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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Meredith Kercher</title>
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		<title>Amanda Knox: da Lima a Taiwan occhi puntati su Perugia per il “femminicidio globale” di Meredith Kercher</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 01:16:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gennaro Carotenuto]]></category>
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		<description><![CDATA[La storia del femminicidio* di Perugia dove una ragazza statunitense dal bel viso, Amanda Knox, è accusata di aver ucciso la propria compagna di appartamento, l’inglese Meredith Kercher, è in prima pagina perfino sul quotidiano La República di Lima, nel remotissimo Perù, nel Taiwan News, nell’australiano Sidney Morning Herald, e in migliaia di altri media, dalla Turchia al Sud Africa, un’attenzione comunque oltre ogni logica per un caso di cronaca ambientato in una provincia italiana.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Gennaro Carotenuto</strong></p>
<p><strong>Giornalismo Partecipativo<br />
</strong></p>
<div id="attachment_1848" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-1848" src="/files/2011/10/Meredith-Kercher.gif" alt="" width="300" height="250" /><p class="wp-caption-text">Meredith Kercher</p></div>
<p>La storia del femminicidio* di Perugia dove una ragazza statunitense  dal bel viso, Amanda Knox, è accusata di aver ucciso la propria compagna  di appartamento, l’inglese Meredith Kercher, è in prima pagina perfino  sul quotidiano <em>La <a rel="nofollow" href="http://www.larepublica.pe/03-10-2011/la-historia-del-crimen-de-meredith-kercher"  target="_blank">República</a></em> di Lima, nel remotissimo Perù, nel <a rel="nofollow" href="http://www.taiwannews.com.tw/etn/news_content.php?id=1724549"  target="_blank">Taiwan News</a>, nell’australiano <a rel="nofollow" href="http://www.smh.com.au/world/manipulated-knoxs-final-appeal-20111003-1l5l4.html"  target="_blank">Sidney Morning Herald</a>, e in migliaia di altri media, dalla <a rel="nofollow" href="http://www.nationalturk.com/en/amanda-knox-verdict-live-final-appeal-of-knox-in-court-14194"  target="_blank">Turchia</a> al <a rel="nofollow" href="http://news.iafrica.com/worldnews/755577.html"  target="_blank">Sud Africa</a>, un’attenzione comunque oltre ogni logica per un caso di cronaca ambientato in una provincia italiana.</p>
<p>Non smettono di stupire le dinamiche dell’infotainement globale.  Quanti femminicidi sono avvenuti negli ultimi quattro anni a Lima, in  Perù, in America latina senza finire in prima pagina non dico per  reciprocità su La Repubblica di Roma ma neanche su quella di Lima. Per  quanti processi vengono organizzate perfino delle <a rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/GenCarotenuto/favorites"  target="_blank">dirette Twitter delle udienze</a> come quella che abbiamo notato nei giorni scorsi da parte di John Hooper, corrispondente a Roma per il Guardian e l’Economist?</p>
<p>Esistono elementi oggettivi e ricorrenti che costruiscono  l’infointrattenimento globale e questo caso è paradigmatico: la  nazionalità della presunta colpevole, la gioventù, il contesto del  crimine a carattere sessuale, l’avvenenza unita ad altri dettagli  riportati morbosamente, la centralità dei media statunitensi nel sistema  mediatico globale, tutto è studiato e non ci sorprende.  Nel mio saggio  <a rel="nofollow" href="http://www.gennarocarotenuto.it/giornalismo-partecipativo-storia-critica-del-giornalismo-al-tempo-di-internet-arriva-il-libro/"  target="_blank">Giornalismo partecipativo</a> scrivevo dell’<strong>agenda setting del giornalista flessibile:</strong></p>
<p>Il peggioramento dei rapporti di produzione ha conseguenze immediate sull’agenda setting del giornalismo[1]  e il fallimento della capacità innovativa del giornalismo mainstream  online è dato dal fatto che solo per tempismo ma raramente per qualità  fa da capofila. Anzi, nello sparare un titolo nel giro di pochi secondi  dal lancio d’agenzia è spesso responsabile di interpretazioni che poi si  standardizzano. Si pensi al caso della bambina polacca uccisa nel  nolano del quale abbiamo parlato a pagina 46. Ma più in generale si  pensi alla scomodità delle inchieste sulla corruzione politica in un  mondo giornalistico sempre più lottizzato. Si pensi alla gerarchia  artefatta dai media tra i 627 omicidi in totale in Italia nel 2008, un  numero da anni in decrescita, se non per allarme sociale sulla sicurezza  amplificato dai media. Oltretutto tali omicidi sono sempre più  concentrati in ambito familiare senza che sui media si apra un serio  dibattito sul perché in Italia non ci si ammazzi più tra sconosciuti e  invece ci si ammazzi sempre più tra parenti e affini.</p>
<p>Quei 627 morti oscurano largamente i 1.100 morti sul lavoro e gli oltre 5.000 sulle strade[2].  Amplificare gli uni e oscurare gli altri è una scelta che fa parte  delle prerogative del giornalismo. Determinati omicidi, magari con  risvolti piccanti o che coinvolgono personaggi noti, sono più  notiziabili per un giornalismo che deve stare comunque sul mercato,  rispetto alla caduta di un manovale albanese da un’impalcatura. Casi  come quello del campione di football O. J. Simpson negli Stati Uniti,  oppure di Wilma Montesi[3],  nell’Italia degli anni ’50, o l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia a  fine 2007, con la continua esposizione del bel viso della presunta  assassina Amanda Knox (50.000 foto sul web, due milioni di citazioni in  Google, 35.000 nei blog), è prevedibile che inducano i giornalisti ad  allettare l’attenzione fino alla morbosità del pubblico. Di nuovo: è  prerogativa del giornalismo scegliere a quali fatti dare rilievo e in  quale maniera narrarli (senza travisarli). Ma è altrettanto evidente  che, focalizzandosi su determinati casi e ignorando altri, il  giornalismo abdica da una delle sue funzioni principali. Lo fa per  esempio proprio evitando di contestualizzare le centinaia di manovali  stranieri che cadono dalle impalcature e quindi rinunciando a  documentare fenomeni sociali per limitarsi a selezionare notizie  appetitose.</p>
<p>Un giornalista, non necessariamente  cooptato o lottizzato, ma sicuramente conformista e voglioso di far  carriera, o semplicemente precario, è portato a sposare forme di  copertura giornalistica come quelle sulla violenza, sulla sicurezza, e  sui morti ammazzati (in realtà su 627 omicidi solo poche decine l’anno  bucano lo schermo). Queste causano consenso intorno al modello sociale.  Al contrario è portato a sottovalutare morti come quelle nelle strade o  nei cantieri perché obbligano a un ripensamento profondo del modello  stesso.</p>
<p>Oppure si pensi ai crimini ambientali dei  quali sono spesso colpevoli grandi multinazionali. Si confrontino tali  crimini con l’impermeabilità di fatto dei media verso questi. È  difficile non pensare che siano crimini dei quali sono colpevoli o  complici, non solo nel Sud del mondo, alcuni tra i maggiori investitori  pubblicitari del pianeta. Di nuovo il giornalismo mainstream proprio in  quanto operante in sinergia col potere politico ed economico abdica dal  proprio ruolo di controllo e di critica, di Quarto potere.</p>
<p>In questo abdicare dal ruolo di watch dog  il modello redazionale digitale appare perfettamente funzionale. Il  giornalismo completamente sottomesso al mercato, precarizzato, produce  un’informazione che vola basso, corriva, scadente. Un giornalismo che  non ha tempo né qualità per investigare e che proprio per questo orienta  l’opinione pubblica in direzioni innocue, di frontiera con  l’intrattenimento, è oggi più comodo e più facile da controllare perfino  rispetto al tempo delle veline del Ministero della Cultura Popolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1] R. Marini, <em>Mass media e discussione pubblica. Le teorie dell’agenda setting</em>, Roma-Bari, Laterza, 2006.</p>
<p>[2] G. Lerner, <em>L’infedele</em>, La7, 8 dicembre 2008.</p>
<p>[3] F. Grignetti, <em>Il caso Montesi. Sesso, potere e morte nell’Italia degli anni ’50</em>, Venezia, Marsilio, 2006; C. Lucarelli, <em>Nuovi misteri d’Italia. I casi di Blu notte</em>. Torino, Einaudi, 2004, pp. 25-45; sulla stampa, P. Murialdi, <em>La stampa italiana del dopoguerra (1943-1972)</em>, Roma-Bari, Laterza, 1973, pp. 260-279, il capitolo del saggio di Murialdi è disponibile on line in: <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.misteriditalia.com/altri-misteri/montesi/Montesi%28stampaitaliana%29.pdf" >http://www.misteriditalia.com/altri-misteri/montesi/Montesi(stampaitaliana).pdf</a>.</p>
<p>È in tale contesto che matura il “femminicidio globale” e  globalizzato della povera Meredith ed è un contesto di abdicazione del  giornalismo dal proprio ruolo di Quarto potere. Non è un caso che  sopratutto i media britannici denuncino <a rel="nofollow" href="http://www.reuters.com/article/2011/10/03/us-italy-knox-meredith-idUSTRE7920TG20111003"  target="_blank">l’oscuramento della figura della vittima</a> e l’esaltazione della figura della presunta colpevole Amanda Knox che  cancella totalmente il suo ex-ragazzo italiano, coimputato, Raffaele  Sollecito, benestante e belloccio ma, ahilui, terrone per la stampa  italiana e meno interessante per quella mondiale.</p>
<p>Tutte le luci puntate su Amanda vuol dire la trasformazione di un  delitto in un serial televisivo collocato in un paese giudiziariamente  arretrato (per gli statunitensi) come l’Italia sul quale viene costruita  una narrazione superficiale, già vista in diecimila telefilm da Fox  Retrò a Fox Crime, nei quali Foxy Knoxy è assoluta protagonista nella  quale immedesimarsi.</p>
<p>Qualcuno ricorderà <em>Midnight Express </em>(Fuga di Mezzanotte), il  bel film di Alan Parker nel quale un ragazzo americano finiva in  carcere in Turchia in quanto colpevole di traffico di droga. Oggi il  caso perugino viene presentato dai media statunitensi egemoni come una  sorta di remake seriale dove l’Italia è la Turchia, Amanda è al posto di  Billy Hayes, e la giustizia penale italiana è al posto delle carceri  turche. Con la differenza, ma sembra non interessare, che Meredith sia  morta davvero.</p>
<p>* La mia amica Barbara Spinelli sarà  probabilmente dubbiosa sull’uso del termine  femminicidio per il caso  perugino. Personalmente mi sento, con meno prudenza, di spendere tale  termine in maniera estensiva in quanto una ragazza, Meredith, secondo le  ricostruzioni, sarebbe stata uccisa per aver rifiutato attenzioni  sessuali indesiderate.</p>
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