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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; New York Times</title>
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		<title>Kissinger tracciò piani segreti per attaccare e bloccare Cuba nel 1976</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2014 23:41:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il quotidiano The New York Times, nella sua edizione di oggi, ha pubblicato che documenti declassificati della Biblioteca Presidenziale Gerald R. Ford hanno rivelato i piani tracciati per lanciare attacchi aerei contro Cuba nel 1976, la cui paternità è attribuita all'allora sottosegretario Henry A. Kissinger.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8139" alt="" src="/files/2014/10/Kissinger.jpg" width="580" height="382" />Il quotidiano The New York Times, nella sua edizione di oggi, ha pubblicato che documenti declassificati della Biblioteca Presidenziale Gerald R. Ford hanno rivelato i piani tracciati per lanciare attacchi aerei contro Cuba nel 1976, la cui paternità è attribuita all&#8217;allora sottosegretario Henry A. Kissinger.  </strong></p>
<p>Questi documenti sono stati declassificati a richiesta di un gruppo di investigatori statunitensi dell&#8217;Archivio Nazionale di Sicurezza e la rivelazione appare nella pagina A12 dell&#8217;edizione di questo mercoledì del diario newyorchese.</p>
<p>Si spiega nei fascicoli la convocazione di Kissinger ad un gruppo di alti funzionari statunitensi, per lavorare nelle possibili misure di rappresaglia contro Cuba per appoggiare militarmente la lotta del popolo dell&#8217;Angola, a richiesta del governo di questo paese africano.</p>
<p>Rivela il New York Times che i funzionari convocati da Kissinger avevano abbozzato piani per attaccare porti ed installazioni militari cubane ed includevano un piano di invio di battaglioni di infanti di marina alla Base Navale di Guantanamo, territorio illegalmente occupato dagli Stati Uniti dal 1902.</p>
<p>Il piano ordito dall&#8217;ex segretario di Stato, sotto il mandato del presidente Gerald Ford, suggeriva l&#8217;utilizzo di decine di aeronavi di combattimento e di minare i porti cubani.</p>
<p>Kissinger ha elaborato proposte per un eventuale blocco militare delle coste cubane, a dispetto di rendersi conto che queste azioni condurrebbero ad un conflitto con l&#8217;allora Unione Sovietica, stretto alleato di Cuba.</p>
<p>“Se decidiamo utilizzare il potere militare, deve essere un successo”, ha affermato Kissinger in una riunione, secondo i documenti declassificati.</p>
<p>“Non esistono operazioni compiute solo a metà. Se ci decidiamo per un blocco, deve essere implacabile, rapido ed efficiente”, ha sottolineato Kissinger quasi 40 anni fa.</p>
<p>Le note date a conoscere, mostrano che Donald H. Rumsfeld che è stato segretario della Difesa degli Stati Uniti (1975-1977), sotto la presidenza di Ford, ed un&#8217;altra volta durante la presidenza di George W. Bush, era anche presente nella riunione in cui Kissinger ha ordinato elaborare il piano di contingenza contro Cuba.</p>
<p>Tanto Kissinger che ora ha 91 anni, e Rumsfeld, di 82, si sono rifiutati di commentare dopo che si sono rivelati i documenti appena declassificati.</p>
<p>I piani di Kissinger che si stavano preparando durante la campagna elettorale del 1976 negli Stati Uniti, non si sono realizzati per la vittoria ed elezione alla presidenza del democratico Jimmy Carter.</p>
<p>I documenti citati dal New York Times appaiono nel libro Back Channel to Cuba, degli investigatori statunitense William M. Leogrande, professore della scuola di Temi Pubblici dell&#8217;Università Americana a Washington, D.C., e Peter Kornbluh, direttore del Progetto di Documentazione del Cile e di Cuba dell&#8217;Archivio di Sicurezza Nazionale.</p>
<p>Con informazione di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto Pool New/Reuters</p>
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		<title>The New York Times raccomanda Cuba tra i dieci destini turistici da visitare nel 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 23:26:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
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		<category><![CDATA[viaggi turistici]]></category>

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		<description><![CDATA[D’accordo col quotidiano che stima in questione le offerte culturali ed i servizi al turista, “la capitale cubana è, un'altra volta, alla portata degli statunitensi”, ed assicura che “l’unica cosa che separa gli statunitensi dalle strade della sensuale L’Avana è lo Stretto della Florida, perché l'amministrazione Obama ha ampliato il tipo di viaggi permessi. Una lista crescente delle organizzazioni contano con licenze per poter effettuare i viaggi a Cuba, includendo spedizioni del National Geographic, Austin-Lehman ed il Centro degli Studi Cubani. Ci sono anche più voli da più città degli Stati Uniti: Fort Lauderdale e Tampa si unirono recentemente a New York, Miami e Los Angeles nella lista, e Chicago si sommerà questo anno.”  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_2717" style="width: 267px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2717" src="/files/2012/01/malecon.jpg" alt="Il Malecon de L'Avana" width="267" height="250" /><p class="wp-caption-text">Il Malecon de L&#039;Avana</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Il quotidiano The New York Times pubblicò una lista dei 45 destini del mondo come i luoghi che raccomandano da visitare nel 2012, e nel sito numero 10 ubicano L&#8217;Avana, a Cuba. </strong></p>
<p>D’accordo col quotidiano che stima in questione le offerte culturali ed i servizi al turista, “la capitale cubana è, un&#8217;altra volta, alla portata degli statunitensi”, ed assicura che “l’unica cosa che separa gli statunitensi dalle strade della sensuale L’Avana è lo Stretto della Florida, perché l&#8217;amministrazione Obama ha ampliato il tipo di viaggi permessi. Una lista crescente delle organizzazioni contano con licenze per poter effettuare i viaggi a Cuba, includendo spedizioni del National Geographic, Austin-Lehman ed il Centro degli Studi Cubani. Ci sono anche più voli da più città degli Stati Uniti: Fort Lauderdale e Tampa si unirono recentemente a New York, Miami e Los Angeles nella lista, e Chicago si sommerà questo anno.”</p>
<p>Conclude che “le gite turistiche includono riunioni con storiografi dell&#8217;arte, agricoltori organici ed altri. Convenientemente, nuovi ristoranti e caffetterie, alcuni in magnifiche case coloniali, sono risorti nell&#8217;ultimo anno… anche L&#8217;Avana si prepara per la sua 11° Biennale, dall’11 maggio all’11 giugno, che attrarrà a oltre 100 artisti cubani ed internazionali”.</p>
<p>I giornalisti specializzati della pubblicazione scelsero in totali 45 destini turistici emergenti del 2012. I dieci primi sono:</p>
<p>- Panama<br />
- Helsinki, Finlandia<br />
- Myanmar<br />
- Londra<br />
- Oakland, California<br />
- Tokyo<br />
- Tanzania<br />
- Patagonia cilena<br />
- Lhasa, Tibet<br />
- L&#8217;Avana, Cuba</p>
<p>Il resto della lista si completa con: Mosca, Glasgow, Puebla (Messico), San Diego (California), Baia di Halong (Vietnam), Firenze (Italia), Isola di San Vicente (Caraibi), Moganshan (Cina), Birgmingham (Regno Unito), lo Spazio (sì, benché sembri impossibile), Kerala (India), Paraty (Brasile), Koh Rong (Cambogia), Vienna (Austria), Chattanooga (Tennessee), Dakhla (Marocco), Isole Maldive, Malacca (Malesia), El Algave (Portogallo), Tahoe (California), Galles, l&#8217;Antartide, Uganda, Ucraina, Samanà (Repubblica Dominicana), Dubrovnik (Croazia), Chiloé (Cile), Giordania, Crans-Montana (Svizzera), Montpellier (Francia), Nosara (Costa Rica), Corea del Sud, Lodz (Polonia), Dalarna (Svezia) e Portovenere (Italia).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Wikileaks: la vera storia della pubblicazione senza filtri degli archivi</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 21:06:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gennaro Carotenuto]]></category>
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		<description><![CDATA[La decisione di Wikileaks di rendere disponibile per intero e senza filtri il suo archivio di 250.000 documenti diplomatici statunitensi, rappresenta una delle più grandi sconfitte nella storia del giornalismo. Julian Assange e il suo gruppo aveva infatti per mesi creduto che la stampa, i più grandi giornali del mondo nella fattispecie, dal New York]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1735" src="/files/2011/09/20110604073504-wikileaks-logo.jpg" alt="" width="300" height="250" />La decisione di Wikileaks di rendere disponibile per intero e senza  filtri il suo archivio di 250.000 documenti diplomatici statunitensi,  rappresenta una delle più grandi sconfitte nella storia del giornalismo.  Julian Assange e il suo gruppo aveva infatti per mesi creduto che la  stampa, i più grandi giornali del mondo nella fattispecie, dal New York  Times al Guardian a El País avrebbe rispettato i patti e agito come  grande fattore di democratizzazione dell’informazione. Non è andata  così.</p>
<p>Da sempre, in tutti i paesi, gli archivi diplomatici sono  filtrati da alcune specifiche professionalità, archivisti, diplomatici,  uomini dei servizi di sicurezza. Tali persone stabiliscono, in genere a  distanza di 30 anni, quali documenti è interesse nazionale divulgare e  quali sono ritenuti così sensibili da essere in parte o del tutto meglio  rinviare ai posteri, apponendo segreti di 50 o 100 anni, se non essere  addirittura distrutti con procedure al di fuori della legge.</p>
<p>Il sogno di Wikileaks (informato di molta retorica sulla libera  stampa e accecato dal dogma della pubblicità) era sostituire le  burocrazie statali con presunti rappresentanti di un interesse pubblico  in contrasto con l’interesse di &#8220;poteri forti&#8221;. Tali rappresentanti del  pubblico interesse, i giornalisti, si impegnavano ad editare i documenti  e inserire filtri (comunque necessari) con l’unico criterio della  sicurezza delle persone nominate rispetto ad eventuali persecuzioni  politiche.</p>
<p>I giornali contattati (chi scrive conosce in prima persona tale  procedura per averla realizzata la scorsa primavera a Londra per il  settimanale uruguayano Brecha) hanno tutti firmato un contratto nel  quale si impegnavano ad editare TUTTO il pacchetto di documenti a loro  consegnati e pubblicarli TUTTI sul sito di Wikileaks indipendentemente  dall’usare (e citare) il tal documento in uno o più articoli. In cambio  della prima esclusiva (l’unica cosa giornalisticamente rilevante) le  testate si impegnavano alla creazione di un enorme archivio pubblico che  poteva essere consultato da privati cittadini ma anche da studiosi di  varie discipline, storici, economisti, sociologi, politologi,  specialisti di diritti umani. Una fonte di straordinaria importanza.</p>
<p>La grande stampa però, una volta ottenuti i preziosi file (normali  archivi excel passati brevi manu su pendrive) ha pubblicato quello che  alle singole testate sembrava interessante (qui ed ora) e poi ha  sistematicamente iniziato una lunga schermaglia con Wikileaks sostenendo  di poter da sola interpretare un interesse pubblico in grado di  stabilire quali fossero i soli documenti meritevoli di pubblicazione  (neanche l’1%) per condannarne all’oblio (censurandoli di fatto) la  stragrande maggioranza.</p>
<p>Chi scrive ne ha a lungo dibattuto con il presidente della FNSI,  Roberto Natale, in un convegno dello scorso aprile all’Istituto  Universitario Europeo di Fiesole: i giornali, che non avevano dubitato  un attimo nell’accettare l’impegno contrattuale preciso a rendere  disponibile l’intero rispettivo spezzone di archivio, una volta  utilizzati i documenti si schernivano dietro un presunto diritto di  stabilire loro cosa fosse d’interesse pubblico e cosa non lo fosse.  D’altra parte per Wikileaks, un’organizzazione quasi clandestina, far  valere le proprie ragioni contrattuali in un processo è oltre  l’immaginazione e forse l’ingenuità di chi la dirige.</p>
<p>Ho provato senza successo a segnalare a Julian Assange e al suo  gruppo più ristretto come il giornalismo commerciale non fosse  compatibile col realizzare un progetto di tal portata ma fosse solo  utile a dare la massima risonanza mondiale all’evento Wikileaks. Questi  hanno usato Wikileaks per spigolare alcune note di colore (cosa pensa  Hillary Clinton di Silvio Berlusconi?) e non molto altro senza cogliere  la sistematicità documentaria e d’insieme di quegli archivi. Ho provato a  prospettare che gruppi di accademici selezionati in giro per il mondo  avrebbero potuto con più comprensione per l’idea stessa di archivio  pubblico assolvere al c</p>
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