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	<title>Cubadebate (Italiano) &#187; Leopoldo Lopez</title>
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		<title>Il Golpe di Stato in Venezuela non era un golpe</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2019 22:49:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Provare a fare un golpe di stato in Venezuela da un ponte nella zona dei ricchi di Caracas, con due veicoli anti-sommossa ed una quindicina scarsa di soldati ha lasciato gli Stati Uniti in un vicolo senza uscita. Il tentativo è stato un disastro militare e politico per gli statunitensi e la destra venezuelana, riconosciuto da gran parte dei media del mondo. Le diverse analisi, superficiali e affrettate, cambiavano nella forma, però, in sostanza, ammettevano sia che le Forze Armate Bolivariane sono assolutamente allineate con il Presidente Nicolas Maduro, sia che i golpisti non sono riusciti a motivare la rivolta delle forze armate.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10987" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-10987" alt="Juan Guaidò (s) e Leopoldo Lopez (d)" src="/files/2019/05/guaidó-y-leopoldo-lópez-580x435.jpg" width="580" height="435" /><p class="wp-caption-text">Juan Guaidò (s) e Leopoldo Lopez (d)</p></div>
<p><strong>Provare a fare un golpe di stato in Venezuela da un ponte nella zona dei ricchi di Caracas, con due veicoli anti-sommossa ed una quindicina scarsa di soldati ha lasciato gli Stati Uniti in un vicolo senza uscita. Il tentativo è stato un disastro militare e politico per gli statunitensi e la destra venezuelana, riconosciuto da gran parte dei media del mondo. Le diverse analisi, superficiali e affrettate, cambiavano nella forma, però, in sostanza, ammettevano sia che le Forze Armate Bolivariane sono assolutamente allineate con il Presidente Nicolas Maduro, sia che i golpisti non sono riusciti a motivare la rivolta delle forze armate.</strong></p>
<p>Una settimana dopo essere stato testimone oculare del fallito golpe, posso avventurarmi ad affermare che la destra ha sempre saputo di non avere l&#8217;appoggio militare per un golpe. La coscienza di non poter contare con questo appoggio mi permette  di classificare l&#8217;azione come suicida.</p>
<p>Gli Stati Uniti e l&#8217;Unione Europea hanno bisogno di sangue oppositore sulle strade per dare un nuovo significato al racconto che hanno costruito sul Venezuela. L&#8217;auto proclamazione si è sgonfiata molto rapidamente. L&#8217;assoluta mancanza di carisma ed esperienza politica non hanno permesso a Guaidò di costruirsi come un leader capace di motivare, neanche i diversi settori contrari al governo bolivariano. Se non riesce ad accattivarsi la sua gente, come può guidare le Forze Armate Nazionali Bolivariane?</p>
<p>Perché possa avvenire un golpe di stato in qualsiasi luogo del mondo ci sono due elementi basici che non possono mancare: l&#8217;appoggio di un settore significativo della popolazione e quello delle forze armate. La destra venezuelana non ha né l&#8217;uno né l&#8217;altro. Per questo, la decisione di dichiarare un golpe di Stato, a pochi metri da una base militare, senza averne l&#8217;appoggio. L&#8217;obiettivo non era cooptare i militare che erano nelle caserme, ma provocarli. Le dichiarazioni di Leopoldo Lopez e Juan Guaidò alle 5 del mattino proclamando il golpe, hanno generato immediatamente una vigorosa copertura internazionale in diretta di quello che sarebbe dovuto essere una virulenta risposta armata del governo, iniziando quasi un Caracazo 2.0.</p>
<p>Ciò che loro non si aspettavano era la reazione da scacchista del Presidente Nicolas Maduro. Appena entrata in scena quella che in realtà era la rappresentazione di un golpe, il Presidente ha ordinato ai militari della base La Carlota di non rispondere in nessun caso alle provocazioni. Al posto di trattarlo come un golpe di Stato, &#8211; sapendo che i provocatori avevano appena il controllo di 200 metri quadri su di un ponte – è stato trattato come un caso di ordine pubblico. Per questo la reazione è stata quella della Guardia Nazionale Bolivariana (GNB) e non dell&#8217;Esercito. La GNB è l&#8217;istituzione pubblica responsabile di questo tipo di eventualità. Ha l&#8217;equipaggiamento e l&#8217;addestramento per disperdere ciò che era una agglomerazione di delinquenti armati che incitavano alla sollevazione popolare, che non è mai avvenuta.</p>
<p>Le imprese internazionali di comunicazione stavano vendendo di nuovo un prodotto, senza consegnarlo ai loro clienti. Il 30 aprile non c&#8217;è stato un massacro di civili, neanche bombardamenti o dispersi. Così come il 23 febbraio di quest&#8217;anno, al suono di Juanes e di uno stonato Miguel Bosè, i falsi aiuti umanitari scortati da un violento gruppo di paramilitari che hanno finito per bruciare i camion sul ponte, hanno obbligato al “mea culpa” il New York Times. Le azioni guidate da Guaidò sono fallite.</p>
<p>Alle 10 del mattino, cinque ore dopo le dichiarazioni di Guaidò e Lopez, le azioni si sono divise in due diversi punti, ognuno con il suo specifico obbiettivo. Mentre migliaia di manifestanti nella piazza di Altamira, zona dell&#8217;elite economica oppositrice, ascoltavano Guaidò, paramilitari armati hanno iniziato un assedio alla base La Carlota. Hanno smantellato parte delle recinzioni esterne di protezione, aspettandosi che in quel momento i militari reagissero. La reporter di Telesur, Madeleine Garcia, è riuscita a registrare il momento esatto in cui i militari hanno salutato e hanno dato la mano ai paramilitari chiedendo molto tranquillamente che si ritirassero dalla base. Sì, tranquillamente ed educatamente, non sono caduti nella provocazione. Compivano ordini diretti del loro Comandante in capo. L&#8217;assedio è durato alcune ore. Da posizioni privilegiate i cecchini sparavano sui militari. Tra colpi di armi corte e lunghe, 8 militari sono stati feriti, alcuni gravemente. Le forze armate si sono mantenute saldamente agli ordini del presidente e non hanno risposto.</p>
<p>Nonostante le immagini dell&#8217;investimento da parte di un blindato contro un gruppo di paramilitari armati che lo circondavano per bruciarlo con le bombe molotov, e alcuni feriti con proiettili di plastica e bombe di gas lacrimogeno, il saldo è stato sorprendente. Il giorno del tentativo golpista non ci sono stati morti. Quello che le imprese private di comunicazione non hanno mai fatto vedere sono state la più di centomila persone che, auto convocate, sono uscite a proteggere il Palazzo di Miraflores. Il racconto si è costruito solo da un piccolo ritaglio di realtà: lo scontro tra l&#8217;opposizione e la Guardia Nacional Bolivariana.<br />
I morti ci sono stati il giorno dopo, il 7 maggio, la procura venezuelana ha comunicato un totale di cinque morti, 233 feriti e 18 ordini di cattura.</p>
<p>Il fallimento di Guaidò nel generare uno spargimento di sangue nel paese, nonostante i morti e i feriti, ha confuso parte dell&#8217;opinione pubblica consumatrice della stampa internazionale, ed ha contribuito alla vittoria della comunicazione del Presidente Maduro. I giornalisti e l&#8217;opposizione hanno dovuto ammettere pubblicamente che le Forze Armate sono fedeli alla Costituzione e, di conseguenza, al suo Comandante in Capo. Gli analisti hanno passato giorni facendo congetture e inventando scuse per giustificare la “fedeltà” dei militari.</p>
<p>Il prossimo passo del macchinario statunitense è ovvio: l&#8217;invasione. La difficoltà nell&#8217;applicare la stessa ricetta bellicista statunitense è che non esiste consenso tra ciò che l&#8217;alto comando civile degli Stati Uniti, Colombia e Brasile e l&#8217;alto comando militare. Duque, Bolsonaro, Bolton e Abrams hanno dato tutti i segnali di appoggio ad una soluzione militare straniera. Il problema è che la tecnocrazia militare sa che entrare in Venezuela sarebbe una guerra senza quartiere. L&#8217;alto livello di addestramento militare, la tecnologia ed i milioni di miliziani e gruppi paramilitari chiamati “colectivos” che appoggiano il governo, trasformerebbero l&#8217;ingresso di qualsiasi forza straniera in un massacro. Qualsiasi venditore di gelati, giovane in moto, pensionata o portiere di un palazzo può essere una persona addestrata militarmente per far fronte a un&#8217;invasione. Per vincere in Venezuela non basta prendere Miraflores, bisognerà assassinare milioni di uomini e donne che nonostante il disumano blocco economico, sono disposti a dare la loro vita per difendere la Rivoluzione Bolivariana.</p>
<p>Il fallito golpe di stato ha prodotto una chiamata telefonica assolutamente inusuale tra Putin e Trump. Per un&#8217;ora hanno parlato di diversi temi che sono serviti come velo per nascondere l&#8217;importanza di ciò che è successo qualche ora prima in Venezuela. La verità è che Venezuela vanta moltissimi investimenti russi e cinesi. Le continue dimostrazioni di appoggio di entrambe le potenze hanno frenato i desideri di generare un altro genocidio in America Latina e nei Caraibi.</p>
<p>Se analizziamo le variabili storiche e attuali, la cosa più probabile è che gli Usa facciano pressioni affinché Colombia usi i suoi potenti e temuti gruppi paramilitari con supporto logistico e dello Stato per entrare extra ufficialmente in Venezuela e implementino una strategia simile a quella siriana con l&#8217;Esercito Islamico. Il terrore totale e la formazione di gruppi paramilitari venezuelani per tentare di nuovo di ingannare l&#8217;opinione pubblica mondiale facendoli passare per giovani che hanno deciso di rischiare le loro vite in favore della libertà. L&#8217;escalation di violenze assumerebbe proporzioni non raggiunte dal fallito golpe e guadagnerebbe appoggio internazionale per un&#8217;invasione.</p>
<p>La Rivoluzione Bolivariana ha un&#8217;ampia esperienza accumulata nel resistere intelligentemente. Sono ormai 20 anni che supera ogni tipo di destabilizzazione, golpe di Stato, attentati e sicari. A causa del massacro mediatico, il presidente Maduro è stato sotto stimato, pur avendo dato molte dimostrazioni di sapere come rigirare la frittata ai leaders della destra. E&#8217; il peggiore momento per la destra negli ultimi vent&#8217;anni; se non fosse per l&#8217;esposizione mediatica, non avrebbero occupato nulla di più di un ponte in un quartiere esclusivo di Caracas.</p>
<p>Amauri Chamorro</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Congiuntura pericolosa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2019 22:55:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La caricatura del golpe di Stato del 30 aprile a Caracas si è sgonfiata in serata, senza che fosse necessaria un'azione militare per sopprimerla. Di fatto, la grande maggioranza dei grandi militari “in ribellione”, inviati mediante l'inganno alle prime ore del mattino al distributore di Altamira, rendendosi conto che pretendevano usarli in un'azione golpista, si sono messi in comunicazione con i rispettivi superiori e già a mezzogiorno avevano lasciato i ribelli tornando alle loro unità.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10975" alt="yankeegohome" src="/files/2019/05/yankeegohome.jpg" width="580" height="345" />La caricatura del golpe di Stato del 30 aprile a Caracas si è sgonfiata in serata, senza che fosse necessaria un&#8217;azione militare per sopprimerla. Di fatto, la grande maggioranza dei grandi militari “in ribellione”, inviati mediante l&#8217;inganno alle prime ore del mattino al distributore di Altamira, rendendosi conto che pretendevano usarli in un&#8217;azione golpista, si sono messi in comunicazione con i rispettivi superiori e già a mezzogiorno avevano lasciato i ribelli tornando alle loro unità.</strong></p>
<p>In ogni caso non si deve sottostimare il fatto, perché sarebbe potuto sfociare in uno scontro tra militari e persino in un considerevole spargimento di sangue se i militanti oppositori avessero partecipato in massa nel luogo indicato nella convocazione dell&#8217;autoproclamato presidente Juan Guaidò. Era ciò che cercavano, costui insieme all&#8217;appena scappato dagli arresti domiciliari Leopoldo Lopez, entrambi membri del partito Voluntad Popular, conosciuto per le sue credenziali terroriste. Questo, non solo sottolinea il rifiuto per la democrazia, ma anche il carattere criminale, la vocazione omicida, senza scrupoli, di gran parte della leadership oppositrice venezuelana, in particolare dell&#8217;autoproclamato e del suo mentore Lopez, ospite dell&#8217;ambasciata spagnola dopo la sua effimera recita nella scaramuccia. I criminali devono aver calcolato che, con un certo numero di morti, avrebbero potuto conseguire la desiderata rottura nella Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB). Se il 30 aprile non è capitata una tragedia a Caracas si deve unicamente alla prudenza, ai nervi d&#8217;acciaio e  all&#8217;unità di azione dimostrata già molte volte, di fronte ai tentativi golpisti, del presidente Nicolas Maduro, dei suoi collaboratori civili e dei vertici della FANB.</p>
<p>Tutto ciò si contrappone con la irresponsabilità, l&#8217;avventurismo e la subordinazione agli Stati Uniti della leadership oppositrice. Come è stato evidente più che mai con Guaidò, questi, dalla sua auto proclamazione il 23 gennaio, è stato teleguidato in diretta dalla ”equipe” Venezuela della Casa Bianca: i bugiardi Bolton, Pompeo, Abrams, Marco Rubio e il vice Mike Pence. Sicuramente fare una rassegna delle menzogne che hanno diffuso il giorno 30 ha bisogno di una nota a parte.</p>
<p>Ma di cosa stupirsi se questa opposizione ha richiesto le sanzioni degli Stati Uniti, che hanno portato tanta sofferenza e dolore al popolo venezuelano e Guaidò ha ammesso che l&#8217;intervento militare imperialista è un&#8217;opzione. La guerra economica sta imponendo un costo umano incalcolabile ai nostri fratelli in Venezuela. Uno studio recente calcola 40 mila persone che sarebbero morte a causa delle sanzioni. E queste sono ancora più forti.</p>
<p>E&#8217; cinico e senza vergogna come la potenza del nord, in violazione al diritto internazionale e dei valori etici più elementari, impone dure punizioni economiche a Venezuela ed a Cuba per poi incolpare i rispettivi leader per gli effetti provocati. Il cinismo si manifesta anche perché le sanzioni cercano di causare disgusto e disperazione nella popolazione, per farla diventare una preda facile dei piani golpisti e destabilizzatori orditi dalle stesse teste che hanno pensato le sanzioni.</p>
<p>Venezuela resiste perché ogni giorno è più chiaro che il chavismo è un modello molto efficace di resistenza. Si percepisce nella coscienza politica e la disciplina delle sue basi popolari, gestite nella lotta antimperialista, il comunalismo e le aspirazioni socialiste; la sensibilità umana della sua leadership, evidente nel presidente Maduro, la sua interpretazione corretta delle congiunture più difficili e della correlazione delle forze locali, regionali e globali, che gli ha permesso, dall&#8217;epoca di Chavez, di sviluppare una politica di alleanze molto intelligente.<br />
Ciò che importa adesso sono le conseguenze del tentativo golpista. Il presidente Maduro ha detto che non ci sarà impunità e ciò che è sicuro è che Guaidò è stato, da ogni punto di vista, l&#8217;istigatore e responsabile massimo dei fatti, inclusa la fuga di Leopoldo Lopez. E&#8217; chiaro che dopo tre mesi di brutali pressioni e minacce la FANB rimane solidamente unita e coesa, e ciò ha dissipato le possibilità del golpismo, sulle quali Washington ha scommesso molto per far cadere Maduro. D&#8217;altra parte Guaidò non ha raggiunto nessuno degli obiettivi che ci si attendeva da lui e la sua capacità di mobilitazione, che non è mai stata grande, si sta diluendo.</p>
<p>A questo punto agli Stati Uniti rimarranno due opzioni: l&#8217;intervento militare diretto o il dialogo e la negoziazione che propone il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador, che è l&#8217;opzione più conveniente per tutte le parti coinvolte. La situazione è molto pericolosa e la responsabilità e la prudenza sono ciò che più scarseggia a Washington. Trump ha già minacciato Cuba di imporre un bloqueo totale basandosi sulla gigantesca menzogna di Bolton e Pompeo delle supposte truppe e operazioni militari di Cuba in Venezuela.</p>
<p>Si alza la temperatura nei Caraibi.</p>
<p>di Angel Guerra Cabrera</p>
<p>da Cubadebate</p>
<p>traduzione di Marco Bertorello</p>
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		<title>Venezuela: il lato oscuro (occultato dal mainstream) di Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 00:48:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Tribunale Supremo di Giustizia della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha revocato gli arresti domiciliari e decretato il ritorno in carcere degli oppositori Leopoldo López e Antonio Ledezma, colpevoli di «non aver adempiuto alle condizioni imposte affinché si mantenessero gli arresti domiciliari». Invece, a leggere i soliti noti della stampa mainstream che ha ormai varcato il confine della post-verità per sfociare nell’imbecillità, si tratterebbe di arresti arbitrari operati da un ‘regime’ sempre più repressivo. Un altro aspetto costantemente ben occultato da una fitta cortina fumogena finto diritto-umanista è la vocazione violenta e golpista dei due personaggi in questione. Andiamo quindi a vedere chi sono Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10112" alt="LopezLedezma" src="/files/2017/08/LopezLedezma.jpg" width="580" height="290" />Il Tribunale Supremo di Giustizia della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha revocato gli arresti domiciliari e decretato il ritorno in carcere degli oppositori Leopoldo López e Antonio Ledezma, colpevoli di «non aver adempiuto alle condizioni imposte affinché si mantenessero gli arresti domiciliari».</strong></p>
<p>Due tribunali di controllo a Caracas, hanno disposto la revoca delle misure di tensione alternativa concesse a entrambi dopo aver accertato il non rispetto delle condizioni imposte dalla giustizia per l&#8217;ottenimento degli arresti domiciliari.</p>
<p>Inoltre, secondo informazioni dell&#8217;intelligence venezuelana, entrambi gli oppositori avevano un piano di fuga «per il quale e con l&#8217;urgenza del caso si sono immediatamente attivati i procedimenti corrispondenti».</p>
<p>Invece, a leggere i soliti noti della stampa mainstream che ha ormai varcato il confine della post-verità per sfociare nell’imbecillità, si tratterebbe di arresti arbitrari operati da un ‘regime’ sempre più repressivo.</p>
<p>Un altro aspetto costantemente ben occultato da una fitta cortina fumogena finto diritto-umanista è la vocazione violenta e golpista dei due personaggi in questione. Andiamo quindi a vedere chi sono Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Profilo di Antonio Ledezma</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>José Antonio Ledezma Diaz è nato a San Juan de los Morros, nello Stato di Guárico, il 1° gennaio 1955. Avvocato di professione, la sua carriera politica è iniziata nel partito Acción Democrática (AD), organizzazione partecipante al cosiddetto Patto di Punto Fijo, accordo bipartitico che ha governato Venezuela nel quarantennio 1958-1998.</p>
<p>La Procura Generale del Venezuela ordinò il suo arresto per la partecipazione a un tentativo di golpe contro il presidente Maduro. L’allora presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, rivelò che Ledezma e Julio Borges (attuale presidente dell’Assemblea Nazionale controllata dall’opposizione), misero a punto un piano volto a generare caos nel paese. Piano che includeva il bombardamento di alcuni palazzi governativi e la sede dell’emittente teleSUR.</p>
<p>Nel 1992, da Governatore del Distretto Federale di Caracas, nominato dall’allora presidente Carlos Andres Perez, Ledezma caratterizzò la sua gestione per la repressione brutale delle proteste sociali, inarticolate contro studenti e giornalisti.</p>
<p>In seguito è stato accusato per le irregolarità compiute in qualità di sindaco del Municipio Libertador (1996-2000). Anche queste gestione si caratterizzò per una forte repressione condotta contro i venditori ambulanti, e i pensionati che reclamavano un’adeguata pensione di vecchiaia.</p>
<p>Nel 2000 viene sconfitto nella contesa elettorale da Freddy Bernal (candidato della Rivoluzione) per la riconferma alla carica di sindaco. Non riconosce i risultati.</p>
<p>Arriviamo quindi al 2002 quando Ledezma sostiene il colpo di Stato ordito contro il presidente Chavez  e partecipa attivamente alla serrata del settore petrolifero diretta ad affamare il popolo per giungere al rovesciamento del Comandante Chavez.</p>
<p>Ancora golpismo nel 2004, quando lo troviamo a coordinare il cosiddetto ‘Plan Guarimba’. Viene accusato di aver incitato i militanti del suo partito Alianza al Bravo Pueblo ad appiccare le fiamme alla sede del partito Movimento V Republica a Caracas.</p>
<p>Di nuovo sindaco, questa volta dell’area metropolitana di Caracas, appena eletto licenzia 2.252 lavoratori e congela il salario dei pensionati.</p>
<p>Fino a giungere al 2014 quando partecipa attivamente al piano golpista ‘La Salida’, dove persero la vita 43 venezuelani innocenti e si produssero oltre 100 feriti. Viene segnalato tra i promotori del progettato assassinio di Leopoldo Lopez al fine di provocare una forte reazione per rovesciare il governo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Profilo di Leopoldo Lopez</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Attuale Coordinatore Nazionale dell’organizzazione d’opposizione «Voluntad Popular», si presenta come leader di un gruppo che promuove «un conciliante messaggio di pace, benessere e progresso, che s’impegna per la costruzione di un’alternativa per il paese dove i diritti sono per tutti i venezuelani».</p>
<p>Leopoldo Lopez è il rampollo di una potente e ricca famiglia venezuelana. Suo zio è stato ministro durante il mandato di Eleazar López Contreras, presidente che esiliò politici e persone comuni solo per il sospetto che avessero simpatie comuniste o anarchiche.</p>
<p>Suo padre è stato accusato di frode e riciclaggio di denaro, secondo un’investigazione dell’Interpol, per lo spostamento di decine di migliaia di dollari verso Singapore.</p>
<p>Sua madre è stata vicepresidente del gruppo Cisneros, uno dei principali finanziatori e sostenitori, attraverso la catena Venevision, del colpo di Stato nel 2002. Rimase coinvolta in uno scandalo per conflitto di interessi, quando emersero trasferimenti di fondi pubblici a favore di suo figlio, allorquando ricopriva un ruolo manageriale nella compagnia petrolifera statale PDVSA.</p>
<p>Leopoldo Lopez ha studiato presso la Kennedy School of Government, dell’Università di Harvard, sito che è di particolare interesse per la Central Intelligence Agency (CIA).</p>
<p>Mentre in precedenza ha studiato presso il Kenyon College, nello stato dell’Ohio, dove la CIA ha inserito alcuni suoi elementi tra gli insegnanti, il cui compito è quello di individuare tra gli studenti, quelli che possono essere utili alla propria causa.</p>
<p>Una volta fatto ritorno in Venezuela si è legato all’International Republican Institute (IRI) del Partito Repubblicano statunitense, che gli ha concesso tutto il suo supporto strategico e finanziario.</p>
<p>A questo proposito, dal 2002 ha condotto frequenti viaggi presso la sede dell’IRI a Washington per sostenere incontri con funzionari del governo di George W. Bush.</p>
<p>L’11 aprile del 2002 si trovava in testa alla marcia dell’opposizione golpista diretta al Palacio de Miraflores, che provocò la morte di decine di persone, oltre al sequestro del presidente Hugo Chávez.</p>
<p>Una volta terminato il suo mandato come sindaco di Chacao, è stato interdetto dalla Corte dei Conti del Venezuela a causa della malversazione delle risorse pubbliche che erano a sua disposizione.</p>
<p>Lopez è stato uno dei padrini politici di Lorent Saleh, meglio conosciuto come simpatizzante neonazista venezuelano, che con l&#8217;aiuto dei militari colombiani ed esponenti dell’opposizione pianificava realizzare atti terroristici in Venezuela con cecchini, bombe, e la creazione di un gruppo paramilitare.</p>
<div>di Fabrizio Verde de L&#8217;Antidiplomatico</div>
<div></div>
<div id="FontEdi"><strong>Fonte: </strong>teleSUR</div>
<div id="BanCenter"></div>
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		<title>Confermano condanna contro Leopoldo Lopez in Venezuela</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2017 01:59:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sentenza di 13 anni, nove mesi e sette giorni di carcere contro l'oppositore Leopoldo Lopez è stata confermata oggi dal Tribunale Supremo di Giustizia (TSG) del Venezuela. Lopez era stato accusato per istigazione alle proteste del 2014 contro il Governo del presidente Nicolas Maduro. L'informazione si conobbe poche ore dopo che il mandatario nordamericano, Donald Trump, ricevesse a Washington sua moglie, Lilian Tintori, e chiedesse la liberazione immediata dell'oppositore. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9785" style="width: 580px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9785" alt="Leopoldo Lopez" src="/files/2017/02/Leopoldo-López-580x386.jpg" width="580" height="386" /><p class="wp-caption-text">Leopoldo Lopez</p></div>
<p><strong>La sentenza di 13 anni, nove mesi e sette giorni di carcere contro l&#8217;oppositore Leopoldo Lopez è stata confermata oggi dal Tribunale Supremo di Giustizia (TSG) del Venezuela. Lopez era stato accusato per istigazione alle proteste del 2014 contro il Governo del presidente Nicolas Maduro.  </strong></p>
<p>L&#8217;informazione si conobbe poche ore dopo che il mandatario nordamericano, Donald Trump, ricevesse a Washington sua moglie, Lilian Tintori, e chiedesse la liberazione immediata dell&#8217;oppositore.</p>
<p>La condanna è stata confermata dalla Sala di Cassazione Penale del TSG, che respinse, per essere totalmente “infondato” il ricorso in appello presentato dalla difesa del violento oppositore.</p>
<p>L&#8217;annuncio fu fatto quasi dopo tre anni dalla consegna volontaria di Lopez alle autorità, il 18 febbraio 2014, per sottomettersi alla Giustizia.</p>
<p>La condanna di prigione di Lopez fu dettata in settembre del 2015 dal 28º tribunale di giudizio di Caracas, che lo dichiarò responsabile per istigare le proteste del 2014 contro il Governo, che incominciarono il 12 febbraio e si prolungarono fino a maggio di quell&#8217;anno, con un saldo di 43 morti e più di 800 feriti.</p>
<p>L&#8217;avvocato di Lopez, Juan Carlos Gutierrez, confermò che la Sala di Cassazione Penale respinse come “palesemente infondato” il ricorso in appello che presentò l&#8217;anno scorso, fatto che lascia fissa la sentenza ed apre la possibilità di presentare il caso davanti ai tribunali internazionali.</p>
<p>Lopez, di 45 anni, è leader fondatore del partito di centro-destra Volontà Popolare. È recluso nel carcere per i processati militari di Ramo Verde.</p>
<p>Nella notte del mercoledì Trump ha ricevuto Tintori alla Casa Bianca, e si pronunciò a favore della liberazione di Lopez, una richiesta che è stata chiaramente negata da parte di Maduro e del suo Governo.</p>
<p>(Con informazione di DPA)</p>
<p>traduzione di Ida Garberi</p>
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		<title>Ministra si dispiace per azioni della cancelleria messicana contro Venezuela</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2016 00:12:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cancelleria]]></category>
		<category><![CDATA[Claudia Ruiz]]></category>
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		<description><![CDATA[La ministra venezuelana degli Affari Esteri, Delcy Rodriguez, si dispiacque oggi che la sua collega messicana, Claudia Ruiz, si sia riunita con Lilian Tintori, moglie di Leopoldo Lopez, promotore di fatti violenti successi in Venezuela nel 2014. In una serie di messaggi pubblicati nella rete sociale Twitter, la cancelliera venezuelana assicurò che tali azioni violano il diritto internazionale che dirige le relazioni tra i paesi, mentre ricordava che queste si basano sul dovuto rispetto tra gli Stati sovrani.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9115" style="width: 640px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-9115" alt="Claudia Ruiz si incontra con la sposa e la madre del terrorista Leopoldo Lopez" src="/files/2016/02/VeMe.jpg" width="640" height="428" /><p class="wp-caption-text">Claudia Ruiz si incontra con la sposa e la madre del terrorista Leopoldo Lopez</p></div>
<p><strong>La ministra venezuelana degli Affari Esteri, Delcy Rodriguez, si dispiacque oggi che la sua collega messicana, Claudia Ruiz, si sia riunita con Lilian Tintori, moglie di Leopoldo Lopez, promotore di fatti violenti successi in Venezuela nel 2014.</strong></p>
<p>In una serie di messaggi pubblicati nella rete sociale Twitter, la cancelliera venezuelana assicurò che tali azioni violano il diritto internazionale che dirige le relazioni tra i paesi, mentre ricordava che queste si basano sul dovuto rispetto tra gli Stati sovrani.</p>
<p>La cancelliera @ruizmassieu appoggia azioni terroristiche in Venezuela e dimentica le terribili violazioni dei diritti umani successe nel suo stesso paese, affermò Rodriguez, e si dispiacque che la sua collega si facesse eco della campagna apolide e di discredito che si sta svolgendo contro la nazione bolivariana, rispondendo agli ordini imperiali.</p>
<p>Il pronunciamento di Rodriguez è stato causato dall&#8217;incontro tra Lilian Tintori, sposa del terrorista Leopoldo Lopez; sua suocera, Antonieta Mendoza de Lopez, e la segretaria degli Affari Esteri del Messico per condividere informazioni sulla situazione in Venezuela.</p>
<p>La diplomatica Ruiz diffuse una fotografia attraverso il suo account in Twitter, @ruizmassieu, nella quale sta conversando serenamente con la moglie e la madre del responsabile della morte di 43 venezuelani e più di 800 feriti durante le manifestazioni violente dell&#8217;anno 2014, conosciute come “guarimbas”.</p>
<p>da Prensa Latina</p>
<p>traduzione Ida Garberi</p>
<p>foto: Twitter di Claudia Ruiz</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Leopoldo López condannato a 13 anni e 9 mesi: giustizia è fatta</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2015 19:43:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
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		<category><![CDATA[estrema destra]]></category>
		<category><![CDATA[Leopoldo Lopez]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[“Fai attenzione ai mezzi di comunicazione, perché se non sarai prevenuto, costoro ti faranno amare l’oppressore e odiare l’oppresso”, ebbe a scrivere Malcom X, il grande attivista nero assassinato il 21 febbraio 1965 all’interno del terrorismo di Stato statunitense contro la comunità afroamericana negli USA. Orbene, quando leggiamo articoli come quello di Massimo Cavallini sul “Fatto Quotidiano” dell’11 settembre 2015 in merito alla condanna di 13 anni e 9 mesi al fascista e golpista reo confesso Leopoldo Lopez, non possiamo fare a meno di constatare come la suddetta frase di Malcom X si addica proprio a questo genere di giornalisti salariati, che cercano di far “amare l’oppressore e odiare l’oppresso”. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8901" alt="" src="/files/2015/09/leopoldo-lopez_machado.jpg" width="300" height="193" /><strong>“Fai attenzione ai mezzi di comunicazione, perché se non sarai prevenuto, costoro ti faranno amare l’oppressore e odiare l’oppresso”, ebbe a scrivere Malcom X, il grande attivista nero assassinato il 21 febbraio 1965 all’interno del terrorismo di Stato statunitense contro la comunità afroamericana negli USA.</strong></p>
<p>Orbene, quando leggiamo articoli come quello di Massimo Cavallini sul “Fatto Quotidiano” dell’11 settembre 2015 in merito alla condanna di 13 anni e 9 mesi al fascista e golpista reo confesso Leopoldo Lopez, non possiamo fare a meno di constatare come la suddetta frase di Malcom X si addica proprio a questo genere di giornalisti salariati, che cercano di far “amare l’oppressore e odiare l’oppresso”. Costui infatti accusa di “processo farsa” e di “condanna farsa” il potere giudiziario di un paese sovrano riconosciuto dalle Nazioni Unite. Egli, parla di un paese all’orlo del baratro, quando, invece, sappiamo che il Venezuela è stato premiato dalla FAO per aver debellato completamente il problema della fame in Venezuela; senza poi menzionare tutte le missioni e progetti sociali che hanno ridato speranza ad una popolazione – quella venezuelana – che nella sua maggioranza, fino a prima del trionfo rivoluzionario di Chávez nel 1999, si trovava relegata ai margini della società.</p>
<p>Il giornalista, inoltre, si lascia andare a giudizi di valore fuori luogo e fuori da ogni realtà quando afferma che: “il governo bolivariano – oggi guidato da Nicolás Maduro, figlio ed apostolo di Hugo Chávez- s’è rivelato del tutto incapace, non solo di governare un Paese trascinato sull’orlo dello sfascio economico, politico e morale, ma anche di allestire un’appena decente (decente nel senso di non totalmente grottesca) parodia di giustizia”. Ora, tali affermazioni sono false. Maduro – come sappiamo – si sta dimostrando un ottimo successore di Chávez, se pensiamo alla politica interna e internazionale che sta portando avanti assieme alla collaborazione del popolo venezuelano e mediante accordi che stanno rafforzando il progetto bolivariano e martiano di una Patria Grande in “Nuestra América”.</p>
<p>Da quando Maduro è al governo, non è di certo mancato l’ampliarsi della guerra di “Quarta Generazione” contro il processo rivoluzionario. Questo lo si evince se pensiamo alle campagne mediatiche in corso contro il governo di Maduro; se pensiamo alla guerra economica, alla guerra psicologica e culturale; al paramilitarismo e alle “guarimbas”, che hanno portato il paese andino-amazzonico al limite di una guerra a “bassa intensità”, e che se non si è conclusa in un colpo di stato o in una guerra civile, è dovuto alla grande capacità politica e umana del primo presidente operaio di “Nuestra América”, il Compagno Nicolás Maduro. Un Nicolás Maduro, che ha saputo raccogliere e rafforzare la bandiera dell’unità civico-militare ereditata dal Comandante Eterno Hugo Chávez.</p>
<p>Le accuse di “processo farsa” e di “condanna farsa” palesano il ridicolo, se non fosse che tali considerazioni vanno inserite all’interno di una campagna di odio orchestrata dalle agenzie dell’impero con sede a Washington. Non è un caso, infatti, che l’articolo di Cavallini è un vero e proprio “copia e incolla” di altri articoli “spazzatura” della stampa allineata agli interessi di stato statunitensi (BBC, el Pais, El Mundo, etc) e che cercano di “far amare l’oppressore”: l’imperialismo yankee e i suoi accoliti, e “odiare l’oppresso”: i popoli e i governi che oggi stanno dimostrando all’opinione pubblica internazionale che uscire dalla crisi del capitale è possibile solo nella costruzione del socialismo del XXI secolo; attraverso la realizzazione di quello che i popoli e i governi membri dell’ALBA-TCP definiscono – a ragione – come “Nuestros Socialismos” (al piurale, perché basato sulle proprie condizioni oggettive e soggettive presenti nelle diverse nazioni).</p>
<p>Ma chi è Leopoldo Lopez? Questo fascista e golpista reo confesso, che suddetto giornalista italiano lo disegna come un “paladino della libertà”, un “oppresso”, un “combattente per la libertà”?</p>
<p>Lopez, di cittadinanza venezuelana, è il capo dell’organizzazione di estrema destra “Voluntad Popular”, gruppo che non ha mai nascosto le proprie simpatie per altri gruppi di estrema destra che nel passato non troppo remoto, durante gli anni delle dittature militari fasciste e dell’Operazione Condor in America Latina, si sono macchiati dei peggiori crimini contro l’umanità; da quando è finita la seconda guerra mondiale. Per fare un confronto con l’Italia potremmo dire che Voluntad Popular rappresenta la stessa forza politica che allora ha rappresentato l’MSI in Italia.</p>
<p>Le attività di Leopoldo Lopez hanno inizio negli anni Novanta del secolo passato quando costui intraprende un percorso di studi nel Kennedy School of Government dell’Università di Harvard, un Centro di alti studi strategici e militari finanziato e diretto dalla Agenzia Centrale di Intelligence statunitense(CIA). Fu allora che Lopez conobbe il generale David Petraeus, che successivamente si è scoperto essere un agente della CIA.</p>
<p>Nel 2002, in seguito all’addestramento ricevuto da quella accozzaglia di spie e assassini che sono la CIA, lo vediamo dirigere le proteste che provocarono decine di morti innocenti, propiziando il colpo di stato contro il governo rivoluzionario e bolivariano di Hugo Chávez. Sempre i quei giorni, si fece conoscere per l’assedio contro l’Ambasciata della Repubblica di Cuba a Caracas.</p>
<p>Nonostante un’amnistia ricevuta nel 2007, Lopez rimarrà al centro dell’attenzione, per l’ingente e cospicuo furto di fondi da PDVSA, attraverso “Primero Justicia”, il Partito di cui è stato il dirigente principale.</p>
<p>Leopoldo Lopez non ha mai nascosto il suo interesse a diventare presidente della Repubblica, qualcosa che non è un reato in Venezuela, non fosse altro che, per ottenere tale obiettivo e di fronte all’incapacità di fare breccia nella maggioranza della popolazione venezuelana, decideva di costituire un “patto criminale” con l’estrema destra narco-paramilitare colombiana e nella fattispecie con Alvaro Uribe, accusato non poche volte per i suoi stretti legami con le Autodefensas Unidas de Colombia che, al contrario di essere state smantellate durante il suo governo, hanno trovato riparo giuridico dietro alla sua “mano dura” contro il popolo colombiano e il suo “cuore grande” verso i paramilitari.</p>
<p>In un intervista Alvaro Uribe dichiara: “Mi sono riunito con Leopoldo Lopez, un dirigente politico, giovane e ambizioso, con grandi capacità come dirigente politico. Con lui abbiamo delineato la lotta contro il narcotraffico”.Questa intervista risale a quando Uribe era presidente della Colombia.</p>
<p>Ora, bisognerebbe chiedere a Cavallini, che scrive per il “Fatto Quotidiano”, un quotidiano che fa della “lotta contro la corruzione” il suo cavallo di battaglia, perché mai un presidente della Repubblica di una nazione come la Colombia si riuniva con il capo dell’opposizione – di una opposizione per di più golpista e immischiata nel narcotraffico – e non con il governo eletto democraticamente e costituzionalmente presente in Venezuela, per parlare di lotta contro il narcotraffico? Cosa direbbe un qualsivoglia governo italiano, se il presidente di un paese amico si incontrasse con i capi della mafia per parlare di lotta contro il narcotraffico, per esempio?</p>
<p>Risulta evidente che leggendo l’articolo di Cavallini, chi stia muovendo un “giudizio farsa” non è il potere giudiziario venezuelano, ma, semmai, il giornalista italiano, che al posto di provare ad analizzare senza pregiudizi ideologici la complessa situazione oggi in corso in Venezuela, ha preferito dare addito alle fanzine di una certa stampa internazionale allineata alla guerra non convenzionale in corso contro il Venezuela e contro tutti i Paesi membri dell’ALBA-TCP, che evidentemente danno fastidio agli interessi economici degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale, dove l’America Latina è sempre stata considerata dai governi statunitensi come il proprio “<em>Patio Trasero</em>” (Giardino di casa).</p>
<p>Un altro colpo contro la credibilità del giornalismo italiano.</p>
<p>di Alessandro Pagani</p>
<p>da albainformazione.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Leopoldo López: la nuova figura al servizio degli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Feb 2014 23:39:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cubadebate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[golpe di stato]]></category>
		<category><![CDATA[Leopoldo Lopez]]></category>
		<category><![CDATA[opposizione]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[Il leader politico venezuelano Leopoldo López, con alle spalle una lunga storia da golpista perfino dal 1999, si erige oggi come fedele rappresentante della destra al servizio degli interessi degli Stati Uniti. Attuale Coordinatore Nazionale dell'organizzazione d'opposizione «Voluntad Popular», si presenta come leader di un gruppo che promuove «un conciliante messaggio di pace, benessere e progresso, che s'impegna per la costruzione di un'alternativa per il paese dove i diritti sono per tutti i venezuelani».]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7602" src="/files/2014/02/LEOPOLDO_LOPEZ-1-580x405.jpg" alt="" width="300" height="209" />Il leader politico venezuelano Leopoldo López, con alle spalle una lunga storia da golpista perfino dal 1999, si erige oggi come fedele rappresentante della destra al servizio degli interessi degli Stati Uniti.</strong></p>
<p>Attuale Coordinatore Nazionale dell&#8217;organizzazione d&#8217;opposizione «Voluntad Popular», si presenta come leader di un gruppo che promuove «un conciliante messaggio di pace, benessere e progresso, che s&#8217;impegna per la costruzione di un&#8217;alternativa per il paese dove i diritti sono per tutti i venezuelani».</p>
<p>López, indicato come responsabile degli atti di violenza scatenati nei giorni scorsi da gruppi fascisti, un comportamento lontano nella pratica dagli argomenti che promuove, è da martedì a disposizione delle autorità.</p>
<p>Nella sua storia, l&#8217;ex sindaco del comune di Chacao ha studiato presso la Kennedy School of Government, dell&#8217;Università di Harvard, sito che è di particolare interesse per la Central Intelligence Agency (CIA).</p>
<p>Mentre in precedenza ha studiato presso il Kenyon College, nello stato dell&#8217;Ohio, dove la CIA ha inserito alcuni suoi elementi tra gli insegnanti, il cui compito è quello di individuare tra gli studenti, quelli che possono essere utili alla propria causa.</p>
<p>Una volta fatto ritorno in Venezuela si è legato all&#8217;International Republican Institute (IRI) del Partito Repubblicano statunitense, che gli ha concesso tutto il suo supporto strategico e finanziario.</p>
<p>A questo proposito, dal 2002 ha condotto frequenti viaggi presso la sede dell&#8217;IRI a Washington per sostenere incontri con funzionari del governo di George W. Bush.</p>
<p>L&#8217;11 aprile del 2002 si trovava in testa alla marcia dell&#8217;opposizione golpista diretta al Palacio de Miraflores, che provocò la morte di decine di persone, oltre al sequestro del presidente Hugo Chávez.</p>
<p>Una volta terminato il suo mandato come sindaco di Chacao, è stato interdetto a causa della malversazione delle risorse pubbliche che erano a sua disposizione.</p>
<p>traduzione di Fabrizio Verde</p>
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