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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; nazionalizzazione</title>
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		<title>Il diritto di nazionalizzare</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2019 01:17:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha scritto sul New York Times che “nessun uomo è autosufficiente, sebbene Trump lo sia più della maggior parte. Cosicché, per comprendere la grandezza dei suoi errori nelle decisioni politiche, è necessario riconoscere la straordinaria qualità delle persone che lo circondano. Ciaro che quando dico “straordinaria”, in realtà voglio dire una qualità straordinariamente bassa. Lincoln aveva una squadra di rivali; Trump ha una squadra di imbecilli”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10980" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10980" alt="Il Comandante in Capo Fidel Castro firma la Legge di Riforma Agraria nel Comando de La Plata" src="/files/2019/05/Foto-1-N-580x517.jpg" width="580" height="517" /><p class="wp-caption-text">Il Comandante in Capo Fidel Castro firma la Legge di Riforma Agraria nel Comando de La Plata</p></div>
<p><strong>Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha scritto sul New York Times che “nessun uomo è autosufficiente, sebbene Trump lo sia più della maggior parte. Cosicché, per comprendere la grandezza dei suoi errori nelle decisioni politiche, è necessario riconoscere la straordinaria qualità delle persone che lo circondano. Ciaro che quando dico “straordinaria”, in realtà voglio dire una qualità straordinariamente bassa. Lincoln aveva una squadra di rivali; Trump ha una squadra di imbecilli”.</strong></p>
<p>Questo è quello che stiamo osservando in quelli che formulano ed attuano la politica verso Cuba che, oltre che irrazionale, è abbastanza desolante, perché sembra che siano gli attacchi forsennati, fuori controllo, come se la bile accumulata in tanti anni da molti fallimenti li rendesse più rabbiosi, benché confesso che non gli si può negare il merito dell’efficacia di mascherare la verità di fronte all’opinione pubblica. Sono veri dottori in scienza nell’arte di diffondere menzogne.</p>
<p>Da prima di giungere al potere e approfittando della visione transazionale che Trump ha, questi camaleonti hanno sequestrato la politica verso la nostra nazione ed hanno ripreso l’aggressione per distruggere la Rivoluzione. Per questo, riattivano i processi giudiziari e le cause del titolo III della Legge Helms-Burton, legislazione che propugna, con le sue imposizioni, come dobbiamo essere e come dobbiamo fare per riconvertirci, con totale umiliazione, in un’enclave neocoloniale.</p>
<p>E’ l’ottusa ossessione di infondere paura agli investitori stranieri affinché desistano dall’investire nell’isola, ma anche ai cubani che ci saranno azioni legali e dovremo restituirgli tutte le proprietà nazionalizzate o confiscate, dal 1 gennaio 1959 siano stati o meno di cittadini USA in quel momento, segnando, chiaramente, l’interesse di favorire i batistiani che trovarono sicuro rifugio negli USA dopo la fuga del tiranno Fulgencio Batista.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Nazionalizzazione ed espropriazione</span></p>
<div id="attachment_10981" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10981" alt="Con la consegna dei titoli di proprietà della terra, si manteneva una promessa del Moncada ed una delle aspettative espresse nel Congresso Contadino in Armi a Soledad di Mayarì Arriba. Foto: Granma" src="/files/2019/05/Foto-2-N-580x390.jpg" width="580" height="390" /><p class="wp-caption-text">Con la consegna dei titoli di proprietà della terra, si manteneva una promessa del Moncada ed una delle aspettative espresse nel Congresso Contadino in Armi a Soledad di Mayarì Arriba. Foto: Granma</p></div>
<p>Nelle norme del diritto internazionale si contempla la potestà degli stati di esercitare il principio della nazionalizzazione per rivendicare beni, sia di persone naturali che di persone straniere, sempre e quando non si realizzi per motivi discriminatori e si aggiudichi la corrispondente indennizzi.<br />
Così, ad esempio, la Carta dei Diritti e Doveri Economici degli Stati, approvata dall’Assemblea Generale ONU nel 1974, afferma che “ogni Stato ha il diritto a nazionalizzare, espropriare o trasferire la proprietà di beni stranieri, nel qual caso, lo Stato che adotti tali misure dovrà pagare un’appropriata compensazione, tenendo conto delle sue leggi e regolamenti applicabili e tutte le circostanze che lo Stato consideri pertinenti. In ogni caso in cui la competizione sia motivo di controversia, questa sarà risolta secondo la legge nazionale dello Stato che nazionalizza”.</p>
<p>Il Governo Rivoluzionario cubano emise, nel febbraio 1959, la Legge Fondamentale della Repubblica dove si ripresero gli elementi cardine della Costituzione del 1940, la quale vietò il latifondo e stabilì l’espropriazione forzata per pubblica utilità e di interesse nazionale (che non poterono realizzarsi poiché mai nella pseudo-repubblica si fecero leggi complementari per attuare entrambe le disposizioni).</p>
<p>Cuba nazionalizzò le proprietà USA, tra il maggio 1959 e ottobre 1960, nell’ambito dei principi stabiliti dalla legislazione a partire dalla Legge di Riforma Agraria, il 17 maggio 1959, che la fece finita con il latifondo, ed altre misure, come la Legge 851 del 6 luglio 1960, in cui si stabilirono anche i meccanismi di indennizzo.<br />
La nota e riconosciuta giurista Olga Mirada Bravo lasciò, prima di morire, numerosi testi di conferenze impartite negli organismi nazionali ed internazionali, così come i libri sulle nazionalizzazioni ed il blocco, dal momento che, nel 1992, durante i primi dibattiti all’ONU sulla risoluzione di denuncia del blocco, il governo USA giustificò l’applicazione di queste misure coercitive ed extraterritoriali contro il nostro paese garantendo che fosse essenzialmente una risposta alla nazionalizzazione dei beni appartenenti agli USA.</p>
<p>Il 9 luglio 1993 la rappresentante permanente di Cuba presso l’ONU consegnò al Segretario Generale una lettera ed un lungo documento preparato da un gruppo di esperti su richiesta del Governo cubano, in cui è chiaramente dimostrato che il programma di coercizione economica determinò sempre l’interesse delle autorità USA di far pressione per imporre il sistema politico di gradimento USA, mentre non accettarono mai nessuna delle proposte presentate da Cuba per risarcire i proprietari nazionalizzati.</p>
<p>Manca anche totalmente di fondamento l’argomentazione impugnata dagli USA che la nazionalizzazione attuata da Cuba fu illegale e discriminatoria, poiché tale processo incluse proprietà di cittadini di altri paesi. Ad eccezione degli USA, il resto dei paesi adottò una posizione di rispetto in relazione alla decisione sovrana di Cuba e stabilirono trattative con le autorità cubane per la compensazione ai propri cittadini per le proprietà che questi avevano sull’isola. In questo modo, si conclusero accordi con Francia, Svizzera, Gran Bretagna, Canada, Spagna, tra altri, per effettuare le compensazioni, stabilendo scadenze per la loro esecuzione secondo la pratica internazionale in questi casi.</p>
<p>Un’altra importante precisazione, fatta dalla nota giurista Olga Miranda, delimita la questione della confisca dei cittadini di origine cubana al sottolineare che, indipendentemente dal processo di nazionalizzazione, si effettuò la confisca dei beni malversati, mediante procedure stabilite dalla legge, sia attraverso via giudiziaria come amministrativa.</p>
<p>Tale era la portata della frode e furto, che si creò il Ministero del Recupero dei Beni Malversati per determinare in ogni caso, medianti scrupolosi dossier, i beni malversati prodotto di conosciute operazioni fraudolente ed illecite, o ulteriormente legittimati dalla fuga in massa dei loro gestori, proprietari e complici, molti dei quali dagli ultimi mesi del 1958 andavano trasferendo ingenti somme a banche USA, e quasi tutti credettero che questo fosse un processo di transizione, poiché gli USA mai avrebbero permesso una Cuba indipendente e certamente, in questione di mesi, sarebbero intervenuti nel paese. L’elenco delle persone fisiche o giuridiche sanzionate può essere trovato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica di quegli anni.</p>
<p>Naturalmente, segnalò la dottoressa Miranda, poiché la confisca presuppone un fatto punibile, questi casi non comportano alcuna compensazione, da qui la loro sostanziale differenza con la nazionalizzazione, che non è una sanzione e comporta adeguata indennizzo.</p>
<p>Ora, per confondere e coprirsi, molti dei pretesi reclamanti della Helms-Burton di origine cubana, furono effettivamente confiscati e non nazionalizzati, di modo che, a Cuba, non ebbero alcun diritto a compensazione.<br />
Questa azione della Helms-Burton, oltre all’immoralità che ne risulta, viola i limiti stabiliti dal Diritto Internazionale che non conferisce diritti retroattivi ai cittadini per naturalizzazione.</p>
<p>Rispetto al diritto di nazionalizzare, è riconosciuto da non poche personalità ed istituzioni nordamericane che gli USA sempre agirono nell’ambito della coercizione. Dal primo momento, si rifiutò di applicare la formula compensativa proposta da Cuba, che era pienamente compatibile con la pratica internazionale. L’arroganza egemonica impedì all’amministrazione Eisenhower accettare la decisione cubana di uguaglianza sovrana per indennizzare i nazionalizzati; non per il modo in cui fu concepita, ma per il criterio che i suoi cittadini non potevano essere oggetto di espropriazioni.</p>
<p>Al contrario, assunse forme che, in seguito, avrebbero convertito tali reclami in ostaggio della sua politica. Fondamentalmente, impose ai danneggiati un modello di soluzione che permise al governo USA assumere la negoziazione. Il programma di rivendicazioni che elaborò durante quasi otto anni (1964-1972) le concentrò in 5911 casi di cittadini USA al momento della nazionalizzazione, benché solamente una ventina di società hanno quasi l’87% del totale reclamato.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Nonostante essere aggredita, Cuba si è sempre manifestata per indennizzare</span></p>
<div id="attachment_10982" style="width: 500px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10982" alt="Il governo statunitense ostacolò la possibilità di indennizzazione togliendo a Cuba la quota dello zucchero per tentare di strangolarla. Foto Granma" src="/files/2019/05/Foto-4-N.jpg" width="500" height="645" /><p class="wp-caption-text">Il governo statunitense ostacolò la possibilità di indennizzazione togliendo a Cuba la quota dello zucchero per tentare di strangolarla. Foto Granma</p></div>
<p>Il ricercatore cubano Alejandro Aguilar, titolare dell’Istituto Nazionale di Ricerche Economiche, ha pubblicato diverse analisi su questo tema che, senza dubbio, si è convertito in una questione di sicurezza nazionale per Cuba. A partire dalle cause per le quali gli statunitensi non ricevettero un indennizzo per le proprietà nazionalizzate, si è chiesto: Obbedisce forse ad una mancanza di volontà politica di Cuba per questo? Poté Cuba affrontare economicamente la liquidazione degli indennizzi e sotto quali condizioni? Propiziarono, gli USA, un clima adeguato per condurre negoziazioni ed indennizzo? Mantengono vigenza i reclami USA dopo quasi sei decenni di blocco, varie aggressioni ed una sistematica ostilità?</p>
<p>In un corposa argomentazione, il dottor Aguilar segnalò che la Legge di Riforma Agraria, promulgata il 17 maggio 1959, mirava a potenziare l’economia agricola zootecnica del paese, eliminando il possesso improduttivo della terra ed, in particolare, il latifondo, che era già proscritto nella Costituzione approvata nel 1940. Per dare un’idea: il Censimento Agricolo Nazionale del 1946 aveva rivelato questa situazione quando informava che il 15% dei proprietari disponevano quasi del 50% delle aziende agricole.</p>
<p>Nei suoi commenti, il ricercatore sottolineò che la Legge riconobbe anche il diritto costituzionale di indennizzo e stabilì il pagamento mediante Titoli della Riforma Agraria redimibili in 20 anni, con interessi annuali non superiori al 4,5%, per cui si sarebbero inclusi i fondi nel bilancio di ogni anno. Inoltre, stabilì un’eccezione dell’imposta sul reddito personale a quei destinatari di titoli che avessero investito questi fondi. “Le condizioni di ammortizzazione degli indennizzi superavano di gran lunga quelli stabiliti dagli stessi USA per i proprietari terrieri nella riforma attuata durante la loro occupazione del Giappone”, ha sottolineato.<br />
Aguilar ricorda anche che dalla promulgazione della Riforma Agraria, le autorità cubane informarono della loro disponibilità ad esaminare, con il governo USA, su una base di uguaglianza e rispetto reciproco, il tema degli indennizzi ai cittadini USA, allo stesso tempo richiedeva a tale governo di astenersi dall’adottare qualsiasi misura che potesse interferire con il progresso dei negoziati.</p>
<p>Tuttavia, come azione di pressione l’amministrazione USA solo accettò che tale espropriazione comportasse con sé il pagamento di una tempestiva, adeguata ed effettiva compensazione, qualcosa di veramente irrazionale poiché sapevano perfettamente che i personaggi della tirannia, che usurpò il potere a Cuba dal 1952, con il loro totale sostegno avevano saccheggiato le casse della nazione, rubando e dilapidando oltre 460 milioni di $ dalle riserve monetarie internazionali del paese ed avevano lasciato un saldo di debito pubblico di oltre 1,3 miliardi di $.<br />
Un altro elemento importante che sottolinea il ricercatore è che ai primi di giugno 1960 le compagnie petrolifere USA informarono che non avrebbero più inviato petrolio a Cuba e vietarono alle loro raffinerie sull’isola di processare petrolio di altre fonti, nonostante la Legge cubana sui Minerali e Combustibili, in vigore dal 9 maggio 1938, stabiliva l’obbligo di queste società di processare il greggio che lo Stato gli somministrasse.</p>
<p>Nonostante questa aggressione che pretendeva paralizzare il paese, come parte della politica per provocare il soffocamento economico, nella Legge n. 851 del 1960 che autorizza la nazionalizzazione delle società USA si considerò la compensazione dei beni colpiti.<br />
Il Titolare dell’Istituto Nazionale di Ricerche Economiche ricalcò che quella Legge sulla nazionalizzazione nell’articolo 5, stabilì il pagamento per i beni espropriati con titoli della Repubblica, che si sarebbero ammortizzati in un periodo non inferiore a 30 anni, dalla data di esproprio, e con un interesse non inferiore al 2%, per il quale si sarebbe creato il “Fondo per il Pagamento di Espropriazioni di Beni e Società di Cittadini USA”.<br />
Per l’ammortizzazione di tali titoli e come garanzia degli stessi, questo Fondo creato dallo Stato cubano si sarebbe alimentato annualmente con il 25% delle valute estere che corrispondano all’eccesso degli acquisti di zucchero che, in ogni anno solare, realizzano gli USA oltre i 3 milioni di tonnellate lunghe spagnole per il suo consumo interno e ad un prezzo non inferiore a 5,7 centesimi per libbra inglese (FAS).</p>
<p>Se il governo USA avesse appoggiato questa formula, oltre a fornire i fondi per l’indennizzo, sarebbe risultato economicamente vantaggioso per il contribuente USA con prezzi probabilmente minori a quelli che prevalsero nel mercato interno.<br />
Ma come espressione delle sue spietate intenzioni, ciò che fece il governo USA fu emettere il proclama presidenziale 3355, del 6 luglio 1960, cancellando la quota di zucchero per ciò che restava del 1960 e, mesi dopo, cancellò totalmente tutta la quota di zucchero. Con questo, il governo USA eliminò la capacità di pagamento per indennizzare le nazionalizzazioni ai cittadini USA.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Inapplicabile e senza valore né effetto giuridico alcuno</span></p>
<div id="attachment_10983" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10983" alt="Nella Gazzetta Ufficiale dell'epoca sono pubblicate tutte le misure di nazionalizzazione e di espropriazione" src="/files/2019/05/foto-5-N-580x750.jpg" width="580" height="750" /><p class="wp-caption-text">Nella Gazzetta Ufficiale dell&#8217;epoca sono pubblicate tutte le misure di nazionalizzazione e di espropriazione</p></div>
<p>Qualsiasi analisi obiettiva, ai sensi delle norme del Diritto Internazionale, concluderà che le espropriazioni decise ebbero per motivazione dotare il popolo cubano di un modo e qualità di vita degna. Non v’è alcuna violazione del trattato da parte del Governo di Cuba, al momento della sua decisione di nazionalizzare, né costituirono ritorsione contro la singolare politica di uno Stato o di un gruppo di Stati, ma la determinazione di creare condizioni primarie e necessarie per lo sviluppo sociale, economico e politico della nazione.<br />
Pertanto, la Legge 80, Legge di Riaffermazione della Dignità e Sovranità Cubane oltre a dichiarare illecita la Legge “Helms-Burton”, inapplicabile e senza valore né effetto giuridico alcuno, considera nulla tutti i reclami in base ad essa di persona naturale o giuridica, qualunque fosse la sua cittadinanza o nazionalità.<br />
Tuttavia, stabilisce che gli indennizzi per lei proprietà USA nazionalizzate in virtù di questo legittimo processo, convalidato dalle leggi cubane e dal Diritto Internazionale, potranno far parte di un processo di negoziazione tra il Governo USA ed il Governo della Repubblica di Cuba, sulla base dell’uguaglianza e del rispetto reciproco.<br />
E stabilisce come principio giuridico che i reclami di indennizzo per la nazionalizzazione di dette proprietà dovranno essere esaminate congiuntamente con gli indennizzi a cui lo Stato ed il popolo cubano hanno diritto, a causa dei danni causati dal blocco e dalle aggressioni di ogni tipo, la cui responsabilità corrisponde al Governo USA.<br />
Allo stesso modo, la Legge cubana stabilisce che saranno esclusi da futuri possibili negoziati qualsiasi persona fisica o giuridica degli USA che utilizzi le procedure ed i meccanismi della Legge “Helms-Burton”, si appelli a questi o tratti di usarli a scapito degli altri.<br />
Le aberranti pretese di impossessarsi di Cuba ritornano ad esacerbare il conflitto ed, ancora una volta, commettono lo stesso errore: sottovalutare la vocazione patriottica ed indipendentista dei cubani.</p>
<p>di Lazaro Barredo</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Exxon Mobil vs Cuba: quello che non si è detto</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2019 01:34:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti mezzi di comunicazione stanno amplificando la notizia che la transnazionale Exxon è la prima società USA a presentare una causa contro società cubane nel quadro della posta in vigore del capitolo III della Legge Helms-Burton da parte del governo USA. Tuttavia, nessuno di questi dispacci di notizie ci dice perché e come passarono in mano cubane le installazioni che gestiva a Cuba l’antica Standard Oil Company (Esso).
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10973" alt="0eExxonMobil" src="/files/2019/05/0eExxonMobil.jpg" width="580" height="319" />Molti mezzi di comunicazione stanno amplificando la notizia che la transnazionale Exxon è la prima società USA a presentare una causa contro società cubane nel quadro della posta in vigore del capitolo III della Legge Helms-Burton da parte del governo USA. Tuttavia, nessuno di questi dispacci di notizie ci dice perché e come passarono in mano cubane le installazioni che gestiva a Cuba l’antica Standard Oil Company (Esso).</strong></p>
<p>Questo testo dello storico cubano, Eugenio Suarez, pubblicato il 10 giugno 2010 nel giornale Granma, fa la storia di come le transnazionali petrolifere presenti nell’isola agli inizi della Rivoluzione si unirono all’aggressione USA ed obbligarono il Governo Rivoluzionario a nazionalizzarle per mantenere la vitalità dell’economia violando, queste, la Legge sui Minerali-Combustibili che non inventò la Rivoluzione, ma datava 9 maggio 1938!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000">Il primo ostacolo economico contro la Rivoluzione</span></p>
<p>Nei mesi di maggio e giugno 1960 cominciò a prender forma un’aggressione economica del governo USA per frenare l’ascesa della Rivoluzione cubana. Il suo obiettivo era lasciare senza petrolio il popolo di Cuba, con le sue successive conseguenze.</p>
<p>INIZIO DELL’ AGGRESSIONE</p>
<p>Venerdì 10 giugno, davanti alle telecamere, il Comandante in capo, Fidel Castro Ruz, dichiarò che il governo USA aveva accusato il Governo Rivoluzionario di spendere la valuta straniera in armi e di non pagare i fornitori USA.<br />
Nel suo intervento, Fidel spiegò al popolo, ignaro in gran parte, di come funzionavano le operazioni commerciali internazionali, che quando si comprano i prodotti all’estero il pagamento di quella merce non è fatto ipso facto. Qualsiasi casa d’importazione va ad una banca e richiede le lettere di credito e questo documento ha un valore equivalente in dollari nella banca straniera; cioè, i dollari non escono immediatamente quando si compra, perché tale banca ha una linea di credito di 120 o 180 giorni.<br />
Tuttavia, il governo USA iniziò a far pressione sulle banche USA affinché eliminassero quella linea di credito in modo che Cuba dovesse pagare in contanti ed immediatamente. Il compagno Fidel fornì come esempio che la Bank Trust Company aveva un credito di 14 milioni in 13 banche USA; Banco Núñez, due milioni e mezzo; il Banco Agricolo Industriale ed il Banco Nazionale, 33 milioni.<br />
A Cuba, all’epoca, erano ancora operative tre grandi compagnie petrolifere straniere: The Texas Company, Esso Standard Oil SA e la Shell Oil Company di Cuba SA, denominate rispettivamente Texaco, Esso e Shell. Il 17 maggio, la Banca Nazionale di Cuba inviò una lettera a queste compagnie petrolifere spiegando che, per il saldo degli arretrati del combustibile importato e di quello che si importava giornalmente, sarebbero stati pagati immediatamente 20 milioni di $. Le tre società risposero esprimendo la loro soddisfazione e persino la loro gratitudine per questo accordo. Venti giorni dopo Esso, Shell e Texaco, in collusione con il Dipartimento di Stato USA, si unirono all’aggressione economica.<br />
IL BUSINESS DEL PETROLIO A CUBA</p>
<p>Poco dopo il trionfo della Rivoluzione, si crea l’Istituto Cubano del Petrolio (ICP) per attuare la politica del Governo Rivoluzionario per quanto riguarda il combustibile. Per l’economia cubana questa decisione fu molto favorevole, poiché il petrolio che si raffinava a Cuba era comprato all’estero dalle stesse compagnie che, essendo proprietarie delle raffinerie, erano allo stesso tempo proprietarie di grandi depositi di petrolio in altri paesi. La Esso, la Texaco e la Shell avevano un favoloso business poiché, dei milioni di $ che Cuba spendeva in combustibile, queste compagnie, acquistando il loro stesso petrolio, guadagnavano diversi milioni di $ in più; e dopo che lo raffinavano, dopo guadagnavano non meno di ulteriori 20 milioni di $ nella sua vendita nel paese.<br />
Di fronte a questa situazione, il Governo Rivoluzionario decise acquistare direttamente il suo petrolio pagando il giusto prezzo. Pertanto, la prima azione consistette nel rivolgersi al mercato internazionale per acquistare il petrolio necessario per le prime prove.<br />
Il petrolio si trovò. Una compagnia indipendente USA del Venezuela vendeva il barile a $ 2,10, mentre le tre società operanti a Cuba acquistavano il barile di greggio, dalle loro case madri, al prezzo di $ 2,80. Cioè, 70 centesimi più caro lo stesso barile. Che per milioni di barili ammontava a milioni di $.<br />
Dopo la transazione apparve un altro ostacolo. Poiché queste compagnie petrolifere controllavano la navigazione, la società indipendente che vendette il petrolio non poté adempiere per mancanza di navi. Fidel spiegò questo incidente nel suo intervento e dopo aver fornito i dettagli e che si trattava di un atto d’insolita provocazione, espresse:<br />
“Fu il primo ostacolo che ci posero. Perciò abbiamo comprato da una società dall’Unione Sovietica un petrolio migliore, di 33 gradi, ad un prezzo molto più conveniente, risparmiando 88 centesimi di $ al barile.<br />
Cuba ha il diritto di acquistare il petrolio al prezzo più basso che può sul mercato mondiale, e poi consegnarlo alle raffinerie per la sua lavorazione a Cuba. Ma le compagnie straniere non si rassegnano a perdere l’affare della rivendita dalla società madre alla sua filiale di Cuba. E quando le abbiamo informato che una parte dei quattro milioni di tonnellate di petrolio, che è il consumo di Cuba, sarebbe stato acquistato in un altro mercato, in coincidenza con dichiarazioni aggressive da parte del Dipartimento di Stato USA, ci inviano tre comunicazioni congiunte dicendo che non avrebbero raffinato il petrolio dell’Unione Sovietica. Cioè, si arrogano una facoltà che compete solo allo Stato. Non vogliono raffinare il petrolio dell’URSS dopo che il Governo Rivoluzionario ha cercato di acquistare quel combustibile dalle compagnie USA e boicottarono l’acquisto. In Argentina si compra anche petrolio nell’URSS e si raffina nel paese, e loro non hanno agito nello stesso modo. Ma questi andarono al Dipartimento di Stato ed è per questo che procedono così.”<br />
Insieme alle dichiarazioni provocatorie, la Esso, Shell e Texaco iniziarono il ritiro dei loro ingegneri e tecnici che lavorano nelle raffinerie, ed incoraggiano la defezione di specialisti cubani ed operai qualificati che lavorano nei loro impianti. Così, queste compagnie violano le leggi cubane in un assurdo boicottaggio e rifiutano di raffinare il petrolio sovietico.<br />
Il capo della Rivoluzione manifestò la necessità di affrontare questo problema con molta calma e spiegò l’esistenza di questo ostacolo per lasciare il paese senza combustibile e come il Governo Rivoluzionario si proponeva dar battaglia contro questa manovra monopolistica.<br />
Da parte loro, i lavoratori delle raffinerie manifestarono il loro totale sostegno alle misure adottate dalla Rivoluzione. A loro, il compagno Fidel chiese mantenere un atteggiamento di allerta e vigilante per evitare qualsiasi tipo di sabotaggio contro queste raffinerie. Ed alle compagnie, disse loro:<br />
“sappiano che questo è un paese sovrano e che il Governo Rivoluzionario è disposto a far rispettare le leggi della Repubblica.<br />
Che davanti a questa situazione decidano o rettificano, rettificare sì, la decisione presa o che cada su di loro la colpa che poi non dicano che fu il Governo Rivoluzionario che aggredì, occupò e confiscò.<br />
Cosicché il Governo Rivoluzionario raccoglie il guanto, restituisce loro il guanto e che loro decidano la propria sorte.”<br />
QUESTO NON PUO’ ESSERE PERCHE’ TI TOLGO DA QUI</p>
<p>Di fronte alle denunce di Fidel, il popolo si unisce per sostenere la sua Rivoluzione. Con la caratteristica giocosità dei cubani presero il nome delle tre società: Esso, Shell e Texaco, ed elaborarono una frase che iniziò a essere cantata da tutti: Esso no puede Shell porque Texaco de aquí. (Questo non può essere perché ti tolgo di qui).<br />
In ore notturne del 24 giugno, nella sua abituale conferenza per i canali di Televisión Revolución e le emittenti del FIEL, Fidel informò che le compagnie petrolifere non avevano risposto alle sue proposte del passato 10 giugno, ma che rimaneva loro un po’ di tempo per riconsiderare. Dovevano raffinare il petrolio che il Governo cubano consegnasse loro.<br />
A queste società solo gli si stava esigendo il rispetto della Legge sui Minerali-Combustibili, del 9 maggio 1938, che nel suo articolo 44, paragrafo 3, afferma: “I loro impianti saranno obbligati a raffinare petrolio dello Stato quando il Governo così lo richieda, l’accordo, stabilendosi tra loro la corrispondente ripartizione se le quantità da declinare così lo richiedono o lo impongono. In modo che sia possibile raffinare tutto il petrolio necessario e ad un prezzo che non ecceda il costo dell’operazione, più un ragionevole beneficio industriale”.<br />
Pertanto, non si trattava di una questione di scelta. Le compagnie petrolifere erano legalmente obbligate a raffinare il petrolio dello Stato cubano da una legislazione firmata 22 anni prima. La posizione del Governo Rivoluzionario fu determinante: le compagnie dovevano raffinare il petrolio e questa decisione non era negoziabile. Fidel riaffermò che se quelle compagnie pensavano che Cuba esitasse, avrebbero sofferto le conseguenze del loro deplorevole errore.<br />
Quattro giorni dopo, alle 19:10 del 28 giugno, il Governo Rivoluzionario dettò la Risoluzione N° 188, firmata dal Primo Ministro, Fidel Castro Ruz, questo trascendentale documento, dopo dei suoi cinque CONSIDERANDO, risolve:</p>
<p>Primo – Disporre che l’Istituto Cubano del Petrolio (ICP) colloca le quantità di petrolio grezzo necessarie per garantire il funzionamento dell’impianto di raffinazione di The Texas Company. (West Indies) Ltd. e che questa è conforme con le forniture di combustibili che le corrispondono.<br />
Secondo – Che nel caso di rifiuto della menzionata società, ad adempiere e rispettare le Leggi del nostro Paese e le disposizioni che nel quadro di esse emanarono dal Governo Rivoluzionario del popolo di Cuba, l’Istituto Cubano del Petrolio (ICP) procederà a prendere possesso di detta impresa adottando le misure necessarie al fine di mantenere in produzione la raffineria e l’ineludibile osservanza delle Leggi della Repubblica.<br />
Nella mattina del 29 giugno, le raffinerie della Texaco, a Santiago de Cuba e a L’Avana, cominciarono a processare il petrolio dello Stato cubano, dopo essere stata assunta, la direzione di questa società, da funzionari dell’Istituto Cubano del Petrolio.<br />
La notizia che l’ICP aveva preso possesso delle raffinerie della Texaco, provocò un grande giubilo tra i lavoratori, che immediatamente organizzarono atti di sostegno al Governo Rivoluzionario.<br />
Il giorno dopo, due nuove risoluzioni, la N. 189 e 190, entrambe del 30 giugno, con lo stesso contenuto della n. 188 del 28 giugno, sono firmate dal Primo Ministro, Fidel Castro Ruz. In questo caso, la prima per prendere possesso della Compagnia Petrolifera Shell di Cuba, S. A., e la seconda con lo stesso obiettivo della Esso Standard Oil S. A., se si rifiuteranno di adempiere e rispettare le leggi cubane si raffinare petrolio acquistato dal paese.<br />
In un’azione congiunta, nella mattina del 1 luglio, furono poste sotto controllo le raffinerie delle compagnie petrolifere straniere Esso e Shell per non adempiere la Legge sui Minerali Combustibili, rifiutando di raffinare il petrolio acquistato dallo Stato cubano. Si riaffermava così la sovranità politica e l’indipendenza economica della nostra Patria nel suo desiderio di un destino migliore.<br />
Le tre risoluzioni si interposero dinnanzi al primo ostacolo economico. “Loro -disse Fidel- “rimasero senza raffinerie e noi non rimaniamo senza petrolio”.</p>
<p>di Eugenio Suárez Pérez</p>
<p>da www.granma.cu</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
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		<title>Cuba: nazionalizzazione in difesa dell&#8217;economia e della sovranità del paese</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2015 22:05:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come parte della sua aggressione economica del popolo cubano, nel 1960 il governo di Dwight D. Eisenhower approvò la riduzione della quota di zucchero corrispondente a Cuba nel mercato statunitense. E Cuba ha risposto con la nazionalizzazione delle aziende statunitensi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8832" alt="" src="/files/2015/08/f0040859.jpg" width="700" height="462" />Come parte della sua aggressione economica del popolo cubano, nel 1960 il governo di Dwight D. Eisenhower approvò la riduzione della quota di zucchero corrispondente a Cuba nel mercato statunitense. Su questo tema, il 6 luglio, il quotidiano Granma ha pubblicato l’articolo “Senza quota ma senza padrone”, nel quale si raccolgono alcuni momenti del processo e la presa di posizione del Governo Rivoluzionario per l’adozione di una legge che conferiva poteri al presidente nordamericano di mettere in atto i tagli della nostra quota di zucchero come strumento di coercizione e di rappresaglia.</strong></p>
<p>A detta di Fidel, la legge ha cercato di «cancellare l’economia del nostro Paese, farci morire di fame e sottomettere la nostra gente».</p>
<p>Come è stato notato in precedenza, in linea con le decisioni prese dal governo degli Stati Uniti, il Consiglio dei Ministri del Governo Rivoluzionario ha approvato la legge di nazionalizzazione, il cui primo articolo autorizzava il Presidente della repubblica e il Primo Ministro a «disporre unitamente tramite risoluzioni, quando lo ritenevano corrispondente alla difesa dell’interesse nazionale, la nazionalizzazione, per via di espropriazione di beni o imprese di proprietà di persone fisiche o giuridiche aventi la cittadinanza statunitense o delle aziende in cui abbiano interessi o partecipazione tali persone, anche se queste sono costituite in conformità alla legge cubana». [1]</p>
<p><strong>Una cattiva notizia per l’imperialismo yankee</strong></p>
<p>Nel pomeriggio del 6 agosto 1960, tutte le gradinate dello Stadio del Cerro – oggi denominato Latinamericano – erano piene di decine di migliaia di avanensi che rappresentavano il popolo cubano e centinaia di giovani di Nuestra América che partecipavano al Primo Congresso latinamericano della Gioventù. Con l’annuncio che Fidel Castro avrebbe chiuso il grande evento ed informato sull’attuazione della legge rivoluzionaria, furono sufficienti poche ore per mobilitare la folla che strabordava da tutti i lati.</p>
<p>Colpito da una leggera disfonia, Fidel ha iniziato il suo intervento stimando la storia dei popoli di Nuestra América, gli elementi che ci uniscono nonostante gli sforzi dell’imperialismo americano di separarci. Il Comandante in capo si riferiva alla situazione precaria dei popoli latinoamericani e delle idee che hanno reso possibile il trionfo della Rivoluzione, quando, inaspettatamente, restò senza voce.</p>
<p>In quel drammatico momento, mentre la gente chiedeva a Fidel che si riposasse e e lui tentava di proseguire, Raúl ha preso la parola e ha chiamato alla calma:<br />
«Non è una semplice coincidenza che questo accade in momenti che devono essere storici per Cuba e per Nuestra América – che è quella vera! – non è neppure una questione di destino o di cattivi presagi; è semplicemente una leggera diminuzione irrilevante, perché la voce se n’è andata per un momento. Ma (la voce) vi è e sarà! […] In questo momento, soffre lui e soffriamo noi,  perché i grandi proclami che ha rivolto[…] al popolo latinoamericano e a Nuestra America dei risultati che abbiamo raggiunto, è una gloria che solo a lui poteva spettare! Pertanto, non saremo lunghi né manterremo ancora a lungo il vostro disperato interesse nel conoscere lo scopo di questa riunione […] Noi leggeremo queste leggi rivoluzionarie, che è quello che abbiamo qui oggi». [2]</p>
<p>Immediatamente, Raul cominciò a leggere la legge n°851, 6 luglio 1960. Alla fine del primo dei “Considerando”, con grande gioia, Raúl smise di leggere per annunciare che aveva “una cattiva notizia per l’imperialismo statunitense” perché a Fidel stava ritornando la sua voce.</p>
<p>Raúl ha chiesto di aspettare cinque minuti e ha chiesto che tutti facessero uno sforzo: Fidel “parlando dolcemente e voi facendo silenzio”. Infine, ha chiamato a cantare l’inno nazionale.</p>
<p><strong>Riaffermazione della nostra libertà politica</strong></p>
<p>Dopo l’emozione di cantare l’inno nazionale guidato da Juan Almeida, tutti i presenti ha preso il loro posto. Fidel è tornato al microfono per leggere, per intero, il testo della legge di nazionalizzazione:</p>
<p>«CONSIDERANDO: alla base della suddetta legge, si osservò l’atteggiamento del governo e della legislatura degli Stati Uniti di aggressione costante per scopi politici, agli interessi fondamentali dell’economia cubana, come evidenziato nell’emendamento approvato dal Congresso di tale paese allo Sugar Act; in base alla quale si attribuivano poteri eccezionali al presidente di quella nazione per ridurre la partecipazione nel mercato dello zucchero nordamericano ai produttori di zucchero cubani come arma politica contro Cuba».</p>
<p>«CONSIDERANDO: il Governo degli Stati Uniti, facendo uso di poteri speciali espressi, e con noto atteggiamento di aggressione economica e politica contro il nostro Paese, ha proceduto a ridurre la partecipazione nel mercato nordamericano dello zucchero cubano, con l’obiettivo indiscusso di attaccare Cuba,il suo sviluppo e il processo rivoluzionario».</p>
<p>«CONSIDERANDO: Questa è una ripetizione della continuata condotta del governo degli Stati Uniti, mirante ad evitare l’esercizio da parte del nostro popolo della sua sovranità e del suo sviluppo integrale, che corrisponde quindi agli interessi spregevoli dei monopoli americani, che hanno ostacolato la crescita della nostra economia, e l’affermazione della nostra libertà politica».</p>
<p>Così, Fidel stava leggendo tutti i “considerando” che sostengono come, dinnanzi a questi fatti, il Governo Rivoluzionario, consapevole delle sue elevate responsabilità storiche ed in legittima difesa dell’economia nazionale, aveva l’obbligo di fornire le misure necessarie per contrastare il danno fatto alla nostra nazione per questi attacchi; e in accordo con le nostre leggi e l’esercizio della nostra sovranità, applicare questa legge «come decisione motivata, per la necessità che ha la nazione di risarcirsi dei danni arrecati alla sua economia ed affermare il consolidamento dell’indipendenza economica del paese».</p>
<p>Nei “considerando” si marca la legittimità dell’applicazione della legge per i monopoli estorsori e sfruttatori che hanno succhiato e deriso l’economia della nazione e gli interessi del popolo; per le imprese di zucchero che si appropriarono della terra migliore a Cuba protette dall’emendamento Platt; per le compagnie petrolifere che hanno frodato continuamente l’economia della nazione, incassarono i prezzi del monopolio e forgiarono il criminale boicottaggio contro Cuba costringendo l’intervento del governo rivoluzionario.</p>
<p>Affermando che era «dovere dei popoli dell’America Latina tendere al recupero delle loro ricchezze nazionali, sottraendole al dominio degli interessi dei monopoli stranieri che ostacolano il loro progresso, promuovono l’interferenza politica e minano la sovranità del popolo», Fidel sostenne che la Rivoluzione cubana non si sarebbe fermata fino alla liberazione completa e definitiva del paese.</p>
<p>Infine, Fidel dichiarò che «nell’esercizio dei poteri di cui siamo investiti ed in conformità con le disposizioni della legge n°851 del 6 luglio 1960».</p>
<p>«SI DECIDE: Primo: si dispone la nazionalizzazione attraverso l’esproprio coatto e,quindi, si assegnano allo Stato cubano, con pieno diritto di proprietà,tutti i beni e le imprese situate sul territorio nazionale, nonché i diritti e le azioni che emergono dallo sfruttamento di questi beni e società di proprietà di persone giuridiche nazionali degli Stati Uniti, o imprese operative nelle quali hanno interessi nazionali prevalenti in quel paese, che sono elencati di seguito.</p>
<p><strong>«È stato chiamato, è stato chiamato!»</strong></p>
<p>È indimenticabile quando Fidel ha letto la lista delle 26 imprese nazionalizzate. La menzione di ciascuno di questi nomi è stata seguita da applausi e un coro di migliaia di voci, emerso spontaneamente, che ripete: «È stato chiamato!». Con quella semplice dichiarazione, i presenti riaffermavano la loro approvazione di tale decisione.</p>
<p>Così, il 6 agosto 1960, le imprese sono state nazionalizzate e il patrimonio della società elettrica e la compagnia telefonica; le società Texaco, Esso e Sinclair; e i 36 zuccherifici che gli Stati Uniti hanno gestito a Cuba.</p>
<p>Tuttavia, con forti applausi e grida di «è stato chiamato», man mano che citava i nomi delle imprese nazionalizzate, Fidel ha consultato il popolo presente se fosse d’accordo o meno con la Legge sulla nazionalizzazione e ha chiesto di alzare la mano a tutti coloro che sostenevano questa delibera del governo rivoluzionario.</p>
<p><strong>Per l’unità della Nuestra América</strong></p>
<p>Insieme al popolo cubano,votarono per la nazionalizzazione pure i delegati del Congresso della Gioventù perché, nelle parole di Fidel: «Il problema di Cuba non è solo il problema di Cuba; il problema di Cuba è oggi il problema di tutta l’America Latina, ma non solo dell’America Latina; il problema di Cuba è il problema del nero proveniente dal sud degli Stati Uniti; il problema di Cuba è il problema delle “spalle inzuppate” che lavorano al confine con il Messico; Problema di Cuba è il problema dell’intellettuale progressista negli Stati Uniti, è il problema del lavoratore nordamericano, l’agricoltore nordamericano e il popolo nordamericano.</p>
<p><strong>«Così hanno il diritto di voto anche qui… »<br />
</strong><br />
Quel giorno, prima di concludere l’evento storico, fu assunta la decisione secondo cui ognuno di quei zuccherifici, che erano stati di proprietà della società Atlantic, United Fruit Company e altre società nordamericane, da quel momento potessero assumere il nome di una repubblica di Nuestra América come segno della nostra unità incrollabile con i popoli fratelli del continente.</p>
<p><strong>[1] Revolución, 8 de agosto de 1960, pp. 4 y 6.</strong><br />
<strong>[2] Revolución, 8 de agosto de 1960, pp. 4 y 6.</strong></p>
<p>Nome delle imprese nazionalizzate, 6 agosto 1960:</p>
<p>1.-Compañía Cubana de Electricidad.</p>
<p>2.-Compañía Cubana de Teléfonos.</p>
<p>3.- Esso Standard Oil, S.A. División de Cu­ba.</p>
<p>4.- Texas Company West Indian.</p>
<p>5.- Sinclair Cuba Oil Company, S.A.</p>
<p>6.- Central Cunagua, S.A.</p>
<p>7.- Compañía Azucarera Atlántica del Gol­fo, S.A.</p>
<p>8.- Compañía Central Altagracia, S.A.</p>
<p>9.- Miranda Sugar States.</p>
<p>10.- Compañía Cubana, S.A.</p>
<p>11.- The Cuban American Sugar MilI.</p>
<p>12.- Cuban Trading Company.</p>
<p>13.- The New Tuinicú Sugar Com­pa­ny.</p>
<p>14.- The Francisco Sugar Company.</p>
<p>15.- Compañía Azucarera Céspedes.</p>
<p>16.- Manatí Sugar Company.</p>
<p>17.- Punta Alegre Sugar Sales Com­pa­ny.</p>
<p>18.- Baraguá Industrial Corporation of New York.</p>
<p>19.- Florida Industrial Corporation of New York.</p>
<p>20.- Macareño Industrial Corporation of New York.</p>
<p>21.- General Sugar States.</p>
<p>22.- Compañía Azucarera Vertientes Ca­magüey de Cuba.</p>
<p>23.- Guantánamo Sugar Company.</p>
<p>24.- United Fruit Company.</p>
<p>25.- Compañía Azucarera Soledad S.A.</p>
<p>26.- Central Ermita, S.A.</p>
<p>da Granma</p>
<p>[Trad. per ALBAin<em>f</em>ormazione di Antonio Cipolletta]</p>
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		<title>Difende Chavez la sovranità del Venezuela</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 23:50:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Hugo Chávez]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente Hugo Chavez, ha affermato oggi che il Venezuela è un paese sovrano e prende le sue decisioni dentro la Costituzione e le leggi, riferendosi alla denuncia dell'industria petrolifera Exxon Mobil davanti ai tribunali internazionali.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2569" src="/files/2012/01/Chavez.jpg" alt="" width="300" height="234" />Il presidente Hugo Chavez, ha affermato oggi che il Venezuela è un paese sovrano e prende le sue decisioni dentro la Costituzione e le leggi, riferendosi alla denuncia dell&#8217;industria petrolifera Exxon Mobil davanti ai tribunali internazionali. </strong></p>
<p>In una conferenza stampa nel Palazzo di Miraflores, il capo di Stato ha respinto l&#8217;atteggiamento di questa multinazionale, che ha definito prepotente, per rifiutarsi di concertare un accordo amichevole con l&#8217;amministrazione venezuelana.</p>
<p>Relativamente al processo dell&#8217;Exxon Mobil, Chavez ha affermato che le esigenze di pagamento che faceva l&#8217;industria petrolifera erano una pazzia.</p>
<p>Piuttosto sono loro che dovrebbero pagarci per danni e pregiudizi, per tutto quello che causarono al paese, ha affermato il mandatario sud-americano.</p>
<p>Il dignitario assicurò che questa nazione si è ripresa da vari sabotaggi economici grazie alle decisioni prese come paese libero e sovrano.</p>
<p>Petrolio del Venezuela S.A. (Pdvsa) pagherà solo un&#8217;indennità di 255 milioni di dollari alla multinazionale statunitense Exxon Mobil per la nazionalizzazione della Fascia Petrolifera dell&#8217;Orinoco nel 2007, secondo le autorità venezuelane.</p>
<p>Dopo il verdetto emesso dal Tribunale della Camera di Commercio Internazionale, all&#8217;industria petrolifera venezuelana corrisponde pagare solo questa quantità in un termine di 60 giorni, dei 907 milioni di dollari di indennità che pretendeva l’Exxon Mobil.</p>
<p>D&#8217;altra parte, Chavez predisse che per questo anno la produzione di petrolio si incrementerà a tre milioni e mezzo di barili di crudo al giorno.</p>
<p>Comunicò anche che il prossimo 8 gennaio riapparirà il programma televisivo domenicale Aló Presidente.</p>
<p>Infine confermò la visita del presidente del Perù, Ollanta Humala, il prossimo 7, come quella del suo collega iraniano, Mahmud Ahmadineyad, domenica 8.</p>
<p>con informazioni di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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