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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; No</title>
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		<title>Resistenze</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2016 00:01:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Resistere è dire No. No al disprezzo. No all'arroganza: No alla polverizzazione economica. No ai nuovi padroni del mondo. No ai poteri finanziari. No al G8. No al “Consenso di Washington”. No al mercato totalitario. No al libero scambio integrale. No al poker del male (Banca Mondiale, FMI, OCSE, OMC). No alla super produttività. No alle privatizzazioni permanenti. No all'infinita estensione del settore privato. No all'esclusione. No al sessismo. No alla regressione sociale. No allo smantellamento della previdenza sociale. No alla povertà. No alle disuguaglianze. No alla dimenticanza del Sud. No alla morte, ogni giorno, di trenta mila bambini poveri. No alla distruzione dell'ecosistema. No all'egemonia militare di una sola superpotenza. No alla guerra preventiva. No alle guerre di invasione. No al terrorismo. No agli attentati contro le popolazioni civili. No ai razzismi. No all'antisemitismo. No alla fobia contro l’Islam. No alla vigilanza generalizzata. No alla diminuzione culturale. No alle nuove censure. No ai mezzi di comunicazione che mentono. No ai mass media che ci manipolano.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9669" alt="si-el-presente-es-de-lucha-el-futuro-es-nuestro-580x356" src="/files/2016/12/si-el-presente-es-de-lucha-el-futuro-es-nuestro-580x356.jpg" width="580" height="356" />Resistere è dire No. No al disprezzo. No all&#8217;arroganza: No alla polverizzazione economica. No ai nuovi padroni del mondo. No ai poteri finanziari. No al G8. No al “Consenso di Washington”. No al mercato totalitario. No al libero scambio integrale. No al poker del male (Banca Mondiale, FMI, OCSE, OMC). No alla super produttività. No alle privatizzazioni permanenti. No all&#8217;infinita estensione del settore privato. No all&#8217;esclusione. No al sessismo. No alla regressione sociale. No allo smantellamento della previdenza sociale. No alla povertà. No alle disuguaglianze. No alla dimenticanza del Sud. No alla morte, ogni giorno, di trenta mila bambini poveri. No alla distruzione dell&#8217;ecosistema. No all&#8217;egemonia militare di una sola superpotenza. No alla guerra preventiva. No alle guerre di invasione. No al terrorismo. No agli attentati contro le popolazioni civili. No ai razzismi. No all&#8217;antisemitismo. No alla fobia contro l’Islam. No alla vigilanza generalizzata. No alla diminuzione culturale. No alle nuove censure. No ai mezzi di comunicazione che mentono. No ai mass media che ci manipolano.  </strong></p>
<p>Resistere è anche potere dire Sì. Sì alla solidarietà tra i sette mila milioni di abitanti del nostro pianeta. Sì al diritto delle donne. Sì all&#8217;esistenza di un’ONU rinnovata. Sì ad un nuovo piano Marshall per aiutare l&#8217;Africa. Sì allo sradicamento definitivo dell&#8217;analfabetismo. Sì ad un&#8217;offensiva internazionale contro la frattura digitale. Sì ad una moratoria internazionale per la preservazione dell&#8217;acqua potabile. Sì alle medicine essenziali per tutti. Sì ad azioni decisive contro l&#8217;AIDS. Sì alla preservazione delle culture minoritarie. Sì al diritto degli indigeni. Sì alla giustizia sociale ed economica. Sì ad un’Europa più sociale e meno mercantilista. Sì ad un tassa Tobin per l’aiuto ai cittadini. Sì ad una tassa sulla vendita delle armi. Sì alla soppressione del debito dei paesi poveri. Sì alla proibizione dei paradisi fiscali.</p>
<p>Resistere è sognare che un altro mondo è possibile e contribuire a costruirlo.</p>
<p>(Preso da Le Monde Diplomatique)</p>
<p>tradotto da Ida Garberi</p>
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		<title>Fidel si congratula con Tsipras per la “brillante vittoria politica”</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2015 00:34:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il suo paese, specialmente la sua prodezza nella congiuntura attuale, sveglia l’ammirazione tra i popoli latinoamericani e caraibici di questo emisfero vedendo come la Grecia, davanti ad aggressioni estere, difende la sua identità e la sua cultura. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8768" alt="" src="/files/2015/07/grecia-referendo5-580x421.jpg" width="580" height="421" />“Excmo. Sig.. Alexis Tsipras, Primo Ministro della Grecia:</p>
<p>mi congratulo calorosamente per la sua brillante vittoria politica i cui dettagli ho seguito da vicino nel canale TeleSur.</p>
<p>La Grecia è molto familiare per i cubani. Ella c&#8217;insegnò Filosofia, Arte e Scienze dell&#8217;antichità quando studiavamo a scuola e, con queste, la più complessa di tutte le attività umane: l&#8217;arte e la scienza della politica.</p>
<p>Il suo paese, specialmente la sua prodezza nella congiuntura attuale, sveglia l’ammirazione tra i popoli latinoamericani e caraibici di questo emisfero vedendo come la Grecia, davanti ad aggressioni estere, difende la sua identità e la sua cultura. Non ho neanche dimenticato che un anno dopo l&#8217;attacco di Hitler alla Polonia, Mussolini ordinò alle sue truppe di invadere la Grecia, e questo paese coraggioso ha respinto l&#8217;aggressione ed ha fatto retrocedere gli invasori, fatto che obbligò lo spiegamento di unità blindate tedesche in direzione della Grecia, deviandole dall&#8217;obiettivo iniziale.</p>
<p>Cuba conosce il valore e la capacità combattiva delle truppe russe che unite alle forze del suo poderoso alleato la Repubblica Popolare Cina, ed altre nazioni del Medio Oriente ed Asia, tenteranno sempre di evitare la guerra, ma non permetteranno mai nessuna aggressione militare senza risposta contundente e devastatrice.</p>
<p>Nell&#8217;attuale situazione politica del pianeta, quando la pace e la sopravvivenza della nostra specie pendono da un filo, ogni decisione, più che mai, deve essere elaborata accuratamente ed applicata, in modo che nessuno possa dubitare dell&#8217;onestà e della serietà con la quale molti dei dirigenti più responsabili e seri lottano oggi per affrontare le calamità che minacciano il mondo.</p>
<p>Le auguriamo, stimato compagno Alexis Tsipras, il più grande dei successi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fraternamente,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fidel Castro Ruz</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>5 luglio 2015</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>8: 12 p.m”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: AP</p>
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		<title>Grecia, un NO che significa SI’</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2015 00:22:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica 28 giugno 2015: Il governo greco di Syriza, diretto da Alexis Tsipras, decreta un controllo dei capitali e la chiusura delle banche per una settimana, con l'impossibilità di tirare fuori più di 60 euro giornalieri dai bancomat. Domenica 5 luglio, una settimana dopo: Nonostante la campagna mediatica contro il governo e la manipolazione sulle possibili conseguenze del controllo dei capitali, il NO nel referendum greco è travolgente, si impone in tutte le regioni della Grecia con più del 61% dei voti.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right"><em><img class="alignleft size-full wp-image-8741" alt="" src="/files/2015/06/tsipras-entrevista.jpg" width="600" height="400" />“Con maggiore abbondanza, l&#8217;incremento del debito pubblico interessava direttamente la frazione borghese che governava e legiferava attraverso le Camere. Il deficit dello Stato era precisamente il vero oggetto delle sue speculazioni e la fonte principale del suo arricchimento. Ogni anno, un nuovo deficit. Ogni quattro o cinque anni, un nuovo prestito pubblico. Ed ogni nuovo prestito pubblico offriva all&#8217;aristocrazia finanziaria una nuova occasione di truffare artificialmente uno Stato mantenuto sull&#8217;orlo della bancarotta; questo non aveva nessuna soluzione se non trattare con i banchieri nelle condizioni più sfavorevoli”. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: right"><em>Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 (Karl Marx)</em></p>
<p><strong>Domenica 28 giugno 2015: Il governo greco di Syriza, diretto da Alexis Tsipras, decreta un controllo dei capitali e la chiusura delle banche per una settimana, con l&#8217;impossibilità di tirare fuori più di 60 euro giornalieri dai bancomat. </strong></p>
<p>Domenica 5 luglio, una settimana dopo: Nonostante la campagna mediatica contro il governo e la manipolazione sulle possibili conseguenze del controllo dei capitali, il NO nel referendum greco è travolgente, si impone in tutte le regioni della Grecia con più del 61% dei voti.</p>
<p>Dopo il terrorismo mediatico esercitato contro il governo di Syriza per 7 giorni, e della scommessa per il SI’ dei principali leader politici europei, qualcuno dovrebbe domandarsi perché il popolo greco in maniera maggioritaria ha votato per il NO, che ha ottenuto una vittoria molto superiore a quella ottenuta da Synaspismos Rizospastikis Aristeras (Coalizione della Sinistra Radicale) nelle elezioni parlamentari di gennaio dove è stato il partito più votato; mentre la destra di Nuova Democrazia, la socialdemocrazia del PASOK ed i liberali di To Potami, le tre grandi ideologie che hanno collocato l&#8217;Europa nel luogo che si trova, erano uniti chiedendo il voto contrario, per il SI’.</p>
<p>Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. Con questo risultato, il popolo greco ostacola la continuazione della farsa in cui si era trasformata la tragedia greca e dà un NO rotondo alle politiche di austerità spinte da quella Europa a due velocità che configurò un asse del Sud da poter continuare a sfruttare per mantenere i tassi di guadagni nel Nord. Un NO all’istituzione conosciuta come Troika ed un NO definitivo, ad un modello neoliberale di un saccheggio selvaggio dei beni comuni e dei diritti sociali, che impone un terrorismo economico contro tutto un popolo senza importargli le conseguenze sulle maggioranze sociali.</p>
<p>Ma in realtà, questo risultato, benché sembri un ossimoro, è un NO che significa SI’. Sì ad un&#8217;altra Grecia possibile, lontana dai dettami di alcune elite politiche ed economiche in Germania; Sì a Syriza; Sì ad Alexis Tsipras e Yannis Varoufakis; Sì, in definitiva, ad una Europa sociale e dei popoli, dove non si ritaglino le pensioni od i salari.</p>
<p>La prima conseguenza del referendum è stata la dimissione di Antonis Samaras, principale difensore del SI’ e firmatario del memorandum di intendimento con la Troica per il secondo riscatto che soffrì la Grecia per 230.000 milioni di euro. Ma mentre in Grecia la destra affronta il fatto di avere perso, non ci saranno dimissioni in Germania, Francia, Italia, la Banca Centrale Europea o il Fondo Monetario Internazionale.</p>
<p>A partire da qui, il governo greco ha un mandato forte. Sapendo chiaramente che il trionfo del NO non implica una decisione di rottura con l&#8217;Europa, bensì contro le misure di austerità, la scommessa continua ad essere di negoziare con le istituzioni europee da una posizione di un po&#8217; più di forza, ma sapendo che continuano ad essere necessarie alcune riforme se vogliono ottenere una ristrutturazione del debito ed un condono parziale della stesso.</p>
<p>I progetti futuri della Troika non sono tanto chiari. Sembra che, dopo che Washington costringesse la pubblicazione della relazione nella quale l’FMI riconosce che il debito pubblico greco del 177% del PIL è insostenibile, si potrebbe avere, questa settimana, un avvicinamento sulla ristrutturazione del debito in cambio di riforme. L&#8217;altra opzione, quella del Grexit, con la quale magari hanno sognato alcuni leader europei negli ultimi giorni, sembra che si allontani, per quanto i mezzi di comunicazione vogliano disegnarci un&#8217;altra realtà, a meno che la Banca Centrale Europea (su istruzione della Germania), decida di tagliare il flusso di liquidità alle banche greche questa stessa settimana, col quale si creerebbe una spirale pericolosa per la Grecia, ma soprattutto per il concetto di Unione Europea.</p>
<p>Quello che è chiaro è che la Grecia ha detto NO al concetto neoliberale di privatizzare i guadagni e socializzare le perdite, e questo risultato è un forte appoggio per il primo governo di sinistra reale in Europa dopo molte decadi (smettiamo di considerare sinistra la socialdemocrazia neoliberale o la sinistra light), oltre a segnare una possibilità del principio di un cambiamento di epoca per l&#8217;Europa.</p>
<p>Il risultato del referendum greco dimostra che la storia la fanno i popoli, ed è un avvertimento per le elite politiche ed economiche europee. Non ci sono molte ragioni per grandi celebrazioni, la strada che rimane al popolo greco da percorrere è ancora sinuosa e piagata di ostacoli; vengono tempi duri e difficili, ma contemporaneamente tempi di speranza. Ed almeno per questa settimana, la parole Democrazia, Sovranità e Dignità si iscrivono con G della Grecia, S di Syriza e T di Tsipras.</p>
<p>di Katu Arkonada</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Film sulla caduta di Pinochet non ha una grande accoglienza in Cile</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Aug 2012 21:48:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il film “No”, basato sul referendum che nel 1988 condusse all'uscita di Pinochet, segue qui in tabellone, benché senza l’ovazione che gli tributò il pubblico a Cannes. Il quarto film di Pablo Larrain è ispirato ad un'opera teatrale del riconosciuto scrittore cileno Antonio Skarmeta, intitolata giustamente “Il Plebiscito” ed ha come protagonista il messicano Gael Garcia, una delle sue cause di trionfo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_5489" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><strong><img class="size-full wp-image-5489" src="/files/2012/08/pinochet-y-manuel-contreras1.jpg" alt="Augusto Pinochet" width="300" height="250" /></strong><p class="wp-caption-text">Augusto Pinochet</p></div>
<p>Il film “No”, basato sul referendum che nel 1988 condusse all&#8217;uscita di Pinochet, segue qui in tabellone, benché senza l’ovazione che gli tributò il pubblico a Cannes. </strong></p>
<p>Il quarto film di Pablo Larrain è ispirato ad un&#8217;opera teatrale del riconosciuto scrittore cileno Antonio Skarmeta, intitolata giustamente “Il Plebiscito” ed ha come protagonista il messicano Gael Garcia, una delle sue cause di trionfo.</p>
<p>Tuttavia, nello scenario domestico il film ha lasciato l’amaro in bocca sulla verità assente di una parte tenebrosa della storia del Cile, quella dei 17 anni di terrore della dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990).</p>
<p>Il film, con solo soavi insinuazioni, lascia fuori buona parte di una verità che avrebbe dovuto essere presente, ha affermato il giurista cileno Eduardo Contreras.</p>
<p>Non è possibile, delimitò, continuare ad occultare che il plebiscito è stato un patto tra la dittatura ed un settore oppositore alla direzione di Washington, che comprese che le Forze Armate e della Sicurezza del Cile gli avevano già fatto il lavoro sporco.</p>
<p>Contreras condivide l&#8217;idea di settori della sinistra e del mondo sociale che in definitiva nel referendum finì vincendo il “Sì”, mantenendosi fino ad oggi in Cile l&#8217;istituzionalità imposta da Pinochet e la consolidazione di un modello economico depredatore.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;investigatore e giornalista Dino Pancani crede che nel film si da un’esagerata importanza all’apporto che rappresentò il lavoro dei pubblicisti nella sconfitta di Pinochet.</p>
<p>“Il protagonista”, commenta, “non è interessato alla tematica sociale, non lo commuove: i morti, gli omicidi, la fame, la mancanza di libertà, tra le altre conseguenze di vivere in dittatura; bensì come la contesa gli permetterà di vendere un prodotto: il No.</p>
<p>“Al margine dei meriti di una costruzione filmica che conduce lo spettatore ad un momento di speranza e di lotta, il film dell&#8217;anche direttore di “Post Mortem” porta il pericolo di generare confusione nell&#8217;analisi dei fatti storici, di costituirsi come alleato della mancanza di memoria”, affermano i critici di cinema in Cile.</p>
<p>La storiografa ed insegnante di cinema Antonella Estevez mette in allerta sulla lettura di che è stata la pubblicità quella che ha sconfitto la dittatura e che il popolo cileno è stato sedotto dall&#8217;allegria esposta in quei 15 minuti giornalieri di televisione per votare contro il dittatore.</p>
<p>Questo sguardo, ha sottolineato, ignora la lotta di tutti quelli che hanno resistito alla dittatura da distinte trincee, sottovaluta l&#8217;intelligenza e la coscienza del cileno medio e soprattutto, è falsa.</p>
<p>Il gruppo del No articolò abilmente il sentimento di milioni di cileni, ma fu creato sulla base di questo sentimento, e non alla rovescia come si presenta nel film, conclude.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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