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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Muamar El Gheddafi</title>
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		<title>I “diritti umani” nella nuova Libia: assassinano presentatrice di televisione a favore di Gheddafi</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 22:54:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hala Misrati, la presentatrice della televisione libica che saltò alla fama per la sua entusiasta propaganda a beneficio di Muamar El Gheddafi e per la sua difesa radicale del suo regime davanti alle telecamere, è stata assassinata in un carcere della Libia. Il suo nome si unisce a quello di molte altre vittime della violenza commessa dalle milizie che, dopo la caduta e morte di Gheddafi, dominano il paese davanti all'impotenza del governo.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3196" src="/files/2012/02/libia-presentadora-tr.jpg" alt="" width="300" height="250" />Hala Misrati, la presentatrice della televisione libica che saltò alla fama per la sua entusiasta propaganda a beneficio di Muamar El Gheddafi e per la sua difesa radicale del suo regime davanti alle telecamere, è stata assassinata in un carcere della Libia. Il suo nome si unisce a quello di molte altre vittime della violenza commessa dalle milizie che, dopo la caduta e morte di Gheddafi, dominano il paese davanti all&#8217;impotenza del governo. </strong></p>
<p>Come informano mezzi locali, l&#8217;assassinio di Misrati, di 31 anni, ha avuto luogo il 17 febbraio, giorno del primo anniversario del sollevamento contro Gheddafi. Nonostante, le autorità non hanno commentato niente al riguardo.</p>
<p>Hala Misrati apparve per l’ultima volta davanti alle camere il 30 dicembre dell&#8217;anno scorso. Nella sequenza la si vedeva in silenzio, tenendo in mano un foglio con la data indicata, e col viso pieno di lividi. Gli spettatori hanno supposto che le avevano tagliato la lingua. Dopo questo fatto nessuno seppe più niente di lei fino a che informarono sul suo assassinio.</p>
<p>Il passato mese di agosto, quando i ribelli combattevano a Tripoli, Misrati diede il “do di petto” nel suo programma quando, brandendo una pistola e con lo sguardo provocatorio inchiodato nella telecamera ha affermato: “con questa arma oggi morrò o ammazzerò… non vi impadronirete del controllo del canale, né quello di Tripoli, né con quello della Libia. Proteggerò i miei compagni e ci trasformeremo in martiri.”</p>
<p>Quando i ribelli fermarono la giornalista, la sua cattura è stata celebrata dalla popolazione come se si trattasse di un parente del dittatore. Relazioni non confermate diffuse dai sostenitori di Gheddafi assicurano che la giornalista è stata violentata ripetutamente in prigione dai soldati ribelli.</p>
<p>Il Consiglio Nazionale Transitorio (CNT) non annunciò mai ufficialmente quali erano le accuse contro lei né incominciò un processo giudiziario. L&#8217;organizzazione pro-diritti umani Amnesty International sottolinea che il nuovo governo è incapace di promuovere la democrazia e controllare le milizie che mantengono a oltre 8000 persone in centri di detenzione dove sono sottomessi a torture.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Figlio di Gheddafi dalla prigione: “Non ho avuto accesso ad un avvocato”</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 18:30:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È la prima intervista di Saif al Islam concessa dalla prigione. Un assessore di Human Rights Watch, Fred Abrahams, ha avuto accesso al figlio di Gheddafi ed ascoltò di prima mano i dettagli di come funzionano le cose in Libia dopo “l’intervento umanitario.”]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_2519" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2519" src="/files/2011/12/FiglioGheddafi.jpg" alt="Figlio di Gheddafi" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Figlio di Gheddafi</p></div>
<p>È la prima intervista di Saif al Islam concessa dalla prigione. Un assessore di Human Rights Watch, Fred Abrahams, ha avuto accesso al figlio di Gheddafi ed ascoltò di prima mano i dettagli di come funzionano le cose in Libia dopo “l’intervento umanitario.”</strong></p>
<p>“Il gran problema è il mio totale isolamento. Non ho accesso alla stampa, né alla radio, né alla televisione” &#8211; disse Islam. “Devo contattare la mia famiglia o i miei amici per trovare un avvocato” &#8211; aggregò.</p>
<p>Benché le autorità occupanti abbiano promesso un giudizio con tutte le garanzie a Saif al Islam, la cosa certa è che evidenze provenienti della Libia rivelano sempre di più un ambiente di malgoverno e violazioni sistematiche dei diritti umani.</p>
<p>La stessa organizzazione Human Rights Watch, insieme ad Amnesty International, denunciarono recentemente detenzioni arbitrarie, maltrattamenti e perfino torture praticate a migliaia di detenuti, da parte dei chiamati ribelli. HRW denunciò il ritrovamento di 53 cadaveri in decomposizione appartenenti a truppe leali a Gheddafi, massacrati con assoluta impunità dai loro avversari.</p>
<p>Secondo Abrahams, lo stesso figlio di Gheddafi l&#8217;intimò di visitare ad alcune delle 10 mila persone leali a suo padre fermate a Bengasi, Misrata, Tripoli, Zawiya e Zintan. “Ci sono torture” &#8211; concluse.</p>
<p>La stessa maniera in cui Muamar El Gheddafi è stato assassinato il passato 20 ottobre, alzò la condanna di buona parte della comunità internazionale per quello che, chiaramente, risultò essere un crimine di guerra. Tuttavia, la richiesta che il cadavere fosse esaminato per redigere evidenze non è stata ascoltata dal Consiglio Nazionale di Transizione. ”Non ci sarà autopsia né oggi né un altro giorno. Nessuno aprirà il corpo di Gheddafi”, dichiarò in quel momento all&#8217;AFP il portavoce del consiglio militare di Misrata, Fathi Bachagha.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il ruolo genocida della NATO (Quinta parte)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 15:20:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Come alcuni conoscono, nel settembre del 1969, Muammar Al-Gheddafi, un militare arabo beduino di peculiare carattere e ispirato alle idee del leader egiziano  Gamal Abdel Nasser, promosse nel seno delle Forze Armate un movimento che fece cadere il  Re Idris I della Libia, un paese desertico quasi nella sua totalità e con una  scarsa popolazione, situato al nord dell’Africa, tra la Tunisia  e l’Egitto.”]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 9 marzo di quest’anno, con il titolo “La NATO, la guerra, la menzogna e gli affari”, ho pubblicato una nuova riflessione sul ruolo di questa organizzazione bellica.</p>
<p>Seleziono i paragrafi  fondamentali di quella Riflessione:</p>
<p>“Come alcuni conoscono, nel settembre del 1969, Muammar Al-Gheddafi, un militare arabo beduino di peculiare carattere e ispirato alle idee del leader egiziano  Gamal Abdel Nasser, promosse nel seno delle Forze Armate un movimento che fece cadere il  Re Idris I della Libia, un paese desertico quasi nella sua totalità e con una  scarsa popolazione, situato al nord dell’Africa, tra la Tunisia  e l’Egitto.”</p>
<p>“Nato nel seno di una famiglia della tribù beduina di pastori nomadi del deserto, nella regione di Trípoli, Gaddafi era profondamente anticolonialista.”</p>
<p>“&#8230; gli avversari di Gheddafi assicurano che si fece notare per la sua intelligenza quando era studente; che fu espulso dal liceo per le attività antimonarchiche. Riusci ad iscriversi in un altro liceo e, dopo la laurea in Legge ottenuta nell’Università di Bengasi a 21 anni, entrò nel collegio militare di Bendasi, dove creò quello che fu nominato il ‘Movimento Segreto Unionista degli Ufficiali Liberi’. Concluse poi i suoi studi in un’accademia militare britannica.”</p>
<p>“ Aveva iniziato la sua vita politica con fatti indiscutibilmente rivoluzionari.”</p>
<p>“Nel marzo del 1970, tra le manifestazioni di massa nazionaliste, riuscì a far evacuare i soldati britannici dal paese e, nel mese di giugno, gli Stati Uniti abbandonarono la grande base  aerea vicina a Tripoli, consegnata ad istruttori militari egiziani, paese alleato alla Libia.”</p>
<p>“Nel 1970, varie compagnie petrolifere  occidentali e società bancarie con partecipazione di capitali stranieri furono danneggiate dalla Rivoluzione. Alla fine del 1971, la famosa</p>
<p>British Petroleum, subì la stessa sorte. Nell’area agricola tutti i beni italiani furono confiscati e coloni  ed i loro discendenti, espulsi dalla Libia.”</p>
<p>“Il leader libico si immerse in teorie estremiste  che si opponevano sia al comunismo che al capitalismo. Fu una tappa nella quale Gheddafi si dedicò ad elaborare  teorie, che non ha senso includere in questa analisi, anche se si vale segnalare che nel primo articolo del Proclama Costituzionale del 1960, si stabiliva il ‘carattere socialista’ della Jamahiriya Araba Libica Popolare.</p>
<p>“Quello che desidero è sottolineare che gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO non hanno mai sentito interesse per i diritti umani.”</p>
<p>“Le sceneggiate che si sono svolte nel Consiglio di Sicurezza, durante la riunione del Consiglio dei Diritti Umani con sede a Ginevra e nell’Assemblea Generale della ONU, a New York, sono state puro teatro”.</p>
<p>“L’ impero pretende adesso [... ] d’intervenire militarmente in Libia e colpire l’ondata rivoluzionaria scatenata nel mondo arabo.</p>
<p>“Promossa la latente ribellione libica dagli organi d’intelligenza yankee o per gli errori dello stesso Gheddafi, è importante che ora i popoli non si lascino ingannare, dato che prestissimo l’opinione mondiale avrà sufficienti elementi per sapere a cosa attenersi.”</p>
<p>“La Libia, come molti altri paesi del Terzo Mondo, è membro del Movimento dei Paesi non Allineati, del Gruppo dei 77 e di altre organizzazioni internazionali, attraverso le quali si stabiliscono relazioni, indipendentemente dal sistema economico e sociale di ogni Stato.”</p>
<p>“ In linea di massima: la Rivoluzione in Cuba, ispirata ai principi Marxisti- Leninisti e Martiani trionfò nel 1959 a 90 miglia dagli Stati Uniti, che imposero l’Emendamento Platt ed erano padroni dell’economia del nostro paese.</p>
<p>Quasi immediatamente l’impero promosse contro il nostro popolo la guerra sporca, le bande contro rivoluzionarie, il criminale blocco economico e l’invasione mercenaria di Girón, custodita da una portaerei e dalla sua fanteria di marina, pronta a sbarcare se le forze mercenarie avessero  conquistato determinati obiettivi.</p>
<p>Tutti i paesi latinoamericani, con l’eccezione del Messico, furono partecipi del criminale blocco, che dura ancora senza che il nostro paese si sia mai arreso.”</p>
<p>“Nel gennaio del 1986, sostenendo l’idea che la Libia si trovava  dietro il detto ‘terrorismo rivoluzionario’, Reagan ordinò di rompere le relazioni economiche e commerciali con questo paese.”</p>
<p>“Nel marzo del 1986 una forza di portaerei nel Golfo di Sirte, in acque considerate nazionali dalla Libia, sferrò attacchi che provocarono la distruzione di varie unità navali provviste di lancia-missili e i sistemi di radar di costa, che questo paese aveva comprato dalla URSS.”</p>
<p>“Il 5 aprile, una discoteca a Berlino Occidentale, frequentata da soldati degli Stati Uniti, fu vittima di un’esplosione con plastico e tre persone morirono: due erano soldati nordamericani, e  ci furono anche molti feriti.”</p>
<p>“Reagan accusò Gheddafi e ordinò  alla forza aerea di dare una risposta. Tre squadroni decollarono dalle portaerei della VI Flotta e dalle basi del Regno Unito e  attaccarono, con missili e bombe, sette obiettivi militari a Tripoli e a Bendasi. Circa 40 persone morirono tra le quali 15 civili  [... ] e quando un missile colpì direttamente la  residenza (del leader libico), sua figlia Hanna morì e altri due figli furono feriti.</p>
<p>Il fatto fu condannato ampliamente: l’Assemblea Generale dell’ ONU approvò una risoluzione di condanna per la violazione della Carta della ONU e del Diritto Internazionale. In termini energici lo fecero ugualmente il Movimento dei Paesi non Allineati, la Lega Araba e la OUA.</p>
<p>“Il 21 dicembre del 1988, un Boeing 747 della compagnia Pan Am che volava da Londra a New York si disintegrò in volo per lo scoppio di una bomba&#8230; “</p>
<p>“Le investigazioni, secondo gli yankee, implicavano due agenti dell’intelligenza libica.”</p>
<p>“Una leggenda tenebrosa fu fabbricata contro di lui, con la  partecipazione di Reagan e Bush padre.&#8221;</p>
<p>“Il Consiglio di Sicurezza aveva posto delle sanzioni alla Libia, che cominciarono a superarsi quando Gheddafi accettò di far giudicare condeterminate condizioni i due accusati dell’esplosione dell’aereo sulla Scozia.</p>
<p>“Delegazioni  libiche cominciarono ad essere invitate alle riunioni intereuropee; nel lulgio del 199 Londra iniziò il ristabilimento delle relazioni diplomatiche piene con la Libia, dopo alcune concezioni addizionali.”</p>
<p>“Il 2 dicembre, Massimo D’Alema, primo ministro italiano, realizzò la prima visita di un capo di governo europeo in Libia.</p>
<p>“ Scomparsa la URSS con il campo socialista d’Europa, Gheddafi decise di accettare le domande degli Stati Uniti e della NATO.”</p>
<p>Agli inizi del 2002, il Dipartimento di Stato informò che erano in corso conversazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e la Libia.</p>
<p>All’inizio del 2003 in virtù dell’accodo economico sugli indennizzi realizzato tra la Libia e i paesi richiedenti, il Regno Unito e la Francia, il Consiglio di Sicurezza della ONU tolse le sanzioni del 1992 contro la Libia.</p>
<p>“Prima della fine del 2003 , Bush e Tony Blair informarono su un accordo con la Libia, paese che aveva consegnato ad esperti dell’intelligenza del Regno Unito e di Washington le documentazioni dei programmi non convenzionali delle armi, così come dei missili balistici con una portata superiore e 300 chilometri. [... ] Era il frutto di molti mesi di conversazioni  tra  Tripoli e Washington, come rivelò lo stesso Bush.”</p>
<p>“Gheddafi mantenne le sue promesse di disarmo. In pochi mesi la Libia consegnò  le cinque unità di missili  Scud-C con una portata di 800 chilometri e le cento di Scud-B, la cui gettata superava i  300 chilometri in missili difensivi a corta gettata.”</p>
<p>“Nell’ottobre del 2002 iniziò la maratona delle visite a Trípoli: Berlusconi, nell’ottobre del 2002; José María Aznar, nel settembre del 2003  Berlusconi, di nuovo, nel febbraio, agosto e ottobre del 2004; Blair, nel marzo del 2004; il tedesco Schröeder, nell’ottobre dello steso anno e Jacques Chirac, nel novembre del 2004.”</p>
<p>&#8220;Gheddafi percorse trionfalmente l’Europa. Fu ricevuto a  Bruxelles nell’aprile  del 2004 da Romano Prodi, presidente della Commissione Europea; nell’ agosto di quell’anno il leader libico invitò  Bush a visitare il suo paese; la Exxon Mobil, Chevron Texaco e Conoco Philips ultimavano la ripresa dell’estrazione del greggio attraverso joint venturs.”</p>
<p>“Nel maggio del 2006, gli Stati Uniti annunciarono la ritirata della Libia dalla lista dei paesi terroristi e lo stabilimento delle relazioni diplomatiche piene.”</p>
<p>“Nel 2006 e 2007, Francia e Stati Uniti firmarono accordi di cooperazione nucleare con fini pacifici; nel maggio del  2007, Blair tornò a visitare  Gheddafi a Sirte. La British Petroleum firmò un contratto ‘enormemente importante’, come fu dichiarato, per l’esplorazione dei giacimenti di gas.”</p>
<p>“Nel dicembre del 2007, Gheddafi realizzò due visite in Francia e firmò contratti per equipaggiamenti militari e civili, per un valore di 10.000 milloni di euro; e in Spagna, dove incontrò il presidente del Governo, José Luis Rodríguez Zapatero. Contratti milionari furono firmati anche con importanti paesi della NATO”.</p>
<p>“ Che cos’è allora che ha provocato la ritirata precipitosa delle ambasciate degli Stati Uniti e degli altri membri della NATO?”</p>
<p>Tutto appare davvero molto strano.</p>
<p>“George W. Bush, padre della stupida guerra antiterrorista, dichiarò il  20 settembre del 2001 ai Cadetti di West Point : La nostra sicurezza necessita [... ] la forza militare che voi dirigerete, una forza che dev’essere pronta ad attaccare immediatamente in qualsias¡ oscuro angolo del mondo;  la nostra sicurezza necessiterà che noi si sia pronti per l’attacco preventivo quando sia necessario difendere la nostra libertà&#8230;”</p>
<p>“Dobbiamo scoprire le cellule terroristiche in 60 paesi o più [... ] assieme ai nostri amici e alleati dobbiamo opporci alla loro proliferazione ed affrontare i regimi che patrocinano il terrorismo, cosi come richiederà ogni caso.”</p>
<p>“Aggiungo che oggi l’Afganistan, un paese  tradizionalmente ribelle è stato invaso; le tribù nazionaliste  prima alleate degli Stati Uniti nella loro lotta  contro la URSS, sono state bombardate e massacrate. La guerra sporca si è estesa per il mondo. L’Iraq è stato invaso con pretesti che sono risultati falsi, le sue abbondanti risorse di petrolio sono ora nelle mani degli yankee,  milioni di persone hanno perso il loro lavoro e sono state obbligate a sfollare, dentro o fuori dal paese, i suoi musei sono stati saccheggiati e un numero  incalcolabile di cittadini ha perso la vita o è stato massacrato dagli invasori.</p>
<p>Ritornando alla Riflessione, segnalavo:</p>
<p>“Un dispaccio della  AFP proveniente da Kabul [... ] rivela che : l’anno scorso è stato il più letale per i civili in nove anni di guerra tra i talibani e le forze internazionali in Afganistan, con quasi 2.800 morti, il 15% più del 2009, ha indicato mercoledì una relazione della ONU che sottolinea l’alto costo umano del conflitto per la popolazione.”</p>
<p>“Con 2.777 esattamente, il numero dei civili morti nel 2010 è aumentato del 15%  rispetto al 2009, indica il rapporto annuale congiunto della Missione d’Assistenza delle Nazioni Unite in Afganistan&#8230; .&#8221;</p>
<p>“Il presidente Barack Obama ha espresso il  3 marzo le sue &#8216;profonde condoglianze&#8217; al popolo  afgano per i nove bambini morti e lo hanno fatto anche il generale statunitense David Petraeus, comandante in capo della ISAF, e il segretario della Difensa, Robert Gates.&#8221;</p>
<p>“&#8230; il rapporto dell’UNAMA segnala che il numero dei civili morti nel 2010 è quattro volte  superiore a quello dei soldati delle forze internazionali, morti in combattimento nello stesso anno.”</p>
<p>E per quel che riguarda la Libia segnala:</p>
<p>In 10 giorni a Ginevra e nelle Nazioni Unite sono stati pronunciati più di 150 discorsi sulle violazioni dei diritti umani, che sono poi stati ripetuti milioni di volte dalle televisioni, radio Internet e dalla stampa scritta.</p>
<p>“Il Ministro delle Relazioni Estere di Cuba, Bruno Rodríguez, nel suo Intervento del 1º marzo del 2011 di fronte ai Ministri delle Relazioni Estere riuniti a Ginebra, ha detto:</p>
<p>“La coscienza umana condanna la morte di persone innocenti in qualsiasi  circostanza e luogo. Cuba condivide pienamente la preoccupazione  mondiale per le perdite di vite di civili in Libia e desidera che il suo popolo incontri una soluzione pacifica e sovrana alla guerra civile che c’è lì, senza nessuna ingerenza straniera, e che garantisca l’integrità di questa nazione.&#8221;</p>
<p>“Se il diritto umano è il diritto alla vita. Il Consiglio sarà pronto a sospendere i Membri degli Stati che scatenano una guerra?”</p>
<p>“Sospenderà quegli Stati che finanziano e forniscono aiuti militari usati dallo Stato ricevente in violazioni  flagranti e sistematiche dei diritti umani e in attacchi contro la popolazione civile, come avviene in Palestina?”</p>
<p>“Applicherà queste misure  contro i paesi poderosi, che realizzano esecuzioni eztra giudiziarie nei territori di altri Stati, con l’uso di alte tecnologie, come munizioni intelligenti ed aerei senza pilota?”</p>
<p>“Che cosa accadrà con gli Stati che accettano nei loro territori carceri illegali e segrete e che facilitano il transito di voli segreti, con persone sequestrate o che partecipano ad azioni di tortura?”</p>
<p>“Siamo contrari alla guerra interna in Libia  e a favore della pace immediata, del  rispetto pieno della vita e dei diritti di tutti i cittadini, senza interventi stranieri che servirebbero solo al prolungamento del conflitto e agli interessi della  NATO.”</p>
<p>Ieri, 31 ottobre, è avvenuto un fatto che, tra tanti altri, testimonia la mancanza totale d’etica nella politica yankee.”</p>
<p>“L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, ha appena adottato una decisione coraggiosa:  dare all’eroico popolo della Palestina il diritto di partecipare come membro attivo nell’UNESCO. 107 Stati hanno votato a favore, 14 contro e 52 si sono astenuti, Tutti conoscono perfettamente il perchè.”</p>
<p>“La rappresentante degli Stati Uniti in quest’istituzione, seguendo le istruzioni del Premio Nobel della Pace, ha dichiarato immediatamente che: ‘A partire da questo istante il mio paese sospende tutti gli aiuti economici all’Organizzazione’. destinata dalla ONU all’ educazione, la scienza  e la cultura.</p>
<p>L’ accento drammatico con cui la signora ha annunciato la decisione è stato totalmente inutile. Nessuno si è sorpreso per l’attesa e cinica decisione.</p>
<p>Ma fosse stato poco, basterebbe il dispaccio della  AFP proveniente da Washington, nel pomeriggio di oggi,  alle 16:05:</p>
<p>“Dopo il Vertice del G20 (&#8230;) il presidente (Obama) e il presidente Sarkozy parteciperanno ad una cerimonia a Cannes per celebrare l’alleanza tra gli Stati Uniti e la Francia, ha indicato  la presidenza statunitense, precisando che ‘i dirigenti incontreranno anche soldati  statunitensi e francesi che hanno partecipato insieme all’operazione in Libia.”</p>
<p>Proseguirà prossimamente.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.cubadebate.cu/wp-content/uploads/2011/11/firma-de-fidel-1ro-de-noviembre-de-2011-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></p>
<p><strong>Fidel Castro Ruz </strong><strong></strong></p>
<p><strong>1º novembre  2011</strong><strong></strong></p>
<p><strong>Ore 16.32</strong></p>
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		<title>IL RUOLO GENOCIDA DELLA NATO (SECONDA PARTE)</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 01:16:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Si potrà essere o no d’accordo con Gheddafi. Il mondo è stato invaso da ogni genere di notizie, utilizzate soprattutto dai mezzi d’informazione di massa. Bisognerà aspettare il tempo necessario per conoscere con rigore quanto c’è di verità o di menzogna, nel miscuglio di fatti di ogni tipo avvenuti in Libia nel mezzo del caos. Ciò che per me è assolutamente evidente è che il Governo degli Stati Uniti non è assolutamente preoccupato della pace in Libia e non esiterà nel dare alla NATO l’ordine d’invadere questo ricco paese; chissà sia questione di ore o di pochissimi giorni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Poco più di otto mesi fa, il 21 febbraio di quest’anno, ho affermato con piena convinzione: “Il piano della NATO è occupare la Libia”. Con questo titolo ho affrontato per la prima volta il tema in una Riflessione, il cui contenuto sembrava frutto della fantasia.</p>
<p>Includo in queste righe gli elementi di giudizio che mi avevano portato a quella conclusione.</p>
<p>“Il petrolio si è trasformato nella principale ricchezza nelle mani delle grandi multinazionali yankee; attraverso questa fonte d’energia hanno disposto di uno strumento che ha accresciuto considerevolmente il loro potere politico nel mondo”.</p>
<p>“Grazie a questa fonte d’energia si è sviluppata l’attuale civiltà. Il Venezuela è stata la nazione di questo emisfero che ha pagato il prezzo più alto. Gli Stati Uniti divennero i padroni degli enormi giacimenti con cui la natura ha dotato questo fraterno paese.</p>
<p>“Al termine dell’ultima Guerra Mondiale, s’iniziò ad estrarre le maggiori quantità di petrolio dai giacimenti dell’Iran, nonché da quelli dell’Arabia Saudita, dell’Iraq e dei paesi arabi confinanti, che divennero i principali fornitori. Il consumo mondiale s’innalzò progressivamente alla favolosa cifra di circa 80 milioni di barili al giorno, compresi quelli estratti nel territorio degli Stati Uniti, a cui s’aggiunsero anche il gas, l’energia idraulica e quella nucleare”.</p>
<p>“Lo spreco di petrolio e di gas è associato ad una delle più grandi tragedie, assolutamente irrisolta: il cambiamento climatico.”</p>
<p>“Nel dicembre del 1951, la Libia, il cui territorio era stato scenario di importanti combattimenti tra le truppe tedesche e quelle del Regno Unito, si trasformò nel primo paese africano ad ottenere l’indipendenza dopo la Seconda Guerra Mondiale…”</p>
<p>“Il 95 % del suo territorio è totalmente desertico. La tecnologia ha permesso di scoprire importanti giacimenti di petrolio leggero d’eccellente qualità, che oggi raggiungono un milione ed 800.000 barili al giorno ed abbondanti depositi di gas naturale. [... ] Il suo duro deserto si trova sopra un enorme lago d’acqua fossile, equivalente a tre volte la superficie di Cuba, che ha reso possibile la costruzione di un’ampia rete di condutture d’acqua dolce che si estende per tutto il paese.”</p>
<p>“La Rivoluzione Libica avvenne nel settembre del 1969. Il suo principale dirigente fu Muammar Al-Gheddafi, militare d’origine beduina, che fin da giovanissimo s’ispirò alle idee del leader egiziano Gamal Abdel Nasser. Senza dubbio molte delle sue decisioni sono associate ai cambi avvenuti quando in Libia, proprio come in Egitto, fu abbattuta una monarchia debole e corrotta.”</p>
<p>“Si potrà essere o no d’accordo con Gheddafi. Il mondo è stato invaso da ogni genere di notizie, utilizzate soprattutto dai mezzi d’informazione di massa. Bisognerà aspettare il tempo necessario per conoscere con rigore quanto c’è di verità o di menzogna, nel miscuglio di fatti di ogni tipo avvenuti in Libia nel mezzo del caos. Ciò che per me è assolutamente <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://onlinepokiescasinos.com/" >pokies online games</a> evidente è che il Governo degli Stati Uniti non è assolutamente preoccupato della pace in Libia e non esiterà nel dare alla NATO l’ordine d’invadere questo ricco paese; chissà sia questione di ore o di pochissimi giorni.</p>
<p>“Coloro che con perfide intenzioni hanno inventato la menzogna che Gheddafi si stava recando in Venezuela, così come hanno fatto nel pomeriggio di ieri, domenica 20 febbraio, hanno ricevuto oggi la degna risposta del Ministro degli Esteri venezuelano, Nicolás Maduro&#8230;”</p>
<p>“Da parte mia, non m’immagino che il dirigente libico abbandoni il paese, eludendo le responsabilità che gli si imputano, siano o no false, in parte o totalmente.</p>
<p>“Una persona onesta sarà sempre contro qualsiasi ingiustizia che si commetta nei confronti di qualsiasi popolo del mondo e la peggiore, in questo momento, sarebbe tacere di fronte al crimine che la NATO si prepara a commettere contro il popolo libico.</p>
<p>“La dirigenza di quest’organizzazione guerrafondaia ne ha urgenza. Bisogna denunciarlo!”</p>
<p>Già in quella data mi ero reso conto di ciò che era assolutamente ovvio.</p>
<p>Domani, martedì 25 ottobre, il nostro Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez parlerà nella sede delle Nazioni Unite denunciando il criminale blocco degli Stati Uniti contro Cuba. Seguiremo da vicino questa battaglia che metterà ancora una volta in evidenza la necessità di porre fine non solo al blocco, bensì al sistema che genera l’ingiustizia nel nostro pianeta, che dilapida le sue risorse naturali e pone a rischio la sopravvivenza umana. Presteremo un’attenzione speciale al discorso di Cuba.</p>
<p>Proseguirà mercoledì 26.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.cubadebate.cu/wp-content/uploads/2011/10/firma-de-fidel-24-de-octubre-de-2011-300x146.jpg" alt="" width="300" height="146" /></p>
<p><strong>Fidel Castro Ruz</strong></p>
<p><strong>24 Ottobre 2011</strong></p>
<p><strong> 5 e 19 p.m.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gheddafi qualifica come farsa la situazione libica e promette resistere</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 02:09:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bani Walid]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Muamar El Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>

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		<description><![CDATA[Muamar El Gheddafi qualificò oggi come una farsa la situazione creata in Libia ed assicurò che i bombardamenti della NATO non dureranno, perché il modello di governo popolare che è stato creato non può essere abbattuto.  In un nuovo messaggio di audio da un luogo sconosciuto della Libia diffuso dal canale siriano Ar Rai, Gheddafi elogiò la resistenza dei suoi seguaci di fronte alle forze ribelli che sono appoggiate dagli attacchi della NATO. “Quello che sta succedendo nel paese è solo una farsa, grazie ai bombardamenti aerei che non dureranno per sempre”, rimarcò per poi aggregare che non si rallegrino né credano che il Governo è stato abbattuto e che un altro si impone con attacchi aerei e marittimi.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1802" src="/files/2011/09/Libia-en-guerra.jpg" alt="" width="300" height="250" />Muamar El Gheddafi qualificò oggi come una farsa la  situazione creata in Libia ed assicurò che i bombardamenti della NATO  non dureranno, perché il modello di governo popolare che è stato creato  non può essere abbattuto.    In un nuovo messaggio di audio da un luogo sconosciuto della Libia  diffuso dal canale siriano Ar Rai, Gheddafi elogiò la resistenza dei  suoi seguaci di fronte alle forze ribelli che sono appoggiate dagli  attacchi della NATO.</p>
<p>“Quello che sta succedendo nel paese è solo  una farsa, grazie ai bombardamenti aerei che non dureranno per sempre”,  rimarcò per poi aggregare che non si rallegrino né credano che il  Governo è stato abbattuto e che un altro si impone con attacchi aerei e  marittimi.</p>
<p>Sottolineò che il sistema politico in Libia (governo  delle masse o Jamahiriya) è basato nel potere del popolo ed è  impossibile che venga abbattuto oltre al fatto che l&#8217;alleanza atlantica  non potrà perpetuare qui le sue operazioni.</p>
<p>La nuova allocuzione  del dirigente coincise con le sconfitte propinate agli insorti  dell&#8217;auto-nominato Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) da civili  armati e militari che gli sono leali a Bani Walid e Sirte, la sua città  natale.</p>
<p>Portavoci militari del CNT assicurarono oggi, tuttavia, che  una denominata Brigata Scudo del Deserto, appoggiata dalla NATO, ha  occupato l&#8217;aeroporto ed un quartiere della città oasi di Sabha, 650  chilometri al sud di Tripoli, nella zona che conduce alla frontiera con  il Niger.</p>
<p>La coalizione militare occidentale confermò questo  martedì che aveva bombardato a Sabha due sistemi di missili, due  installazioni di radar militari aerei e tre di missili terra-aria negli  ultimi giorni, oltre ad un veicolo blindato e piattaforme lanciarazzi a  Sirte.</p>
<p>Secondo la NATO, i suoi aeroplani hanno abbattuto sei  mitragliatrici antiaeree ed un centro di comando e controllo nei  villaggi di Waddan e Hun, oltre ad un&#8217;altra installazione simile nelle  vicinanze di Bani Walid.</p>
<p><strong>(Prensa Latina)</strong></p>
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		<title>Ribelli respingono lo spiegamento militare dell’ONU, aumentano offensiva</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 02:10:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Muamar El Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Leader del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) ha rifiutato oggi un eventuale spiegamento di militare dell'ONU in Libia, mentre proseguono la loro offensiva armata e vaticinano che Muamar El Gheddafi cadrà in una settimana. In dichiarazioni a mezzi informativi in questa capitale, dirigenti del CNT assicurarono che le forze oppositrici, che una settimana fa presero il controllo di praticamente tutta Tripoli, con l’appoggio dell'aviazione della NATO non ha bisogno di aiuto esterno.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1718" src="/files/2011/08/gadafi.jpeg" alt="" width="300" height="250" />Leader del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) ha rifiutato oggi un eventuale spiegamento di militare dell&#8217;ONU in Libia, mentre proseguono la loro offensiva armata e vaticinano che Muamar El Gheddafi cadrà in una settimana.</p>
<p>In dichiarazioni a mezzi informativi in questa capitale, dirigenti del CNT assicurarono che le forze oppositrici, che una settimana fa presero il controllo di praticamente tutta Tripoli, con l’appoggio dell&#8217;aviazione della NATO non ha bisogno di aiuto esterno.</p>
<p>Possiamo mantenere la stabilità e sicurezza di tutto il paese da soli, ha osservato un portavoce, ignorando la grandezza dell&#8217;aggressione della NATO alla Libia, perfino in questa ultima fase della belligeranza nazionale.</p>
<p>Le dichiarazioni seguirono a filtrazioni di una relazione scritta da una squadra dell&#8217;ONU nel quale indicano piani per spiegare fino a 200 effettivi osservatori e 190 poliziotti in Libia per aiutare a stabilizzare questo paese nordafricano.</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;inviato dell&#8217;ONU per la Libia, Ian Martín, ratificò il rifiuto della leadership ribelle alla collocazione in questa nazione di qualunque tipo di forza militare internazionale.</p>
<p>Frattanto, milizie degli insorti contro Gheddafi entrarono nel bastione governativo di Ghadames, vicino alla frontiera con l&#8217;Algeria, paese al quale la direzione del CNT sta reclamando il rimpatrio della moglie e tre figli dell&#8217;ora evaso leader libico.</p>
<p>Allegata la presa di Ghadames coincide con un aumento delle pressioni militari su Sirte, città natale di Gheddafi, allo stesso modo di negoziazioni affinché i capi tribali di questa città si arrendano prima del sabato, altrimenti saranno attaccati dalla NATO e dai ribelli.<br />
“Nessuna nazione degna ed onorevole accetterebbe un ultimatum di una banda armata”, ha osservato ieri sera Moussa Ibrahim, il portavoce di Gheddafi, a reporter stranieri, per poi chiarire che il leader libico offrì inviare a suo figlio Saadi per negoziare con gli insorgenti e formare un governo provvisorio.</p>
<p>Un capo militare del CNT a Tripoli aveva dichiarato al canale del Katar, Al Jazeera che Saadi El Gheddafi lo chiamò per discutere i termini della sua supposta resa.</p>
<p><strong>(Prensa Latina)</strong></p>
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		<title>L’Eurafrica di Sarkozy: La Libia come un Club Med</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 02:10:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libia]]></category>
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		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[La lotta per i cuori e le menti in Libia è quella tra due visioni in competizione dell’era post-Iraq: l’appello neoconservatore di Nicolas Sarkozy per l’”Eurafrica" contro la visione di Muammar Gheddafi di un’"Africa agli Africani". Guidata dal panafricanismo di Gheddafi, la Libia è il paese più forte che si staglia sul cammino del progetto di Sarkozy per subordinare e ricolonizzare il continente africano a beneficio delle potenze industriali europee.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><img class="alignleft size-full wp-image-1715" src="/files/2011/08/Sarkozy-Napoleon.jpg" alt="" width="300" height="250" />Di Yoichi Shimatsu</span></strong><br />
<strong><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><em>The 4th Media</em></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">La lotta per i cuori e le menti in Libia è quella tra due visioni in competizione dell’era post-Iraq: l’appello neoconservatore di Nicolas Sarkozy per l’”Eurafrica&#8221; contro la visione di Muammar Gheddafi di un’&#8221;Africa agli Africani&#8221;. Guidata dal panafricanismo di Gheddafi, la Libia è il paese più forte che si staglia sul cammino del progetto di Sarkozy per subordinare e ricolonizzare il continente africano a beneficio delle potenze industriali europee.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Il continente ricco di risorse è la preda e chi sarà il vincitore diventerà la seconda superpotenza globale accanto a quegli Stati Uniti ormai esausti dalle guerre. Sul fronte di attacco abbiamo la coalizione dei neoconservatori europei, con le nazioni membri della NATO e le nazioni islamiche ortodosse del Golfo. L’obbiettivo immediato dell’invasione appena mascherata è quello di sviare la sovranità delle nazioni africane dal cammino a favore di uno sviluppo indipendente su modello del gruppo economico dei paesi BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">La concezione sarkoziana dell’&#8221;Eurafrica&#8221; è basata su uno speronamento dell’asse Nord-Sud sotto l’egida di un’entità geopolitica nota come Unione per il Mediterraneo (UFM). Una volta che le forze di Gheddafi verranno eliminate, l’alleanza trionfante nei <em>neocon</em> avrà lo scopo di stabilire una rete logistica e basi avanzate nelle profondità della nazione dagli enormi deserti per un’espansione colonialista nel cuore dell’Africa. La rinnovata intraprendenza coloniale ha tre obbiettivi ulteriori:</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">- per primo, una forma di cordone sanitario o di una linea di quarantena a sud del Sahara per bloccare la &#8220;malattia pandemica&#8221; della migrazione dei neri africani in Europa;</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">- in secondo luogo, collegare una regione magrebina o sahariana con le 31 ex colonie francesi dell’Africa Occidentale e Centrale in un blocco regionale francofono;</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">- infine, fondere le ex colonie africane delle altre potenze europee &#8211; Italia, Belgio, Portogallo e infine Gran Bretagna – in un impero intercontinentale che si stende da Capo Nord al Mare di Barents.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Una volta che queste imprese erculee saranno realizzate, ciò segnerà la fine dei quattro brevi decenni di sovranità africana e indipendenza dagli ex padroni europei. Il furto palese del petrolio libico, per quanto possa essere desiderabile, è solo un abbrivio per la ruberia dell’intero continente ricco di minerali. Comunque c’è in ballo molto di più che la sola economia nel grandioso schema di Sarkozy.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">L’Eurasia è l’apoteosi, una realizzazione finale dei sogni di conquista del globo di Napoleone Bonaparte, Mussolini e Hitler tutti riuniti in un successo gargantuesco per un uomo così piccolo.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><strong><em>Dirottare il Processo di Barcellona</em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">L’Unione per il Mediterraneo ha avuto inizio con la Dichiarazione di Barcellona del 1995, un’iniziativa liberista europea per promuovere il commercio, lo sviluppo, il dialogo e la comprensione interculturale tra Europa, il Mashaq (il Levante e l’Iraq) e il Maghreb sahariano. Il Processo di Barcellona aveva lo scopo di ravvivare lo spirito umanistico della tolleranza tra musulmani, ebrei e cristiani che una volta fioriva nella culla del Rinascimento, Al-Andalus o Andalusia, il regno moresco nella Spagna meridionale che è durato fino al 1497.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">La Dichiarazione di Barcellona, comunque, ha in sé anche i germi della distruzione, incapsulata in una sola parola: sicurezza. Con il suo acume, l’UFM era in effetti uno strumento di potere morbido, creato in risposta all’ondata di atrocità contro i cittadini algerini perpetrata dai militanti islamici e, dall’altro lato, dalle forze di sicurezza dello stato supportate dall’<em>intelligence</em> francese.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Due anni prima, mentre stavo analizzando l’ascesa della militanza nel Nord Africa, incontrai un paio di agenti della <em>security</em> francese di ritorno dai propri incarichi oltremare. La spia più esperta espose la sua prospettiva con i suoi colleghi dei servizi segreti francesi.</span></p>
<blockquote><p><span style="font-family: Verdana;font-size: small"><em>&#8220;La marea di migrazione africana e terrorismo non può essere fermata sulle nostre spiagge. Il mezzo del Mediterraneo è già la linea di confine, perché inevitabilmente arriverà una guerra, il prossimo Vietnam. Una guerra di questo tipo non deve essere combattuta sul suolo europeo. Bisogna farla in Nord Africa.&#8221;</em></span></p></blockquote>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Diciotto anni dopo, ho capito che le sue parole terribili erano profetiche. L’assalto europeo alla Libia e la sovversione della Tunisia e dell’Egitto sono state pianificate in segreto almeno da quel tempo. Nell’anno che ha preceduto la Dichiarazione, salì al potere il neoconservatore del Partito Popolare Josè Maria Aznar. Il suo governo, che comprendeva membri della società segreta cattolica Opus Dei, colse al volo gli elementi di sicurezza presenti nel Processo di Barcellona al fine di una pianificata <em>Reconquista</em> dell’Africa.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Dopo il suo noto sostegno alla guerra in Iraq guidata dagli Stati Uniti, l’espansionismo verso sud di Aznar fu impedito dagli attentati di Al Qaeda alle stazioni di Madrid nel 2004. Per Osama bin Laden, la nuova Andalusia doveva essere creata da una maggioranza musulmana in Europa e non dalle potenze europee nel Maghreb. Il Partito Popolare cercò di sviare l’attenzione del pubblico, incolpando i separatisti baschi dell’ETA per quegli attacchi sanguinosi.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Il suo sfidante Luis Rodrigues Zapatero attribuì la responsabilità ai militanti islamici e i Socialisti stravinsero le elezioni. Dopo che Zapatero spostò nuovamente il Processo di Barcellona sui binari dello scambio culturale, la conferenza per il decimo anniversario della Dichiarazione fu poco frequentata, un triste fallimento. Tutto l’entusiasmo in Europa era per la guerra in Africa.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Dopo aver vinto le elezioni presidenziali francesi nel 2007, Sarkozy riuscì a rovesciare la sconfitta dei neoconservatori, ripristinando il Processo di Barcellona come autostrada per la ri-colonizzazione dell’Africa. Al Summit di Marsiglia del 2008, che inaugurò ufficialmente l’UFM, parteciparono delegati da 46 nazioni europee e arabe, con l’interessante eccezione della Libia.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Muammar Gheddafi si rifiutò di volare a Marsiglia, ritenendo che l’effettiva intenzione dell’Unione del Mediterraneo fosse quella di dividere i 51 stati dell’Africa. Questa è stata la sua condanna a morte.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Sua Nemesi Sarkozy è un maestro di intrighi e raggiri. Sotto la presidenza di Jacques Chirac, fu Ministro degli Interni per tre legislature e a capo della Direzione Centrale dell’<em>Intelligence </em>Interna (DCRI). Per la soppressione della migrazione e del terrorismo, il DCRI introdusse molta della giurisdizione delle agenzie di <em>intelligence</em> stranieri in Francia, finché la sua polizia fu in grado di intercettare le comunicazioni e verificare i conti bancari.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Il filosofo pro-Israele Bernard-Henri Levy, dapprima critico di Sarkozy, divenne il suo miglior pubblicitario promuovendo la Rivoluzione dei Gelsomini in Libia e in Egitto. Col senno di poi, diventa chiaro come l’<em>intelligence </em>francese abbia teso una trappola ai diplomatici degli Stati Uniti creduloni presenti al Cairo, a Tripoli, a Tunisi e Beirut. I giovani &#8220;dissidenti&#8221; hanno iniziato a frequentare gli uffici degli ambasciatori USA, già pronti all’azione con piani di protesta e blog online. Gli ingenui Americani non hanno compreso quanto allettante fosse l’esca allettante e abboccarono, muovendosi in prima fila.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Nella mia visita del 1993 a Parigi, per poco evitai una bomba in un treno ad alta velocità. L’attacco dei militanti algerini fu ufficialmente mascherato come un &#8220;incidente&#8221; causato da una fossa nel terreno senza spiegare chi e cosa avesse fatto quel buco. Due anni più tardi, la Metro di Parigi fu sconvolta dall’esplosione di serbatoi di gas compresso. Il palazzo presidenziale dell’Eliseo intavolò un accordo segreto con i sostenitori dei militanti. La Francia si sarebbe risparmiata il terrorismo se ad alcuni islamisti fosse stata concessa la residenza, licenze per gli affari e l’accesso al <em>private banking</em>.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Quell’accordo scellerato costituì le fondamenta per la cooperazione ravvicinata tra musulmani radicali e spie francesi che hanno portato alla Rivoluzione dei Gelsomini e all’intervento della NATO in Libia. Per questo, la giustificazione della guerra libica non è quella pubblicizzata, una lotta contro la dittatura, quando gli alleati arabi nell’intervento, tra cui il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti, sono regimi autocratici in cui vige la legge della <em>sharia</em> senza un barlume di democrazia.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Concepita come un veicolo per il dialogo interculturale e un nuovo rinascimento, l’Unione del Mediterraneo è ora un vettore di guerra per il ritorno della razza &#8220;superiore&#8221; nel re-imporre lo schiavismo economico e politico sull’intero continente. Per queste ragioni l’UFM è istituzionalmente razzista come l’apartheid e più pericolosa per i valori egalitari, essendo su più grande scala e massimamente ambigua.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Quindi, i combattenti per la vera democrazia sanno qual è il loro compito, fracassare questo incubo di impero eterno, frantumare in mille pezzi la loro prigione globale e il mercato degli schiavi e difendere la libertà e l’indipendenza dell’Africa. Se la conquista e il saccheggio sono quello che tanto desiderano questo Alì Baba dei nostri tempi e la sua banda di ladri, allora la resistenza e non la guerra non quello che dovranno ricevere.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">L’Eurafrica è la sua fantasia, Monsieur Sarkozy, ma non sarà sua l’Africa. En Garde!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">********************************************</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Fonte: </span><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.m4.cn/index.html" ><span style="color: #333399;font-family: Verdana;font-size: small"><span style="text-decoration: underline">Sarkozy&#8217;s &#8216;Eurafrica&#8217;: Libya as Club Med</span></span></a></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">28.08.2011</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;font-size: small">Traduzione per </span><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.comedonchisciotte.org/site/" ><span style="color: #333399;font-family: Verdana;font-size: small"><span style="text-decoration: underline">www.comedonchisciotte.org</span></span></a><span style="font-family: Verdana;font-size: small"> a cura di SUPERVICE</span></p>
<p><span style="font-size: small"><span style="line-height: normal"><strong></strong></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Angelo Del Boca, storico del colonialismo e biografo di Gheddafi: «Decisivi i ribelli del Gebel»</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 05:31:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo storico Angelo Del Boca: «Dopo il caos di Bengasi, la svolta militare grazie ai rivoltosi della montagna. E ora l'Italia non avrà più i vantaggi di prima». Abbiamo rivolto alcune domande sul precipitare del regime libico ad Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano e biografo di Gheddafi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1708" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-1708" src="/files/2011/08/Angelo-Del-Boca.jpg" alt="Angelo Del Boca, storico del colonialismo e biografo di Gheddafi" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Angelo Del Boca, storico del colonialismo e biografo di Gheddafi</p></div>
<p>INTERVISTA <strong>di Tommaso Di Francesco</strong></p>
<p>Lo storico Angelo Del Boca: «Dopo il caos di Bengasi, la svolta militare grazie ai rivoltosi della montagna. E ora l&#8217;Italia non avrà più i vantaggi di prima»</p>
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<p>Abbiamo rivolto alcune domande sul precipitare del regime libico ad Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano e biografo di Gheddafi.</p>
<p><strong>Tutta la capacità di resistenza delle forze di Gheddafi si è dissipata in meno di due settimane. Che cosa è accaduto e quanto è stata decisiva la battaglia nel Gebel Nefusa?<br />
</strong>È stata davvero decisiva. Come ho più volte ricordato nel Gebel Nefusa ci sono arabi e berberi, storicamente in contrasto fra di loro mentre stavolta si sono uniti. Non va dimenticato che i berberi in Libia sono sempre stati dalla parte del potere. All&#8217;epoca della presenza italiana erano con gli italiani contro i resistenti. Questo è stato un elemento decisivo. Lo confermano le informazioni dirette che mi vengono dal dissidente Anwar Fekini che ha partecipato alla resistenza nel Gebel, che da giorni sottolineava quanto la situazione fosse avanzata dal punto di vista militare. Pur in mancanza di armi pesanti i ribelli del Gebel erano ormai arrivati a 50-60km da Tripoli. In questi ultimi giorni poi hanno potuto catturare carri armati, armi pesanti in modo da potersi avvicinare ed entrare nella capitale libica. Le ribellioni sono sempre partite da Gebel, anche all&#8217;epoca della presenza italiana quando gli italiani sono sbarcati a Tripoli nell&#8217;ottobre del 1911: non erano i turchi a fare resistenza contro gli italiani, ma i montanari del Gebel che sono calati a cavallo dalla montagna, sono arrivati a Tripoli e hanno fatto quel po&#8217; po&#8217; di massacro di 550 soldati italiani a Sciara Sciat. I giovani ribelli di oggi appartengono alle stesse famiglie dei rivoltosi di cento anni fa. Da questo punto di vista, con l&#8217;operazione finale della caduta di Tripoli gli insorti di Bengasi, ancora alle prese con una profonda divisione al loro interno, non c&#8217;entrano nulla.</p>
<p><strong>L&#8217;addio di Gheddafi e del suo regime è sanguinoso, lui combatte ancora e sfugge alla cattura. La situazione non è finita. Che farà Gheddafi?<br />
</strong>Gheddafi aveva tre possibilità: la fuga, ma non è nel suo carattere, le trattative ma abbiamo visto sono cominciate e si sono interrotte in fretta, anche se il presidente sudafricano Zuma è venuto due o tre volte a Tripoli e a Bengasi per cercare una soluzione politica sempre avversata dai bombardamenti della Nato che, per il leader libico, sono stati fino ad un certo punto un palliativo che lo ha perfino rafforzato. Perché aveva almeno la scusa di dire: vedete, ci stanno i bombardamenti ed è una cosa terrificante. Come dargli torto, se non sbaglio siamo arrivati a seimila azioni di bombardamento e qunto silenzio sulle stragi di civili sotto i raid. Alla fine senza questa devastazione i ribelli non ce l&#8217;avrebbero fatta. Poi sapremo anche i costi di questi bombardamenti, oltre tutto c&#8217;è di mezzo anche l&#8217;Italia. La terza possibilità per Gheddafi era invece che lui combattesse fino alla fine e nella sua strategia, nella sua leggenda, finisse così per morire. È questa la possibilità che ormai non escluderei. Per molti ormai è impossibile per lui trovare una fuga decorosa. Io credo che l&#8217;uomo per non fallire, per non tradire la sua leggenda andrà fino alla fine. Anche se da Tunisi, Amwar Fekini mi dice di augurarsi di catturarlo vivo.</p>
<p><strong>Che accadrà ora? Al-Jazeera divide la Libia in tre aree, gran parte della Tripolitania e la Cirenaica, Sirte e la regione adiacente in mano alle forze di Gheddafi, un vasta area del deserto ancora contesa&#8230;<br />
</strong>È caduta gran parte di Tripoli, non è poco. Ma certo a Sirte sono concentrati gli ultimi mezzi bellici di Gheddafi perché lì aveva accantonato una enormità di forze, compresi i famosi Scud, vecchi e non molto precisi, però ci sono e credo che ne abbia qualcosa come 4mila. Insomma, anche se Tripoli cade la situazione resta indecisa. A meno che non si arrivi ad una mediazione. Ma è stato fatto prigioniero Seif Al Islam, il figlio di Gheddafi, che fin dall&#8217;inizio aveva parlato di trattative, di elezioni, cioè parlava di un futuro della Libia, futuro che io in questo momento non vedo.</p>
<p><strong>Il Consiglio transitorio di Bengasi è in grado secondo te di pacificare la Libia, di sanare i conflitti feroci al suo interno, emersi con l&#8217;uccisione del capo di stato maggiore degli insorti Abdul fatah Younes, ma anche le spaccature tra le comunità tribali che con questa crisi si sono apertamente fatte la guerra?<br />
</strong>È una dicotomia molto forte. Non credo che siano in grado. E devo dire la verità che c&#8217;è non solo caos a Bengasi ma c&#8217;è anche il pericolo dell&#8217;islamismo estremo e radicale che tra l&#8217;altro Gheddafi aveva denunciato fin dall&#8217;inizio. Non dimentichiamo che l&#8217;occidente lo aveva premiato proprio perché era stato un baluardo contro l&#8217;islamismo radicale. Questo baluardo mi pare che si sia infranto proprio a Bengasi.</p>
<p><strong>Quindi il basso profilo di Obama che, diversamente da Sarkozy e Cameron, non grida al trionfo mostra secondo te la preoccupazione che emerga una «Somalia» sulle sponde del Mediterraneo? In un contesto perdipiù nel quale si riaccende il conflitto tra Egitto ed Israele&#8230;<br />
</strong>Il pericolo è reale. E il nuovo contesto non aiuta la soluzione. Anche perché non riesco a vedere anche dopo la caduta, la morte o la fuga di Gheddafi, che fine faranno quelle decine di migliaia di persone legate a Gheddafi e che da lui traevano grandi vantaggi, denaro, potere, gerarchie. Come potranno conciliarsi con quelli di Bengasi perché tutto sommato avevano in mano un potere enorme. Non so come possano dividerlo questo potere perché neanche è accettabile che consegnino tutto quello che hanno avuto. È nel futuro della Libia il punto più difficile. E il conflitto è certo.</p>
<p><strong>Fra un mese sono 100 anni dall&#8217;occupazione italiana della Libia. Il governo Berlusconi, compromesso con Gheddafi, ha poi appoggiato gli insorti ma li ha anche coinvolti nella firma di un trattato contro gli immigrati in fuga dall&#8217;Africa, fotocopia di quello firmato due anni fa con il leader libico. Ora corre trafelata per gli affari al seguito dei «vincitori», Sarkozy e Cameron. E prepara la carta Abdessalem Jalloud&#8230;<br />
</strong>È grave quello che è stato sancito contro gli immigrati che, anche per il Cnt di Bengasi, dovranno finire dentro un campo di concentramento per impedire che arrivino in Italia e in Europa. Ma ora il governo italiano s&#8217;illude che con la fine del regime di Gheddafi troverà sull&#8217;altra sponda del Mediterraneo gli stessi sbocchi e vantaggi che aveva prima. È impensabile che Sarkozy &#8211; ma anche Cameron &#8211; abbia inventato questa guerra per nulla. L&#8217;ha fatta per il petrolio, forse il migliore del mondo, anche perché la Francia in Libia non c&#8217;era. Quanto all&#8217;«oppositore» Jalloud non è un&#8217;alternativa proponibile, è troppo compromesso con il regime, anche se è stato il numero due solo negli anni Ottanta, poi è uscito di scena. L&#8217;ho incontrato che era agli arresti domiciliari «dorati» nel &#8217;92 nella sua villa presso la piazza Verde. È solo il capo, screditato, di una tribù numerosa non il «nostro uomo» a Tripoli.</p>
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		<title>Saif Al Islam e la disinformazione al potere</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 23:41:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gennaro Carotenuto]]></category>
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		<category><![CDATA[Muamar El Gheddafi]]></category>
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		<description><![CDATA[Alla fine anche Repubblica ha ceduto e ammette quello che alcuni media più seri (tra i quali il quotidiano spagnolo Público e Telesur) sostenevano da ore, ovvero che la notizia della cattura del figlio di Gheddafi Saif Al Islam era falsa, così come è francamente ridicolo che Gheddafi possa aver mai ordinato a dei cecchini di sparare sui bambini di Tripoli. E’ oramai la disinformazione al potere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1680" src="/files/2011/08/5.jpg" alt=" Saif Al Islam" width="300" height="250" />Alla fine anche Repubblica ha ceduto e ammette quello che alcuni media più seri (tra i quali il quotidiano spagnolo Público e Telesur) sostenevano da ore, ovvero che la notizia della cattura del figlio di Gheddafi Saif Al Islam era falsa, così come è francamente ridicolo che Gheddafi possa aver mai ordinato a dei cecchini di sparare sui bambini di Tripoli.</p>
<p>E’ oramai la disinformazione al potere. I media scelgono una parte per la quale tifare e, automaticamente, tutto quello che dice quella parte è vero, mentre tutto quello che afferma la controparte viene considerato falso. Ovviamente, in un caso e nell’altro, la stampa preferisce dare o negare le notizie per pura convenienza, magari per puro sensazionalismo, funzionando da cassa di risonanza per gli uffici stampa di una parte in causa senza la benché minima verifica che, è penoso ricordarlo, è parte essenziale del lavoro giornalistico.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Capitale libica sotto bombardamenti della NATO</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 01:16:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[NATO]]></category>

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		<description><![CDATA[Da mezza settimana portavoci dell'auto-denominato Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) si aggiudicano importanti conquiste territoriali nelle zone di Bazh, Gananat ed Ahamada, come a Zlitane, ma i portavoci ufficiali libici li smentiscono. Ugualmente assicurarono che stringono il cerchio su Tripoli, mentre funzionari statunitensi affermarono che i giorni di Gheddafi sono contati.
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1660" src="/files/2011/08/otan.jpg" alt="" width="300" height="250" />Questa capitale soffre oggi una nuova ondata di attacchi da parte degli aeroplani della NATO, mentre forze insorgenti rivendicarono nuovi avanzamenti via terra, senza riconoscenza dei mezzi ufficiali libici.  Dense colonne di fumo si alzano nella zona di Bab el Aziziya, dove c’è la residenza del leader libico Muamar el Gheddafi, ed i distretti della periferia ovest di questa metropoli che è più lunga che alta, dovuto alla reticenza delle famiglie musulmane a risiedere in condomini.</p>
<p>I bombardamenti succedono durante il mese sacro islamico del Ramadan, che i credenti in qusta confessione monoteistica dedicano al digiuno ed alla preghiera.</p>
<p>Zawiya, una disputata città a 50 chilometri ad ovest di questa capitale, ha anche sofferto il martellamento costante delle bombe di alto potere distruttivo che l&#8217;alleanza atlantica lancia su questo paese nordafricano da più di cinque mesi.</p>
<p>Truppe leali al governo affrontano le forze degli insorti, consigliate da specialisti occidentali, senza che sia chiaro se alcuno dei contendenti ha il controllo effettivo di questa zona.</p>
<p>Da mezza settimana portavoci dell&#8217;auto-denominato Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) si aggiudicano importanti conquiste territoriali nelle zone di Bazh, Gananat ed Ahamada, come a Zlitane, ma i portavoci ufficiali libici li smentiscono.</p>
<p>Ugualmente assicurarono che stringono il cerchio su Tripoli, mentre funzionari statunitensi affermarono che i giorni di Gheddafi sono contati.</p>
<p>Alla fine della settimana scorsa lo stesso Gheddafi in una chiamata telefonica ad una stazione radio ha assicurato che i mezzi delle multinazionali di informazione sviluppano una guerra psicologica contro il suo paese e sollecitò la popolazione ad armarsi contro i topi ed i nuovi colonialisti (il CNT e la NATO, rispettivamente).</p>
<p><strong>(Prensa Latina)</strong></p>
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