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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; mass media</title>
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		<title>La NED sì ha chi scrive per lei</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2021 22:00:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Premio Gabo è un prestigioso riconoscimento assegnato al giornalismo iberoamericano. Considerato una delle più alte distinzioni al giornalismo realizzato in lingua spagnola e portoghese; è assegnato ogni anno dalla Fondazione Gabo, entità con sede in Colombia creata nel 1995 da Gabriel García Márquez. La Fondazione è sorta, originariamente, con il nome di Fondazione per il Nuovo Giornalismo Ibero-Americano (FNPI) e sin dai suoi inizi, a partire dalla visione del celebre scrittore e Premio Nobel colombiano, ha avuto come missione elevare il livello giornalistico della regione attraverso seminari, premi, coordinamento di borse di studio ed organizzazione di eventi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11853" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11853" alt="Logo della Fondazione Gabo" src="/files/2021/01/fundación-gabo-580x330.jpg" width="580" height="330" /><p class="wp-caption-text">Logo della Fondazione Gabo</p></div>
<p><strong>Il Premio Gabo è un prestigioso riconoscimento assegnato al giornalismo iberoamericano. Considerato una delle più alte distinzioni al giornalismo realizzato in lingua spagnola e portoghese; è assegnato ogni anno dalla Fondazione Gabo, entità con sede in Colombia creata nel 1995 da Gabriel García Márquez.</strong></p>
<p>La Fondazione è sorta, originariamente, con il nome di Fondazione per il Nuovo Giornalismo Ibero-Americano (FNPI) e sin dai suoi inizi, a partire dalla visione del celebre scrittore e Premio Nobel colombiano, ha avuto come missione elevare il livello giornalistico della regione attraverso seminari, premi, coordinamento di borse di studio ed organizzazione di eventi.</p>
<p>Il Premio ha avuto la sua prima edizione nel 2014 e da allora ha premiato più di 40 giornalisti di circa 15 paesi. Viene assegnato in quattro categorie: Testo, Immagine, Copertura ed Innovazione. L’importo attuale del premio, consegnato in pesos colombiani, equivale a circa $ 10000 per i vincitori e $ 2300 ai finalisti. La cerimonia in cui vengono annunciati e assegnati i premi si celebra nella città di Medellín, nell’ambito del Festival Gabo, benché quest’anno si realizzerà, in forma virtuale, il prossimo 21 gennaio.</p>
<p>Nei primi giorni di quest’anno la Fondazione ha pubblicato i nominati all’ottavo bando del Premio Gabo, per lavori pubblicati tra il 2019 ed il 2020. Delle 1443 opere giornalistiche pervenute, a partire da una selezione di 58 giornalisti, 40 materiali sono stati nominati in finale davanti ad una giuria di 12 membri, composta da direttori di media, giornalisti di fama internazionale, esperti in comunicazione e membri del Consiglio Direttivo della stessa Fondazione.</p>
<p>Senza dubbio l’alto livello di questi professionisti, nonché la qualità e quantità delle opere presentate, fanno del Premio un punto di riferimento per la regione, ed i suoi vincitori ricevono un riconoscimento che conferisce loro prestigio internazionale. Secondo i suoi organizzatori, la selezione delle opere è stata fatta sulla base della loro “solida ricerca, qualità narrativa e capacità di disturbare il potere ritraendo con profondità, rigorosità ed etica le complesse realtà dell’America Latina”. (1)</p>
<p>Tra le opere nominate per l’edizione di quest’anno si trovano problematiche come il costo dell’accesso alla salute per gli immigrati latini negli USA; il narcotraffico, riciclaggio di denaro ed omicidio di giornalisti in Messico; gli incendi in Amazzonia; la precarietà del lavoro in Brasile; la violenza di genere in El Salvador; il genocidio delle comunità indigene in Guatemala; i pericoli della migrazione illegale dalla Libia alla Spagna attraverso il Mediterraneo; la lotta contro il Covid in Perù; il sovraffollamento e disordini nelle carceri in Paraguay e Colombia; l’estrazione mineraria illegale in Venezuela; ed i maneggi politici della monarchia spagnola.</p>
<p>Richiama l’attenzione trovare in questa edizione, in una così ridotta lista dopo una selezione tra 1443 opere, non una bensì due materiali realizzati da giornalisti cubani. E, naturalmente, chiunque si rallegrerebbe che in un concorso così risonante Cuba sia rappresentata, forse come riconoscimento della qualità del giornalismo cubano. Ma quando si va a vedere chi sono, uno si chiede se sia una casualità che siano, niente meno, che due opere prodotte e pubblicate su media digitali che, recentemente, sono stati designati come destinatari di finanziamento del National Endowment for Democracy (NED), Open Society Foundations, ed altri canali associati, come parte dell’ingerenza USA a Cuba.</p>
<p>Ancor più verificando che i due cubani che hanno ricevuto il premio nelle precedenti edizioni sono, anch’essi, giornalisti associati a questo tipo di finanziamento. Nel 2017 il premio è stato assegnato a Jorge Carrasco di El Estornudo; il premio è stato ritirato dal suo editore Carlos Manuel Álvarez. Il sito web anti-cubano del governo USA, Radio Televisión Martí, li ha immediatamente intervistati ed ha celebrato questo riconoscimento come “una mazzata in faccia alla stampa a Cuba” (2).</p>
<p>El Estornudo è un media digitale che si dichiara apertamente finanziato dalla NED -organizzazione creata dal Congresso USA, durante il governo di Ronald Reagan, secondo il New York Times come copertura della CIA, per operazioni di finanziamento di progetti creati o legati all’Agenzia, che fino ad allora erano realizzati direttamente dalla stessa CIA- ed Open Society, entità finanziaria internazionale vincolata alle operazioni di influenza sociale e destabilizzazione in paesi con governi considerati ostacoli geostrategici da Washington nell’Europa orientale ed America Latina. (3)</p>
<p>Nel 2019, è stata decorata, con lo stesso premio, la cubana Mónica Baró con un lavoro realizzato per il sito Periodismo de Barrio (PdB), prima di passare a lavorare, successivamente, per El Estornudo. La pagina digitale PdB è sorta dell’importo monetario ricevuto dalla sua creatrice, Elaine Díaz, come parte di una borsa di studio assegnatale dall’Università di Harvard nel 2014, nell’ambito dei programmi di “formazione di dirigenti” che -attraverso entità di facciata della CIA apparentemente innocenti- sono stati implementati e finanziati in diverse università degli USA, Europa ed America Latina. Successivamente, la pagina è stata finanziata attraverso la Fondazione Svedese per i Diritti Umani.</p>
<p>Dopo aver creato PdB, Díaz è stata invitata e presentata nell’edizione 2016 del Festival Gabo. Lei ed il suo media sono stati promossi in un’intervista condotta dal sito web della Fondazione. Quello stesso anno Mónica Baró, con un lavoro in PdB, è stata inserita tra i finalisti del Premio. Nel 2017, Baró è stata intervistata dal sito web del concorso “a proposito dell’annuncio del Premio 2018”, benché lei non ne fosse parte, né alcun cubano, affinché parlasse di cosa significa fare giornalismo “indipendente” a Cuba, il che non c’entrava nulla, ma era un modo per mantenerla visibile.</p>
<p>Durante quell’edizione del 2018, Elaine Díaz è stata nuovamente invitata al Festival ad una conferenza come direttrice di PdB. L’anno successivo, 2019, finalmente si sforna il premio per un’opera pubblicata su PdB e scritta da Mónica Baró, che poco prima era andata a lavorare per El Estornudo.</p>
<p>Come nota curiosa dell’interesse e familiarità della Fondazione e del Premio verso i media cosiddetti “indipendenti”, ma con finanziamento estero, in contrasto con lo scarso apprezzamento per i media nazionali cubani e dei giornalisti che vi lavorano, nella scheda da concorrente della Baró si descrive con enfasi la sua carriera in PdB e El Estornudo, mentre una riga menziona, poeticamente, che ha lavorato in “una rivista statale chiamata Bohemia”. Così hanno presentato i redattori -secondo la loro conoscenza del giornalismo cubano- due pagine web create un paio di anni prima, in relazione alla più importante ed antica rivista stampata a Cuba, fondata nel 1908.</p>
<p>In quest’anno 2021 la designazione include il cubano Abraham Jiménez, per un lavoro pubblicato parimenti su El Estornudo. L’altro è un testo pubblicato sul sito digitale YucaByte dai giornalisti Cynthia de la Cantera e Alberto Toppin. Insieme ad altri media digitali, YucaByte è stato recentemente presentato dalla televisione cubana come uno dei media che ricevono finanziamenti da fonti USA.</p>
<p>In tutti i casi, sono media digitali creati e sostenuti come parte di un’operazione a lungo termine implementata, dalla CIA, a Cuba per fabbricare una stampa che, da Internet, generasse contenuto politico deliberatamente tossico nei confronti della Rivoluzione  cubana, sotto la facciata dell’esercizio del giornalismo. L’operazione -rivelata dal lavoro dei servizi di controspionaggio cubani e dell’agente della CIA Raúl Capote, in realtà un agente della Sicurezza di Stato ed autore del libro di memorie ‘Enemigo’- è stata avviata a partire da una riunione tenutosi all’Avana, nel 2004, tra funzionari dell’allora Ufficio Interessi USA (SINA), oggi Ambasciata, ed ufficiali della CIA.</p>
<p>L’utilizzo di premi internazionali come meccanismo di convalida e fabbricazione di prestigio per favorire le figure emerse nell’ambito dell’operazione, sarebbe stata ampiamente praticata con la primo di esse, la blogger Yoani Sánchez ed il suo blog Generación Y, che ha ricevuto numerosi premi come giustificazione di fondi e meccanismo per posizionare il suo nome, nonché per agevolare il suo accesso alle pagine della stampa internazionale. Attualmente Yoani, sebbene screditata e logorata dall’ informazioni che hanno svelato, negli anni, i suoi legami finanziari, mantiene il giornale digitale ’14 y medio’, dedicato alla manipolazione delle notizie, alla propagazione di fake news ed alla propaganda filo USA, con supporto economico dalle stesse fonti.</p>
<p>Un modello che vediamo, chiaramente, nell’uso sistematico del Premio Gabo per la proiezione internazionale della cosiddetta “stampa indipendente” cubana, con la sua falsa indipendenza, realmente sostenuta da quel background finanziario. Lo stesso Carlos Manuel Álvarez, direttore di El Estornudo ha rivelato, in un’intervista, dopo aver ritirato il premio nel 2017, le possibilità di funzionamento del premio come strumento di convalida ed accesso: “Abbiamo la certezza che le cose possono cambiare d’ora in poi, ma molte dipendono da come ci percepiscano”. (4)</p>
<p>Chiunque si chiederebbe come questo sia avvenuto ed in che modo un prestigioso Premio giornalistico, assegnato da un rispettabile ente culturale, abbia potuto cadere in questo. La Fondazione ha ricevuto sostegno finanziario e collaborazione da entità molto diverse, tanto dal governo della Colombia e dal suo Ministero della Cultura che dall’UNESCO e da agenzie di cooperazione internazionale, tra altre di indubbia rispettabilità. Ma, allo stesso tempo, altri attori finanziari e di “lavoro collaborativo” sono stati interessati alla Fondazione Gabo, sembra dall’inizio degli anni 2000, quando portava ancora il nome di Fondazione per il Nuovo Giornalismo Ibero-Americano (FNPI).</p>
<p>Il legame tra la NED e la Fondazione Gabo -avvolta, negli anni, in una ragnatela di organizzazioni di facciata giornalistica e finanziaria legate alla prima che, evidentemente, utilizzano e beneficiano del prestigio della seconda e, per estensione, del nome del suo fondatore- solo potrebbe avere spiegazione a partire da un allontanamento dai valori promossi dalla figura di García Márquez, che è stato corrispondente di Prensa Latina, compagno di lunga data della Rivoluzione cubana ed intimo amico del suo dirigente storico Fidel Castro.</p>
<p>Il ricercatore britannico Michael James Barker, autore di saggi come ‘The Soros Media Empire. The Power of Philantropy to Enginner Concent’ (2008) e ‘Under the Mask of Philantropy’ (2017), dichiarato ammiratore dell’opera di García Márquez ha pubblicato, nel 2008, l’articolo ‘The Democracy Manipulators’ in cui commentava la sua delusione al verificare il percorso che era stato dato al progetto originariamente ideato dal famoso romanziere colombiano:<br />
“La FNPI ha ricevuto il suo primo finanziamento dalla NED nel 2000, quando ha ottenuto 75000 $ per formare giornalisti sugli aspetti tecnici della corrispondenza di guerra e stabilire una rete per proteggere i giornalisti e la libertà di espressione in Colombia. L’anno successivo hanno ottenuto altri 72000 $, dalla NED, per continuare questo lavoro, ed altri 70000 per realizzare una serie di seminari. (…) La Fondazione non occulta il suo finanziamento proveniente dalla NED ed, apertamente, lo include sul suo sito web come alleata per il suo Progetto Antonio Nariño, (volto alla protezione del giornalismo dedicato al conflitto colombiano), presentato nel 2001. La Fondazione include, in quella lista, Reporter Senza Frontiere, e presenta come “organizzazioni associate” l’Associazione di Notizie sui Diritti dell’Infanzia, Observatorio da Imprensa, Istituto Stampa e Società e l’International Center for Journalists. Ho illustrato in diversi articoli come queste ultime due organizzazioni siano strumenti di manipolazione della democrazia che ricevono fondi dalla NED “(5).</p>
<p>Oggi diversi link sul sito fundaciongabo.org che mostravano un qualche collegamento con la NED portano a contenuti rimossi dalla stessa ed offrono come risultato “Pagina non trovata”. Ma la directory ‘Alleati Storici della Fondazione’, che lo stesso sito offre, contiene un ampio elenco di collaboratori, che -oltre ad enti rispettabili e riconosciuti a livello internazionale- include non solo l’ambasciata USA a Bogotá ma anche varie organizzazioni e media digitali i cui legami con la NED ed Open Society sono stati esposti e pubblicamente noti. È il caso del forum Distintas Latitudes, del quotidiano digitale salvadoregno El Faro, del Knight Center per il Giornalismo nelle Americhe dell’Università del Texas ad Austin, del Committee to Protect Journalists (CPJ), della Fondazione per la Libertà di Stampa (FLIP) , Fondazione Konrad Adenauer, Global Forum for Media Development, International Center for Journalists, l’ Istituto della Stampa e Società (IPYS), tra altri…. e s’intende, nella lunga lista compaiono le stesse National Endowment for Democracy (NED) e Open Society Foundations.</p>
<p>Nel caso dell’Istituto Stampa e Società (IPYS), questo è un nome ben noto nel nostro paese. L’Unione dei Giornalisti Cubani (UPEC) ha denunciato in una dichiarazione, promossa su Twitter dal Presidente Miguel Díaz-Canel, il 12 ottobre 2019, che questa organizzazione ha effettuato telefonate e inviato messaggi di testo a vari dei suoi giornalisti membri per informarli di essere stati selezionati per un concorso di cronache, organizzato da detto Istituto, al quale non avevano partecipato.</p>
<p>La lista di lavori e giornalisti cubani promossa dalla manovra dell’IPYS mescolava, deliberatamente, nomi di giornalisti del sistema dei media pubblici con media finanziati dagli USA: “L’UPEC ha basi politiche ed etiche molto chiare; nel suo seno ospita molteplici opinioni, ma non siamo in comunicazione né con la NED, né con l’OSA, né con Open Society di Soros, funzionali alle strategie del governo USA per soffocare il nostro paese“. (6)</p>
<p>Secondo l’annuncio della Fondazione Gabo: “Nessuno degli alleati, associati e sponsor interviene nella regolamentazione, annuncio e gestione del Premio”, e magari fosse così.</p>
<p>Per quanto riguarda i lavori cubani nominati quest’anno, le loro storie e tematiche avrebbero potuto essere perfettamente affrontati, e dovrebbe essere così, dai giornalisti in uno dei media del sistema di stampa pubblica a Cuba: Uno, la storia di una donna nera transessuale che supera un duro passato di violenza familiare, discriminazione e marginalità per ottenere di realizzarsi come artista, come persona capace ed utile alla società nonostante gli enormi ostacoli che ha dovuto superare e convertirsi, lei stessa, in attivista per i diritti della comunità LGBTI ed organizzatrice di attività a favore dei bambini di una località disagiata della capitale cubana.</p>
<p>L’altra, una mostra sul nocivo impatto sulla salute che produce, negli abitanti di Moa, la contaminazione ambientale causata dall’estrazione industriale di nichel. Realtà profonde della società cubana che è essenziale affrontare. Entrambi dimostrano che il cosiddetto “giornalismo alternativo”, che il finanziamento USA cerca di attuare a Cuba, consiste nel cercare di occupare i vuoti che gli consentono temi scarsamente trattati dalla stampa istituzionale.</p>
<p>Ma in questo caso, la diversità di complessità di un paese come Cuba, con 11 milioni di abitanti, rimane piuttosto ridotta di fronte alla visione del concorso giornalistico colombiano: Il lavoro premiato nel 2017 riguardava una persona trans nera. Il vincitore, nel 2019, trattava su un insediamento abitativo colpito dalla contaminazione da piombo lasciata da industrie che vi operavano. I candidati di quest’anno, ancora una volta, una storia trans nera e un’altra sull’inquinamento ambientale. Sicuramente la selezione delle opere cubane da nominare e premiare, al di là della validità dei racconti, è caduta in una monotonia tematica. Benché ancora meno monotona rispetto alla ricorrente apparizione del denaro dalla NED e della Open Society.</p>
<p>Al risultare premiato qualcuno dei candidati cubani questo testo avrebbe potuto essere intitolato “Cronaca di un premio annunciato”. Per ora è meglio “La NED sì ha chi scrive per lei“, e sembrerebbe essere chi lo premia. Oltre a ciò ci rimane il giornalismo che Gabriel García Márquez ci ha lasciato in eredità, e non perdere la speranza che una Fondazione ed un Premio che portano il suo nome possano liberarsi dalla rete in cui si sono intrappolate e possano onorare il valore universale di quell’eredità.</p>
<p>1. Premi Gabo: questi sono i 40 candidati all’edizione 2020. Infobae. 7 gennaio 2021.</p>
<p>2. Premio Gabo è una mazzata in faccia per la stampa a Cuba, dice il vincitore. Radio televisione Martí. 1 ottobre 2017.</p>
<p>3. A quien pueda interesar: Nuestra ruta del dinero. El Estornudo. Mayo 13, 2020.</p>
<p>4. El Estornudo y su Cuba de la calle. La Prensa. Octubre 5, 2017.</p>
<p>5. The Democracy Manipulators. ZNET. Abril 26,2008.</p>
<p>6. Dichiarazione dell’Unione dei Giornalisti di Cuba: Né la NED, né Soros, né la OSA. Granma. Ottobre 12, 2019.</p>
<p>di : Javier Gómez Sánchez</p>
<p>da Cubadebate/ Cubainformazione</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
<p>foto: Linkedin</p>
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		<title>Presentano relazione che rivela i piani per abbattere Evo Morales</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 22:05:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica ha pubblicato la relazione degli Stati Uniti e la costruzione del golpe contro Bolivia, dove si parla degli interessi relazionati con Washington, che hanno lavorato per abbattere l'ex presidente Evo Morales. Tra i temi che si abbordano in questa analisi si trovano perfino i mezzi di comunicazione boliviani, statunitensi ed europei che hanno denunciato la frode nelle elezioni generali del 20 ottobre, prima di terminare il conteggio, e dove accusavano Morales di essere un dittatore.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11216" alt="Bolivia-represión-golpe-de-estado-580x387" src="/files/2019/11/Bolivia-represión-golpe-de-estado-580x387.jpg" width="580" height="387" />Il Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica ha pubblicato la relazione degli Stati Uniti e la costruzione del golpe contro Bolivia, dove si parla degli interessi relazionati con Washington, che hanno lavorato per abbattere l&#8217;ex presidente Evo Morales.</strong></p>
<p>Tra i temi che si abbordano in questa analisi si trovano perfino i mezzi di comunicazione boliviani, statunitensi ed europei che hanno denunciato la frode nelle elezioni generali del 20 ottobre, prima di terminare il conteggio, e dove accusavano Morales di essere un dittatore.</p>
<p>Nello studio, si legge che mass media come la BBC, il New York Times, il Washington Post, The Guardian, France 24 ed agenzie come Reuters hanno decretato che la cosa corretta era andare ad un secondo turno, anche se non si era finito il conteggio dei voti. Durante quasi tutto l&#8217;anno le corporazioni di comunicazione avevano fabbricato matrici di opinione false per delegittimare Evo.</p>
<p>Questo lavoro, elaborato da Silvina Romano, Tamara Lajtman, Anibal Garcia Fernandez ed Arantxa Tirato, fa una cronologia sui comunicati degli USA, dichiarazioni e disegni di legge che avevano influenza sulle presidenziali della Bolivia, dove Morales HA VINTO al primo turno.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Una frode annunciata </span></p>
<p>Secondo gli autori, dopo aver deciso di usare l&#8217;idea di “frode elettorale”, si deve considerare l&#8217;importanza geopolitica e geostrategica del territorio boliviano e la disputa per l&#8217;accesso ed appropriazione delle risorse naturali.</p>
<p>In relazioni di “think tanks” statunitensi e di Wikileaks, si parlava del potenziale di sviluppo del litio nel paese andino e come il suo “clima insicuro” fosse il principale inibitore dell&#8217;investimento straniero.</p>
<p>Il litio si può trasformare in un problema geopolitico, diceva un testo dell&#8217;Atlantic Council intitolato “Il ruolo della Bolivia nella transizione energetica minacciato dall&#8217;incertezza del litio”, dove inoltre si faceva riferimento alla presenza di Cina nella regione ed al suo controllo della somministrazione del metallo.</p>
<p>Allo stesso modo, nel documento, firmato da vari investigatori si legge che più di un anno prima delle elezioni, Stratfor, una consulente che realizza investigazioni di intelligenza per la Casa Bianca, esponeva, in una serie di relazioni, scenari di tumulti, instabilità e possibili sanzioni degli USA di fronte ad una vittoria di Evo Morales, come spiega una delle autrici della relazione, Silvina Romano.</p>
<p>L&#8217;unico scenario possibile era quello di un secondo turno, cioè, si veniva già prefabbricando l&#8217;opinione che non si poteva accettare un trionfo del MAS nel primo turno, spiega Romano, che aggrega che questa possibilità si presentava come desiderabile e probabile da parte del settore privato statunitense, le élite boliviane ed altri gruppi imprenditoriali della destra latinoamericana.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Il ruolo dell&#8217;OSA</span></p>
<p>L&#8217;OSA ha avuto un ruolo da protagonista nel golpe di stato contro Evo Morales dalla mano del suo segretario generale, Luis Almagro, denuncia l&#8217;analisi.</p>
<p>La Missione di Osservazione Elettorale dell&#8217;OSA che era un accompagnatore elettorale nei suffragi del passato 20 ottobre in Bolivia, tre giorni dopo le votazioni ha presentato davanti all&#8217;organismo regionale una relazione preliminare dove considerava che continuava essendo la migliore opzione convocare ad un secondo turno davanti alle presunte irregolarità trovate nel processo.</p>
<p>Questa segnalazione ha permesso che dieci giorni dopo avere portato a termine i suffragi, il governo e la segreteria generale dell’OSA firmassero un accordo che ha compromesso il paese andino a permettere che si realizzasse un auditing integrale dei risultati e che i suoi risultati fossero vincolanti.</p>
<p>Il processo di auditing, nel quale hanno partecipato 33 esperti dell’OSA accompagnati da rappresentanti del Messico e di Spagna, si è portato a termine e le conclusioni sono state affrettate, nonostante tutta l’operazione fosse stata accordata col governo.</p>
<p>Così, il 10 novembre, l&#8217;OSA ha pubblicato un comunicato dove ha sollecitato di annullare i risultati delle elezioni ed a convocare nuovi suffragi. A partire da qui, e malgrado l&#8217;organismo non mettesse in dubbio la vittoria di Morales alle urne, i fatti sono precipitati ed il mandatario si è visto obbligato a dimettersi, costretto dalla forza armata.</p>
<p>preso da RT</p>
<p>foto:AFP</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://media.cubadebate.cu/wp-content/uploads/2019/11/ee-uu-y-la-construccion-del-golpe-en-bolivia-1.pdf" >per leggere la relazione Estados Unidos y la construcción del golpe de Estado en Bolivia clikka qui</a></p>
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		<title>Cubadebate: e siamo già maggiorenni!!!</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Aug 2019 01:41:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo arrivati ai sedici anni. Qui a Cuba vuol dire arrivare ad essere maggiorenni. Già comincia a restare nel passato l'infanzia, in cui ci siamo divertiti ed abbiamo imparato quello che ci piace fare ed adesso entriamo alla maturità adolescente.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11059" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-11059" alt="Una parte del collettivo di Cubadebate" src="/files/2019/08/Equipo-de-trabajo-580x373.jpg" width="580" height="373" /><p class="wp-caption-text">Una parte del collettivo di Cubadebate</p></div>
<p><strong>Siamo nati quel 5 agosto 2003 con un nome: Cuba ed un cognome di combattimento: Dibattito. Da allora non abbiamo mai smesso di fare, sognare, convocare, rinnovare, scambiare, vivere.</strong></p>
<p>Siamo arrivati ai sedici anni. Qui a Cuba vuol dire arrivare ad essere maggiorenni. Già comincia a restare nel passato l&#8217;infanzia, in cui ci siamo divertiti ed abbiamo imparato quello che ci piace fare ed adesso entriamo alla maturità adolescente.</p>
<p>Non c’è stato quasi tempo per il riposo. Ma il senso dell&#8217;utilità e la gratitudine dei nostri lettori ricompensano abbondantemente l’impegno.</p>
<p>Incomincia una tappa che ci obbliga a continuare ad essere irriverentemente impegnati, profondamente allegri, irrinunciabilmente rivoluzionari. Ma che anche ci invita a fare cose migliori, più profondamente giornalistiche, più provocatoriamente visuali, più innovatrici.</p>
<p>Contiamo per ciò su un giovane ed audace collettivo editoriale, ed uno sperimentato e sperimentatore gruppo tecnico; ma soprattutto, contiamo su di voi, i nostri lettori, fonte di critica e crescita, linfa per nutrirci e catturare con le nostre lettere il mondo, forza vigorosa che ci fa guardare all&#8217;orizzonte.</p>
<p>Celebriamo i 16 anni per Cuba, per il Dibattito, per la Patria e per il Mondo migliore a cui aspiriamo!</p>
<p>Salute!</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
<p>foto: Cubadebate</p>
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		<title>Come i mezzi privati possono incitare al genocidio?</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 15:18:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I giornalisti che collaborano in manovre di persecuzione politica, disinformazione, guerra psicologica (di quarta generazione) utilizzando informazioni false come un’arma di distruzione di massa sono giornalisti o “task force” delle nuove forme di guerre che si applicano nel mondo e nella nostra regione? Su questo tema si centra la relazione recentemente recuperata “I mass media ed il genocidio”, pubblicata dal Centro Internazionale di Investigazione e Sviluppo del Canada nel 2007, di Allan Thompson, dove si trova una dichiarazione di Kofi Annan, ex segretario generale dell'ONU che denunciava allora che “i mezzi di comunicazione sono stati usati in Ruanda per disseminare l’odio, per disumanizzare la gente, ed ancora di più per guidare i genocidi verso le loro vittime”.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11019" alt="Ruanda" src="/files/2019/06/Ruanda.jpg" width="580" height="340" />I giornalisti che collaborano in manovre di persecuzione politica, disinformazione, guerra psicologica (di quarta generazione) utilizzando informazioni false come un’arma di distruzione di massa sono giornalisti o “task force” delle nuove forme di guerre che si applicano nel mondo e nella nostra regione?</strong></p>
<p>Su questo tema si centra la relazione recentemente recuperata “I mass media ed il genocidio”, pubblicata dal Centro Internazionale di Investigazione e Sviluppo del Canada nel 2007, di Allan Thompson, dove si trova una dichiarazione di Kofi Annan, ex segretario generale dell&#8217;ONU che denunciava allora che “i mezzi di comunicazione sono stati usati in Ruanda per disseminare l’odio, per disumanizzare la gente, ed ancora di più per guidare i genocidi verso le loro vittime”.</p>
<p>“Tre giornalisti e proprietari di mass media sono stati dichiarati colpevoli di genocidio dal Tribunale Criminale Internazionale per il Ruanda, ed anche di incitamento al genocidio, cospirazione e di commettere crimini contro l&#8217;umanità. Dobbiamo trovare una via per rispondere a tali abusi di potere”, ha concluso Annan in una conferenza nella Scuola di Giornalismo e Comunicazione dell&#8217;Università Carleton di Ottawa. Questa dichiarazione, taciuta a livello mondiale, ha cominciato a riscattarsi in questi tempi.</p>
<p>Riferendosi al caso il Ruanda, l&#8217;editore Thompson ha affermato che “i mass media dell&#8217;odio in questo paese –attraverso i loro giornalisti, annunciatori e dirigenti–che hanno giocato un ruolo fondamentale nello stabilimento delle basi per il genocidio, in seguito hanno partecipato attivamente alla campagna di sterminio”.</p>
<p>Valutando il verdetto di colpevolezza emesso dal Tribunale del Crimine Internazionale, nel giudizio ha sostenuto che “il proposito di rivedere il ruolo dei mass media nel genocidio del Ruanda non è solo per ricordare. Abbiamo ancora molto da imparare su questa questione ed esaminare la maniera in che giornalisti ed aziende della comunicazione si sono comportati durante la tragedia e questo non è solo un esercizio storico. Tristemente, dà l&#8217;impressione che non abbiamo individuato né inteso completamente le lezioni del Ruanda”.</p>
<p>Il giudizio era riferito a quanto accaduto in Ruanda, quando il 6 aprile 1994 il presidente del paese, Juvenal Habyarimana, è stato vittima di un attentato contro l&#8217;aeroplano in cui viaggiava e che si è schiantato, proprio quando era riuscito a firmare la pace ad Arusha, in Tanzania, nel 1993, tra una popolazione maggioritaria Hutu e la minoranza Tutsi.</p>
<p>Lo stesso giorno, mezzi di comunicazione locali hanno attribuito il crimine ai Tutsi e nella notte sono cominciati gli assassinati di migliaia di famiglie. Squadroni della morte lanciavano granate in tutti i luoghi ed i rifugi.</p>
<p>In Ruanda hanno calcolato circa un milione di morti e nell&#8217;anno 2003, “il verdetto nel giudizio contro i dirigenti della stazione radio televisiva RTLM ed il quotidiano Kangura, il Tribunale Criminale Internazionale per il Ruanda ha confermato senza nessun dubbio il ruolo dei mass media privati di comunicazione negli assassinati (…) demonizzando i Tutsi ed accusandoli di possedere condizioni diaboliche, presentando il gruppo etnico come se fosse ‘il nemico’ e presentando le loro donne come ‘agenti nemici seducenti’.</p>
<p>“I mass media hanno fatto un appello per lo sterminio dei gruppi etnici Tutsi come una risposta alla minaccia politica che loro associavano con questa etnia” (Verdetto del tribunale 2003: paragrafo 72)</p>
<p>Thompson ha considerato “che gran parte del massacro si sarebbe potuto evitare se non fosse stato per il ruolo giocato dai mass media” ed ha concluso la sua relazione con un grido “dell&#8217;umanità” reclamando ai giornalisti che assumano le loro responsabilità.</p>
<p>La tragedia del Ruanda si è ripetuta in altri paesi sia nel secolo XX, come in questo secolo XXI sotto un potere egemonico fondamentalista che applica un terrorismo di stato “universale” con totale impunità e sviluppa guerre coloniali e di bassa intensità, utilizzando le informazioni false come i primi missili che hanno provocato i genocidi dei secoli XXI.</p>
<p>di Stella Calloni</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>preso da Pagina 12</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>L’era della post-verità o della moltiplicazione delle stesse menzogne?: Campagne mediatiche contro i processi progressisti latinoamericani</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jul 2018 01:19:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viviamo tempi d’intensa battaglia di idee, come, già da tempo, Fidel ci ha indicato. Se alla fine del secolo scorso ci hanno venduto la ricetta del postmodernismo, come un appello al quietismo, al feroce individualismo, alla fine delle utopie; ora, convertono in termine alla moda la post-verità*. I media lo usano ripetutamente e un gruppo di teorici ne discute, ardentemente, il significato e la portata. Il dizionario di Oxford lo ha proclamato come il termine inglese (post-truth) più utilizzato nel 2016. La Reale Accademia di Spagna lo ha santificato nel 2017. Dietro la valanga, si pretende sequestrare, ancora una volta, la vittima più frequente di tutti i conflitti: LA VERITÀ.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10575" alt="guerra-mediática-1-580x331" src="/files/2018/07/guerra-mediática-1-580x331.jpg" width="580" height="331" />Viviamo tempi d’intensa battaglia di idee, come, già da tempo, Fidel ci ha indicato. Se alla fine del secolo scorso ci hanno venduto la ricetta del postmodernismo, come un appello al quietismo, al feroce individualismo, alla fine delle utopie; ora, convertono in termine alla moda la post-verità*. I media lo usano ripetutamente e un gruppo di teorici ne discute, ardentemente, il significato e la portata. Il dizionario di Oxford lo ha proclamato come il termine inglese (post-truth) più utilizzato nel 2016. La Reale Accademia di Spagna lo ha santificato nel 2017. Dietro la valanga, si pretende sequestrare, ancora una volta, la vittima più frequente di tutti i conflitti: LA VERITÀ.</strong></p>
<p>Per il filosofo britannico A. C. Grayling il mondo della post-verità influisce negativamente sulla “conversazione pubblica” e sulla democrazia. “È una cultura in cui poche affermazioni su Twitter hanno lo stesso peso di una biblioteca piena di ricerche. Tutto è relativo. Si inventano storie tutto il tempo”.</p>
<p>Si cerca di saltare la frontiera delle menzogne, invertire i campi della moralità, allargare la prevalenza dell’individualismo. Si apre la strada all’egemonia di ciò che il noto intellettuale polacco Zygmunt Bauman  ha denominato, alla fine del secolo scorso, come la “modernità liquida”, in cui nulla è solido: né lo Stato – Nazione; né la famiglia né il lavoro. “È il momento della deregolamentazione, della flessibilizzazione, della liberalizzazione di tutti i mercati”, ha segnalato. “Non ci sono linee guida stabili né predeterminate in questa versione privatizzata della modernità. E quando il pubblico non esiste più come solido, il peso della costruzione di linee guida e la responsabilità del fallimento cadono totalmente e fatalmente sulle spalle dell’individuo”.</p>
<p>Con la post-verità siamo indotti ad accettare che la verità sia stata superata, che l’abbiamo lasciata alle spalle. Ci si vende l’idea dell’impossibilità dell’emancipazione, del trionfo delle apparenze sul certo, dell’inesorabile obsolescenza dell’etica.</p>
<p>Ma viviamo realmente nell’era della post-verità? O è semplicemente il tempo della moltiplicazione delle stesse menzogne di un tempo, grazie all’esistenza e all’interazione delle moderne infrastrutture tecnologiche, delle attuali pratiche comunicative, compresi i social network digitali, ed i predominanti comportamenti sociali?</p>
<p><span style="color: #ff0000">Cuba: assedio mediatico permanente</span></p>
<p>Guardandolo da Cuba, le qualificazioni non valgono molto. La traiettoria dei grandi media e le campagne mediatiche dell’impero e dei suoi alleati contro questo paese, sono sempre state, invariabilmente, le stesse dallo stesso trionfo rivoluzionario nel 1959. Manipolazioni, grossolane menzogne, mezze verità, immagini scattate come in un Jurassic Park, si sono continuamente ripetute per quasi 60 anni.</p>
<p>Si demonizzò l’esecuzione dei criminali batistiani, che assassinarono migliaia di figli di Cuba; si manipolò la legale e giusta nazionalizzazione delle società USA che dominavano la maggior parte dell’economia del paese; si propagò l’immagine di Cuba come obbediente satellite sovietica; si distorse lo scopo della presenza internazionalista cubana in Africa (che preservò l’indipendenza dell’Angola, contribuì alla liberazione e all’indipendenza della Namibia ed aiutò alla sconfitta dell’ignominioso apartheid in Sud Africa); e si raccontò, più e più volte, l’Ora Finale di Castro, o del socialismo a Cuba.</p>
<p>I grandi mezzi stampa o i libelli locali a Miami, le agenzie di notizie e la radio ad onde corte, sono serviti, nei primi decenni della Rivoluzione, come principali e quasi quotidiani veicoli delle campagne contro Cuba. Più che spazi di comunicazione erano servili strumenti di propaganda ed aggressione. Vale ricordare come il New York Times abbia censurato un ampio reportage sul reclutamento della forza mercenaria che avrebbe invaso Cuba nel 1961, al fine di non rivelare il coinvolgimento del governo USA in quel piano, o quello scandaloso e risibile dispaccio dell’agenzia UPI, degno per lo studio della beffa nelle scuole di giornalismo, in cui si parlava del riuscito sbarco di quella forza mercenaria nell’inesistente Porto di Bayamo.</p>
<p>Simbolico per questi tempi è che la prima offensiva mediatica della Rivoluzione cubana, dal 21 al 19 gennaio 1959, si chiamò OPERAZIONE VERITA’; quando Fidel convocò più di trecento giornalisti provenienti da diverse parti del mondo per chiarire la giustezza dei processi intrapresi contro i criminali batistiani ed esporre con fermezza i principi del nascente processo rivoluzionario.</p>
<p>Da quei giorni sarebbe nata l’idea di creare i primi media internazionali della Rivoluzione: l’agenzia di notizie Prensa Latina e la stazione radio ad onde corte Radio Habana Cuba.</p>
<p>A capo di Prensa Latina, ci sarebbe stato il giornalista e rivoluzionario argentino Jorge Ricardo Massetti, amico e discepolo del Che, che nel processo di fondazione dell’Agenzia avrebbe lascito tracciato, con cristallina chiarezza, il suo principio d’azione: “Noi siamo obiettivi ma non imparziali. Consideriamo una codardia essere imparziale, perché non si può essere imparziale tra il bene ed il male”.</p>
<p><span style="color: #ff0000">Nuovi tempi, nuove tecnologie: il monopolio di sempre</span></p>
<p>L’era dell’informazione o la Società Informatizzata in cui viviamo – come indistintamente la chiamano gli studiosi – è stata teatro di cambi sostanziali nei modi e nella velocità di far comunicazione. Internet ha esteso la portata dei media, ha convertito in fatto istantaneo la notizia, ha ampliato le fonti di emissione e moltiplicato il volume di informazioni circolanti. Ma ci sono cose che non sono cambiate: il potere mediatico rimane nelle mani di pochi, la manipolazione e la menzogna continuano ad essere le armi preferite contro coloro che si propongono far fronte al dominio egemonico del capitale e del mercato; si continua imponendo e standardizzando idee, simboli, culture.</p>
<p>Un pugno di oligarchi della finanza e dell’industria, appartenenti a quell’élite transnazionale dell’1% che di solito s’incontra a Davos o in Bilderberg, controlla sempre più i mezzi di comunicazione ed i messaggi che vengono emessi. Lì si sono anche installati i magnati delle nuove tecnologie e delle reti sociali online, come l’uomo più ricco del mondo di oggi, Jeff Bezos, padrone di Amazon, della società di turismo spaziale Blue Origin e ora anche del Washington Post, il secondo media meglio classificato nel Ranking de Alexa per gli USA.</p>
<p>Pochi empori sono i padroni dei grandi giornali e televisioni nell’abbondante selva mediatica USA; solo cinque gruppi controllano la stampa francese di gran pubblico. Non pochi media latinoamericani sono sotto il controllo di gruppi USA e spagnoli.</p>
<p>Già nel 1843, nella sua Monografia della Stampa Parigina, Honoré de Balzac avvertiva che, quando un uomo d’affari compra un giornale (un mezzo di comunicazione diremmo oggi) lo fa “… o per difendere un sistema politico il cui trionfo gli interessa, o per convertirsi lui stesso in politico, facendosi temere”.</p>
<p>Le insidie, le falsità, il maneggio mediatico, che in precedenza si esercitava dalle agenzie, dalla radio o dalle pubblicazioni stampate, ormai sono ampiamente trasmesse dalla televisione satellitare, siti digitali provenienti da varie fonti, o attraverso i miliardi di utenti delle reti sociali.</p>
<p>I poteri mediatici globali gestiscono anche i fili dei media locali. I messaggi e le opinioni che vengono emessi a Washington, New York, Miami e Madrid sono riprodotti, con immediatezza e profusione, nei media dominanti in America Latina, gran parte delle cui azioni sono nelle mani di gruppi aziendali, finanzieri o mediatici di USA o Spagna.</p>
<p><span style="color: #ff0000">I media come partiti politici. Strumenti di guerra</span></p>
<p>Nello scontro ideologico e militare della globalizzazione, i media ed i social network digitali agiscono come una forza politica e un’arma da combattimento. Sono convenientemente utilizzati per la provocazione, l’esaltazione e l’ammorbidimento nelle situazioni di conflitto.</p>
<p>Dobbiamo ricordare il ruolo delle TV e dei giornali dell’oligarchia venezuelana nel coordinamento ed esecuzione del golpe contro il Presidente Hugo Chávez, nell’aprile 2002.</p>
<p>Né dimenticare come il New York Times ed il Washington Post siano stati convenientemente usati per giustificare l’invasione dell’Iraq, nel marzo 2003. Nel giornale della città di New York, a quei tempi, si potevano leggere titoli come: “Arsenale segreto: alla ricerca dei batteri di guerra” o “Un iracheno parla dei nuovi siti di armi chimiche e nucleari”. Quegli articoli furono firmati dalla giornalista stella del Times, Judith Miller, che ha riconosciuto ricevere le informazioni dal cosiddetto Iraqi National Congress, un’organizzazione con sede a Washington e finanziata dalla CIA. I servizi segreti intossicavano l’ informazione per spaventare il pubblico USA e propiziare lo scenario di guerra.</p>
<p>In modo simile l’hanno fatto nelle guerre di Libia e Siria o nella frenetica offensiva totale contro la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela: inventare lo scenario, generare incertezza, promuovere l’odio, attizzare la violenza.<br />
Nel Manuale dell’Esercito USA per la Guerra Non Convenzionale del 2010, si definisce chiaramente la connessione media-guerra: “L’aspetto più importante di un’insurrezione di successo è la fattibilità del messaggio. È essenziale che il messaggio raggiunga le persone e abbia un significato per il loro modo di vita. L’insurrezione non può ottenere un sostegno passivo o attivo senza raggiungere questi obiettivi. Ciò fa che il linguaggio, la cultura e la geografia delle masse siano particolarmente importanti”.</p>
<p>Riafferma inoltre che “… l’ideologia come insieme interrelato di credenze, valori e norme, è usata per manipolare e influire sul comportamento degli individui all’interno del gruppo”.</p>
<p>Il Manuale definisce un’escalation di azioni che portano al frattura morale, alla resa o alla sconfitta per le armi del governo nemico. Tra loro segnala in ordine di escalation:</p>
<p>– Creazione di un’atmosfera di diffuso malcontento attraverso la propaganda e gli sforzi politici e psicologici per screditare il governo.</p>
<p>– Agitazione, creare un’opinione pubblica favorevole (evocando la causa nazionale), creare sfiducia nelle istituzioni stabilite.</p>
<p>– Intensificazione della propaganda, preparazione psicologica della popolazione per la ribellione.</p>
<p>Non vi sembra questo troppo simile a quello che è successo in Venezuela e a quello che sta succedendo adesso in Nicaragua?</p>
<p>Ed a proposito, nello stesso Manuale dell’Esercito USA si stabilisce che uno dei primi obiettivi da annientare dall’insurrezione (leggasi gli alleati di Washington) sono i mezzi di comunicazione dell’avversario. La fase 6 della strategia include una delle operazioni da eseguire: “Selezionare come obiettivi l’infrastruttura dell’area di retroguardia, come depositi di carburante e munizioni, cantieri ferroviari, aeroporti, vie fluviali, impianti di generazione di energia elettrica, nonché installazioni radio, TV ed altri mezzi di comunicazione di massa”.</p>
<p><span style="color: #ff0000">(nota: il termine post–verità, traduzione dell’inglese post-truth, indica quella condizione secondo cui, in una discussione relativa a un fatto o una notizia, la verità viene considerata una questione di secondaria importanza).</span></p>
<p>di Randy Alonso Falcon</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Francesco Monterisi</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Siria denuncia minacce di aggressione da parte degli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jun 2017 00:59:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Ministero siriano degli Esteri e degli Espatriati denuncia oggi che la campagna di disinformazione fatta dagli Stati Uniti sulle intenzioni del governo siriano per lanciare un attacco chimico, non ha nessun fondamento. Tale manipolazione mediatica non si basa su nessun dato o giustificazione, precisa un comunicato al riguardo e denuncia che le minacce di aggressione di Washington fanno gioco e sono utili ai gruppi terroristici.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10064" alt="MinisteriodelExteriorsirio" src="/files/2017/06/MinisteriodelExteriorsirio.jpg" width="580" height="658" />Il Ministero siriano degli Esteri e degli Espatriati denuncia oggi che la campagna di disinformazione fatta dagli Stati Uniti sulle intenzioni del governo siriano per lanciare un attacco chimico, non ha nessun fondamento.  </strong></p>
<p>Tale manipolazione mediatica non si basa su nessun dato o giustificazione, precisa un comunicato al riguardo e denuncia che le minacce di aggressione di Washington fanno gioco e sono utili ai gruppi terroristici.</p>
<p>In realtà, “l&#8217;obiettivo di queste denunce è giustificare una nuova aggressione contro Siria sotto pretesti deboli come è accaduto nell&#8217;attacco contro l&#8217;aeroporto di Shayrat, e per occultare i bombardamenti della coalizione internazionale diretta dagli Stati Uniti e che hanno causato la morte di migliaia di civili siriani innocenti”.</p>
<p>“Siria reitera che ha distrutto interamente il suo programma chimico in maniera irrevocabile e ciò è confermato dalle organizzazioni internazionali pertinenti, ed assicura che non dispone di nessun tipo di armi chimiche e condanna il loro uso in qualsiasi luogo, per qualunque proposito e sotto qualunque pretesto”, afferma il comunicato.</p>
<p>Tanto Siria come Russia, Iran ed altri paesi hanno chiesto un&#8217;investigazione immediata dopo l&#8217;aggressione statunitense a Shayrat, ma il governo degli Stati Uniti e quelli “che fanno parte della loro sudditanza si rifiutarono di portare a termine questa investigazione”.</p>
<p>D’accordo con diverse denunce e mezzi di comunicazione, gli Stati Uniti diffondono che il governo siriano prepara attacchi chimici in aree della provincia di Idleb, dove secondo loro ci sarebbe già stata un&#8217;azione simile mai provata fino ad oggi.</p>
<p>Fonti militari e di intelligenza a Damasco ed in Russia, soprattutto, segnalano che l&#8217;ex Fronte Al Nusra &#8211; una supposta filiale di Al Qaeda in territorio siriano &#8211; non è mai stato oggetto di attacchi da parte degli Stati Uniti e della coalizione che dirige ed al contrario riceve un evidente e dimostrato appoggio del regime sionista di Israele.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Non si può essere imparziali tra il bene ed il male, Jorge Ricardo Masetti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 01:04:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se il giornalista argentino Jorge Ricardo Masseti fosse vivo oggi, avrebbe compiuto 88 anni. Prensa Latina, per commemorarlo, trasmette un articolo pubblicato il 12 gennaio 1960, scritto dal fondatore e primo direttore di questa agenzia latinoamericana di notizie. Il materiale appare riprodotto nel libro "Gli anni precursori, Memorie di Prensa Latina (1959-1962)", pubblicato nel 2009 da questo mezzo internazionale, la cui creazione fu iniziativa del leader storico della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro, e del guerrigliero argentino Ernesto Che Guevara.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10011" alt="masetti-checubadebate" src="/files/2017/05/masetti-checubadebate.jpg" width="580" height="386" />Se il giornalista argentino Jorge Ricardo Masseti fosse vivo oggi, avrebbe compiuto 88 anni. Prensa Latina, per commemorarlo, trasmette un articolo pubblicato il 12 gennaio 1960, scritto dal fondatore e primo direttore di questa agenzia latinoamericana di notizie.  </strong></p>
<p>Il materiale appare riprodotto nel libro &#8220;Gli anni precursori, Memorie di Prensa Latina (1959-1962)&#8221;, pubblicato nel 2009 da questo mezzo internazionale, la cui creazione fu iniziativa del leader storico della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro, e del guerrigliero argentino Ernesto Che Guevara.</p>
<p>&#8220;Prensa Latina</p>
<p>di Jorge Ricardo Masetti</p>
<p>L&#8217;idea di creare un&#8217;agenzia latinoamericana non è sicuramente originale. Come non lo è neanche, l&#8217;idea di liberare i popoli latinoamericani dall&#8217;imperialismo che li opprime.</p>
<p>Noi, che soffriamo il monopolio delle notizie, dell&#8217;informazione, dell&#8217;opinione pubblica che creavano le agenzie yankee, della “non informazione”, l&#8217;occultamento e la distorsione, sentiamo anche la necessità di creare un&#8217;agenzia informativa.</p>
<p>Chi vorrà leggere la storia delle agenzie imperialiste, storia scritta da loro stessi, vedranno che dal principio del secolo scorso si spartirono il mondo come una torta, affinché ogni impero potesse occultare, ai popoli che opprimevano, le notizie che più interessavano a loro, ed a noi ci toccò essere la parte della torta che toccò agli yankee.</p>
<p>Loro sovvenzionarono le loro agenzie affinché i popoli dell&#8217;America latina non si conoscessero tra loro, affinché arrivassero ad odiarsi. Ed anche hanno fatto in modo che fossero sconosciuti per il resto del mondo, seguendo la Dottrina Monroe: L’America per i nordamericani, ed attenzione che nessuno portasse le sue notizie, la sua verità a quella parte del mondo che sfruttavano.</p>
<p>Siamo nati sorgendo la Rivoluzione Cubana. E l&#8217;imperialismo ha fatto di tutto per fermarci, si ricorse a tutti i mezzi per perseguire i nostri corrispondenti ed affinché i nostri strumenti di lavoro non oltrepassassero le dogane. In ogni paese c&#8217;è un corrotto disposto a servirli ed offuscare il nostro lavoro.</p>
<p>Ci hanno accusato di essere un&#8217;agenzia di sovversivi e logicamente che per loro lo siamo. Perché non occultiamo la repressione agli operai bananieri del Costa Rica né gli oltraggi dell&#8217;United Fruit, né le concessioni petrolifere all&#8217;imperialismo. Per loro siamo sovversivi perché diciamo la verità che fa loro perdere il sonno.</p>
<p>Noi siamo obiettivi ma non imparziali. Consideriamo che è una vigliaccheria essere imparziale, perché non si può essere imparziale tra il bene ed il male. Ci chiamano sovversivi, ma ciò non ci spaventa. Continueremo ad annunciare la nostra presenza ai fratelli del Panama e di Porto Ricco, e continueremo a dire loro: Che mettano le bombe, che caccino i gringos, che tutto il mondo lo saprà.</p>
<p>Adesso, già nessuno potrà occultare la verità della nostra lotta. Non succederà come nel 1950 quando si ribellò il popolo di Porto Rico contro l&#8217;oppressore imperialista e le agenzie yankee informarono al mondo che “un povero pazzo -il patriota Pedro Albizu Campos &#8211; con un gruppo di giovani rivoltosi, aveva tentato di perturbare l&#8217;ordine”.</p>
<p>Non si disse nulla delle centinaia di morti, della repressione contro il popolo, dei bombardamenti da punta a punta dell’isola di Porto Rico, né degli assassini che commisero le truppe dell&#8217;imperialismo yankee.</p>
<p>Le agenzie yankee avevano dato un mese di vita alla nostra agenzia Prensa Latina. Loro non concepivano la nostra esistenza. Non concepivano un&#8217;agenzia fatta al servizio della libertà e non dei monopoli imperialisti.</p>
<p>Nascemmo a Cuba, perché a Cuba nacque la Rivoluzione dell&#8217;America Latina, e noi abbiamo la missione di fare la Rivoluzione nel giornalismo dell&#8217;America Latina&#8221;.</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>La guerra di IV generazione e il ruolo dei media: le contromisure delle forze e dei movimenti popolari</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2016 23:42:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando si parla di guerra di IV generazione e del ruolo che i mezzi di comunicazione rivestono in questo senso, è necessario, innanzitutto, analizzare siffatta questione sotto l’aspetto delle relazioni interamericane e, pertanto, della crisi strutturale del capitalismo. E’ importante, altresì, fare una breve analisi della storia delle relazioni tra gli Stati Uniti del Nord America e l’America Latina. Così come afferma Atilio Boron, le politiche d’ingerenza statunitensi in America Latina e nei Caraibi, hanno inizio nel 1823, quando Washington rende pubblica la Dottrina Monroe, intesa come politica per l’emisfero occidentale. Tale dottrina avviene un anno prima della famosa Battaglia di Ayacucho (1824), vale a dire prima ancora che i popoli latinoamericani si liberassero dalla corona spagnola.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9238" alt="falceemartello" src="/files/2016/03/falceemartello.jpg" width="665" height="231" />Quando si parla di guerra di IV generazione e del ruolo che i mezzi di comunicazione rivestono in questo senso, è necessario, innanzitutto, analizzare siffatta questione sotto l’aspetto delle relazioni interamericane e, pertanto, della crisi strutturale del capitalismo. E’ importante, altresì, fare una breve analisi della storia delle relazioni tra gli Stati Uniti del Nord America e l’America Latina.</strong></p>
<p>Così come afferma Atilio Boron, le politiche d’ingerenza statunitensi in America Latina e nei Caraibi, hanno inizio nel 1823, quando Washington rende pubblica la Dottrina Monroe, intesa come politica per l’emisfero occidentale.<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn1"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[1]</a> Tale dottrina avviene un anno prima della famosa Battaglia di Ayacucho (1824), vale a dire prima ancora che i popoli latinoamericani si liberassero dalla corona spagnola.</p>
<p>L’avvicinamento economico, politico e culturale degli Stati Uniti del Nord America in America Latina e nei Caraibi, ha inizio proprio da quel momento, sebbene non contava ancora delle condizioni oggettive per compiere il proprio fine: trasformare l’America Latina nel proprio “giardino di casa”.</p>
<p>E’ solo all’indomani della seconda guerra mondiale che gli USA riescono a penetrare in tutta l’America Latina, ponendo in essere il concetto gramsciano di “egemonia corazzata di coercizione” nelle relazioni interamericane.</p>
<p>Ebbene, nonostante non pochi accademici, analisti politici e giornalisti salariati, allineati alla guerra mediatica, psicologica e culturale degli USA contro “Nuestra América”, persistono nell’affermare l’irrilevanza dell’America Latina nella geopolitica imperialista statunitense, Washington, invero, ha sempre avuto una prospettiva verso il Sud, se analizziamo accordi come la OEA, il TIAR, l’Atto di Chapultepec e l’Alleanza del Pacifico.<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn2"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[2]</a></p>
<p>Orbene, gli interessi di stato nordamericani in quella regione sono semplici e sono, senza dubbio, quelli dell’industria tecnologica-militare che controlla la politica estera della Casa Bianca, e che abbisogna di quelle risorse naturali strategiche che si trovano, prevalentemente, in America Latina e che dovuto alla vicinanza con gli Stati Uniti sono più facilmente trasportabili in quel paese. Non dimentichiamoci, infatti, che l’America Latina rappresenta nella geografia perversa dell’aquila fascista del Nord la frontiera tra centro e periferia dell’impero.</p>
<p>Per questo e per molte altre ragioni, la necessità da parte di Washington di inondare la regione di basi militari che, hanno – quasi tutte – le stesse caratteristiche: sono basi di piccole dimensioni, camuffate come “inoffensive”, in realtà convertibili in vere e proprie basi militari in poche ore.</p>
<p>Il sistema di basi militari è ristrutturato sulla base della cosiddetta “Guerra di IV generazione” che la Roma americana (secondo la definizione che José Martì, l’apostolo dell’indipendenza di Cuba, diede degli Stati Uniti) e la NATO (se pensiamo alla base militare presente nell’isola delle Malvinas), stanno rafforzando e ampliando in tutta la regione.<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn3"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[3]</a></p>
<p>Obiettivo principale è abbattere ad ogni costo i governi progressisti, democratici e rivoluzionari che fanno parte dell’Alleanza Bolivariana in “Nuestra América”, l’ALBA-TCP, e, quindi, i processi di emancipazione e di giustizia sociale come la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela, la Rivoluzione Cittadina in Ecuador, la Rivoluzione del “Buen Vivir” in Bolivia, il governo sandinista in Nicaragua, il governo nel Salvador, i governi di Cristina Fernandez in Argentina e di Dilma Rousseff in Brasile; il sogno da parte degli USA di abbattere la Rivoluzione cubana attraverso la tattica dello smart power.<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn4"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[4]</a></p>
<p>Uno dei pretesti dell’impero nordamericano per raggiungere siffatti fini sono la cosiddetta “guerra contro il narcotraffico” e contro il “terrorismo”, attraverso i quali gli USA cercano di abbattere le frontiere nazionali, con lo scopo di stabilire il proprio “Washington consensum”.</p>
<p>Un ruolo strategico, come braccio destro della geopolitica imperialista statunitense in America Latina e nei Caraibi, lo svolgono i principali mezzi di comunicazione, i quali attuano come un vero e proprio esercito di mercenari al servizio del nemico nel creare i presupposti per colpi di stato, interventi militari statunitensi, influenzando e manipolando l’opinione pubblica internazionale e creando le basi per quello che Sonia Winer definisce – a ragione – come la “rappresentazione strategica della minaccia”.<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn5"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[5]</a></p>
<p>Cosicché, quando vediamo che i principali mezzi di comunicazione operano come un vero e proprio esercito di riserva in seno alla “guerra di IV generazione” (o guerra non convenzionale); quando costatiamo come anche in Italia i mezzi di comunicazione nostrani non si distanziano dal ruolo golpista di altri giornali e canali televisivi come il Pais, la BBC, la CNN, El Nacional, El Mundo, ecc.,<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn6"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[6]</a> comprendiamo come sia importante anche qui da noi costruire un forte movimento di sostegno e di appoggio alla Rivoluzione Bolivariana in Venezuela e non solo: un forte movimento in difesa del progetto bolivariano e martiano di una Patria Grande in “Nuestra América”. Progetto di emancipazione sociale che, evidentemente, non va bene alle centrali dell’impero che comprendono come i nuovi paradigmi venutosi a creare nelle relazioni internazionali; le nuove triangolazioni tra America Latina, Russia e Cina, rappresentano una “bomba geo-strategica” contro le politiche imperialiste nell’emisfero occidentale.</p>
<p>Insomma, mai nella storia delle relazioni internazionali è avvenuto quello che abbiamo di fronte in questi ultimi vent’anni. Dal crollo del cosiddetto “socialismo reale” (o se preferiamo, dalla disfatta del “revisionismo reale”) il pianeta è passato da un sistema bipolare (USA-URSS), a uno prevalentemente unipolare (USA) e, infine, in un nuovo paradigma verso un sistema multipolare nelle relazioni internazionali; come quello nel quale siamo oggi spettatori.</p>
<p>Conviene precisare, onde evitare equivoci, che quello che abbiamo tra le nostre mani non è un esercizio prettamente intellettuale o per specialisti delle accademie borghesi. Quando parliamo di nuovi paradigmi nelle relazioni internazionali, di nuove triangolazioni tra America Latina, Russia e Cina; quando analizziamo i nuovi accordi bilaterali tra i paesi del “sud” del pianeta, stiamo parlando della lotta della periferia dell’impero che, nel divenire della storia, sta trasformandosi ogni giorno sempre di più come centro strategico verso un nuovo mondo basato sui presupposti della pace, l’amicizia e la cooperazione tra i popoli e sulla giustizia e l’eguaglianza sociale. Stiamo parlando di quei popoli lavoratori della periferia che da meri spettatori sono diventati soggetti della storia, di quello che Karl Marx definiva come “lotta di classe” e che, attraverso il progetto bolivariano e martiano di emancipazione sociale e politica stanno mostrando a tutti i popoli del mondo – anche qui in Italia – che oltre al neoliberalismo e alla crisi di sovrapproduzione del grande capitale c’è vita è che questo si chiama socialismo, o meglio “socialismos”, al plurale, affinché sia chiaro nell’immaginario collettivo dei lavoratori di tutto il mondo, che cambiare tutto ciò che deve essere cambiato non può essere ne “un calco ni una copia”; secondo quanto ebbe a dire quel grande marxista latinoamericano, amico di Antonio Gramsci, che fu Carlos Mariategui.</p>
<p>Siamo, inoltre, del parere che, la gravissima crisi del capitalismo è anche una crisi non solo economica, bensì culturale e socio-politica, così come lo aveva affermato il Comandante Fidel Castro durante il suo discorso pronunciato nel Vertice della Terra svoltosi a Rio de Janeiro nel 1992.<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn7"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[7]</a></p>
<p>Tutto ciò richiede una presa di coscienza da parte dei movimenti popolari e di solidarietà qui in Italia. Presa di coscienza che deve avanzare verso la costruzione di un pensiero critico idoneo ai tempi e a quella “battaglia delle idee” che Fidel ha definito come strategica nella lotta per la costruzione di un altro mondo migliore: il socialismo.<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn8"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[8]</a></p>
<p>Lottare per rimettere in auge un pensiero critico vuol dire “armarci” di un’ideologia e di una teoria rivoluzionaria idonea a contrarrestare la guerra psicologica, culturale e mediatica portata avanti dai mezzi di comunicazione, da non pochi professori allineati ai dettami di Washington e che sono utilizzati per trasformare i giovani e i lavoratori in “idioti utili dell’imperialismo” asserviti allo stile di vita statunitense; secondo come ha affermato in un suo articolo Raul Antonio Capote, ex agente della sicurezza di Stato cubana.<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn9"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[9]</a></p>
<p>Fu proprio un funzionario del Dipartimento di Stato, Francis Fukuyama, che sintetizzò quanto quivi esposto, vale a dire il trionfo ideologico e l’implementarsi della guerra di “IV generazione” attraverso la doppia formula di “economia di mercato + democrazia liberale”.</p>
<p>Ciò nondimeno, va detto che, all’indomani della crisi strutturale del capitalismo cominciata nel 2008, siffatta formula non è più credibile: la cosiddetta “economia di mercato” fu confutata dagli aiuti multimiliardari che gli stati-nazione a capitalismo avanzato hanno concesso per salvare le loro banche e i loro oligopoli, là dove la cosiddetta “mano invisibile” del mercato neoliberista se né andata a farsi friggere.</p>
<p>Della cosiddetta “democrazia liberale”, non se ne vede nessuna traccia, se pensiamo a quanto avviene tutti i giorni in Colombia, in Messico e in Paraguay, contro i movimenti popolari che si oppongono democraticamente, pacificamente e giustamente contro le politiche di espropriazione portate avanti dai governi allineati agli USA nei loro territori.<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn10"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[10]</a> Sempre che non si voglia parlare di “democrazia liberale” il poter votare ogni quattro anni per un candidato scelto da Washington, costatiamo che tale formula viene spolverata dai mezzi di comunicazione allineati alla guerra di “IV generazione” per dare addosso ai governi popolari, come nel caso dei paesi membri dell’ALBA-TCP.</p>
<p>Va detto che, nonostante quello che affermano i mezzi di comunicazione internazionali, a parte i governi dell’ALBA-Tcp, è evidente come in “Nuestra América”, e più specificamente se pensiamo a quei paesi che fanno parte dell’Alleanza del Pacifico (Messico, Panama, Colombia e Perù), ogni qualvolta si presenta un candidato politico alternativo, che mette in serio pericolo gli interessi statunitensi nella regione, ecco che immediatamente la mano visibile della Roma americana, attiva i propri sicari, mercenari e assassini – attraverso la CIA – per abbattere fisicamente, sindacalisti, studenti, operai e attivisti sociali. Questo è il caso della Colombia e del Messico, ma non solo. Anche paesi come il Paraguay non è da meno, se pensiamo al ruolo strategico che lo Stato sionista israeliano svolge – inteso come braccio armato dell’imperialismo yankee – da sempre nel Cono Sur latinoamericano.<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn11"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[11]</a></p>
<p>Di fronte a tale scenario, pensare che i mezzi di comunicazione possano svolgere un ruolo d’informazione reale e onesta in merito a quanto sta accadendo, è pensare qualcosa di realmente impossibile. La stampa internazionale non solo si dimostra insufficiente nel far conoscere la realtà di quanto accade, ma svolge un ruolo chiave in quello che è l’addottrinamento dei popoli lavoratori in tutto il pianeta; quindi, anche in Italia.</p>
<p>Non si può fare a meno di porre l’accento, inoltre, sul cosiddetto “senso comune” imperante nelle nostre società occidentali, accuratamente fabbricate dal nemico, come del resto lo evidenzia Fernando Buen Abad, in una sua intervista in merito all’industria della comunicazione e della cultura del capitalismo, che ha come obiettivo quello di estirpare alla radice una qualsivoglia idea – o semplice sogno – nel quale sia possibile costruire un sistema politico, economico e sociale alternativo a quello presente oggi.<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn12"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[12]</a></p>
<p>Non sorprende, a questo punto, che le scienze sociali, come i mezzi di comunicazione, siano stati “colonizzati” dall’ideologia dominante borghese e che, quindi, non offrano nessun elemento per ridisegnare e ripensare criticamente la nostra realtà, intesa come idea teorica e pratica-trasformatrice; fomentando, così, comportamenti di rassegnazione o di fatalismo, tutti quanti – infine – compiacenti e funzionali allo stato di cose presenti. Dovuto a tale precedente, le scienze sociali e i mezzi di comunicazione sono diventati lo strumento principale per legittimare e giustificare il capitalismo e la sua civiltà della barbarie basata – non per ultimo – sullo sfruttamento del petrolio.</p>
<p>In questo senso vediamo come giustificano le loro politiche di espropriazione e saccheggio dei popoli lavoratori – sia nel centro dell’impero che nella periferia – con termini (o categorie) come: “mercato”, “economia”, “lotta contro il terrorismo”, “lotta contro il narcotraffico”, “guerre umanitarie”, “aiuti umanitari”, “globalizzazione”, ecc.</p>
<p>Tale congiuntura, obbliga i movimenti popolari di tutto il mondo – anche qui in Italia – nel cercare di trovare una via d’uscita da questo marasma analizzando le ragioni intrinseche di questa crisi del capitalismo, di carattere strutturale e, quindi, basata sulla crisi di sovrapproduzione e sulla caduta (tendenziale) della tassa di profitto.</p>
<p>Ecco, pertanto, l’importanza della “battaglia delle idee”, e di quello che Fernando Buen Abad ha definito – correttamente – in un suo articolo come la ricerca della costruzione di una “dottrina diplomatica tra i popoli” idonea ai tempi.<a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftn13"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftnref">[13]</a></p>
<p>Alla fine del Diciannovesimo secolo José Martì ebbe a dire che “De pensamiento es la guerra que se nos libra; ganémosla a fuerza de pensamiento”. Ovviamente che con queste parole l’apostolo dell’indipendenza di Cuba non pretendeva assolutamente sminuire l’importanza delle “altre guerre” che allora si stavano attuando contro il suo popolo e contro tutti i lavoratori del mondo.</p>
<p>Guerre come le pressioni e il sabotaggio economico, il paramilitarismo, le minacce imperialiste, come quelle portate avanti da Obama attraverso il decreto imperiale contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, e – non per ultimo – le minacce di una guerra tra Repubbliche sorelle, come lo sono la Colombia e il Venezuela, o le provocazioni imperialiste nell’Eseguibo, non possono essere ignorate da quei movimenti popolari che anche qui in Italia hanno deciso coscientemente di sostenere il processo d’indipendenza politica dei paesi dell’ALBA-Tcp nei confronti dell’imperialismo USA, nemico dell’umanità.</p>
<p>Insomma, Martì insisteva non poco su un punto essenziale che conviene rilevare per non perderlo di vista: per trionfare in siffatta battaglia – su fronti diversi – era imprescindibile vincere il nemico nel campo decisivo delle idee. Senza una vittoria in questo campo, era inutile pensare di poter vincere le altre battaglie.</p>
<p>Così come ebbe a dire anche Antonio Gramsci, qualche decennio più tardi, l’emancipazione da parte degli oppressi necessita, nel campo delle idee, di almeno due fattori: primo, un’interpretazione contro-egemonica della società attuale e della sua crisi, vale a dire, un’analisi dettagliata di ciò che è il capitalismo, svelando i suoi occulti meccanismi di espropriazione e mostrandolo per quello che realmente è: un prodotto storico e transitorio; secondo, individuare una via d’uscita, un’alternativa che renda possibile la fuoriuscita dalla crisi. Senza una diagnosi distinta e alternativa a quella dominante e senza un progetto di trasformazione che renda possibile attivare una via d’uscita, le lotte di emancipazione dei popoli oppressi e dei lavoratori corrono il pericolo di schiantarsi contro gli ostacoli quivi menzionati. Non basta l’intollerabile sofferenza prodotta dalla situazione attuale per prendere coscienza di un cambio strutturale del sistema economico, politico, sociale e culturale nel quale viviamo: affinché i dannati della terra e i lavoratori si mobilitino e si organizzino devono per lo meno comprendere che non solo un altro mondo migliore è necessario, ma che questo sia possibile, che le loro proteste, le loro lotte, possono essere coronate, giacché possibili e viabili. Contro questa possibilità il neoliberalismo si è prodigato dal secondo dopo guerra in poi – e nello specifico dal crollo dell’URSS – là dove hanno creato la fallacia consegna che “non c’è nessuna alternativa” al capitalismo e al neoliberalismo, attraverso l’implementarsi delle cosiddette concezioni “post”: post-marxismo, post-strutturalismo, post-modernismo, ecc.</p>
<p>Sicché, la centralità che Fidel assegna alla “Battaglia delle Idee” risponde precisamente a questo tipo di considerazioni. Nella stessa direzione s’inserisce la riflessione di chi fu il segretario del Partito comunista d’Italia, Antonio Gramsci, quando poneva l’accento sull’importanza della battaglia culturale nella lotta per il superamento storico del capitalismo.</p>
<p>In ogni caso, vale la pena ricordare che il pensiero critico martiano sintetizzava con eloquenza due tesi centrali della tradizione marxista. La prima, espressa da Marx e Engels nella Ideologia tedesca, dove si diceva che “Le idee dominanti in una società sono quelle della classe dominante”. La seconda, enunciata da Lenin, la quale affermava che “senza teoria rivoluzionaria non esiste pratica rivoluzionaria”. Lenin, scriveva, altresì, e ci sembra importante rilevarlo che, di fronte ad una certa persistenza di una tendenza anti-teorica e apolitica nei movimenti di sinistra, “niente è più pratico di una buona teoria”.</p>
<p>Le tesi di Marx ed Engels si rifanno ai vari scritti del giovane Marx, e nella fattispecie, sulla “Questione ebraica”, dove sono esaminati i dispositivi con i quali la borghesia stabilisce la sua supremazia attraverso la diffusione della propria concezione del mondo in tutti i settori della popolazione. Ecco che in questa maniera il dominio della borghesia si “spiritualizzava”, diventando “senso comune” e penetrando, così, in seno alla società nel suo insieme, vale a dire nelle sue classi subalterne affinché “pensassero” e “interpretassero” la realtà oggettiva attraverso le categorie intellettuali e morali dei propri oppressori. Cosicché, il pensiero borghese s’impossessava, secondo l’interpretazione fatta da Gramsci, della “solidità delle credenze popolari”, rafforzando, di fatto, il suo dominio.</p>
<p>Insomma, così come lo sottolinea in non pochi suoi scritti e conferenze Atilio Boron, non tutto il pensiero che critica una realtà è da considerarsi come pensiero critico. Sono parecchie le critiche che, in realtà, sono compatibili col sostegno della società borghese e che non fanno paura al nemico. Uno di queste è senz’altro il cosiddetto ecologismo o il “capitalismo verde”, un pericoloso ossimoro che postula la difesa dell’ambiente senza comprendere che questo è assolutamente impossibile sotto un sistema che considera la natura come una merce e come una fonte strategica per il proprio macchinario tecnologico-industriale. L’ecologismo capitalista è un pensiero che si presenta come critico ma che, di fatto, non lo è. Lo stesso vale per coloro che si scandalizzano di fronte al capitalismo, ma si limitano attaccando le “politiche neoliberali” facendo una distinzione, che non esiste, tra un capitalismo “selvaggio” e uno dal “volto umano”. Differenza che non esiste, se pensiamo che da quando questo si è strutturato, attraverso la sua accumulazione originale, spiegata con dovizia di particolari storici da Marx nel XIII capitolo del Capitale, questo sistema si è contraddistinto per via delle sue barbarie, che tuttora imperversano nel pianeta.</p>
<p>Ora anche tali credenze di cui ci parla Gramsci fanno altrettanto parte della guerra culturale, psicologica e mediatica che l’imperialismo perpetua sui popoli lavoratori, se pensiamo alla conseguenza politica che generano tali affermazioni: se si critica al neoliberalismo e basta, il capitalismo è tratto in salvo, giacché ci si può appellare a modelli di ricambio come il keynesianismo, il neokeynesianismo o – come avviene in America Latina – attraverso il cosiddetto “desarrollismo”, sviando, così, dalla necessità storica della Rivoluzione.</p>
<p>Pertanto, ciò che distingue il pensiero critico, che devono adottare i movimenti popolari che sostengono i processi di emancipazione sociale e politica in corso in tutta “Nuestra América”, è la prospettiva, ovvero, il punto di vista dal quale si formula la critica. Questo per una ragione molto semplice: è la prospettiva che determina la profondità dei nostri sguardi, indicandoci l’orizzonte dove svolgere il nostro cammino.</p>
<p>Sicché, svolgendo alla conclusione, è necessario porci alcune domande per proseguire il nostro lavoro e che potrebbero essere le seguenti:</p>
<p>Vogliamo esaminare lo stato di cose presenti nella sua totalità, come un’articolazione complessa e in perenne movimento, nell’ambito economico, politico, sociale e culturale, o lo vogliamo fare attraverso la sterile prospettiva accademica delle scienze economiche, della politologia, della sociologia e dell’antropologia?</p>
<p>Vogliamo continuare a credere alle fallacie dei mezzi di comunicazione asserviti all’impero o pensiamo sia giunto il momento, come popolo lavoratore italiano, come classe operaia, come giovani ribelli e come movimenti popolari, di unirci al vento caldo che soffia dal sud del mondo e ricostruire un pensiero critico, una diplomazia tra i popoli che veda il raggiungimento dell’emancipazione politica e sociale, per tutti i popoli lavoratori del mondo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandro Pagani</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn1">[1]</a> Lectio Magistralis di Atilio Boron durante l’incontro “Unasur e le nuove sfide dell’integrazione latinoamericana”, Quito, 19 giugno 2012 <a href="https://www.youtube.com/watch?v=_ApN_wmFkGw"  target="_blank" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=_ApN_wmFkGw</a></p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn2">[2]</a> Per ulteriori informazioni in merito all’Alleanza del Pacifico, vedi articolo di Alessandro Pagani su AlbaInformAzione <a href="http://albainformazione.com/2015/07/09/alleanzadelpacificotpp/"  target="_blank" rel="nofollow">http://albainformazione.com/2015/07/09/alleanzadelpacificotpp/</a></p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn3">[3]</a> Ana Esther Ceceña, <em>Sujetizando el objeto de estudio, o de la subversiòn espistemològica como emancipaciòn</em>, in: <em>Los desafios de las emancipaciones en un contexto militarizado</em>, CLACSO, Buenos Aires, Argentina, 2006 <a href="http://bibliotecavirtual.clacso.org.ar/ar/libros/grupos/cece/Ana%20Esther%20Cece%F1a.pdf"  target="_blank" rel="nofollow">http://bibliotecavirtual.clacso.org.ar/ar/libros/grupos/cece/Ana%20Esther%20Cece%F1a.pdf</a></p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn4">[4]</a> Sul concetto di “SMART POWER” degli Stati Uniti contro Cuba socialista vedi l’intervista in allegato di Geraldina Colotti a Raul Antonio Capote, “Sono stato un agente cubano infiltrato nella CIA” tratta da Il Manifesto <a href="http://ilmanifesto.info/sono-stato-un-agente-cubano-infiltrato-allinterno-della-cia/"  target="_blank" rel="nofollow">http://ilmanifesto.info/sono-stato-un-agente-cubano-infiltrato-allinterno-della-cia/</a></p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn5">[5]</a> Riguardo al concetto di “Rappresentazione strategica della minaccia” vedi allegato Sonia Winer, “Paraguay, la Tripla Frontiera e la rappresentazione imperiale dei pericoli”, <a href="http://www.vocesenelfenix.com/content/paraguay-la-%5C"  target="_blank" rel="nofollow">http://www.vocesenelfenix.com/content/paraguay-la-“triple-frontera”-y-la-representación-imperial-de-los-peligros</a></p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn6">[6]</a> A riguardo vedi in allegato “Leopoldo Lopez condannato a 13 anni e 9 mesi: giustizia è fatta”, di Alessandro Pagani, tratto da AlbaInformAzione, 12 settembre 2015 <a href="http://albainformazione.com/2015/09/12/leopoldo-lopez-condannato-a-13-anni-e-9-mesi-giustizia-e-fatta/"  target="_blank" rel="nofollow">http://albainformazione.com/2015/09/12/leopoldo-lopez-condannato-a-13-anni-e-9-mesi-giustizia-e-fatta/</a></p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn7">[7]</a> Vedi Discorso di Fidel Castro durante la Conferenza dell’ ONU su ambiente e sviluppo, Rio de Janeiro, Brasile, 1992 <a href="http://www.cubadebate.cu/opinion/1992/06/12/discurso-de-fidel-castro-en-conferencia-onu-sobre-medio-ambiente-y-desarrollo-1992/#.Vgo8yrSTZig"  target="_blank" rel="nofollow">http://www.cubadebate.cu/opinion/1992/06/12/discurso-de-fidel-castro-en-conferencia-onu-sobre-medio-ambiente-y-desarrollo-1992/#.Vgo8yrSTZig</a></p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn8">[8]</a>La battaglia delle idee, la nostra ara politica più potente, proseguirà senza tregua. Discorso pronunciato dal Presidente Fidel Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente di Stato e dei Ministri, sull’attuale crisi mondiale, nel prendere l’incarico nella sessione costituente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, nella sua Sesta Legislatura. La Habana, 6 marzo 2003, “Anno del glorioso anniversario di Martì e del Moncada”. Versione tachigrafica. Consiglio di Stato, <a href="https://cdamcheguevara.files.wordpress.com/2012/06/fidel_castro_-_la_batalla_de_ideas.pdf"  target="_blank" rel="nofollow">https://cdamcheguevara.files.wordpress.com/2012/06/fidel_castro_-_la_batalla_de_ideas.pdf</a></p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn9">[9]</a> A riguardo vedi intervista in allegato a Raul Antonio Capote, “Yo fui uno de los creadores del paquete audio visual contra Cuba” tratto da Las razones de Cuba, 14 luglio 2015 <a href="http://razonesdecuba.cubadebate.cu/articulos/%5C"  target="_blank" rel="nofollow">http://razonesdecuba.cubadebate.cu/articulos/“yo-fui-uno-de-los-creadores-del-paquete-audiovisual-contra-cuba”/</a></p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn10">[10]</a> A riguardo vedi in allegato l’articolo di Hernando Calvo Ospina, “<em>Statu quo</em>, <em>narcotráfico y guerra sucia,</em> tratto da Rebelión, 24 settembre 2015, <a href="http://www.rebelion.org/noticia.php?id=203634"  target="_blank" rel="nofollow">http://www.rebelion.org/noticia.php?id=203634</a></p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn11">[11]</a> A riguardo vedi in allegato “Mercenarios israelíes en Paraguay”, tratto da Resumen Latinoamericano, 18 dicembre 2012, <a href="http://www.resumenlatinoamericano.org/2013/12/26/mercenarios-israelies-en-paraguay/"  target="_blank" rel="nofollow">http://www.resumenlatinoamericano.org/2013/12/26/mercenarios-israelies-en-paraguay/</a></p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn12">[12]</a> Vedi allegato Fernando Buen Abad, “In America Latina ci sono basi militari e basi mediatiche”, tratto da TeleSUR, 1 giugno 2015 <a href="http://www.telesurtv.net/bloggers/En-America-Latina-hay-bases-militares-y-bases-mediaticas-20150601-0002.html"  target="_blank" rel="nofollow">http://www.telesurtv.net/bloggers/En-America-Latina-hay-bases-militares-y-bases-mediaticas-20150601-0002.html</a></p>
<p><a href="https://alessandropaganialejo.wordpress.com/2016/03/28/la-guerra-di-iv-generazione-e-il-ruolo-dei-media-le-contromisure-delle-forze-e-dei-movimenti-popolari/#_ftnref"  target="_blank" rel="nofollow" name="_ftn13">[13]</a> Vedi allegato, Fernando Buen Abad, “La dottrina diplomatica dei popoli”, tratto da TeleSUR <a href="http://www.telesurtv.net/bloggers/Doctrina-Diplomatica-de-los-Pueblos-20150815-0002.html"  target="_blank" rel="nofollow">http://www.telesurtv.net/bloggers/Doctrina-Diplomatica-de-los-Pueblos-20150815-0002.html</a></p>
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		<title>Roberto Saviano, il Venezuela e i veri bersagli da colpire di chi vuole oggi difendere la causa degli ultimi</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2015 00:09:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pochi giorni fa Roberto Saviano ha deciso di scrivere un articolo sul Venezuela e ha emesso delle vere e proprie sentenze senza palesare il minimo dubbio nel suo racconto: “Diosdado Cabello è sotto inchiesta per narcotraffico e riciclaggio di denaro. È il presidente dell’Assemblea Nazionale, il parlamento venezuelano.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8664" alt="" src="/files/2015/05/Saviano.png" width="450" height="299" />Pochi giorni fa Roberto Saviano ha deciso di scrivere un articolo sul Venezuela e ha emesso delle vere e proprie sentenze senza palesare il minimo dubbio nel suo racconto: “Diosdado Cabello è sotto inchiesta per narcotraffico e riciclaggio di denaro. È il presidente dell’Assemblea Nazionale, il parlamento venezuelano.</strong></p>
<p>L’agenzia antidroga federale degli Stati Uniti (DEA) sta svolgendo un’indagine su altri sei alti funzionari dello Stato per lo stesso capo d’accusa, secondo quanto riportato dal The Wall Street Journal in un’inchiesta che ha destato non poco scalpore. L’inchiesta, partita due anni fa e tuttora nel piano delle indagini, si basa su dichiarazioni di ex trafficanti, militari disertori e di alcuni informatori che hanno potuto osservare da vicino la cupola del presidente venezuelano Nicolas Maduro”. E ancora: “Esistono ampie prove a testimonianza che sia Cabello uno dei capi, se non il capo stesso, del cartello, ha riportato The Wall Street Journal”. E infine: “Cabello ha querelato il quotidiano venezuelano El Nacional, nella speranza di riuscire a imbavagliare la stampa”.</p>
<p>“Cupola di Maduro”, “Cabello uno dei capi, se non il capo stesso del cartello”, “imbavagliare la stampa”. Saviano è un crescendo, una meravigliosa iperbole di accuse e falsità.</p>
<p>Sull&#8217;AntiDiplomatico vi abbiamo scritto nel corso di questi mesi delle menzogne infamanti e totalmente false contro il presidente dell&#8217;Assemblea Generale del Venezuela, Diosdado Cabello, e non serve ripeterle oggi che Saviano decide di rilanciarle nei suoi spazi di comunicazione. Se avete pazienza e curiosità di leggere questi articoli che vi abbiamo selezionato non farete molta fatica a capire che si tratta di uno stratagemma politico volto a creare le condizioni per un cambio di regime a Caracas, attraverso una destra fascista che ha usato tutte le tecniche possibili per destabilizzare il paese al suo interno. In questo contesto,  gli articoli del New York Times, lo stesso giornale che nel 2002 incitò il colpo di stato contro Chavez, di ABC e di El Pais in Spagna sono funzionali a questo schema chiaro che gli Stati Uniti utilizzano ripetutamente, da ultimo in Ucraina con il colpo di stato di Maidan. In tempi orwelliani, apprendiamo che anche Roberto Saviano ha formalmente deciso di unirsi alla diffusione della menzogna di massa.</p>
<p>Argomenta correttamente Fabrizio Verde come in questa vicenda grottesca di Cabello un ruolo cruciale lo gioca l’informazione. Senza dilungarsi, basterà citare un dato significante fornito dal Ministro degli Esteri del Venezuela, Delcy Rodriguez: in Spagna, secondo un recente monitoraggio dei mezzi d’informazione, quando viene affrontato il tema Venezuela, nel 71% dei casi si tratta di notizie negative o dispregiative, per il 29% notizie neutrali, mentre alle notizie positive i media iberici dedicano lo 0% delle notizie. “Per comprendere meglio la questione, adesso, dobbiamo porci alcune domande: se il dirigente bolivariano è realmente il capo di questa organizzazione composta da alti ufficiali venezuelani, perché sino a questo momento nessuno dei narcos ha lanciato accuse contro Cabello? Perché non vi sono evidenze, fotografie, intercettazioni, riguardanti questo cartello? Come mai questa indagine è l’unica nel suo genere a basarsi esclusivamente su ‘rivelazioni’ fornite da due latitanti venezuelani – Rafael Isea e Leasmy Salazar – dapprima spariti e poi riapparsi negli Stati Uniti per sottrarsi al corso della giustizia venezuelana? Infine, perché gli Stati Uniti non hanno mai preso alcun provvedimento contro l’ex presidente colombiano Uribe che in una lista della DEA, risalente ai primi anni ’90, figurava tra i narcotrafficanti più pericolosi al mondo (n.82) dietro al celebre Pablo Escobar (n.79)?”</p>
<p>Una notizia che forse vi è sfuggita, anche perché Roberto Saviano non l&#8217;ha giudicata meritevole di essere riportata sull&#8217;Espresso o su Repubblica dove scrive, è che in Venezuela è stato recentemente sventato un secondo colpo di stato, dopo quello del 2002 contro Chavez, organizzato da quella destra fascista di cui parlavamo prima e ampiamente preparato e finanziato dall&#8217;esterno, Stati Uniti e Spagna in primis. E&#8217; una coincidenza che le accuse contro Cabello vengano pompate sul New York Times e ABC, che Saviano nel suo articolo definisce &#8220;conservatore&#8221;, ma è coservatore più o meno come il Secolo d&#8217;Italia? Per lui sicuramente un caso.</p>
<p>Scriveva Eva Golinger mentre a Caracas era in corso il colpo di stato e in Italia non sapevate nulla. “In Venezuela c’è in corso un colpo di stato. I pezzi si stanno sistemando come in un brutto film sulla CIA. A ogni punto di svolta viene rivelato un nuovo traditore, viene fuori un tradimento, pieno di promesse di rivelare la prova inconfutabile che giustificherà ciò che è ingiustificabile. Le infiltrazioni sono  incontrollate, le voci si diffondono come un incendio furioso, e la mentalità del panico minaccia di prevalere sulla logica. I titoli urlano pericoli, crisi e fine imminente, mentre i soliti sospetti dichiarano una guerra segreta alle persone il cui solo reato è quello di essere il guardiano del più grosso contenitore di oro nero del mondo”. Ma in Italia non arrivava nulla, al massimo leggevamo dell&#8217;editoriale del New York Times o degli attacchi di ABC a Diosdado Cabello di essere un boss della droga per le accuse di Leasmy Salazar, in servizio al tempo del Presidente Chavez, reclutato poi dalla DEA e che ora sta diventando“ la persona preziosa” nella guerra di Washington al Venezuela. “Sono note le azioni di disinformazione del NYT sul Venezuela e poi l’uso di un personaggio come Salazar che era noto a chiunque fosse vicino a Chavez come una delle sue guardie leali, come una forza per screditare e attaccare il governo e i suoi capi, è una tattica della vecchia scuola dell’intelligence, una tattica molto efficace: infiltrate, reclutate e neutralizzate l’avversario dall’interno o con uno dei suoi. In Venezuela vi è un nuovo tentativo di colpo di stato, come avvenne nel 2002 contro l&#8217;allora presidente Chavez. Oggi l&#8217;arma scelta è quella, come nel caso della Russia di Putin, del crollo dei prezzi petroliferi decisi dall&#8217;Arabia Saudita (Usa). Un&#8217;arma a doppio taglio visto i fallimenti e licenziamenti di massa nel settore energetico americano, ma che serve ad eliminare uno dei pochi governi in grado di dire no alle politiche di Wasghington.”, concludeva Golinger. Chiaro no?</p>
<p>Non ci sono riusciti con un colpo di stato diretto e quindi l&#8217;amministrazione americana è passata al piano B: un colpo di stato indiretto che si chiama guerra economica. E, a tal fine, sono entrate in azione le sanzioni attraverso il decreto della vergogna del presidente americano Barack Obama. Colui che è alla guida di un paese che dall&#8217;inizio dell&#8217;invasione in Iraq, in violazione di ogni norma internazionale e di umanità, ha causato la morte di un milione di cittadini iracheni, ha avuto il coraggio di definire il Venezuela una “minaccia alla pace”. Quel Venezuela che da quando Chavez è divenuto presidente del paese nel 1999 si è mostrato &#8211; insieme all&#8217;organizzazione regionale creata nel 2003 ALBA con Cuba e in cui oggi risiedono principalmente Nicaragua, Ecuador e Bolivia &#8211; l&#8217;unico coerente esempio di pace e rispetto dell&#8217;integrità sovrana dei popoli nel mondo (guardate questo video ad esempio), viene  giudicato “una minaccia alla sicurezza” dalla potenza che (dati 2012) detiene oltre 8 mila testate nucleari.</p>
<p>Contro quest&#8217;infamia che farebbe sorridere se solo esistesse una stampa libera nel mondo “libero”, si è tuttavia mobilitato un intero continente, quello dell&#8217;America Latina, che nell&#8217;importante e recente Cumbre di Panama  si è compattato nel difendere la sovranità del Venezuela e accusare gli Usa di indebita ingerenza. Ed anche in questo caso il piano di Washington è miseramente fallito anche per una mobilitazione popolare mondiale che in pochi mesi ha prodotto la raccolta di oltre 11 milioni di firme per chiedere ad Obama di abrogare questo decreto a-storico, a-morale, incivile e tipico di un regime che ha ormai perso ogni riferimento con la storia. 11 milioni di firme nonostante in Italia non abbiate saputo nulla, anche perché Roberto Saviano non l&#8217;ha giudicato meritevole di essere riportato come notizia sull&#8217;Espresso o su Repubblica dove scrive.</p>
<p>Nel frattempo e nonostante l&#8217;attacco sistematico del mondo “libero”, il Venezuela ha proceduto ad aumentare i salari del 50% agli insegnanti (mentre Renzi in Italia distruggeva la scuola); il salario minimo legale dei lavoratori venezuelani è in continua crescita dal 1999 e si mantiene l’88% oltre l’inflazione. Più in generale, negli ultimi dieci anni della Quarta Repubblica (1989-1999), l&#8217;epoca pre-Chavez, oltre 10 milioni di venezuelani soffrivano la fame. Oggi, il 94% della popolazione può sostentarsi con tre pasti regolari al giorno. Per fare un parallelo con il mondo libero e sviluppato che conosciamo: in Italia ci sono sei milioni di poveri e in Grecia tre cittadini su cinque vivono in povertà. Ma, anche di questi dati del Venezuela, in Italia non sapete nulla, anche perché Roberto Saviano non lo giudica meritevole di essere riportato come notizia sull&#8217;Espresso o su Repubblica dove scrive.</p>
<p>Molto stranamente, tuttavia, quando il presidente della Republica bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, annuncia una sua visita a Roma, Roberto Saviano se ne esce con un&#8217;inchiesta infamante creata ad hoc dalla peggiore stampa internazionale per screditare il paese che oggi rappresenta una speranza di un modello di sviluppo alternativo possibile, diverso da quello che ha prodotto la catastrofe umanitaria in corso nei Pigs o le morti razziali sulle strade di quegli Stati Uniti dove vivono 15 milioni di bambini sotto la soglia di povertà &#8211; tra i Paesi considerati sviluppati, solo la Romania ha un tasso più alto di povertà infantile. Tra i mille dati che si potrebbero riportare, inoltre, citeremo solo un ultimo di uno dei templi di quel “capitalismo finanziario” che tanto piace alla stampa nostrana, il Regno Unito, dove un terzo della popolazione ha vissuto sotto la soglia ufficiale di povertà tra il 2010 e il 2013. Lo ha reso noto l&#8217;Ufficio britannico per le statistiche nazionali (ONS). Si tratta di venti milioni di inglesi poveri. Venti milioni, ma di tutto questo in Italia non sapete nulla, anche perché Roberto Saviano non li giudica meritevole di essere riportato come notizia sull&#8217;Espresso o su Repubblica dove scrive.</p>
<p>Ma, invece, sapete delle indagini della DEA (l&#8217;Amministrazione per il controllo della droga americana) contro Cabello attraverso il martellamento del Nyt e di ABC che in Italia vi riportano in continuazione. Da ultimo anche Saviano. Costui però dimentica di scrivere che in un rapporto presentato al Congresso degli Stati Uniti dalla stessa DEA emergono dettagli sul comportamento dei funzionari dell&#8217;agenzia durante il loro lavoro svolto in Colombia. La relazione, presentata nel corso di un&#8217;audizione davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera dei Rappresentanti, ha svelato come membri di organizzazioni paramilitari colombiane hanno donato agli agenti della DEA fucili AK-47. Uno di questi è stato occultato e introdotto all&#8217;interno dell&#8217;Ambasciata degli Stati Uniti a Bogotà. L&#8217;audizione è stata convocata dopo che lo scorso 27 marzo l&#8217;Ufficio dell&#8217;Ispettore Generale del Dipartimento della Giustizia (OIG) ha presentato una relazione riguardante delle denunce per comportamenti sessuali inadeguati rilevati in alcune agenzie statunitensi, tra cui figurano la DEA e l&#8217;FBI. In questa relazione, l&#8217;OIG sostiene che gli agenti dell&#8217;Amministrazione per il Controllo delle Droghe hanno utilizzato le proprie case o locali comunque affittati dal governo per «orge con donne a pagamento». Inoltre, in varie occasioni, hanno preso parte a grandi feste con prostitute, pagate dai narcotrafficanti.</p>
<p>Relazioni chiare e certificate tra la Dea, i narcotrafficanti e i paramilitari di estrema destra alle dipendenze dell&#8217;ex presidente colombiano Uribe, l&#8217;unico presidente dell&#8217;America Latina ad aver avallato l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, che destabilizzano il confine con il Venezuela e che attraverso il commercio illegale della droga finanziano le loro attività. Ma di tutto questo e della lotta serrata che il governo venezuelano ha intrapreso contro questa illegalità “patrocinata” dalla Dea al suo confine &#8211; come annunciato da ultimo dal ministro della giustizia venezuelano Vladimir Padrino López -  non saprete mai, anche perché Roberto Saviano non la giudicherà meritevole di essere riportato come notizia sull&#8217;Espresso o su Repubblica dove scrive.</p>
<p>Ci sentivamo in dovere di questa lunga risposta a Roberto Saviano perché, a differenza della quasi totalità delle persone (o giornalisti se li volete definire così) che filtrano le notizie all&#8217;opinione pubblica, gode di un&#8217;autorevolezza e di una credibilità conquistata grazie ad un coraggio ed un impegno civile del quale nutriamo grande rispetto ed ammirazione. Se però, oltre alla battaglia contro le mafie in Italia, vuole approfondire altre questioni, come quella ad esempio riguardante il Venezuela, gli consigliamo di leggere prima alcuni articoli di John Pilger, il grande giornalista australiano, una delle poche voci libere ed indipendenti nell&#8217;informazione mondiale che su tutto quello che abbiamo scritto in precedenza si esprimeva così: “Gli Stati Uniti sono da due secoli i nemici non dichiarati del progresso sociale in America Latina. Non importa chi ci sia stato alla Casa Bianca: Barack Obama o Teddy Roosevelt; gli Usa non sopporteranno paesi con governi e culture che mettono al primo posto le necessità del loro popolo e che si rifiutano di promuovere o di soccombere alle richieste e alle pressioni degli Stati Uniti. Una democrazia riformista sociale con una base capitalista – come il Venezuela – non è perdonata dai dominatori del mondo. La ‘sopravvivenza’ del Venezuela chavista è una testimonianza dell’appoggio dei venezuelani comuni al loro governo eletto – questo mi è stato chiaro quando sono stato di recente in quella nazione. La debolezza del Venezuela è che la ‘opposizione’ politica – quelli che chiamerei  la ‘Mafia di Caracas Est – rappresentano potenti interessi a cui è stato permesso di conservare un potere economico fondamentale. Soltanto quando quel potere diminuirà, il Venezuela si scrollerà di dosso la costante minaccia della sovversione appoggiata dagli stranieri e spesso criminale. Nessuna società dovrebbe avere a che fare con questa situazione ogni anno”. E, in particolare, consigliamo, questo passaggio sulla pseudo &#8220;sinistra&#8221; liberal che critica la rivoluzione bolivariana: “Questo solleva la domanda: chi sono questi ‘di sinistra’? Sono i milioni di liberali nordamericani sedotti dall’ascesa  pretestuosa  di Obama e messa a tacere  dalla sua criminalizzazione della libertà di informazione e di dissenso? Sono coloro che credono quello che viene loro detto dal New York Times, dal Washington Post, dal Guardian, dalla BBC?  E’ una domanda importante. ‘Di sinistra’ non è stato mai un termine più contestato e abusato.  Intendo dire è che la gente che vive  ai margini  e lotta contro le forze appoggiate dagli Stati Uniti in America Latina, ha capito il vero significato della parola, proprio come identificano un nemico comune. Se condividiamo i loro principi e un pizzico del loro coraggio, dovremmo agire in modo diretto nei nostri paesi, iniziando, suggerirei, con i propagandisti nei media. Sì , è nostra responsabilità, e  non è stata mai più urgente”.</p>
<p>Solo quando Roberto Saviano si inizierà ad occupare della Mafia di Caracas Est o della Mafia di Bruxelles, Berlino e Francoforte &#8211; che ha imposto all&#8217;Italia la povertà diffusa, la disoccupazione di massa e l&#8217;eliminazione di diritti sociali acquisiti, per tener legato il paese alla trappola dell&#8217;euro, dell&#8217;austerità e delle &#8220;riforme strutturali&#8221; &#8211; avrà compreso i veri bersagli da colpire di chi vuole oggi difendere la causa degli ultimi.</p>
<p>&#8220;Oggi il tempo è dalla parte degli oppressi e contro gli oppressori. Oggi la verità è dalla parte degli oppressi e contro gli oppressori. Di altro non c&#8217;è bisogno&#8221;. Malcolm X</p>
<p>di: Redazione de www.lantidiplomatico.it</p>
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		<title>Ken Loach: la BBC fa parte dell&#8217;apparato statale</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2014 23:35:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho avuto la fortuna di lavorare nella BBC negli anni 60. La televisione era allora un mezzo di comunicazione giovane e lo spirito dell'epoca permetteva, dentro certi limiti, di aprire la cultura e le programmazioni alle classi popolari. Col tempo il controllo è cresciuto. Quanti più anni passano, più si è sviluppato e solidificato il formato che, in termini di udienza, funzionava meglio. Tutto è stato burocratizzato, gerarchizzato e, come in ogni industria, la pressione sulla produzione si è intensificata enormemente.      ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-7912" alt="" src="/files/2014/06/BBC-News.jpg" width="460" height="276" />Frammento di un libro di scritto da questo prestigioso cineasta insieme a Frank Barat, di Indigene Editions e pubblicato nel sito dell&#8217;analista Michelle Colon.  </em></p>
<p>“Ho avuto la fortuna di lavorare nella BBC negli anni 60. La televisione era allora un mezzo di comunicazione giovane e lo spirito dell&#8217;epoca permetteva, dentro certi limiti, di aprire la cultura e le programmazioni alle classi popolari. Col tempo il controllo è cresciuto. Quanti più anni passano, più si è sviluppato e solidificato il formato che, in termini di udienza, funzionava meglio. Tutto è stato burocratizzato, gerarchizzato e, come in ogni industria, la pressione sulla produzione si è intensificata enormemente.<br />
La tendenza è di ridurre le squadre e moltiplicare i “managers”, che devono intervenire in tutti i settori per giustificare la loro presenza, dal casting fino allo scenario. Negli anni sessanta nessuno ti diceva chi dovevi contrattare. Attualmente l&#8217;elenco di attori deve essere approvato dai rappresentanti delle ditte produttrici, da quelli della BBC o di ITV, dal responsabile del dipartimento, dal responsabile della catena… tutte persone che non hai mai visto prima e che devono approvarlo. All&#8217;improvviso il fautore, a chi vengono imposti gli attori, che non può lavorare senza supervisione nello scenario, ha un potere quasi nullo. In modo che sicuramente non può essere originale. Sia la pressione che l&#8217;esautorazione annullano l&#8217;originalità.</p>
<p>Questo è quello che i sindacati devono denunciare e combattere con durezza. Altrimenti per i fautori è impossibile lavorare, l&#8217;uso che si fa della televisione non è accettabile. È un mezzo che ha un enorme potenziale ma quello che si trasmette sugli schermi è molto limitato. Le stesse celebrità, gli stessi reiterati film, la stessa ristretta visione politica, i programmi di cucina, di arredamento della casa, di tessuti… è tutto tanto e terribilmente noioso!</p>
<p>Oggi fare televisione è come fabbricare un prodotto qualunque. È il manager che pretende di interpretare il mercato, che poi decide. Tutto deve soddisfare il mercato e quella che dà forma al prodotto è l&#8217;economia.</p>
<p><span style="color: #ff0000">È difficile resistere individualmente</span></p>
<p>In Europa abbiamo ancora la fortuna di contare con una nicchia che, se siamo ragionevoli, ci permette di produrre i film che vogliamo. Benché, detto questo, riconosco che l&#8217;importo di cui si dispone è limitato. Gli spettatori generano un&#8217;entrata che definisce quanto si può spendere in un film. Pertanto, dipendendo dal pubblico, è necessario essere redditizio.</p>
<p>Cambiare questa situazione dipende da un cambiamento politico molto più ampio. E’ un fatto che i grandi gruppi della televisione fanno parte dell&#8217;apparato statale. Sono amministrati da persone famose dello Stato, secondo un sistema gerarchico molto verticale. È il Governo quello che concede le concessioni alle ditte commerciali e nomina i dirigenti della BBC, che è il principale fornitore dell&#8217;ideologia, insieme alla stampa di destra, e della formazione del nostro tempo.</p>
<p>L&#8217;influenza della televisione nella popolazione è enorme. È un&#8217;istituzione statale la cui prima missione è trasmettere l&#8217;ideologia del potere locale. In modo che le nomine sono cruciali poiché sarebbe disastroso per lo Stato che questo strumento cadesse nelle mani sbagliate. Questo è ancora più vero per la stampa. Sarebbe necessario che fosse diretta da cooperative e che nessuna ditta potesse essere padrona di più di un giornale. Sono, naturalmente, rivendicazioni rivoluzionarie che lo Stato, come è attualmente organizzato, non accetterà mai&#8221;.</p>
<p>di Ken Loach</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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