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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; paura</title>
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		<title>Circa quattro adulti statunitensi su cinque soffrono di stress per una possibile sparatoria di massa</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Aug 2019 22:32:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[Il sondaggio svolto da The Harris Poll, i cui risultati sono stati divulgati la settimana scorsa, ha determinato che il 33% di queste persone non assiste ad eventi pubblici e non frequenta alcuni luoghi, come i centri commerciali, scuole, università e cinema per paura]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11087" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11087" alt="Sparatoria successa nei grandi magazzini Walmart di El Paso (Texas)" src="/files/2019/08/tiroteo-el-paso-03-580x389.jpg" width="580" height="389" /><p class="wp-caption-text">Sparatoria successa nei grandi magazzini Walmart di El Paso (Texas)</p></div>
<p><strong>Circa quattro adulti statunitensi soffrono di stress per la possibilità di una sparatoria di massa, secondo un sondaggio realizzato da The Harris Poll.</strong></p>
<p>Il sondaggio, i cui risultati sono stati divulgati la settimana scorsa, ha determinato che il 33% di queste persone non assiste ad eventi pubblici e non frequenta alcuni luoghi, come i centri commerciali, scuole, università e cinema per paura.</p>
<p>Il sondaggio precisa che il 62% dei padri sostiene di vivere con la paura che i loro figli possano essere vittime di tali fatti in qualsiasi momento.</p>
<p>Le notizie sulle sparatorie di massa sono frequenti negli Stati Uniti, dove si stima che la popolazione di 327 milioni di abitanti possieda il 46% dei circa 857 milioni di armi da fuoco esistenti nel mondo, in mano a civili.</p>
<p>Secondo Arthur C. Evans Jr., direttore esecutivo dell&#8217;Associazione di Psicologia degli Stati Uniti, che ha commissionato il sondaggio, le uccisioni con armi da fuoco provocano danni alla salute mentale e danneggiano la vita quotidiana di molti statunitensi.</p>
<p>Più accadono fatti di questo tipo nei luoghi che siamo soliti frequentare e maggiore sarà l&#8217;impatto, ha segnalato Evans, intervistato dai giornali.</p>
<p>Ha puntualizzato che non è necessario sperimentare direttamente questi fatti per sentirsi danneggiati, ma già solo il fatto di venirne a conoscenza può implicare un impatto emozionale con ripercussioni negative, ha aggiunto.</p>
<p>Secondo Evans, è importante che la gente ed i legislatori si rendano conto che questo non è un problema senza soluzione, ma qualcosa la cui possibilità di cambiamento è a portata di mano.</p>
<p>Questo sondaggio è stato realizzato in Internet dall&#8217;8 al 12 agosto ed ha avuto una partecipazione pari a 2017 maggiorenni residenti in diversi stati.</p>
<p>Il 3 e 4 agosto, a 13 ore di distanza, due sparatorie nelle città di El Paso, Texas e Dayton, in Ohio, hanno causato 31 morti e 51 feriti.</p>
<p>Secondo l&#8217;Archivio della Violenza Armata, un gruppo senza fini di lucro, che possiede un archivio sui fatti relazionati con le armi da fuoco, dall&#8217;inizio di quest&#8217;anno ci sono state 259 sparatorie di massa nel territorio statunitense.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Rosa Miriam Elizalde: “L’approccio d’internet non può essere fatto con paura”</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Dec 2013 00:58:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[Alla terza volta ci siamo riusciti. Dopo due tentativi falliti per avere di ritorno ad Holguin Rosa Miriam Elizalde, editrice di Cubadebate e studiosa del tema della nuova tecnologia, è diventata realtà nel Festival della Stampa Holguinera “Irma Armas Fonseca in Memoriam” che dal 4 dicembre si sviluppa in questa città dell'oriente di Cuba. Su convergenza, internet, blogger, mezzi di stampa e molti altri temi comuni ci ha parlato durante quasi due ore.  
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<div id="attachment_7356" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-7356" src="/files/2013/12/Rosa-Miriam.jpg" alt="Rosa Miriam Elizalde" width="300" height="212" /><p class="wp-caption-text">Rosa Miriam Elizalde</p></div>
<p>Alla terza volta ci siamo riusciti. Dopo due tentativi falliti per avere di ritorno ad Holguin Rosa Miriam Elizalde, editrice di Cubadebate e studiosa del tema della nuova tecnologia, è diventata realtà nel Festival della Stampa Holguinera “Irma Armas Fonseca in Memoriam” che dal 4 dicembre si sviluppa in questa città dell&#8217;oriente di Cuba. Su convergenza, internet, blogger, mezzi di stampa e molti altri temi comuni ci ha parlato durante quasi due ore. </strong></p>
<p>Lo scambio si è effettuato nell&#8217;accogliente Sala Alberto Davalos del Teatro Suñol di Holguin e benché non sia delegato all&#8217;evento, è bastata una chiamata telefonica 24 ore prima per sollecitare il corrispondente “libero accesso.”</p>
<p>Nonostante la stanchezza della notte anteriore, Rosa ha condiviso alcuni dei risultati della sua più recente investigazione (tra qualche giorno difende il suo dottorato) ed esperienze dei movimenti sociali nella sua partecipazione nelle reti sociali. Ho registrato con interesse i riferimenti a Lance Bennet ed il suo studio sull&#8217;influenza delle reti sociali nella partecipazione politica nel mondo di oggi. Questa frase l’ho copiata espressamente per condividerla con voi: “La nascita di forme personalizzate di partecipazione politica è magari il cambiamento decisivo nella cultura politica della nostra era.”</p>
<p>Più di una volta, usando come esempio sua figlia, ci ha ricordato che i giovani si appropriano della tecnologia con molta più facilità di noi. Per questo il tema della convergenza tra il mondo reale ed il virtuale come riflesso della realtà, non ha molto senso. Quello che possiamo apprendere in 3 settimane, noi che siamo nati prima del 1982, momento in cui si produce il BOOM delle nuove tecnologie, un giovane di questi tempi lo risolve in appena un paio d’ore.</p>
<p>Un&#8217;altra delle chiavi che ho imparato nella sua classe, come lei stessa ha qualificato l&#8217;incontro, è la necessità di collegare “emozioni” affinché un contenuto riesca a posizionarsi nelle reti sociali o qualunque altro medio. Se a Cuba continuiamo ad assumere la comunicazione con i modelli tradizionali stiamo rinunciando a conquistare l&#8217;elevato numero di lettori che non vedono il Granma, il Telegiornale od i mezzi tradizionali come fonti fidate di informazione. Per loro quello che dicono Facebook o internet è la verità e come tale si proiettano davanti agli altri.</p>
<p>Se lo teniamo in considerazione, dobbiamo poi combinarlo col necessario cambiamento di mentalità nell’assumere come fidati altre fonti alternative come i blog, le reti sociali e quanta variante si generalizza oggi nel paese. Magari i mezzi stampati pubblicassero una delle sue riflessioni davanti alla domanda di un partecipante. Rosa si è chiesta perché, come fanno mezzi di stampa internazionali, non si dedicano spazi per pubblicare buoni lavori di blogger del paese. Soprattutto quelli che assumono il loro lavoro con serietà.<br /> Dalle sue parole ho potuto capire che molto (e buono) è quello che si sta progettando per cambiare la visione verso le nuove alternative di comunicazione che coesistono nella Cuba di oggi. Non è casuale che la massima direzione del paese stia seguendo ben da vicino i dibattiti che il settore della stampa viene toccando. Quello che più mi è piaciuto è sapere che quelli che siamo fuori dall&#8217;UPEC abbiamo anche delle buone opzioni. Ora ad aspettare, ma non a braccia incrociate, bensì mostrando risultati per potere
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<p>  saltare il muro che si sono incaricati di costruire quelli che si oppongono a vedere le tecnologie come un alleato.</p>
<p>Ho lasciato con ogni intenzione la frase che mi ha motivato il titolo di questo post. È impossibile ignorare che oggi internet ed in questione le reti sociali sono uno scenario vitale per noi cubani. Non possiamo entrare in internet con paura. Secondo le sue stesse parole “la paura è paralizzante” ed ha aggiunto che quelli che non riescano a vedere la luce alla fine del tunnel rimarranno nella storia come gendarmi tonti di una verità che viene sempre a galla. Per noi non valgono blocchi o cavi infossati, sorge sempre la variante affinché quella verità si irrighi come polvere da sparo, di mano in mano grazie all’“internet in memoria flash”, da e-mail ad e-mail, o qualche giorno (perché no) su autostrade ad alta velocità.</p>
<p>di Luis Ernesto Ruiz Martinez</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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