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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; pandemia</title>
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		<title>Cuba al salvarsi, salva</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 00:58:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre mesi fa, l’11 marzo 2020, l’OMS dichiarava il COVID-19 come una pandemia e Cuba riportava i suoi primi casi positivi alla malattia: tre turisti italiani che erano arrivati giorni prima dall’aeroporto de L’Avana si trovavano nella città centromeridionale di Trinidad. Solo dieci giorni dopo, il 21 marzo, quando a Cuba iniziavano ad emergere i casi ed erano visibili nei media internazionali e della controrivoluzione i dubbi sulla forza del sistema sanitario cubano di affrontare una malattia che stava distruggendo nazioni più potenti e causando un’elevata letalità, il Governo nazionale annunciava la partenza di una brigata di 52 medici ed infermieri cubani proprio verso l’Italia, nella regione della Lombardia, il terribile epicentro dell’epidemia in Europa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11609" alt="Cuba-Salvar-Salva-Medicos-Salud-Rojo-580x319" src="/files/2020/06/Cuba-Salvar-Salva-Medicos-Salud-Rojo-580x319.jpg" width="580" height="319" />Tre mesi fa, l’11 marzo 2020, l’OMS dichiarava il COVID-19 come una pandemia e Cuba riportava i suoi primi casi positivi alla malattia: tre turisti italiani che erano arrivati giorni prima dall’aeroporto de L’Avana si trovavano nella città centromeridionale di Trinidad.</strong></p>
<p>Solo dieci giorni dopo, il 21 marzo, quando a Cuba iniziavano ad emergere i casi ed erano visibili nei media internazionali e della controrivoluzione i dubbi sulla forza del sistema sanitario cubano di affrontare una malattia che stava distruggendo nazioni più potenti e causando un’elevata letalità, il Governo nazionale annunciava la partenza di una brigata di 52 medici ed infermieri cubani proprio verso l’Italia, nella regione della Lombardia, il terribile epicentro dell’epidemia in Europa.</p>
<p>Il 22 marzo, tra applausi e gesti di ringraziamento, arrivavano a Milano, diretti verso la città di Crema, gli internazionalisti cubani della salute. Quel giorno, Cuba riportava dieci nuovi casi di COVID-19, per un totale di 35; una cifra di 954 pazienti erano sottoposti a sorveglianza clinico-epidemiologica negli ospedali e centri di isolamento creati a tale scopo; e altre 30773 persone erano sorvegliate nelle loro case, dall’assistenza sanitaria di base. Uno dei più rinomati centri per il monitoraggio del nuovo virus prevedeva, in uno scenario estremo, che l’80% della popolazione cubana, circa nove milioni di persone, si sarebbe ammalato e che 90000 sarebbero morte a causa della pandemia.</p>
<p>Era solo l’inizio di una battaglia per la vita che Cuba avrebbe sviluppato sul fronte interno e, contemporaneamente, offrendo aiuti solidali a decine di altre nazioni in America Latina, Caraibi, Europa, Africa e Medio Oriente. Una lotta che si dava nel mezzo dell’intensificazione del blocco USA contro Cuba: il 10 marzo era entrata in vigore la decisione, presa anteriormente dalla Casa Bianca, di sospendere i voli charter verso le città cubane, ad eccezione de L’Avana; che si aggiungeva ad oltre 80 misure adottate dall’amministrazione Trump contro Cuba, tra il 2019 e l’inizio del 2020, per spaventare gli investimenti stranieri, tagliare i flussi finanziari e di carburante, l’arrivo dei turisti e la vendita di servizi.</p>
<p>Sono trascorsi tre mesi di contrasto duro contro la malattia. Il Governo cubano ha stabilito linee guida d’organizzazione, lavoro collettivo ed efficienza nel suo piano nazionale di lotta. Il sistema sanitario ha dimostrato la sua forza ed il potere risolutivo, nonostante l’impatto del blocco -che ha impedito persino l’arrivo di ventilatori e mascherine nel paese. Le scienze, in particolare le biologiche e farmaceutiche, si sono convertite in alleate chiave e decisive nei protocolli d’attuazione e trattamenti per il controllo dell’epidemia nel paese. Il popolo, in maggioranza, ha accompagnato con disposizione e disciplina le misure adottate per il distanziamento fisico ed una maggiore igiene, come i soli metodi efficaci contro questo virus altamente trasmissibile.</p>
<p>Nella serata dell’11 giugno, tre mesi dopo i primi casi, il Presidente ed il Primo Ministro cubani hanno annunciato il prossimo avvio della fase di recupero post-COVID-19 del paese, in un piano per fasi e territori, con gradualità e asimmetrie, tenendo sempre conto del corso epidemiologico. È stata una vittoria contundente di Cuba contro l’emergenza sanitaria e contro gli auspici catastrofici dei suoi avversari.</p>
<p>Da sedici giorni nel paese c’è stato un solo decesso da lamentare ed una cifra decrescente di nuovi positivi. Delle 30mila persone che erano sotto osservazione nelle case per la possibilità di contagio, il 22 marzo, oggi ce ne sono solo circa 500. Il sistema sanitario non è mai stato nemmeno vicino a collassare, il controllo dell’epidemia è stato sempre mantenuto e oggi funziona più rilassato che mai.</p>
<p>È stata anche una nuova sconfitta per il blocco USA, che non si è fermato nemmeno nel mezzo della pandemia, nonostante gli appelli del Segretario Generale dell’ONU e di altre personalità internazionali. In questi ultimi giorni, Washington annunciava nuove misure contro le società cubane, ordinava il ritiro di Cuba del colosso alberghiero USA, Marriott, ed annunciava multe contro società straniere in affari con Cuba.<br />
Mentre internamente questa colossale battaglia si svolgeva, Cuba inviava 34 brigate mediche del Contingente “Henry Reeve” in 27 paesi, su richiesta delle autorità di quelle nazioni. Un totale di 3337 professionisti della salute cubani, di cui 2014 donne.</p>
<p>Quei “vincitori del dolore e della morte”, come li qualificò Fidel, stanno dando un formidabile esempio degli alti valori in cui si formano e dello spirito umanista che li spinge. Ci sono 1182 di loro che stanno assistendo direttamente casi positivi di COVID-19 nei paesi in cui forniscono assistenza. In totale, 67553 pazienti sono stati assistiti e 2091 vite sono state salvate.</p>
<p>Al contributo di solidarietà di queste brigate di emergenza si sommano gli sforzi delle 59 brigate mediche già dispiegate nello stesso numero di paesi nel mondo, i cui membri hanno curato altri 39230 pazienti in questi mesi, con 7189 vite salvate.</p>
<p>Lunedì scorso è ritornata a L’Avana la brigata medica accorsa in Lombardia nel mezzo della tragedia. È arrivata colma dall’ammirazione, dal riconoscimento e dall’applauso del popolo italiano. Ed ha ricevuto l’emozionato tributo del suo popolo.</p>
<p>In Italia, nella famosa Torino, un’altra brigata medica cubana continua a lavorare, instancabilmente, per salvare vite.</p>
<p>Sebbene la battaglia mondiale contro la pandemia non sia stata vinta e nella nostra area geografica si sia ancora lontana da essa, questi tre mesi convulsi stanno lasciando lezioni all’umanità. Cuba ha dimostrato il valore di un sistema sociale basato sull’essere umano e non sul potere del capitale, di un sistema sanitario accessibile, gratuito ed universale -dove non sono i prezzi dei test a decidere chi può sapere se è malato né l’età quella che porta i medici a decidere chi vive o chi muore davanti all’assenza di respiratori- di una scienza posta a favore della salute e del benessere collettivo e non del lucro e salvezza di pochi.</p>
<p>Cuba ha anche dimostrato che solo la cooperazione e la solidarietà, non l’egoismo né i blocchi, possono essere la risposta efficace dell’umanità di fronte alle grandi sfide che ci attendono.</p>
<p>Al salvarsi, Cuba Salva.</p>
<p>di Randy Alonso Falcon</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Ministro di Salute di Cuba in assemblea dell&#8217;OMS: Reiteriamo la disposizione di cooperare e condividere esperienze contro la COVID-19</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2020 01:36:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ministro di Salute Pubblica di Cuba, Josè Angel Portal Miranda, ha reiterato questo lunedì all'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ed ai suoi stati membri, la disposizione di cooperare e condividere le modeste esperienze di questo paese nella lotta globale contro la COVID-19, malattia causata dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2. Intervenendo nella 73º Assemblea Mondiale della Salute, celebrata tutti gli anni in maggio e che in questa occasione si è realizzata in maniera virtuale, il titolare cubano ha sostenuto che “la COVID-19 è una sfida globale che non distingue confini, ideologie o livelli di sviluppo, ha messo a prova i sistemi sanitari di tutto il mondo e la nostra capacità di risposta davanti ad eventi epidemici”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11563" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11563" alt="Josè Portal Miranda" src="/files/2020/05/portal-miranda-580x330.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Josè Portal Miranda</p></div>
<p><strong>Il ministro di Salute Pubblica di Cuba, Josè Angel Portal Miranda, ha reiterato questo lunedì all&#8217;Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ed ai suoi stati membri, la disposizione di cooperare e condividere le modeste esperienze di questo paese nella lotta globale contro la COVID-19, malattia causata dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2.</strong></p>
<p>Intervenendo nella 73º Assemblea Mondiale della Salute, celebrata tutti gli anni in maggio e che in questa occasione si è realizzata in maniera virtuale, il titolare cubano ha sostenuto che “la COVID-19 è una sfida globale che non distingue confini, ideologie o livelli di sviluppo, ha messo a prova i sistemi sanitari di tutto il mondo e la nostra capacità di risposta davanti ad eventi epidemici”.</p>
<p>Ha ricordato che quando a Cuba sono state diagnosticate le prime persone con la malattia, lo scorso 11 marzo, già nell&#8217;isola si applicavano le misure del piano nazionale, elaborato in accordo coi protocolli e buone pratiche dell’OMS.</p>
<p>“L’applicazione giornaliera del procedimento sistematico del piano nazionale ha permesso la vigilanza epidemiologica per garantire la diagnosi precoce ed il trattamento opportuno della malattia nel paese”, ha assicurato nel suo breve intervento.</p>
<p>Portal Miranda ha precisato che l&#8217;implementazione di questo piano si appoggia su un sistema di salute gratuito e resiliente, che ha un indicatore di nove medici per ogni 1000 abitanti, fatto che permette di garantire il 100% di copertura della popolazione.</p>
<p>Allo stesso modo, ha fatto riferimento agli apporti dell&#8217;industria medico-farmaceutica e biotecnologica, con prodotti innovativi per il trattamento della malattia, come l&#8217;Interferone alfa 2b ricombinante, anticorpi monoclonali, il peptide CIGB-258 ed il Surfacen.</p>
<p>“Grazie a loro abbiamo ottenuto che il paese si mantenga attualmente in uno scenario favorevole nel confronto di questa pandemia”, ha spiegato Portal Miranda.</p>
<p>“Senza trascurare in nessun momento la responsabilità di proteggere il nostro popolo, non abbiamo abbandonato la vocazione solidale della Rivoluzione Cubana”, ha detto.</p>
<p>In questo senso, ha ricordato che più di 2300 collaboratori organizzati in 26 brigate del Contingente Henry Reeve, contribuiscono oggi nella lotta contro questa malattia in 24 paesi. A loro si sommano, ha detto, i più di 28000 professionisti della salute che si trovavano già in 59 nazioni.</p>
<p>“Questo gesto solidale non hanno potuto ostacolarlo né il bloqueo genocida del governo statunitense imposto contro Cuba, crudelmente inasprito, né i tentativi dell&#8217;amministrazione di quel paese per screditare ed ostacolare la cooperazione medica internazionale cubana”, ha enfatizzato il titolare di Salute Pubblica.</p>
<p>“Da solo nessun paese può affrontare questa pandemia, si richiede di una risposta mondiale, sulla base dell&#8217;unità, della solidarietà e della cooperazione multilaterale rinnovata”, ha concluso Portal Miranda.</p>
<p>Il tema centrale della presente edizione dell&#8217;Assemblea Mondiale della Salute è il confronto della comunità internazionale alla malattia provocata per il nuovo coronavirus SARS-CoV-2.</p>
<p>Dall’alba di questo lunedì, le autorità sanitarie del mondo hanno esposto le loro esperienze al riguardo, e con posteriorità emetteranno una dichiarazione di appoggio alla lotta contro la pandemia.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Ministero di Salute Pubblica</p>
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		<title>Così Cuba sta sconfiggendo il coronavirus</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 01:30:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra le nazioni che hanno sorprendentemente tenuto a bada (almeno fino a questo momento) la pandemia ce n’è una che spicca più delle altre: Cuba. Un po’ perché vedere il piccolo arcinemico degli Stati Uniti riuscire in un’impresa che la rivale superpotenza sta clamorosamente fallendo fa una certa impressione. E un po’ perché la Repubblica socialista sembra smentire le previsioni secondo cui i paesi meno ricchi sarebbero stati quelli più colpiti dall’epidemia. Nonostante le sanzioni e le derisioni statunitensi, la Repubblica socialista ha arginato l’epidemia e inviato medici in tutto il mondo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11477" alt="cuba-coronavirus-ap-4-580x386" src="/files/2020/04/cuba-coronavirus-ap-4-580x386.jpg" width="580" height="386" />Tra le nazioni che hanno sorprendentemente tenuto a bada (almeno fino a questo momento) la pandemia ce n’è una che spicca più delle altre: Cuba. Un po’ perché vedere il piccolo arcinemico degli Stati Uniti riuscire in un’impresa che la rivale superpotenza sta clamorosamente fallendo fa una certa impressione. E un po’ perché la Repubblica socialista sembra smentire le previsioni secondo cui i paesi meno ricchi sarebbero stati quelli più colpiti dall’epidemia. Nonostante le sanzioni e le derisioni statunitensi, la Repubblica socialista ha arginato l’epidemia e inviato medici in tutto il mondo.</strong></p>
<p>Sarebbe facile sminuire il successo cubano sottolineando come si tratti di un’isola non attraversata dalle grandi rotte commerciali che hanno reso inevitabile l’esplosione del Coronavirus in primis tra le nazioni più ricche. Ma basta osservare come se la stanno cavando i suoi vicini per capire che le cose non sono così semplici. A Cuba, nazione da undici milioni di abitanti e che segue i protocolli dell’OMS nel documentare la pandemia, ci sono circa 1.000 casi totali di contagio e 34 morti. Nella vicinissima Repubblica Dominicana – nazione simile per posizione geografica, popolazione, turismo e che anch’essa segue i protocolli dell’OMS – i casi sono invece 4.680 e i morti 226.</p>
<p>Altre nazioni latinoamericane sono messe ancora peggio: Panama ha circa 4.500 casi con soli 5 milioni di abitanti e l’Ecuador quasi 10mila casi con 17 milioni di abitanti. Da qualunque lato la si guardi, la capacità di Cuba di contenere il Covid-19 non sembra essere frutto del caso, ma di alcune caratteristiche della nazione guidata da Miguel Díaz-Canel (e da Raul Castro, fratello di Fidel e tuttora segretario del partito unico comunista).</p>
<p>“Cuba ha svariati vantaggi su molte altre nazioni, inclusa la sanità pubblica gratuita per tutti, il più elevato rapporto al mondo tra medici e popolazione e parecchi indicatori sanitari positivi, tra cui l’elevata aspettativa di vita e la bassa mortalità infantile”, scrive per esempio The Conversation. A questo si aggiunge “una popolazione dall’istruzione elevata e un’avanzata industria di ricerca medica, che include tre laboratori equipaggiati per condurre test sui virus”.</p>
<p>Tutto questo non è per niente scontato in una nazione che – misurata attraverso lo standard del PIL pro capite – si trova al 76° posto, appena davanti a Bulgaria e Venezuela. E che deve fare i conti con sanzioni statunitensi diventate molto più rigide sotto l’amministrazione Trump. Quali sono quindi le caratteristiche di quest’isola che le hanno consentito di fronteggiare con successo la pandemia? Prima di tutto, nonostante non sia dotata di ingenti risorse finanziare, uno dei vantaggi di un’economia centralizzata come quella cubana è la rapidità con cui queste risorse possono essere mobilitate nel momento del bisogno (come già si è visto, su scala molto superiore, nel caso della Cina).</p>
<p>A questo si aggiunge la prontezza con cui Cuba ha risposto all’emergenza: “Il piano di controllo e prevenzione, preparato nel gennaio 2020, includeva l’addestramento dello staff medico, la preparazione di strutture mediche e di quarantena e la diffusione al pubblico (compresi i lavoratori del settore turistico) delle informazioni necessarie su sintomi e precauzioni da prendere”, prosegue The Conversation. Non appena sono stati confermati i primi tre casi di Covid-19, l’11 marzo, sono iniziati i lavori per tracciare e isolare i contagiati, mobilitare gli studenti di medicina e identificare e verificare le condizioni delle persone più deboli attraverso visite porta a porta.</p>
<p>Nel momento in cui i casi sono arrivati a 21, il governo ha bloccato i voli turistici in entrata, messo in quarantena le persone più vulnerabili, organizzato il lavoro da remoto e cambiato in corsa le disposizioni quando si è accorto che determinate situazioni presentavano troppi pericoli (per esempio, sospendendo il trasporto pubblico e assumendo autisti per trasportare su auto private e statali le persone che dovevano inderogabilmente spostarsi).</p>
<p>In tutto questo, tenendo fede al motto di Fidel Castro “dottori, non bombe”, Cuba ha inviato medici in almeno 14 nazioni in tutto il mondo (Italia compresa), com’era già avvenuto durante precedenti crisi sanitarie tra cui quelle di ebola, malaria e tubercolosi. Una pratica non sempre apprezzata dalle parti degli Stati Uniti, dove alcuni articoli usciti in questi giorni hanno sottolineato come “la carenza di staff ospedaliero sull’isola è una diretta conseguenza dell’uso dei dottori come strumento di propaganda”; mentre una testata come Bloomberg ha ironizzato sul fatto che i medici cubani preferirebbero probabilmente uno stipendio maggiore rispetto a essere inviati come trottole in giro per il mondo.</p>
<p>Commenti che non stupiscono, provenendo dagli Stati Uniti, ma che lasciano comunque perplessi. Prima di tutto perché le critiche sui sistemi sanitari altrui da parte del paese con più morti di Covid-19 al mondo – e in cui le persone prive di assicurazione sanitaria potrebbero trovarsi a pagare fino a 75mila dollari per il trattamento del virus – fanno una certa impressione. Ma ancor più perché è una fonte come la Reuters ad aver recentemente segnalato come “Cuba abbia il più alto tasso di medici in rapporto alla popolazione anche quando si escludono quelli all’estero, mentre la sua brigata medica dispiegata in caso di catastrofe continua a farle ottenere gratitudine in tutto il mondo”.</p>
<p>Se non bastasse, la stessa Yale University Press ha confermato come Cuba continui a essere un paese avanzato in materia di biotecnologia. E tutto questo “nonostante le sanzioni e l&#8217;embargo USA, che ostruiscono l’accesso a tecnologie, equipaggiamento, risorse finanziarie e anche scambi culturali”.</p>
<p>Resta da capire se la battaglia cubana contro il Coronavirus continuerà a essere vittoriosa, soprattutto se si considera che ci sono 16 focolai in tutto il paese, che le risorse finanziarie sono ovviamente limitate e che la scarsità di strutture abitative rende il distanziamento sociale particolarmente complesso. Ma sarebbe comunque sbagliato definire “un miracolo” ciò che finora è avvenuto a Cuba. Al contrario: è proprio il punto forte della nazione – la sua sanità pubblica – a essersi dimostrato tale nel momento del bisogno, nonostante le inevitabili difficoltà a cui va incontro un regime socialista che dista solo pochi chilometri dal “diavolo capitalista”: gli Stati Uniti.</p>
<p>di Andrea Signorelli</p>
<p>da Esquire</p>
<p>foto: Ramon Espinosa/AP</p>
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		<title>Pechino: l’esercito degli USA avrebbe portato il coronavirus in Cina</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2020 01:31:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Quando c’è stato il paziente zero negli Stati Uniti? Quante persone si sono infettate? Come si chiamano gli ospedali? Potrebbe essere l'Esercito degli USA quello che ha portato l'epidemia a Wuhan? Dovete essere trasparenti! Rendete pubblici i vostri dati! Ci dovete una spiegazione!”, ha scritto questo giovedì il portavoce del Ministero degli Esteri cinesi, Zhao Lijian, nel suo account in Twitter. Il portavoce cinese ha aggregato anche che il direttore dei Centri per il Controllo e la Prevenzione di Malattie (CDC, per le sigle in inglese) degli USA, Robert Redfield, ha ammesso mercoledì, durante il Comitato di Supervisione della Camera di Rappresentanti che qualche statunitense apparentemente è morto di influenza e sono risultati positivi per il nuovo coronavirus nella diagnosi postuma.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11387" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11387" alt="Zhao Lijian, portavoce del minrex cinese" src="/files/2020/03/Zhao-Lijian.jpg" width="580" height="326" /><p class="wp-caption-text">Zhao Lijian, portavoce del minrex cinese</p></div>
<p><strong>La cancelleria cinese dice che l&#8217;esercito statunitense avrebbe potuto portare il coronavirus nella città cinese di Wuhan, che è stata la più colpita dal focolaio.</strong></p>
<p>“Quando c’è stato il paziente zero negli Stati Uniti? Quante persone si sono infettate? Come si chiamano gli ospedali? Potrebbe essere l&#8217;Esercito degli USA quello che ha portato l&#8217;epidemia a Wuhan? Dovete essere trasparenti! Rendete pubblici i vostri dati! Ci dovete una spiegazione!”, ha scritto questo giovedì il portavoce del Ministero degli Esteri cinesi, Zhao Lijian, nel suo account in Twitter.</p>
<p>Il portavoce cinese ha aggregato anche che il direttore dei Centri per il Controllo e la Prevenzione di Malattie (CDC, per le sigle in inglese) degli USA, Robert Redfield, ha ammesso mercoledì, durante il Comitato di Supervisione della Camera di Rappresentanti che qualche statunitense apparentemente è morto di influenza e sono risultati positivi per il nuovo coronavirus nella diagnosi postuma.</p>
<p>“Alcuni morti per influenza in realtà erano positivi al COVID-19”, ha ammesso Robert Redfield di CDC degli USA nella Camera dei Rappresentanti. Gli Stati Uniti hanno riportato 34 milioni di casi di influenza e 20.000 morti. Quanti di questi erano relazionati con COVID-19?”, ha chiesto.</p>
<p>Inoltre, Zhao ha citato Redfield, che ha detto che “alcuni casi che sono stati diagnosticati previamente come influenza negli Stati Uniti erano in realtà COVID-19.”</p>
<p>Davanti a questo panorama, il portavoce ha catalogato “assolutamente scorretto ed inappropriato” chiamare questo virus come “il coronavirus cinese” quando la sua origine è statunitense.</p>
<p>Nonostante alla fine di dicembre scorso cominciasse il nuovo coronavirus nella città cinese di Wuhan, l&#8217;origine del focolaio del virus rimane ancora un enigma.</p>
<p>Philip Giraldi, ex funzionario della CIA, pensa che il suo paese potrebbe avere “creato” il temuto virus, in collaborazione con Israele, come un’arma di guerra biologica per danneggiare Cina ed Iran. Le sue dichiarazioni si sommano a varie analisi che non scartano il ruolo degli USA in questa epidemia, che è stata già catalogata come pandemia dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Salute (OMS).</p>
<p>testo e foto da Hispantv</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Perché gli allarmi mondiali si scaraventano sul coronavirus e non sulla malaria?</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/02/04/perche-gli-allarmi-mondiali-si-scaraventano-sul-coronavirus-e-non-sulla-malaria/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 02:19:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un'altra volta si scaraventano “gli allarmi mondiali”, in questa opportunità, per l'influenza causata dal coronavirus. Lo spazio informativo si satura sempre di più di notizie stridenti, opacizzando altri temi gravi come il cambiamento climatico, le guerre del Medio Oriente, le tensioni con Iran o la guerra sporca contro Venezuela ed il bloqueo contro Cuba, per menzionare alcuni temi. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11323" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11323" alt="La zanzara Anofeles femmina che trasmette la malaria" src="/files/2020/02/paludismo-2-580x326.jpg" width="580" height="326" /><p class="wp-caption-text">La zanzara Anofeles femmina che trasmette la malaria</p></div>
<p><strong>Un&#8217;altra volta si scaraventano “gli allarmi mondiali”, in questa opportunità, per l&#8217;influenza causata dal coronavirus. Lo spazio informativo si satura sempre di più di notizie stridenti, opacizzando altri temi gravi come il cambiamento climatico, le guerre del Medio Oriente, le tensioni con Iran o la guerra sporca contro Venezuela ed il bloqueo contro Cuba, per menzionare alcuni temi.</strong></p>
<p>Situazione simile l’abbiamo vissuta nel 2002 con la sindrome respiratoria acuta grave (SARS, per le sue sigle in inglese) e l&#8217;epidemia di H1N1, nel 2008. La prima ha fatto precipitare l&#8217;approvazione del Codice Sanitario Internazionale nell&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Salute.</p>
<p>Come medico e salutista, credo che sono giuste le preoccupazioni e gli sforzi per riuscire a controllare la situazione nel minore tempo possibile. Ogni giorno che si possa guadagnare sono vite che si salvano.</p>
<p>Per la stessa ragione non capisco perché gli “allarmi mondiali” non si scaraventano per un&#8217;altra malattia il cui comportamento è molto più drammatico: la malaria.</p>
<p>Mentre l&#8217;influenza da coronavirus ha colpito 17.200 persone, la malaria colpisce 219 milioni in un anno. Per influenza da coronavirus sono deceduti 349 persone, mentre la malaria ammazza 435 mila persone all&#8217;anno, di queste 266 mila bambini minori di 5 anni.</p>
<p>Come si spiega tanta differenza nella reazione davanti a due problemi sanitari importanti? Secondo me le cause sono due. Non è la letalità del virus, benché nella stampa di oggi si annunci che è più letale di quello del SARS, bensì la difficoltà per mantenerlo controllato in un&#8217;area geografica.</p>
<p>L&#8217;influenza da coronavirus, per il suo meccanismo di trasmissione e la globalizzazione internazionale, minaccia di trasformarsi in una pandemia ed attraversare le frontiere senza distinguere tra paesi ricchi e poveri. La malaria no, il 92% dei casi si concentrano in Africa, come l’80% dei morti. La malaria attacca ed ammazza i poveri, il coronavirus non fa differenza sul volume del portafoglio.</p>
<p>Ma c&#8217;è qualcosa in più: tutto questo è successo in mezzo ad una guerra commerciale tra Cina e gli Stati Uniti che, senza dubbio, fa bene al secondo. Si cominciano a vedere messaggi fatti apposta per approfittare di questa congiuntura, cito due titolari recenti come esempio:</p>
<p>-I negozi online ed il coronavirus: è sicuro comprare articoli cinesi?<br />
-Un “buco nero” più grave della crisi finanziaria del 2008: Il mortale coronavirus contagerà l&#8217;economia mondiale?</p>
<p>Cina ha dimostrato la sua capacità e la sua forza per affrontare questa contingenza sanitaria. In tempo record ha identificato la struttura genetica del virus (che immediatamente ha condiviso con la comunità internazionale), aprendo così il cammino per ottenere una diagnosi di certezza e perfino la produzione di un vaccino. Ha costruito ospedali ed ha preso le misure per il controllo della propagazione.</p>
<p>Senza dubbi, in questione di settimane il coronavirus smetterà di preoccupare il mondo che continuerà indifferente davanti al dramma della malaria.</p>
<p>“La medicina è politica a grande scala” ha condannato l&#8217;eminente scienziato tedesco Rudolf Virchow, e questo è un altro esempio di tutto ciò.</p>
<p>di Joaquin Garcia Salabarria</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: La Vanguardia</p>
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