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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Progetto Saharawi-Tor Vergata</title>
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		<title>Uno stato in esilio, il Saharawi, dove il deserto è il grande mare prosciugato (2)</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 02:53:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[CittàVisibili]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Federica Cresci]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Mazzinghi]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Conti]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Saharawi-Tor Vergata]]></category>
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		<description><![CDATA[Continuando il mio resoconto sulla "Missione 2020" nei campi profughi saharawi in Algeria, in particolare ad Auserd e Rabuni, la mia voce nei campi, Federica Cresci, ha intervistato Federico Mazzinghi, capo gruppo nei campi del Progetto Saharawi-Tor Vergata CittàVisibili. Dalla pagina del facebook del progetto possiamo conoscere che è un "progetto di collaborazione tra gli studenti del corso di laurea in Medicina&#38;Chirurgia in lingua italiana ed inglese dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata e la R.A.S.D. - Repubblica Araba Saharawi Democratica. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8220;Prima di ogni oasi c&#8217;è un deserto da affrontare&#8221; </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">(Proverbio Saharawi) </span></span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Continuando il mio resoconto sulla &#8220;Missione 2020&#8243; nei campi profughi saharawi in Algeria, in particolare ad Auserd e Rabuni, la mia voce nei campi, Federica Cresci, ha intervistato Federico Mazzinghi, capo gruppo nei campi del Progetto Saharawi-Tor Vergata CittàVisibili. </span></span></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Dalla pagina del facebook del progetto possiamo conoscere che è un &#8220;progetto di collaborazione tra gli studenti del corso di laurea in Medicina&amp;Chirurgia in lingua italiana ed inglese dell’Universit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">degli studi di Roma Tor Vergata e la R.A.S.D. &#8211; Repubblica Araba Saharawi Democratica. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Il Progetto Saharawi &#8211; Tor Vergata nasce nel 2017 dall’impegno di un gruppo di studenti che si sono interessati alla causa, finora ancora troppo sconosciuta, del popolo Saharawi. Abbiamo cominciato in punta di piedi, aggregandoci a viaggi solidali organizzati ogni anno da alcune associazioni toscane per dare continuit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">a vari progetti dal carattere umanitario. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">In questo modo abbiamo avuto la possibilit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">di imparare a conoscere da vicino questo popolo, la loro cultura, la loro storia e le loro molte necessit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">, stringendo contatti importanti con istituzioni e strutture sanitarie locali. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Negli ultimi anni, grazie alla maggiore consapevolezza delle caratteristiche di questo popolo ed alle crescenti adesioni che il nostro gruppo sta riscontrando nell’Universit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">di Tor Vergata e in alte Universit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">italiane, abbiamo orientato i nostri progetti verso problematiche specifiche. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Stiamo portando avanti uno screening di prevalenza sul diabete, particolarmente presente nella popolazione Saharawi. Riuscire ad avere un quadro preciso della situazione potrebbe aiutare ad ipotizzare le cause di una così larga diffusione intervenendo di conseguenza. Con costi economici relativamente contenuti si potrebbe ottenere un enorme vantaggio in termini di salute e qualit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">della vita. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">È un progetto iniziato nel 2018 e che continueremo nel tempo in modo da ampliare il campione di studio: i risultati emersi dal campione raccolto sembrano confermare ciò che avevamo riscontrato nella pratica clinica di tutti i giorni. Tra i Saharawi il diabete è diffuso e, purtroppo, non sufficientemente trattato, un po’ per mancanza di mezzi ed un po’ per mancanza di consapevolezza da parte della popolazione. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Accanto alla studio abbiamo cercato di impostare una campagna di informazione e sensibilizzazione e, con nostra grande soddisfazione, la stessa è stata continuata dal personale locale. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Altro punto fondamentale del nostro progetto è la raccolta di farmaci indirizzata verso quelli di uso più comune: ipoglicemizzanti orali e ACE-inibitori. In generale cerchiamo di soddisfare il più possibile le loro richieste e di rifornirli dei farmaci abitualmente prescritti dai medici del posto, molto ben preparati ma troppo spesso senza mezzi necessari a trattare le più semplici patologie. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Un altro punto del progetto, dal 2020, è l’eventuale collaborazione con alcuni ospedali italiani: faremo uno screening sulle schisi cranio facciali (ad esempio </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">il </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">“labbro leporino”) per individuare eventuali pazienti che potrebbero ricevere un trattamento chirurgico qui in Italia, in accordo con la struttura ospedaliera. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Abbiamo inoltre svolto uno studio sulla food security, ponendo sotto la lente alimentazione e disponibilit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">idrica. Nell&#8217;acqua presente nei campi abbiamo rilevato un alto tasso di nitrati, floruri e basso tasso di zinco. Questo è significativo perch</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">é</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">, secondo molti studi epidemiologici, è correlato all&#8217;aumento di insorgenza del diabete, ragione per la quale continueremo ad indagare in tal senso. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">In ultimo, ma non meno importante, ogni anno organizziamo una pratica clinica presso le strutture sanitarie del campo profughi. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">In questo modo riusciamo ad avvicinare sempre più giovani alla questione Saharawi: questo è fondamentale per conoscere questo popolo dimenticato, rendere il team di anno in anno più numeroso, aggiungere idee ed incrementare la partecipazione attiva, in maniera da dare continuit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">ai progetti e renderli sempre più efficaci oltre che creare un momento di condivisione e di amicizia, completando il percorso di studi con una intensa esperienza umanitaria. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Quindi non solo Medicina, ma una grande opportunit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">per scoprire e conoscere la storia di un popolo che non si arrende e che continua a lottare per i propri diritti&#8221;, ed io aggiungo, uno degli ultimi territori da descolonizzare a livello mondiale. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Federico è nato a Fiesole, ma si sente orgogliosamente di Sesto Fiorentino (gemellato con il popolo saharawi dagli anni ’80), si è innamorato del popolo saharawi e del progetto di Citt</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Visibili di Nadia Conti nell&#8217;anno della sua fondazione, il 2016, e subito “è nata l’esigenza di aiutare concretamente questo popolo. La proposta al governatore di Auserd di creare un progetto sanitario che portasse nei campi studenti, partendo dalla facolt</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">di Medicina di Tor Vergata, ha riscontrato il suo parere positivo. Sono gi</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">4 anni che viaggiamo nei campi, a parte il viaggio esplorativo iniziale, ad oggi contiamo 44 iscritti&#8221;. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8220;Gi</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">il primo anno abbiamo effettuato un tirocinio e fatto dei corsi di formazione nell&#8217;ospedale di Auserd, oltre a donare farmaci. Nel corso del terzo anno, grazie in particolare al contributo importantissimo di un’altra studentessa, Marzia Belli, abbiamo ampliato il progetto ulteriormente, orientandoci in particolare sul diabete. Con l’impegno degli altri studenti partecipanti, che gradualmente diventano attivisti, abbiamo potenziato molto questo progetto, anche con farmaci donati, perch</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">é dai nostri dati </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">abbiamo appreso che il tasso di diabete sembra alto in modo allarmante. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Allora quest’anno abbiamo deciso di ampliare il campione, ed abbiamo creato 4 gruppi. Due di noi vanno tenda per tenda nelle famiglie per fare lo screening e fare prevenzione, due sono nel dispensario per studiare le cartelle cliniche e fare visite, incluso quelle sul diabete, e la maggioranza è nell&#8217;ospedale di Auserd per lavorare fianco a fianco con i medici saharawi&#8221;. Inoltre quest’anno due persone stanno facendo un documentario sulle nostre attività e sul popolo saharawi.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8220;Siamo molto orgogliosi anche del fatto che quest&#8217;anno siamo riusciti a portare con noi più di 200 kg di farmaci (e questo specialmente grazie al Centro Missionario di Firenze) e che ogni anno aumentano i giovani che sono disposti ad aiutarci, perch</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">é </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">significa che un domani, a parte gli aiuti sanitari, il popolo saharawi avr</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">un maggiore appoggio di persone disposte a lottare per la sua autodeterminazione&#8221;. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Federica continua la sua intervista chiedendo a Federico se per lui è stato interessante incontrare la Brigata Medica Cubana che lavora nei campi profughi e collaborare con i medici caraibici nelle guardie mediche.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8220;Sì, Federica, è stata una grande emozione e un grande onore. Conosciamo bene la grande preparazione medica dei medici cubani&#8221;.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Federico ricorda il grande apporto di Cuba al popolo saharawi, soprattutto per la grande quantit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">di studenti di medicina che apprendono sull&#8217;isola, e che una volta laureati, ritornano nei campi profughi ad aiutare il loro popolo. Inoltre dagli anni ’70 sono presenti costantemente brigate mediche cubane per svolgere un lavoro docente e di appoggio, nell&#8217;ambiente inospitale del deserto. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8220;Dobbiamo sempre tener presente che quello che fa Cuba per i paesi del terzo mondo e non solo, dal punto di vista sanitario, non è così scontato, se pensiamo ai quasi 60 anni di bloqueo commerciale e finanziario che l&#8217;isola subisce da parte degli USA, nonostante la condanna mondiale di questo genocidio&#8221;. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Sempre grazie a Federica, ho avuto il piacere di conversare con il funzionario saharawi Abdalahi Bucheiba, vice ambasciatore della missione in Colombia e presidente onorario di CittàVisibili, che mi ricorda la politica sporca dei paesi europei, soprattutto Francia e Spagna, e chiaramente anche degli USA, che manipolano il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU e proteggono Marocco, per ostacolare gli accordi di pace, non sono interessati affatto al diritto internazionale, ma solo ai loro interessi economici. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8220;Qui nei campi profughi, per poter sopravvivere e sussistere necessitiamo gli aiuti di diversi popoli europei, che, molto più avanzati dei loro governi, ci tendono la mano, ci permettono resistere, e si occupano, sempre al nostro fianco, per esempio di adozioni a distanza, della salute pubblica o della salubrit</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">à </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">dell&#8217;acqua. Il fatto più importante è che non solo ci aiutano materialmente, ma vogliono conoscere a fondo il nostro popolo, non vanno negli hotel a cinque stelle, si alloggiano nelle tende con le famiglie e condividono il nostro vivere quotidiano&#8221;. &#8220;Per noi, questa solidarietà è importantissima, vedere che i popoli europei appoggiano la nostra autodeterminazione, ci da forza ed aumenta la resilienza. Su Cuba, bhè l&#8217;isola caraibica è stata al nostro fianco da sempre, fin dal principio, nei momenti più difficili del nostro esilio, ci ha aiutato all&#8217;ONU e nel Movimento dei Paesi Non Allineati, nello studio dei nostri giovani, nell&#8217;appoggio medico nei campi. L&#8217;appoggio cubano è completo, da parte del popolo e del governo, in forma incondizionata&#8221;. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">Ecco perch</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">é </span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">senza essere cubana, però vivendo a Cuba, amo moltissimo questa piccola isola eroica&#8230;e concludo, per adesso, con le parole della canzone del gruppo cubano Buena Fe, &#8220;Valientes&#8221;: &#8220;Cosa sto facendo qui? Amando questo paese come a me stesso. No, cosa dici, non c&#8217;è eroismo, sono venuto a darle un bacio al mondo e nulla più&#8221;. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">(continuerà</span></span><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">&#8230;) </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">di Ida Garberi </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica\ Neue, serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times\ New\ Roman, serif"><span style="font-size: large">foto di Federico Mazzinghi </span></span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Uno stato in esilio, il Saharawi, dove il deserto è il grande mare prosciugato (1)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 21:20:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è la prima volta che scrivo del popolo Saharawi, che stimo e rispetto per la sua resistenza e resilienza in condizioni critiche, senza purtroppo aver conosciuto di persona la loro terra. Questa volta presto le mie parole ad una carissima amica, Federica Cresci, che ha fatto una bellissima esperienza partecipando al viaggio "Missione 2020" dell'Associazione Città Visibili dell'ARCI di Campi Bisenzio, (che collabora con Ban Slout Larbi, il circolo Legambiente Gli Amici del Lago, militanti delle Pubbliche Assistenze, Clowncare M’illumino d’immenso Onlus e dell’Auser) che si occupa di adozioni e sostegno a distanza di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, tra i più poveri dei campi profughi nel deserto algerino, indicati dalle Autorità della R.A.S.D. (Repubblica Araba Saharawi Democratica).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11389" alt="saharawi" src="/files/2020/03/saharawi.jpg" width="580" height="773" />&#8220;Non puoi spiegare il deserto a chi non ha gli occhi pieni di libertà, tramonti e malinconia&#8221;</p>
<p>(Fabrizio Caramagna)</p>
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<p><strong>Non è la prima volta che scrivo del popolo Saharawi, che stimo e rispetto per la sua resistenza e resilienza in condizioni critiche, senza purtroppo aver conosciuto di persona la loro terra. Questa volta presto le mie parole ad una carissima amica, Federica Cresci, che ha fatto una bellissima esperienza partecipando al viaggio &#8220;Missione 2020&#8243; dell&#8217;Associazione Città Visibili dell&#8217;ARCI di Campi Bisenzio, (che collabora con Ban Slout Larbi, il circolo Legambiente Gli Amici del Lago, militanti delle Pubbliche Assistenze, Clowncare M’illumino d’immenso Onlus e dell’Auser) che si occupa di adozioni e sostegno a distanza di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, tra i più poveri dei campi profughi nel deserto algerino, indicati dalle Autorità della R.A.S.D. (Repubblica Araba Saharawi Democratica).</strong> Il gruppo che arriva nei campi è anche formato da studenti di medicina e medici giovani dell&#8217;Università di Tor Vergata, a Roma, che prestano servizio volontario e consegnano medicine negli ospedali dei campi profughi. I tre capi gruppo sono Nadia Conti (Città Visibili), Massimiliano Caligara (Legambiente) e Fabrizio Mazzinghi (Progetto Saharawi-Tor Vergata). Massimiliano Caligara e Claudio Cantù (CISP, Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli e incaricato della Rete di Solidarietà per il Popolo Saharawi) sono i responsabili del progetto &#8220;Acqua nel deserto&#8221;, che aiuta all&#8217;approvvigionamento dell&#8217;acqua nei campi profughi. Quest&#8217;anno gli interventi di solidarietà e cooperazione internazionale, che vengono sviluppati da tempo nel campo profughi di Ausserd, situato nel deserto algerino, si estenderanno anche a Tifariti, una delle sette “città” dei territori liberati del Sahara occidentale. Verrà attivato un progetto molto articolato, focalizzato &#8211; come i progetti degli anni precedenti &#8211; sulla raccolta e la gestione dell’acqua in territori desertici.</p>
<p>La guerra nel Sahara incomincia quando Spagna, nel 1975, ha ceduto l’amministrazione del Sahara Occidentale ai suoi limitrofi Marocco e Mauritania, mediante accordi illegali, dal punto di vista del diritto internazionale, dato che una potenza coloniale non può “cedere” un territorio colonizzato da lei ad altri Stati.</p>
<p>Dopo che la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha dichiarato che gli abitanti del Sahara Occidentale godevano del diritto di autodeterminazione che constava nelle risoluzioni delle Nazioni Unite (CIG, 1975), il re Hasan II ha iniziato una mobilitazione che passerebbe alla storia come la “marcia verde”, o per meglio dire la “marcia nera”, secondo i saharawi, per il suo saldo cruento e luttuoso, che ha implicato il trasferimento di circa 350 mila persone e 25 mila soldati verso la zona saharawi per occupare il territorio. Tutto ciò è stato accompagnato dai bombardamenti dell’aviazione marocchina con fosforo bianco e napalm contro i civili saharawi che intraprendevano l’esodo forzato verso il deserto algerino.</p>
<p>In quella cornice, varie migliaia di saharawi sono fuggiti verso Algeria ed il 27 febbraio 1976 il Fronte Polisario (braccio armato del popolo saharawi) ha proclamato la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD). Nel 1979, Mauritania ha sottoscritto un accordo di pace coi combattenti della RASD e, da allora, è solo Marocco quello che continua affermando di avere una sovranità sulla zona, che include l’area alla quale Mauritania ha rinunciato.</p>
<p>Le forze marocchine e saharawi hanno continuato i combattimenti, fino al 1991, quando è stato firmato il cessate il fuoco e l’ONU ha creato la Minurso (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) che si sarebbe dovuta incaricare di mantenere la pace e di convocare un referendum di autodeterminazione. Tuttavia, a dispetto dei tentativi reiterati per portarlo a termine, il referendum – l’ultima data fallita è stata il 31 luglio 2000 – non si è mai realizzato e Marocco continua a proporre come soluzione al contenzioso, di offrire al territorio un regime di autonomia sotto l’ombrello della sovranità marocchina.</p>
<p>Attualmente, circa 165 mila saharawi vivono negli accampamenti dei rifugiati vicino a Tindouf (sud-ovest dell’Algeria), dipendendo maggiormente dall’aiuto umanitario e nell’attesa di potere esercitare quel diritto all’autodeterminazione proclamato ed avallato dalla comunità internazionale, attraverso decine di risoluzioni e dichiarazioni di varie delle sue distinte istanze e rappresentanti.</p>
<p>Nel 1980, Marocco ha cominciato a costruire un muro nel deserto per accerchiare parte del territorio del Sahara Occidentale, divide cioè i territori liberati dal Fronte Polisario dai territori occupati dal Marocco, con l’obiettivo di ostacolare -in pieno confronto armato – l’avanzamento dell’esercito saharawi del Fronte Polisario. La costruzione (distribuita in vari tratti) ha una lunghezza approssimata di 2720 chilometri ed è seminata con un numero sconosciuto, si parla tra 7 e 10 milioni, di mine antiuomo, che continuano attive oggigiorno.</p>
<div id="attachment_11390" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11390" alt="Nadia Conti" src="/files/2020/03/Nadia-Conti.jpg" width="580" height="580" /><p class="wp-caption-text">Nadia Conti</p></div>
<p>&#8220;L&#8217;idea delle adozioni a distanza ci è venuta perché ci siamo accorti che molte volte quello che noi, come associazioni, portavamo nel deserto non era quello che esattamente il popolo sarahawi aveva bisogno davvero, per quanto tutti, io da Campi Bisenzio, altri da Prato, principalmente dalle amministrazioni della regione Toscana, lo facessimo totalmente senza interessi. Allora, lavorando fianco a fianco con i funzionari della RASD, abbiamo deciso che era importante aiutare i giovani affinché possano raggiungere un po di autonomia per poter studiare. Dal 2016 abbiamo adottato già 198 bambini, coinvolgiamo le famiglie italiane adottive affinché conoscano la realtà saharawi, affinché possano aiutarci   a denunciare il muro della vergogna che divide il Sahara Occidentale, occupato illegalmente dal Marocco, dai territori liberati dal popolo saharawi. La maledizione di questo popolo è che sotto la loro terra ci sono ricchezze immense ed anche il mare di fronte alle loro coste è un enorme fonte di guadagno per Marocco, che fa affari d&#8217;oro con gli stati europei e non solo!&#8221;.</p>
<p>Chi sta raccontando la sua esperienza è Nadia Conti, che si emoziona molto mentre ricorda, in un dialogo con Federica, che è una vergogna enorme che il popolo saharawi stia aspettando da 43 anni un referendum per decidere se saranno autonomi o no dal Marocco, che l&#8217;ONU non faccia nulla per difendere questo popolo senza identità, senza la libertà di muoversi dai campi profughi (che per fortuna esistono nel deserto algerino) e che solo Cuba aiuta nello studio, totalmente gratuito: dall&#8217;isola ribelle sono usciti migliaia di medici saharawi che ritornano ai campi per aiutare i loro fratelli.</p>
<p>&#8220;Ci chiamiamo Città Visibili parafrasando il titolo di un libro di Italo Calvino, Città Invisibili, perché il nostro impegno è rendere visibili quei popoli che nessuno ascolta, gridare il loro disagio, la loro rabbia, la mancanza dei diritti, l&#8217;amore, la passione, l&#8217;allegria, ingredienti indispensabili per restare umani. Abbiamo anche aderito all&#8217;ARCI (Associazione Ricreativa e Culturale Italiana) perché anche noi approviamo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo, pratichiamo la solidarietà internazionale e rappresentiamo i valori democratici della Resistenza Italiana contro il fascismo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Abbiamo deciso di portare nei campi profughi giovani studenti di medicina o comunque giovani medici perché abbiamo visto che sono entusiasti di questo lavoro di solidarietà, forse perché siamo rimasti tra i pochi che riescono a trasmettere, in questo sistema disumano, la generosità e la disponibilità verso il prossimo che soffre e il volontariato gratuito&#8221;.</p>
<p>Nadia termina la sua chiacchierata confessando &#8220;che si sono formate tante alleanze perché è la magia del deserto che fa incontrare le persone disinteressate, che ci infiamma i cuori, e ci ha permesso di conoscere Cuba, con il suo esercito di medici ed educatori, una piccola isola che esporta solidarietà, dove gli altri esportano armi. Questo è un messaggio che innamora, ed anche io, con 60 anni, grazie a Cuba mi convinco, una volta di più, che questa è l&#8217;unica via possibile per un futuro migliore&#8221;.</p>
<div id="attachment_11391" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11391" alt="Federica Cresci" src="/files/2020/03/Federica-Cresci.jpg" width="580" height="578" /><p class="wp-caption-text">Federica Cresci</p></div>
<p>Federica invece mi racconta che ha deciso di associarsi a Città Visibili perché rispetta molto il lavoro di Nadia Conti, che considera un&#8217;attivista con un cuore puro, che dal 1996, percorre il deserto dei campi profughi saharawi per stendere la sua mano disinteressata a questo popolo. &#8220;Fin da ragazza ho amato il Che Guevara, ho conosciuto il suo pensiero attraverso i suoi scritti ed i suoi libri e mi sono convinta che aveva ragione quando diceva che un&#8217;economia socialista non potrà mai instaurarsi completamente senza la costruzione dell&#8217;Uomo Nuovo. Per questo mi sono dedicata alla gioventù e mi sono laureata in Pedagogia, con la speranza di costruire una coscienza nei miei alunni basata sui valori più positivi di condivisione e di solidarietà. Per completare la mia preparazione ho studiato in un corso di spagnolo per stranieri a L&#8217;Avana e mi sono incorporata nel gruppo di lavoro dell&#8217;ambasciata cubana a Roma per 20 anni. Questo più di un lavoro è stata una crescita importante nella mia fede politica e nei miei valori etici e morali, devo molto al popolo cubano&#8221;. &#8220;Ed ora con questo viaggio sto conoscendo la resistenza del popolo saharawi, che come il cubano od il palestinese, vengono calpestati quotidianamente dall&#8217;imperialismo, che sia marocchino, statunitense o israeliano, che però non ha mai potuto dominarli. Combattono duramente per conservare la loro identità, la loro cultura ed il loro diritto all&#8217;autodeterminazione. Qui nei campi profughi mi ha colpito l&#8217;allegria che conserva questa popolo e la capacità di condividere anche quel poco che hanno con estrema naturalezza e disponibilità&#8221;. &#8220;Sono stati molti i momenti emozionanti in questo viaggio nel deserto, voglio ricordare quando abbiamo incontrato la brigata dei medici cubani che prestano il loro servizio negli ospedali di Ausserd e di Rabuni, grazie alla mediazione della dottoressa Aleida Guevara March, la figlia del Guerrigliero Eroico, Ernesto Che Guevara. È stato molto bello vedere i medici cubani con quelli italiani di Tor Vergata e quelli saharawi conversare tra loro e creare ponti di solidarietà.</p>
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<div id="attachment_11392" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11392" alt="il dottor Hector Mendez Lopez con la maglietta rossa" src="/files/2020/03/capo-brigata.jpg" width="580" height="773" /><p class="wp-caption-text">il dottor Hector Mendez Lopez con la maglietta rossa</p></div>
<p>Il capo della brigata dei medici cubani, il dottor Hector Mendez Lopez, mi ha raccontato che gli ultimi saharawi laureati a Cuba in medicina stanno studiando un master in medicina generale integrale nei campi profughi, grazie alla brigata dei medici cubani, per allestire poi consultori medici famigliari, grazie ad un progetto scritto e pensato dal Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz&#8221;. Federica continua raccontando che il popolo cubano ha anche una brigata di educatori nell&#8217;Istituto Simon Bolivar, nella città di Smara, per bambini delle elementari e ragazzi delle medie. Uno degli obiettivi è cercare di coinvolgere negli studi anche le bambine e le ragazze, che purtroppo molte volte sono discriminate rispetto ai maschi. Però Federica ci tiene a specificare che le donne hanno anche un ruolo importante nello stato, occupano cariche di dirigenza ed hanno anche uno spazio chiamato La Casa delle Donne, gestito solo da loro, con attività politiche e culturali e diretto dalla prima donna saharawi laureata ad Algeri in Ingegneria Aeronautica.</p>
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<p>(continuerà)</p>
<p>di Ida Garberi</p>
<p>foto dal facebook di Nadia Conti e Federica Cresci</p>
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