 280 dollari) per utilizzare autostrade che -aggiungono &#8211; non sono nelle migliori condizioni né offrono un&#8217;adeguata sicurezza.</p>
<p>Gli autotrasportatori chiedono inoltre la riduzione nel prezzo dei combustibili e perfino la rinuncia della ministra dei Trasporti, Gloria Hutt.</p>
<p>La protesta è stata assecondata da colleghi di altre città, tra queste Valparaiso, dove il ministro delle Finanze, Ignacio Briones, è rimasto bloccato col suo veicolo ufficiale in un gran sbarramento ed all&#8217;essere riconosciuto, è stato interpellato dagli scioperanti che gli hanno esatto misure per migliorare la situazione del settore.</p>
<p>Costanera Center, il maggiore centro commerciale della città, situato nella famosa Sanhattan, la zona dove radicano le sedi delle grandi aziende, è stato chiuso al pubblico e praticamente blindato con pareti di zinco, davanti all&#8217;annuncio di una manifestazione per il pomeriggio, che avrebbe avuto questo luogo come punto di concentrazione.</p>
<p>Mentre, nella Piazza Baquedano, centro nevralgico delle proteste, decine di persone si trovano dalla mattina inalberando bandiere e striscioni nei quali si reclama l’istituzione di un’Assemblea Costituente e migliori condizioni sociali che contribuiscano a ridurre le profonde disuguaglianze esistenti nel paese.</p>
<p>In questa giornata, inoltre, il presidente Sebastian Piñera ha annunciato, con uno spiegamento mediatico, la consegna di un disegno di legge per il Congresso per elevare di 50 mila pesos l&#8217;ingresso minimo mediante un sussidio del governo e col chiaro obiettivo di riappacificare il profondo malessere sociale imperante.</p>
<p>La misura, che beneficherebbe solo a quelli che hanno il salario minimo di 300 mila pesos e lavorano la giornata completa, è considerata insufficiente da economisti e sindacati.</p>
<p>Al rispetto, la Centrale Unitaria dei Lavoratori reclama un salario minimo di 500 mila pesos, affinché i lavoratori possano affrontare l&#8217;alto costo della vita in Cile, ed equiparare questa cifra alle pensioni, molte delle quali non arrivano a 100 mila pesos (circa 130 dollari).</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Caos in Cile: settimo giorno di Protesta Nazionale</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Oct 2019 01:40:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la convocazione nel pomeriggio di questo venerdì ad una manifestazione, “la più grande di tutte” nella Piazza Italia, centro nevralgico delle concentrazioni popolari della capitale cilena, incomincia il settimo giorno della protesta nazionale che ha messo in scacco il governo del presidente Sebastian Piñera.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11167" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11167" alt="foto: Getty Images" src="/files/2019/10/chile1.jpg" width="580" height="326" /><p class="wp-caption-text">foto: Getty Images</p></div>
<p><strong>Con la convocazione nel pomeriggio di questo venerdì ad una manifestazione, “la più grande di tutte” nella Piazza Italia, centro nevralgico delle concentrazioni popolari della capitale cilena, incomincia il settimo giorno della protesta nazionale che ha messo in scacco il governo del presidente Sebastian Piñera.</strong></p>
<p>La convocazione fatta attraverso le reti sociali, enfatizza il carattere pacifico della mobilitazione e si dirige alle famiglie cilene, ai giovani, ai lavoratori, agli impiegati dello stato, agli artisti ed a tutti i settori della popolazione.</p>
<p>Gli organizzatori hanno aggiunto che le azioni di massa si ripeteranno attraverso tutto il paese, segnando il carattere nazionale dell&#8217;iniziativa e la loro determinazione di mantenere la protesta.</p>
<p>Fino ad ora le mobilitazioni sono state sempre in crescita, arrivando a circa 200 mila persone a Santiago, con la caratteristica di un ambiente pacifico e perfino festivo durante il giorno ed espressioni di violenza, saccheggi ed incendi di negozi di sera, probabilmente commessi dagli infiltrati della polizia, dopo l’inizio del coprifuoco, quando l&#8217;ordine rimane a carico dei carabinieri e dei militari.</p>
<p>La giornata di questo venerdì è iniziata con centinaia di camionisti, tassisti ed automobili di privati, che dalle prime ore del mattino hanno occupato e bloccato le strade che arrivano a Santiago, autostrade, strade urbane e di vari comuni limitrofi alla capitale.</p>
<p>Intanto, le ONG e diverse organizzazioni nazionali addette alla difesa dei diritti umani nel paese si preparano per ricevere lunedì una missione dell&#8217;Alto Delegato delle Nazioni Unite per i diritti umani che dirige l&#8217;ex presidentessa del Cile, Michelle Bachelet.</p>
<p>Il compito della chiamata “missione di verifica” sarà esaminare la situazione di diritti umani nel paese, dopo la dichiarazione di Stato di Emergenza e coprifuoco da parte del governo il passato 18 ottobre, in risposta alla protesta nazionale di massa, e le denunce sugli abusi ed uso eccessivo della forza nella repressione contro i manifestanti.</p>
<p>Il gruppo di tre esperti inviati dall&#8217;ONU si intervisterà con alte cariche del governo, rappresentanti della società civile, vittime, istituzioni nazionali dei diritti umani e visiterà varie città del paese.</p>
<p>L&#8217;ultimo bilancio pubblicato dall&#8217;Istituto Nazionale dei Diritti Umani (INDH) registra 2890 detenuti e 582 feriti dopo la repressione di giovedì 24 ottobre.</p>
<p>Nel dettaglio, la relazione stabilisce che dei 2890 detenuti 294 sono donne, 1182, uomini e 225, bambini, bambine, ed adolescenti.</p>
<p>Le persone ferite da armi da fuoco, sono 295, e mentre i ricorsi giudiziali presentati dall’INDH 14 sono di difesa, 5 denunce per omicidio, 12 per violenza sessuale (denudazioni, minacce di violazione e palpeggiamenti) e 36 denunce senza definire.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_11168" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11168" alt="foto: Getty Images" src="/files/2019/10/chile2.jpg" width="580" height="326" /><p class="wp-caption-text">foto: Getty Images</p></div>
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		<title>Cile: arrestati durante il coprifuoco sono stati “crocifissi” all&#8217;antenna di un commissariato</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2019 01:27:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'Istituto Nazionale dei Diritti Umani ha denunciato che un gruppo di detenuti sono stati “crocifissi” ad un'antenna del 23ª Commissariato dei Carabinieri, a Peñalolen, dopo essere stati fermati durante il coprifuoco. L'organismo ha presentato una denuncia per torture ed in questa si indica, secondo La Terza, che le vittime sono state tre adulti ed un minorenne arrestati attorno alla 01:00 di mattina del lunedì 21 ottobre.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11165" alt="Carabineros-tortura3" src="/files/2019/10/Carabineros-tortura3.jpg" width="580" height="389" />L&#8217;Istituto Nazionale dei Diritti Umani ha denunciato che un gruppo di detenuti sono stati “crocifissi” ad un&#8217;antenna del 23ª Commissariato dei Carabinieri, a Peñalolen, dopo essere stati fermati durante il coprifuoco.  </strong></p>
<p>L&#8217;organismo ha presentato una denuncia per torture ed in questa si indica, secondo La Terza, che le vittime sono state tre adulti ed un minorenne arrestati attorno alla 01:00 di mattina del lunedì 21 ottobre.</p>
<p>“I carabinieri, secondo la denuncia dell&#8217;INDH, li hanno accusati di rubare, nonostante due degli adulti dicessero che camminavano verso la casa della nonna del minorenne per andare a prenderlo. Mentre erano trasferiti fino alla 23ª Commissariato di Peñalolén la polizia ha arrestato un quarto individuo. In questo commissariato, dice la denuncia, tutti i detenuti, compreso l&#8217;adolescente di 14 anni, sono stati sottomessi a torture”, segnala il quotidiano.</p>
<p><span style="color: #ff0000">“Appesi con le manette”</span></p>
<p>L&#8217;azione legale interposta dall&#8217;INDH si riferisce, in questo punto, al fatto che “i detenuti sono stati crocifissi alla struttura metallica dell&#8217;antenna del Commissariato, appendendoli con le manette”, per poi colpirli e spruzzarli con gas al peperoncino.</p>
<p>L&#8217;Istituto ha informato in Twitter che, davanti alla denuncia per torture, il 13º Tribunale di Garanzia di Santiago ha dettato una “proibizione di avvicinamento” per i funzionari del 23ª Commissariato di Peñalolén rispetto ai detenuti.</p>
<p>Questi, rimarca, sono stati “detenuti ed ammanettati ad una struttura metallica di un’antenna del recinto della polizia, lasciandoli appesi con le manette, all&#8217;alba del 21 ottobre 2019.”</p>
<p>Inoltre l&#8217;INDH ha denunciato, attraverso il suo sito web, che in un altro commissariato del comune, “in specifico nel 43º Commissariato dei Carabinieri di Peñalolén, due procuratori dei diritti umani sono stati aggrediti fisicamente e verbalmente, per intimorirli e spaventarli.”</p>
<p>L&#8217;Istituto ha disponibile nel suo sito web un formulario affinché le persone che hanno sofferto trattamenti illegittimi da parte degli agenti dello stato durante le attuali proteste sociali realizzino le loro denunce in modo formale.</p>
<p>da Cooperativa</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		</item>
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		<title>Perché la vittoria del movimento indigenista non è totale in Ecuador?</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/10/14/perche-la-vittoria-del-movimento-indigenista-non-e-totale-ecuador/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Oct 2019 22:07:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rafael Correa]]></category>

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		<description><![CDATA[D'altra parte, è cominciata la domanda su che cosa si era ottenuto esattamente. Si era trattato di una deroga immediata ed effettiva, come ha annunciato ed ha celebrato la CONAIE, o di una sostituzione senza data determinata, come ha annunciato nel suo account di Twitter il presidente Lenin Moreno?  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11146" alt="ecuador-afp-580x387" src="/files/2019/10/ecuador-afp-580x387.jpg" width="580" height="387" />Ci sono alcune celebrazioni in Ecuador. Sono cominciate la serata della domenica quando il governo nazionale ed il movimento indigeno, centralmente attorniato nella Coordinatrice delle Nazionalità Indigene dell&#8217;Ecuador (CONAIE) hanno annunciato di essere giunti ad un accordo rispetto al decreto 883, quello che ha tolto i sussidi alla benzina.  </strong></p>
<p>La reazione è stata doppia. Da una parte, le strade si sono riempite di euforia dopo quello che è stato considerato come una vittoria dopo 11 giorni di proteste confrontate con una forte repressione. Lo scenario di battaglia del centro di Quito è stato di applausi, clacson, camion carichi di gente con bandiere dell&#8217;Ecuador, tassisti, feste nei quartieri popolari.</p>
<p>D&#8217;altra parte, è cominciata la domanda su che cosa si era ottenuto esattamente. Si era trattato di una deroga immediata ed effettiva, come ha annunciato ed ha celebrato la CONAIE, o di una sostituzione senza data determinata, come ha annunciato nel suo account di Twitter il presidente Lenin Moreno?</p>
<p><em>Parte della risposta è stata chiarita dal comunicato delle Nazioni Unite dell’Ecuador, organismo mediatore nel dialogo, che ha affermato che “si lascia senza effetto il decreto 883” e “si procederà in maniera immediata a lavorare nell&#8217;elaborazione di un nuovo decreto, che permetta una politica di sussidi, con una messa a fuoco integrale, che prevenga che questi non si destinino al beneficio di persone con maggiori risorse ed ai contrabbandieri, con criteri di razionalizzazione, focalizzazione e settorializzazione”.  </em></p>
<p>La stessa notte della domenica si è installata la commissione per, ha informato la CONAIE, “la redazione del decreto che lo rimpiazza -il 883 – e questo non finisce fino a quando l&#8217;accordo non si concreti completamente”.</p>
<p>In questo modo, si è ottenuta una vittoria parziale dentro l&#8217;insieme di misure accordate tra il governo ed il Fondo Monetario Internazionale, essendo il decreto 883 quello di maggiore impatto nell&#8217;economia e nella battaglia simbolica. Il risultato finale di questa parzialità dipenderà dal nuovo decreto che si sta preparando.</p>
<p>Esternamente allo spazio di dialogo c’è anche, fino ad ora, un accordo sul procedimento per investigare le attuazioni e gli abusi delle forze di sicurezza dello Stato, che è costato almeno 7 morti, 1152 detenuti e 1340 feriti.</p>
<p>Esisteva la possibilità di ottenere una vittoria maggiore? Questa domanda riunisce i principali punti interrogativi. Secondo i protagonisti delle giornate, cioè la CONAIE, non era possibile. E le mobilitazioni, sebbene non sono state unicamente del movimento indigeno, sono ricadute principalmente nella sua capacità di azione, sia in Quito come nei blocchi delle strade nel paese.</p>
<p>Un altro scenario preoccupante in parallelo al dibattito sul decreto: la persecuzione contro i dirigenti della Rivoluzione Cittadina, lo spazio politico dell&#8217;ex presidente Rafael Correa. Quell&#8217;azionare era stato annunciato da Moreno, scaricando la responsabilità dei fatti di violenza accaduti sulle spalle di Correa. La tattica del governo è stata quella di riconoscere gli indigeni come interlocutori legittimi e criminalizzare il “correismo”.</p>
<p>Lo spiegamento persecutorio è cominciato durante i giorni della mobilitazione: la membro dell&#8217;assemblea Gabriela Rivadeneira ha dovuto rifugiarsi nell&#8217;ambasciata del Messico e l&#8217;ex sindaco Alexandra Arce è stata arrestata. All&#8217;alba del lunedì è stata fermata nella sua casa la prefetta di Pichincha, Paola Pabon, ed in mattinata è stata perquisita la casa dell&#8217;ex membro dell&#8217;assemblea Virgilio Hernandez.</p>
<p>Questi arresti e persecuzioni attraverso il potere giudiziale articolato alla condanna mediatica si sono sommati con casi anteriori, come quello dell&#8217;ex vicepresidente Jorge Glas, quello dell&#8217;ex cancelliere Ricardo Patiño, rifugiato in Messico, e quello dello stesso Correa.</p>
<p>In questo modo, Ecuador avanza su vari temi simultaneamente: quello della celebrazione della vittoria parziale della CONAIE e la mobilitazione popolare che è durata undici giorni, quello della persecuzione del “correismo” come parte dell&#8217;attacco politico di Moreno al suo avversario, e quello dello stesso governo che ha dovuto cedere sul decreto 883, ma che cerca come non modificarlo sostanzialmente.</p>
<p>Dentro questo quadro si sottolinea un elemento di maggiore complessità: le differenze tra una parte della direzione della CONAIE ed il “correismo” che durano da vari anni, che sono state risaltate via Twitter durante i giorni di protesta, e sono rimaste in primo piano durante il dialogo, quando il presidente del movimento indigeno Jaime Vargas si è scagliato contro la Rivoluzione Cittadina.</p>
<p>Ecuador, che ha albeggiato oggi nel suo primo giorno con decompressione delle mobilitazioni, vive uno scenario complesso. Il governo di Moreno non si tratterrà nel suo tentativo di neoliberalizzazione dell&#8217;economia che ha, nell’FMI, un punto di profondità, come nel suo allineamento con gli Stati Uniti, come epicentro della sua politica estera. Quali saranno i prossimi passi della CONAIE? Che cosa farà il “correismo” davanti alla persecuzione politica? I pezzi sono in movimento.</p>
<p>di Marco Teruggi</p>
<p>preso da Pagina 12</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AFP</p>
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		<title>Il capo del Mossad confessa di essere dietro le rivolte in Iran</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jan 2018 00:11:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il capo Mossad, Yossi Cohen, ha praticamente ammesso, ieri, la partecipazione del regime di Tel Aviv alle proteste in alcune città iraniane che si sono tenute le scorse settimane sulla situazione economica. Parlando in una sessione di lavori del Ministero dell'Economia del regime israeliano, il direttore del Mossad ha espresso il suo sostegno per gli atti di violenza che si sono verificati durante le manifestazioni di protesta in Iran. "Israele ha occhi, orecchie e anche di più" in Iran, ha affermato Cohen, aggiungendo che Israele "vorrebbe vedere una rivoluzione" nel paese persiano. Tali dichiarazioni sono state riportate dal quotidiano israeliano 'Hareetz'.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10341" alt="Mossad" src="/files/2018/01/Mossad.jpg" width="580" height="290" />Il capo Mossad, Yossi Cohen, ha praticamente ammesso, ieri, la partecipazione del regime di Tel Aviv alle proteste in alcune città iraniane che si sono tenute le scorse settimane sulla situazione economica.</strong></p>
<p>Parlando in una sessione di lavori del Ministero dell&#8217;Economia del regime israeliano, il direttore del Mossad ha espresso il suo sostegno per gli atti di violenza che si sono verificati durante le manifestazioni di protesta in Iran. &#8220;Israele ha occhi, orecchie e anche di più&#8221; in Iran, ha affermato Cohen, aggiungendo che Israele &#8220;vorrebbe vedere una rivoluzione&#8221; nel paese persiano. Tali dichiarazioni sono state riportate dal quotidiano israeliano &#8216;Hareetz&#8217;.</p>
<p>Pur indicando che i problemi economici &#8220;hanno portato le persone in piazza&#8221;, ha ammesso che non è stato ottenuto il risultato preferito del regime israeliano, ovvero &#8220;vedere una rivoluzione&#8221; nel paese persiano. &#8220;Devono abbassare le aspettative&#8221;, ha spiegato.</p>
<p>Allo stesso modo, ha precisato che il Mossad cerca una &#8220;superiorità totale&#8221; nello &#8220;spionaggio&#8221; in tutto il mondo. &#8220;Non possiamo essere secondi in termini di personale, difesa dagli attacchi informatici e spionaggio&#8221;, ha aggiunto.</p>
<p>Alcune città iraniane hanno assistito a manifestazioni pacifiche contro l&#8217;inflazione e la disoccupazione, ma i nemici di Teheran, guidati dagli Stati Uniti dal regime di Israele, hanno colto l&#8217;occasione per attaccare la Rivoluzione islamica attraverso i loro scagnozzi, infiltrati nelle manifestazioni, compiendo atti di vandalismo. La loro trama è stata neutralizzata dopo che migliaia e migliaia di iraniani sono scesi in piazza per esprimere il loro sostegno alla rivoluzione islamica rifiutando le ingerenze straniere.</p>
<p>Il leader della Rivoluzione Islamica, l&#8217;Ayatollah Seyed Ali Khamenei ha promesso ieri che i danni causati dagli Stati Uniti e dai suoi complici durante i disordini nel paese persiano non rimarranno senza risposta. Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, a sua volta, ha elogiato la risposta corretta di tutto il popolo iraniano che ha rifiutato l&#8217;ingerenza straniera negli affari interni del paese, neutralizzando un altro complotto nemico e smantellando i suoi piani anti-iraniani.</p>
<p>Fonte: Haaretz</p>
<p>Da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Zelaya accusa Tribunale Supremo Elettorale di dare fuoco ad Honduras</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Dec 2017 02:21:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'ex presidente honduregno Manuel Zelaya ha accusato oggi il discusso Tribunale Supremo Elettorale (TSE) di dare fuoco al paese manipolando i dati delle elezioni generali, celebrate domenica scorsa, e delle quali si ignora ancora il vincitore. “Il TSE ha dato fuoco ad Honduras coi dati manipolati che ha pubblicato oggi contro @SalvadorAlianza. Il popolo è sulle strade difendendo quello che ha deciso nelle urne”, ha scritto Zelaya nel suo account di Twitter. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10288" alt="honduras" src="/files/2017/12/honduras.jpg" width="580" height="387" />L&#8217;ex presidente honduregno Manuel Zelaya ha accusato oggi il discusso Tribunale Supremo Elettorale (TSE) di dare fuoco al paese manipolando i dati delle elezioni generali, celebrate domenica scorsa, e delle quali si ignora ancora il vincitore.</strong></p>
<p>“Il TSE ha dato fuoco ad Honduras coi dati manipolati che ha pubblicato oggi contro @SalvadorAlianza. Il popolo è sulle strade difendendo quello che ha deciso nelle urne”, ha scritto Zelaya nel suo account di Twitter.</p>
<p>Attraverso questa rete sociale ha anche denunciato azioni di frode da parte del Tribunale ed ha proposto azioni immediate di trasparenza od al contrario non si riconosceranno i risultati delle elezioni.</p>
<p>Intanto le proteste, fortemente soffocate dalle forze antisommossa, si mantengono nella capitale e varie città del paese davanti ad una supposta frode a favore del presidente ed aspirante alla rielezione, Juan Orlando Hernandez.</p>
<p>Le tensioni sono aumentate nel paese dopo che il candidato dell&#8217;Alleanza di Opposizione contro la Dittatura, Salvador Nasralla, ha denunciato davanti all&#8217;opinione pubblica il TSE di manipolare i dati per strappargli un&#8217;evidente vittoria.</p>
<p>Il fatto è che il candidato oppositore ed i suoi seguaci hanno visto col decorso dei giorni come un vantaggio di cinque punti è svanito in modo sospettoso, alimentato da un ritardo prolungato nella diffusione dei risultati e “guasti” nel sistema informatico di calcolo.</p>
<p>Barricate, incendi di pneumatici, strade bloccate e confronti tra manifestanti e le forze antisommossa sono le immagini che predominano questo venerdì nel paese, davanti alle proteste degli honduregni per quello che considerano un golpe elettorale.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Martin Calix</p>
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		<title>Esigono una spiegazione al governo spagnolo per assedio a locale venezuelano</title>
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		<pubDate>Sat, 13 May 2017 01:36:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Deputati di vari partiti politici chiesero oggi la comparizione nel parlamento spagnolo della delegata del governo di Mariano Rajoy a Madrid, dopo l'assedio subito da un locale dell'ambasciata del Venezuela nella capitale spagnola. Izquierda Unida, En Marea, Esquerra Repubblicana della Catalogna ed il Gruppo Misto registrarono questo venerdì nel Congresso dei Deputati la petizione di comparizione urgente della rappresentante di Rajoy in questa regione, Concepcion Dancausa. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9968" alt="venezuela-violencia" src="/files/2017/05/venezuela-violencia.jpg" width="580" height="327" />Deputati di vari partiti politici chiesero oggi la comparizione nel parlamento spagnolo della delegata del governo di Mariano Rajoy a Madrid, dopo l&#8217;assedio subito da un locale dell&#8217;ambasciata del Venezuela nella capitale spagnola.  </strong></p>
<p>Izquierda Unida, En Marea, Esquerra Repubblicana della Catalogna ed il Gruppo Misto registrarono questo venerdì nel Congresso dei Deputati la petizione di comparizione urgente della rappresentante di Rajoy in questa regione, Concepcion Dancausa.</p>
<p>I parlamentari reclamarono che Dancausa spieghi davanti alla Camera Bassa i motivi per i quali si permise l’assedio violento di centinaia di manifestanti che ieri circondarono il Centro della Diversità Culturale del Venezuela in questa capitale.</p>
<p>In quell&#8217;edificio, dipendente dalla missione del paese sud-americano, si realizzò questo giovedì un atto col Comitato delle Vittime della Guarimba, che espose le aggressioni fatte sulle strade del Venezuela da parte degli oppositori del presidente Nicolas Maduro.</p>
<p>L&#8217;ambasciatore del Venezuela in Spagna, Mario Isea, denunciò l&#8217;assedio dell&#8217;immobile da parte di un gruppo di persone violente.</p>
<p>“Stiamo essendo assediati, ostacolano la nostra uscita, è una folla violenta”, disse ieri Isea attraverso una registrazione trasmessa dall&#8217;interno del locale, dove fu sequestrato durante circa cinque ore insieme ad un centinaio di invitati.</p>
<p>Nel suo sollecito, i deputati reclamano che Dancausa chiarisca perché la Delegazione del Governo di Madrid permise l&#8217;inedito blocco a queste installazioni, “causando un conflitto diplomatico e mettendo a rischio la sicurezza” delle persone assistenti all&#8217;atto.</p>
<p>Deplorarono anche l&#8217;atteggiamento degli agenti della polizia che, davanti alle richieste di protezione da parte delle persone sequestrate nel centro culturale, hanno affermato “si scusavano per non avere un ordine di intervenzione”.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Philippe Martinez :&#8221;La modernità è il progresso sociale, non è la ‘loi travail’!&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2016 00:24:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo l’annuncio del progetto della cosiddetta ‘loi travail’, il governo ha rifiutato ogni forma di concertazione con l’insieme delle organizzazioni sindacali e in particolare con la CGT. Una riunione su questioni molto ampie e poi… più niente! ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-9340" alt="Philippe Martinez" src="/files/2016/05/philippe-martinez-pugno.jpg" width="662" height="366" />Vi proponiamo la traduzione di un articolo che tutti i giornali francesi si son rifiutati di pubblicare. L’autore è il compagno <em>Philippe Martinez, </em>segretario generale della CGT, il principale sindacato francese.  E’ stato pubblicato giovedì 26 maggio solo sul quotidiano del partito comunista francese L’Humanité. Gli altri giornali quel giorno non sono usciti in edicola a causa dello sciopero seguito al rifiuto di pubblicare proprio questo articolo. La CGT aveva chiesto a tutta la stampa nazionale di pubblicarlo gratuitamente per spiegare le ragioni di chi da mesi lotta contro il Jobs act di Hollande e Valls. <em>Tutti i giornali hanno rifiutato tranne naturalmente … L’Humanitè. </em>Il sindacato francese ha posto in maniera clamorosa il tema dell’orientamento filo-padronale e neoliberista dell’informazione.</em></p>
<p><b>Dopo l’annuncio del progetto della cosiddetta ‘loi travail’, il governo ha rifiutato ogni forma di concertazione con l’insieme delle organizzazioni sindacali e in particolare con la CGT. Una riunione su questioni molto ampie e poi… più niente!</b></p>
<p>Comunque, la prima versione di questo testo non è stata riportata prima alle organizzazioni sindacali, ma alla stampa.</p>
<p>La CGT denuncia un governo che impone degli arretramenti sociali successivi a causa della legge per le garanzie dell’occupazione o legge Macron.</p>
<p>La CGT denuncia un governo che si radicalizza calpestando dapprima la democrazia sociale, poi la democrazia politica con l’utilizzazione del 49-3 all’Assemblea nazionale.</p>
<p>La CGT denuncia un governo che si radicalizza dal momento che il 74 % dell’opinione pubblica si dice contraria al progetto della legge sul lavoro.</p>
<p>La CGT denuncia un governo che si radicalizza dal momento che un movimento sociale condotto da quattro organizzazioni sindacali di lavoratori e tre organizzazioni giovanili dura da più di due mesi. Senza considerare il fatto che un quinto sindacato di lavoratori contesta numerosi articoli del progetto di legge, di cui l’inversione della gerarchia delle norme.</p>
<p>Diversi ministri, tra i quali il primo ministro, rifiutano il dialogo e il dibattito di fondo e hanno fatto la scelta deliberata dell’invettiva e dell’autoritarismo prendendo di mira il primo sindacato della Francia, la CGT, e aprendo anche la strada al rilancio e agli insulti della destra e dell’estrema destra.</p>
<p>Il presidente della Repubblica, il primo ministro e il ministro dell’economia stanno dando la prova di essere ben impegnati in una lotta, ma una lotta lontana dalle realtà sociali del paese e dalle preoccupazioni dei cittadini, quella della candidatura alle elezioni presidenziali nel 2017.</p>
<p>Se la CGT saluta l’annuncio di misure specifiche per i giovani fatte da Matignon e ottenute grazie alle prime mobilitazioni unitarie, quando il governo fustigava e denigrava la gioventù accusata di non comprendere niente, non può che constatare che queste non hanno niente a che vedere con il progetto della legge del lavoro. La CGT sarà per tanto vigile per assicurarsi della corretta applicazione di queste misure.</p>
<p>Se la CGT saluta i progressi dentro un accordo firmato all’unanimità dai sindacati e dal patronato dei professionisti dello spettacolo sull’indennità di disoccupazione, anche lì ottenuti in seguito alle mobilitazioni, non può che condannare l’opposizione del Medef e il silenzio inquietante del governo.</p>
<p>La CGT denuncia un testo guida al ribasso del «costo» del lavoro che darà meno protezioni ai salariati e diminuirà la remunerazione. Così, bisognerebbe precarizzare e licenziare di più per assumere di più ?</p>
<p>La CGT non può accettare che, con questo testo, ogni datore di lavoro, come vorrà, potrà “fare la sua legge” nell’impresa. Il principio della deroga al diritto collettivo diventerà una regola.</p>
<p>È per queste ragioni che la CGT chiede il ritiro della legge del lavoro e l’apertura di reali negoziazioni per un nuovo codice del lavoro uguale per tutti, basato su:</p>
<p>La creazione di un nuovo statuto del lavoro salariato e della Sicurezza sociale professionale per rispondere alle sfide del mondo del lavoro di oggi e di domani. Cioè dei diritti (lavoro, carriera, riconoscimento delle qualifiche, formazione professionale, protezione sociale…) collegati alla persona, evolutivi e progressivi che impediscano un arretramento e trasferibili e opponibili ai datori di lavoro.</p>
<p>Nello stesso tempo, la CGT rivendica di lavorare meno, lavorare meglio e lavorare tutti al fine di conciliare creazione di lavoro e progresso sociale.</p>
<p><b>Perché sì, la modernità, è il progresso sociale, è più diritti e più garanzie per l’insieme dei lavoratori e dei cittadini. Non un ritorno al XIX secolo.</b></p>
<p>È per questa ragione che la CGT chiede il ritiro della ‘loi travail’ e chiede l’apertura di reali negoziati per un nuovo Codice del lavoro uguale per tutti.</p>
<p><em>di Philippe Martinez segretario generale della CGT</em></p>
<p>traduzione di Laura Nanni</p>
<p>dalla pagina web di Rifondazione Comunista</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Protestano in Ecuador contro visita del presidente turco Erdogan</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2016 22:27:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Circa trenta persone hanno protestato ieri qui contro la presenza in Ecuador del presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, che realizzò una visita ufficiale nel paese sud-americano. I manifestanti, in maggioranza giovani, si riunirono nelle vicinanze dell'Istituto degli Alti Studi Nazionali (IAEN), dove il mandatario turco dettò una conferenza, ed inalberarono cartelli dove accusavano Erdogan di amare il gruppo terroristico conosciuto come Isis. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9111" alt="" src="/files/2016/02/Diegogolpiado.jpg" width="328" height="395" />Circa trenta persone hanno protestato ieri qui contro la presenza in Ecuador del presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, che realizzò una visita ufficiale nel paese sud-americano.  </strong></p>
<p>I manifestanti, in maggioranza giovani, si riunirono nelle vicinanze dell&#8217;Istituto degli Alti Studi Nazionali (IAEN), dove il mandatario turco dettò una conferenza, ed inalberarono cartelli dove accusavano Erdogan di amare il gruppo terroristico conosciuto come Isis.</p>
<p>La Polizia ecuadoriana disperse la piccola concentrazione in mezzo ad alcuni scontri violenti, secondo le immagini mostrate dalla televisione locale.</p>
<p>Il legislatore per il governante Alleanza Paese e membro del Partito Comunista dell&#8217;Ecuador, Diego Vintimilla, ha detto, da parte sua, che è stato colpito dalla sicurezza turca quando cercò di intercedere per evitare che aggredissero una manifestante.</p>
<p>“La sicurezza turca mi colpì per esigere che smettessero di aggredire una compagna nell&#8217;IAEN”, assicurò il membro dell&#8217;assemblea attraverso il suo account nella rete sociale Twitter, dove pubblicò delle foto dove si vedono una delle sue mani insanguinata ed un braccio con lividi.</p>
<p>Erdogan arrivò ad Ecuador come parte di un viaggio sud-americano che ha incluso Cile e Perù.</p>
<p>A Quito, il mandatario è stato ricevuto con gli onori di un capo di Stato da Correa con chi si riunì e dopo offrì una conferenza stampa per annunciare gli accordi raggiunti in materia di turismo, sicurezza e commercio.</p>
<p>Oggi, il cancelliere Ricardo Patiño annunciò che l&#8217;Ecuador reclamerà presso Turchia per l&#8217;attuazione assolutamente ingiustificata dei suoi agenti di sicurezza in una protesta contro la visita del presidente Erdogan.</p>
<p>“Presenteremo una nota energica di protesta per l&#8217;attuazione della sicurezza turca”, assicurò Patiño in una conferenza stampa offerta in questa capitale.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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