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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Messico</title>
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		<title>Testo inedito di Tina Modotti sull’omicidio di Julio Antonio Mella, rivela l&#8217;Ambasciata Cubana in Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jan 2020 00:50:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nota illustrativa della Redazione di @EmbaCubaItalia: Testo inedito (fino al 10 gennaio 2020) scritto da Tina Modotti all'inizio del 1932. Consegnato all’Ambasciatore Cubano in Italia, Josè Carlos Rodriguez Ruiz, il 6 gennaio 2020, dalla ricercatrice tedesca Cristiane Barckhausen-Canale, nota esperta internazionale sulla vita di Tina Modotti ed autrice del libro “Verità e leggenda di Tina Modotti”, che ha vinto il premio saggio Casa de las Americas del 1988, L'Avana, Cuba. L’originale di questo testo si trova presso il fondo del SRI a Mosca.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11289" alt="julio-antonio-mella-tina-modotti-02" src="/files/2020/01/julio-antonio-mella-tina-modotti-02.jpg" width="580" height="330" />Nota illustrativa della Redazione di @EmbaCubaItalia: Testo inedito (fino al 10 gennaio 2020) scritto da Tina Modotti all&#8217;inizio del 1932. Consegnato all’Ambasciatore Cubano in Italia, Josè Carlos Rodriguez Ruiz, il 6 gennaio 2020, dalla ricercatrice tedesca Cristiane Barckhausen-Canale, nota esperta internazionale sulla vita di Tina Modotti ed autrice del libro “Verità e leggenda di Tina Modotti”, che ha vinto il premio saggio Casa de las Americas del 1988, L&#8217;Avana, Cuba. L’originale di questo testo si trova presso il fondo del SRI a Mosca.</strong></p>
<p>&#8220;Una nuova luce sull&#8217;assassinato di Julio Antonio Mella alla vigilia del terzo anniversario</p>
<p>L&#8217;assassinio di Julio Antonio Mella in una strada della capitale del Messico il 10 gennaio 1929 è stato uno dei più clamorosi delitti politici commessi negli ultimi anni a livello mondiale. Senza dubbio tutti ricordano ancora i dettagli di quel crimine.</p>
<p>Mella è stato uno dei dirigenti più influente del movimento rivoluzionario dell’America Latina. Cubano di nascita ha iniziato la sua attività nel movimento rivoluzionario organizzando gli studenti in associazioni di sinistra.</p>
<p>Grazie a lui, è stata creata a Cuba un’Università Popolare per gli operai. Poco dopo ha compreso che il suo miglior servizio per la causa rivoluzionaria sarebbe stato quello di dedicare tutto il suo conoscimento, tutte le sue capacità, alle lotte politiche ed economiche del proletariato.</p>
<p>È stato uno dei fondatori del Partito Comunista di Cuba e uno dei più prestigiosi dirigenti del movimento antimperialista latinoamericano.</p>
<p>Nel dicembre del 1925, quando Machado, l&#8217;attuale dittatore sanguinario e agente di Wall Street, era già al potere, Mella è stato incarcerato ed ha iniziato uno sciopero della fame di 21 giorni. Dal punto di vista dell’agitazione e come forma di protesta, questo sciopero della fame è stato uno dei più efficaci mai effettuati in nessun paese. Man mano che passavano i giorni e le condizioni fisiche di Mella peggioravano, mettendo in pericolo la sua vita, ha regnato una terribile tensione non solo nella popolazione di Cuba, bensì in tutto il continente americano ed anche in altri paesi. La pressione delle masse è stata così grande che il presidente Machado si è visto obbligato a cedere ed a rilasciare Mella.</p>
<p>Ma ben presto, quando Mella si era ripreso, è iniziata la persecuzione contro di lui. Machado cercava vendetta per la sua sconfitta. Ci sono stati diversi attentati alla vita di Mella tanto da costringerlo a lasciare Cuba. È andato in Messico dove ha iniziato immediatamente a prendere parte al movimento rivoluzionario di questo paese. Ha dedicato tutto il tempo alla causa degli operai rivoluzionari, ha organizzato gli emigrati politici cubani che vivevano in Messico, ha fondato un giornale per i lavoratori cubani che è stato mandato a Cuba per vie illegali, ha lottato contro l&#8217;imperialismo statunitense in America Latina, ha diretto il lavoro di altri gruppi di emigrati politici cubani che vivevano in altri paesi, è stato attivo nel Sindacato Rosso del Messico, ed è stato un collaboratore attivo per la sezione messicana del S. R. I.</p>
<p>Il 10 gennaio 1929, quando è uscito dalla sede del Soccorso Rosso a Città del Messico, alle nove di sera ed a due isolati da casa sua, è stato colpito da vari proiettili ed è morto due ore più tardi. Prima di morire, ha condannato il presidente Machado come responsabile di questo assassinio ed ha pronunciato il nome della persona che sospettava fosse l&#8217;esecutore del crimine.</p>
<p>La sezione messicana del Soccorso Rosso ha avviato immediatamente le indagini ed è riuscita a trovare prove concrete: di fatto, il presidente Machado aveva inviato due sicari professionisti da L&#8217;Avana a Città del Messico per commettere l’omicidio ed uno dei responsabili principali della polizia messicana, che si era recato due settimane prima a L&#8217;Avana, sarebbe stato un complice importante di questo assassinato. Vi era stato persino un accordo tra l&#8217;Ambasciatore di Cuba e il governo del Messico.</p>
<p>Il Soccorso Rosso Messicano, il Partito Comunista Messicano, i sindacati, le organizzazioni studentesche di sinistra, le organizzazioni degli operai e persino avvocati e politici famosi reclamavano giustizia. Per diverse settimane il Governo del Messico ha ricevuto proteste da tutto il mondo ed ha dichiarato ipocritamente, per bocca della polizia, che Messico non avrebbe riposato fino a quando il caso non fosse stato chiarito. Le esigenze più importanti sono state le seguenti: arresto e condanna dei vari cubani residenti in Messico accusati da Mella prima di morire, dimissioni di Valente Quintana dal suo incarico e rottura delle relazioni diplomatiche con il governo di Machado.</p>
<p>E invece cosa è accaduto? L&#8217;unico cubano arrestato dalla polizia, l&#8217;organizzatore tecnico del delitto, è stato rimesso in libertà dopo poche settimane per mancanza di prove; Valente Quintana non è stato dimesso, ma addirittura è stato nominato Capo della Polizia Centrale del Messico (senza dubbio un premio per la sua partecipazione al crimine), e tutte le manifestazioni di protesta delle masse messicane sono state sabotate e attaccate dalla polizia.</p>
<p>Per quanto riguarda la stampa borghese ed il governo messicano, poco a poco il caso è scomparso dalla prima pagina e solo il Soccorso Rosso e le altre organizzazioni rivoluzionarie hanno insistito con le loro denunce instancabili rivolte contro Machado e contro i complici del governo messicano. Ogni anno, il 10 gennaio è, in tutto il continente americano, il “Giorno di Mella” ed, anche quest’anno, sono già stati fatti i preparativi per il terzo anniversario del suo omicidio e da poco sono comparse alcune dichiarazioni pubbliche sensazionali sull&#8217;assassinato.</p>
<p>Una donna, la moglie di un cubano che apparteneva ai circoli criminali, voleva vendicarsi del marito che aveva minacciato di ucciderla. Il 3 novembre ha chiamato la polizia ed ha raccontato con dovizia di dettagli come Mella fosse stato ucciso. Ha accusato suo marito di essere l&#8217;assassino. Tutto quello che lei ha testimoniato ha confermato le accuse mosse al momento del crimine dal Soccorso Rosso. Le sue accuse sono state indagate una dopo l&#8217;altra e sono state confermate: un anno dopo, suo marito aveva ricevuto da L&#8217;Avana una somma di denaro che aveva prelevato da una certa banca in Messico (il prezzo che gli è stato pagato per il crimine). È stato dimostrato, inoltre, come in seguito al delitto l&#8217;assassino avesse trovato rifugio nella casa di un altro cubano, &#8211; quel Josè Magriñat, accusato da Mella poco prima di morire. Ora l&#8217;assassino è in carcere e sono apparsi diversi testimoni che confermano le accuse pronunciate dalla moglie dell&#8217;omicida.</p>
<p>La sezione messicana del S.R.I. ha chiesto alle autorità messicane di far partecipare tre dei suoi rappresentanti alle indagini, ma il governo fascista del Messico ha respinto categoricamente tale richiesta.</p>
<p>Questa è un&#8217;ulteriore prova della complicità del governo messicano nell’omicidio premeditato dal dittatore cubano Machado. Invece di punire Josè Magriñat, l&#8217;organizzatore tecnico del crimine, il governo messicano l’ha rilasciato e l’ha protetto, accompagnandolo al porto più vicino dove ha preso una nave per Cuba. Senza dubbio, l&#8217;esecutore materiale del crimine avrà ricevuto la stessa protezione. Tra poche settimane la stampa borghese corrotta parlerà di nuovo del caso, ma tanto si aiuterà in tutti i modi l&#8217;assassino in maniera che possa sfuggire alla vendetta del proletariato messicano. Questo proletariato non dimenticherà mai che Mella è morto per la causa rivoluzionaria internazionale.</p>
<p>Quest&#8217;anno, il terzo anniversario della sua morte acquisterà un nuovo significato; offrirà a tutte le sezioni del S.R.I. la possibilità di dimostrare ancora una volta e con nuove prove l&#8217;ipocrisia della “giustizia” borghese”.</p>
<p>di Tina Modotti</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p><a href="http://misiones.minrex.gob.cu/es/articulo/nueva-luz-sobre-el-asesinato-de-julioantonio-mella-en-la-vispera-del-tercer-aniversario"  target="_blank" rel="nofollow">clikka qui per vedere il testo in spagnolo pubblicato nella pagina dell’Ambasciata Cubana in Italia, @EmbaCubaItalia</a></p>
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		<title>Cinque chiavi geopolitiche per pensare America Latina nel 2020</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2020 01:58:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Comincia il 2020 e si ravvivano le braci di un 2019 turbolento che è cominciato con un Venezuela sotto assedio, ed è terminato con un golpe di Stato contro il processo di cambiamento boliviano e con Evo Morales come rifugiato politico dei governi del Messico prima, ed Argentina dopo, tutto ciò mentre insurrezioni popolari sfidavano nuovamente il modello neoliberale ad Haiti, Honduras, Ecuador o Cile, alle quali si sommavano le grandi mobilitazioni contro il sistema politico in Colombia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11282" alt="america-latina-620x400-580x374" src="/files/2020/01/america-latina-620x400-580x374.jpg" width="580" height="374" />Comincia il 2020 e si ravvivano le braci di un 2019 turbolento che è cominciato con un Venezuela sotto assedio, ed è terminato con un golpe di Stato contro il processo di cambiamento boliviano e con Evo Morales come rifugiato politico dei governi del Messico prima, ed Argentina dopo, tutto ciò mentre insurrezioni popolari sfidavano nuovamente il modello neoliberale ad Haiti, Honduras, Ecuador o Cile, alle quali si sommavano le grandi mobilitazioni contro il sistema politico in Colombia.  </strong></p>
<p>Probabilmente nell&#8217;anno 2020 ci saranno ancora più “focolai” rossi sui quali puntare la nostra attenzione, ma cerchiamo di dare priorità ed analizzare i 5 principali:</p>
<p><strong>L&#8217;asse progressista Messico-Argentina.</strong> Il ritorno del “kirchnerismo” e del peronismo nella terza economia latinoamericana non solo implica la sconfitta del progetto neoliberale “macrista” alle urne, essendo il primo presidente latinoamericano in tutto il ciclo progressista che non ottiene la rielezione, ma insieme al Messico conforma un asse progressista conformato da 2 dei 3 paesi latinoamericani membri del G20.</p>
<p>La buona sintonia tra Alberto Fernandez ed Andres Manuel Lopez Obrador, il cui governo inoltre è incaricato della presidenza pro tempore della CELAC (che avrà un primo incontro di conversazioni l’8 gennaio a Città del Messico) potrebbe dare un nuovo impulso all&#8217;integrazione regionale di un’America Latina agitata da golpe di Stato e ribellioni popolari. Benché ogni Presidente abbia molto da fare in casa sua per smontare il danno sociale neoliberale, con la rinegoziazione del debito di più di 50.000 milioni di dollari contratta con l’FMI nel caso di Fernandez, e le sfide per diminuire i tassi di povertà, disuguaglianza e violenza, nel caso di Lopez Obrador, sembra che ci sia un&#8217;intenzione per spingere una leadership regionale che nessun Presidente della destra latinoamericana può avere.</p>
<p><strong>Il golpe di Stato in Bolivia.</strong> Con Evo Morales protetto dal governo argentino e già molto più vicino alla Bolivia, i prossimi movimenti passano per la convocazione di elezioni il 6 gennaio (per il 3 maggio, con la presa di possesso il 6 agosto) e la designazione il 19 gennaio del candidato del MAS-IPSP, che tutto sembra indicare potrebbe essere Luis Arce Catacora, l&#8217;ex Ministro di Economia, artefice del miracolo economico boliviano, come una forma di ricorrere non tanto alla classe media bensì soprattutto alla tasca della gente comune, che rimarrà seriamente colpita in caso che i golpisti continuino nel potere. Il suo accompagnatore potrebbe essere un indigeno come l&#8217;ex Cancelliere Diego Pary, o un dirigente contadino come Andronico Rodriguez, Vicepresidente delle Sei Federazioni del Tropico di Cochabamba.</p>
<p>Ma malgrado il MAS potrebbe essere il partito più votato nel primo turno, è necessario essere coscienti che quelli che hanno spinto il golpe di Stato in Bolivia non consegneranno il potere in un appuntamento elettorale, e faranno tutto quello che possono e non possono fare per mantenerlo. Il ritorno della DEA, USAID e dell&#8217;Ambasciatore degli Stati Uniti, come la privatizzazione di aziende pubbliche o la vendita del litio, non saranno facilmente messe a rischio dai golpisti e dai loro soci del Dipartimento di Stato.</p>
<p><strong>Venezuela.</strong> Nonostante abbia sofferto durante il 2019 un&#8217;aggressione militare, diplomatica e mediatica maggiore che quella che ha provocato la caduta del processo di cambiamento boliviano, ed un blocco economico che ha rubato più di 30 mila milioni di dollari di pesos dovuto alle sanzioni, Venezuela comincia il 2020 come uno dei paesi più stabili della regione, consegnando l&#8217;abitazione numero 3 milioni ai settori più umili (con una meta di 5 milioni di abitazioni per il 2025) e dedicando il 76% del PIB ad investimento sociale, qualcosa di inedito nel continente.</p>
<p>Questo 2020 ci saranno le elezioni legislative, il numero 26 dal 1998 (delle 25 anteriori il chavismo ne ha vinte 23) e se si riesce a riattivare l&#8217;economia e l&#8217;opposizione golpista si mantiene divisa, può essere l&#8217;anno in cui si consolidi la tappa post Chavez della Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p><strong>Ribellioni anti-neoliberali.</strong> Con un capitalismo globale in fase di decomposizione, ed un modello neoliberale che non può garantire condizioni di vita degne per la maggioranza della popolazione, le mobilitazioni popolari che adottano differenti ritmi, intensità e leadership secondo il paese, saranno in aumento durante 2020. Se a questo si somma l&#8217;onda femminista che può convertirsi in tsunami proprio là dove la sinistra non assuma il femminismo come parte del suo orizzonte politico, si danno le condizioni affinché la destra non possa imporre il suo programma grazie alle lotte di quelle e quelli più in basso.</p>
<p><strong>Stati Uniti.</strong> Last but not least, l&#8217;elezione presidenziale colpisce in America Latina, dal Messico all&#8217;Argentina, passando per Cuba ed ovviamente Venezuela, oltre a Bolivia o Brasile di un sempre più discusso Bolsonaro e di un Lula che può dimostrare una leadership in libertà non solo politica, bensì sociale.</p>
<p>L&#8217;atto di inizio della campagna “trumpiana” eseguito a Baghdad mediante l&#8217;assassinio del generale iraniano Soleimani è solo la conferma della necessità che ha Trump di una guerra e vari nemici esterni per assicurarsi la rielezione.</p>
<p>Se il 2020 non ci troverà confessati, speriamo almeno di essere informati.</p>
<p>di Katu Arkonada</p>
<p>da Telesur</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Il governo de facto boliviano espelle l&#8217;ambasciatrice del Messico e diplomatici spagnoli</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2019 02:25:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tensioni diplomatiche in Bolivia. Il governo ad interim espelle María Teresa Mercado, ambasciatrice del Messico, Cristina Borreguero, la console di Spagna e altri diplomatici, per aver dato rifugio a personalità vicine a Evo Morales. Il governo spagnolo che fino ad ora aveva mantenuto un atteggiamento di somma cautela, ha deciso di rispondere in reciprocità al gesto ostile del governo de facto della Bolivia con l'espulsione di tre funzionari dalla sua Ambasciata a Madrid che dovranno uscire dalla Spagna in 72 ore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11273" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11273" alt="Jeanine Añez" src="/files/2019/12/Jeanine-Anez.jpg" width="580" height="314" /><p class="wp-caption-text">Jeanine Añez</p></div>
<p><strong>Tensioni diplomatiche in Bolivia. Il governo ad interim espelle María Teresa Mercado, ambasciatrice del Messico, Cristina Borreguero, la console di Spagna e altri diplomatici, per aver dato rifugio a personalità vicine a Evo Morales.</strong></p>
<p>&#8220;Il governo costituzionale che presiedo ha deciso di dichiarare persona non gradita l&#8217;ambasciatrice del Messico in Bolivia, María Teresa Mercado; l&#8217;incaricata degli affari di ambasciata, Cristina Borreguero, e console di Spagna in Bolivia, Álvaro Fernández, chiedendo loro di lasciare il paese entro 72 ore &#8220;, ha annunciato alla stampa l&#8217;autoproclamata presidente Jeanine Áñez.</p>
<p>La Añez ha aggiunto che la decisione riguarda anche &#8220;il gruppo di diplomatici [spagnoli] presumibilmente incappucciati e armati&#8221;, che il 27 dicembre si sarebbero resi protagonisti di un incidente mentre tentavano di entrare nell&#8217;ambasciata messicana e sono stati intercettati dalla polizia locale.</p>
<p>A sua volta, il governo del Messico ha dato istruzione  alla sua ambasciatrice in Bolivia, María Teresa Mercado, di tornare nel paese per &#8220;salvaguardarne la sicurezza e l&#8217;integrità. L&#8217;ambasciata messicana in Bolivia resterà a carico di Ana Luisa Vallejo, attuale capo della Cancelleria della Missione. La nostra rappresentanza continuerà a funzionare normalmente dopo questo spostamento&#8221;, ha dichiarato l&#8217;amministrazione di Andrés Manuel López Obrador in una nota pubblicata sul suo sito web.</p>
<p>Il 26 dicembre, il Messico ha presentato un ricorso contro il governo de facto della Bolivia dinnanzi alla Corte internazionale di giustizia de L&#8217;Aia, per l&#8217;assedio all&#8217; ambasciata messicana e alla residenza ufficiale del suo ambasciatore a La Paz.</p>
<p>La tensione tra i due paesi è cresciuta negli ultimi giorni a causa dell&#8217;accerchiamento imposto dalle autorità de facto boliviane al quartier generale diplomatico messicano, dove nove persone legate all&#8217;ex presidente Evo Morales (2006-2019) hanno chiesto asilo.</p>
<p>da Sputnik in italiano</p>
<p><span style="color: #ff0000">Spagna espelle tre diplomatici del governo de facto boliviano</span></p>
<p><strong>Il governo spagnolo che fino ad ora aveva mantenuto un atteggiamento di somma cautela, ha deciso di rispondere in reciprocità al gesto ostile del governo de facto della Bolivia con l&#8217;espulsione di tre funzionari dalla sua Ambasciata a Madrid che dovranno anche uscire dalla Spagna in 72 ore. Si tratta dell&#8217;incaricato di affari, Luis Quispe Condori; dell&#8217;associato militare, Marcelo Vargas Barral; e dell’associato della polizia, Orso Fernando Oblitas Siles.  </strong></p>
<p>Invece, il governo messicano non risponderà per il momento con misure reciproche a La Paz. Alte cariche della Segreteria di Relazioni Estere hanno affermato che aspetteranno per decidere le prossime azioni, con l&#8217;obiettivo di proteggere i più di 10.000 messicani che vivono in Bolivia.</p>
<p>Il governo spagnolo ha diffuso questo lunedì un comunicato nel quale respinge pesantemente qualunque insinuazione su una supposta volontà di ingerenza nei temi politici interni della Bolivia. Per Spagna, sottolinea, qualunque affermazione in questo senso costituisce una calunnia diretta a danneggiare le nostre relazioni bilaterali con false teorie cospiratorie. Spagna esige che l&#8217;attuale governo de facto della Bolivia ritratti i contenuti delle sue affermazioni affinché possa ritornare quanto prima il buon senso di fiducia e cooperazione, conclude.</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Sputnik</p>
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		<title>Militari boliviani aggrediscono diplomatici spagnoli</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Dec 2019 02:31:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[aggressione all'ambasciata]]></category>
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		<description><![CDATA[Forze della polizia e militari appostati all'entrata dell’ambasciata del Messico a La Paz hanno aggredito il console e l'incaricata d’affari dell'ambasciata della Spagna accreditati in Bolivia. I funzionari diplomatici spagnoli sono stati intercettati all’entrata dell’ambasciata messicana e si è saputo attraverso la denuncia realizzata nelle reti sociali dall'ambasciatrice messicana, Maria Teresa Mercado.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11268" alt="twitter-Mercado" src="/files/2019/12/twitter-Mercado.jpg" width="580" height="633" />Forze della polizia e militari appostati all&#8217;entrata dell’ambasciata del Messico a La Paz hanno aggredito il console e l&#8217;incaricata d’affari dell&#8217;ambasciata della Spagna accreditati in Bolivia.  </strong></p>
<p>I funzionari diplomatici spagnoli sono stati intercettati all’entrata dell’ambasciata messicana e si è saputo attraverso la denuncia realizzata nelle reti sociali dall&#8217;ambasciatrice messicana, Maria Teresa Mercado.</p>
<p>“Sono con l’incaricata d’affari e console della Spagna nell’ambasciata, hanno fermato la loro macchina con targa diplomatica, oltre ad averli aggrediti”, ha scritto Mercado nel suo account di Twitter.</p>
<p>Però, minuti dopo avere pubblicato il messaggio l’ha cancellato; nello stesso la diplomatica affermava che questo atto è una violazione alla Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche.</p>
<p>Alcuni mezzi hanno diffuso senza conferma che “uomini incappucciati hanno cercato di entrare all&#8217;ambasciata del Messico a La Paz”, e più tardi ha fatto dichiarazioni su questo incidente violento il comandante dipartimentale della Polizia di La Paz, Julio Cordero, ad ATB Digital.</p>
<p>Cordero ha detto che gli incappucciati erano in realtà agenti che proteggevano l&#8217;incaricata d’affari della Spagna in Bolivia, che alla fine è riuscita ad entrare nell&#8217;ambasciata messicana.</p>
<p>I diplomatici spagnoli rimangono protetti dentro la residenza messicana.</p>
<p>Dal 23 novembre, Messico ha denunciato un incremento nel numero di elementi di sicurezza e di intelligenza della Bolivia fuori dalla sede diplomatica e dalla residenza ufficiale dell’ambasciatrice del Messico in questo paese.</p>
<p>Nelle sedi diplomatiche si trovano nove ex funzionari che dal 10 novembre scorso, dopo il golpe di stato contro Evo Morales, hanno chiesto asilo al Messico, ed aspettano tuttora per i salvacondotti per uscire dal paese.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<div id="attachment_11269" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11269" alt="Foto: ATB Digital" src="/files/2019/12/encapuchados-messico.jpg" width="580" height="721" /><p class="wp-caption-text">Foto: ATB Digital</p></div>
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		<title>Civili armati statunitensi viaggeranno alla frontiera col Messico per fermare la carovana di emigranti</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2018 01:01:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[xenofobia]]></category>

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		<description><![CDATA[Gruppi di civili statunitensi armati, membri di “milizie”, hanno annunciato che si dirigeranno ai confini degli Stati Uniti per fermare gli approssimativamente 6.000 immigranti che si dirigono alla frontiera col Messico. “Osserveremo ed informeremo, ed offriremo aiuto in tutto quello che possiamo”, ha dichiarato il presidente delle chiamate Minutemen del Texas, Shannon McCauley, al The Washington Post. “Abbiamo dimostrato già prima quello che valiamo e lo dimostreremo di nuovo”, ha aggiunto.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10709" alt="civiles-armados-migrantes-580x299" src="/files/2018/11/civiles-armados-migrantes-580x299.jpg" width="580" height="299" />Gruppi di civili statunitensi armati, membri di “milizie”, hanno annunciato che si dirigeranno ai confini degli Stati Uniti per fermare gli approssimativamente 6.000 immigranti che si dirigono alla frontiera col Messico.</strong></p>
<p>“Osserveremo ed informeremo, ed offriremo aiuto in tutto quello che possiamo”, ha dichiarato il presidente delle chiamate Minutemen del Texas, Shannon McCauley, al The Washington Post. “Abbiamo dimostrato già prima quello che valiamo e lo dimostreremo di nuovo”, ha aggiunto.</p>
<p>In totale si tratta di circa 100 “volontari” che si dispongono a viaggiare con armi e droni per, secondo le loro stesse parole, identificare e respingere qualunque tentativo illegale di entrare nel paese. “Non posso dare un numero esatto di quanti saremo, perché il mio telefono negli ultimi sette giorni sta suonando senza sosta. Si stanno sommando altre milizie che vengono dall&#8217;Oregon e dall’Indiana”, ha aggiunto.</p>
<p>L&#8217;Esercito degli USA e le agenzie di agenti alla frontiera hanno manifestato già la loro preoccupazione davanti all&#8217;azione di questi gruppi che descrivono come “milizie non regolari”, data l&#8217;assoluta incapacità dei loro membri per esercitare un minimo di autocontrollo, per non menzionare che non sono qualificati legalmente per fare compiere la legge.</p>
<p>“Ci preoccupa che questi membri di milizie non regolari si spieghino alla frontiera come presunto appoggio”, secondo quanto dichiarato nei documenti del Servizio delle Dogane e della Protezione Confinante. Inoltre si sospetta che agiscono con materiale rubato alla Guardia Nazionale. “Stanno agendo per conto loro ed è un gran rischio”, aggiungono le dichiarazioni, raccolte da Newsweek.</p>
<p>da El Publico</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>preso da Cubadebate</p>
<p>foto REUTERS</p>
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		<title>Elezione AMLO: grande opportunità per Messico e America Latina</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jul 2018 02:30:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[elezioni 2018]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Messico ha tracciato la storia dell’ America Latina con vicende che hanno profondamente segnato il futuro collettivo politico e sociale. La rivoluzione del 1910 – le gesta del Messico profondo contro l’espropriazione dei contadini, il furto delle risorse e del territorio, la dittatura di Porfirio Diaz, la modernizzazione forzata e un sistema escludente – ha illuminato eroici cammini di giustizia sociale che in seguito sono stati percorsi, tra gli altri, da Sandino e Farabundo Martí.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10404" alt="lopez-obrador-580x341" src="/files/2018/02/lopez-obrador-580x341.jpg" width="580" height="341" />Il Messico è, insieme al Brasile, uno dei “fratelli maggiori” dell’America Latina e dei Caraibi. Non solo per il suo peso demografico – i suoi 128 milioni di abitanti rappresentano un quinto della popolazione totale della regione – e la dimensione della sua economia, il cui PIL è circa il 20% del totale regionale.</strong></p>
<p>Il Messico ha tracciato la storia dell’ America Latina con vicende che hanno profondamente segnato il futuro collettivo politico e sociale. La rivoluzione del 1910 – le gesta del Messico profondo contro l’espropriazione dei contadini, il furto delle risorse e del territorio, la dittatura di Porfirio Diaz, la modernizzazione forzata e un sistema escludente – ha illuminato eroici cammini di giustizia sociale che in seguito sono stati percorsi, tra gli altri, da Sandino e Farabundo Martí.</p>
<p>La Costituzione del 1917 fu la prima a stabilire i diritti sociali, la separazione tra chiesa e stato, il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, con la nascita delle giornate di otto ore di lavoro, la garanzia di un salario mensile minimo e il riconoscimento della personalità giuridica dei sindacati. E anche la ridistribuzione della terra, il federalismo e la separazione dei poteri quale sistema politico.</p>
<p>Qualche tempo dopo, negli anni ’30, il generale Lázaro Cárdenas sarebbe stato di nuovo un pioniere della nazionalizzazione del petrolio e della rete ferroviaria, della produzione comunitaria e della riforma agraria e della vasta accoglienza degli esuli dalla guerra civile spagnola.</p>
<p>Anni dopo, già in tempi di oscurantismo neoliberale, la rivolta zapatista avrebbe dato visibilità alle rivendicazioni degli indigeni, che si sarebbe poi diffusa come un bagliore dando slancio ai movimenti indigenisti, risultati decisivi un decennio dopo nella politica ecuadoriana e con l’arrivo di Evo Morales alla presidenza in Bolivia.<br />
Pertanto, nel contesto attuale, l’elezione di Andrés Manuel López Obrador è inscritta come la possibilità di rappresentare un segnale in grado di avviare una rinnovata avanzata delle richieste popolari nel continente.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Rigenerazione del Messico</span></p>
<p>Il Messico sta vivendo una situazione di grave degenerazione. Degenerazione prodotto delle varie violenze che devastano la sua gente. La diffusa violenza del narcotraffico, omicidi di giornalisti, femminicidi, la recente violenza politica compongono un quadro che suggerisce in qualche modo il ricordo di qualche tradizione sacrificale azteca, che un tempo aveva facilitato la collaborazione dell’invasione coloniale con uno dei gruppi etnici sottomessi.<br />
A ciò si aggiunge l’enorme violenza economica che ha colpito oltre 53 milioni di messicani in povertà, tra cui quasi 10 milioni in assoluta povertà.</p>
<p>La degenerazione sociale a cui corrisponde una profonda degenerazione del sistema politico, in cui il federalismo formale è diventato vero e proprio feudalesimo, dilagano la corruzione, il traffico delle influenze, la copertura dell’evasione fiscale e l’onnipotenza dei cartelli monopolistici della comunicazione nella formazione dell’opinione pubblica.</p>
<p>Ecco perché, attraverso il suo nome, il Movimento di rigenerazione nazionale (MORENA) e il suo leader, López Obrador sono stati in grado di interpretare correttamente l’esigenza prevalente e questo è il motivo per cui sono stati ampiamente ricambiati dalla popolazione. Il Messico – senza dubbio – ha bisogno di rigenerarsi.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Non tutto, non più, non solo</span></p>
<p>L’enorme rabbia accumulata, l’urgente necessità di profonde trasformazioni sociali saranno un fattore di pressione popolare insostituibile per intraprendere un nuovo corso. Tuttavia, l’impazienza e le giuste richieste che ne derivano potrebbero costituire paradossalmente, insieme alla resistenza che l’attuale concentrazione del potere eserciterà, i principali ostacoli per il governo morenista.</p>
<p>Il dovere di López Obrador sarà quello di dimostrare che non rappresenta la continuità della menzogna politica. Ciò dovrebbe manifestarsi invertendo il più rapidamente possibile l’orientamento e gli effetti del Patto per il Messico, siglato nel 2012. Abolendo la riforma dell’istruzione mercantilista, recuperando la sovranità energetica, attaccando la finanziarizzazione dell’economia, democratizzando le telecomunicazioni: sono sfide fondamentali. Ma soprattutto, intraprendendo un programma di riforme economiche che liberi il Messico dalla brutale sottomissione agli Stati Uniti, paese a cui invia il 73% delle sue esportazioni totali.</p>
<p>Allo stesso modo, l’inizio di un progressivo smantellamento degli apparati criminali e della repressione di Stato complice di questi, l’emergere di una cultura dei diritti umani e il recupero della virtù nella sfera pubblica saranno tra le sfide più difficili che il nuovo governo dovrà affrontare.</p>
<p>Ancora più lento, anche se ugualmente imperioso, sarà il processo di riconoscimento effettivo dei diritti del multiculturalismo in Messico e la rivendicazione culturale delle sue radici, un processo di riconciliazione e auto-valorizzazione che è ancora irrisolto nelle vaste regioni dell’America meticcia, nera e nativa.</p>
<p>Niente di tutto ciò sarà fattibile da un giorno all’altro. Né può essere fatto completamente in soli sei anni. Forse la cosa più importante è che il popolo messicano abbia consapevolezza, al di là del volontarismo e del personalismo, che il sostegno dei cittadini organizzati sarà vitale per realizzare questo programma.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Le speranze di integrazione dell’America Latina e nei Caraibi sono riposte in AMLO</span></p>
<p>In un mondo dove le tendenze regressive e i fascismi hanno momentaneamente preso l’iniziativa – in parte come risposta ad una globalizzazione economica e culturale soffocante – la vittoria di López Obrador che rappresenta una sorta di “nazionalismo benigno”, un tentativo di riprendere l’idea della Sovranità dello Stato, di inserire le sue relazioni in un contesto multilaterale e di collocare il Messico nella sfera dell’integrazione regionale.</p>
<p>Le forze progressiste celebrano la vittoria di López Obrador perché implica l’indebolimento di uno dei principali governi satelliti dell’interventismo straniero in America latina e nei Caraibi, guidato principalmente dagli Stati Uniti, ma anche da alcuni governi europei.</p>
<p>Di particolare importanza sarà la difesa della pace nella regione. Il nuovo governo in Messico, in contrasto con la posizione assunta durante i sei anni precedenti che ormai volge al termine, potrebbe diventare una sorta di mediatore regionale, smorzando la raffica di azioni e sanzioni del Nord, ad esempio contro Venezuela, Cuba e Nicaragua.</p>
<p>Una posizione messicana con tali caratteristiche sarebbe non solo in solidarietà con le nazioni sorelle del Sud, ma anche coerente con la sua tradizione diplomatica, dalla quale emersero trattati eccezionali come Tlatelolco – in vigore fino ad oggi – attraverso i quali l’America Latina e i Caraibi sono diventati la prima zona senza armi nucleari al mondo.</p>
<p>Da questa posizione di dialogo e consenso sono sorte anche le efficaci mediazioni del gruppo Contadora, in cui il Messico, insieme a Panama, Colombia e Venezuela, ha svolto un ruolo centrale nel raggiungimento degli accordi di pace che pongono fine alla guerra in America centrale.</p>
<p>Tale gruppo è stato successivamente trasformato nel gruppo di Rio, che è stato l’immediato antecedente alla creazione nel 2011 della Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi (CELAC). Ritornando su quel percorso, López Obrador potrebbe contribuire enormemente a rinvigorire l’ormai paralizzata CELAC come contrappeso allo strumento egemonico controllato dagli Stati Uniti rappresentato dall’OSA (Organizzazione degli Stati Americani).</p>
<p>Per tutti questi motivi, l’elezione di Andrés Manuel Obrador come presidente è una grande opportunità per il Messico e le nazioni sorelle dell’America Latina e dei Caraibi.<br />
di Javier Tolcachier</p>
<p>da alainet.org</p>
<p>traduzione di M. Gemma Marx21.it</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Genitori degli studenti di Ayotzinapa non festeggiano da tre anni il Natale</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Dec 2017 19:56:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Circa 100 parenti dei 43 studenti della scuola di pedagogia scomparsi da poco più di tre anni ad Ayotzinapa, Guerrero (Messico) sono tornati ad uscire sulle strade per esigere l'apparizione con vita dei giovani. Dalla data in cui sono scomparsi non festeggiano il Natale né celebrano Anno Nuovo per l'assenza dei loro figli. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10315" alt="Familiares-de-estudiantes-de-ayotzinapa-1-580x387" src="/files/2017/12/Familiares-de-estudiantes-de-ayotzinapa-1-580x387.jpg" width="580" height="387" />Circa 100 parenti dei 43 studenti della scuola di pedagogia scomparsi da poco più di tre anni ad Ayotzinapa, Guerrero (Messico) sono tornati ad uscire sulle strade per esigere l&#8217;apparizione con vita dei giovani.  </strong></p>
<p>Dalla data in cui sono scomparsi non festeggiano il Natale né celebrano Anno Nuovo per l&#8217;assenza dei loro figli.</p>
<p>Con torce accese e le foto degli studenti, queste persone hanno fatto una manifestazione dall&#8217;Emiciclo a Juarez all&#8217;Antimonumento dei 43, ubicato nella Passeggiata della Riforma. I parenti hanno detto che non è possibile che da oltre tre anni non si sappia nulla del recapito dei loro figli.</p>
<p>Hilda Hernandez, madre di Cesar Gonzalez Hernandez, ha affermato che nella sua casa non si celebra il Natale dal 2014 e “non lo festeggeremo fino a che non si sappia dove mio figlio si trova o si conosca con veracità che cosa è successo la notte del 26 settembre 2014 a Iguala, Guerrero”, data in cui sparirono i giovani.</p>
<p>Concepcion Tlatempa, madre di Jesù Jovany Rodriguez Tlatempa, ha detto che in queste date di dicembre i parenti dei giovani non possono essere allegri “mentre i nostri figli sono chissà dove e noi festeggiando, questo non possiamo farlo. Vogliamo dire al governo che staremo manifestandoci permanentemente per le strade del paese per chiedere informazioni sui nostri figli.”</p>
<p>Vidulfo Rosales, avvocato dei parenti, ha segnalato che la manifestazione con le fiaccole si realizzò perché simbolizzano la fiamma dell&#8217;indignazione, poiché da oltre tre anni dalla scomparsa, non esiste la certezza della loro localizzazione, ma anche, “la fiamma di queste fiaccole simbolizza la speranza ed il desiderio di trovarli.”</p>
<p>“Il 26 di ogni mese i genitori e parenti irrompiamo nella Città del Messico per alzare la nostra voce per esigere giustizia. Forse non significherà molto, non implica nulla od ha poca rilevanza, ma per i genitori è fondamentale non riposare mai e reclamare giustizia per nostri 43. In questo paese non si può comunque far scomparire questi giovani e restare impuni, è per questo motivo che ci facciamo sentire in questi giorni di festa”, ha concluso.</p>
<p>Testo e Foto: Margarito Perez</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>da Debate</p>
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		<title>La Gavia: nuova pista per incontrare i 43 di Ayotzinapa</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jul 2017 00:59:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Integranti del Movimento per la Pace di San Miguel Totolapan affermano avere fermato i sicari di un gruppo criminale che confessarono la partecipazione nella sparizione dei 43 studenti di pedagogia di Ayotzinapa, si seppe oggi. Le detenzioni si sono svolte tra dicembre del 2016 e maggio del 2017, quando furono catturati integranti della banda diretta da Taybel Jacobo de Almonte, alias El Tequilero.   ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10073" alt="Ayotzinapa" src="/files/2017/07/Ayotzinapa.jpg" width="580" height="327" />Integranti del Movimento per la Pace di San Miguel Totolapan affermano avere fermato i sicari di un gruppo criminale che confessarono la partecipazione nella sparizione dei 43 studenti di pedagogia di Ayotzinapa, si seppe oggi.  </strong></p>
<p>Le detenzioni si sono svolte tra dicembre del 2016 e maggio del 2017, quando furono catturati integranti della banda diretta da Taybel Jacobo de Almonte, alias El Tequilero.</p>
<p>Tra gli arrestati c&#8217;era un piccolo gruppo di pistoleri che soprannominavano “I Matanormalistas”, pubblicò oggi il quotidiano La Jornada.</p>
<p>Secondo la fonte, negli interrogatori i paramilitari hanno raccontato come portarono attraverso strade non asfaltate, dal municipio di Cocula, attiguo con quello di Iguala, tra vari villaggi fino ad arrivare a La Gavia, 20 giovani presumibilmente studenti di pedagogia, tra la notte del 26 e la mattina del 27 settembre 2014, quando è accaduta la scomparsa degli studenti della Scuola di Pedagogia di Ayotzinapa.</p>
<p>I paramilitari catturati rivelarono ai membri del Movimento per la Pace che avevano assassinato vari giovani e li seppellirono nelle zone confinanti a La Gavia. Perfino, hanno affermato che potevano segnalare il luogo esatto dove li inumarono.</p>
<p>Queste affermazioni e le dichiarazioni dei paramilitari arrestati furono consegnate al Pubblico Ministero da parte del Movimento per la Pace, senza sapere se furono investigate, fino ad oggi.</p>
<p>Invece, il passato 12 maggio, agenti della polizia irruppero nella sede del Movimento per la Pace per disarmare i membri dei gruppi di autodifesa, a dispetto dei loro risultati in sicurezza.</p>
<p>Gli informatori assicurano che Raybel Jacobo ed il resto della sua banda non sono stati fermati dalle forze di polizia perché si sarebbe scoperto il destino degli studenti di pedagogia, come i nessi tra gruppi criminali e funzionari politici.</p>
<p>Dei 500 abitanti -dei quali rimangono solo due, perché tutti sono scappati per la violenza che esercitano Los Tequileros -, La Gavia è una delle 115 comunità del municipio di San Miguel Totolapan, nella regione Tierra Caliente che si caratterizzano per la semina dei papaveri da oppio e per i cui sentieri circolano i gruppi del crimine organizzato.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Più di 32 mila persone scomparse in Messico dall’inizio dell’anno</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jun 2017 00:32:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[persone scomparse]]></category>

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		<description><![CDATA[In Messico 32218 persone non hanno un recapito conosciuto dall’inizio dell’anno, secondo le ultime statistiche della Segreteria di Governo, divulgate oggi. In gennaio, la somma era stata di 30942 casi di persone non localizzate o scomparse. Cioè, in un trimestre ci sono 1276 persone sparite in più, sia dalla giurisdizione federale che da quella statale.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10015" alt="desaperecidos-mexico-580x327" src="/files/2017/06/desaperecidos-mexico-580x327.jpg" width="580" height="327" />In Messico 32218 persone non hanno un recapito conosciuto dall’inizio dell’anno, secondo le ultime statistiche della Segreteria di Governo, divulgate oggi.   </strong></p>
<p>In gennaio, la somma era stata di 30942 casi di persone non localizzate o scomparse. Cioè, in un trimestre ci sono 1276 persone sparite in più, sia dalla giurisdizione federale che da quella statale.</p>
<p>Durante i due ultimi anni la lista crebbe di 8500 desaparecidos, affermò il quotidiano La Jornada.</p>
<p>Le autorità segnalano che tra quelli riportati come scomparsi potrebbero esserci degli emigranti e perfino persone che abbandonarono la loro casa in forma volontaria.</p>
<p>Il Congresso ha in sospeso di approvare una legge sul tema, che includerebbe la creazione di un sistema nazionale di ricerca ed una commissione nazionale rispettiva, coordinata dalla Segreteria di Governo.</p>
<p>Inoltre, la dichiarazione speciale di assenza, la creazione di procure specializzate e gruppi di ricerca.</p>
<p>La legge generale di sparizione forzata di persone e sparizione commessa da privati obbliga ad elaborare un registro nazionale dei morti, come un altro di fosse comuni, tra gli altri requisiti progettati con la finalità di fermare e combattere questo flagello.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Messico: assassinano corrispondente de La Jornada a Chihuahua</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2017/03/23/messico-assassinano-corrispondente-de-la-jornada-chihuahua/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Mar 2017 01:28:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[giornalista uccisa]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[Miroslava Breach]]></category>

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		<description><![CDATA[Giornalisti e rappresentanti di vari settori condannano oggi l'assassinato della corrispondente del quotidiano La Jornada a Chihuahua, Miroslava Breach, uccisa a colpi di arma da fuoco, di fronte a suo figlio da sicari presumibilmente del crimine organizzato. “Per invadente, ti seguirà il tuo governatore, l’80” è stato il messaggio scritto lasciato dagli assassini vicino al corpo della comunicatrice, colpita mentre stava per portare a scuola suo figlio.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9836" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9836" alt="Miroslava Breach" src="/files/2017/03/miroslavabreach3.jpg" width="580" height="387" /><p class="wp-caption-text">Miroslava Breach</p></div>
<p><strong>Giornalisti e rappresentanti di vari settori condannano oggi l&#8217;assassinato della corrispondente del quotidiano La Jornada a Chihuahua, Miroslava Breach, uccisa a colpi di arma da fuoco, di fronte a suo figlio da sicari presumibilmente del crimine organizzato.  </strong></p>
<p>“Per invadente, ti seguirà il tuo governatore, l’80” è stato il messaggio scritto lasciato dagli assassini vicino al corpo della comunicatrice, colpita mentre stava per portare a scuola suo figlio.</p>
<p>Reporter e comunicatori di diversi mezzi della città di Chihuahua hanno invaso la tribuna del congresso statale per esigere alle autorità che si faccia chiarezza sull&#8217;assassinio di Breach, come quello di Adrian Rodriguez, professionista della stampa locale, accaduto l&#8217;anno scorso.</p>
<p>“Mi fa male al cuore pensare che in qualunque momento un compagno, un amico, sia assassinato per dire la verità. Siamo venuti qui non per fare politica, siamo reporter e vogliamo giustizia per i nostri compagni assassinati”, manifestò il reporter Cesar Ibarra facendo uso della parola.</p>
<p>I deputati di diversi partiti si sommarono ai reclami dei giornalisti per esigere che non rimanga impune il crimine di Miroslava, collaboratrice anche di “El Norte de Juarez” che coprì temi sul crimine organizzato ed il narcotraffico a Chihuahua durante la sua carriera.</p>
<p>Il governatore dello stato, Javier Corrales, assicurò che il crimine non rimarrà impune.</p>
<p>Sono tre i giornalisti assassinati in Messico dall’inizio dell’anno.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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