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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; mezzi di comunicazione</title>
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		<title>Cile: il problema di fondo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 01:53:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Assemblea Costituente]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi giorni osserviamo la manipolazione dell'opinione pubblica da parte di importanti mezzi di comunicazione in relazione agli eventi attuali e proprio quando il popolo ha detto basta ed ha cominciato a camminare, esigendo di cambiare il modello della società in Cile. Sono gli stessi giornalisti, cioè lavoratori degli stessi mezzi di comunicazione, quelli che formulano queste denunce, dimostrando così come i canali di televisione ed i classici della stampa scritta deformano la realtà e dicono menzogne.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11195" alt="" src="/files/2019/11/chile-2-580x326.jpg" width="580" height="326" />In questi giorni osserviamo la manipolazione dell&#8217;opinione pubblica da parte di importanti mezzi di comunicazione in relazione agli eventi attuali e proprio quando il popolo ha detto basta ed ha cominciato a camminare, esigendo di cambiare il modello della società in Cile.</strong></p>
<p>Sono gli stessi giornalisti, cioè lavoratori degli stessi mezzi di comunicazione, quelli che formulano queste denunce, dimostrando così come i canali di televisione ed i classici della stampa scritta deformano la realtà e dicono menzogne.</p>
<p>Abbiamo conosciuto, per esempio, le rivelazioni del giornalista Juan Wilfredo Gonzalez Mardones del Canal 13 de TV, oltre alle denunce di giornalisti del quotidiano La Tercera. Tutti hanno avuto la prodezza di rendere pubbliche le deformazioni e le manipolazioni della realtà perpetrate da questi mezzi, nonostante rischiassero il loro impiego.</p>
<p>Fatto che ricorda che i golpisti del 73, gestiti e finanziati da Washington, non erano solo le forze armate e la gran imprenditorialità, nazionale e straniera, bensì anche i principali mezzi di comunicazione privati.</p>
<p>È necessario seguire le note di El Mercurio e La Tercera in questi giorni ed il loro tentativo di adattare la realtà agli interessi dei gruppi che rappresentano.</p>
<p>Con ragione, l&#8217;accademica dell&#8217;Università del Cile, Faride Zeran, in un&#8217;interessante articolo scritto per Agenda Popular 2019 affermava che il pluralismo e la libertà di espressione sono un debito in sospeso per la democrazia e non solo “per l&#8217;allarmante concentrazione mediatica”, bensì per l&#8217;esistenza di norme legali che impediscono la libera espressione.</p>
<p>Arriva dunque il momento di analizzare il comportamento attuale dell&#8217;insieme dei fattori destabilizzatori, fatto che aiuta a capire meglio quanto sta succedendo ed i rischi che la situazione rinchiude, quando si manipola la coscienza collettiva.</p>
<p>La condotta delle forze armate e dei carabinieri non costituisce nessuna sorpresa. Secondo la loro formazione prussiana e la loro impronta classista, i militari di tutti i rami delle forze armate non hanno cambiato la loro orientazione fondamentale. Il loro nemico principale è il popolo e sembrano credere che la democrazia consiste in un governo gestito dai poderosi ed attenzione! Perché hanno fatto molti sforzi per essere anche loro dei potenti.</p>
<p>Non ci riferiamo solo ai loro privilegi legali molto esagerati, bensì agli illeciti perpetrati dai vari comandanti, alcuni di loro oggi sotto processi giudiziali per delitti diversi.</p>
<p>Che nessuno si sorprenda allora per la repressione sfrenata in questi giorni. Non rispettano i lavoratori né gli studenti, né i professionisti, né le casalinghe, né i sindacati ed altre organizzazioni sociali che protestano per i bassi salari, pensioni da fame, alti prezzi dei prodotti di base e speculazioni.</p>
<div id="attachment_11196" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11196" alt="Foto:Rodrigo Arangua / AFP" src="/files/2019/11/Chile-marcha-contra-piñera-580x872.jpg" width="580" height="872" /><p class="wp-caption-text">Foto:Rodrigo Arangua / AFP</p></div>
<p>Un fatto positivo è stato l&#8217;atteggiamento del Potere Giudiziale cileno che, nel 1973 era golpista, invece oggi ha avuto un&#8217;importante condotta in difesa della democrazia, al punto che ha fatto presente, perfino, di essere d’accordo, come potere dello stato, di portare avanti un’Assemblea Costituente che possa dare al Cile una Nuova Costituzione.</p>
<p>Inoltre, quando è stato convocato precipitosamente il Consiglio di Sicurezza Nazionale, (Cosena), da un disorientato e goffo Piñera, il presidente della Corte Suprema non ha avuto inconvenienti nel rendere pubblica la sua opinione, cioè che considerava che questo passo non fosse procedente, coincidendo con vari dei convocati dal presidente.</p>
<p>A questo punto, nessuno dubita che il problema di fondo, quello che è al centro del dibattito nazionale, è il modello di società del nostro paese che, imposto in modo sanguinario dai golpisti del 73, nessuno dei governi democratici posteriori ha avuto il valore di cambiare.</p>
<p>È il modello capitalista, quello della proprietà privata dei mezzi di produzione, quello che concepisce uno stato senza risorse che risponde alle necessità della società, grazie ad imprenditori che riscuotono molto caro.</p>
<p>È un Cile senza educazione pubblica, senza salute pubblica, senza previsione sociale pubblica. Un Cile di uno stato spogliato dall&#8217;utilizzazione delle risorse naturali del paese, cedute alla gran imprenditorialità ed ai grandi gruppi economici delle multinazionali. Il rame, il litio, la luce, l&#8217;acqua, le strade, tutto privato, tutto di pochi.</p>
<p>È solo in Cile dove la popolazione dà segnali potenti dell&#8217;urgente necessità di mettere fine a questa infamia storica? No. L&#8217;impegno per distruggere il chiamato neoliberalismo è oggi tendenza mondiale.</p>
<p>Nel nostro caso, ogni giorno che passa è la dimostrazione della crescente maturazione delle cilene e dei cileni e la loro percezione che quello che sta succedendo è per cambiare a fondo l&#8217;attuale modello e stabilire un nuovo modo di vita, una nuova società, fissando i suoi aspetti fondamentali nella Legge delle Leggi, cioè in una Nuova Costituzione Politica.</p>
<p>Ottenerlo è un compito semplice, esente di rischi? Assolutamente no. Il nostro continente abbonda di esempi di avanzamenti, ma anche di retrocessioni, dovuti alla lotta storica tra le classi lavoratrici, sfruttate e le classi dominanti, in ogni paese.</p>
<p>La gran notizia della libertà di Lula in Brasile contrasta col golpe contro Evo in Bolivia.</p>
<p>In effetti, il rovesciamento del presidente Evo Morales -che ha migliorato molto la vita del suo popolo raggiungendo risultati storici di sviluppo e di benessere &#8211; è stato imposto dalla borghesia del suo paese davanti al silenzio complice delle forze armate.</p>
<p>Ciò dimostra quello che sosteniamo. Perché, detto in modo generale, le forze armate del continente, salvo scarse rispettabili eccezioni, sono stati modellati per sostenere l&#8217;ingiusto modello sotto l&#8217;attento sguardo dei governi degli Stati Uniti.</p>
<p>Tutto può succedere, ma il popolo cileno ha dato segnali forti, reiterati, convinti di assumere il compito. E le sue richieste di una Nuova Costituzione, di un’Assemblea Costituente, di un Plebiscito, lo dimostrano.</p>
<p>È inoltre una questione di dignità e di patriottismo. È che urge sconfiggere la disuguaglianza e questo è un momento storico appropriato che non deve essere sprecato. Cile si è svegliato, si è alzato in piedi, sta camminando.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11197" alt="chile" src="/files/2019/11/chile1.jpg" width="580" height="328" />Domani può essere tardi e potremo essere molto dispiaciuti del fatto.</p>
<p>di Eduardo Contreras, giornalista e famoso giurista cileno</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>I danni sociali della disinformazione</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jul 2019 00:40:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
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		<description><![CDATA[I danni che produce la disinformazione, e che sono sempre molto severi contro il tessuto sociale intero, dovunque accadano, non si tipificano né penalizzano mai, con i rigori etici giuridici più ovvi. Non ci sono attenuanti. In questa epoca storica l'agenda tematica per qualsiasi società non è un mistero né un enigma indecifrabile. Non c'è territorio del pianeta che non abbia urgenza di sapere cosa succede (davvero) con l'economia, non come trana di negoziati procaci colpevoli della miseria, ma come la realtà cruda e dura di dove vanno a finire le ricchezze prodotte dai lavoratori. E su questo regna l'inanizione informativa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11030" alt="fake-news" src="/files/2019/07/fake-news.jpg" width="580" height="325" />I danni che produce la disinformazione, e che sono sempre molto severi contro il tessuto sociale intero, dovunque accadano, non si tipificano né penalizzano mai, con i rigori etici giuridici più ovvi. Non ci sono attenuanti. In questa epoca storica l&#8217;agenda tematica per qualsiasi società non è un mistero né un enigma indecifrabile. Non c&#8217;è territorio del pianeta che non abbia urgenza di sapere cosa succede (davvero) con l&#8217;economia, non come trana di negoziati procaci colpevoli della miseria, ma come la realtà cruda e dura di dove vanno a finire le ricchezze prodotte dai lavoratori. E su questo regna l&#8217;inanizione informativa.</strong></p>
<p>Non c&#8217;è territorio che non voglia sapere, con scrupolosa nitidezza, cosa fanno i politici, non per le trame tossiche del traffico di influenze, favori o odio tra di loro, ma per la qualità e la quantità dei problemi sociali che si devono affrontare con il mandato democratico.</p>
<p>Non c&#8217;è un palmo di pianeta che possa confidare nella sua struttura sociale senza conoscere la dinamica dell&#8217;avanzamento dei suoi diritti e delle sue responsabilità di fronte alla stessa complessità della sua dialettica storica, nelle scienze, nelle arti, nella conflittualità e soprattutto nell&#8217;evoluzione delle sue lotte, in tutte ed in ognuna, nello spettro complesso delle condotte della comunità. E questo è ciò che più si silenzia e tergiversa. Trasformare i fatti è anche disinformare.</p>
<p>Da molto tempo, nei metodi e strumenti scientifici della produzione informativa, ha perso valore la scusa dell&#8217;ignoranza. Ciò che si pubblica – o ciò che si silenzia -  ha il marchio dei gruppi di “intelligenza” pubblici o privati, che operano dentro e fuori i mezzi di informazione. Lì si “cucinano” i dati, la loro estensione, profondità, qualità e quantità. Lì si definiscono i temi e si definisce il “canone” informativo obbligatorio che una società necessita per il suo sviluppo quotidiano. Ma, sotto il capitalismo, che ha convertito anche l&#8217;informazione in merce, sequestrata per problemi politici o mercenari, il “canone” (l&#8217;insieme minimo obbligatorio di informazione) non ubbidisce alla produzione sociale di conoscenza collettiva, ma alla logica dell&#8217;ignoranza di mercato.</p>
<p>Questo “canone” e la sua dialettica storica, sono oggi un riferimento ineludibile per misurare la qualità e la quantità della produzione, la distribuzione e l’interlocuzione con l&#8217;informazione offerta. Ci sono profili di età, di genere, di lavoro, di orientamento politico, estetico o scientifico. Ci sono dati di popolazione sufficienti, rilevamenti geografici, climatologici, economici, politici e culturali abbondanti, come per consegnare alle intere società informazioni pertinenti, opportune, ampie e critiche. Senza scuse, senza pretesti e senza omissioni. E, soprattutto, provvedere al “canone” con verità scientifica, diversa, ricca, di consenso e arricchita permanentemente. Ci sono metodi avanzati per garantire tutto ciò nonostante la nebbia di mediocrità e servilismo che copre la maggioranza dei “media” non permetta che si conosca la forza della scienza al servizio dell&#8217;informazione sociale quotidiana.</p>
<p>Disinformare non è solo sospendere la “trasmissione di dati”, è anche seppellire un canone sociale informativo obbligatorio. E&#8217; ridurre l&#8217;atto di informare al capriccio conveniente dei fabbricanti di “notizie”. E&#8217; redigere corpi smembrati, al capriccio di un&#8217;offensiva contro la coscienza degli interlocutori, per consegnare una visione (o nozione) della realtà deformata, sfigurata, disinformata. E&#8217; una truffa dall&#8217;inizio alla fine. Non è un&#8217;omissione più o meno interessata o tendenziosa, non è un errore del metodo: non è un incidente della logica narrativa; non è un incidente nella composizione della realtà; non è una “peccata minuta” della “disattenzione”; non è un errore dell&#8217;osservatore; non è miopia tecnica e nemmeno, neanche da lontano, “un rischio del mestiere”.</p>
<p>E&#8217; semplicemente e tristemente una canagliata contro la conoscenza, un delitto di lesa umanità. E&#8217; come privare i popoli del loro Diritto all&#8217;Educazione.</p>
<p>In questa epoca storica e, specialmente della storia dei “mezzi di comunicazione”, è insostenibile e insopportabile qualsiasi scusa per informare opportunamente, ampiamente e responsabilmente.<br />
Non c&#8217;è diritto che giustifichi l&#8217;azione deliberata di silenziare ciò che accade e, nel poco probabile caso che un mezzo di informazione non si accorga di ciò che accade, questo mezzo davvero non merita nessun rispetto. La scusa di “non sapere”, di “non conoscere”, di “non avere informazioni”, per poter non assumere la responsabilità professionale e etica che compete a un mezzo informativo è francamente sospetta e ridicola.</p>
<p>Nessun popolo deve sopportare l&#8217;inefficienza indotta di un mezzo, che è stato incaricato da tale società per l&#8217;esercizio professionale e obbligatorio di trasmettere l&#8217;informazione, che è proprietà sociale. Ci sono tecnologia e metodologia sufficienti che invalidano tutto il blaterare prudente nello scusare le misere intenzioni di chi disinforma. Anche se lo fanno mentendo con imboscate attentamente preparate nei laboratori della guerra psicologica.</p>
<p>“Articolo 19: Tutti gli individui hanno diritto alla libertà di opinione e di espressione; questo diritto include quello di non essere perseguitato a causa delle sue opinioni, quello di investigare e ricevere informazioni e opinioni, e quello di diffonderle, senza limiti di frontiere, con qualsiasi mezzo di espressione.” Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.</p>
<p>Considerando tutte le canagliate inventate dal capitalismo per violare il legittimo diritto dei popoli alla migliore informazione valutata eticamente e scientificamente dalle società, sarebbe giusto mettere in piedi una rivoluzione giuridico-politica verso una nuova Giustizia Sociale irreversibile che abbia come obiettivi prioritari quelli che riguardano la Cultura e la Comunicazione in quanto inalienabili. Detto in un altro modo, che mai più la Cultura, la Comunicazione e neanche l&#8217;Informazione possano essere ridotte, umiliate e ribassate impunemente per l&#8217;interesse della classe dominante contro le necessità delle classi oppresse.</p>
<p>di Fernando Buen Abad, filosofo, intellettuale, scrittore della sinistra messicana, militante marxista di numerosi movimenti e istituzioni culturali e letterarie dell&#8217;America Latina. Direttore dell&#8217;Istituto di Cultura e Comunicazione e Centro Sean MacBride. Università Nazionale di Lan&#8217;s.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Il valore della fiducia nei mezzi di comunicazione</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2012 23:04:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[credibilità]]></category>
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		<description><![CDATA[Come posso sapere se tutto quello che mi racconta un mezzo di comunicazione è certo? La risposta breve, senza sfumature, è questa: “Non posso.” Ci sono molte informazioni che, ovviamente, sì posso comprovare da solo. Sia perché io sia stato protagonista o testimone di questa informazione, oppure perché so dove confermarla da solo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5327" src="/files/2012/07/tv.jpg" alt="" width="300" height="250" />Come posso sapere se tutto quello che mi racconta un mezzo di comunicazione è certo? La risposta breve, senza sfumature, è questa: “Non posso.” </strong></p>
<p>Ci sono molte informazioni che, ovviamente, sì posso comprovare da solo.</p>
<p>Sia perché io sia stato protagonista o testimone di questa informazione, oppure perché so dove confermarla da solo. Ma supponiamo, per esempio, che un mezzo di comunicazione mi racconta che è appena stato trovato un individuo vivo dell&#8217;uomo di Flores; sapete, no?, quell&#8217;enigmatica specie di ominidi, praticamente contemporanea al nostro tempo, i cui resti furono incontrati in un&#8217;isola dell&#8217;Indonesia nel 2004. Non ho modo di confermare da solo se la notizia è certa o no. Bhè, se mi impegnassi, chissà sì potrei confermarlo, ma per questo dovrei mobilitare un tale volume di persone e risorse che, riconosciamolo, non sembra molto probabile. Perciò, ritorniamo alla risposta breve e senza sfumature: non posso. Mi risulta impossibile sapere se tutto quello che mi racconta un mezzo di comunicazione è certo.</p>
<p>Tuttavia, a volte conviene non rimanere con la risposta breve e vale la pena entrare nelle sfumature. In questo caso, possibilmente la risposta breve potrebbe condurci ad una posizione nichilista e diffidente: dato che non possiamo essere sicuri di nulla, in principio dobbiamo mettere in dubbio tutto quello che ci raccontano i mezzi di comunicazione. Oggigiorno, certamente, non sono pochi i cittadini che affermano di essere caduti in quella posizione: “Non credo oramai a niente di quello che dicono i mezzi di comunicazione”, si ascolta ogni volta con più frequenza (e ragione ci sarà di tutto ciò). Ma perfino coloro che si esprimono così, si fidano sempre come minimo di alcune delle informazioni che leggono, vedono o ascoltano nei mass media.</p>
<p>Il giornalismo, mi risparmio l&#8217;aggettivo “buon”, perché mi sembra ridondante &#8211; esiste grazie al fatto che le persone sono capaci di depositare la loro fiducia. Lo facciamo costantemente: quando montiamo in un aeroplano, confidiamo in che ingegneri, tecnici, controllori di volo e piloti facciano bene il loro lavoro. Quando lasciamo i nostri figli all’entrata di una scuola, confidiamo sul fatto che li guideranno ed educheranno debitamente. Perfino in un atto tanto banale come aprire un rubinetto, implica un&#8217;espressione di fiducia: ci fidiamo che qualcuno ci ha protetti affinché possiamo bere spensierati l&#8217;acqua che fluisce da lì. La società, infine, funziona grazie alla fiducia mutua.</p>
<p>Il giornalismo è un&#8217;espressione in più di questa fiducia sociale: in principio, ci fidiamo di quello che i mass media ci raccontano. Ma, attenzione, questa fiducia non è un assegno in bianco: per mantenerla, un mezzo di comunicazione deve dimostrare continuamente che è all&#8217;altezza. Sappiamo già che se una compagnia aerea trascura la sicurezza dei suoi voli rimarrà rapidamente senza passeggeri. Allo stesso modo, i mezzi di comunicazione che diffondono “bufale” perdono di punto in bianco la loro affidabilità. L’attendibilità di un mezzo di comunicazione si costruisce faticosamente notizia dopo notizia, ma può sgretolarsi con una sola falsità.</p>
<p>Negli ultimi anni la rete sociale sta contribuendo a scoprire non pochi errori, racconti e bugie pubblicati dai mass media come apparenti notizie. Le reti sociali hanno moltiplicato esponenzialmente il numero di persone che, da qualunque angolo ed in qualunque momento, confutano dati errati ed informazioni false pubblicate dai mezzi di comunicazione. E’ giusto. Lo scrutinio pubblico del mezzo di comunicazione risulta assolutamente salutare per il giornalismo. Ma, non lo dimentichiamo, anche le reti sociali hanno aumentato il volume di persone ed organizzazioni interessate nel diffondere pettegolezzi ed inganni per il loro stesso beneficio. Davanti a questa valanga di disinformazione, abbiamo bisogno di forti dighe con informazione di qualità.</p>
<p>Oggigiorno i mass media spendono denaro in studi di mercato per sapere come attrarre l&#8217;udienza. Sperimentano prodotti e formati con cui poter attirare uomini e donne, giovani ed adulti, progressisti e conservatori. Spesso uno pensa che tutto questo, in fondo, non sono altro che sciocchezze. Il fatto più efficace per attrarre il pubblico è qualcosa di tanto semplice come difficile da ottenere: essere credibili.</p>
<p>scritto da Ramon Salavarria</p>
<p>preso da Comunicando</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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