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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; petrolio</title>
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		<title>Maduro denuncia l&#8217;attacco terrorista contro la principale raffineria del Venezuela</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2020 21:32:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha riferito questo mercoledì in una conferenza stampa internazionale che la raffineria di Amuay, la principale raffineria del paese, situata sulla costa occidentale, è stata attaccata con un'arma potente e forte martedì scorso. Il presidente ha annunciato che coloro che hanno attaccato il complesso di raffinazione, situato nella penisola di Paraguanà, nello stato di Falcon, volevano provocare un'esplosione totale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11779" alt="maduro-580x387" src="/files/2020/10/maduro-580x387.jpg" width="580" height="387" />Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha riferito questo mercoledì in una conferenza stampa internazionale che la raffineria di Amuay, la principale raffineria del paese, situata sulla costa occidentale, è stata attaccata con un&#8217;arma potente e forte martedì scorso.</strong></p>
<p>Il presidente ha annunciato che coloro che hanno attaccato il complesso di raffinazione, situato nella penisola di Paraguanà, nello stato di Falcon, volevano provocare un&#8217;esplosione totale.</p>
<p>Maduro ha dichiarato che durante il fatto hanno demolito una torre con uno spessore nell&#8217;acciaio maggiore di un carro armato da guerra. È stato un attacco terrorista, ha sentenziato.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Cospirazione permanente</span></p>
<p>Durante una videoconferenza con i media internazionali dal Palazzo Miraflores, Maduro ha assicurato che il suo governo affronta una cospirazione permanente, appoggiata e finanziata dagli Stati Uniti, con la complicità di diversi governi in Europa.</p>
<p>Il presidente venezuelano ha assicurato che due cittadini stranieri sono stati detenuti nello stato di Zulia, nella parte occidentale del Venezuela: questi individui avrebbero avuto intenzione di attaccare i leader del suo governo.</p>
<p>Inoltre, ha annunciato che nelle prossime ore il capo della Procura, Tarek William Saab, terrà una conferenza stampa per ampliare le informazioni.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Benzina per 20 giorni</span></p>
<p>Il presidente venezuelano ha anche riferito che il Paese sudamericano ha una riserva di benzina di 20 giorni. Secondo lui, questa cifra è stata raggiunta perché Venezuela produce il 30% in più di quanto consuma ed il carburante è arrivato anche da altri paesi.</p>
<p>Il capo dello Stato ha affermato che la produzione è in fase di regolarizzazione nonostante il duro colpo che ha subito il Paese sudamericano, che tra il 2015 e il 2019 ha smesso di generare circa 1,19 miliardi di barili di petrolio a causa delle misure coercitive unilaterali imposte da Washington.</p>
<p>Alla domanda sul recente atterraggio in Venezuela di un volo di carica iraniano della compagnia Fars Air Qeshm, sanzionato dal Dipartimento del Tesoro, il presidente ha sottolineato che nel suo Paese arrivano aerei da tutto il mondo.</p>
<p>Maduro ha fatto riferimento alla curiosità generata nei media internazionali dalla presenza di voli dall&#8217;Iran in Venezuela. &#8220;Stanno arrivando aeroplani dagli Stati Uniti e nessuno mi chiede perché sono arrivati&#8221;, ha aggiunto.</p>
<p>Nonostante le forti accuse di cospirazioni statunitensi contro il suo paese, il capo di stato venezuelano ha ribadito la sua volontà di ristabilire ponti politici con Washington, dopo le elezioni presidenziali nella nazione statunitensi.</p>
<p>&#8220;Chiunque vinca le elezioni, vorremmo dialogare&#8221;. Gli Stati Uniti avranno un valido interlocutore in Venezuela e sarà Nicolas Maduro ”, ha detto mercoledì.</p>
<p>Tuttavia, ha sottolineato che finora non ha avuto contatti né con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, né con il suo avversario democratico, Joe Biden, sebbene abbia accusato entrambi di usare il nome del Venezuela per fare offerte fuorvianti al loro elettorato.</p>
<p>da Cubadebate/informazioni di RT</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>Foto: Twiiter / @PresidencialVE</p>
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		<title>Delcy Rodriguez denuncia operazione di crimine transnazionale contro attivi del Venezuela</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2019 00:34:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Governo del Venezuela ha denunciato che il deputato oppositore Juan Guaidò e la destra venezuelana, con appoggio delle autorità statunitensi stanno portando a termine un'operazione illegale per confiscare le ricchezze e gli attivi del popolo venezuelano. La vicepresidentessa esecutiva, Delcy Rodriguez, ha detto che è in corso un atto di crimine organizzato della destra venezuelana con appoggio degli Stati Uniti per spogliare Venezuela degli attivi di Petroli del Venezuela (Pdvsa) in territorio statunitense.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11057" alt="delcy-rodriguez-580x386" src="/files/2019/07/delcy-rodriguez-580x386.jpg" width="580" height="386" />Il Governo del Venezuela ha denunciato che il deputato oppositore Juan Guaidò e la destra venezuelana, con appoggio delle autorità statunitensi stanno portando a termine un&#8217;operazione illegale per confiscare le ricchezze e gli attivi del popolo venezuelano.  </strong><br />
<strong> </strong><br />
La vicepresidentessa esecutiva, Delcy Rodriguez, ha detto che è in corso un atto di crimine organizzato della destra venezuelana con appoggio degli Stati Uniti per spogliare Venezuela degli attivi di Petroli del Venezuela (Pdvsa) in territorio statunitense.</p>
<p>La funzionaria venezuelana ha affermato che il deputato oppositore ed auto-proclamato “presidente interino”, Juan Guaidò, ha formato una banda del crimine organizzato con l&#8217;azienda Crystallex, per espropriare le risorse di Citgo, negli USA.</p>
<p>“Crystallex aveva solo un contratto di servizi sui prodotti della miniera, fatto che non le dava nessun diritto sulla proprietà e nemmeno sugli attivi del Venezuela. Questo è un crimine organizzato che viola il diritto internazionale”, ha puntualizzato Rodriguez.</p>
<p>“Montano operazioni per rubare gli attivi venezuelani, quella che stanno architettando è una truffa mondiale col proposito di aggredire Venezuela”, ha sentenziato.</p>
<p>Rodriguez ha menzionato che questi settori dell&#8217;opposizione venezuelana ricorrono a questi meccanismi perché sanno che nel terreno politico non possono sconfiggere il presidente Nicolas Maduro e la volontà del popolo venezuelano.</p>
<p>Nonostante, la funzionaria venezuelana ha reiterato che questo atto sarà denunciato nell&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ed in altre istanze internazionali.</p>
<p>“Lo Stato continuerà a denunciare tutto ciò presso tutte le istanze per difendere la sovranità ed i diritti del popolo venezuelano”, ha enfatizzato.</p>
<p>D&#8217;altra parte, Rodriguez ha segnalato che la delegazione del Governo del Venezuela è arrivata alle Barbados con le migliori intenzioni di dialogo, “ma non permetteremo che impongano sanzioni illecite avvalendosi delle buone intenzioni del Governo.”</p>
<p>da TeleSur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto:@ViceVenezuela</p>
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		<title>Nuova aggressione extraterritoriale: gli Stati Uniti sanzionano le imbarcazioni che trasportano petrolio tra Cuba e Venezuela</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 01:52:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli Stati Uniti hanno sanzionato questo venerdì imbarcazioni e compagnie che partecipano al trasporto di combustibile tra Cuba e Venezuela, un'attività legale e protetta da accordi commerciali tra entrambi i paesi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10915" alt="barco-petrolero-PDVSA-580x434" src="/files/2019/04/barco-petrolero-PDVSA-580x434.jpg" width="580" height="434" />Gli Stati Uniti hanno sanzionato questo venerdì imbarcazioni e compagnie che partecipano al trasporto di combustibile tra Cuba e Venezuela, un&#8217;attività legale e protetta da accordi commerciali tra entrambi i paesi.</strong></p>
<p>L&#8217;Ufficio di Controllo delle Attività Straniere (OFAC) del Dipartimento del Tesoro ha incluso nella sua lista sanzionatoria 34 imbarcazioni di proprietà della compagnia petrolifera venezuelana PDVSA e due compagnie straniere che, secondo quanto sostiene Washington, lavorano con Caracas per l&#8217;invio di petrolio alla maggiore delle Antille.</p>
<p>Si tratta di Ballito Shipping Incorporated, con sede in Liberia e ProPer In Management Incorporated, con base in Grecia.</p>
<p>Le misure di Washington sono un nuovo esercizio di extra territorialità, perché sono dirette contro attività legittime di paesi terzi sui quali gli Stati Uniti non hanno alcuna potestà, violando le norme elementari del diritto internazionale e la sovranità delle nazioni indipendenti.</p>
<p>“Stiamo attuando misure contro una fonte vitale della ricchezza del regime di Maduro, compiendo gli ordini del presidente (Donald) Trump”, ha detto il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, durante una visita a Houston, Texas, nel cuore petrolifero nordamericano.</p>
<p>Pence si trovava in questa città per riunirsi con i venezuelani che appoggiano la cacciata del governo legittimo di Nicolas Maduro ed offrire appoggio alla figura di Juan Guaidò, l&#8217;auto-proclamato presidente venezuelano interino che ogni giorno perde appoggio e che ha fallito nel compiere gli obiettivi di Washington.</p>
<p>“Stiamo concretando azioni contro imbarcazioni ed entità che trasportano petrolio e offrono un aiuto vitale per mantenere il regime illegittimo di Maduro”, ha indicato in un comunicato il segretario del Tesoro, Steven Mnuchin.</p>
<p>Mnuchin ha sottolineato che “Cuba continua ad approfittarsi sostenendo il regime attraverso meccanismi petroliferi, con la repressione, al fine di mantenere Maduro al potere”.</p>
<p>Le parole del segretario del Tesoro fanno eco alle manipolazioni del senatore della Florida, Marco Rubio, e al consigliere della Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, John Bolton, che formano parte di un gruppo radicale di consiglieri che ha sequestrato la politica dell&#8217;attuale amministrazione verso l&#8217;America Latina in generale, ed a Cuba in particolare.</p>
<p>Secondo con il Dipartimento del Tesoro, le sanzioni includono il congelamento delle attività finanziarie che possano essere sotto giurisdizione statunitense e la proibizione di transazioni finanziarie con le entità e imbarcazioni incluse nella lista.</p>
<p>Le nuove misure di aggressione si sommano alla lista di blocchi, sabotaggi economici e tentativi di golpe di stato che applica Washington contro la Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>Sono disegnate per chiudere il cerchio economico sul Venezuela ed al tempo stesso cercano di colpire l&#8217;economia cubana, due dei membri della cosiddetta “troika” di nazioni che non rientrano nei gusti statunitensi, secondo quanto detto da Bolton a Miami nel novembre dell&#8217;anno scorso.</p>
<p>Washington cerca di coprire le sue azioni con un manto di legittimità aggiungendo che è stata l&#8217;Assemblea Nazionale del Venezuela, un organo dichiarato in oltraggio dal potere giudiziario, a determinare il divieto di esportare petrolio a Cuba.</p>
<p>Guaidò ha chiesto all’inizio marzo agli Stati Uniti che lo aiutassero a frenare gli invii a Cuba, che formano parte di un accordo che offre copertura sanitaria a milioni dei suoi compatrioti, gli stessi che sostiene di rappresentare, anche se nessuno l&#8217;ha eletto nelle urne.</p>
<p>Il leader storico della Rivoluzione, Fidel Castro, e il Comandante Hugo Chavez, hanno firmato il 30 ottobre dell&#8217;anno 2000 l&#8217;Accordo Integrale di Cooperazione Cuba-Venezuela, un trattato che ha aperto la possibilità per decine di migliaia di professionisti cubani di prestare servizio nella nazione bolivariana, in settori chiave come l&#8217;educazione e la salute. Venezuela, da parte sua ha offerto garanzie a Cuba per la somministrazione di combustibile che prima si doveva importare da destinazioni più lontane e costose.</p>
<p>Attraverso la Missione “Barrio Adentro”, i medici cubani hanno compiuto più di 1300 milioni di visite a pazienti venezuelani, salvando potenzialmente milioni di vite.</p>
<p>Le zone più remote della geografia venezuelana hanno ricevuto un medico per la prima volta nella storia.<br />
Allo stesso modo più di 60 mila pazienti venezuelani con malattie oftalmiche hanno beneficiato nel 2017 di interventi chirurgici come parte del programma sociale “Mission Milagro”.</p>
<p>In 21 dei 24 stati del paese sia applica oggi il nuovo prodotto medico cubano contro l&#8217;ulcera del piede diabetico “Heberprot-P”, che ha migliorato la vita di circa 300.000 pazienti nel mondo.</p>
<p>Anche altri settori, come lo sport, la cultura e l&#8217;educazione sono stati beneficiati. Con il metodo educativo cubano “Yo si puedo!” e la “Missione Robinson”, Venezuela è stato dichiarato paese libero dall&#8217;analfabetismo.</p>
<p>Questa collaborazione è quella nel mirino di Washington adesso con il suo nuovo giro di sanzioni.</p>
<p>Sergio Alejandro Gomez</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
<p>foto: Mundo Maritimo</p>
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		<title>Il disastro della Exxon Valdez, 30 anni dopo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 01:32:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 24 marzo del 1989 la Exxon Valdez, una petroliera appartenente alla statunitense Exxon, si incagliò  nella baia Principe Guglielmo, in Alaska e disperse in mare 37.000 tonnellate di petrolio, secondo la International Tanker Owners Pollution Federation (ITOPF). La Exxon Valdez trasportava 1.260.000 barili di petrolio. E' stato forse il disastro ambientale di maggior risonanza nel 1989 per l'impatto che la macchia nera ha causato spargendosi nelle acque cristalline dell'Alaska, però, 30 anni dopo il disastro dell'Exxon Valdez è appena una statistica, e non il più grande, per le tonnellate di petrolio riversate fino ad allora e da quel momento in poi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10904" alt="exxon-valdez-ballena" src="/files/2019/03/exxon-valdez-ballena.jpg" width="580" height="330" />Il 24 marzo del 1989 la Exxon Valdez, una petroliera appartenente alla statunitense Exxon, si incagliò  nella baia Principe Guglielmo, in Alaska e disperse in mare 37.000 tonnellate di petrolio, secondo la International Tanker Owners Pollution Federation (ITOPF). La Exxon Valdez trasportava 1.260.000 barili di petrolio.</strong></p>
<p>E&#8217; stato forse il disastro ambientale di maggior risonanza nel 1989 per l&#8217;impatto che la macchia nera ha causato spargendosi nelle acque cristalline dell&#8217;Alaska, però, 30 anni dopo il disastro dell&#8217;Exxon Valdez è appena una statistica, e non il più grande, per le tonnellate di petrolio riversate fino ad allora e da quel momento in poi.</p>
<p>Una semplice disattenzione fece in modo che la nave colpisse uno scoglio e liberasse petrolio nella baia. Gli ostacoli per la pulizia dell&#8217;area furono maggiori dato che si trovava in una zona di difficile accesso e in condizioni climatiche estreme.</p>
<p>Dall&#8217;enorme nave naufragata nelle acque dell&#8217;Oceano Pacifico uscì una spessa marea nera di 250 chilometri quadrati, che si sparse su più di 2000 chilometri di costa, diventando così il maggior disastro ecologico della storia degli Stati Uniti.</p>
<p>Lo spargimento di petrolio ha messo in pericolo dieci milioni di uccelli migratori, nutrie, leoni di mare, focene, balene e pesci.</p>
<p>Migliaia di animali sono morti a causa dell&#8217;inquinamento prodotto, inclusi circa 250.000 uccelli marini e 2.800 nutrie marine. Si ricordano ancora le immagini delle balene morte.</p>
<p>Le attività di ripulitura, interrotte nel 1992, sono costate due miliardi di dollari e alcune aree al largo della costa più vicina all&#8217;incidente ancora oggi sono contaminate con petrolio sotto la superficie.</p>
<p>Il gigante petroliero Exxon è stato condannato a pagare 5 miliardi di dollari a 32.000 residenti e pescatori della regione, però a giugno del 2008 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abbassato l&#8217;ammontare della multa a 500 milioni di dollari.</p>
<p>Le popolazioni di aringhe e salmoni non si sono ricostituite interamente e la pesca di alcune specie ancora anni dopo continua ad essere soggetta a regolamenti stringenti.</p>
<p>Tre decenni più tardi, anche grazie al fatto che si è manifestata una tendenza decrescente nel numero di incidenti che coinvolgono imbarcazioni, rispetto all&#8217;aumento del petrolio e del gas movimentato, l&#8217;Exxon Valdez compare al posto 36 della lista delle maggiori perdite di petrolio registrate dalla ITOPF, che comprende gli incidenti registrati tra il 1967 e il 2018.</p>
<p>Qui di seguito i dieci maggiori sversamenti nel mondo in cui sono state coinvolte alcune petroliere:</p>
<p>Atlantic Empress Nel 1979 sono stati dispersi nel mar dei Caraibi 287.000 tonnellate di petrolio, dopo lo scontro tra le superpetroliere Atlantic Empress e Aegean Captain di fronte alle coste di Trinidad e Tobago.</p>
<p>ABT Summer Un&#8217;esplosione seguita da un incendio durato tre giorni di questa imbarcazione è stata la causa nel 1991 del secondo maggior sversamento della storia, con 260.000 tonnellate di petrolio sparse di fronte alla costa dell&#8217;Angola.</p>
<p>Castillo de Bellver La petroliera spagnola è naufragata nell&#8217;agosto del 1983, di fronte al capo di Buona Speranza, nella costa sud africana, riversando in mare 252.000 tonnellate di petrolio, che causarono una macchia di più di 40 chilometri quadrati.</p>
<p>Amoco Cadiz Questa petroliera battente bandiera liberiana si ribaltò nel 1978 sulle coste della Bretagna francese, originando la dispersione di 223.000 tonnellate di petrolio che hanno contaminato 360 chilometri quadrati di spiagge.</p>
<p>Haven Questa nave cipriota, che esplose nell&#8217;aprile del 1991 nelle acque della località genovese di Arenzano sparse in mare 144.000 tonnellate di idrocarburi e causò la morte dei cinque membri dell&#8217;equipaggio.</p>
<p>Odyssey Questa petroliera ha disseminato nel 1988 nelle coste della Nuova Scozia, Canada, 132.000 tonnellate di petrolio.</p>
<p>Torrey Canyon 119.000 tonnellate di petrolio sono entrate in mare nel 1967 per il naufragio di questa nave nelle isole Scilly (Regno Unito), e nel canale della Manica.</p>
<p>Sea Star Nel 1972 questa imbarcazione è affondata nel golfo di Omano e ha comportato 115.000 tonnellate di petrolio finite in mare.</p>
<p>Sanchi Questa nave, dalla quale si sparsero 113.000 tonnellate di condensato di petrolio è affondata nel gennaio del 2018 a 530 chilometri da Shanghai dopo un esplosione che la fece bruciare alla deriva per otto giorni dopo la collisione con il mercantile di Honkong CF Crystalì.</p>
<p>Irenes Serenade L&#8217;affondamento, dovuto a un&#8217;esplosione di questa imbarcazione greca ha causato nel 1980 unsversamento di 100.000 tonnellate di petrolio nella baia di Navarone, Grecia.</p>
<p>con informazioni da El Espectador e agenzie</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>I numeri di Exxon dimostrano il perché del golpe contro Dilma</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Mar 2019 00:38:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ExxonMobil ha annunciato che ha aggiunto 4,5 miliardi di barili di petrolio equivalente alle sue riserve comprovate l’anno scorso, che è più di tre volte quello che il gigante multinazionale ha prodotto nel 2017. Il numero riflette una scioccante ripresa dopo che Exxon, nel 2016, si vide costretta a ridurre le proprie riserve in più di 3 miliardi di barili.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10879" alt="exxon-2-580x327" src="/files/2019/03/exxon-2-580x327.jpg" width="580" height="327" />ExxonMobil ha annunciato che ha aggiunto 4,5 miliardi di barili di petrolio equivalente alle sue riserve comprovate l’anno scorso, che è più di tre volte quello che il gigante multinazionale ha prodotto nel 2017.</strong></p>
<p>Il numero riflette una scioccante ripresa dopo che Exxon, nel 2016, si vide costretta a ridurre le proprie riserve in più di 3 miliardi di barili.</p>
<p>Più della metà dell’attuale aumento delle riserve proviene da scoperte negli scisti della conca del Pármico, negli USA, che fa prevedere maggior volumi di perforazioni con fratturazione idraulica negli anni a venire; nonostante le proteste ed argomentazioni scientifiche degli ambientalisti.<br />
Ma altri 1300 milioni di barili provennero principalmente da grandi campi offshore in Brasile e Guyana.</p>
<p>ExxonMobil, il più grande consorzio petrolifero USA, si è associato con Qatar Petroleum ed ha vinto, nell’ottobre 2018, il blocco esplorativo Titã negli abbondanti giacimenti del presal brasiliano: 64% per l’Exxon, che sarà l’operatore e 36% per Qatar Petroleum.</p>
<p>Secondo ExxonMobil, il blocco assegnato ha aggiunto più di 71500 acri* netti al portafoglio di ExxonMobil, espandendo la posizione complessiva della società in Brasile a circa 2,3 milioni di acri netti.</p>
<p>Steve Greenlee, presidente di ExxonMobil Exploration Company, ha dichiarato: “Con l’acquisizione di questo blocco, continuiamo ad aumentare le nostre partecipazioni nei bacini Presal brasiliano, che sono opportunità di alta qualità che migliorano il portafoglio globale di ExxonMobil. Queste risorse beneficeranno delle notevoli capacità di ExxonMobil, che impiegheremo di pari passo che le esploriamo e sviluppiamo con i nostri partner e il governo”.<br />
All’iniziare lo sfruttamento di questo grande giacimento di petrolio, il Governo Lula stabilì l’obbligo che Petrobras fosse presente con una partecipazione minima del 30% in tutti i consorzi di sfruttamento del presal, ciò che avrebbe dovuto servire agli interessi della nazione, per dirigere tali risorse verso settori come l’istruzione e le infrastrutture.</p>
<p>Ma, da quando sono state scoperte le riserve del Presal, le compagnie USA hanno iniziato a fare pressioni per dettare le regole dello sfruttamento del petrolio. In un telegramma intercettato da Wikileaks, nel 2010, José Serra, candidato alla presidenza per il Partito della Social Democrazia Brasiliana (PSDB), ha commentato alla direttrice delle relazioni governative della compagnia petrolifera USA Chevron che fosse paziente con la legge, assicurandola che essa sarebbe caduta: “Lascia che quei tipi del PT facciano ciò che vogliono. Non si concretizzeranno le licitazioni e lì noi mostreremo a tutti che il vecchio modello funzionava e noi lo cambieremo di nuovo”.</p>
<p>Quando il processo di impeachment contro la presidentessa Dilma Rousseff è scoppiato, il Senato ha approvato una legge promossa dal senatore José Serra (PSDB), e approvata il 24 febbraio 2016 con 40 voti a favore e 26 contro, che esenta Petrobras dall’obbligo legale di avere una partecipazione minima del 30% nello sfruttamento del presal.</p>
<p>“Vogliono consegnare il presal al prezzo di banana alle multinazionali del petrolio”, ha segnalato, allora, un senatore del Partito dei Lavoratori. Per il PT ed i sindacati, non vi è dubbio che il petrolio è una delle ragioni che ci sono state dietro l’impeachment di Dilma.</p>
<p>Una volta che Rousseff fu destituita, e tre mesi dopo aver assunto il ruolo di cancelliere del governo golpista di Michel Temer, José Serra vide la sua richiesta soddisfatta. A novembre 2016, fu approvato alla Camera dei Deputati il progetto di legge per togliere di mezzo petrobras dalle pretese delle compagnie petrolifere USA e di altri paesi.</p>
<p>Promulgando la legge, il presidente de facto Michel Temer ha detto che firmava la legge del presal “con grande soddisfazione”, perché considerava “esagerato” che Petrobras dovesse obbligatoriamente partecipare in qualsiasi impresa.<br />
Il 27 ottobre 2018, il governo Temer ha offerto, sotto il nuovo regime, lo sfruttamento di otto aree delimitate del presal. Di queste, sei sono cadute in mani straniere. Senza l’obbligo che Petrobras partecipi ai consorzi contrattisti, le principali zone sono così rimaste sotto l’assoluto dominio straniero ed il governo non avrà alcun controllo su di esse.</p>
<p>15 società di 10 paesi stranieri hanno partecipato alle gare e il grande interesse di queste società si deve, secondo Nozaki, a che Petrobras ha già assunto tutti i rischi ed il costo iniziale di esplorare e scoprire i pozzi. Le società raccoglieranno solo profitti garantiti. Tra le vincitrici ci sono giganti del mercato mondiale come Shell, Exxon Mobile, Total, Repsol, Qatar Petroleum, British Petroleum e con un ruolo preminente aziende cinesi come Sinopec, Cnooc Petroleum e Cnodc. Petrobras ha partecipato e vinto in tre delle aree per le quali ha offerto.</p>
<p>“Le grandi compagnie petrolifere non hanno più petrolio, sono venute in Brasile proprio per sfruttare il petrolio di presal che noi abbiamo scoperto. Solo hanno accesso al petrolio in alcuni paesi dell’Africa, e dell’Asia centrale, i grandi paesi non gli danno più le loro riserve, perché sanno che il percorso strategico è un altro”, ha detto, alla pubblicazione Brecha, Ildo Sauer, attuale direttore dell’Istituto di Energia ed Ambiente dell’Università di San Paolo (Usp).</p>
<p>Da parte sua, Cibele Vieira, coordinatrice della Federazione Unica dei Petrolieri (Fup, sindacato che rappresenta i lavoratori di quel settore), ha dichiarato alla propria pubblicazione che “Brasile consegna alle altre nazioni il controllo di una riserva energetica da cui dipende profondamente”. Per João Antonio de Moraes, direttore della FUP, un altro aspetto chiave è che “prima si esigeva che gli input (per l’intero processo di produzione petrolifera) fossero acquistati in Brasile, per potenziare l’industria”, e ora “Temer sta anche attaccando quello”. Inoltre, ha osservato, “la privatizzazione e la denazionalizzazione del presal suppone più rischi per l’ambiente, in un’area molto sensibile”.</p>
<p>Il governo di Jair Bolsonaro, nei suoi primi mesi di gestione, ha seguito la festa delle privatizzazioni e la vendita delle immense risorse del Brasile. Giganti come Exxon festeggiano e si fregano le mani. Lula è ancora prigioniera a Curitiba. Marcelo Odebrecht gode del beneficio casa per carcere. Erano gli obiettivi del golpe parlamentare-giudiziario contro Dilma.</p>
<p>Occhio Venezuela.</p>
<p>di Randy Alonso Falcon, direttore di Cubadebate</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
<p>* Un acro è una misura di superficie, utilizzata in agricoltura in diversi paesi. Secondo il paese e il tempo, è equivalente a diverse superfici, in genere tra 0,4 e 0,5 ettari.</p>
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		<title>Venezuela, alcune domande scabrose. Intervista a Gianni Minà</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2019 02:26:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venezuela si trova nuovamente sotto attacco. A Washington hanno costruito il grottesco golpe con lo sconosciuto Guaidò che si è auto-nominato presidente ad interim. Riuscirà Maduro a resistere a questo nuovo attacco golpista ordito da chi non riesce a giungere al potere per via democratica?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10819" alt="Gianni-Mina" src="/files/2019/01/Gianni-Mina.jpg" width="580" height="326" />- Il Venezuela si trova nuovamente sotto attacco. A Washington hanno costruito il grottesco golpe con lo sconosciuto Guaidò che si è auto-nominato presidente ad interim. Riuscirà Maduro a resistere a questo nuovo attacco golpista ordito da chi non riesce a giungere al potere per via democratica?</strong><br />
<strong> </strong><br />
La domanda che lei mi pone è la prova dell’incongruenza della politica degli Stati Uniti praticamente da sempre, perché non saprei definire in altro modo le numerose guerre dichiarate da Washington, nell’ultimo mezzo secolo, in nome della democrazia e della libertà. Se ci mettiamo poi, per esempio, conflitti come quello del Vietnam e ultimamente quelli in Medio Oriente, viene da domandarsi perché tutto questo si ripeta visto che alla fine gli yankee si devono quasi sempre ritirare e rinunciare alle loro mire iniziali. Per questo penso che la situazione sia drammatica e non ci prometta putroppo una soluzione a breve e questo perché nessuno vuol dispiacere al paese della libertà, quello di Trump ovviamente.</p>
<p>- Spirano venti di guerra, corriamo il rischio che Caracas diventi una nuova Damasco?</p>
<p>Credo proprio di sì, anche se tutto con l’auto-nomina del candidato “americano” è diventato ridicolo specialmente se a una tale “trovata” nessuno, neanche la comunità europea, ha avuto il coraggio di essere dissenziente e chiara. Così è palese l’incapacità di esporsi del mondo attuale pronto solo a far coro e a soddisfare le decisioni prese a Washington e messe in atto da governi inbelli.</p>
<p>- Gli Stati Uniti hanno annunciato, per bocca di Bolton, nuove sanzioni contro la compagnia petrolifera statale PDVSA. Inoltre sono stati congelati ben 7 miliardi di dollari della società di Caracas. Il vero obiettivo è quello di impadronirsi del petrolio venezuelano?</p>
<p>Credo che questo obiettivo sia palese e tristemente ti accorgi che la causa di questo pericolo è, come tante altre volte, l’interesse delle “sette sorelle” del petrolio e l’esigenza di accaparrarsi la PDVSA, la compagnia del petrolio di Stato venezuelano, la quinta fornitrice del petriolio Usa.<br />
Si può condannare alla fame un paese strategico che fa comodo all’economia di un altro paese? Pare di sì, in barba a tutte le dichiarazioni di moralità e di etica della politica.</p>
<p>- In Venezuela è in corso un golpe. Papa Francesco ha scelto in maniera coraggiosa di rilanciare il dialogo e la ricerca della pace. Farebbe bene il governo italiano a unirsi al Papa su questa posizione, rigettando l’ambiguità di Francia, Spagna e Germania?</p>
<p>Farebbe bene, ma purtroppo attualmente l’Italia continua a non avere una autonomia politica eppure il Papa ha dato il buon esempio proponendo una leale trattativa di pace fra le parti, non le assurde minacce di Trump o di Mike Pompeo, segretario di Stato americano, che non hanno mai risolto una diatriba come questa.</p>
<p>-L’informazione sul Venezuela è spesso inquinata da fake news propalate senza soluzione di continuità dal circuito informativo mainstream. Perché tanto accanimento contro il Venezuela? La Rivoluzione Bolivariana rappresenta un esempio da cui potrebbero trarre ispirazione i popoli europei schiacciati sotto il tallone di ferro del neoliberismo?</p>
<p>Le rispondo con una punta di malinconia per la fine che ha fatto il nostro mestiere. Non ho letto o ascoltato infatti articoli seri, ma soltanto l’esaltazinoe della giustezza della politica nordamericana o la propaganda ritmata per cui (ormai da sei anni) dalla morte di Chavez, esiste un piano di mortificazione dei diritti dei venezuelani.<br />
Gli errori del governo di Maduro hanno fatto il resto, ma è vile assistere a un assedio del Paese che dura da tempo, si esprime con atti golpisti ogni due, tre mesi, sparisce dall’informazione per un paio di volte al mese, dopo di che aspetta i dollari che devono arrivare dagli Stati Uniti per continuare una strategia infame e finisce, da giugno, per ignorare che le elezioni le ha vinte il governo chavista. Piaccia o non piaccia agli organizzatori di questi golpe.</p>
<p>Fabrizio Verde, L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Fuoco concentrato contro Venezuela</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 22:07:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La strategia di sicurezza nazionale del governo razzista di Trump (dicembre 2017) è la sedicesima che si emette per la legge Goldwater-Nichols (1986), che aggiorna il coordinamento dei comandi militari di combattimento per regioni per imporre la politica estera suprematista ai governi e popoli del mondo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10457" alt="hugo-chavez-asamblea-constituyente-venezuela-580x326" src="/files/2018/04/hugo-chavez-asamblea-constituyente-venezuela-580x326.jpg" width="580" height="326" />La strategia di sicurezza nazionale del governo razzista di Trump (dicembre 2017) è la sedicesima che si emette per la legge Goldwater-Nichols (1986), che aggiorna il coordinamento dei comandi militari di combattimento per regioni per imporre la politica estera suprematista ai governi e popoli del mondo.</strong></p>
<p>Obama e Trump danno la priorità alla produzione di idrocarburi (fracking) poiché “la sicurezza nazionale è la sicurezza economica”. Per indebolire le entrate delle economie di Russia, Iran e Venezuela. Mentre la Cina l’attaccano con restrizioni commerciali. Trump basa “la salvaguardia della pace mediante la forza” colpendo l’economia dei suoi nemici adducendo, unilateralmente, la concorrenza sleale e la difesa dei diritti umani.</p>
<p>Da qui che l’estensione del decreto di emergenza contro il Venezuela, come una insolita e straordinaria minaccia, è l’approfondimento della guerra economica senza alcuna pietà.</p>
<p>L’elezione del Presidente della Repubblica, il 20 maggio 2018, è decisiva per la strategia della guerra di IV generazione degli imperialisti: rovesciare il presidente Nicolás Maduro.</p>
<p>L’ingerenza si impone a fuoco concentrato con tutto l’arsenale internazionali (giuridico, politico, militare, comunicativo, tecnologico e finanziario) per delegittimare il processo elettorale ed, a sua volta, distruggere ed impossibilitare l’economia produttiva, colpendo il livello di vita della popolazione. È la barbarie capitalista che si materializza nell’irrazionale principio: il fine giustifica i mezzi.</p>
<p>Il paradosso è che l’economia venezuelana funziona secondo le regole del capitalismo, ma le si attribuisce la responsabilità al modello socialista. Prova di ciò è che i tassi di profitti (plusvalenze) più alte si concentrano negli oligopoli privati che importano alimenti: Cargill, Procter &amp; Gamble, Coca-Cola, Nestle, Heinz e Polar-Lorenzo Mendoza, tra altri; e le corporazioni farmaceutiche transnazionali: Bayer, Pfizer, Glaxo, Merck e Roche, integrate nella Camera Venezuelana dei Medicinali che, storicamente, sono state privilegiate dai dollari a tassi preferenziali, ciò che mantiene la dipendenza economica, l’inflazione indotta, la fuga di valute estere e la crescita del debito estero.</p>
<p>Il mondo deve sapere che il fuoco concentrato contro il popolo del Venezuela è scatenato dalla commercializzazione di beni e servizi, che libera la speculazione dei prezzi e la carenza di prodotti; avvalendosi del facile profitto del cambio illegale di dolar today e del contrabbando verso il confine principalmente verso la Colombia. Aggiunto il blocco finanziario e l’assedio economico che colpiscono il consumo di proteine, carboidrati, vitamine e minerali; traducendosi nella perdita di peso e misura della popolazione venezuelana.</p>
<p>Indigna vedere gli alimenti e medicine sugli scaffali con prezzi speculativi, senza poter essere acquistati dal popolo; così come la carenza di prodotti importati da società private. Qui il nodo gordiano delle due facce della moneta che strangolano il funzionamento dell’economia venezuelana.</p>
<p>Eroica è stata la resistenza del popolo venezuelano a costo della fame e sofferenza imposte dagli immorali imperialisti e gente senza patria che invocano la crisi umanitaria, ma congelano le risorse statali e negano i crediti internazionali per danneggiare l’acquisto di cibo e medicine sul mercato.</p>
<p>La priorità strategica è garantire l’economia socialista, produttiva, diversificata, efficiente, sostenuta e trasparente.</p>
<p>L’Assemblea Nazionale Costituente con le leggi approvate, il governo ed il popolo dobbiamo eseguire:</p>
<p>1.- La centralizzazione dell’acquisto e distribuzione delle importazioni di beni e servizi da parte dello Stato venezuelano, la riproduzione capitalista deve essere fermata.</p>
<p>2.- L’acquisto diretto ai primari produttori nazionali e controllare la distribuzione dei prodotti attraverso la rete di trasporto dello Stato venezuelano.</p>
<p>3.- La sostituzione delle importazioni di materie prime, beni, parti di ricambio, macchinari e attrezzature dei settori dei 15 motori produttivi, che possono essere prodotti rapidamente nella nazione al fine di integrare l’agricoltura con l’industrializzazione ed i servizi, per raggiungere la sovranità e sicurezza economica.</p>
<p>4.- Acquisizione progressiva e graduale del 40% della produzione e distribuzione nazionale da parte del sistema economico comunale del Comandante Hugo Chávez.</p>
<p>5.- L’uso della Petro moneta per attirare divise estere che garantiscano gli investimenti strategici dei 15 motori produttivi, posti dal presidente Nicolás Maduro e per l’acquisto urgente di alimenti e medicinali essenziali.</p>
<p>6.- Monitoraggio e controllo della pianificazione, produzione, distribuzione, trasporto, stoccaggio, commercializzazione, consumo e sostituzione degli investimenti produttivi attraverso un sistema di registro contabile digitale nazionale.</p>
<p>di Edgardo Ramirez</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
<p>Foto: @RamonLoboPSUV/ Twitter</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Venezuela si ribella al petrodollaro e Trump annuncia &#8220;l&#8217;opzione militare&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Sep 2017 21:41:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«A partire da questa settimana si indica il prezzo medio del petrolio in yuan cinesi»: lo ha annunciato il 15 settembre il Ministero venezuelano del petrolio. Per la prima volta il prezzo di vendita del petrolio venezuelano non è più indicato in dollari. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: large"><img class="alignleft size-full wp-image-10171" alt="Manlio" src="/files/2017/09/Manlio.jpg" width="580" height="299" />«A partire da questa settimana si indica il prezzo medio del petrolio in yuan cinesi»: lo ha annunciato il 15 settembre il Ministero venezuelano del petrolio. Per la prima volta il prezzo di vendita del petrolio venezuelano non è più indicato in dollari.</p>
<p>È la risposta di Caracas alle sanzioni emanate dall’amministrazione Trump il 25 agosto, più dure di quelle attuate nel 2014 dall’amministrazione Obama: esse impediscono al Venezuela di incassare i dollari ricavati dalla vendita di petrolio agli Stati uniti, oltre un milione di barili al giorno, dollari finora utilizzati per importare beni di consumo come prodotti alimentari e medicinali. Le sanzioni impediscono anche la compravendita di titoli emessi dalla Pdvsa, la compagnia petrolifera statale venezuelana. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: large"><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: large">Washington mira a un duplice obiettivo: accrescere in Venezuela la penuria di beni di prima necessità e quindi il malcontento popolare, su cui fa leva l’opposizione interna (foraggiata e sostenuta dagli Usa) per abbattere il governo Maduro; mandare lo Stato venezuelano in default, ossia in fallimento, impedendogli di pagare le rate del debito estero, ossia far fallire lo Stato con le maggiori riserve petrolifere del mondo, quasi dieci volte quelle statunitensi. </span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: large"><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: large"><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: large">Caracas cerca di sottrarsi alla stretta soffocante delle sanzioni, quotando il prezzo di vendita del petrolio non più in dollari Usa ma in yuan cinesi. Lo yuan è entrato un anno fa nel paniere delle valute di riserva del Fondo monetario internazionale (insieme a dollaro, euro, yen e sterlina) e Pechino sta per lanciare contratti futures di compravendita del petrolio in yuan, convertibili in oro.</p>
<p>«Se il nuovo future prendesse piede, erodendo anche solo in parte lo strapotere dei petrodollari, sarebbe un colpo clamoroso per l’economia americana», commenta il <i>Sole 24 Ore</i>.</p>
<p>Ad essere messo in discussione da Russia, Cina e altri paesi non è solo lo strapotere del petrodollaro (valuta di riserva ricavata dalla vendita di petrolio), ma l’egemonia stessa del dollaro. Il suo valore è determinato non dalla reale capacità economica statunitense, ma dal fatto che esso costituisce quasi i due terzi delle riserve valutarie mondiali e la moneta con cui si stabilisce il prezzo del petrolio, dell’oro e in genere delle merci.</p>
<p>Ciò permette alla Federal Reserve, la Banca centrale (che è una banca privata), di stampare migliaia di miliardi di dollari con cui viene finanziato il colossale debito pubblico Usa – circa 23 mila miliardi di dollari – attraverso l’acquisto di obbligazioni e altri titoli emessi dal Tesoro.<br />
</span></span><br />
</span></span><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: large">In tale quadro, la decisione venezuelana di sganciare il prezzo del petrolio dal dollaro provoca una scossa sismica che, dall’epicentro sudamericano, fa tremare l’intero palazzo imperiale fondato sul dollaro. Se l’esempio del Venezuela si diffondesse, se il dollaro cessasse di essere la principale moneta del commercio e delle riserve valutarie internazionali, una immensa quantità di dollari verrebbe immessa sul mercato facendo crollare il valore della moneta statunitense.</p>
<p>Questo è il reale motivo per cui, nell’Ordine esecutivo del 9 marzo 2015, il presidente Obama proclamava «l’emergenza nazionale nei confronti della inusuale e straordinaria minaccia posta alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati uniti dalla situazione in Venezuela».</p>
<p>Lo stesso motivo per cui il presidente Trump annuncia una possibile «opzione militare» contro il Venezuela. La sta preparando lo U.S. Southern Command, nel cui emblema c’è l’Aquila imperiale che sovrasta il Centro e Sud America, pronta a piombare con i suoi artigli su chi si ribella all’impero del dollaro.</p>
<p>di Manlio Dinucci- il Manifesto</p>
<p>preso da l&#8217;Antidiplomatico<em></em></span></span><br />
</span></span></p>
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		<title>Venezuela: Rivoluzione o controrivoluzione?</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2017/07/28/venezuela-rivoluzione-o-controrivoluzione/</link>
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		<pubDate>Sat, 29 Jul 2017 01:17:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Venezuela, per decadi governò e l’ha fatto a suo agio, un'oligarchia alimentata dal reddito dell’industria petrolifera. In fin dei conti, i conflitti politici giravano intorno a quale delle fazioni politiche avrebbe potuto rappresentare meglio gli interessi di una borghesia allattata con le risorse di un stato petrolifero, in stretta e sottomessa alleanza coi grandi consorzi petrolieri statunitensi ed inglesi.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10107" alt="hugochavezbolivar" src="/files/2017/07/hugochavezbolivar.jpg" width="580" height="389" />La patria di Bolivar e Chavez sta affrontando una sfida nuova e, contemporaneamente, molto vecchia. Nuova, perché si presenta con circostanze nuove. Vecchia, perché rappresenta il conflitto che esisteva anche ai tempi di Bolivar tra le oligarchie politiche, di fronte alle necessità insoddisfatte dei popoli.  </strong></p>
<p>In Venezuela, per decadi governò e l’ha fatto a suo agio, un&#8217;oligarchia alimentata dal reddito dell’industria petrolifera. In fin dei conti, i conflitti politici giravano intorno a quale delle fazioni politiche avrebbe potuto rappresentare meglio gli interessi di una borghesia allattata con le risorse di un stato petrolifero, in stretta e sottomessa alleanza coi grandi consorzi petrolieri statunitensi ed inglesi.</p>
<p>Chavez materializzò quello che fino ad allora, era solo una semplice lettera morta nella nostra Costituzione, e creò leggi corrispondenti sulla gestione delle enormi risorse di idrocarburi che alloggia Venezuela e sulla distribuzione dei redditi generati dal suo sfruttamento. In generale, i diversi settori, come parte dei proprietari di una risorsa naturale, erano d&#8217;accordo nell’ottenere una giusta partecipazione. La questione radicava in chi sarebbe stato il più favorito nella distribuzione delle risorse economiche.</p>
<p>Hugo Chavez stabilì un sistema nazionalista in quanto al controllo dell&#8217;industria. E, contemporaneamente, uno schema di distribuzione che favoriva –e continua a favorire con Maduro–gli ampi settori popolari che hanno visto migliorare il loro accesso all&#8217;alimentazione, alla salute, all’educazione ed alla casa, oltre a molti altri benefici. Inoltre, si è aperto un nuovo processo nelle decisioni politiche, con lo sviluppo progressivo di nuove istituzioni statali come i Consigli Comunali ed i Comuni, dove i cittadini di tutti i settori sociali hanno un’ampia partecipazione.</p>
<p>La convocazione di un’Assemblea Nazionale Costituente cerca di mettere d’accordo le strutture statali affinché esprimano le nuove realtà economiche, politiche, sociali e culturali di un popolo che guarda in avanti.</p>
<p>Tutto ciò ha disturbato molto il Sig. Trump che, completamente sfasato nel tempo della storia, pensa, parla ed agisce, come se vivesse nei giorni quando imperava impunemente la politica del gran bastone.</p>
<p>Nel frattempo, il popolo venezuelano, accompagnato dalla solidarietà dei nostri paesi fratelli, cammina inesorabile verso le elezioni della sua Costituente domenica prossima. I tentativi di ostacolare queste elezioni da parte di frazioni di un&#8217;opposizione accecata e feroce, che non si ferma davanti al crimine odioso di dare fuoco agli esseri umani, esprimono solo la sua assurda impotenza, manifestata nell’esigere l&#8217;astensione elettorale, che molti dei suoi stessi sostenitori non rispetteranno.</p>
<p>Le elezioni di domenica prossima sono una viva espressione del conflitto tra violenza criminale o pace per lavorare, educare, costruire e fortificare le forme di democrazia che vuole e sviluppa il nostro popolo. La pace trionferà, a dispetto della violenza controrivoluzionaria.</p>
<p>Alì Rodriguez Araque, ambasciatore venezuelano a Cuba</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>L’Espresso: concentrato di disinformazione sull’Ecuador</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2014 01:31:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra un’informazione corretta, precisa e puntuale sul progetto di sfruttamento delle risorse petrolifere presenti nell’Ishpingo-Tambococha-Tiputini (ITT), nel parco nazionale dello Yasuni, in Ecuador, dove andrà ad essere intaccato meno dell’1 per mille del territorio, e un’informazione parziale, strumentale, lacunosa e mistificatoria, ‘l’Espresso’ ha scelto la seconda opzione. Come sempre accade, d’altronde, quando i media italiani afferenti al circuito mainstream si occupano di America Latina.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5936" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-5936" alt="Rafael Correa" src="/files/2012/10/Correa.jpg" width="300" height="210" /><p class="wp-caption-text">Rafael Correa</p></div>
<p><strong>Tra un’informazione corretta, precisa e puntuale sul progetto di sfruttamento delle risorse petrolifere presenti nell’Ishpingo-Tambococha-Tiputini (ITT), nel parco nazionale dello Yasuni, in Ecuador, dove andrà ad essere intaccato meno dell’1 per mille del territorio, e un’informazione parziale, strumentale, lacunosa e mistificatoria, ‘l’Espresso’ ha scelto la seconda opzione. Come sempre accade, d’altronde, quando i media italiani afferenti al circuito mainstream si occupano di America Latina.</strong></p>
<p>In particolare di quei paesi, come l’Ecuador, dove pur tra tante contraddizioni e problematiche sono in atto dei poderosi programmi di trasformazione sociale che rigettano i dettami del neoliberismo, la «larga noche neoliberal» per dirla con le parole del presidente ecuadoriano Rafael Correa, che a quelle latitudini ha prodotto esclusivamente devastazione. Economica e sociale. Delle vere e proprie rivoluzioni, come in Venezuela e Bolivia per citare due paesi a caso, che ovviamente non sono ben “viste” – usando un eufemismo – nella parte settentrionale dell’emisfero americano dove credono ancora che l’America del sud sia il proprio cortile di casa, «el patio trasero».</p>
<p>L’obiettivo dell’articolo di “approfondimento” de ‘l’Espresso’ – corredato da una suggestiva quanto subdola galleria fotografica – è chiaro: screditare il presidente Correa e il progetto di Revolucion Ciudadana portato avanti nel paese andino. Il capo dello stato è infatti dipinto come una sorta di nuovo caudillo populista, il cui alto consenso poggia, essenzialmente, sui proventi derivanti dal petrolio, oltre che sul ferreo controllo esercitato nei confronti dei mezzi d’informazione.</p>
<p>Niente di più falso: basti pensare che la «Ley Organica de Comunicacion» in vigore in Ecuador considera l’informazione un bene pubblico, al pari dell’acqua per fare un esempio banale, ed è volta a favorire la nascita di nuove forme di democrazia nell’ambito della comunicazione. Come stabilisce la Costituzione ecuadoriana, una delle più avanzate al mondo. In un paese dove i media privati ebbero un ruolo determinante nel tentativo di golpe ai danni di un presidente evidentemente “scomodo”.</p>
<p>Tornando alla questione Yasuni, dove Correa viene descritto alla stregua di un trivellatore incallito oltre che smanioso di distruggere la più importante riserva di biodiversità a livello mondiale tra le proteste dei cittadini e delle comunità indigene, bisognerebbe forse ricordare ai giornalisti de ‘l’Espresso’ che – secondo un sondaggio condotto dalla Cedatos Gallup – il 56% circa degli ecuadoriani approva il progetto di sfruttamento delle riserve petrolifere. In primis perché ciò permetterà di «migliorare le condizioni di vita della popolazione», poi perché la «comunità internazionale non ha mantenuto le proprie promesse».</p>
<p>Nell’articolo viene inoltre espressa preoccupazione per le comunità indigene waorani, le cui tribù vivono nei luoghi interessati dall’estrazione del petrolio. Bene, i giornalisti della rivista forse non sanno che nel settembre del 2013 i waorani stessi, tramite il loro dirigente Gabamo Enquemo, hanno dichiarato al governo il loro appoggio al progetto estrattivo, a patto però, che anche le loro popolazioni possano trarre beneficio dalle risorse derivanti dalla vendita del petrolio.</p>
<p>Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo sintonizzati anche i vari sindaci dei municipi amazzonici: le comunità locali hanno bisogno di risorse per migliorare le proprie condizioni di vita, per questo appoggiano l’intento del governo.</p>
<p>Insomma, da una lettura più attenta dei fatti, non sembra affatto che l’Ecuador stia sacrificando l’Amazzonia al dio profitto, come titola in maniera roboante la rivista. Innanzitutto perché l’Ecuador, che è un paese in via di sviluppo, aveva lanciato una chiara proposta all’intera comunità internazionale, con in testa i paesi ricchi: l’estrazione di petrolio non sarebbe stata avviata se fosse stato garantito al paese andino una cifra pari a circa la metà degli introiti che sarebbero stati ottenuti dallo sfruttamento della materia prima. 2,5 miliardi di euro in dodici anni, necessari per migliorare le condizioni di vita della popolazione e sradicare la povertà. I fondi messi a disposizione dopo ben 6 anni saranno di soli 10 milioni di euro, una cifra assolutamente irrisoria e insufficiente. Dunque, al presidente Correa non restò che prendere atto dell’ipocrisia dei paesi ricchi, e procedere con il progetto di sfruttamento di una minuscola, ma importante quota delle riserve petrolifere, spiegando: «Non faremo morire di fame la nostra gente per supplire all’irresponsabilità dei contaminatori globali. Andiamo a sfruttare il blocco ITT con la massima responsabilità ambientale e sociale, per superare rapidamente la povertà».</p>
<p>Bisogna tener conto, a tal proposito, che le trivellazioni saranno effettuate utilizzando le più recenti tecnologie disponibili, per minimizzare l’impatto ambientale. Un tipo di estrazione, che potremmo definire ‘pulita’, già messa in atto da Petroamazonas per lo sfruttamento del giacimento petrolifero Pañacocha. «Oggi esistono le tecnologie per effettuare perforazioni in maniera direzionale» spiega il Presidente del ‘Foro Energético y Minero del Ecuador’ Leonardo Carpio, «vale a dire fare un primo pozzo verticale e successivamente, nel sottosuolo, realizzare perforazioni orizzontali profonde per estrarre il petrolio senza danneggiare la parte superiore dove s’incontra la biodiversità».</p>
<p>Inoltre lo stesso Correa, recatosi in Amazzonia all’inizio di novembre per controllare lo stato di avanzamento dei lavori, ha confermato l’intenzione di utilizzare le più avanzate tecnologie in materia d’estrazione: «Voglio verificare che si stiano utilizzando tecnologie di punta – ha spiegato il presidente ecuadoriano – verremo a controllare con giornalisti nazionali e internazionali in modo che possano informare obiettivamente». L’obiettivo è quello di sfruttare la risorsa petrolifera per sconfiggere definitivamente la povertà, senza però la devastazione ambientale provocata da Chevron. Un vero e proprio crimine, ben documentato dal reportage fotografico realizzato da l’Espresso.</p>
<p>L’articolo, infine, poggia sul presupposto che l’Ecuador non sia mai stato interessato a preservare lo Yasuni, ma in realtà intenzionato a trivellare ed estrarre il petrolio. A tal fine, viene citato un documento pubblicato dal prestigioso quotidiano britannico ‘The Guardian’ dove viene mostrato come l’Ecuador più che interessato alla raccolta fondi, fosse impegnato a negoziare in gran segreto con la Cina lo sfruttamento delle risorse petrolifere presenti nell’area.</p>
<p>Ci troviamo di fronte, quindi, a un paese in via di sviluppo e di orientamento eco-socialista colto mentre tratta segretamente con l’energivoro gigante socialista asiatico – accusato dal mainstream di ogni nefandezza – lo sfruttamento di risorse petrolifere giacenti in un’area protetta. Un fatto tanto clamoroso quanto appetibile per certa informazione. Peccato però si tratti in realtà di un documento chiaramente contraffatto, tanto da costringere il quotidiano britannico a ritirare dal suo sito il documento manipolato.</p>
<p>L’autore della manipolazione risulta essere tale Fernando Villavicencio, ex sindacalista del settore petrolifero rifugiato negli Stati Uniti.</p>
<p>In ultima analisi, possiamo affermare senza tema di smentita che il reportage de ‘l’Espresso’, più che informare, porta uno scomposto attacco frontale all’Ecuador e al suo presidente Rafael Correa. Utilizzando tesi e tecniche di un certo «ambientalismo» molto in voga in America Latina, in quei paesi dove sono in corso rivolgimenti sociali che vanno a cozzare con gli interessi dell’impero nordamericano. Entusiasmanti rivoluzioni che hanno l’ardire di mostrare che c’è vita oltre il neoliberismo. E che vita!</p>
<p>di Fabrizio Verde</p>
<p>da Nuova Alba Informazione</p>
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