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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; morte del capitalismo</title>
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		<title>Leonardo Boff: “Il capitalismo sarà sconfitto dalla Natura”</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2016 00:39:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Boff]]></category>
		<category><![CDATA[morte del capitalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Vi è un fatto innegabile e desolante: il capitalismo come modo di produzione e la sua ideologia politica, il neoliberismo, si sono infiltrati a livello globale in modo tanto consistente che sembra non ci possa essere nessuna alternativa reale. Infatti, ha occupato tutti gli spazi ed ha allineato quasi tutti i paesi verso i suoi interessi globali.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9175" alt="" src="/files/2016/03/capitalism-vs.-nature-copia.jpg" width="580" height="550" />Vi è un fatto innegabile e desolante: il capitalismo come modo di produzione e la sua ideologia politica, il neoliberismo, si sono infiltrati a livello globale in modo tanto consistente che sembra non ci possa essere nessuna alternativa reale.</strong></p>
<p>Infatti, ha occupato tutti gli spazi ed ha allineato quasi tutti i paesi verso i suoi interessi globali.</p>
<p>Da quando la società è diventata società di mercato e tutto è indirizzato al guadagno, perfino le cose più sacre – come gli organi umani, l’acqua e la capacità di impollinare i fiori – gli Stati, almeno la maggioranza, sono costretti a gestire una macroeconomia integrata a livello globale e non servire al bene comune del proprio popolo.</p>
<p>Il socialismo democratico nella sua versione avanzata di ecosocialismo è un’opzione teorica importante, ma con poca base sociale mondiale che lo implementi. La tesi di Rosa Luxemburg, nel suo libro “Riforma o Rivoluzione”, che “la teoria del collasso del capitalismo è nel cuore del socialismo scientifico”, non si è materializzata. E il socialismo è crollato.</p>
<p>La furia di accumulazione capitalistica ha raggiunto i livelli più alti della sua storia. Praticamente l’1% della popolazione più ricca del mondo controlla circa il 90% di tutta la ricchezza. 85 opulenti, secondo l’ONG Oxfam Intermon, possedevano nel 2014 gli stessi soldi di 3,5 miliardi  di poveri nel mondo. Il grado di irrazionalità e anche di disumanità parlano da soli. Viviamo in tempi di barbarie esplicite.</p>
<p>Finora le crisi congiunturali del sistema si sono verificate nelle economie periferiche, ma dalla crisi del 2007/2008 la crisi è esplosa nel cuore dei paesi centrali, negli Stati Uniti ed in Europa. Tutto sembra indicare che non è una crisi congiunturale, sempre superabile, ma questa volta è una crisi sistemica, che pone fine alla capacità di riproduzione del capitalismo.</p>
<p>Le vie di uscita che cercano i paesi che egemonizzano il processo globale sono sempre dello stesso tipo: non cambiano mai. Ossia, continuare con lo sfruttamento illimitato dei beni e dei servizi naturali, orientati da una unità di misura chiaramente materiale (e materialista) come il PIL. E guai a quei paesi in cui il PIL diminuisce.</p>
<p>Questa crescita peggiora ulteriormente lo stato della Terra. Il prezzo dei tentativi di riproduzione del sistema è quello che i loro corifei chiamano “esternalità” (quelle che non entrano nella contabilità degli affari).</p>
<p>Queste sono principalmente due: un&#8217;ingiustizia sociale degradante con alti livelli di disoccupazione e crescente disuguaglianza; e un’ingiustizia ecologica minacciosa, con il degrado di interi ecosistemi, erosione della biodiversità (la scomparsa di 30-100 mila specie di esseri viventi ogni anno, secondo i dati del biologo E. Wilson), l’aumento del riscaldamento globale, la scarsità di acqua potabile e la insostenibilità generale del sistema-vita e del sistema-Terra.</p>
<p>Questi due aspetti stanno mettendo in ginocchio il sistema capitalista. Se si volesse universalizzare il benessere offerto dai paesi ricchi, avremmo bisogno di almeno tre Terre uguali a quelle che abbiamo, il che è ovviamente impossibile. Il livello di sfruttamento dei “regali della natura”, come chiamano i popoli indigeni andini i beni ed i servizi della natura, è tale che nel settembre passato è successo “il giorno del sovraccarico della Terra” (the Earth Overshoot Day). In altre parole, la Terra non ha più ormai la capacità, in sé, di soddisfare le richieste umane. C’è bisogno di un anno e mezzo per sostituire quello che le viene sottratto in un anno.</p>
<p>E&#8217; diventato insostenibilepericolosamente. O freniamo la voracità di accumulazione della ricchezza, per permetterle alla terra di riposare e ricostituirsi, o dobbiamo prepararci al peggio. Dato che si tratta di un super-Ente vivo (Gaia), limitato, con carenza di beni e servizi ed ora malato, ma che unisce sempre tutti i fattori che garantiscono le basi fisiche, chimiche ed ecologiche per la riproduzione della vita, questo processo di eccessivo degrado può generare un collasso ecologico e sociale di proporzioni dantesche.</p>
<p>La conseguenza sarebbe che la Terra sconfiggerebbe definitivamente il sistema del capitale, incapace di riprodursi con la sua cultura materialista  di consumo illimitato e individualista. Quello che non abbiamo raggiunto storicamente con processi alternativi (era lo scopo del socialismo), lo otterranno la natura e la Terra. Essa, infatti, si libererà di una cellula tumorale che minaccia con metastasi tutto il corpo di Gaia.</p>
<p>Nel frattempo, il nostro compito è all’interno del sistema, allargando le breccie, esplorando tutte le sue contraddizioni per garantire in particolare ai più umili della Terra gli elementi essenziali per la sopravvivenza: cibo, lavoro, alloggio, educazione, servizi di base e un po’di tempo libero. Questo è quello che si sta facendo in Brasile e in molti altri paesi. Dal male tirar fuori il minimo necessario per la continuità della vita e della civiltà. E poi, pregare e prepararsi al peggio…</p>
<p>di Leonardo Boff</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Ron Cobb/Mad Magazine</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una via d’uscita dalla crisi economica: meno Europa più America Latina</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jun 2012 22:55:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[morte del capitalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[La più grande crisi dopo quella del 29’ tiene sotto scacco le economie occidentali, con l’Europa in testa, dove la percentuale di persone senza lavoro ha sfondato quota 11% a livello continentale. Un indicatore lampante del fallimento delle politiche neoliberiste propugnate da almeno vent’anni a questa parte dalle classi dirigenti europee, senza distinzioni tra conservatori e progressisti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-4981" src="/files/2012/06/chavez_fidel_morales.jpg" alt="" width="350" height="239" />La più grande crisi dopo quella del 29’ tiene sotto scacco le economie occidentali, con l’Europa in testa, dove la percentuale di persone senza lavoro ha sfondato quota 11% a livello continentale. Un indicatore lampante del fallimento delle politiche neoliberiste propugnate da almeno vent’anni a questa parte dalle classi dirigenti europee, senza distinzioni tra conservatori e progressisti. Quelle stesse politiche basate sugli “aggiustamenti strutturali” inaugurate dal regime fascista di Pinochet in Cile nel 73’, sotto l’attenta guida di Milton Friedman, padre dei Chicago Boys. I professori pasdaran della “teologia del libero mercato”, per dirla con Eric Hobsbawn.</strong></p>
<p>Politiche imposte, o per meglio dire “consigliate”, dal Fondo Monetario Internazionale a tutti quei paesi emergenti, periferici o in via di sviluppo che ricorrevano a prestiti da parte dell’organismo internazionale. Praticamente tutta l’America Latina nel periodo che va dagli anni 80’ al termine dei 90’ adottò sulla scorta dei consigli imposti dal Fondo Monetario Internazionale tale profilo economico. I pasdaran del liberismo sfrenato, i vari Camdessus, Kholer, Krueger, cani da guardia del capitale e dei creditori, imponevano a tutti i paesi la medesima ricetta: aggiustamenti strutturali, privatizzazione integrale del patrimonio pubblico, azzeramento totale del welfare state, drastico abbattimento della spesa sociale. Misure che risuonano particolarmente sinistre in Europa, dalle parti di Atene in particolare.</p>
<p>Il risultato fu disastroso, con il tessuto sociale di questi paesi completamente distrutto. Le disuguaglianze sociali aumentate in maniera esponenziale. Tali politiche, in ogni caso, non impedirono l’esplosione di una nuova crisi di debito negli anni 90’ che portarono il Fondo Monetario Internazionale ad adottare una politica deflazionista al punto tale da stroncare ogni speranza di crescita economica e cancellare quel che era rimasto dello stato sociale.</p>
<p>Ogni riferimento alla Banca Centrale Europea e la politica teutonica attuale imposta all’intero continente è puramente casuale.</p>
<p>Il culmine delle politiche liberiste si raggiunse in Argentina all’alba del nuovo millennio, dopo un decennio di liberismo sfrenato unito ad una mossa mortale: la parità peso-dollaro. Anche in questo caso il riferimento all’Euro e la situazione europea è puramente casuale. Risultato fu un disastroso default.</p>
<p>Un collasso economico, politico, sociale, umano. Da quel momento in poi, però, dopo l’ascesa al potere di Chavez in Venezuela che guidò la riscossa dell’intero subcontinente il Fondo fu allontanato dall’America Latina. Hugo Chavez in Venezuela, Lula in Brasile, i coniugi Kirchner in Argentina, Evo Morales in Bolivia e Correa in Ecuador inaugurarono una nuova stagione guidando la riscossa della sinistra “rivoluzionaria” e bolivariana in Sudamerica.</p>
<p>Nazionalizzazioni di risorse e aziende strategiche, vere riforme in senso progressivo del mercato del lavoro e della sanità, alfabetizzazione di massa, sensibile miglioramento delle condizioni di vita per gli strati più bassi della società. Politiche di segno nettamente opposto a quelle liberiste che affamarono il continente hanno fatto sì che l’America Latina sia il luogo dove attualmente si assiste ad una sostenuta crescita economica e sociale.</p>
<p>Mentre l’Europa langue avviluppata nella spirale debito, austerità, “riforme” che bloccano la crescita e comportano l’aumento del debito.</p>
<p>Dunque in risposta al mantra ossessivo più Europa, più Europa, che sottende l’intensificarsi delle misure di austerità e perdita della residua sovranità mi sento di rispondere con forza: meno Europa più America Latina.</p>
<p>scritto da Fabrizio Verde</p>
<p>dal blog Tamburi Lontani</p>
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