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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; mercenari</title>
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		<title>False analogie</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2020 16:38:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Generazione del Centenario]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo scoperto che paragonano l'assalto alla Caserma Moncada, a Radio Reloj e le azioni del Directorio Revolucionario durante la lotta clandestina, con gli appelli di oggi per assaltare le stazioni radio e la sede dei canali televisivi, rompere i negozi o promuovere la violenza nelle strade. Non sono sicuro se confrontare entrambi gli scenari sia una completa ignoranza della storia, un atroce opportunismo od una falsa ingenuità. Sono abbastanza convinto che sia quest'ultimo caso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11831" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11831" alt="Chi ha dimenticato lo sguardo di Josè Luis Tassende?" src="/files/2020/12/José-Luis-Tassende-580x330.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Chi ha dimenticato lo sguardo di Josè Luis Tassende?</p></div>
<p><strong>C&#8217;è un piccolo settore tra coloro che sostengono la più stantia della &#8220;dissidenza&#8221; a Cuba che da giorni ci ha mostrato in rete alcuni argomenti terrificanti.</strong></p>
<p>Abbiamo scoperto che paragonano l&#8217;assalto alla Caserma Moncada, a Radio Reloj e le azioni del Directorio Revolucionario durante la lotta clandestina, con gli appelli di oggi per assaltare le stazioni radio e la sede dei canali televisivi, rompere i negozi o promuovere la violenza nelle strade. Non sono sicuro se confrontare entrambi gli scenari sia una completa ignoranza della storia, un atroce opportunismo od una falsa ingenuità. Sono abbastanza convinto che sia quest&#8217;ultimo caso.</p>
<p>Di fronte ad uno scenario simile, si potrebbe parlare di contesti, di modi di organizzare ogni evento o dei protagonisti di ciascuna di queste azioni, e di una pratica basata sull&#8217;etica e sull&#8217;onestà. Tutti darebbero abbastanza argomenti per contrastare le sciocchezze. Tuttavia, è anche sufficiente guardare gli obiettivi.</p>
<p>Cosa cercava la generazione del Centenario? Cosa ha costruito quando è arrivata al potere? Contro quale progetto di paese stava combattendo? Ogni risposta implica arrivare alla storia di una vera lotta per la libertà, per la dignità della nazione e per l&#8217;inclusione sociale, tra le molte conquiste.</p>
<p>Nell&#8217;analisi consideriamo anche le conseguenze. Quanti giovani sono morti per mano della repressione dopo il 26 luglio 1953? Quante altre sono state le vittime di torture? Chi ha dimenticato lo sguardo di Josè Luis Tassende, la morte di Josè Antonio, la brutalità contro Lidia e Clodomira, i ragazzi di Humboldt 7, la vita di Frank, gli occhi di Abel? Davvero vogliamo confrontare una tale grandezza?</p>
<p>Coloro che giustificano il loro sostegno e difendono una nozione di legittimità che non hanno ottenuto, dovrebbero anche chiedersi dove sono adesso i torturati, i morti, gli scomparsi e coloro che sono stati processati fuori dalla legge. In quale strada appare un cadavere?<br />
L&#8217;altro argomento comune di questi tempi è ancora più indegno: se coloro che ricevono denaro dagli Stati Uniti per svolgere azioni politiche a Cuba sono mercenari, allora lo è anche Martì, perché ha raccolto fondi all&#8217;estero per finanziare la Guerra necessaria. Dichiarazioni di questo tipo sono una provocazione od una &#8220;dimostrazione di intelligenza&#8221;?</p>
<p>Meglio tornare alle domande: sono le abbondanti consegne di finanziamenti, attraverso canali ufficiali ed istituzioni che appartengono al governo degli Stati Uniti &#8211; le ultime di loro di un milione di dollari per progetti che promuovono il cambiamento del sistema &#8211; paragonabili al lavoro di Martì nell&#8217;emigrazione?</p>
<p>La perseveranza dell&#8217;Apostolo significa davvero la stessa cosa, cioè la vita austera per dare tutto ad un Paese, con l&#8217;attesa paziente dell&#8217;indennità per creare il loro spettacolo e rispondere agli interessi degli altri? L&#8217;interferenza è la stessa cosa della solidarietà? Un popolo ed un governo sono la stessa cosa?</p>
<p>Quanti si sono dimenticati dei club patriottici, degli incontri con i produttori di sigari di Tampa e Key West, dei discorsi, dei poveri lavoratori che davano ogni centesimo? L&#8217;irrequieto e patriottico Martì è lo stesso &#8220;attivista&#8221; che cerca di vendere un paese? Chi non ricorda Mariana in Giamaica, Gomez e Maceo in America Centrale, Flor, Maria Cabrales, Bernarda Toro?<br />
Loro erano &#8220;mercenari&#8221; perché da un altro paese hanno contribuito ad una guerra che avrebbe portato la libertà in patria? È Máximo Gómez, l&#8217;uomo che nell&#8217;emigrazione ha dovuto affrontare le difficoltà, la morte della sua famiglia, malattie e fame, ma che non ha smesso di raccogliere ogni peso per la Rivoluzione?</p>
<p>È lo stesso uomo che ha rifiutato l&#8217;aiuto di un presidente per evitare &#8220;di compiere azioni che non mi sembrano del tutto degne della mia onesta miseria&#8221;. Si tratta dell&#8217;eroe che ha dovuto vendere i suoi occhiali, il suo revolver e il suo orologio &#8211; i suoi oggetti più preziosi &#8211; per sostenere la sua famiglia, mentre raccoglieva fondi per acquistare armi.</p>
<p>E María Cabrales è anche lei una mercenaria? La donna che fondò circoli patriottici in Giamaica e Costa Rica, la moglie del Titano che andava di casa in casa per raccogliere denaro e lo mise ai piedi della Nazione, quella che subì l&#8217;esilio, la morte dell&#8217;eroe e la disunione familiare, ma che non si è mai arresa.</p>
<p>Tentare di legittimare la criminalità, i doppi standard morali e la resa sulla base di confronti come quelli visti in questi giorni sui social implica, soprattutto, ignorare un Paese e la sua gente. Di fronte a loro prevalgono studio e analisi, senso critico e prontezza nei canti delle sirene e nelle false posizioni. Le chiavi di oggi stanno anche nel sostenere quell&#8217;altro dialogo con la storia ed i suoi insegnamenti.</p>
<p>di Yunier Javier Sifonte Díaz</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>L’ONU assiste mercenari in Colombia contro Venezuela</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2019 20:43:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diverse settimane fa il presidente venezuelano Nicolas Maduro aveva parlato della formazione, nella giungla colombiana, di un’unità di mercenari filo-USA da addestrare per sferrare un attacco sotto falsa bandiera alla Colombia, da attribuire al Venezuela e creare così i presupposti di una guerra in America Latina.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10874" alt="Freddy-Bernal" src="/files/2019/03/Freddy-Bernal.jpg" width="580" height="402" />Diverse settimane fa il presidente venezuelano Nicolas Maduro aveva parlato della formazione, nella giungla colombiana, di un’unità di mercenari filo-USA da addestrare per sferrare un attacco sotto falsa bandiera alla Colombia, da attribuire al Venezuela e creare così i presupposti di una guerra in America Latina.</strong></p>
<p>Il 1° marzo 2019 il Protettore dello Stato di Táchira, nonché direttore nazionale delle CLAP (organismo per la distribuzione delle razioni alimentari), Freddy Bernal, ha accusato l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati di aver preso in carico 435 mercenari stranieri e disertori venezuelani. Bernal ha affermato che i mercenari sono alloggiati negli hotel Bolívar, Caravana e Cavalier de Cúcuta (in Colombia, a nord di Santander) e comandati dal generale-traditore venezuelano Clíver Alcalá Cordones: starebbero preparando l’azione sotto falsa bandiera denunciata dal presidente Maduro.</p>
<p>Ricordiamo che, a novembre 2011, il rappresentante speciale del segretario delle Nazioni Unite per la Libia, Ian Martin, ex direttore mondiale di Amnesty International, organizzò il trasferimento via nave di 1.500 membri di Al Qaeda libici. Erano comandati da Abdelhakim Belhaj (ex numero 3 di Al Qaeda) e da Mehdi el-Harati. Sbarcati in Turchia, stazionarono dapprima in un campo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (all’epoca diretto dall’attuale segretario generale dell’ONU, António Guterres). I parlamentari turchi che chiesero di visitare il campo, che ospitava solo uomini, non furono autorizzati a entrare. In seguito, i libici furono trasportati in pullman dai servizi segreti turchi (MİT) a Jabal Al-Zouia, in Siria, dove costituirono la prima unità del sedicente Esercito Siriano Libero e realizzarono le prime sequenze video sulla “rivoluzione siriana”, utilizzate dai media occidentali e del Golfo.</p>
<p>La vicenda fu rivelata al Consiglio di Sicurezza dell’ONU dall’ambasciatore russo Vitali Tchourkine.</p>
<p>L’Alto Commissariato per i Rifugiati è oggi diretto da Filippo Grandi, che nel 2011 era il vice di António Guterres.</p>
<p>da Red Voltaire</p>
<p>traduzione Rachele Marmetti, Giornale di bordo</p>
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		<title>Rabu, un paese di martiri</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2014 01:38:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<description><![CDATA[“Solo voglio sapere se è vivo o morto”, afferma Nadia Marouf raccontando la storia di suo marito Yussef Iskander, presumibilmente assassinato nella città siriana di Raqqa, a 542 chilometri al nordest di Damasco. “Ho abbandonato Raqqa in settembre del 2012, quando la situazione si complicò, coi miei figli Hala e Yehia, di tre e cinque anni, rispettivamente”, spiega a Prensa Latina, nel piccolo ed umile villaggio di Rabu, nella centrale provincia di Hama.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8222" alt="" src="/files/2014/11/siria1.jpg" width="580" height="387" />“Solo voglio sapere se è vivo o morto”, afferma Nadia Marouf raccontando la storia di suo marito Yussef Iskander, presumibilmente assassinato nella città siriana di Raqqa, a 542 chilometri al nordest di Damasco.</strong></p>
<p>“Ho abbandonato Raqqa in settembre del 2012, quando la situazione si complicò, coi miei figli Hala e Yehia, di tre e cinque anni, rispettivamente”, spiega a Prensa Latina, nel piccolo ed umile villaggio di Rabu, nella centrale provincia di Hama.</p>
<p>“Alcuni mesi fa l&#8217;auto-denominato Esercito Libero Siriano (ELS) è entrato nella località ed ha preso prigioniero mio marito ed altri 15 poliziotti”. “L’ho saputo quando l’ho chiamato al telefono ed i terroristi hanno risposto burlandosi e ridendo”, ricorda con tristezza.</p>
<p>“Attraverso un intermediario che è risultato essere un truffatore mi hanno chiesto due milioni di libbre siriane (circa 20 mila dollari) per liberarlo, tutto è stato una bugia”.</p>
<p>“Ma la cosa peggiore è stata quando lo Stato Islamico (Isis) ha strappato Raqqa all&#8217;ELS, da allora non ho saputo più nulla di lui”, sottolinea tra le lacrime.</p>
<p>Dopo aver passato un anno, le autorità siriane hanno dichiarato Yussef Iskander come “martire”.</p>
<p>“Le poche famiglie dei militari e dei poliziotti che sono rimaste in quella città sono stati catturate e la maggioranza assassinate”, risalta la giovane di 34 anni.</p>
<p>Il dramma di Nadia Marouf si ripete una ed un&#8217;altra volta a Rabu e nei villaggi vicini, situati nel municipio di Masyaf, dove l&#8217;immensa maggioranza dei suoi abitanti sono alauiti.</p>
<p>A Rabu e le vicine località, le fotografie degli shahids (martiri) coprono i pali elettrici delle principali strade, spesso senza asfaltare.</p>
<p>Con appena tre mila abitanti, Rabu si dibatte tra l&#8217;orgoglio ed il dolore per i suoi 73 giovani caduti in combattimento contro le formazioni radicali, patrocinate dagli Stati Uniti e dai suoi alleati.</p>
<p>Piene di fiori, foto e bandiere siriane, una ventina di tombe, a circa 500 metri dal villaggio, sono il promemoria del prezzo pagato per fermare i gruppi islamisti, ma non l&#8217;unico.</p>
<p>Alcune famiglie preferiscono seppellire i loro cari nelle terre dei loro antenati, circondati da olivi e fichi.</p>
<p>Tale è il caso di Adib Mahfud, Hakim Razuk ed Ahmad Musa, che sono morti combattendo durante la battaglia di Qaddam, nelle vicinanze di Damasco nel gennaio del 2014.</p>
<p>Sapendo che i suoi amici dell&#8217;infanzia erano circondati, Musa, che si stava ricuperando da una ferita, è ritornato a Qaddam e lì è morto. I tre adesso riposano insieme in semplici casse da morto, tra alberi di olivo.</p>
<p>Più dei cristiani e dei drusi, gli alauiti sono il principale bersaglio degli estremisti sunniti, che li considerano eretici ed infedeli, e pertanto sono assassinati senza pietà.</p>
<p>Davanti a tale situazione, non ci si deve meravigliare della loro mobilitazione in massa in appoggio al governo ed alle forze armate.</p>
<p>All&#8217;alba, mentre varie persone escono a lavorare la terra, un&#8217;anziana col tradizionale ishar (fazzoletto che copre la testa) visita una tomba accompagnata da sua nipote.</p>
<p>In una strada senza asfaltare, un uomo con una giacca mimetica, si muove in una sedia a rotelle automatica dovuto alle lesioni ottenute in combattimento.</p>
<p>Con speciale orgoglio, i vicini raccontano la storia di Saado Loulo che si è sommato all&#8217;esercito dopo perdere i suoi tre figli, a 65 anni. La situazione è simile nel villaggio di Deir Salib, conosciuto per la sua combattività.</p>
<p>Quasi 60 tombe sparse in un pendio si sono convertite di un luogo di pellegrinaggio ed omaggio.</p>
<p>“Esistono persone che si sono impegnate a lottare ed hanno compiuto la loro parola” cita una delle lapidi di marmo che abbondano in questo cimitero, da dove si scorge gran parte di Deir Salib.</p>
<p>In questi villaggi è difficile trovare gruppi di uomini adulti, solo rimangono anziani e bambini, o feriti durante i combattimenti. Quelli adatti ad impugnare un fucile, stanno al fronte.</p>
<p>A dispetto della perdita dei loro cari e la situazione economica che ferisce la regione, i suoi abitanti sono ottimisti. “Stiamo col presidente Bashar al Assad”, afferma piena di orgoglio Hassibah, madre di Nadia.</p>
<p>di Roberto Castellanos Fernandez, corrispondente in Siria di Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Gruppi islamisti siriani non riconoscono la Coalizione Nazionale</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Sep 2013 00:20:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Coalizione Nazionale]]></category>
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		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[Più di una decina dei principali gruppi islamisti, 13 esattamente, si sono rifiutati di riconoscere l'autorità della Coalizione Nazionale e hanno fatto un appello per unirsi intorno alla fede islamica e la legge sharia, in mezzo al crescente dissenso interno tra i ribelli in Siria. In un comunicato letto da Abdulaziz Salamè, leader politico della Brigata Tawheed, si dice che queste forze “non si sentono rappresentate da tutti questi gruppi che si sono costituiti all'estero e che non sono ritornati al paese e, pertanto, non sono riconosciuti.”  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7129" src="/files/2013/09/Rebeldes-Sirios.jpg" alt="" width="300" height="250" />Più di una decina dei principali gruppi islamisti, 13 esattamente, si sono rifiutati di riconoscere l&#8217;autorità della Coalizione Nazionale e hanno fatto un appello per unirsi intorno alla fede islamica e la legge sharia, in mezzo al crescente dissenso interno tra i ribelli in Siria. </strong></p>
<p>In un comunicato letto da Abdulaziz Salamè, leader politico della Brigata Tawheed, si dice che queste forze “non si sentono rappresentate da tutti questi gruppi che si sono costituiti all&#8217;estero e che non sono ritornati al paese e, pertanto, non sono riconosciuti.”</p>
<p>“La Coalizione Nazionale ed il suo governo di transizione, diretto da Ahmad Tumeh, non ci rappresentano e neanche lo riconosceremo.”</p>
<p>I ribelli fanno un appello all’ “unità” ed a “respingere la divisione e pensare prima all&#8217;interesse della nazione islamica che all’interesse del gruppo.”</p>
<p>Tra i firmatari del comunicato si trovano l’Esercito Libero Siriano e gruppi più radicali come quello del fronte Al Nusra che mantiene vincoli con Al Qaeda, e Liwa al-Tawhid, il maggiore gruppo di ribelli che opera nella provincia di Aleppo. La Brigata Ahrar al-Sham e la Divisione 19, nuova divisione dell’Esercito Libero Siriano, anche loro respingono la Coalizione Nazionale.</p>
<p>Secondo il politologo Carlos Martinez Garcia, queste azioni dei ribelli solo colpiscono la loro immagine ed attraggono ancora più gente alle file del Governo.</p>
<p>“È chiaro che l&#8217;opposizione è molto divisa e non possiamo parlare di un blocco monolitico dell&#8217;opposizione”, ha detto.</p>
<p>La Coalizione Nazionale che è stata creata in novembre del 2012, riunisce 60 membri che rappresentano l&#8217;opposizione del paese. Attualmente, tutti i paesi del gruppo Amici della Siria riconoscono la sua legittimità.</p>
<p>con informazione di Russia Today</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Lo Sciopero dell&#8217;Avocado: svelano delle immagini che dimostrano chi sono i salariati dell&#8217;impero in Cuba</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Sep 2012 23:31:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Martha Beatriz Roque]]></category>
		<category><![CDATA[mercenari]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero della fame]]></category>
		<category><![CDATA[SINA]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Cuba smontò un altro show mediatico orchestrato dagli Stati Uniti come parte della campagna diffamatoria contro la Rivoluzione, questa volta diretto dalla cittadina Martha Beatriz Roque, secondo una notizia pubblicata oggi. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5749" src="/files/2012/09/aguacate.jpg" alt="" width="300" height="167" />Cuba smontò un altro show mediatico orchestrato dagli Stati Uniti come parte della campagna diffamatoria contro la Rivoluzione, questa volta diretto dalla cittadina Martha Beatriz Roque, secondo una notizia pubblicata oggi. </strong></p>
<p>La Televisione Cubana mostrò immagini di un supposto sciopero della fame di Roque ed altre 19 persone, qualificate come salariati di Washington, ostinati nel chiamare l&#8217;attenzione della grande stampa e costruire bugie contro la Maggiore delle Antille.</p>
<p>Il materiale pubblicato prova davanti all&#8217;opinione pubblica che durante la farsa politica, Roque ha ricevuto dal suo vicino Humberto Gonzalez una continua fornitura di alimenti, come frutta, vegetali ed ortaggi, oltre a pezzi di carne.</p>
<p>Nel programma speciale televisivo è stato informato che a sollecito degli scioperanti, medici di un policlinico sono andati a visitarli.</p>
<p>Uno di questi, la dottoressa Anabel Cardenas, spiegò che nonostante essere diabetica ed ipertesa, Roque -che fingeva prostrazione &#8211; poteva muoversi con molta vitalità e non c’era pericolo per la sua vita.</p>
<p>Da casa sua, Roque sostenne conversazioni con conosciuti mezzi di comunicazione internazionali, con la Fondazione Nazionale Cubano-Americana, radicata in territorio nordamericano ed è stata visitata dalla funzionaria della Sezione di Interessi degli Stati Uniti a L&#8217;Avana (SINA) Maureen McGovern.</p>
<p>Prima, Roque ha avuto un colloquio col capo della SINA, John Patrick Caufield, indicò il materiale filmico.</p>
<p>Il lavoro giornalistico denunciò l&#8217;appoggio dei grandi mezzi alla campagna diffamatoria contro l&#8217;isola caraibica e che contemporaneamente, non trattano il caso dei Cinque cubani prigionieri politici negli Stati Uniti, da 1998.</p>
<p>Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez, Ramon Labañino, Renè Gonzalez e Gerardo Hernandez sono stati condannati a severe pene per informare su piani di azioni violente contro Cuba forgiati da gruppi terroristici radicati in territorio nordamericano.</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Contrattisti svolgono missioni di spionaggio degli Stati Uniti in Africa</title>
<link>http://it.cubadebate.cu/notizie/2012/06/15/contrattisti-svolgono-missioni-di-spionaggio-degli-stati-uniti-africa/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2012 22:53:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[mercenari]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio con aerei]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Quattro aeroplani da passeggeri piccoli e bianchi aspettano fuori da un hangar, sotto un sole bruciante, senza marche esterne degli Stati Uniti ad eccezione dei numeri di registro dipinti sulle code. Pochi uomini robusti, con occhiali da sole da aviatore e con capelli corti, spuntano in silenzio attorno agli alettoni ed al treno di atterraggio.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-4867" src="/files/2012/06/pilatus-pc12-1.jpg" alt="" width="300" height="184" />Quattro aeroplani da passeggeri piccoli e bianchi aspettano fuori da un hangar, sotto un sole bruciante, senza marche esterne degli Stati Uniti ad eccezione dei numeri di registro dipinti sulle code. Pochi uomini robusti, con occhiali da sole da aviatore e con capelli corti, spuntano in silenzio attorno agli alettoni ed al treno di atterraggio. </strong></p>
<p>Gli aeroplani sono turboeliche Pilatus PC-12, scelti dalle forze delle Operazioni Speciali degli USA per le missioni di sigillo, precisamente dovuto alla loro apparenza anodina. Non c&#8217;è nessun indizio che siano carichi di sensori ad alta tecnologia né videocamere che possano filmare obiettivi del volume di un uomo a dieci miglia di distanza.</p>
<p>Per occultare ancora di più la missione, i militari degli USA hanno dato un altro passo inusuale: hanno subappaltato nella maggioranza dei casi l&#8217;operazione di spionaggio ad appaltatori privati. Gli appaltatori somministrano l&#8217;aeronave come i piloti, meccanici ed altro personale di intelligenza per aiutare i processi elettronici raccolti dallo spazio aereo dell&#8217;Uganda, del Congo, del sud del Sudan e della Repubblica del Centro Africa.</p>
<p>In ottobre, il presidente Obama inviò circa 100 soldati delle truppe di elite degli Stati Uniti per il centro dell&#8217;Africa, con la missione di cercare nel terreno Joseph Kony, il leader di un gruppo ribelle ugandese. Tuttavia, gli appaltatori statunitensi sono stati cercando Kony, dal cielo, in gran segreto, da molto prima, almeno dall&#8217;anno 2009, in un progetto col nome chiave di Sabbia-Tusker, secondo i documenti e le persone relazionate con l&#8217;operazione.</p>
<p>La pratica non dichiarata prima di contrattazione delle imprese private per spiare grandi estensioni del territorio africano è stata una pietra angolare delle attività segrete dei militari degli USA nel continente. A differenza delle truppe con uniformi, gli appaltatori vestiti da civili passano più inosservati.</p>
<p>Ma dovuto agli accordi fatti sotto i canali tradizionali, non c&#8217;è praticamente nessun tipo di controllo pubblico o di supervisione. E se qualcosa va male, il governo degli USA ed i suoi soci dichiarerebbero che gli appaltatori agiscono per conto proprio.</p>
<p>Il Comando Africa degli USA che sovrintende le operazioni militari nel continente, si rifiutò di parlare delle missioni specifiche o delle sue ragioni per la pubblicazione della raccolta di informazioni.</p>
<p>In risposta alle domande scritte formulate dal Washington Post, il comando indicò che gli appaltatori non ricevono un trattamento speciale nel caso di un incidente. Al contrario, “si darà lo stesso aiuto che a qualunque cittadino nordamericano a carico del Governo degli USA, che sia in pericolo.”</p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>#DerechosdeCuba o preparati “pa &#8216; lo que viene”</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 23:57:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ciberdifesa]]></category>
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		<description><![CDATA[Coincido con vari amici che pensano che l'uso eccessivo di termini militari per denominare quello che succede in Internet può essere controproducente. Ma quello accaduto questo fine settimana non mi lascia un'altra alternativa che descriverlo come un autentico capitolo di ciberguerra, affrontato da una strategia di successo di ciberdifesa attiva con conseguenze immediate nella sovversione contro Cuba attraverso la Rete.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_2350" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img src="/files/2011/12/avatar_cubap1.jpg" alt="L’avatar di #DerechosdeCuba, creato da Paco Arnau" width="300" height="250" class="size-full wp-image-2350" /><p class="wp-caption-text">L’avatar di #DerechosdeCuba, creato da Paco Arnau</p></div><strong>Coincido con vari amici che pensano che l&#8217;uso eccessivo di termini militari per denominare quello che succede in Internet può essere controproducente. Ma quello accaduto questo fine settimana non mi lascia un&#8217;altra alternativa che descriverlo come un autentico capitolo di ciberguerra, affrontato da una strategia di successo di ciberdifesa attiva con conseguenze immediate nella sovversione contro Cuba attraverso la Rete.  </strong></p>
<p>Le lezioni le dà la storia. Dopo la sua indiscussa sconfitta a Playa Giron, il governo nordamericano approvò l&#8217;ultrasecreto e miliardario Piano Mangusta contro la Rivoluzione cubana. Gli storiografi considerano Mangusta come il maggiore programma intrapreso dal governo degli Stati Uniti contro un altro paese nella decade degli anni sessanta e si dice che ci sono ancora segreti da rivelare. E saltando nel tempo, non è strano che, dopo il sonoro fallimento che la macchina mediatica-cibernetica ha intrapreso contro Cuba ha avuto la settimana scorsa, in occasione della celebrazione del Giorno dei diritti umani -che varie persone in Internet denominarono come una Giron digitale -, nuovi e più ampi piani sorgano contro Cuba nello scenario cibernetico.  </p>
<p>Alcuni piani orditi pretendevano creare artificialmente tumulti nella capitale cubana ed altre località i giorni 9 e 10 dicembre, coordinando azioni dall&#8217;estero, la convocazione di stazioni radio radicate negli Stati Uniti, l&#8217;attuazione sul terreno – tutto diretto dalla rappresentazione diplomatica degli Stati Uniti a L&#8217;Avana – con inoltre l&#8217;azionare nelle reti sociali in Internet e la copertura dei mezzi stranieri accreditati sull&#8217;Isola. Il successo di tali eventi avrebbe portato una catena di avvenimenti molto difficili da fermare: immagini di repressioni inonderebbero i grandi mezzi, quello che porterebbe alle condanne internazionali con la moltiplicazione delle provocazioni fino a produrre la dichiarazione di una zona di esclusione aerea, per poi seguire con la caduta di bombe, con il nuovo modello da esportazione della democrazia coniato dall&#8217;amministrazione Obama, copia fedele dell&#8217;intervento in Libia.  </p>
<p>I grandi mezzi di comunicazione, la stampa di Miami e la controrivoluzione attiva in Internet annunciavano che dalla Florida una flottiglia di imbarcazioni si sarebbe avvicinata alle coste cubane per sparare fuochi d&#8217;artificio che dovevano essere visti dal Malecon de L&#8217;Avana. L&#8217; hashtag #todospalmalecon era spinto dai cloni anticubani nella rete sociale Twitter, mentre la stazione radio governativa nordamericana Radio Martì -diretta verso l&#8217;Isola &#8211; incoraggiava lo stesso messaggio. La copertura stampa in tempo reale delle imbarcazioni si sarebbe ottenuta col lavoro in Cuba di coloro che avrebbero accreditato, con tecnologia di punta facilitata dagli USA, avere visto “le luci della democrazia” illuminare L&#8217;Avana.  </p>
<p>All&#8217;alba del sette di dicembre la residenza del massimo rappresentante degli Stati Uniti in Cuba accoglieva i più conosciuti “dissidenti” cubani per ricevere istruzioni, in un fatto che è stato denunciato con immediatezza ed ampio documentazione grafica in vari spazi della Rete, assestando un primo colpo al piano nordamericano, nonostante il silenzio assoluto dei grandi mezzi di comunicazione accreditati sull&#8217;Isola.  </p>
<p>Ma arrivò il giorno nove, il primo della “giornata di proteste” che si era annunciato con grancassa e piattelli, ed un impressionante accordo di utenti di Twitter lanciava l&#8217; hashtag #DerechosdeCuba in difesa della Rivoluzione cubana, ottenendo grandi  impatti dalla Spagna, Cuba, Venezuela, Messico ed Argentina, e distribuendo informazioni sul piano sovversivo in marcia, il carattere terrorista della flottiglia e l&#8217;esistenza di una normalità assoluta sull&#8217;Isola.  </p>
<p>Nessun corrispondente grafico accreditato a Cuba ha potuto apportare foto dei fuochi d&#8217;artificio, però El Nuevo Herald di Miami intitolava “Le luci della democrazia arrivano a L&#8217;Avana” con la prevedibile testimonianza dei beneficiari dell&#8217;Internet a la carte somministrato dagli Stati Uniti, il mondo conosceva attraverso Twitter -con abbondanti immagini in fotografia e video &#8211; che migliaia di giovani cubani assistevano ad un concerto del popolare musicista X Alfonso molto vicino al Malecon ed altri ricordavano le “Dame di bianco” le vittime del terrorismo eseguito dai loro capi nordamericani contro Cuba.  </p>
<p>Manovre disperate, come offerte di denaro per usare hashtag mercenari, annunciati nella pagina di un corrispondente di Radio Martì, e tentativi di assumere come suoi gli hashtag neutri #Cuba e #DDHH non hanno fatto altro che provare la disperazione delle forze pro-USA davanti a quello che era una vera valanga digitale che si moltiplicò varie volte il giorno 10 rispetto a quello accaduto la giornata anteriore.  </p>
<p>Non importa, come dimostrò un&#8217;analisi realizzata dal sito Cubadebate che #DerechosdeCuba sia stato censurato da Twitter come Trending topic, né che le prove che evidenziano la mano degli USA dietro i “lottatori per i diritti umani in Cuba” siano nascoste alle loro udienze dai grandi mass media. A queste ore, nei quartieri della ciberguerra contro l&#8217;Isola insubordinata si realizza un bilancio del disastro e l&#8217;equivalente di una Mangusta digitale che ha preso forma nella mente di qualche assennato analista di Washington.  </p>
<p>Di fronte a ciò, lontano da spaventarci, le lezioni di immediatezza, alleanze e partecipazione creativa che ci lascia #DerechosdeCuba devono essere anche prese in considerazione dal nostro lato, come prova che -come ha detto Fidel &#8211; “non esiste forza nel mondo capace di schiacciare la forza della verità e delle idee” e che “Internet sembra inventato per noi.”  </p>
<p>preso da www.cubadebate.cu</p>
<p>traduzione di Ida Garberi  </p>
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