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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; OSA</title>
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		<title>&#8220;Restituiremo dignità e libertà al popolo boliviano&#8221;, dice Evo Morales dopo la vittoria di Luis Arce alle elezioni</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 19:12:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'ex presidente Evo Morales ha sottolineato questo lunedì che, con il trionfo di Luis Arce alle elezioni presidenziali in Bolivia, tenutesi questa domenica, restituiranno "dignità e libertà al popolo boliviano". "Siamo tornati a milioni", ha sottolineato il presidente durante una conferenza stampa da Buenos Aires, dove si trova dal dicembre dello scorso anno, dopo il golpe di stato contro di lui.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11770" alt="evo-morales-580x330" src="/files/2020/10/evo-morales-580x330.jpg" width="580" height="330" />L&#8217;ex presidente Evo Morales ha sottolineato questo lunedì che, con il trionfo di Luis Arce alle elezioni presidenziali in Bolivia, tenutesi questa domenica, restituiranno &#8220;dignità e libertà al popolo boliviano&#8221;.</strong></p>
<p>&#8220;Siamo tornati a milioni&#8221;, ha sottolineato il presidente durante una conferenza stampa da Buenos Aires, dove si trova dal dicembre dello scorso anno, dopo il golpe di stato contro di lui.</p>
<p>Secondo un exit poll condotto dalla società Ciesmori e reso noto dal segnale televisivo Unitel, Arce, che è in formula con David Choquehuanca, avrebbe vinto le elezioni con il 52,4% dei voti, anche se i risultati ufficiali delle elezioni non sono stati ancora resi noti.</p>
<p>Dopo la diffusione di questo sondaggio, Arce e Choquehuanca hanno ricevuto le congratulazioni dalla presidentessa de facto della Bolivia, Jeanine Añez, e dal segretario generale dell&#8217;OSA, Luis Almagro.</p>
<p>Nella sua dichiarazione, Morales ha invitato &#8220;tutte le parti, uomini d&#8217;affari, lavoratori, lavoratrici ad avere un grande incontro, un patto di riconciliazione&#8221; per Bolivia.</p>
<p>&#8220;Non siamo vendicativi, non siamo revanscisti, vi invitiamo a lavorare&#8221;, ha detto l&#8217;ex presidente, sottolineando che è sicuro che questa sarà la linea di lavoro di Arce, che era ministro dell&#8217;Economia durante il suo governo.</p>
<p>&#8220;Ritorno in Bolivia&#8221;</p>
<p>L&#8217;ex presidente ha anche espresso il suo &#8220;grande desiderio&#8221; di &#8220;tornare in Bolivia&#8221; dopo la sua improvvisa partenza l&#8217;anno scorso.<br />
Dopo il golpe di stato contro di lui, Morales è riuscito a lasciare Bolivia con l&#8217;aiuto di un aereo inviato dal governo del Messico &#8211; il paese che gli ha offerto asilo &#8211; ed è arrivato in Messico il 12 novembre, nonostante diversi paesi del Sud America abbiano negato il permesso per l&#8217;aereo messicano di sorvolare il loro spazio aereo. Un mese dopo, si è recato in Argentina, dove è rimasto fino ad ora.</p>
<p>&#8220;Ritornerò in Bolivia, prima o poi&#8221;, ha detto ed ha ricordato che nel suo paese, durante il governo de facto insediato dopo la sua partenza, sono stati aperti diversi processi contro di lui. A questo proposito, ha indicato che tutto ciò è stata &#8220;una guerra sporca&#8221;.</p>
<p>Morales ha indicato che quando ritornerà, cercherà di stabilirsi nella regione del Tropico di Cochabamba, per dedicarsi, di nuovo, all&#8217;agricoltura.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Mariana Greif/ Reuters</p>
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		<title>The Washington Post: non c’è stata frode elettorale in Bolivia in ottobre del 2019</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Feb 2020 00:00:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Washington Post ha pubblicato questo giovedì un'investigazione che conferma che non esistono evidenze di frode nelle elezioni del 20 ottobre 2019 in Bolivia: “La nostra investigazione non ha trovato nessuna ragione per sospettare una frode”. “Come specialisti in integrità elettorale, troviamo che l'evidenza statistica non appoggia la denuncia di frode nelle elezioni di ottobre in Bolivia”, affermano John Curiel e Jack Williams, esperti del Laboratorio di Scienza e Dati Elettorali del Massachusetts Institute of Technology (MIT), nell'articolo apparso nella sezione di politica del quotidiano statunitense.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11354" alt="evo_morales_1-580x326" src="/files/2020/02/evo_morales_1-580x326.jpeg" width="580" height="326" />The Washington Post ha pubblicato questo giovedì un&#8217;investigazione che conferma che non esistono evidenze di frode nelle elezioni del 20 ottobre 2019 in Bolivia: “La nostra investigazione non ha trovato nessuna ragione per sospettare una frode”.</strong></p>
<p>“Come specialisti in integrità elettorale, troviamo che l&#8217;evidenza statistica non appoggia la denuncia di frode nelle elezioni di ottobre in Bolivia”, affermano John Curiel e Jack Williams, esperti del Laboratorio di Scienza e Dati Elettorali del Massachusetts Institute of Technology (MIT), nell&#8217;articolo apparso nella sezione di politica del quotidiano statunitense.</p>
<p>“Considerando tutto, l&#8217;analisi statistica e le conclusioni dell&#8217;OSA sembrano enormemente difettose”, riferisce l&#8217;articolo.<br />
La notizia di quell&#8217;organizzazione, ricorda The Washington Post, è stato il supporto principale per le denunce di frode.</p>
<p>L&#8217;OSA ha parlato di “profonda preoccupazione e sorpresa per il cambiamento drastico e difficile da spiegare nella tendenza dei risultati preliminari”. Ma l&#8217;analisi statistica dietro questa affermazione è problematica.</p>
<p>“Nel momento del fermo nel conteggio, dato che Morales aveva superato la soglia del 40%, la questione chiave è se il suo calcolo di voti era di 10 punti più alto rispetto al suo più vicino competitore. Altrimenti, avrebbe dovuto sostenere un secondo turno contro l&#8217;ex presidente Carlos Mesa.</p>
<p>“I nostri risultati sono stati diretti. Non sembra esserci statisticamente una differenza significativa nel margine prima e dopo il fermo nel conteggio preliminare. Invece, è altamente probabile che Morales avesse sorpassato il margine di 10 punti nel primo turno.</p>
<p>“Come arriviamo lì? La messa a fuoco dell&#8217;OSA si appoggia su ipotesi binarie: che il conteggio ufficioso riflette con esattezza il voto continuamente misurato, e che le preferenze di voto riportate non variano durante il giorno. Se queste ipotesi fossero certe, un cambiamento di tendenza a favore di un partito col passare del tempo allora potrebbe indicare potenzialmente una frode.</p>
<p>“L&#8217;OSA non cita un’investigazione previa su cui dovrebbero basarsi queste ipotesi per reggere. Ci sono ragioni per credere che le preferenze degli elettori e le notifiche sui votanti possono variare nel tempo: aree dove si ammucchiano elettori poveri possono avere file più lunghe e minore capacità per contare e riportare rapidamente il totale dei voti. E questi fattori si possono applicare molto bene in Bolivia, dove ci sono brecce severe nelle infrastruttura e nelle situazioni economiche tra zone urbane e rurali.</p>
<p>La pubblicazione di The Washington Post segnala inoltre l&#8217;assenza di un cambiamento drastico nei risultati prima e dopo la detenzione preliminare del conteggio o nella tendenza del voto che ha sempre favorito Morales.</p>
<p>“Non troviamo nessuna evidenza di queste anomalie”, hanno assicurato Curiel e Williams dopo analizzare i dati sull&#8217;investigazione, che hanno notificato all&#8217;OSA, però senza ricevere risposta.</p>
<p>Le rivelazioni del The Washington Post hanno confermato che la differenza di più del 10% a favore di Morales è legittima e coincide col conteggio preliminare.</p>
<p>Denunciano che ci sono state numerose irregolarità e mancanza di evidenza nella relazione dell&#8217;OSA, e che i dati dimostrano chiaramente che la frode non esiste e che il margine di differenza che ha dato la vittoria ad Evo Morales è corretto.</p>
<p>Curiel e Williams concludono: “La frode elettorale è un problema grave, però basarsi su prove non verificate come segno di frode è una seria minaccia per qualsiasi democrazia”.</p>
<p>Con informazione di The Washington Post</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>foto: Reuters</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Da Harvard a Cambridge. Oltre 100 esperti smentiscono ogni broglio elettorale in Bolivia</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 01:30:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Evo Morales è il presidente legittimo. Il resto è narrazione golpista. “Chiediamo che le istituzioni e i processi democratici della Bolivia siano rispettati”. Recita così il manifesto firmato da oltre 100 esperti internazionali in economia e statistica, che fanno “un appello all’OSA affinché ritiri le sue dichiarazioni fuorvianti sulle elezioni, che hanno contribuito al conflitto politico e sono state una delle ‘giustificazioni’ più utilizzate per portare a compimento il colpo di Stato militare”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11239" alt="Bolivia" src="/files/2019/12/Bolivia.jpg" width="580" height="290" />Evo Morales è il presidente legittimo. Il resto è narrazione golpista. “Chiediamo che le istituzioni e i processi democratici della Bolivia siano rispettati”. Recita così il manifesto firmato da oltre 100 esperti internazionali in economia e statistica, che fanno “un appello all’OSA affinché ritiri le sue dichiarazioni fuorvianti sulle elezioni, che hanno contribuito al conflitto politico e sono state una delle ‘giustificazioni’ più utilizzate per portare a compimento il colpo di Stato militare”.</strong></p>
<p>I firmatari, provenienti da istituti come l’Economic Policy Institute e varie università degli Stati Uniti, Australia, Messico e India, tra gli altri, condannano il fatto che Donald Trump abbia sostenuto apertamente e fermamente il colpo di Stato militare del 10 novembre che ha rovesciato il governo del presidente Evo Morales “e spiegano attraverso la loro conoscenza in Statistica perché la ”narrazione sui brogli” non è corretta.</p>
<p>Ancora una volta la realtà confuta una narrazione tossica ripetuta a spron battuto e reti unificate per occultare che in Bolivia si è consumato un golpe. L’unica strada per allontanare dalla presidenza Evo Morales, presidente indigeno e socialista, sostenuto dalla maggioranza dei boliviani come hanno mostrato anche le ultime elezioni dove Morales aveva ottenuto ancora un trionfo.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Gli esperti spiegano che non c’è stato nessun broglio</span></p>
<p>&#8220;C&#8217;è stata una pausa nel ‘conteggio rapido’ dei risultati delle votazioni &#8211; quando era stato raggiunto l&#8217;84% dei voti &#8211; e il vantaggio di Morales era di 7,9 punti percentuali. Con il 95% del conteggio totale dei voti, il suo margine era aumentato a poco più del 10%, circostanza che consentiva a Morales di vincere al primo turno senza dover andare al ballottaggio.</p>
<p>Alla fine, il conteggio ufficiale ha mostrato un vantaggio del 10,6%, spiegano gli esperti, basandosi su un rapporto pubblicato dal Center for Economic and Political Research (CEPR), un think tank con sede a Washington che ha già messo seriamente in discussione in un rapporto pubblicato il 10 novembre il ruolo della missione elettorale dell&#8217;OSA in Bolivia.</p>
<p>I firmatari ricordano che &#8220;non è insolito che i risultati di un&#8217;elezione presentino una distorsione in base alla posizione geografica, il che significa che i risultati possono variare a seconda di quando vengono conteggiati i voti nelle diverse aree&#8221;. La dichiarazione cita l&#8217;esempio delle ultime elezioni per il Governatore in Louisiana, in cui il candidato democratico ha vinto 2,6 punti percentuali dopo essere apparso perdente per quasi tutta la notte. &#8220;Il cambiamento nella leadership di Morales non è stato affatto ‘drastico’; faceva parte di un costante e continuo aumento del vantaggio di Morales che è iniziato ore prima dell&#8217;interruzione&#8221;, affermano.</p>
<p>Secondo questi esperti, la spiegazione dell&#8217;aumento del margine è &#8220;abbastanza semplice&#8221; e &#8220;si basa sul fatto che le aree che hanno visto conteggiati i loro voti in seguito erano più pro-Morales rispetto alle aree i cui voti erano stati contati in precedenza&#8221;. Un risultato finale che qualificano come &#8220;abbastanza prevedibile in base al primo 84% dei voti riportati&#8221;. &#8220;Ciò è stato dimostrato attraverso un&#8217;analisi statistica e anche attraverso un&#8217;analisi più semplice delle differenze tra le preferenze politiche delle aree scrutinate”, sottolineano.</p>
<p>Il manifesto si conclude con un appello al Congresso degli Stati Uniti affinché indaghi &#8220;sul comportamento dell&#8217;OSA” e contrasti il &#8220;colpo di Stato militare&#8221; e le violazioni dei diritti umani del governo di fatto&#8221;, oltre a sottolineare la responsabilità dei media che dovrebbero cercare analisti indipendenti &#8220;invece di basarsi solo sui funzionari dell&#8217;OSA”. &#8220;Molte vite possono dipendere dal chiarimento di questa storia&#8221;, concludono, riferendosi a un conflitto in cui, secondo l&#8217;ultimo resoconto del Defensor del Pueblo, il bilancio parziale delle vittime ascende a 32.</p>
<p>da L&#8217;AntiDiplomatico</p>
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		<title>Trump resuscita il TIAR</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/09/24/trump-resuscita-il-tiar/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Sep 2019 23:02:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Consumata la leadership del fantoccio Juan Guaidò e finita la tappa della macchinazione del golpe di Stato contro il governo costituzionale e legittimo di Nicolas Maduro, lo scorso 11 settembre l'amministrazione Trump ha deciso di iniziare una nuova fase della sua politica di cambiamento di regime in Venezuela, e con appoggio del Brasile ha usato Colombia per attivare il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR) nell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA). ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11130" alt="OEA-580x335" src="/files/2019/09/OEA-580x335.jpg" width="580" height="335" />Consumata la leadership del fantoccio Juan Guaidò e finita la tappa della macchinazione del golpe di Stato contro il governo costituzionale e legittimo di Nicolas Maduro, lo scorso 11 settembre l&#8217;amministrazione Trump ha deciso di iniziare una nuova fase della sua politica di cambiamento di regime in Venezuela, e con appoggio del Brasile ha usato Colombia per attivare il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR) nell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani (OSA).</strong></p>
<p>Vecchio strumento del panamericanismo da guerra di Washington, l&#8217;obiettivo immediato del TIAR sarà consegnare multilateralità alle sanzioni coercitive contro Venezuela nei campi commerciale e finanziario -compreso un possibile blocco navale che interrompa le esportazioni delle industrie petrolifere responsabili di un 95% delle entrate del paese sud-americano -, o la rottura delle relazioni diplomatiche, consolari ed economiche di vari governi conservatori dell&#8217;area.</p>
<p>Insieme al TIAR (Rio de Janeiro, 1947), l&#8217;OSA, la cui carta di fondazione è sorta nella cornice della nona Conferenza Internazionale Americana (Bogotà, 1948), è stato uno dei meccanismi per la sicurezza collettiva inter-emisferica utilizzato dalla diplomazia statunitense nella sua lotta contro il comunismo di Mosca durante la “guerra fredda”, cioè il confronto politico, ideologico e militare tra l&#8217;Est e l’Ovest nell&#8217;immediato dopoguerra, dopo la sconfitta del nazifascismo.</p>
<p>Come apparato strategico intercontinentale, il TIAR -qualificato come il primo patto della guerra fredda -, è stato orchestrato da Washington affinché svolgesse un ruolo simile a quello dell&#8217;Organizzazione del Trattato dell&#8217;Atlantico del Nord (NATO) in Europa occidentale. A partire dal 1948, dopo l&#8217;arrivo del generale Eisenhower alla Casa Bianca nel 1953, gli Stati Uniti hanno abbandonato l&#8217;idea di esportare la loro democrazia mediante strategie riformiste ed hanno optato per politiche conservatrici e punitive verso America Latina ed i paesi periferici del mondo libero.</p>
<p>Allora, il sottosegretario, John Foster Dulles, ha fatto della sicurezza militare e della polizia di taglio contro-insurgente il primo punto dell&#8217;agenda di Washington, ed ha incoraggiato lo stabilimento di regimi dittatoriali civili e militari, pro-capitalisti ed anti-sinistra in America Latina. Nei fatti, il patto di difesa mutua plasmato nel TIAR -la idea di uno per tutti e tutti per uno – ha significato la continentalizzazione della dottrina Monroe di un nuovo tipo che, secondo differenti congiunture e coi suoi rispettivi punti di continuità e rottura, è stata sottomessa a costanti processi di aggiornamento e di rielaborazione dottrinaria e strategica da parte del Pentagono e del Dipartimento di Stato.</p>
<p>Davanti all&#8217;irruzione del socialismo in Cuba, la strategia di John F. Kennedy è stata quella di allineare i governi autoritari e dittatoriali dell&#8217;America Latina e dei Caraibi nella loro lotta contro il Castro-comunismo, combinando la carota dell&#8217;Alleanza per il Progresso col bastone della fallita invasione mercenaria di Baia dei Porci.</p>
<p>In seguito, sotto le dittature militari di sicurezza nazionale, la nuova dottrina Monroe si è trasformata nella lotta anti-sovversiva, e dopo la dissoluzione dell&#8217;URSS nel 1989, ha adattato la sua apparenza alla guerra alle droga (sostituto del fantasma comunista) ed alle guerre sporche e di bassa intensità (Granada, Salvador, Nicaragua, Panama), fino alla fase attuale di guerra al terrorismo post-11 settembre 2001.</p>
<p>Gli 11 paesi che hanno appoggiato, adesso, l’attivazione del TIAR -del totale di 18 firmatari – sono stati: Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Salvador, Stati Uniti, Guatemala, Haiti, Honduras, Paraguay e Repubblica Dominicana. Cinque paesi si sono astenuti: Costa Rica, Panama, Perù, Trinidad e Tobago ed Uruguay; Bahamas era assente. Cuba è stata esclusa dal TIAR nel 1962 e Messico si è ritirato dal TIAR nel 2002. Venezuela, che ha abbandonato il trattato nel 2012 con Bolivia, Ecuador e Nicaragua, è stata rappresentata da un inviato dell&#8217;opposizione politica.</p>
<p>La rappresentante messicana presso l&#8217;OSA, Luz Elena Baños, ha detto che è inaccettabile usare un meccanismo che contempla la forza militare ed ha sottolineato che sebbene Messico non è parte del TIAR, sì è obbligato a pronunciarsi contro l&#8217;uso politico che si pretende dare a quello che considera un delicato e controverso strumento.</p>
<p>Categorico, il ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino Lopez, ha respinto l&#8217;attivazione spuria e irritante del TIAR, ed ha detto che questo patto è uno strumento di genuflessione per quelli che vogliono legalizzare un intervento militare nella patria di Bolivar. Il capo della forza armata Nazionale Bolivariana ha qualificato il TIAR come anacronistico e falso, ed ha affermato che è un sotterfugio progettato dagli Stati Uniti per garantire i loro propri interessi egemonici nella regione.</p>
<p>Così, il 14 settembre è arrivato a Bogotà il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti, Philip Goldberg, sperimentato operatore di golpe soavi e rotture secessioniste. Gli antecedenti di Goldberg nell&#8217;ex Jugoslavia e Bolivia, aumentano il rischio di una balcanizzazione della frontiera colombo-venezuelana. La sua missione potrebbe accelerare il ruolo della Colombia come punta di lancia per un intervento militare e paramilitare in Venezuela -incluso il montaggio di falsi positivi od un&#8217;operazione di “bandiera falsa” alla frontiera tra i due paesi, che vincoli le FARC o l’ELN col governo di Maduro -, ora protetti dalla facciata legale del TIAR.</p>
<p>di Carlos Fazio</p>
<p>preso da La Jornada- Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: LR21.com.uy</p>
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		<title>Trump ed alleati riconoscono un “presidente” incostituzionale in Venezuela</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2019/01/23/trump-ed-alleati-riconoscono-un-presidente-incostituzionale-venezuela/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2019 00:12:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poco dopo che oggi Juan Guaidò si è autoproclamato come il mandatario “interino” del Venezuela, la reazione statunitense non si è fatta aspettare e dopo pochi minuti, il presidente statunitense, Donald Trump, l’ha riconosciuto come il mandatario “legittimo” del paese.  Nel comunicato, Trump afferma che userà “tutto il peso del potere economico e diplomatico degli USA per fare pressioni per una restaurazione della democrazia venezuelana” ed esalta affinché altri governi riconoscano il deputato oppositore.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10804" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10804" alt="Juan Guaidò" src="/files/2019/01/guaido-580x326.jpg" width="580" height="326" /><p class="wp-caption-text">Juan Guaidò</p></div>
<p><strong>Poco dopo che oggi Juan Guaidò si è autoproclamato come il mandatario “interino” del Venezuela, la reazione statunitense non si è fatta aspettare e dopo pochi minuti, il presidente statunitense, Donald Trump, l’ha riconosciuto come il mandatario “legittimo” del paese.  </strong></p>
<p>Nel comunicato, Trump afferma che userà “tutto il peso del potere economico e diplomatico degli USA per fare pressioni per una restaurazione della democrazia venezuelana” ed esalta affinché altri governi riconoscano il deputato oppositore.</p>
<p>Da parte sua, il sottosegretario degli USA, Mike Pompeo, ha ordinato a Maduro di allontanarsi dall’incarico “in favore di un leader legittimo che rifletta la volontà del popolo venezuelano”. Ha anche fatto un appello ai militari ed alle forze di sicurezza venezuelane ad “appoggiare la democrazia ed a proteggere i cittadini.”</p>
<p>Oltre Trump, l&#8217;auto-declarazione di Guaidò è stata riconosciuta dal titolare dell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani (OSA), Luis Almagro, che si è congratulato con il deputato e gli ha comunicato che ha il suo appoggio per “spingere il ritorno del paese alla democrazia.”</p>
<p>Dopo il riconoscimento di Trump, altri capi di Stato alleati con gli USA hanno dato il loro appoggio a Guaidò. In una dichiarazione congiunta da Davos, i mandatari della Colombia, Brasile, la cancelliera del Canada e la vicepresidentessa del Perù hanno comunicato il loro riconoscimento per Guaidò.</p>
<p>Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, ha detto: “Noi daremo tutto l&#8217;appoggio necessario affinché questo processo continui.”</p>
<p>Il presidente dell&#8217;Argentina, Mauricio Macri ha detto che spera che Venezuela, con Guaidó alla guida, transiti verso le elezioni “libere e democratiche”. Da parte sua, il presidente del Cile, Sebastian Piñera, ha dimostrato il suo appoggio pubblico al supposto “presidente interino”.</p>
<p>Attraverso un messaggio di Twitter, anche il presidente del Paraguay, Mario Abdo, si è sommato al riconoscimento del presidente dell&#8217;Assemblea Nazionale del Venezuela.</p>
<p>Il presidente dell&#8217;Ecuador, Lenin Moreno, ha detto che il suo paese riconosce Guaidò, e che secondo lui, deve indire al più presto “elezioni libere e trasparenti, con ampia osservazione internazionale.”</p>
<p>Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, ha anche riconosciuto il deputato Juan Guaidò come “presidente interino” del Venezuela.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AFP</p>
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		<title>L’assassinio ed il Golpe Maestro</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Aug 2018 03:38:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il fallito tentativo di assassinio contro il Presidente Nicolas Maduro e l’alto comando politico-militare chavista fa parte della flessibilità della guerra non convenzionale, ibrida o di IV generazione. E’ applicata dagli USA per ottenere il “cambio di regime” ed il cosiddetto golpe morbido contro i governi scomodi, come in Georgia, Ucraina, Brasile, Argentina ed ora Nicaragua, ognuno con le sue caratteristiche particolari. Parte di una concezione strategica e tattica che si adatta rapidamente, senza complicazioni burocratiche ed a basso costo, alle mutevoli condizioni del teatro di operazioni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10607" alt="eeuu-venezuela1" src="/files/2018/08/eeuu-venezuela1.jpg" width="580" height="386" />Il fallito tentativo di assassinio contro il Presidente Nicolas Maduro e l’alto comando politico-militare chavista fa parte della flessibilità della guerra non convenzionale, ibrida o di IV generazione. E’ applicata dagli USA per ottenere il “cambio di regime” ed il cosiddetto golpe morbido contro i governi scomodi, come in Georgia, Ucraina, Brasile, Argentina ed ora Nicaragua, ognuno con le sue caratteristiche particolari. Parte di una concezione strategica e tattica che si adatta rapidamente, senza complicazioni burocratiche ed a basso costo, alle mutevoli condizioni del teatro di operazioni.</strong></p>
<p>La mobilitazione di massa chavista e la fermezza della sua dirigenza politica di fronte alle guarimbas del 2014 e del 2017 hanno sconfitto il “golpismo dal basso”. Lo hanno sconfitto fulmineamente, nel 2017, con la convocazione e la partecipata elezione dell’Assemblea Costituente. Seguita dalla vittoria delle forze rivoluzionarie nelle elezioni regionali e, nel maggio di quest’anno, con la rielezione di Maduro.</p>
<p>Successivamente, un’opposizione demoralizzata e profondamente divisa non è stata neppure capace di ricomporsi politicamente dal colpo sofferto. Il risultato è che Maduro, con il supporto elettorale, non solo del chavismo, ma di settori non militanti, ma stufi di violenza e disordini causati dai golpisti, ha trasformato l’insurrezione controrivoluzionaria in un paese in pace. Si ricordi i chavisti e non chavisti, specialmente neri e poveri, linciati e persino bruciati come torce in pieno giorno. Il più emblematico, forse, il caso del giovane Orlando Figuera, ferito a pugnalate e bruciata la pelle nel 53% del corpo.</p>
<p>Se non si è potuto rovesciare Maduro “dal basso”, ora si tratta di colpirlo “dall’alto” per provocare la frattura sociale desiderata, stimolata anche dalla feroce guerra economica e dalle pressioni internazionali, a cui si sono prestati vari governi, di destra, dell’America Latina, tra loro, quello uscente in Messico e per non dire lo screditato Luis Almagro, segretario generale dell’impresentabile OSA.</p>
<p>Il tentativo di assassinio è fallito, ma tale opzione era contemplata da Washington e dall’pligarchia di Bogotà che ha trasformato la Colombia nell’altro centro operativo, insieme a Miami, del piano Golpe Maestro (GM) contro Caracas, approvato dall’ ammiraglio Kurt Tidd, capo del Comando Sud (CS). A Miami c’è un protagonista principale di questo complotto, il senatore Marco Rubio.</p>
<p>Dalle confessioni degli implicati, è stato in una fattoria vicina al confine colombiano-venezuelano dove si sono addestrati i due commando operatori dei droni caricati di esplosivo lanciati contro la tribuna in occasione della cerimonia per il 81esimo anniversario della Guardia Nazionale Bolivariana.</p>
<p>Hanno anche menzionato il leader dell’opposizione Julio Borge, stabilito nel paese vicino, come boss politico del piano. La stessa notte degli eventi, Maduro ha segnalato all’uscente presidente Juan Manuel Santos come responsabile della smantellata operazione.</p>
<p>Se l’assassinio avuto successo, si sarebbe aperto uno scenario favorevole: il vuoto di autorità, per promuovere un’azione golpista all’interno di una Forza Armata Nazionale Bolivariana presumibilmente decapitata, poiché data la natura della cerimonia era prevedibile la presenza del generale in capo Vladimir Padrino e di tutto l’alto comando militare proprio accanto al presidente.</p>
<p>Si creava anche una congiuntura propizia per un intervento militare, non necessariamente diretto dagli USA. Secondo l’ammiraglio Tidd, nel GM si sarebbe ottenuta la partecipazione delle forze della Conferenza degli Eserciti Americani, con il supporto politico dell’OSA.</p>
<p>Se il fallito piano, “forzare uno scenario di insicurezza generalizzata in cui elementi terroristi siano incanalati verso operazioni di omicidio politico, al fine di indebolire lo Stato venezuelano e terrorizzare le basi chaviste”, adduce una grande analisi del sito chavista Misión Verdad.</p>
<p>Con Ivan Duque alla presidenza, pupillo del fascista Alvaro Uribe, la minaccia dalla Colombia contro la Rivoluzione Bolivariana tende ad essere mantenuta od incrementarsi. Due giorni prima della sua presa di possesso, Uribe ha chiesto un colpo di stato militare in Venezuela ed ha suggerito che Washington lo promuovesse. Tre giorni dopo, il nuovo ministro degli Esteri, Carlos Holmes, ha offerto al leader dell’opposizione Julio Borge appoggio “incondizionato per riscattare la democrazia e la legalità in Venezuela”. Una settimana dopo è stato lo stesso Duque che ha manifestato che sperava in una transizione verso elezioni “libere” nel contiguo paese. Tutto questo, mentre noi riceviamo nelle nostre terre la visita di James Mattis, “Cane Pazzo”, capo del Pentagono , che termina il suo tour proprio a Bogotà. All’ordine del giorno, ha detto lui stesso, è incluso il Venezuela.</p>
<p>di Angel Guerra Cabrera</p>
<p>da La Jornada</p>
<p>tradotto da Francesco Monterisi</p>
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		<title>Lottiamo!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2018 21:17:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questa frase si riassume la speranza viva del nostro popolo che non si arrende davanti alla complessa situazione che viviamo, siamo il popolo dell’ “Uomo delle difficoltà” come si chiamò lui stesso il nostro Padre Bolivar.  In mezzo a questa guerra senza quartiere dell'Imperialismo e delle sue oligarchie lacchè, Venezuela è riuscita a vincere nell'ultima e ben preparata imboscata dell'OSA. Abbiamo avuto successo perché abbiamo dignità e prodezza, abbiamo vinto perché ci siamo guadagnati il rispetto dei paesi della Nostra America. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10546" alt="Militantes-del-PSUV-580x435" src="/files/2018/06/Militantes-del-PSUV-580x435.jpeg" width="580" height="435" />“Quando più oscura diventa la notte, significa che siamo più vicini all&#8217;alba”.</p>
<p><strong>In questa frase si riassume la speranza viva del nostro popolo che non si arrende davanti alla complessa situazione che viviamo, siamo il popolo dell’ “Uomo delle difficoltà” come si chiamò lui stesso il nostro Padre Bolivar.  In mezzo a questa guerra senza quartiere dell&#8217;Imperialismo e delle sue oligarchie lacchè, Venezuela è riuscita a vincere nell&#8217;ultima e ben preparata imboscata dell&#8217;OSA. Abbiamo avuto successo perché abbiamo dignità e prodezza, abbiamo vinto perché ci siamo guadagnati il rispetto dei paesi della Nostra America.</strong></p>
<p>Nel fragore del confronto ed in attesa delle soluzioni concrete che dobbiamo costruire, per recuperare gradualmente la vita quotidiana della famiglia venezuelana, la generazione d’oro ci riempie di allegria ed orgoglio patrio, con la sua brillante attuazione nei giochi Sud-americani di Cochabamba.</p>
<p>Questo gruppo di giovani è riuscito a battersi per la dignità nazionale di fronte a quelli che pretendono umiliarci nel mondo per essere venezuelani e venezuelane di questo tempo di difficoltà, di resistenza, di lotte, di fucina. Questa è la gioventù venezuelana, dotata, impegnata, degna, patriota. Grazie ragazzi e ragazze per questa aria fresca che avete inviato al nostro paese, dalla sorella Bolivia.</p>
<p>Siamo un paese benedetto e Dio premierà la nostra costanza con la vittoria della pace e della prosperità. Così sarà.</p>
<p>In questo contesto, dobbiamo sottolineare anche la convocazione al IV Congresso del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), fatta dal nostro Presidente Nicolas Maduro, con l&#8217;obiettivo generale di consolidare il corpo di idee e di valori nel territorio, verso il socialismo, e cercare la verità.</p>
<p>Inoltre, il compagno Presidente della Repubblica e del nostro Partito, ha esposto i temi seguenti per il dibattito: la coerenza politica ideologica; la struttura ed il funzionamento dei livelli di direzione;  la costruzione di soluzioni concrete per i principali problemi che c&#8217;angosciano, nella cornice delle sei linee di azione che lui ha orientato; la battaglia internazionale per la verità del Venezuela ed una politica di alleanze e di inclusione nella cornice della definizione del Chavismo come forza storica.</p>
<p>Abbiamo coincidenze piene col dibattito ed i temi esposti, consideriamo che esprimono l&#8217;anelito della donna, dell&#8217;uomo, del giovane e della giovane chavista che milita nelle Unità di Battaglia Bolivar Chavez (UBCH) ed in altre organizzazioni di base del potere popolare. Bisogna ascoltare la domanda crescente della nostra coraggiosa e cosciente militanza che vuole essere ascoltata, proporre soluzioni, essere compresa nella presa di decisioni ed aprirsi uno spazio nei livelli di direzione.</p>
<p>Oggi più che mai è vigente la frase del nostro Comandante Hugo Chavez, nel 2010, “Io il gioco col popolo”. In questa ora, non dobbiamo dubitare, bisogna giocarsela col popolo.</p>
<p>Il nostro compagno Nicolas, ci ha convocati a “Cambiare tutto quello che debba essere cambiato, rinnovare tutto quello che debba essere rinnovato, mediante la critica ed autocritica sana”. Andiamo, compagno, trasformiamo il IV Congresso del PSUV in una gran battaglia di idee per la rinnovazione e la democratizzazione del Partito, affinché si trasformi in un strumento poderoso delle lotte quotidiane del nostro popolo.</p>
<p>È arrivata l&#8217;ora, lottiamo per un PSUV senza esclusioni, dove ci stiamo tutti e tutte, quelli e quelle che l&#8217;abbiamo costruito durante una decade.  Il PSUV siamo tutti e tutte, lottiamo e vinceremo. Che il Congresso Socialista occupi le strade ed apra l&#8217;orizzonte!.</p>
<p>di Elias Jaua</p>
<p>preso da “Horizonte en disputa”</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Premi, provocazioni e idee fallite</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2018 03:08:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Almagro è più interessato al trambusto che al ritornare nella Maggiore delle Antille, un paese che conosce bene. Ma deve aver chiaro che né l'OSA, né alcuno dei suoi funzionari, tanto meno coloro che tradiscono i principi etici elementari, sono stati o saranno mai benvenuti nella Cuba rivoluzionaria di Fidel.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10418" alt="OEA" src="/files/2018/03/OEA.jpg" width="580" height="411" />Almagro è più interessato al trambusto che al ritornare nella Maggiore delle Antille, un paese che conosce bene. Ma deve aver chiaro che né l&#8217;OSA, né alcuno dei suoi funzionari, tanto meno coloro che tradiscono i principi etici elementari, sono stati o saranno mai benvenuti nella Cuba rivoluzionaria di Fidel.</strong></p>
<p>Chiunque senta il nome di &#8220;Rete Latinoamericana di Giovani per la Democrazia&#8221; pensa, come reazione, ai recenti colpi di stato sotto copertura contro governi sovrani, i pacchetti di misure neoliberali applicati a scapito delle maggioranze o le proteste per la galoppante corruzione nella regione.</p>
<p>Ma nulla è più lontano dalla realtà. Guidato da membri della controrivoluzione cubana, il gruppo si alterna tra Miami e alcune capitali europee, sue case madri, alla ricerca di fondi e istruzioni per piani sovversivi. Le sue visite nei paesi dell&#8217;America Latina sono molto selettive e con un chiaro obiettivo: le tasche dei magnati della destra.</p>
<p>Per il secondo anno consecutivo, la Rete e i suoi sponsor stranieri assegnano un premio internazionale per il presunto lavoro a favore della libertà.</p>
<p>Ma gli eletti non sono attivisti sociali né difensori dei diritti dei popoli, ma un gruppo di ex presidenti, di destra, latinoamericani che si sono uniti per minare qualsiasi progetto progressista sorga nella regione.</p>
<p>La cosiddetta Iniziativa Democratica di Spagna e delle Americhe (IDEA) è composta da una selezione di promotori del paramilitarismo; corrotti che hanno accettato milioni di dollari in cambio della liberazione di terroristi confessi come Luis Posada Carriles; truffatori; responsabili della morte di decine di migliaia di persone in massacri e lotte inefficaci contro il crimine organizzato; neoliberali che hanno rovinato i loro paesi e spiantati che sono diventati milionari nella poltrona presidenziale.</p>
<p>La lista comprende, tra gli altri, gli ex mandatari José María Aznar e Felipe González, Spagna; Mireya Moscoso, Panama; Belisario Betancur, Andrés Pastrana, César Gaviria e Álvaro Uribe, Colombia; Felipe Calderón e Vicente Fox, Messico; Miguel Ángel Rodríguez, Rafael Ángel Calderón e Laura Chinchilla, Costarica; Alfredo Cristiani, El Salvador; Fernando de la Rúa, Argentina; Osvaldo Hurtado, Ecuador; Luis Alberto Lacalle e Julio María Sanguinetti, Uruguay, e Jorge Quiroga, Bolivia.</p>
<p>IDEA sorse nel 2015 con etichetta &#8216;Made in Washington&#8217; e sotto l&#8217;ombrello di Nelson J. Mezerhane, suo presidente e anche proprietario dell&#8217; ultra reazionario &#8216;Diario de las Américas&#8217;, promotore di terroristi e colpi di stato in America Latina. Il direttore del gruppo è Asdrubal Aguiar, un ex politico venezuelano della VI Repubblica, che è rimasto nel dimenticatoio dopo la schiacciante vittoria di Hugo Chavez.</p>
<p>Annunciato a Miami la scorsa settimana, il nuovo premio per IDEA va a &#8220;riconoscere&#8221; l&#8217;attivismo del gruppo contro i governi progressisti della regione e la sua sottomissione ai piani interventisti dell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani contro paesi come Venezuela.</p>
<p>Non è neppure casuale che una &#8220;menzione speciale&#8221; sia finita nelle mani del venezuelano Antonio Ledezma, che è fuggito dalla giustizia sotto la protezione di diversi governi che si vantano della loro lotta contro il terrorismo.</p>
<p>Ledezma, che era sindaco del Distretto Metropolitano di Caracas, è stato arrestato nel febbraio 2015 per promuovere un appello alla violenza chiamato &#8220;La Salida&#8221;, che costò la vita a decine di persone in Venezuela. Si è dato alla fuga, a novembre dell&#8217;anno scorso, dopo aver beneficiato degli arresti domiciliari.<br />
Come nel 2017, la consegna del premio è accompagnata da un piano per montare una provocazione nella capitale cubana, durante questa settimana, generare instabilità e danneggiare l&#8217;immagine internazionale del paese, mentre si cerca di influenzare il progresso delle relazioni diplomatico con la regione.</p>
<p>Il premiato del 2017 è stato niente meno che Luis Almagro, segretario generale dell&#8217;OSA, che dal suo insediamento è stato ossessionato con il rovesciamento del governo democraticamente eletto del Venezuela e si è dimenticato di tutto quello che ha difeso al tempo in cui era cancelliere dell&#8217;Uruguay, durante il governo di Pepe Mujica.</p>
<p>Nell&#8217;occasione precedente, al conoscere i piani dei gruppi anticubani e facendo rispettare le leggi che sostengono la sovranità della nazione, il Governo Rivoluzionario ha deciso negare l&#8217;ingresso sul territorio nazionale a cittadini stranieri vincolati con la provocazione, secondo una nota rilasciata dal Ministero degli Affari Esteri.</p>
<p>Gli obiettivi attuali sono gli stessi de è già in marcia una strategia di comunicazione di portata internazionale per cercare di delegittimare l&#8217;agire della Rivoluzione.</p>
<p>Lo stesso Almagro, che sarebbe stato convocato, ancora una volta, alla consegna del premio, ha fatto recentemente dichiarazioni ai mass media sulla sua richiesta di visto per l&#8217;ingresso a Cuba.</p>
<p>Indubbiamente, Almagro è più interessato al trambusto che al ritornare nella Maggiore delle Antille, un paese che conosce bene. Ma deve aver chiaro che né l&#8217;OSA, né alcuno dei suoi funzionari, tanto meno coloro che tradiscono i principi etici elementari, sono stati né saranno mai benvenuti nella Cuba rivoluzionaria di Fidel.</p>
<p>Sotto il suo mandato, si sono raddoppiati gli attacchi imperialisti e oligarchici dell&#8217;OSA contro l&#8217;integrazione latinoamericana e caraibica e contro le istituzioni democratiche. Il meccanismo, con sede a Washington, si è dedicato ad imporre lezioni di governabilità, democrazia e costituzionalità, per le quali non ha alcun mandato morale.</p>
<p>Nel momento in cui il Segretario di Stato Rex Tillerson rispolvera la Dottrina Monroe, l&#8217;istituzione Almagro dirige  assume il comando come &#8220;ministero delle colonie yankee&#8221; per articolare l&#8217;assalto contro l&#8217;America Latina e i Caraibi che, dopo 200 anni di attesa, aveva intrapreso il cammino della definitiva unità ed indipendenza.</p>
<p>La sequenza temporale delle azioni di Almagro, dell&#8217;OSA, del gruppo di ex presidenti e del gruppo anti-cubano non lascia spazio alla casualità.</p>
<p>Per metà aprile è programmato l&#8217;VIII Vertice delle Americhe a Lima, Perù. Crescono gli appelli affinché si rettifichi la decisione di privare il Venezuela di partecipare all&#8217;incontro e le critiche verso un gruppo di paesi che rivendicano il diritto di parlare a nome dell&#8217;intera regione.<br />
Sembra, ci siano quelli che sono interessati a creare cortine di fumo per coprire la realtà.</p>
<p>Per quanto riguarda gli obiettivi della controrivoluzione, la sua disperazione è ovvia. Il calendario indica che le elezioni generali a Cuba si terranno domenica prossima, 11 marzo. Di fronte alla sua incapacità di ottenere il minimo sostegno se non attraverso la corruzione e il ricatto economico, l&#8217;unica via è mettere in essere uno spettacolo.</p>
<p>Ciò che gli fa davvero male è che, questa domenica, Cuba deciderà il suo futuro, ma senza tutele né ingerenze esterna.</p>
<p>Autore: Sergio Alejandro Gómez</p>
<p>da Granma</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Jorge Arreaza sarà il nuovo Cancelliere del Venezuela</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Aug 2017 01:40:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, nominò questo mercoledì Jorge Arreaza come ministro delle Relazioni Estere. “Arreaza è uno degli esperti più importanti e studiosi della politica internazionale ed inoltre è un gran compagno, che è stato testimone di queste epoche di lotta. Jorge Arreaza, che Dio ti protegga e tu protegga la nostra Patria, al combattimento della battaglia!”, precisò il mandatario durante il giuramento dei 537 costituenti eletti, nel Poliedro di Caracas.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10114" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10114" alt="Jorge Arreaza" src="/files/2017/08/Arreaza.jpg" width="580" height="387" /><p class="wp-caption-text">Jorge Arreaza</p></div>
<p><strong>Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, nominò questo mercoledì Jorge Arreaza come ministro delle Relazioni Estere.  </strong></p>
<p>“Arreaza è uno degli esperti più importanti e studiosi della politica internazionale ed inoltre è un gran compagno, che è stato testimone di queste epoche di lotta. Jorge Arreaza, che Dio ti protegga e tu protegga la nostra Patria, al combattimento della battaglia!”, precisò il mandatario durante il giuramento dei 537 costituenti eletti, nel Poliedro di Caracas.</p>
<p>Da parte sua, Samuel Moncada è stato nominato viceministro dell&#8217;America del Nord ed ambasciatore presso l&#8217;Organizzazione degli Stati Americani (OSA).</p>
<p>“Per difenderci dagli Stati Uniti, con la verità, la pace e la dignità del Venezuela. Samuel Moncada nel suo incarico con la verità, nella battaglia, alla difesa della Patria. Abbiamo un gruppo tremendo a livello nazionale!”, ha concluso.</p>
<p>(con informazioni di Agenzie)</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Venezuela consegna lettera di ritiro ad Almagro</title>
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		<pubDate>Mon, 01 May 2017 16:50:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Repubblica Bolivariana del Venezuela ha consegnato, questo venerdì, al Segretariato Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) la denuncia della Carta dell’Organizzazione, nome dato alla procedura per iniziare, ufficialmente, il suo ritiro dall’istituzione, iter durerà 24 mesi. Così ha reso noto la rappresentante permanente del Venezuela all’OSA, Carmen Luisa Velásquez.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9928" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9928" alt="Carmen Luisa Velásquez, ambasciatrice interina del Venezuela presso l'OSA, consegna a Luis Almagro la lettera di ritiro del Venezuela presso l'OSA. Washington D.C.. Foto: Juan Manuel Herrera/OSA" src="/files/2017/05/Almagro.jpg" width="580" height="415" /><p class="wp-caption-text">Carmen Luisa Velásquez, ambasciatrice interina del Venezuela presso l&#8217;OSA, consegna a Luis Almagro la lettera di ritiro del Venezuela presso l&#8217;OSA. Washington D.C.. Foto: Juan Manuel Herrera/OSA</p></div>
<p><strong>La Repubblica Bolivariana del Venezuela ha consegnato, questo venerdì, al Segretariato Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) la denuncia della Carta dell’Organizzazione (<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cubainformazione.it/wp-content/uploads/2017/04/CARTA-OEA.pdf" >CARTA-OEA pdf</a>), nome dato alla procedura per iniziare, ufficialmente, il suo ritiro dall’istituzione, iter durerà 24 mesi. Così ha reso noto la rappresentante permanente del Venezuela all’OSA, Carmen Luisa Velásquez.</strong><br />
“Sono venuta con la funzione di consegnare la lettera. Gli elementi di principio e molto collegati alla sovranità del Venezuela si trovano in questo documento”, ha puntualizzato Velásquez attraverso un’intervista realizzata dal canale di notizie Telesur.<br />
Da parte sua, il rappresentante permanente del Venezuela presso l’OSA, Samuel Moncada, ha ricordato che il Venezuela ha firmato il Trattato dell’OSA del 1948. Moncada ha ribadito l’indipendenza e la sovranità del Venezuela al formalizzare il processo di ritiro dall’organizzazione.</p>
<p>Perché il Venezuela si ritira dall’OSA?<br />
Il diplomatico Samuel Moncada ha spiegato che il Venezuela si ritira per tre motivi:<br />
1. “Perché stanno violando i nostri diritti, la nostra sovranità, la nostra Costituzione ed il principio sacro della OSA”. Si è riferito all’articolo 1 della Carta della OSA: “L’Organizzazione degli Stati Americani non ha più facoltà che quelle che espressamente le conferisce la presente Carta, nessuna delle cui disposizioni l’autorizza ad intervenire in affari della giurisdizione interna degli Stati membri “.<br />
2. La minaccia del governo USA contro altri paesi membri dell’OSA affinché si unissero all’attacco contro il Venezuela. Ha denunciato che è in realizzazione il disegno di legge 18-13 che ordina imporre una tassa del 5% sulle rimesse che gli emigranti inviano alle loro famiglie in America Latina. L’obiettivo di questa normativa è quello di usare quel denaro per costruire il muro al confine con il Messico. “Questa è una minaccia!Questa è la coercizione che era presente nelle ultime settimane! Il governo USA gli stava dicendo che ai loro migranti gli sarebbero stati tolti migliaia di milioni di dollari”. Ha indicato che la legge risponde ad una richiesta dal Messico agli USA affinché tutta l’America Latina paghi il muro.<br />
3. La frode verificatasi lo scorso 3 aprile, nell’OSA, quando è stata approvata una risoluzione contro il Venezuela senza contare sui 18 voti necessari. “È stata approvata una risoluzione che è contraria a tutte le norme dell’organizzazione; quel giorno avevano 17 voti ed il governo del Messico ha chiesto che si approvasse una decisione senza votazione e l’hanno chiamata per consenso”. Ha osservato che “stanno facendo una frode al proprio sistema”.<br />
Inoltre ha accusato il segretario generale Luis Almagro di essere l’agente dei partiti della destra in Venezuela, di appellarsi al colpo di stato e ad un’insurrezione dei comandanti militari. Ha spiegato che la stampa internazionale ora chiama Almagro “il capo dell’OSA” quando in realtà “il segretario generale non deve essere al servizio degli Stati, deve essere imparziale, onesto e retto” aspetti che Almagro non osserva.<br />
Sulla lettera<br />
La missiva (CARTA-OEA), in cui si esprime la decisione sovrana ed irrevocabile di denuncia della Carta dell’OSA – diretta al segretario generale di questa organizzazione, Luis Almagro- è stata scritta dal capo di stato venezuelano Nicolás Maduro, che segnala che questa richiesta obbedisce ai principi e postulati dei processi indipendentisti.<br />
“(…) la storia dell’Organizzazione, tanto passata come di ora, esprimono, in maniera misera, una corporazione sequestrata dalla sua nascita da interessi contrari allo spirito di integrazione e di unione, luminoso insegnamento del nostro Libertador Simón Bolívar, il più grande uomo che abbia generato questo continente, che sempre sognò la Grande Patria, libera e sovrana”, ha detto il presidente venezuelano nella lettera, pubblicata dalla ministra degli esteri Delcy Rodríguez sul suo account Twitter.<br />
Inoltre, il presidente Nicolás Maduro, ha menzionato che l’OSA ha dato priorità agli interessi egemonici imperiali, lasciando da parte la missione di esercitare e vigilare per il rispetto dei principi dei Diritti Internazionali, e contrariamente ad esso, si è “convertito in veicolo d’interventi apertamente lesivi dei principi e dello Stato del Diritto Internazionale.<br />
Maduro ha detto di queste azioni interventiste che il Venezuela è stato trasformato in bersaglio, e che nonostante le ripetute denunce esposte dal paese sull’ attacco internazionale davanti a questa istanza, l’OSA ha mantenuto un atteggiamento indifferente; unendosi, il Segretario Generale, al piano di aggressione e l’interventismo.<br />
“Lei ha esercitato, signor Luis Almagro, la peggiore delle condotte mai conosciuta nella storia di questa Organizzazione. I tempi a venire lo evidenzieranno come il più infame e triste funzionario che sia transitato per tale organismo, e ha dovuto applicarsi parecchio per aver merito a tale scopo”, ha detto il presidente venezuelano nella lettera.<br />
Ha ribadito che il Governo bolivariano continuerà la sua diplomazia di pace e conforme ai precetti della Magna Carta, approvata dal popolo venezuelano nel 1999 ed il cui articolo 1 afferma chiaramente: “Il Venezuela si dichiara Repubblica Bolivariana, irrevocabilmente libera ed indipendente e, basa il suo patrimonio morale ed i suoi valori di libertà, uguaglianza, giustizia e pace internazionale nella dottrina di Simón Bolívar, il Libertador ” e che inoltre “sono diritti inalienabili della Nazione l’indipendenza, la libertà, la sovranità, l’immunità, l’integrità territoriale e autodeterminazione nazionale’ ha citato.<br />
Sotto questa premessa ‘la presente Nota costituisce il nostra indeclinabile manifesto di denuncia della Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), affinché cessi i suoi effetti internazionali, in quanto alla Repubblica Bolivariana del Venezuela si riferisce” decisione che deve essere comunicata agli Stati Membri, ha detto.<br />
“Il Venezuela libero ed indipendente non ritornerà mai nel seno di questa organizzazione, divenuta, dalla sua origine, uno strumento per convalidare i desideri imperiali contro i popoli sovrani” ha sottolineato il Presidente del Venezuela, che ha accompagnato la sua firma sulla lettera con il messaggio” Con Bolivar e Chavez Vinceremo”.</p>
<p>da Cubadebate- traduzione di www.cubainformazione.it</p>
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