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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; omosessualita&#8217;</title>
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		<title>L&#8217;India depenalizza l&#8217;omosessualità in un verdetto storico</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Sep 2018 16:37:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[depenalizzazione]]></category>
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		<description><![CDATA[La Corte Suprema indiana ha nuovamente depenalizzato oggi l'omosessualità in India, cancellando una sentenza del 2013 che dava validità ad una legge britannica di più di 150 anni, che punisce gli atti “contro natura” e criminalizzava con anni di carcere le relazioni tra persone dello stesso sesso.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10632" alt="india-despenaliza-la-homosexualidad-01-580x364" src="/files/2018/09/india-despenaliza-la-homosexualidad-01-580x364.jpg" width="580" height="364" />La Corte Suprema indiana ha nuovamente depenalizzato oggi l&#8217;omosessualità in India, cancellando una sentenza del 2013 che dava validità ad una legge britannica di più di 150 anni, che punisce gli atti “contro natura” e criminalizzava con anni di carcere le relazioni tra persone dello stesso sesso.</strong></p>
<p>I cinque giudici che compongono la sala, diretta dal presidente del Supremo indiano, Dipak Misra, hanno deciso di pronunciare in maniera individuale le loro sentenze, nelle quali tutti sono stati d&#8217;accordo nell’annullare la validità dell&#8217;articolo 377 del Codice Penale indiano, che penalizza le relazioni omosessuali.</p>
<p>“L&#8217;articolo 377 è arbitrario. La comunità LGTB (Lesbiche, Gay, Transessuali e Bisessuali) possiede gli stessi diritti degli altri. La visione maggioritaria e la moralità generale non possono dettare i diritti costituzionali”, ha assicurato il giudice Misra leggendo la sua sentenza.</p>
<p>Il presidente del Supremo, che ha redatto la sua sentenza col giudice J Khanwilkar, ha aggiunto che “la discriminazione in base all&#8217;orientazione sessuale è una violazione della libertà di espressione”. Nella sentenza del 2013, il Supremo aveva ratificato la validità dell&#8217;articolo 377 del Codice Penale indiano, che stabilisce pene di carcere per “chiunque che volontariamente abbia relazioni carnali contro l&#8217;ordine della natura.”</p>
<p>Questa norma, un&#8217;antica legge britannica che risale all&#8217;epoca vittoriana ed ha più di 150 anni, era stata già annullata previamente nel 2009 dalla Corte Superiore di Nuova Delhi, considerandola incostituzionale.</p>
<p>Il procedimento che ha revisionato la validità dell&#8217;articolo 377 è cominciato lo scorso 10 luglio, ed il giorno dopo il governo conservatore del primo ministro indiano, Narendra Modi, ha detto che non avrebbe appellato contro la decisione che avrebbe preso la massima istanza giudiziale sulla costituzionalità della norma.</p>
<p>Il controverso articolo del Codice Penale indiano proibisce “le relazioni carnali contro l&#8217;ordine della natura con qualunque uomo, donna o animale”, fatto che si era interpretato come il sesso omosessuale.</p>
<p>La decisione inappellabile del massimo tribunale non implica la deroga della norma che si mantiene per punire gli atti sessuali con animali, ma detta giurisprudenza per la legalizzazione dell&#8217;omosessualità, escludendo relazioni tra persone di qualunque tipo dai fatti “contro natura.”</p>
<p>Il giudice D.Y.Chandrachud, che ha formato parte dei cinque magistrati della sala, aveva dettato già una sentenza il passato agosto nella quale si era dichiarata l&#8217;intimità un diritto fondamentale dei cittadini e l&#8217;orientazione sessuale come un attributo essenziale dell&#8217;intimità, fatto che faceva prevedere oggi una sentenza favorevole.</p>
<p>Chandrachud oggi ha sottolineato inoltre che il trattamento dell&#8217;omosessualità come una malattia suppone un impatto nella salute mentale di queste persone. “La storia deve una scusa alle persone (della comunità) LGTB per l&#8217;ostracismo e la discriminazione” che ha dovuto subire, ha condannato la giudice Indu Malhotra nella sua sentenza.</p>
<p>Da Cubadebate- La Vanguardia</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AFP</p>
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		<title>Non lasciamo che l&#8217;incubo di Orlando strangoli le nostre libertà civili</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2016 23:29:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa mattina, mi sono svegliato nella mia cella con un mondo ancora più sconquassato e fratturato. Siamo persi. Siamo devastati. Siamo perplessi. Siamo feriti. E siamo incavolati. Non ero stata tanto incavolata da quando morì un soldato della mia unità per un attacco di granata auto-propulsiva (RPG) nel sud di Baghdad durante il mio spiegamento in Iraq nel 2010. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9365" alt="Orlando-Steve-Nesius-Reuters-tiroteo" src="/files/2016/06/Orlando-Steve-Nesius-Reuters-tiroteo.jpg" width="580" height="326" />Questa mattina, mi sono svegliato nella mia cella con un mondo ancora più sconquassato e fratturato. Siamo persi. Siamo devastati. Siamo perplessi. Siamo feriti. E siamo incavolati. Non ero stata tanto incavolata da quando morì un soldato della mia unità per un attacco di granata auto-propulsiva (RPG) nel sud di Baghdad durante il mio spiegamento in Iraq nel 2010.  </strong></p>
<p>Come giovane LGTB, esplorai la mia identità in discoteche di Chicago e Washington D.C., come molti hanno detto, le discoteche sono il nostro santuario, un posto dove ci incontriamo a noi stessi, c&#8217;amiamo e troviamo comunità. Posso raccontare l&#8217;assoluto dramma che ha colpito la nostra comunità dopo la sparatoria di Orlando.</p>
<p>Dobbiamo piangere, dispiacersi ed appoggiarci gli alcuni agli altri, ma nel nostro dolore ed indignazione dobbiamo resistere qualunque tentazione di lasciare che questo attacco –o qualunque attacco–scateni politiche antimusulmane, attacchi contro le nostre libertà civili o si trasformi in una scusa per cadere nella xenofobia o islamofobia.</p>
<p>Tuttavia, un attacco come questo è accuratamente progettato ed eseguito per massimizzare l&#8217;attenzione, incendiando le passioni di una società impotente. Per questo, la risposta può essere più pericolosa dell&#8217;attacco. Le litanie di “protezione e sicurezza” si sono usate, da anni, come un poderoso strumento per giustificare restrizioni delle libertà civili e l&#8217;auge di reazioni violente contro gli immigranti, persone musulmane ed altre.</p>
<p>Quelli che desiderano continuare con le campagne della paura sono preparati per dire che tutta una religione è piena di odio senza riflettere sulla loro propria complicità in molte forme di violenza con cui la comunità LGTB viene attaccata negli Stati Uniti. Non dovremmo lasciare che i loro piani guidino la nostra reazione di questo massacro insensato.</p>
<p>Ancora non siamo sicuri di che piani si propongono durante i prossimi giorni e settimane, ma abbiamo visto come i politici hanno usato la nostra paura per compromettere la nostra costituzione molte volte nel passato. Da rese straordinarie (sequestri) fino a migliorate tecniche di interrogatorio (torture); da tribunali di vigilanza dell&#8217;intelligenza straniera fino a porte posteriori criptate.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Alcuni chiederanno misure estreme per proteggere la comunità omosessuale e trans. Alcuni elimineranno le identità latine ed omosessuali delle vittime ed al loro posto assicureranno che stiamo in una guerra contro l&#8217;islam. Ma indipendentemente di che storia si racconti, queste politiche avranno indubbiamente un impatto negativo nella nostra comunità tanto dentro come fuori dalle nostre frontiere.  </span></p>
<p>Le proposte di miglioramento attuali per le leggi per i crimini di odio e terrorismo solo tolgono ancora più potere alla nostra comunità. Noi consolidiamo il potere col compimento della legge affinché questi meccanismi si rigirino dopo contro di noi. Per esempio, una vigilanza più intensa sui processi di verifica nel governo ed in certe aziende ha creato barriere per la gente trans che chiede documenti che identifichino correttamente il suo genere, fatto che ha provocato che siamo sottomessi ad abusivi ed umilianti perquisizioni quando viaggiamo. Qualunque incremento della vigilanza a comunità emarginate a nome della sicurezza ha ampliato il ciclo della criminalizzazione in cui le persone LGTB –specialmente quelle di colore–sono obbligate a navigare.</p>
<p>Agli inizi di questo anno, l’FBI chiese una nuova porta posteriore giudiziale per un telefono in risposta all&#8217;attacco di San Bernardino. Potenzialmente, una porta posteriore di questo tipo aveva potuto permettere al governo di attaccare più facilmente le persone omosessuali e transessuali come agli attivisti per i diritti umani, ecologisti e manifestanti contro le grandi aziende per considerarli “minacce e delinquenti.”</p>
<p>Per rispondere alle fughe ed agli attacchi di massa nelle basi militari, l’FBI anche cercò di reprimere a potenziali informatori. Il programma Insider Threat utilizzò la mia identità di genere, il mio profilo psicologico e la mia storia come basi per la sua messa a fuoco. I termini “protezione e sicurezza” sono stati sempre utilizzati come una giustificazione per stabilire un limite di due pollici sulla longitudine dei miei capelli.</p>
<p>Non stiamo a salvo né sicuri quando il governo c&#8217;utilizza come burattini per perpetrare la violenza contro gli altri. La nostra protezione e sicurezza arriverà quando c&#8217;organizzeremo, vorremo e resisteremo insieme.</p>
<p>Dobbiamo ricordare che siamo vivi. Siamo fatti di carne ed ossa. A parte il fatto che ogni volta che siamo ancora più lontani dal mondo della tecnologia e dalla politica, sopravviviamo meglio come comunità.</p>
<p>E malgrado ci rimanga una lunga strada, episodi come questo ci ricordano che ancora ci rimane molto da fare. Solo con pensieri e preghiere non proteggeremo la nostra comunità. Dobbiamo continuare a costruire ed ad appoggiare le comunità trans e degli omosessuali e finire con l&#8217;elaborazione di profili e con la criminalizzazione.</p>
<p>Troviamo consolazione e rifugio nelle discoteche perché con molta frequenza siamo espulsi da altri spazi pubblici: dai bagni, dagli angoli delle strade, dai lavori, dalla storia. La nostra sopravvivenza è la nostra resistenza. Ed anche la nostra solidarietà ed appoggio alla comunità musulmana nei giorni e mesi che stanno per venire –alcuni dei quali sono omosessuali e transessuali–ci renderà migliori di quelli che vogliono continuare a emarginarci, gli uni agli altri.</p>
<p>di Chelsea Manning (è un&#8217;ex-soldato ed analista di intelligenza dell&#8217;esercito degli Stati Uniti. Manning riscosse notorietà internazionale per avere filtrato a WikiLeaks migliaia di documenti classificati sulle guerre dell&#8217;Afghanistan e dell&#8217;Iraq)</p>
<p>da Rebelion</p>
<p>foto: Reuters</p>
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		<title>Francesco Merlo di Repubblica e gli stereotipi su Cuba e omosessualità</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 19:45:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati cinque anni da quando Francesco Rutelli tenne banco sui media inventando di sana pianta che a Cuba ci fosse la pena di morte per gli omosessuali. Oggi in un editoriale su Repubblica, Francesco Merlo accomuna Fidel Castro nell’omofobia a Vladimir Putin, Aleksandr Lukašenko, Silvio Berlusconi e Angiolino Alfano. Merlo non fa onore all’arguzia della sua penna già che il riferimento a Fidel Castro e a Cuba è, oramai da un quarto di secolo, muffa, pregiudizio e diffamazione. Cuba –conoscendola- può essere criticata per mille cose. Ma i suoi detrattori si concentrano a negarne soprattutto le evoluzioni e la capacità di cambiare ed essere diversa rispetto agli stereotipi negativi con i quali viene descritta.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3483" src="/files/2012/03/Fresa_y_Chocolate_thumb.jpg" alt="" width="224" height="320" />Sono passati cinque anni da quando Francesco Rutelli tenne banco sui media inventando di sana pianta che a Cuba ci fosse la pena di morte per gli omosessuali. Oggi in un editoriale su Repubblica, Francesco Merlo accomuna Fidel Castro nell’omofobia a Vladimir Putin, Aleksandr Lukašenko, Silvio Berlusconi e Angiolino Alfano.</strong></p>
<p>Merlo non fa onore all’arguzia della sua penna già che il riferimento a Fidel Castro e a Cuba è, oramai da un quarto di secolo, muffa, pregiudizio e diffamazione. Cuba –conoscendola- può essere criticata per mille cose. Ma i suoi detrattori si concentrano a negarne soprattutto le evoluzioni e la capacità di cambiare ed essere diversa rispetto agli stereotipi negativi con i quali viene descritta.</p>
<p>Cos’altro dovrà fare Fidel Castro per essere depennato dalla lista degli omofobi in servizio permanente effettivo? Dopo aver ammesso pubblicamente che negli anni ’60 la Rivoluzione commise contro i gay &#8220;una grande ingiustizia&#8221;? Dopo aver esplicitamente ripudiato gli UMAP, i campi di lavoro dove negli anni ‘60 venivano “rieducati” i giovani omosessuali? Dopo che oramai da 24 anni la legislazione cubana è stata depurata da ogni discriminazione per preferenza sessuale? Perché Merlo usa la fotografia del Fidel attuale, quasi novantenne, e non semmai quella del Castro quarantenne che probabilmente piaceva anche a lui?</p>
<p>Nella cultura della sinistra rivoluzionaria del Novecento, il maschilismo faceva il paio con il militarismo nell’arretratezza sull’omofobia. Le frasi omofobe attribuite a Fidel Castro o Ernesto Guevara possono essere attribuite a quasi chiunque, nato nella prima metà del Novecento, imbracciasse un fucile per una buona causa. L’omofobia era parte dell’esaltazione della virilità in un contesto nel quale il socialismo privilegiava sempre rapporti di produzione e nazione su questioni di genere e discriminazioni. L’uomo nuovo socialista era innanzitutto virile nel suo sforzo sovrumano di cambiare rapporti di produzione ingiusti. Non emenda gli UMAP ma quando a Cuba si rieducavano gli omosessuali (la pena di morte è un’infamia tutta rutelliana) la massima organizzazione mondiale di psichiatri ancora considerava l’omosessualità come una malattia mentale. Ricorda Merlo che perfino nella liberalissima California la sodomia smise di essere reato solo nel 1976 e che in una ventina di stati USA fino al 2003 ancora era previsto il carcere? Non a caso le battaglie per i diritti civili sono altro rispetto alla lotta di classe e alla lotta anticoloniale e Merlo è troppo colto e intelligente per non saperlo. La storia è andata avanti, non scusa per gli errori passati ma non può neanche essere epurata –come un film senza finale- da quanto è successo dopo. Forse a Merlo serviva solo un altro cattivone a caso da mettere con Putin e Lukašenko e ne ha preso uno, Fidel, la critica acritica del quale, per il centro-sinistra italiano, è passaggio necessario per essere introdotti nei salotti buoni.</p>
<p>La &#8220;legge di ostentazione pubblica&#8221; che discriminava gli omosessuali a Cuba, fu introdotta negli anni ’30 e cancellata nel 1988 quando a Cuba c’erano ancora in giro i sovietici e al governo c’era proprio Fidel Castro. Ovvero l’omofobo Castro è anche quello che l’omofobia di Stato ha cancellato. Quella cancellazione, 29 anni in ritardo rispetto alla Rivoluzione, racconta di un dibattito politico nell’isola che dura dalla fine degli anni ’70. Non solo, Cuba, che piaccia o no a Francesco Merlo, ha politiche pubbliche di lotta all’omofobia dall’ormai lontano 1995. Francesco Merlo ricorda che non è per colpa di Fidel Castro, e neanche di Angiolino Alfano, che in Italia è un tabù qualunque sanzione contro discriminazione, atti di omofobia o incitamento all’odio sulla base dell’orientamento sessuale mentre a Cuba tali politiche esistono? Merlo ricorda che in Italia, quando bande di fascistelli vanno a menare “i froci”, non sono previste aggravanti? E non sono previste aggravanti per quel bizantino equilibrismo che impedisce alla sinistra (il gioco di Merlo è di spiegare che i matrimoni gay sono anche di destra) di differenziarsi dalla destra per non dispiacere l’altra sponda del Tevere che non solo non vuole matrimoni, pacs, dico e quant’altro, ma è perfino preoccupata di non poter minacciare dall’altare il fuoco dell’inferno ai sodomiti finendo per colludere con i fascistelli di cui sopra.</p>
<p>È possibile che le memorie di Reinaldo Arenas, lo scrittore perseguitato come omosessuale negli anni ’60, uscito da Cuba con i marielitos nell’80 e morto in esilio di AIDS ormai 22 anni fa, vengano arbitrariamente usate per descrivere la Cuba attuale? Nel 2013 saranno vent’anni dall’uscita di &#8220;Fragola e Cioccolato&#8221;. Vent’anni fa a Cuba, un regista &#8220;di regime&#8221; come Tomás Gutiérrez Alea (fossero tutti così i registi o i giornalisti di regime!) girava un successo mondiale della cinematografia denunciando le difficoltà di un omosessuale nella Cuba degli anni ’70. Lo facevo dalla distanza di 15 anni dai fatti e di un dibattito politico e sociale che nell’isola (e anche nell’evoluzione personale del vecchio Fidel) era andato nel frattempo enormemente avanti. Due anni dopo quel film, nella conferenza internazionale di Pechino, Cuba fu l’unico paese latinoamericano a votare esplicitamente contro ogni discriminazione per preferenza sessuale. Si può glissare su tutto ciò?</p>
<p>Cos’altro dovranno fare a Cuba visto che l’isola è stato uno dei primi paesi al mondo a considerare il cambio di sesso come completamente gratuito e offerto dal servizio sanitario nazionale, e visto che a Cuba è in discussione in Parlamento il matrimonio omosessuale, o in subordine l’unione civile, che nel Parlamento italiano è tuttora un tabù e del quale non si deve parlare neanche per la presidente del Partito Democratico, Rosi Bindi? Allora, cos’altro deve fare Cuba (e la Rivoluzione cubana) perché venga riconosciuto che in questi anni abbia saputo emendare la propria omofobia di Stato, eliminato leggi discriminatorie e introdotte altre che quelle discriminazioni combattono? Che colpa ne ha Cuba se in Italia abbiamo Alfano e Bindi, Berlusconi e Rutelli? Anche nel criticare Cuba ci vorrebbe un po’ di onestà intellettuale.</p>
<p>preso da www.gennarocarotenuto.it</p>
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