<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; paradisi fiscali</title>
	<atom:link href="http://it.cubadebate.cu/tag/paradisi-fiscali/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://it.cubadebate.cu</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 08 Sep 2023 14:48:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>es-ES</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.8.1</generator>
	<item>
		<title>I bordelli del capitalismo</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2017/11/23/i-bordelli-del-capitalismo/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2017/11/23/i-bordelli-del-capitalismo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2017 02:45:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[banche corrotte]]></category>
		<category><![CDATA[bustarelle]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
		<category><![CDATA[offshore]]></category>
		<category><![CDATA[paradisi fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=10266</guid>
		<description><![CDATA[I chiamati “paradisi fiscali” funzionano come bordelli del capitalismo. Lì si fanno gli affari torbidi che non possono essere confessati pubblicamente ma che sono indispensabili per il funzionamento del sistema. Come i bordelli nella società tradizionale. Appena si accumulano le denunce e le liste di personaggi ed aziende che hanno conti in quei luoghi, ci rendiamo conto del ruolo centrale e non affatto marginale che loro rappresentano nell'economia mondiale. “Non si tratta di ‘isole’ nel senso economico, bensì di una rete sistemica di territori che esulano dalle giurisdizioni nazionali, permettendo che l'insieme dei grandi flussi finanziari mondiali sfugga ai suoi obblighi fiscali, nascondendo le origini delle risorse o mascherando il loro destino”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10267" alt="paraisos" src="/files/2017/11/paraisos.jpg" width="580" height="339" />I chiamati “paradisi fiscali” funzionano come bordelli del capitalismo. Lì si fanno gli affari torbidi che non possono essere confessati pubblicamente ma che sono indispensabili per il funzionamento del sistema. Come i bordelli nella società tradizionale.  </strong></p>
<p>Appena si accumulano le denunce e le liste di personaggi ed aziende che hanno conti in quei luoghi, ci rendiamo conto del ruolo centrale e non affatto marginale che loro rappresentano nell&#8217;economia mondiale. “Non si tratta di ‘isole’ nel senso economico, bensì di una rete sistemica di territori che esulano dalle giurisdizioni nazionali, permettendo che l&#8217;insieme dei grandi flussi finanziari mondiali sfugga ai suoi obblighi fiscali, nascondendo le origini delle risorse o mascherando il loro destino” (Ad era do capital improductivo, Ladislau Dowbor, Ed. Autonomia Literaria, Sao Paulo, 2017, pag. 83).</p>
<p>Tutti i grandi gruppi finanziari mondiali ed economici in generale hanno oggi filiali o perfino case matrici in paradisi fiscali. Questa extraterritorialità (offshore) forma praticamente una dimensione di tutte le attività economiche dei giganti corporativi, costituendo un&#8217;ampia camera mondiale di compensazioni, dove i distinti flussi finanziari entrano nella zona del segreto, dell&#8217;imposta zero o qualcosa di equivalente e di libertà relativa da qualunque controllo effettivo.</p>
<p>Nei paradisi fiscali le risorse sono riconvertite in usi diversi, passati ad aziende con nomi e nazionalità distinte, lavati e finalmente puliti. Non è che tutto sia segreto, bensì con la frammentazione del flusso finanziario l&#8217;insieme del sistema lo fa diventare opaco.</p>
<p>Ci sono iniziative per controllare relativamente questo flusso mostruoso di risorse, ma il sistema finanziario è globale, mentre le leggi sono nazionali e non c&#8217;è un sistema di governo mondiale. Inoltre, si può guadagnare di più applicando in prodotti finanziari e, soprattutto, senza pagare imposte; è un commercio perfetto.</p>
<p>“Il sistema offshore è cresciuto con metastasi in tutto il globo e sorse un poderoso esercito di avvocati, contabili e banchieri per fare funzionare il sistema”.</p>
<p>“In realtà, raramente il sistema aggrega qualche valore. Al contrario, sta ridistribuendo la ricchezza verso l&#8217;alto ed i rischi verso il basso, generando una nuova stufa globale per il crimine” (Treasured Islands: Uncovering the Damage of Offshore Banking and Tax Havens, Shaxon, Nicholas. St. Martin&#8217;s Press, Nova York, 2011.</p>
<p>Il tema delle imposte è centrale. I guadagni sono offshore, dove scappano dalle imposte, ma i costi ed il pagamento degli interessi sono “onshore”, dove sono dedotti dalle imposte.</p>
<p>La maggior parte delle attività sono legali. Non è illegale avere un conto nelle isole Cayman. “La gran corruzione genera la sua propria legalità che passa per l&#8217;appropriazione della politica, processo che Shaxon chiama di cattura dello Stato (Dowbor, pag. 86).</p>
<p>Si tratta di una corruzione sistemica. La corruzione avvolge in gran segreto specialisti che abusano del bene comune, e con impunità, minando le regole ed i sistemi che promuovono l&#8217;interesse pubblico e la nostra fiducia nelle regole e nei sistemi esistenti, intensificando la povertà e la disuguaglianza.</p>
<p>La base della legge delle corporazioni e delle società di capitali è che l&#8217;anonimato della proprietà ed il diritto ad essere trattato come persone giuridiche, potendo dichiarare la loro sede legale dove vogliano ed indipendente del locale effettivo delle loro attività, avrebbe come contrappeso la trasparenza dei conti (Dowbor, pag. 86).</p>
<p>Le bustarelle inquinano e corrompono i governi, ed i paradisi fiscali corrompono il sistema finanziario globale. Si è creato un sistema che rende quasi impossibile qualsiasi controllo giuridico e penale della criminalità bancaria. Le corporazioni costituiscono un sistema giudiziale parallelo che permette loro perfino di processare gli stati a partire dal loro proprio apparato giuridico.</p>
<p>La rivista britannica The Economist calcola che nei paradisi fiscali si trovano 20 trilioni di dollari, ubicando le principali piazze finanziarie che dirigono queste risorse nello stato nordamericano di Delaware ed a Londra. Le isole servono da localizzazione legale e di protezione in termini di giurisdizione, fiscalità ed informazione, ma la gestione è realizzata dalle grandi banche. Si tratta di un gigantesco drenaggio che permette che i cicli finanziari rimangano protetti dalle informazioni.</p>
<p>preso da La Jornada</p>
<p>di Emir Sader</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2017/11/23/i-bordelli-del-capitalismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Presidente Correa firma petizione di Oxfam contro i paradisi fiscali</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/06/09/presidente-correa-firma-petizione-di-oxfam-contro-i-paradisi-fiscali/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/06/09/presidente-correa-firma-petizione-di-oxfam-contro-i-paradisi-fiscali/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2016 00:48:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ecuador]]></category>
		<category><![CDATA[Oxfam]]></category>
		<category><![CDATA[paradisi fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[proibizione]]></category>
		<category><![CDATA[Rafael Correa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=9358</guid>
		<description><![CDATA[Il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, firmò una petizione dell'organizzazione internazionale Oxfam per eliminare i paradisi fiscali, informò oggi il cancelliere del paese sud-americano, Guillaume Long. Come ha sottolineato il capo della diplomazia ecuadoriana nel suo account di Twitter, Correa è il primo capo di Stato che appoggia l’appello fatto da questa confederazione di entità umanitarie ai leader del mondo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3158" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-3158" alt="Rafael Correa" src="/files/2012/02/Rafael.jpg" width="300" height="205" /><p class="wp-caption-text">Rafael Correa</p></div>
<p><strong>Il presidente dell&#8217;Ecuador, Rafael Correa, firmò una petizione dell&#8217;organizzazione internazionale Oxfam per eliminare i paradisi fiscali, informò oggi il cancelliere del paese sud-americano, Guillaume Long.  </strong></p>
<p>Come ha sottolineato il capo della diplomazia ecuadoriana nel suo account di Twitter, Correa è il primo capo di Stato che appoggia l’appello fatto da questa confederazione di entità umanitarie ai leader del mondo.</p>
<p>“@mashirafael, primo capo di Stato a firmare lettera @Oxfam contro paradisi fiscali, insieme a centinaia di economisti”, scrisse Long in twitter, dove collocò anche un link alla pagina ufficiale di Oxfam.</p>
<p>D’accordo con l&#8217;organizzazione internazionale, tra le 355 personalità di diverse parti del mondo che espressero già il loro appoggio all&#8217;iniziativa si aggiungono l&#8217;insegnante di Economia Latinoamericana dell&#8217;Università di Tulane Nora Lustig e Josè Antonio Ocampo, ex ministro delle Finanze della Colombia ed attuale presidente della Commissione Indipendente per la Riforma delle Finanze Internazionali delle Corporazioni.</p>
<p>Oxfam assicura inoltre che Correa, economista di professione, si compromise a dirigere i cambiamenti necessari nel suo governo per eliminare i paradisi fiscali, ed in questo senso annunciò che solleciterà che il tema sia compreso nell&#8217;agenda dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite.</p>
<p>Dobbiamo creare un&#8217;istituzionalità mondiale che elimini i paradisi fiscali, nella quale il capitale non ha viso né responsabilità. Sollecitiamo che si aggiunga questo tema fondamentale nell&#8217;agenda dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Coordineremo coi paesi del G77 per proibire i paradisi fiscali, dichiarò il governante ecuadoriano, citato dall&#8217;organizzazione internazionale.</p>
<p>Secondo il leader ecuadoriano, può essere che sia legale investire le ricchezze personali nelle chiamate imprese offshore, ma senza dubbio è qualcosa di immorale.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>tradotto da Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/06/09/presidente-correa-firma-petizione-di-oxfam-contro-i-paradisi-fiscali/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Che pazzia!!!</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/04/06/che-pazzia/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/04/06/che-pazzia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2016 01:47:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Dilma Roussef]]></category>
		<category><![CDATA[Panama Papers]]></category>
		<category><![CDATA[paradisi fiscali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=9249</guid>
		<description><![CDATA[Mentre in questa trama planetaria di frodi dei Panama Papers appare uno dei colpevoli intellettuali delle manovre di destabilizzazione del governo della presidentessa Dilma Roussef e le sue realizzazioni sociali, il quotidiano francese Le Monde mette in evidenza due uomini di fiducia di Marine Le Pen, la testa pensante del partito estremista di destra Fronte Nazionale.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9250" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9250" alt="Eduardo Cunha" src="/files/2016/04/Eduardo-Cunha.jpg" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Eduardo Cunha</p></div>
<p><strong>“La rivelazione dei conti panamensi che stanno facendo il giro del mondo si sta osservando con una lente d&#8217;ingrandimento in Brasile. Tra i nomi brasiliani che sono usciti nei denominati Panama Papers emerge, soprattutto, uno: il presidente del Congresso, Eduardo Cunha, investigato nel Caso Petrobras, figura anche, secondo i mezzi brasiliani che hanno avuto accesso a queste informazioni, tra l&#8217;elenco di personaggi politici con conti nei paradisi fiscali”. (Fonte: El Pais)  </strong></p>
<p>Mentre in questa trama planetaria di frodi appare uno dei colpevoli intellettuali delle manovre di destabilizzazione del governo della presidentessa Dilma Roussef e le sue realizzazioni sociali, il quotidiano francese Le Monde mette in evidenza due uomini di fiducia di Marine Le Pen, la testa pensante del partito estremista di destra Fronte Nazionale.</p>
<p>Come normalmente si dice in linguaggio popolare cubano sembra non rimanere “nessun burattino con la testa al suo posto”, a giudicare dai nomi e cognomi che continuano ad uscire gradualmente alla luce pubblica e che includono governanti, politici in attivo, integranti di case monarchiche, stelle sportive ed idoli degli schermi cinematografici. Benché forse non ci sono ancora tutti i colpevoli.</p>
<p>Padroni di enormi fortune che eludendo così il fisco, privano gli Stati di risorse per il bilancio in spese sociali, mediante procedimenti opachi praticamente istituzionalizzati sotto condizioni pseudo-legali e “valori” del capitalismo egoista, fatto che non si deve perdere di vista, perché non possiamo fermarci solo sul rumore dello scandalo mediatico, bisogna andare più in là nell&#8217;analisi del fenomeno.</p>
<p>Al meno bisogna domandarsi perché le rivelazioni si concentrano unicamente su Panama quando esistono anche paradisi fiscali in Svizzera ed altri centri europei e dei Caraibi semi-coloniali. Che sistema e che struttura li protegge, a dispetto dei pronunciamenti di denuncia in forum delle Nazioni Unite? Per il momento benvenuta sia questa pazzia, e la sua potenziale pedagogia.</p>
<p>di Hugo Rios</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2016/04/06/che-pazzia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Colpo di Stato?</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2012/07/31/colpo-di-stato/</link>
		<comments>http://it.cubadebate.cu/notizie/2012/07/31/colpo-di-stato/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2012 22:17:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[disugualianza sociale]]></category>
		<category><![CDATA[golpe di stato]]></category>
		<category><![CDATA[paradisi fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[super ricchi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.cubadebate.cu/?p=5370</guid>
		<description><![CDATA[I super ricchi degli Stati Uniti, e le loro controparti in altre regioni del mondo hanno commesso quello che potrebbe descriversi solo come un tentativo di golpe di Stato. Non controllano solo l'economia, soprattutto mediante il settore finanziario, bensì cercano di prendere il controllo dei processi politici.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5371" src="/files/2012/07/paraisos-fdiscales1.jpg" alt="" width="300" height="167" />I super ricchi degli Stati Uniti, e le loro controparti in altre regioni del mondo hanno commesso quello che potrebbe descriversi solo come un tentativo di golpe di Stato. Non controllano solo l&#8217;economia, soprattutto mediante il settore finanziario, bensì cercano di prendere il controllo dei processi politici. </strong></p>
<p>Come altri paesi che implementarono versioni della ricetta neoliberale, gli Stati Uniti si caratterizzano oggi per una disuguaglianza economica e concentrazione di ricchezza senza precedenti, dal periodo anteriore della grande depressione; è il paese con maggiore disuguaglianza economica nel mondo avanzato.</p>
<p>Qui alcune cifre: 400 individui in questo paese sono padroni di più ricchezza che la metà più povera della popolazione statunitense, 150 milioni di persone. La famiglia Walton, gli eredi di Wal-Mart, con una fortuna di quasi 90 mila milioni di dollari, hanno più ricchezza che il 40% della popolazione statunitense più povera. L’1 % più ricco controlla il 40% della ricchezza nazionale.</p>
<p>Nel frattempo, analisti speculano che il livello di povertà negli Stati Uniti arriverà al suo punto più alto in quasi 50 anni, afferma AP. Uno di ogni sei (e quasi uno di ogni quattro bambini) statunitensi vissero l&#8217;anno scorso nella povertà, e si pronostica che questo aumenterà nei prossimi tre anni. Come afferma un&#8217;investigazione di economisti dell&#8217;Università della California, mentre le entrate dell’1% più ricco negli Stati Uniti si raddoppiarono tra il 1980 ed il 2010 (quelli del 0,1 si triplicarono), le entrate del 90% dei più poveri crollarono quasi del 5%.</p>
<p>Come nei paesi in via di sviluppo, qui i ricchi insistono in che loro sono il motore dell&#8217;economia; che i loro interessi sono gli interessi nazionali, e che loro sono quelli che generano impiego, investimento, ed opportunità, come le risorse per lo sviluppo per mezzo delle imposte che pagano. Ma come i ricchi dei paesi che tutti conoscono nel terzo mondo, gli interessi dei ricchi hanno poco a che vedere con gli interessi nazionali. Ed una nuova relazione esaustiva lo comprova.</p>
<p>I ricchi non investono le loro fortune nei loro paesi né pagano le imposte che devono alla loro nazione, bensì fanno tutto per occultare le loro ricchezze ed evadere le loro responsabilità fiscali. Tra i 21 ed i 32 miliardi di dollari in ricchezza finanziaria sono nascosti in paradisi fiscali o in banche all&#8217;estero (circa 80 giurisdizioni straniere), fondi tanto legali come di commerci illeciti, secondo il nuovo informe The Price of Offshore Revisited della rete di investigazioni Tax Justice Network. Questo importo equivale a più del PIL annuale combinato degli Stati Uniti e del Giappone.</p>
<p>Questo tesoro non fa parte del calcolo sulla disuguaglianza (già di per sé stravagante: il 50% più povero della popolazione del mondo ha l’1% della ricchezza mondiale, mentre il 10% più ricco ha l’84% della ricchezza del pianeta) né nella contabilità del debito, cioè, che è peggiore incorporandolo tutto, secondo la relazione elaborata da James Henry, ex economista in capo della consulente internazionale McKinsey &amp; Co ed esperto in temi fiscali.</p>
<p>Includendo questo tesoro, che si è trasportato in paradisi fiscali o paesi con sistemi bancari “discreti” (come le isole Cayman o la Svizzera), la disuguaglianza è molto maggiore che quella calcolata fino ad ora. Secondo la relazione, più del 30% della ricchezza finanziaria nel mondo è ora controllata da 91 mila persone, o il 0,001% della popolazione mondiale.</p>
<p>Questo club, con i suoi aiutanti nelle principali banche del mondo, è quello che ha il potere per affondare le economie, per annunciare che paesi come Grecia, Spagna, Messico e, sì, gli Stati Uniti, non hanno risorse per la spesa sociale e devono licenziare milioni e praticare politiche di austerità, mentre nascondono il tesoro che hanno estratto dai loro popoli, fuori dalla portata dei loro paesi, fondi sufficienti per generare impiego e sviluppo nazionale in gran parte del pianeta.</p>
<p>In 139 paesi di entrata media e sotto studio in questa investigazione, le elite avevano trasportato tra i 7.3 e 9.3 miliardi di dollari di ricchezza non dichiarata all’estero, tra gli anni 1970 e 2010, mentre il debito estero di questi paesi era arrivato a 4.08 miliardi di dollari nel 2010.</p>
<p>Il problema è che i beni di questi paesi sono nelle mani di un piccolo numero di individui ricchi, mentre i debiti sono caricati sui cittadini comuni di questi paesi attraverso i loro governi, afferma la relazione.</p>
<p>Anche l&#8217;impatto fiscale è enorme: se questa ricchezza nascosta di circa 21 miliardi di dollari ricevesse gli interessi, anche solo del 3%, e questo importo avesse potuto essere registrato dai governi al 30%, questo genererebbe entrate per tasse di 189 mila milioni di dollari annuali, più del doppio di quello che i paesi dell&#8217;OCSE spendono, oggigiorno, in tutta la loro assistenza internazionale allo sviluppo.</p>
<p>E, ovviamente, questo club di super ricchi gode di un enorme potere politico nei loro paesi. Gli statunitensi di questo esclusivo club mondiale hanno avuto sempre una massiccia influenza nel gioco politico-elettorale di questo paese, ma ora, con la sentenza della Corte Suprema, di un paio di anni fa, in un caso conosciuto come Citizens United, i super ricchi hanno piena libertà di espressione per spendere fondi illimitati nelle elezioni.</p>
<p>Il senatore federale indipendente Bernie Sanders lo spiegò così davanti ad un&#8217;udienza nella camera alta la settimana scorsa: “Questo è quello che la Suprema Corte ha fatto in Citizens United per questi miliardari: ‘voi siete padroni e controllate l&#8217;economia, siete padroni di Wall Street, siete padroni delle miniere di carbone, siete padroni delle industrie petrolifere. Ora, per una percentuale molto piccola della vostra ricchezza, vi diamo l&#8217;opportunità di essere padroni del governo degli Stati Uniti &#8216;.”</p>
<p>Sembrerebbe, che questa specie di golpe di Stato fatto da una classe di super ricchi -tutto a nome della democrazia &#8211; si sta tentando in vari angoli del mondo.</p>
<p>preso de La Jornada</p>
<p>scritto da David Brooks</p>
<p>tradotto da Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://it.cubadebate.cu/notizie/2012/07/31/colpo-di-stato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
